Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 239 del 12/12/2002
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(Iniziative per il recupero del castello carrarese di Padova - n. 2-00567)

PRESIDENTE. L'onorevole Colasio ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00567 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 7).

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, signor sottosegretario, abbiamo ritenuto opportuno e doveroso sollecitare l'attenzione del Ministero per i beni e le attività culturali, ricorrendo ad uno strumento di sindacato ispettivo particolarmente impegnativo, qual è questa interpellanza urgente, proprio perché siamo convinti che


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la vicenda del castello carrarese di Padova sia emblematica di come sussista ancora nel nostro paese un grave ritardo nel comprendere compiutamente il valore espressivo e identitario che lega il nostro patrimonio culturale alle comunità locali. Vi sono stati inadeguatezza e ritardo per di più aggravati, in questo caso, dal fatto che per molti anni il gestore dello stesso castello carrarese è stato un settore dell'amministrazione statale, il Ministero di grazia e giustizia, che, a nostro avviso, si è assunto responsabilità gravissime in merito alle modalità con cui ha vergognosamente lasciato deperire la struttura.
Veda, signor sottosegretario, il castello carrarese non è un bene culturale importante - certo - ma, tutto sommato, non è dissimile da altri beni culturali, di cui è ricco il territorio della provincia e della città di Padova. Il castello carrarese, per la complesso stratificazione dei segni che ingloba e che incorpora, rappresenta uno degli elementi storico-architettonici su cui poggia e si fonda la stessa identità padovana: è un elemento che ha connotato per secoli l'imago urbis; è un'articolazione costitutiva della Patavium e della stessa patavinitas. Se, infatti, si traguarda alle vicende politiche e civili di Padova nell'ottica della lunga durata, è difficile trovare condensati altrove e con maggiore intensità tracce e simboli del processo di sedimentazione dell'identità cittadina.
È la stessa localizzazione territoriale sul confine, a ridosso della contrà in Vanzo ovvero della terra fuori dal chiuso, oltre le mura, extra moenia, che perimetra non solo fisicamente uno spazio, ma che definisce un «noi», un'identità, appunto.
In quel luogo, dove convergeva il complesso sistema stradale che raccordava le maggiori vie consolari dell'agro patavino, si erano costituite le principali fortificazioni della città e si sono combattute le battaglie più sanguinose per la difesa e la conquista di Padova. Se Carlo Magno vi fece costruire una prima perimetrazione difensiva, fu solo dopo la devastante invasione degli ungari dell'anno 899 che fu eretta a difesa della città una prima torre, la Torlonga, laddove il fiume procedeva con una biforcazione. Nel 1242 Ezzelino da Romano, il tiranno, fece costruire due torri nuove, dette Zilie, dal nome del loro architetto, e tristemente famose per le sottostanti carceri, dove venivano calati con una fune e lasciati morire gli oppositori politici. Ma fu con Francesco da Carrara, signore di Padova, che il castello assunse una più compiuta e definitiva sistemazione con l'inglobamento delle torri nel più ampio sistema fortificato e con la costruzione di un traghetto, un lungo camminamento sulla parte sommitaria delle mura che interconnetteva il castello alla reggia carrarese. Il progetto del maestro Nicolò della Bellanda, fu portato a compimento in quattro anni, nel 1378, e presentava accanto al sistema bastionato e murario il grande cortile interno, una vera e propria piazza irregolare. La caduta della signoria dei carraresi e l'incorporazione dei suoi possedimenti nei territori della dominante, la Serenissima, segnavano certo un momento di soluzione di continuità rispetto alle funzioni che il castello veniva ad espletare, certo ancora funzioni militari e difensive, anche se l'apparire sulla scena dell'artiglieria ne comportava una rifunzionalizzazione tecnico-strategica. Del resto, ancora agli inizi del 500, Sanmicheli reputava Padova la più imprendibile delle fortezze d'Italia e forse della cristianità.
Nel settecento l'istituzione all'interno della struttura delle scuole di astronomia e architettura comportava un sicuro intervento invasivo sulla Torlonga che da allora diventerà per i padovani la Specola, ma almeno questa verrà tutelata dal degrado, situazione e destino favorevoli che invece non conoscerà il castello, trasformato nel 1800 dal Danieletti in carcere e sottoposto negli anni - anche più recenti, ahimè - ad interventi devastanti e lesivi della sua stessa conformazione.
Qui è evidente il dato politico e culturale. Il castello non era più e non poteva più configurarsi come simbolo della potenza, della sovranità, dell'autonomia politica della città. Si è assistito, quindi, per anni ad una sorta di inerziale damnatio memoriae: così come la dominante procedette


