Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 235 del 5/12/2002
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(Presenza delle istituzioni scolastiche nei comuni minori - n. 2-00564)

PRESIDENTE. L'onorevole Castagnetti ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00564 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, questa interpellanza è nata da una preoccupazione molto diffusa, soprattutto nei piccoli comuni, a seguito di una comunicazione del ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, del luglio scorso, alle associazioni sindacali. Questa conteneva una lista di 2 mila scuole che risulterebbero sottodimensionate, in quanto il rapporto tra docenti e studenti sarebbe inferiore a 9,5. Queste scuole sono per lo più dislocate in comuni disagiati, in comuni minori, situati nelle isole, sull'Appennino o sulle nostre Alpi, nei quali, intorno alla scuola, è stata costruita la vita della comunità locale.
La preoccupazione, in tali comuni, è che l'ipotizzata o minacciata chiusura delle strutture scolastiche determini un collasso delle comunità locali. È vero che il Governo, con una successiva nota del 30 ottobre, in qualche modo, ha congelato l'iniziativa dichiarando l'opportunità di non procedere, nell'immediato, ad attività incidenti sulle operazioni di dimensionamento già effettuate; tuttavia, l'intenzione di non procedere nell'immediato non comporta una revoca chiara. La preoccupazione sta crescendo soprattutto in alcune regioni nelle quali è stato avviato un censimento delle strutture scolastiche per individuare i plessi con meno di 50 alunni.
Non è il caso che sia io a ricordare al Governo che il decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1998, nell'indicare i criteri di dimensionamento delle istituzioni


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scolastiche, raccomandava di tenere conto delle caratteristiche demografiche, orografiche, economiche, socioculturali ed anche delle condizioni di viabilità, vale a dire di tutte quelle condizioni obiettive di disagio cui sono collegati i rischi di dispersione e di rarefazione della popolazione scolastica.
La nostra preoccupazione, quindi, anche se è stata momentaneamente congelata da questa comunicazione del ministro dell'istruzione del 30 ottobre, persiste perché noi siamo convinti che uno dei problemi del nostro paese è rappresentato proprio dal dovere di salvaguardia delle piccole comunità, dei piccoli comuni, che sono custodi di una tradizione, ma anche custodi del territorio. Don Milani, che di scuola se intendeva, una volta disse: a fare parti uguali tra diseguali non si fa la giustizia. In questo caso, trattare i piccoli comuni come grandi comuni, i comuni disagiati come i comuni che invece non hanno queste problematiche non è possibile, perché si creano delle condizioni di vera e propria ingiustizia. Per queste ragioni noi chiediamo al Governo parole di rassicurazione, parole certe, parole tranquillizzanti per queste comunità. Questo è il senso dell'interpellanza.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca, onorevole Aprea, ha facoltà di rispondere.

VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, intanto all'onorevole Castagnetti e agli altri presentatori dell'interpellanza urgente devo dire che rispondo su delega della Presidenza del Consiglio dei ministri ed anche a nome del Ministero dell'interno. In ottemperanza a quanto previsto dall'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, il decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 233, citato anche dall'onorevole Castagnetti, ha dettato disposizioni per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per la determinazione degli organici funzionali dei singoli istituti al fine di garantire il raggiungimento ed il più efficace esercizio dell'autonomia, di dare stabilità nel tempo alle istituzioni scolastiche, di assicurare alle medesime la necessaria capacità di confronto, interazione, negoziazione con gli enti locali, le istituzioni, le organizzazioni sociali, le associazioni operanti nell'ambito territoriale di pertinenza, ed inoltre, di far sì che i giovani possano inserirsi in una comunità educativa culturalmente adeguata ed idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e socializzazione.
I criteri per il raggiungimento del dimensionamento sono stati previsti dal medesimo decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998 n. 233 che ha indicato i parametri di riferimento massimo (900 alunni) e minimo (500 alunni) e gli elementi da prendere in considerazione per assicurare, nell'ambito di detti parametri, l'ottimale dimensionamento delle istituzioni scolastiche. Tali elementi sono: la consistenza della popolazione scolastica residente nell'area territoriale di pertinenza; le caratteristiche demografiche, orografiche economiche e socio-culturali dei bacini di utenza; l'estensione di fenomeni di devianza giovanile e criminalità minorile; la complessità di direzione, gestione ed organizzazione didattica.
Il decreto stesso non ha mancato di dettare specifiche disposizioni per le scuole collocate nelle piccole isole, nei comuni montani nonché nelle aree geografiche contraddistinte da specificità etniche o linguistiche; per queste scuole, infatti, è stata prevista la possibilità di ridurre a 300 allievi il parametro minimo di riferimento.
Ogni determinazione in merito rientrava, poi, nelle dirette competenze delle singole regioni, nell'ambito delle proprie autonome potestà decisionali e responsabilità, a fronte delle proposte formulate dalle rispettive conferenze provinciali di organizzazione nelle quali, peraltro, erano rappresentate tutte quante le componenti legittimate a farvi parte, prime tra tutte quelle territoriali, ferma restando, in ogni


