a presentare una relazione al Parlamento nel più breve tempo possibile nel merito dei problemi evidenziati in premessa che affliggono il Sud del Paese.
Leccisi, Boato, Buemi, Innocenti, Violante, Castagnetti, Grotto, Bonito, Mussi, Intini, Meduri, Luigi Pepe, Pistone, Luongo, Tocci, Iannuzzi, Cennamo, Rotundo, Adduce, Rossiello, Caldarola, Ceremigna, Folena, Villetti, Boselli, De Franciscis».
per l'Italia ha sancito la priorità degli interventi per colmare il gap infrastrutturale del Mezzogiorno;
a presentare al Parlamento una relazione annuale in merito allo stato di avanzamento delle politiche per la riduzione del gap infrastrutturale del Mezzogiorno e delle altre aree sottoutilizzate del Paese.
(Mozione non iscritta all'ordine del giorno ma vertente sullo stesso argomento)
premesso che:
i dati diffusi dall'Istat il 17 luglio 2002 sul tema «Povertà in Italia nel 2001» evidenziano che i valori relativi alla povertà segnano cali consistenti al Centro e al Nord, dove la povertà è scesa rispettivamente dal 9,7 all'8,4 per cento e dal 5,7 al 5 per cento; per quanto riguarda il Mezzogiorno, invece, l'indice di povertà è salito dal 23,6 al 24,3 per cento. Per quanto riguarda la povertà assoluta delle famiglie, la percentuale si alza notevolmente nel Mezzogiorno per arrivare al 9,7 per cento;
è noto anche il deficit infrastrutturale che patisce l'Italia meridionale, ma poco o nulla è stato previsto nel collegato in materia di infrastrutture e trasporti. Anche se sono ormai evidenti le realtà istituzionali ed economiche che vi si stanno affermando e che meriterebbero appoggi ed aiuti, non si fa niente per il reale miglioramento delle reti stradali esistenti e si assiste ad una completa e disarmante inattività nella progettazione di nuove reti viarie e ferroviarie, per non parlare della carenza nei servizi aerei e marittimi;
inoltre, l'emergenza idrica che affligge parecchie regioni del Sud, tanto che alcune di esse hanno dichiarato lo stato di calamità, non fa che aggravare notevolmente i disagi anche economici di questa parte d'Italia e gli aiuti economici promessi ed ammontanti in circa 500 milioni di euro pare che stiano incontrando troppe difficoltà di stanziamento;
i dati ricavabili dal bollettino statistico della Banca d'Italia mettono in luce che anche sui tassi d'interesse praticati dagli istituti di credito il divario fra Nord e Sud è molto alto, tanto da sfiorare i quattro punti percentuali;
è stata, inoltre, modificata la normativa di cui all'articolo 8 della legge n. 388 del 2000, in merito alla concessione del credito d'imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate individuate dalla Commissione europea come destinatarie degli aiuti a finalità regionale, essendo stato fissato un tetto annuale per lo stanziamento relativo a tale agevolazione;
l'agevolazione di cui sopra ha conosciuto un notevole successo ed infatti le regioni meridionali hanno usufruito di tale beneficio per un ammontare pari al 92 per cento dell'intervento;
ora, ancor più che in passato, il Meridione si trova in uno stato di grandissimo disagio economico che rischia di precluderne la sopravvivenza: bisogna, quindi, appoggiare le migliori politiche di incentivazione e gli investimenti in tutte le aree territoriali svantaggiate del nostro Paese, come il Mezzogiorno;
(1-00100)
«Di Gioia, Piglionica, Potenza, Lettieri, Pappaterra, Mancini, Bova, Finocchiaro, Siniscalchi, Minniti, Oliverio, Carboni,
(19 luglio 2002)
premesso che:
nell'ultimo decennio, nell'ambito sistema infrastrutturale e dei trasporti nel Mezzogiorno si è assistito a una forte perdita di competitività. A fronte di un incremento della dotazione infrastrutturale nel centro-nord per autostrade (+6,1 per cento), nel Mezzogiorno si è assistito ad una diminuzione pari al -2,4 per cento;
