Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 242 del 18/12/2002
Back Index Forward

Pag. 60


...
Deliberazione per l'elevazione di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale (ore 16,09).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame di una deliberazione per l'elevazione di un conflitto di attribuzioni e nei confronti dell'autorità giudiziaria (procura della Repubblica presso il tribunale di Verona).
Comunico che è stata sottoposta all'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 10 dicembre 2002, la proposta di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione all'esecuzione della perquisizione effettuata il 18 settembre 1996 nel domicilio del deputato Roberto Maroni, nell'ambito di un procedimento penale a carico, tra gli altri, dei deputati Bossi, Calderoli, Caparini e Martinelli.
I fatti all'origine della vicenda consistono in una perquisizione della polizia giudiziaria presso la sede di Milano della Lega nord il 18 settembre 1996. In tale occasione gli ufficiali procedenti riscontrarono che l'ufficio da perquisire era contrassegnato da un foglio di carta affisso sulla porta recante la scritta «ufficio dell'onorevole Maroni». Tale indicazione, tuttavia, non fu ritenuta attendibile dal procuratore della Repubblica di Verona e l'atto fu portato a esecuzione.
L'istruttoria del caso è stata svolta dalla Giunta per le autorizzazioni, la quale - nella seduta del 4 dicembre 2002 - ha definito l'orientamento che nella circostanza sia stato perquisito l'ufficio del deputato Maroni e dunque sia stato eseguito un atto per cui l'articolo 68, secondo comma, della Costituzione prescrive la preventiva autorizzazione della Camera. La Giunta è pervenuta pertanto alla conclusione che, non essendo tale autorizzazione stata chiesta, le attribuzioni della Camera dei deputati siano state lese e che la Camera debba elevare un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato.
L'Ufficio di Presidenza ha esaminato la questione nella riunione del 10 dicembre 2002 e - considerata la documentazione agli atti - ha unanimemente deliberato di proporre alla Camera dei deputati di sollevare conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato nei confronti della procura della Repubblica presso il tribunale di Verona, per chiedere che la Corte costituzionale affermi che non spettava alla predetta procura della Repubblica, in assenza della prescritta autorizzazione della Camera, effettuare la perquisizione del domicilio dell'onorevole Roberto Maroni, deputato al momento del fatto, con le conseguenze di natura processuale che tale decisione comporta.
Avverto che darò la parola, ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del regolamento, ad un oratore contro e ad uno a favore per non più di cinque minuti.