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caso, l'adottabilità di ogni iniziativa ritenuta necessaria per favorire, sul territorio, la migliore erogazione del servizio.
In tale contesto le conferenze provinciali prima e, successivamente, le regioni hanno potuto valutare, anche con riguardo alle eventuali specificità didattiche delle istituzioni coinvolte, le varie realtà territoriali, le particolari caratteristiche dei relativi ambiti, comprese quelle riguardanti i piccoli comuni, le località montane, le piccole isole, l'ambiente socio-culturale ed economico in cui le istituzioni scolastiche insistevano e, quindi, decidere nell'ottica di favorire il migliore esercizio del diritto allo studio da parte dell'utenza.
Il dimensionamento disposto ha trovato la propria conclusione come previsto dall'articolo 9, comma 9, del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 233, con l'avvio dell'anno scolastico 2000- 2001, ed ha costituito il presupposto per l'autonomia delle istituzioni scolastiche.
Preso atto della situazione conseguente all'intervenuto dimensionamento, il ministero ha poi emesso il decreto ministeriale 20 dicembre 2000, n. 285, con il quale sono state fissate, a decorrere dal medesimo anno 2000-2001, le dotazioni organiche a livello nazionale e regionale del personale dirigenziale scolastico preposto alle istituzioni autonome.
In data 25 maggio 2001, il ministero, nel rispondere a quesiti circa la possibilità di procedere, a decorrere dall'anno scolastico 2001-2002, all'effettuazione di attività incidenti sulla configurazione scolastica definita dal dimensionamento, aveva precisato che nell'immediato non erano possibili interventi sulle operazioni di dimensionamento già effettuate, ma non aveva escluso la possibilità di apportare le modifiche ritenute necessarie, quali quelle derivanti da decisioni giurisdizionali intervenute nel contempo.
Con riguardo alle altre attività relative al dimensionamento, quali costituzione o soppressione di nuovi indirizzi di studio, corsi o sezioni, con la stessa nota era stato chiarito che, di concerto con le regioni interessate, si poteva dar luogo a quelle richieste formulate dagli enti locali, d'intesa con le istituzioni scolastiche coinvolte, che si ponessero obbiettivamente come necessarie ed indilazionabili e che fossero finalizzate essenzialmente al riequilibrio ed alla risistemazione degli assetti preesistenti.
In data 30 ottobre 2002 il medesimo ministero nel richiamare la circolare ministeriale 30 maggio 2001, n. 1224, ha ribadito l'opportunità che non si proceda nell'immediato ad attività incidenti sulle operazioni di dimensionamento già effettuate precisando, inoltre, che eventuali interventi ritenuti strettamente necessari, di carattere occasionale contingente, devono tener conto degli indici di riferimento, non solo numerici, previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 233, e delle disposizioni inerenti alle dotazioni organiche di personale dirigenziale scolastico come previste dal decreto ministeriale 15 marzo 2002, n. 33.
Anche per le altre attività relative al dimensionamento è stato ribadito quanto già precisato in data 21 maggio 2001, evidenziando inoltre l'opportunità che l'eventuale adozione di provvedimenti richiesti tenga conto delle implicazioni collegate con la riforma degli ordinamenti scolastici, il cui disegno di legge è attualmente all'esame del Parlamento.
Nella stessa nota ministeriale è stato altresì precisato che la concreta fattibilità dell'operazione effettuabile è subordinata alla effettiva sussistenza di tutte le condizioni previste dalla normativa vigente.
Con riguardo, in particolare, alla regione Veneto si fa presente che provvedimenti di dimensionamento della rete scolastica adottati dalla regione si riferiscono a situazioni del tutto eccezionali e che le richieste di intervento sono state formulate di intesa tra gli enti locali.
Si chiarisce, anche, che non è stato predisposto alcun elenco di istituti da dimensionare, né poteva esserlo, tenuto conto della normativa vigente in materia che, è opportuno ribadire, demanda alle regioni la programmazione della rete scolastica ed agli enti locali i relativi provvedimenti


