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D)
quella in oggetto, ma i cui mezzi attualmente sono obsoleti e inidonei, trattandosi di elicotteri monomotore e non più idonei al sorvolo di città densamente popolate e non conformi alle normative europee Jar (Joint agreement regulations);
chimico 1, nel quale vi sono impianti vecchi e più vicini alle residenze di privati cittadini e a grandi arterie di circolazione, la riduzione dello stoccaggio di fosgene e la «bunkerizzazione» dello stesso.
giovedì 28 novembre 2002, intorno alle ore 19.40, nei serbatoi di stoccaggio di peci clorurate (reparto Td5) dello stabilimento della Dow Poliuretani di Porto Marghera (Venezia), divisione italiana della Dow Chemical, subentrata all'Enichem nella gestione dell'impianto del toluendiisocianato (tdi), si è verificata un'esplosione che ha sviluppato un incendio in seguito al quale si è formata una densa nube di sostanze chimiche con emissione di toluen, biclorobenzene e idrocarburi, mentre è in fase di accertamento l'emissione di diossine e di furani;
molte ore prima dell'esplosione, intorno alle ore 14.00 circa, al reparto Td5 era scattata l'emergenza per un anomalo aumento di temperatura nel serbatoio di raccolta delle peci clorurate, pericolosissimo scarto del toluendiisocianato, e che, nonostante l'impossibilità di riparare il guasto, l'intero impianto ha continuato a funzionare a pieno regime per non pregiudicare gli standard produttivi;
il materiale bruciato nell'incendio, il toluendiisocianato e le peci clorurate, è un rifiuto tossico nocivo che viene conservato in serbatoi a 150 gradi di temperatura prima di essere inviato agli inceneritori dei rifiuti tossico-nocivi;
in seguito all'incidente tre lavoratori sono dovuti ricorrere a cure mediche per intossicazione dovuta all'inalazione delle sostanze sprigionatesi durante l'incendio;
dalla direzione dello stabilimento l'allarme e la richiesta di aiuto per domare l'incendio sarebbero partiti intorno alle ore 20.00, come testimoniato dal fax ricevuto dal sindaco di Venezia alle ore 20.08;
le sirene d'allarme (punti di diffusione acustica bitonale) sono state attivate intorno alle ore 20.30, su indicazione dello stesso sindaco e in seguito alla segnalazione sulla possibile tossicità delle sostanze sprigionatesi nell'incendio;
i punti di segnalazione acustica bitonale, attivati solo recentemente, si trovano a Marghera, Malcontenta e Catene, zone dichiarate a rischio elevato dall'agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto;
i rapporti di sicurezza, ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 334 del 1999, che recepisce la direttiva cosiddetta Seveso 2 n. 96/82, prevedono che ogni azienda, oltre alla redazione di documentazione relativa allo stabilimento (notifica), predisponga un rapporto di sicurezza da presentare agli organi competenti responsabili delle emergenze esterne, i quali rivelano che nella provincia di Venezia gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, di cui al decreto legislativo n. 334 del 1999, sono ben 36, di cui 24 nel comune di Venezia, concentrati nella zona industriale di Porto Marghera;
lo studio del ministero dell'ambiente del marzo 1998, preliminare all'accordo di programma sulla chimica, ha censito nell'area di Marghera 13 stabilimenti con 54 impianti a rischio d'incidente rilevante, nei quali sono trattate e stoccate circa 1.200.000 tonnellate di prodotti pericolosi e le cui aree potenzialmente interessate dagli eventi incidentali sono comprese tra un raggio di azione di 1.000 metri (rischio di morte) e 8.000 metri (ferimenti e danni permanenti);
l'autorità portuale ha predisposto il rapporto sulla sicurezza, all'interno del piano regolatore portuale del porto di Venezia, per la sezione di Porto Marghera, adottato dal comitato portuale il 17 febbraio 2000, da cui si evince la presenza delle seguenti sostanze infiammabili, esplosive o tossiche: anidride arseniosa (12 tonnellate); infiammabili (gpl) (675 tonnellate); infiammabili (benzine) (900.720 tonnellate); infiammabili (benzine) (25.000 tonnellate); infiammabili (benzine) (218.325 tonnellate); infiammabili (greggio) (77.958 tonnellate); infiammabili (esano) (154 tonnellate); c.v.m. (4.492 tonnellate); ossigeno (1.100 tonnellate); ossigeno (0,78 tonnellate); acido fluoridrico (784 tonnellate); cloro (3 tonnellate); ammoniaca (13 tonnellate); anidride solforosa (63 tonnellate); infiammabili (gpl) (50 tonnellate); infiammabili (benzine + gpl) (134.613 tonnellate); ammoniaca (39.317 tonnellate); fosgene (15 tonnellate); cloro (542 tonnellate); infiammabili (benzine) (128.500 tonnellate); acrilonitrile (9.270 tonnellate); infiammabili (benzine) (124.300 tonnellate); infiammabili (benzine) (500 tonnellate);