Pag. 61

FRANCESCO CARBONI. Chiedo di parlare contro.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO CARBONI. Signor Presidente, la richiesta di sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, all'esame dell'Assemblea, è stata avanzata dall'avvocato Matteo Brigandì, difensore dell'onorevole Bossi e degli altri parlamentari della Lega, con riferimento al procedimento penale contro Corinto Marchini avviato dalla procura della Repubblica di Verona per il reato di attentato contro l'indipendenza, l'integrità e l'unità dello Stato. Non si tratta, quindi, di reati d'opinione, tesi che alcuni vorrebbero accreditare.
Nel corso delle indagini, il pubblico ministero dispose, nei confronti degli imputati, perquisizioni domiciliari. Nel corso della perquisizione della sua abitazione, il Marchini dichiarò al funzionario procedente di avere la disponibilità di un locale, ubicato nell'edificio sede della Lega, in via Bellerio, dove egli organizzava l'attività di sicurezza per il partito e riceveva funzionari della Digos di Milano.
Il pubblico ministero informato estese la perquisizione presso gli uffici della Lega. Lì giunti, il Marchini, in un primo momento, ritrattò e dichiarò di non aver disponibilità di locali; poi sopraggiunse l'onorevole Maroni, il quale confermò che il Marchini non aveva la disponibilità di alcun locale e aggiunse che neppure egli lì aveva disponibilità di alcun locale.
Con il nuovo decreto di perquisizione vi furono contatti con la Digos di Milano poiché il Marchini si rifiutava di indicare il locale e la Digos situò il locale nello scantinato dell'edificio. Quindi, si tentò di procedere alla perquisizione e lì vi fu l'opposizione, qualificata poi come resistenza, da parte di alcuni esponenti della Lega. Prima di allora nessuno indicò quel locale come ufficio dell'onorevole Maroni. Solo quando giunsero trovarono un cartello. Eseguita con difficoltà la perquisizione, i funzionari trasmisero un rapporto all'autorità giudiziaria di Milano, la quale avviò un procedimento penale nei confronti dei parlamentari per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e di oltraggio, procedimento concluso con la condanna in primo grado e con la condanna in secondo grado, pur con una dichiarazione di insindacabilità della Camera, delibera annullata dalla Corte costituzionale.
Ora, in pendenza del giudizio di Cassazione, si chiede che venga dichiarata l'illegittimità della perquisizione eseguita a richiesta della procura della Repubblica di Milano, richiesta mai avanzata in precedenza.
Sul merito si pongono a nostro avviso due questioni. La prima riguarda la individuazione del domicilio del parlamentare e vi sono tre fonti che sono utilizzabili: quella civilistica, quella penalistica e quella dell'articolo 14 della Costituzione. Nessuna delle tre fonti però in qualche modo offre un contributo risolutivo a sostegno del conflitto di attribuzione che l'Ufficio di Presidenza propone di sollevare. Neppure aiuta, per il vero, l'altra questione che riguarda l'attualità della deliberazione. Io mi chiedo e chiedo alla Presidenza della Camera se può oggi la Camera, quando l'atto ha già dispiegato i suoi effetti, sollevare conflitto di attribuzione ed a quali fini, posto che quell'atto può ancora essere eventualmente annullato nella sede propria, che è quella del dibattimento. Noi condividiamo l'esigenza di garantire la libera esplicazione delle funzioni proprie del parlamentare; avvertiamo inoltre la preoccupazione suscitata da interventi talora non sufficientemente motivati da parte di altri poteri, di altri organi dello Stato, che possano comprimere le prerogative costituzionali parlamentari. Vogliamo certamente concorrere a tutelare queste prerogative e a contrastare abusi ed eccessi. Riteniamo, tuttavia, che in questo caso non tutto sia stato sufficientemente ponderato, tant'è che il dibattito che vi è stato in Giunta ha portato a delle soluzioni contrapposte, e che oggi non vi sia ancora materia sufficiente riservata alla riflessione della Camera, per avere l'atto già esaurito i propri effetti.


Pag. 62


Invito perciò l'Ufficio di Presidenza a meglio valutare la questione, anche acquisendo pareri che possano ulteriormente delineare la situazione in riferimento a questo caso e che possano evitare, se possibile, l'ennesima decisione sfavorevole della Corte costituzionale. Quindi, si richiede all'Ufficio di Presidenza un ulteriore approfondimento della questione prima del voto dell'Assemblea di oggi. Se la nostra richiesta non verrà accolta, allo stato degli atti, pur con le preoccupazioni che ho espresso, il nostro voto sarà in linea con quello che abbiamo espresso a favore dello schema di deliberazione proposto nella Giunta che dichiarava non esservi i presupposti e le condizioni per elevare il conflitto di attribuzioni.

