Allegato A
Seduta n. 234 del 4/12/2002


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(Sezione 5 - Riforma della gestione dei servizi pubblici locali con particolare riferimento alle risorse idriche)

E)

DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
il comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche ha presentato al Parlamento, nel mese di settembre 2001, la relazione annuale sullo stato dei servizi idrici, nel rispetto della previsione degli articoli 22 e 23 della legge di riforma del servizio n. 36 del 1994;
la relazione è, per certi versi, decisamente allarmante, atteso che emerge chiaramente che l'espansione dell'economia del settore dei servizi idrici è decisamente più lenta di quanto, in effetti, ci si attendeva;
sembra che non si riesca a superare la maggiore difficoltà (peraltro conosciuta e considerata nelle previsioni) costituita dalla forte frammentazione delle gestioni;
le gestioni dirette da parte dei comuni rappresentano ancora la modalità gestionale numericamente più diffusa, soprattutto nel settore fognario, mentre le gestioni pubbliche industriali sono più numerose nei servizi di acquedotto e depurazione;


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lo spazio ricoperto dai privati appare piuttosto limitato e pare essere riservato al solo settore della depurazione;
secondo lo studio Irs, che deriva dall'elaborazione dei dati presenti nei conti consuntivi dei comuni e dei dati ricavati da Federgasacqua e Confservizi-Cispel, le gestioni dirette in economia servono circa il 50 per cento della popolazione italiana, percepiscono più del 38per cento dei proventi e danno occupazione al 56,5 per cento degli addetti;
i privati servono soltanto l'8 per cento della popolazione, percepiscono il 9,2 per cento dei proventi ed occupano il 10,2 per cento degli addetti;
dai dati ricavabili dalla relazione, si riscontra, peraltro, almeno una nota positiva rappresentata del forte e significativo recupero della capacità di coprire i costi, che ha portato sostanzialmente al dimezzamento delle passività;
il fatturato complessivo dell'industria dei servizi idrici, in Italia, ha toccato nel 1996 la ragguardevolissima somma di 6.400 miliardi di vecchie lire, a fronte di un volume di acqua erogata di 6.000 milioni di metri cubi;
nel periodo compreso tra il 1994 ed il 1996, il valore complessivo del mercato dei servizi idrici è cresciuto del 3,4 per cento, con punte elevate per i settori più dinamici (fognario 12,7 per cento, depurazione 9,7 per cento) e con dati significativi e preoccupanti in altri segmenti (il settore acquedotto si è mantenuto assolutamente stabile);
gli investimenti in opere infrastrutturali si sono pericolosamente contratti, fra il 1985 ed il 1996, di oltre due terzi;
l'assetto complessivo del mercato italiano in questo settore è in lenta trasformazione, nel senso che molte aziende speciali, comunali e sovracomunali, così come molte gestioni comunali in economia, si stanno trasformando in società per azioni, mentre appare tonico ed in crescita il processo di conclusione di alleanze e di accordi societari che dovrebbero portare gli operatori esistenti ad una dimensione più utilmente gestibile, se non all'auspicabile nascita di nuovi soggetti imprenditoriali più forti ed organizzati;
le aggregazioni in corso, se da una parte produrranno l'effetto della diminuzione del numero degli operatori, dall'altra porteranno ad un aumento dei concorrenti nelle procedure di gara, incrementando in tal modo positivamente la pressione concorrenziale;
vi è, peraltro, un forte ostacolo a tale positivo processo, derivante dalla limitazione al principio di extraterritorialità, che, attraverso varie sentenze di tribunali amministrativi regionali, vincola le società di proprietà di enti locali ad operare esclusivamente nel proprio territorio, precludendo ad esse la partecipazione a procedure di gara per l'assegnazione in concessione a terzi dei servizi pubblici;
il Parlamento, nel corso della XIII legislatura, aveva avviato l'esame di un disegno di riforma della gestione dei servizi pubblici locali (atto Senato 4014 e atto Camera 7042), riservando particolare attenzione alla definizione delle regole che presiedono alla scelta della forma di gestione e alle modalità di affidamento del servizio da parte dei comuni titolari, nonché alla riaffermazione del principio di separazione dell'attività di indirizzo e di controllo da quella di gestione e dell'obbligo della gara per l'affidamento del servizio;
la questione è di grande rilevanza sia per gli effetti che riverbera sulla popolazione civile del nostro Paese, sia per le dimensioni economico-finanziarie del settore delle risorse idriche, sia per l'ammodernamento dei vari settori e sia, infine, per una corretta politica dell'ambiente nell'ambito della risorsa naturale più importante, costituita certamente dalle acque;
il Governo deve necessariamente ed urgentemente predisporre un'organica ed adeguatamente finanziata proposta di riforma,


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tenendo conto del fatto che si tratta di avviare una delle più grandi riforme infrastrutturali del Paese -:
quali siano gli intendimenti ed i programmi del Governo in materia di riforma della gestione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento alle risorse idriche, alla luce delle non confortanti conclusioni che si ricavano dalla relazione annuale sullo stato dei servizi idrici del 2001, e con particolare riferimento alla contrazione degli investimenti, ai difetti di pianificazione nell'ambito sovracomunale e ai ritardi nella realizzazione delle opere per l'adeguamento della rete. (3-00401)
(12 novembre 2001)