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ANNA FINOCCHIARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, vorrei segnalare ai colleghi della maggioranza, in particolare a quelli siciliani, che davanti a Palazzo Chigi vi sono 25 donne di Termini Imerese, mogli, sorelle, parenti dei lavoratori della FIAT di Termini Imerese, che hanno viaggiato questa notte, senza cuccette, perché al momento non vi sono le risorse economiche per affrontare un viaggio di altro genere.
Vorrei sottolineare ai colleghi siciliani la sproporzione tra questa composta e fiera dignità di gente che manifesta e che porta la sua testimonianza, con riferimento ad una situazione gravissima, e le dichiarazioni del Presidente del Consiglio (le abbiamo apprese ieri sera in televisione ed oggi sono apparse sui giornali) che, certamente, tradiscono un concetto di sé, forse un po' fuori misura, di fronte ad una vicenda che richiederebbe molto rigore, molta prudenza, attenzione e capacità di assunzione di responsabilità che vadano oltre il fatto che è compendiato nella frase oramai famosa: se io potessi dirigere la FIAT, ma sono impegnato in altro.
Credo che anche questo tratto, rispetto al modo in cui viene affrontata la vicenda della FIAT, dovrebbe essere uno degli aspetti della discussione che mi auguro al più presto il Governo vorrà celebrare in quest'aula ed in quella del Senato per informarci sui passi in avanti, ammesso che se ne riescano a fare, per la soluzione della vicenda; vicenda che incide su un dato che non è soltanto quello gravissimo di una crisi straordinaria della maggiore industria nazionale, ma anche quello della vita quotidiana di migliaia di soggetti ed anche della dignità e dell'orgoglio di migliaia di siciliani, che vorrebbero continuare a svolgere il proprio lavoro con grande tranquillità per provvedere ai bisogni delle proprie famiglie e per contribuire allo sviluppo del paese.
Mi premeva sottolineare la distanza che fra questi due modi di rappresentarsi, quello delle donne di Termini Imerese oggi stazionanti davanti a Palazzo Chigi e quello del Presidente del Consiglio, gli italiani e i colleghi, in particolare della maggioranza, potrebbero e possono cogliere.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei intervenire sulla vicenda FIAT, consapevole che nei giorni scorsi vi è stato un ampio ed articolato dibattito. Questa Assemblea ha approvato mozioni per dettare indirizzi, contributi orientativi rispetto agli incontri che dovevano tenersi fra l'azienda, il sindacato ed il Governo. Sappiamo da notizie di stampa che la trattativa fra azienda e parti sociali finalizzata alla modifica del piano aziendale sta procedendo con grandi difficoltà.
In questo percorso non sempre abbiamo verificato una capacità di mediazione e di intervento da parte del Governo all'altezza dei problemi che la vicenda FIAT apre sul piano economico e sociale.
Abbiamo tuttavia trovato sconcertante il comportamento del Presidente del Consiglio dei ministri che ieri, in una sede non istituzionale, con poco senso di responsabilità rispetto alla drammatica condizione degli operai e delle loro famiglie, ha esternato, presentandosi come una sorta di Superman, un protagonista eroico dei fumetti, capace di risolvere tutti i problemi del paese, compreso quello legato alla FIAT. Infine, egli ha ripreso una proposta che se non fossimo in una condizione tragica farebbe ridere: convertire gli operai FIAT in infermieri professionali.
Signor Presidente, intervengo perché vorremmo chiedere al Governo maggior rispetto del deliberato del Parlamento e degli ordini del giorno approvati, maggiore sensibilità nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie, che ormai da tempo sono in lotta e stremati, nonché sfiduciati rispetto all'inerzia e all'inadeguatezza del Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io posso commentare soltanto ricordando ciò che ha già detto il Presidente Casini, ovvero l'impegno e l'attenzione con cui tutta la Camera sta seguendo la crisi drammatica della FIAT, nonché la vicinanza ai lavoratori, che rischiano di perdere i propri posti di lavoro, e alle loro famiglie. Comunque il Governo sarà informato del contenuto degli interventi svolti dagli onorevoli Finocchiaro e Burtone.
