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PRESIDENTE. L'onorevole Boato ha facoltà di a risposta immediata sezione 1). Onorevole Boato, le ricordo che ha a sua disposizione un minuto di tempo.
MARCO BOATO. Signor Presidente, ministro Pisanu, vorrei esprimere la nostra solidarietà ai cittadini ed alla città di Genova, in particolare alla sua magistratura e alle sue forze di polizia, per il duplice attentato di lunedì notte. Rilevo la gravità di questo evento, sia per le minacce dirette contenute nella rivendicazione sia per il clima di tensione che esso mira a ricreare nella città di Genova ed in Italia.
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, onorevole Pisanu, ha facoltà di
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, proprio per questo motivo darò una risposta inevitabilmente schematica.
PRESIDENTE. Ministro Pisanu, non l'ho interrotta perché il tema è estremamente importante ed il cronometro non era suo alleato.
MARCO BOATO. Signor Presidente, ringrazio il ministro Pisanu per le sue dichiarazioni. Si tratta di dichiarazioni che condivido anche quanto alla preoccupazione che ha espresso e, soprattutto, rispetto al metodo che il ministro dell'interno e le autorità di polizia intendono attuare nel garantire sia la sicurezza dei cittadini sia il diritto pacifico a manifestare, in particolare sabato, in occasione delle preannunciate manifestazioni a Genova. Mi auguro che l'esperienza di Firenze (oltre a quella di Cosenza e ad altre realtà che si sono verificate in questo periodo) venga replicata positivamente.
Nel testo della rivendicazione è contenuto non solo un attacco al sistema democratico, ma anche a quegli esponenti del movimento no global che hanno scelto la strada della non violenza e del confronto, pur critico e talora agonistico, con le istituzioni.
È quindi importante, signor ministro, che il Governo, e lei in particolare come autorità nazionale di pubblica sicurezza, insieme con le autorità provinciali di pubblica sicurezza, continui a seguire il metodo già adottato a Firenze, un metodo che ha dato risultati positivi con soddisfazione di tutti, dei movimenti che lì sono stati protagonisti, delle istituzioni, delle forze di polizia e dell'opinione pubblica.
Le caratteristiche dei due ordigni ed i tempi di esplosione configurano un'azione terroristica verosimilmente destinata a colpire, anche mortalmente, gli agenti della questura di Genova. L'attentato, come noto, è stato rivendicato dalla brigata 20 luglio, una sigla riconducibile a quell'area anarco-insurrezionalista che è responsabile di numerosi altri attentati dinamitardi, generalmente rivolti contro gli operatori delle forze dell'ordine ma concepiti come azioni dimostrative per dare risonanza ai volantini politici di rivendicazione.
Da una prima ricostruzione, questi due ultimi ordigni, invece, sembrano essere stati costruiti e fatti esplodere per ferire ed uccidere. Le indagini non escludono alcuna ipotesi, anche se, al momento, sono orientate verso l'area dell'anarco-insurrezionalismo.
Naturalmente sono stati intensificati i dispositivi di vigilanza e controllo del territorio, con misure rafforzate di protezione di tutti gli obiettivi sensibili.
Quanto alla prevista manifestazione di sabato 14 dicembre, preciso che sono stati annunziati due cortei, uno organizzato dalle associazioni del forum sociale genovese per protestare contro le recenti decisioni dell'autorità giudiziaria in ordine ai fatti del G8, un altro organizzato da gruppi più oltranzisti del movimento no global che intenderebbero dirigersi verso il carcere di Marassi.
Nella riunione di coordinamento svoltasi presso la prefettura di Genova sono state decise apposite strategie operative per garantire il regolare svolgimento delle due manifestazioni. Gli accertamenti e le indagini in corso inducono ad essere prudenti nell'analisi e nella valutazione dei fatti in esame.
Come ministro dell'interno, però, non posso nascondere la mia viva preoccupazione per quest'ultimo attentato, che innalza brutalmente la pericolosità di quello che, nell'ultimo anno e mezzo, si era manifestato come un terrorismo minore.
Assicuro, comunque, l'onorevole interrogante e la Camera dei deputati che massima è l'attenzione su tutte le frange violente che possono inquinare e deviare la protesta democratica, come assicuro che le forze di polizia faranno fino in fondo il loro dovere sia nel contrastare ogni eventuale violenza sia nel garantire il diritto costituzionale a manifestare pacificamente.
L'onorevole Boato ha facoltà di
Vorrei leggere alcune parole contenute in quel volantino di rivendicazione, in cui si scrive: agli araldi dei movimenti, ai comunicatori di professione, ai gestori della politica della ragionevolezza e della miseria, ai pavidi di ogni estrazione che, tra gesuitici distinguo e pilatesche condanne della violenza rivoluzionaria, si premurano di sostenere che tutto questo si poteva evitare con una gestione democratica e garantista del dissenso, vogliamo ricordare la loro ipocrita menzogna.
Queste sono parole scritte sulle bombe. Le bombe sono rivolte a colpire gli agenti di polizia (per fortuna, l'attacco non è riuscito), mentre queste parole sono rivolte ai protagonisti pacifici dei movimenti di contestazione.
Credo sia giusto concludere questa mia replica con alcune parole che Vittorio Agnoletto, dal quale molte volte ho anche dissentito, ha pronunciato poco fa e che condivido: coloro che hanno cercato di infangare il nome di Carlo Giuliani e le iniziative del movimento con atti e con parole che sono l'antitesi del nostro agire e del nostro pensare sono sciacalli privi di scrupoli. Coloro che hanno lanciato le minacce a Placanica ed alle forze dell'ordine sono provocatori.
Non abbiamo mai invocato alcuna vendetta, ma abbiamo sempre chiesto verità e giustizia attraverso un pubblico processo e continueremo a chiederlo.
Continueremo a combattere le nostre battaglie in modo pacifico, non violento, senza rinunciare ad alcuna delle nostre ragioni.
Chi ha messo le bombe ha un obiettivo preciso: spingere le persone a chiudersi in casa, ad aver paura ed a rinunciare a battersi per cambiare questo mondo.
Abbiamo una responsabilità storica nel dimostrare che è possibile cambiare in modo pacifico questa società e non intendiamo rinunciarvi.
Credo che l'antitesi fra ciò che è scritto nel volantino di rivendicazione dell'attentato terroristico e queste pubbliche dichiarazioni sia emblematica per lo scenario che si prospetta nei prossimi giorni e, temo, anche nei prossimi mesi.
Ritengo che il comportamento che ha tenuto il Governo in occasione della manifestazione di Firenze ed in altre circostanze (e che, mi auguro, come ho detto, che venga ripetuto anche in occasione della manifestazione di Genova) sia di buon auspicio.