SERGIO COLA. Chiedo di parlare a favore.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERGIO COLA. Signor Presidente, la proposta dell'Ufficio di Presidenza non può che trovarci d'accordo e, nel caso di specie, anche in modo deciso, perché qui si tratta di tutelare le prerogative del parlamentare e dei parlamentari. La Corte costituzionale - questo per replicare all'onorevole Carboni - non si è interessata assolutamente del problema che ci occupa in questo momento, cioè della perquisizione, ma si è interessata del quesito se il reato di resistenza o il reato di oltraggio potessero rientrare nell'ambito della copertura dell'articolo 68.
Il problema di cui ci occupiamo oggi, invece, è completamente diverso e su di esso, a prescindere dal soggetto interessato, l'onorevole Maroni, dobbiamo pronunciarci in modo oculato, attento, tenendo presente che al di sopra di tutto vi è la tutela delle prerogative dei parlamentari.
Ma come è impostata la questione? Se per un solo istante si pone mente alla sentenza, a tutti gli atti e, soprattutto, alla motivazione della sentenza, ci si rende conto che Pallaoro, il commissario che eseguì la perquisizione presso gli uffici della Lega nord, quando si trovò di fronte all'ingresso dell'ufficio di Maroni, dove era affisso un foglietto con su scritto «ufficio politico dell'onorevole Maroni» non proseguì nell'attività di perquisizione ma ritenne opportuno informare il procuratore della Repubblica Papalia, proprio intravedendo che quella perquisizione potesse essere illegittima. Ebbene, il procuratore Papalia, ancorché esistesse il fumus che quello potesse effettivamente essere l'ufficio dell'onorevole Maroni, ritenne opportuno dare ordine, egualmente, di perquisire, in questo modo inferendo un vulnus enorme, a mio modo di vedere, alle prerogative parlamentari e violando apertamente l'articolo 68 della Costituzione. Ma direi di più, e richiamo l'attenzione del Presidente: non possiamo non replicare quando siamo costretti a leggere nella motivazione della sentenza affermazioni che costituiscono una vera e propria attività di supplenza nei confronti del Parlamento e nei confronti della Giunta per le autorizzazioni. Se ci sentiamo di condividere siffatte affermazioni, allora facciamo come propone l'onorevole Carboni, ma se non ci sentiamo di condividerle non possiamo che reagire in maniera ferma, fermissima di fronte a questa ingerenza assolutamente inammissibile.
Proprio in relazione alla perquisizione nei confronti di un parlamentare, dando per scontato che quello era l'ufficio dell'onorevole Maroni, si legge (si ascolti attentamente questo passo): «si aggiunge, per completezza, che la tutela del domicilio, apprestata dalla norma costituzionale invocata, è ispirata, al pari della prerogativa di insindacabilità delle opinioni espresse dal parlamentare, dall'esigenza di garantire la libera esplicazione delle funzioni proprie del membro del Parlamento, onde evitare possibili interferenze con i poteri di tale organo sovrano e che, dunque, poteva e può dubitarsi dell'attribuzione di tale tutela ad un ufficio che, pur facendo capo ad un parlamentare» - ci si permette di fare queste affermazioni! - «, aveva dichiarata natura e compiti di segreteria politica di un partito, attività non direttamente correlata


Pag. 63

alle funzioni istituzionali rivestite da chi lo conduce nel diverso ambito della Camera di appartenenza». È vergognoso! È vergognoso solamente ascoltare un'affermazione del genere ed è la dimostrazione pratica che la divisione dei poteri, oggi, in Italia, non è assolutamente una realtà e che esistono ancora deviazioni. La Camera ha il dovere di intervenire decisamente e di affermare un principio che l'attività del parlamentare può svolgersi sia intra moenia sia extra moenia sia nell'ambito delle segreterie politiche. Altrimenti, sarebbe perfettamente legittimo perquisire l'ufficio dell'onorevole Fini in via della Scrofa, perché non è correlato all'esercizio dell'attività parlamentare. Siamo veramente all'allucinazione totale, alla follia totale, all'arroganza totale!
Perciò ritengo che la proposta dell'Ufficio di Presidenza non possa che essere approvata e ritengo debba essere approvata all'unanimità perché non esistono distinzioni di carattere politico ma, in questo momento, esiste solamente l'esigenza di tutelare il Parlamento e le prerogative parlamentari (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'UDC (CCD-CDU)).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione che avrà luogo con il procedimento elettronico senza registrazione di nomi.

VALTER BIELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. No, adesso stiamo votando, non è possibile intervenire sull'ordine dei lavori.

VALTER BIELLI. Ma è stata avanzata una proposta!

PRESIDENTE. Sì, onorevole Bielli, ho sentito la proposta che è stata avanzata e, anzi, la ringrazio perché era mio dovere dire qualcosa su questa proposta; mi fa una cortesia a ricordarlo.
Sostanzialmente, la proposta avanzata da chi ha parlato contro la posizione in votazione è stata formulata sulla base della necessità di un ulteriore approfondimento. Debbo dire, in piena coscienza, che non mi sembra proprio che, in questo caso, ci sia bisogno di ulteriori approfondimenti. La Giunta per le autorizzazioni ha svolto un dibattito a più riprese, al punto che il Presidente della Camera ha chiesto, per due volte, al presidente Siniscalchi di esprimersi concretamente su questo punto e ringrazio il presidente Siniscalchi che poi ha riportato il problema in Giunta, dove, dunque, il dibattito è stato ampio.
L'Ufficio di Presidenza, con gli elementi a sua disposizione, ha unanimemente deciso e francamente credo che sia pleonastico chiedere un ulteriore approfondimento. Penso che, invece, sia nostro dovere procedere alla votazione.
Pongo in votazione, senza registrazione dei voti, la deliberazione per la costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione ad un conflitto di attribuzione sollevato innanzi alla Corte costituzionale.
(È approvata).

Back Index Forward