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di attuazione. L'elenco di istituti scolastici, in relazione ai quali sono stati ipotizzati probabili interventi di dimensionamento, ha la finalità di accertare eventuali situazioni di evidente scostamento del rapporto docenti-alunni rispetto alla media nazionale. Ciò al fine di procedere ad una effettiva valutazione dei singoli casi per mettere eventualmente in atto opportuni interventi correttivi. Gli istituti elencati sono quelli in cui il rapporto alunni-docenti è di molto inferiore alla media italiana che, a sua volta, come è ampiamente noto, è di molto inferiore alla media europea.
In effetti l'adempimento posto in essere non rispondeva ad un intento sanzionatorio o di taglio degli organici ispirato a criteri meramente ragionieristici, bensì alla doverosa esigenza di corretta amministrazione delle pubbliche risorse e di razionale utilizzo delle stesse.
Con riguardo, poi, a quanto auspicato dagli onorevoli interroganti circa l'esigenza di valorizzare il ruolo dei piccoli comuni, che rappresentano la vera ossatura del sistema delle autonomie locali, in quanto il 72 per cento dei comuni italiani è rappresentato da enti con popolazione inferiore ai cinquemila abitanti, il Ministero dell'interno ha fatto presente di aver risposto sempre con la massima attenzione a dette esigenze con politiche di sviluppo appositamente dedicate.
A tale scopo è stata scelta la strada dell'associazionismo comunale, in alternativa alle fusioni, con rilevanti incentivi sia statali che regionali e ricorrendo anche alla costituzione di unioni di comuni, finalizzate all'esercizio associato di funzioni e di servizi.
Il disegno di legge finanziaria per il 2003, attualmente all'esame del Senato della Repubblica e già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati, prevede un quadro di interventi ed esenzioni di notevole spessore a favore proprio dei piccoli comuni quali: l'esonero dal rispetto del patto di stabilità interno (articolo 17, coma 8); l'incremento dei fondi per gli investimenti per i comuni con popolazione fino a tremila abitanti; finanziamenti a favore delle unioni di comuni e delle comunità montane (articolo 19) nonché la deroga al blocco delle assunzioni di personale (articolo 22, comma 9).
Per una concreta attuazione delle disposizioni contenute nel nuovo titolo V della Costituzione, il Ministero dell'interno segue con particolare attenzione le proposte di legge atti Camera nn. 1174 e 2952, recanti «Misure per il sostegno dei comuni con popolazione pari o inferiore a cinquemila abitanti» i cui testi sono stati unificati il 28 novembre ultimo scorso dai Comitati ristretti delle Commissioni V ed VIII. Il provvedimento ha lo scopo di promuovere e sostenere le attività economiche, sociali, ambientali e culturali esercitate nei piccoli comuni e di tutelare e valorizzare il patrimonio naturale e storico-culturale custodito in tali comuni, favorendo altresì l'adozione di misure rivolte ai cittadini residenti, con particolare riferimento al sistema dei servizi territoriali.
Sono, infine, allo studio iniziative legislative governative di riforma della legge sulla montagna, in attuazione dell'articolo 44 della Costituzione, finalizzate a modificare la legge n. 97 del 1994, che potrebbero sostenere adeguatamente i comuni a carattere montano o parzialmente montano.

PRESIDENTE. L'onorevole Castagnetti ha facoltà di replicare.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, avrei voluto dichiararmi soddisfatto della risposta fornita dal sottosegretario, ma non posso farlo perché le sue parole non hanno fugato i nostri timori. Sostanzialmente è una risposta che si impernia su un'espressione contenuta nella circolare ministeriale del 30 ottobre scorso, dove si dichiara l'opportunità di non procedere nell'immediato; lo ripeto, in essa si parla di opportunità di non procedere - è un'opportunità, non è una decisione - aggiungendo «nell'immediato». Questo non rassicura per il futuro.
Di fronte a ciò che sta accadendo nel nostro paese dovremmo assumere il dato di un intervento privilegiato a favore delle