GRAZIANO MAZZARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei chiedere alla Presidenza della Camera, nel sottoporre la questione al Governo, di informare il Governo stesso che vi è un'altra grande vertenza che appare simile a quella della FIAT e che risulta degna di attenzione.
Si tratta di un gruppo internazionale che sta facendo fallire un'esperienza italiana molto importante - mi riferisco alla Marconi italiana - e che ha annunciato centinaia e centinaia di licenziamenti; possiamo chiamarli così, considerato che si tratta di diverse aziende sul territorio italiano - Genova, Marcianise, Roma -, che rischiano di non avere una prospettiva.
Si tratta, quindi, di un'altra grande vertenza - oggi i lavoratori hanno occupato un'area ferroviaria della città di Genova - che vorremmo collegare, per la sua importanza, a quella della FIAT. La prego, se vorrà e potrà, mentre rivolge questa informazione al Governo, di sottolineare anche la necessità di un'iniziativa del Governo su questo punto.
PRESIDENTE. La ringrazio per l'informazione, onorevole Mazzarello. Sarà fatto.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la situazione della FIAT è talmente seria e talmente grave che mi è sembrato inopportuno sentire poco fa alcune considerazioni, alcune illazioni, alcune espressioni di vera demagogia. Non si può scherzare su certe cose. Non mi sembra che andare a riprendere certe espressioni, dette tra l'altro in una sede non istituzionale, possa costituire l'occasione per ironizzare su una questione molto seria.
Lei ha detto che il Presidente della Camera e tutto il Parlamento sono impegnati per risolvere questa situazione e, quindi, dobbiamo continuare su questo impegno; non dobbiamo assolutamente prendere spunto da eventuali battute o da eventuali frasi riportate dai giornali per fare un po' di protagonismo, un po' di spettacolo. Non si tratta di uno spettacolo, ma di una cosa seria, quindi, vorrei fare un richiamo alla serietà e all'impegno e a lavorare - come stiamo lavorando - per
risolvere definitivamente questo problema (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (CCD-CDU) e di Alleanza nazionale).
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, colgo l'occasione per dire anch'io due parole su questo argomento, ma di segno completamente opposto. Spero di tutto cuore che il Presidente del Consiglio abbia effettivamente detto ciò che tutta l'Italia e, in particolare, Torino sanno, cioè che una delle cause fondamentali del disastro della FIAT è la carenza di un management che ha dimostrato di non essere all'altezza della situazione. Se negli anni passati - troppi anni - quando vi erano governi che, anziché riconoscere questa situazione, erano proni ai voleri dell'azienda, qualcuno avesse detto - prima di ora, molto prima di ora - che il re era nudo, e cioè che il management non era all'altezza della situazione, probabilmente non saremmo giunti al punto a cui purtroppo siamo giunti, dovendo noi gestire una situazione che è sicuramente imputabile al carattere servile e padronale di tutti i governi che hanno preceduto quello attuale.
Quindi io spero, ripeto, di cuore che il Presidente del Consiglio abbia detto queste cose e spero che le ripeta in ogni circostanza, perché la FIAT ha dimostrato di essere quell'azienda che, vezzeggiata per troppi anni dai precedenti governi, è riuscita a fagocitare 238 mila miliardi di cassa integrazione speciale, per regalarci lo spettro di questa disoccupazione. Credo che la sinistra nel dire queste cose dovrebbe vergognarsi, perché avrebbe dovuto dirle lei per prima (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Stiamo improvvisando un dibattito di merito, cosa di cui non mi dolgo, perché anche questo è compito della Camera. Tuttavia, credo vi saranno altre sedi formali per tornare su questa grave crisi. Ringrazio tutti gli intervenuti.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15 con lo svolgimento del question time e alle 18 con le votazioni relative alla proposta di legge costituzionale concernente la modifica dell'articolo 79 della Costituzione in materia di amnistia e indulto.
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