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GIAMPIERO D'ALIA. Onorevoli colleghi, la difficile e prolungata gestazione del provvedimento che ci accingiamo ad approvare trova la sua giustificazione nell'obiettivo che intende perseguire. Mi riferisco al difficile processo di miglioramento dell'efficienza e dell'economicità di gestione delle pubbliche amministrazioni, uno degli obiettivi primari che questa maggioranza ha inserito nel programma di Governo.
Solo così potremmo giustificare la lievitazione dell'articolato che tale provvedimento ha subito nel duplice passaggio di lettura delle Camere. Un testo che oggi con i suoi 54 articoli pone le basi per una razionalizzazione ed una semplificazione dell'attività amministrativa.
Non possiamo però non rilevare che il testo necessiterebbe di alcune precisazioni e che a volte si tende a perdere quel profilo di efficacia per cui è stato concepito.
In particolare, rileviamo come l'insieme delle norme che prevedono la corresponsione di emolumenti ed indennità a vario titolo o che comportano minori entrate per le casse dello Stato, mal si concilia con la legge n. 246 del 31 ottobre scorso, meglio conosciuta come legge taglia-spese, anche se a riguardo le assicurazioni fornite dal Governo sono state sufficientemente esaurienti, e fondate le quantificazioni degli oneri predetti.
Nel merito, la Commissione affari costituzionali ha trasmesso a quest'Assemblea un testo che reca soltanto una modifica
rispetto a quello licenziato dal Senato circa un mese fa. È stata, infatti, soppressa unicamente una novella al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali dell'agosto 2000, per aumentare il numero degli esperti dell'Agenzia autonoma per la gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali nominati dagli enti locali.
Dei dieci capi che compongono il provvedimento desidero soffermarmi, in particolare, su una norma del capo IX, quello riguardante le disposizioni in materia di tutela della salute.
Mi riferisco all'articolo 48, che differisce il termine per l'esercizio della delega per l'adattamento dell'ordinamento giuridico italiano ai principi e alle norme della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, previsto dalla legge n. 145 del 2001.
Ci troviamo infatti davanti ad una situazione particolare sulla quale è opportuno spendere qualche parola per evidenziare l'importanza e la delicatezza della materia in questione. Ricordiamo che la legge n. 145 del 2001 stabiliva il termine di sei mesi dalla data della sua entrata in vigore per l'esercizio della delega (scaduta nel mese di ottobre 2001 e non esercitata) e che alcune importanti proposte di legge, quale per esempio quella relativa alla procreazione medicalmente assistita, attualmente in discussione, contengono divieti e limiti per la manipolazione genetica sull'embrione umano e la ricerca scientifica sull'embrione e sulle cellule staminali.
Tuttavia la mancanza di un quadro giuridico di riferimento in queste materie desta grave preoccupazione. È infatti necessario inquadrare il problema in una cornice di importanti principi in materia di diritti umani legati alle nuove tecniche della manipolazione genetica e della medicina. In questo contesto la ratifica della convenzione del Consiglio d'Europa firmata dall'Italia nel 1997 relativa alla protezione dei diritti umani e della dignità dell'essere umano con riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina e del suo primo Protocollo addizionale sul divieto di clonazione umana rappresentano un primo passo in avanti.
Sia la convenzione che il protocollo sono già in vigore internazionale e contengono norme di principio che necessitano di ulteriori interventi normativi per la loro attuazione.
Sottolineiamo, altresì, che attualmente in Italia la clonazione umana è vietata da una ordinanza ministeriale, che la tratta congiuntamente alla clonazione animale.
A tutt'oggi non è stato depositato lo strumento di ratifica che impedisce l'entrata in vigore degli atti per l'Italia sia sul piano interno che internazionale.
Su questo punto credo, quindi, di dover sollevare una critica al Governo per non aver esercitato la delega, pur dovendo riconoscere che il termine è scaduto dopo pochi mesi dall'insediamento del Governo attuale e che tale mancanza si dovrebbe ascrivere al precedente Governo.
In ogni caso auspichiamo che la proroga del termine consenta in tempi brevi di superare i motivi tecnici e/o politici che stanno ritardando il deposito degli strumenti di ratifica nel momento in cui le cronache ci informano, ancor oggi, di tentativi di ingegneria genetica e clonazione umana praticati da sedicenti scienziati italiani.
Non ritenendo di entrare oltremodo nel merito del provvedimento, ma ribadendo con forza il rilievo summenzionato, nella speranza che non vi siano più slittamenti per l'emanazione di uno o più decreti legislativi per l'adattamento dell'ordinamento giuridico italiano ai principi e alle norme della Convenzione di Oviedo, a nome del gruppo UDC (CCD-CDU) dichiaro il voto favorevole sul presente provvedimento.
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