sia il rapporto citato che il piano di emergenza esterna relativa ai rischi industriali, redatto dalla prefettura nel febbraio 1998, evidenziano che, in normali condizioni di vento, i centri abitati di Marghera, Mestre, Malcontenta, Oriago e Mira, distanti da 1 a 4 chilometri dall'epicentro della zona a rischio, sarebbero raggiunti in pochi minuti da un'eventuale nube di sostanze tossiche sprigionatesi da qualche impianto;
il sindaco di Venezia, Paolo Costa, con una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri, ha richiesto la piena attuazione dell'accordo sulla chimica e ha parlato del mancato finanziamento del «Simage», il sistema integrato per il monitoraggio e la gestione delle emergenze, che «consentirebbe la segnalazione simultanea di un incidente alle autorità competenti, annullando così gli attuali lunghi tempi per l'avvio delle procedure di allertamento della popolazione»;
esiste un nucleo operativo di vigili del fuoco elicotteristi, con sede presso l'aeroporto di Tessera, composto principalmente da personale abilitato a svolgere operazioni a rischio, anche in situazioni come
sarebbe opportuno che fossero verificate eventuali responsabilità degli addetti allo stabilimento, che hanno lasciato trascorrere circa 25 minuti dall'inizio dell'incendio prima di allertare gli organi preposti, e che fosse accertato per quali motivi si sia ritardato nell'attivare questa procedura -:
se non condividano quanto espresso da un ingegnere dei vigili del fuoco del comando di Mestre esperto in incidenti chimici, secondo il quale sarebbe stato più «saggio» e responsabile da parte della direzione dello stabilimento «mettere al minimo l'impianto tecnico» nel momento in cui si è verificato il primo allarme per l'alta temperatura, e cioè intorno alle ore 14.00 del 28 novembre 2002;
se non ritengano necessario accertare perché i punti di segnalazione acustica siano presenti nelle sole zone di Marghera, Malcontenta e Catene e non anche a Mestre, Oriago e Mira, indicate, nel piano di emergenza esterna relativa ai rischi industriali, redatto dalla prefettura nel febbraio 1998, come località raggiungibili in pochi minuti da una nube tossica perché distanti da 1 a 4 chilometri dall'epicentro della zona a rischio di Porto Marghera;
come intendano indurre gli enti locali, che in base alle direttive Seveso sono tenuti ad informare la popolazione, a strutturare sistemi adeguati per allertare tempestivamente la medesima in caso di incidenti rilevanti per l'incolumità pubblica;
se non ritengano sia utile dotare la popolazione di maschere antigas con filtri adeguati a proteggere dalle sostanze tossiche, come proposto dai sindaci della Riviera del Brenta;
se non ritengano che il sistema radiotelevisivo pubblico nazionale, e soprattutto le sedi regionali della Rai, debbano prevedere eccezionali misure di informazione per i telespettatori, idonee ad allertare la popolazione e ad informare tempestivamente circa i rischi sanitari cui la stessa è esposta in situazioni simili a quella verificatasi il 28 novembre 2002;
se non ritengano indispensabile dotare il nucleo elicotteristi dei vigili del fuoco del Veneto di almeno due elicotteri del tipo A109E Power (in uso o in corso di acquisizione da parte dei carabinieri e della marina militare) equipaggiati con Flir (Forward looking infra red), già in dotazione alla polizia di Stato e alla guardia di finanza e costiera, che avrebbero consentito di monitorare al buio la nube tossica;
quali misure intendano adottare a tutela dei lavoratori primariamente esposti ad eventi pericolosi per la salute, quali esplosioni, incendi, rilasci e dispersioni di sostanze tossiche, e a tutela della popolazione residente vicino agli stabilimenti a rischio;
se non ritengano opportuno accelerare il processo di riconversione dell'area industriale di Porto Marghera, nel senso di uno sviluppo sostenibile e socialmente ed ecologicamente compatibile che garantisca la piena occupazione e la valorizzazione delle professionalità attualmente operanti nell'ambito della chimica;
se, a tal fine, intendano procedere ad implementare l'accordo integrativo sulla chimica relativo alle bonifiche, con l'obiettivo di dismettere definitivamente l'industria chimica pesante, di delocalizzare gli impianti ed i siti di stoccaggio e di mettere in sicurezza impianti che trattano sostanze tossiche, come ad esempio il fosgene;
per quale motivo fino a questo momento l'accordo sulla chimica firmato nel 1998 sia tuttora inattuato, in particolare nelle sue parti più significative dal punto di vista della sicurezza, come la dismissione produttiva dei 50 ettari del Petrol
(2-00582)
«Zanella, Lion, Cima, Boato, Pecoraro Scanio, Bulgarelli, Cento, Di Gioia, Soda, Collè, Potenza, Bimbi, Vigni, Alfonso Gianni, Maura Cossutta, Widmann, Buemi, Villetti, Brugger, Panattoni, Mazzuca Poggiolini, Luigi Pepe, Valpiana, Reduzzi, Sereni, Sandi, Sedioli, Rugghia, Russo Spena, Mantovani, Nannicini, Buffo, Cialente, Dameri, Pistone, Pisapia, Calzolaio, Giordano, Gentiloni Silveri, Fumagalli, Carboni, Pappaterra, Albertini».
(9 dicembre 2002)