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a cancellare dagli statuti padovani trecenteschi ogni riferimento alla famiglia carrarese, analogamente il castello ha conosciuto un processo di rimozione del suo ruolo di cardine e di emblema dell'identità padovana. Venuto meno una decina d'anni fa l'uso a carcere della struttura, il castello - ripeto ancora, per grave e irresponsabile inadeguatezza del ministero gestore - ha conosciuto un processo di degrado dei tetti e della struttura, tale per cui, senza un piano straordinario di intervento a breve - sottolineo a breve - questo rischia di essere irreversibile. Ad esempio, la chiesa ottocentesca è già a rischio di crollo imminente.
La visita al castello realizzata qualche giorno fa con gli onorevoli Ruzzante e Bimbi, il comitato cittadino che opera per la salvaguardia della struttura, nonché qualificati rappresentanti della sovrintendenza ai beni storico-artistici e ai beni architettonici, ha permesso di prendere atto della criticità della situazione: così come nel 1799 veniva comunicato ai provveditori alle fortezze, così ancora oggi si precisa al Ministero dei beni culturali che dei quartieri sono in pessimo stato e vicini a pericolare, il coperto è rovinato e marcito dalla pioggia. Credo inutile e superfluo, signor sottosegretario, sottolineare come il castello sia sottoposto a vincolo e che ciò avrebbe dovuto comportare l'esercizio di una funzione di tutela; ma tant'è, il castello, rispetto alla tutela, pare aver goduto o sofferto - dipende dai punti vista - di una sorta di extraterritorialità. Quello che ci interessa conseguire, nell'interesse della comunità padovana e veneta, è la compiuta definizione di un preciso percorso politico atto a delineare, nel concorso tra ministero e attori istituzionali locali, un'adeguata strategia funzionale alla piena restituzione del castello alla città di Padova.
È emblematico che il demanio non abbia voluto assumersi in carico la struttura poiché ciò poteva comportare l'assunzione di responsabilità pregresse. Ci risulta, tuttavia, che il bene sia inserito tra quelli che il ministero competente vuole valorizzare.
Lei comprenderà, signor sottosegretario, che, attesa la strana e discutibile dilatazione semantica che viene attribuita da alcuni ministri del suo Governo al termine «valorizzare», ci siamo preoccupati per l'ipotesi che il bene possa essere conferito alla società Patrimonio Spa, quindi cartolarizzato e poi ritenuto suscettibile di alienazione. Il sindaco di Padova, Giustina Destro, in una lettera pubblicata ieri sulla stampa locale, fa riferimento all'esistenza di un fitto rapporto epistolare tra il comune di Padova ed il ministero, sia per quanto attiene alla gestione in concessione della struttura sia per quanto riguarda la richiesta di un contributo di 40 miliardi. Chiediamo se tali risorse siano forse reperibili all'interno di fondi aggiuntivi recuperabili con il 3 per cento sulle spese per infrastrutture, poiché ci sembra evidente che le attuali risorse del ministero, fra l'altro decrescenti, non paiono certo sufficienti ad onorare eventuali impegni assunti con il comune di Padova.
Sarebbe allora utile e doveroso ricevere dal ministero risposte precise in ordine al modello gestionale da adottare, anche con riferimento alle risorse da utilizzare. Data la gravità della situazione, pur prendendo atto con favore di un impegno da parte della fondazione Cassa di risparmio relativamente alle risorse necessarie per un primo processo ricognitorio, si chiede se il ministero non intenda dotare le competenti sovraintendenze di risorse straordinarie e funzionali ad una improrogabile, necessaria ed urgente analisi preliminare sullo stato generale del castello, prerequisito ineludibile per una corretta azione di tutela.
Riteniamo in tal senso meritorio l'intervento della sovraintendenza ai beni storico artistici che, pur nella pochezza di mezzi, ha proceduto a discialbare ed a restaurare parti della struttura, evidenziando in più sale una serie di affreschi trecenteschi a tappezzeria che rappresenta una sorta di unicum di grande rilievo artistico e culturale. Tale attività andrebbe rafforzata con dotazioni straordinarie.
La necessaria tutela del castello, la messa in cantiere di un suo restauro


