Allegato A
Seduta n. 234 del 4/12/2002


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(Sezione 6 - Promozione di un progetto di tutela nazionale del territorio carsico)

F)

DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
un vastissimo territorio tra l'Italia e la Slovenia dalle straordinarie caratteristiche geologiche attende da decenni un'adeguata protezione nazionale ed internazionale: il Carso;
il Carso in Europa è un ambiente assolutamente unico e da lungo tempo se ne sollecita un'adeguata e strutturale protezione, mentre, al contrario, si deve registrare un avvilente inquinamento ambientale;
l'altipiano carsico, anziché essere valorizzato - come meriterebbe - per le sue doline ed i suoi inghiottitoi, è stato purtroppo utilizzato, in passato, come una vera e propria discarica naturale, capace di ospitare rifiuti di ogni genere, carcasse di animali, residuati bellici degli ultimi due conflitti mondiali, ivi compresi materiali esplosivi;
è intuibile che una tale massa di rifiuti di ogni genere non può che avere seriamente intaccato il sottosuolo, stante la particolare natura geologica del terreno;
il Carso triestino, ad esempio, accusa la scomparsa di oltre trecento grotte, adibite, appunto, a discariche, alcune delle quali utilizzate per lo scarico di oli esausti e di altri prodotti petroliferi, che, a loro volta, hanno creato mefitici laghetti di nafta, mentre le stalattiti e le stalagmiti risultano ricoperte di catrame e bitume;
anche le opere pubbliche, realizzate in modo sconsiderato, hanno contribuito a rovinare il paesaggio, cosicché le autostrade ed i relativi svincoli hanno compromesso aree di grande rilievo, ostruendo, ad esempio, l'accesso alla «grotta dei ciclamini»;
lo stesso progetto di valorizzazione della baia di Sistiana in realtà minaccia la sopravvivenza di ben otto grotte, tra cui quella «delle candele»;
onde evitare la perpetuazione dello scempio, appare necessario pensare ad una seria ed organica tutela a livello nazionale e, auspicabilmente, a livello internazionale;
sul piano nazionale, dopo i primi progetti di tutela, risalenti alla seconda metà degli anni sessanta, per iniziativa dei botanici triestini Renato Mezzana e Livio Poldini, si è passati alla cosiddetta «legge Belci» del 1971, che, peraltro, se da una parte istituiva alcune riserve, dall'altra ne demandava la gestione ad una successiva legge regionale, che non ha mai visto la luce;
anche la successiva legge regionale del 1966, che ha istituito cinque riserve sul Carso (quattro su quello triestino, Val Rosandra, Monte Rosario, Monte Lanaro e Falesie di Duino, ed una su quello goriziano, il Lago di Doberdò) ed un parco intercomunale, che avrebbe dovuto creare una continuità fra le riserve regionali, non si dimostrava alla prova dei fatti particolarmente efficace, sicché delle cinque riserve soltanto due (Doberdò e Val Rosandra)


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hanno piani di conservazione e sviluppo, che avrebbero dovuto ricevere aggiornamenti in base alla legge regionale n. 42 del 1996;
la Val Rosandra, dopo numerosi anni di vero e proprio abbandono, ha riaperto da poco tempo un centro visite a Bagnoli della Rosandra, ma non è stata oggetto di alcun intervento di ripristino naturalistico;
a Doberdò, con i fondi del progetto Life, è in corso di realizzazione un centro di informazioni, mentre il parco intercomunale in realtà non è mai decollato;
sul piano internazionale, il censimento Habitat ha localizzato «siti di importanza comunitaria» e di «importanza nazionale», anche in aree al di fuori di quelle già previste negli strumenti di tutela;
malgrado ciò, uno solo di questi siti, i Laghetti delle Noghere, è diventato «biotopo regionale», soprattutto grazie al continuo e forte interessamento di Legambiente di Trieste;
è ragionevole ipotizzare un parco internazionale con la Slovenia - che, dal canto suo, ha realizzato il parco regionale di San Canziano a ridosso del confine - anche se occorre studiare la possibilità di superare il problema dell'entrata della Slovenia nell'Unione europea;
l'istituzione di un'area protetta garantirebbe la tutela del territorio, delle sue valenze storiche, ambientali e culturali e consentirebbe un'efficace sinergia per la valorizzazione delle risorse territoriali, a cominciare dai prodotti tipici locali vitivinicoli e dal famoso miele prodotto dall'ape del Carso, ibrido fra l'ape mediterranea e quella centro-europea;
sarebbero altresì valorizzati i prodotti zootecnici, con il sostegno agli allevamenti di caprini e di ovini, che contribuiscono alla conservazione della landa carsica, ambiente assai pregiato sotto il profilo della vegetazione, attualmente minacciato in maniera pericolosa dall'espansione della boscaglia e del pino nero;
contemporaneamente, troverebbero sbocco concreto interessanti esperienze sostenute dall'università di Trieste per il reinserimento della pecora cartolina;
infine, l'attività turistica ottimizzerebbe lo sfruttamento delle tipiche «osmizze», case di contadini, ove, per limitati periodi dell'anno, si beve il vino e si mangiano i salumi ed i formaggi di casa;
il problema più importante, peraltro, dal punto di vista naturalistico è quello delle grotte carsiche, che si contano in più di mille soltanto sul Carso triestino e che sono meritevoli di attenzione, di valorizzazione, di tutela e di conseguente oculata gestione -:
se non ritenga di dover prendere in considerazione l'intero territorio carsico per promuovere un progetto di tutela nazionale e, se possibile, internazionale, al fine di preservare dallo scempio un'area che rappresenta certamente, in Europa, un unicum di cui il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio deve prendere atto assumendo le iniziative ed i provvedimenti ritenuti idonei per salvaguardare l'area e le sue caratteristiche naturali, concertando, con il ministero delle politiche agricole e forestali, un piano di sviluppo sostenibile ed eco-compatibile che incentivi la valorizzazione dei prodotti tipici locali.(3-01260)
(23 luglio 2002)