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piccole comunità. Io rivolgo questo appello, del resto l'iniziativa di legge Realacci a favore dei piccoli comuni è stata firmata da rappresentanti di tutto l'arco parlamentare ed è sostenuta anche da molte forze della maggioranza, al Governo, perché necessariamente è il nostro interlocutore; in ordine a questo ricordo che durante l'estate abbiamo registrato diversi appelli, provenienti persino dalla conferenza episcopale italiana e, soprattutto, dal Presidente della Repubblica, il quale, in più occasioni, nel dichiarare il suo consenso, il suo apprezzamento per l'iniziativa legislativa che ho appena ricordato, ha detto di avere notizia di tanti sindaci che fanno da ciceroni per invitare giovani ed imprese ad insediarsi nei borghi che si stanno spopolando. Ebbene, rispetto a quello che sta accadendo, anche in riferimento al degrado del territorio ed al degrado idrogeologico, se è evidente che di fronte alle piogge non vi è alcuna responsabilità del Governo, è altrettanto vero che di fronte al dissesto idrogeologico del nostro territorio non possiamo rifiutare le nostre responsabilità. Ebbene, sappiamo che il dissesto idrogeologico è spesso determinato o favorito dallo spopolamento, dall'abbandono dell'uomo. Quando l'uomo non è più presente sul territorio, quando l'uomo non è più presente a presidiare, quando non è più presente nel compiere la manutenzione del territorio, ad esempio la manutenzione in montagna dei boschi o la pulizia dei canali e degli scarichi, accade poi che è sufficiente un acquazzone per sconquassare il nostro territorio, con danni e conseguenze assolute.
Dobbiamo proprio assumere questo impegno, lo ripeto, impegno, a favorire le piccole comunità, perché l'uomo sul territorio, sul territorio disagiato, ci sta se ha degli incentivi. Anche gli incentivi cui ha fatto riferimento la nuova legge per la montagna o altri incentivi sono tutti palliativi, non cambiano, non risolvono la condizione di disagio dell'uomo che abita in queste piccole comunità.
Oggi l'uomo deve avere la garanzia di disporre di servizi, ed il servizio della scuola, come quello sanitario, è considerato giustamente irrinunciabile da chiunque. Una giovane coppia va ad abitare in un borgo abbandonato se sa di poter utilizzare, anche nelle condizioni di emergenza, servizi così vitali ed importanti.
Non basta dire che il decreto indica alle regioni criteri per cui si deve tenere conto di qualcosa. Avete fatto questa sorta di indagine per la regione Veneto per vedere se vi erano forti discrasie rispetto al rapporto tra docenti e allievi. Vorrei che come ministero promuoveste indagini presso tutte le regioni per vedere se vi è la scelta di sostegno vero ed effettivo nei confronti delle piccole comunità e considerare queste come le discrasie da combattere. Non sto difendendo la razionalizzazione della rete scolastica nelle aree urbane dove se tre licei vengono unificati in uno ciò non crea alcun disservizio o disagio. Tuttavia, quando si toglie una scuola elementare o media in una piccola comunità pensando che il servizio di navetta consentirà di coprire i chilometri di distanza si deve tenere conto della possibilità di neve, frane o di una qualsiasi controindicazione. I ragazzi, magari, devono salire su un pullman alle cinque del mattino per raggiungere la scuola: è questo che dobbiamo cercare di evitare, perché altrimenti non creeremmo tale inversione. Non voglio costringere nessuno dei cittadini italiani ad andare abitare in un posto in cui non desidera abitare, ma vi sono tanti cittadini originari di queste piccole comunità che vorrebbero poter continuare a risiedere lì se solo fossero garantiti i servizi essenziali.
Di fronte a tale situazione, che in alcuni casi è anche drammatica, chiedo che il Governo si assuma tale responsabilità. L'Italia si aggiusta proprio partendo da scelte di questo genere, non c'è bisogno di manutenzione riparatoria sempre ex post. In questi giorni ho letto un intervento di un uomo politico che oggi collabora con il Governo, l'onorevole Zamberletti, secondo cui anche la prevenzione è una grande opera pubblica. La prevenzione vuol dire anche un intervento sull'uomo, sui giovani, sui ragazzi. Una comunità che risparmia sui ragazzi è come un contadino che risparmia sulle sementi: è una comunità


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che non guarda avanti, che non guarda al futuro, che sceglie l'autolesionismo. È per questo che chiedo al Governo di farsi carico con maggiore nettezza di tali problemi. Infatti, basta anche solo l'incertezza perché una coppia non vada ad insediarsi in una realtà dove domani non potrebbe esservi questo servizio. Quando nella circolare ministeriale si dice che è opportuno, nell'immediato, non procedere, tale velo di incertezza rimane ed è un velo che inibisce alle piccole comunità la possibilità di consolidarsi.
Viviamo un momento di grande trasformazione nella scuola, lei me lo insegna. Vi è la nuova legge di ordinamento, vi è la maledetta legge sulla devolution (che, comunque, non passerà perché, nel caso venisse approvata nel testo del Senato, vi sarà un referendum). Quello che il Governo può fare in questa fase deve dare il senso della certezza e della consapevolezza che il problema che abbiamo posto è un problema vero.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

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