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conservativo non va però disgiunta dal nodo della gestione e della valorizzazione della struttura. La costituzione allora di una fondazione sul modello di quella realizzata a Ravenna, ad esempio, per il porto di Classe dove far convergere il ministero, il comune di Padova, l'università patavina, la fondazione Cassa di risparmio, realtà non-profit come la Banca etica, è una soluzione che ci vede concordi; tuttavia, rispetto ai tempi della medesima chiediamo, signor sottosegretario, precisazioni. Per la valorizzazione, da attuarsi anche attraverso un concorso internazionale (come nel caso dei castelli di Rovereto e di Rivoli), si vedrà successivamente.
Quello che conta e su cui chiediamo risposte e puntualizzazioni è che lo spazio dovrà essere, sì, musealizzato, ma non come caveau, come un tempio chiuso, ma come eco museo aperto, fruibile dalla collettività tutta, proprio per l'articolazione complessiva dell'offerta culturale di cui dovrà essere contenitore, dagli spazi per le grandi esposizioni, al caffè libreria, dai laboratori universitari ed artigiani, legati al restauro, al grande museo della ceramica padovana e veneta nel quale far rifluire sia l'immenso patrimonio, ancora oggi custodito nelle casse e nei sotterranei delle sovrintendenze, sia le diverse realtà laboratoriali e didattico-scientifiche di ateneo, come quelle di palazzo Maldura di Altichiero. Si tratta di un progetto, così come delineato anni fa da qualificati operatori del settore in Memorabilia, che sappia ricucire questa antica ferita ancora aperta e che sappia ricomporre questa frattura, questa imputazione per la città tutta del suo legame con il castello che - ripeto - è un elemento costitutivo della sua storia più profonda e della sua stessa identità.
Signor sottosegretario, lei avrà notato che, accanto a molti deputati dell'Ulivo, l'interpellanza è stata sottoscritta da diversi deputati di maggioranza. Vogliamo, quindi, lavorare assieme per il bene della città, assumendo le politiche dei beni culturali come un terreno dove sperimentare percorsi unitari e bipartisan (l'Ulivo, in diverse occasioni, ne ha dato prova).
Presenteremo con lo stesso spirito una proposta di legge per la musealizzazione del castello.
Ci aspettiamo da lei - e la città di Padova si attende - risposte precise e puntuali, nella chiara consapevolezza che ricomporre i frammenti dell'identità cittadina, oggi lasciati in frantumi, costituisce un'operazione politico-culturale di grande respiro, che può coniugare riemergenza identitaria e riconquistata autorevolezza dell'autonomia e dell'autogoverno cittadino: un impegno nei confronti della comunità padovana, un dovere nei confronti delle giovani generazioni.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali, onorevole Pescante, ha facoltà di rispondere.