inoltre, nello stesso periodo la dotazione ferroviaria ordinaria (sia elettrificata che a doppio binario) ha registrato una contrazione nell'intero Paese (-18,4 per cento), concentrata nel Mezzogiorno (-28,1 per cento). Il sud del Paese presenta nel complesso una dotazione infrastrutturale in ferrovie e autostrade addirittura inferiore rispetto ai paesi del centro est dell'Europa che entreranno tra breve a fare parte dell'Unione europea il cui superamento non è stato sin qui affrontato;
il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno è diminuito tra il 1996 e il 2001 di soli 1,5 punti percentuali (dal 20,8 per cento al 19,3 per cento), mentre nel centro nord la diminuzione è stata di 2,4 punti percentuali (dal 7,4 per cento al 5,0 per cento). Il divario rispetto alle altre aree Paese rimane invariato, se non in marginale crescita; il tasso assoluto di disoccupazione è in ogni caso elevatissimo per un paese industrializzato come l'Italia;
la connotazione «dualistica» dell'economia italiana appare evidente anche in relazione ai dati riguardanti il prodotto pro-capite. Tra le regioni meridionali, il livello del prodotto per abitante più elevato si registra, nel 2001, per l'Abruzzo, con un valore pari all'83,1 per cento della media nazionale e di 14 punti percentuali inferiore rispetto a quello dell'Umbria (97,8 per cento), la regione centro-settentrionale a più basso livello relativo di sviluppo. Seguono Molise, Sardegna e Basilicata, con valori compresi tra il 79,8 per cento e il 72,5 per cento; le restanti quattro regioni meridionali - nelle quali risiede oltre l'80 per cento della popolazione del sud - presentano valori dell'indice del prodotto per abitante compresi tra il 66,8 per cento della Sicilia e il 63,8 per cento della Calabria;
negli ultimi cinque anni (1996-2001) il differenziale del prodotto interno lordo tra centro-nord e Mezzogiorno è rimasto sostanzialmente invariato;
la Casa delle Libertà ha inteso risolvere il problema del ritardo infrastrutturale del Mezzogiorno e delle altre aree sottoutilizzate del Paese incidendolo alla radice, rispondendo all'obiettivo della certezza della tempistica, delle procedure e della accelerazione del realizzo delle opere. Per tali motivi, è stata varata la cosiddetta «legge obiettivo» che, grazie alle semplificazioni introdotte alla macchinosa e penalizzante normativa vigente, rappresenta una grande opportunità per promuovere l'adeguamento agli standard nazionali ed europei del sistema infrastrutturale del Mezzogiorno. Le opere oggetto della legge sono quelle di interesse nazionale tali da accelerare la modernizzazione del Paese con attenzione concentrata al Mezzogiorno. Infatti, gli investimenti per infrastrutture localizzate nel Mezzogiorno rappresentano il 45 per cento degli investimenti complessivi del Programma Infrastrutture. È stata inoltre rilanciata la finanza di progetto come meccanismo moderno per una gestione razionale della progettualità e per il coinvolgimento del capitale privato nel finanziamento delle opere. Lo stesso Patto
i problemi di sviluppo riguardano non solo il Mezzogiorno ma anche altre aree nel territorio nazionale, riconosciute dalla stessa Unione europea come caratterizzate da difficoltà strutturali (aree dell'obiettivo 2). Tali aree meritano la giusta attenzione in una logica di perequazione dell'intervento pubblico per lo sviluppo senza determinare incoerenti discriminazioni tra i territori bisognosi di sostegno;
l'azione di Governo ha già trovato una concreta realizzazione nello sblocco dei cantieri per l'ammodernamento dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e nell'accelerazione nella realizzazione delle tratte ad alta velocità nel Mezzogiorno e che collegano il Mezzogiorno alle regioni del centro nord:
(1-00137)
«Bocchino, Amoruso, Briguglio, Cannella, Canelli, Cardiello, Catanoso, Cirielli, Cola, Coronella, Cristaldi, Fasano, Fatuzzo, Fragalà, Gallo, Geraci, Gironda Veraldi, La Grua, Landolfi, La Russa, Lo Presti, Lisi, Maggi, Nespoli, Paolone, Patarino, Antonio Pepe, Pezzella, Riccio, Scalia, Strano, Taglialatela, Trantino».