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pattuglie che svolgano un ruolo di «controllo» sull'operato dei colleghi, al fine di non incorrere in situazioni simili -:
il 19 marzo 1996 tre agenti del reparto volanti di Milano - di pattuglia in una zona ad alta densità criminale - a seguito di un normale controllo di routine, furono denunciati per furto da un extracomunitario da loro fermato;
i tre agenti sono stati condannati a tre anni di carcere e all'interdizione dai pubblici uffici, nonostante la richiesta di assoluzione del pubblico ministero perché il fatto non sussisteva;
a seguito di questa condanna, le forze dell'ordine di tutta Italia hanno manifestato sdegno e costernazione nei confronti di un'accusa ritenuta ingiusta, in quanto fondata esclusivamente sulla dichiarazione del solo «fermato», senza il supporto di prove testimoniali o di altro genere, e nonostante la parola contraria dei tre agenti coinvolti;
gli agenti coinvolti hanno sempre goduto di chiara e specchiata reputazione: solo qualche settimana prima di questo episodio, per esempio, avevano trovato e restituito una valigetta contenente 110 milioni di vecchie lire in contanti; pochi giorni dopo la denuncia, il capopattuglia, già peraltro pluridecorato, ha salvato un extracomunitario che stava affogando nei Navigli;
le forze dell'ordine hanno protestato pubblicamente avanzando richiesta di legittima tutela nei loro confronti, ad esempio dichiarando di voler sorvegliare il territorio solo con il supporto di più
quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato per rispondere alle esigenze di tutela sottolineate dai tutori dell'ordine e in concreto quali misure intenda adottare per evitare che episodi che possono essere percepiti come una delegittimazione dei tutori dell'ordine, siano essi carabinieri o agenti di polizia, si traducano in un vantaggio psicologico, e non solo, per la criminalità italiana e straniera.(3-01674)
(3 dicembre 2002)