MARIO PESCANTE, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, onorevole Colasio, la sua premessa sull'importanza storica, artistica, culturale del bene in questione è interamente condivisibile.
Dovrò darle alcune informazioni di carattere amministrativo sulla disponibilità del castello.
Come è noto, il castello carrarese di Padova, di proprietà demaniale, sino all'anno 1991 è stato destinato a sede carceraria e in parte dell'edificio, attualmente, hanno sede alcuni uffici dell'amministrazione penitenziaria.
La soprintendenza per i beni architettonici ed il paesaggio del Veneto orientale ha comunicato che dall'anno 1989, unitamente alle sovrintendenze per i beni archeologici e per il patrimonio storico artistico, ha chiesto in consegna il bene per destinarlo a sede museale ed utilizzarlo ai fini di esposizione e di valorizzazione di raccolte archeologiche altomedievali e rinascimentali di proprietà dello Stato e degli enti locali, attualmente giacenti in vari depositi e non esposte al pubblico.
A tal fine, già dal 1992, questo dicastero - preso atto dell'intenzione dichiarata del Ministero di grazia e giustizia di voler dismettere il complesso in questione


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- ha inoltrato, dieci anni fa, al Ministero delle finanze una formale richiesta di consegna del bene.
L'anno seguente, nel 1993, l'amministrazione finanziaria ha comunicato che si sarebbe riservata una valutazione di merito sulla destinazione museale solo dopo aver preso in consegna essa stessa il bene.
Nel 1997, la soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio ha avviato il procedimento di vincolo dell'immobile, chiedendone l'iscrizione al demanio storico-artistico; gli atti sono stati definiti l'anno seguente e, successivamente, nel 2001, l'agenzia del demanio ha comunicato l'avvenuta classificazione del complesso tra i beni demaniali, ramo storico-artistico, ai sensi dell'articolo 822 del codice civile.
Si precisa che, in sede di Conferenza di servizi del 29 marzo 1999 - convocata per definire la consegna del compendio al Ministero per i beni e le attività culturali -, l'amministrazione penitenziaria ha chiesto di poter disporre di ulteriori spazi adiacenti agli attuali. È stato, inoltre, convenuto che il conferimento in concessione a questo ministero escluda le parti già in uso al Ministero della giustizia.
Una parte del complesso detta «Casa del Monizioniere» è già stata data in consegna - con l'assenso della soprintendenza - al limitrofo osservatorio, il quale sta provvedendo con propri finanziamenti ad ultimare i lavori di restauro.
Si rende noto che la formalizzazione della cessione in consegna del castello alla soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Veneto orientale necessita dell'autorizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze, così come comunicato, nel maggio del 1999, dall'ufficio del territorio di Padova.
La direzione generale per i beni architettonici ed il paesaggio informa che, alla data odierna, nonostante il lungo periodo trascorso, non risulta alcun riscontro alla richiesta di consegna del monumento alla predetta soprintendenza. Ma su ciò torneremo dopo.
Per quanto riguarda le condizioni di conservazione del complesso monumentale, condividiamo le sue preoccupazioni: le condizioni sono alquanto allarmanti e richiedono interventi di restauro urgenti. A tal riguardo, si fa presente che le sovrintendenze territorialmente competenti si sono impegnate ad avviare le opportune richieste di finanziamento per interventi di restauro architettonico e artistico del compendio.
In particolare, la sovrintendenza per il patrimonio storico-artistico comunica che sono stati effettuati i seguenti interventi (alcuni dei quali citati da lei stesso): restauro di quattro dipinti su tela, già nell'ex chiesa della casa di pena di Padova e attualmente in deposito temporaneo ed esposti nella basilica e nel convento di santa Giustina di Padova; restauro parziale, con una prima fase di intervento, del ciclo di affreschi di età carrarese attribuibili all'ambito del Guariento (è stato effettuato il consolidamento dell'intonaco e della pellicola pittorica); restauro parziale della decorazione pittorica di età carrarese attribuibile all'ambito del Guariento (con la rimozione dello scialbo è stato possibile recuperare un importante ed inedito ciclo di affreschi ubicato in due sale al piano terreno del castello; l'intervento, attualmente in corso, si concluderà nel gennaio 2003).
La sovrintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio evidenzia che una sollecita resa in consegna del bene consentirebbe di avviare una campagna di rilevamento e di documentazione dello stato di conservazione preliminare ad una progettazione che permetta di programmare gli interventi di salvaguardia e di pianificare la spesa nella prospettiva di realizzazione del polo museale.
La direzione generale ritiene altresì che la definizione dello stato giuridico del bene e della sua destinazione agevolerebbero le modalità di reperimento delle risorse finanziarie necessarie per la salvaguardia del castello carrarese (questa è una risposta, più o meno diretta, alle sue preoccupazioni in ordine all'inserimento di questo complesso compendio nella Patrimonio Spa).
Ciò premesso, si sottolinea la volontà di questo ministero di avere in consegna il bene, riservando ad un momento successivo


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l'individuazione - questa era una delle sue preoccupazioni, che oggi ha ribadito - del modello di gestione più idoneo a garantire, con la partecipazione delle amministrazioni locali e dei soggetti privati interessati - lei conosce la posizione del nostro ministero -, la sua valorizzazione.
Ciò detto e considerato, le posso assicurare che, anche alla luce della vostra interpellanza parlamentare, il Ministero dei beni e delle attività culturali seguirà con molta cura e con molta attenzione la pratica presso il Ministero dell'economia delle finanze, al fine di concludere in tempi brevi questo iter procedurale che ormai mi pare sia diventato decennale. A tal riguardo, proprio a seguito della vostra interpellanza, mi sono premurato di far trasmettere, in data 11 dicembre 2002, una nota di sollecito da parte del nostro gabinetto al suddetto Ministero dell'economia, nota che sarà seguita con particolare attenzione.

PRESIDENTE. L'onorevole Ruzzante, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, innanzitutto desidero sottolineare non solo come il grido di allarme lanciato dalla nostra interpellanza urgente abbia prodotto un risultato concreto - cioè la nota inviata in data 11 dicembre da parte del sottosegretario che ci auguriamo porti ad un intervento immediato - ma anche come questa sia la dimostrazione che quel grido di allarme riguarda un tema che è assolutamente prioritario per la città di Padova, che si trova in una situazione decisamente allarmante, come ha confermato il sottosegretario.
Siamo di fronte al rischio di processi irreversibili che metterebbero in pericolo un patrimonio storico che non appartiene soltanto alla città di Padova. Quando, infatti, si parla di chiese del 1800, di un castello del 1200, di un patrimonio inestimabile di dipinti del Guariento e quant'altro, si capisce perfettamente quale importanza rivesta il tema che abbiamo posto. Non abbiamo assolutamente sollevato la questione - vorrei che ciò fosse chiaro e che rimanesse agli atti - in forma strumentale. Chiediamo, con estrema franchezza, una visita del ministro e del sottosegretario, nei prossimi giorni, al castello carrarese di Padova perché, di fronte ad una situazione che lei stesso ha dichiarato allarmante e che noi definiamo straordinaria, è necessario un intervento straordinario. Il problema, dal punto di vista della proprietà e della definizione del riuso del bene, può essere sicuramente rinviato ad una fase successiva. Comprendiamo che vi è una fase in politica in cui le progettazioni richiedono determinati tempi; mi riferisco ad un progetto che abbiamo definito a livello europeo, perché il recupero di tale spazio ha sicuramente bisogno di un percorso concorsuale che aiuti a ricostruire l'identità di quella struttura per la sua restituzione alla città di Padova.
Vogliamo invece sottolineare il fatto che non può essere assolutamente dilazionato l'intervento straordinario su tutta l'area a rischio di crollo; dal tetto entra l'acqua (riflettiamo sul significato di ciò alla luce dei fenomeni alluvionali che hanno riguardato il nord). La chiesa del 1800 sta crollando. Se questo intervento, da parte del Ministero dei beni culturali, non si attuerà in tempi rapidissimi, il percorso futuro rischia di venire meno. Non a caso, dal settembre 2001, l'amministrazione comunale di Padova ha posto la questione, rivolgendo al ministro Urbani una richiesta di finanziamento per 40 miliardi delle vecchie lire finalizzati al recupero dell'intero complesso, ma in particolar modo ad un intervento di tipo straordinario.
Eravamo talmente preoccupati di questo problema che avevamo presentato una proposta emendativa al disegno di legge finanziaria perché ritenevamo fosse nostro compito, in quanto deputati padovani, intervenire per porre all'attenzione del Governo e di tutta l'Assemblea tale argomento, oggetto anche dell'interpellanza urgente. La proposta emendativa è stata respinta, ma è stato, invece, accolto come


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raccomandazione un ordine del giorno. So che il Ministero dei beni culturali, in particolar modo, attribuisce una certa importanza, nella programmazione degli interventi di carattere straordinario, alle indicazioni provenienti dalle sedi parlamentari; in questo caso, dalla Camera dei deputati. Vorrei che lei potesse dare seguito a quell'ordine del giorno accolto come raccomandazione affinché questo intervento straordinario si attui in tempi molto rapidi. Ovviamente, verrà il momento del progetto di riuso culturale e sociale per restituire alla città di Padova il suo castello.
Credo che il progetto che abbiamo lanciato - ho appreso dalle sue parole che c'è una condivisione - di una fondazione che possa coinvolgere gli enti locali, il comune, la provincia, la regione, l'università, le associazioni e il terzo settore, il settore non-profit, la banca etica (abbiamo la presenza unica, a livello nazionale, della banca etica), la fondazione cassa di risparmio, le sovrintendenze, affinché il progetto di riuso possa restituire una sorta di Beaubourg nel centro di Padova. Questa è la nostra idea e crediamo che solo attraverso una collaborazione ed una sinergia tra i vari soggetti questo progetto possa diventare concreto.
Cogliamo positivamente la sua dichiarazione relativamente al fatto che il castello carrarese non rientri nell'ambito delle possibili alienazioni da parte della Patrimonio dello Stato Spa. La invitiamo però a farsi interprete, nei confronti del ministro Tremonti, affinché sia fornita una risposta. Sappiamo perfettamente, relativamente alla vicenda del castello carrarese che sono trascorsi circa 10, 12 anni da quando è stato dismesso il vecchio carcere. Trasciniamo la vicenda del castello da tempo.
Credo, però, che sia dovere anche del ministro Tremonti dare una risposta chiara in ordine alla domanda rivolta al ministro per i beni e le attività culturali in questa interpellanza urgente.
Per il momento sospendiamo il giudizio. Potrei dichiararmi parzialmente soddisfatto della risposta, anche perché questa interpellanza urgente è stata presentata non soltanto da deputati dell'opposizione, ma anche da deputati della maggioranza. Sono parzialmente soddisfatto, quindi, perché abbiamo dimostrato la capacità di fare squadra, nei confronti dei rappresentanti del Governo, per chiedere risposte nell'interesse della città di Padova e, soprattutto, per la salvaguardia di un bene monumentale che appartiene a tutta la nazione.
Di contro, non posso dichiararmi soddisfatto sotto il profilo dell'impegno economico. Mi sarei aspettato qualcosa in più, ma un intervento straordinario rimane assolutamente urgente. Lei stesso, signor sottosegretario, ha ammesso che la situazione della struttura è allarmante; perciò, la prego di farsi interprete di questa nostra preoccupazione affinché, anche dal punto di vista economico, l'investimento sia immediato ed il primo intervento di salvaguardia dei beni esistenti sia effettuato in tempi estremamente rapidi. Da questo punto di vista, ripeto, non posso dichiararmi soddisfatto perché mi sarei aspettato un impegno più concreto.
Riproporremo questo tema presentando un'apposita proposta di legge e, ovviamente, seguiremo costantemente la situazione del castello carrarese perché riteniamo doveroso, da parlamentari, adoperarci per la salvaguardia delle testimonianze della nostra storia e della nostra identità nazionale.

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