Allegato B
Seduta n. 232 del 2/12/2002

TESTO AGGIORNATO AL 4 DICEMBRE 2002


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ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:

La Camera,
premesso che:
domenica 1o dicembre 2002 ricorre la giornata mondiale per la lotta all'AIDS;
l'UNAIDS (Agenzia dell'ONU per la lotta all'AIDS, ha lanciato un vero e proprio grido di allarme in occasione della presentazione del suo rendiconto annuale da cui si evidenzia che sono quarantadue milioni tra adulti e bambini, le persone sieropositive e che nel solo 2002 5 milioni di persone sono state contagiate;
le donne rappresentano il 50 per cento del numero globale dei sieropositivi determinando così la grande novità del rapporto di quest'anno;
l'epidemia mondiale non cessa di progredire con i suoi picchi di gravità in Africa meridionale e con la minaccia di divenire incontrollabile in due aree geografiche: l'Asia centrale e l'Europa orientale dove il numero dei nuovi contagi cresce più velocemente che altrove;
il contagio diffuso tra le donne rappresenta il dato agghiacciante della mutata diffusione del virus, il ché significa che nei prossimi anni saranno sempre più i bambini ad essere infettati dalle loro madri, che hanno già visto colpiti, mariti, padri e fratelli;
a fronte di questa situazione, grave è la mancanza di finanziamenti per contrastare l'AIDS, che secondo il direttore esecutivo dell'UNAIDS, Peter Piot, dovrebbero ammontare almeno a 10 miliardi di dollari l'anno per alimentare il fondo globale per la lotta all'AIDS e dal 2007 ne occorrerebbero ben 15 miliardi all'anno;
in Italia, il fenomeno AIDS, con gli oltre cinquantamiladuecentosettantuno casi segnalati al 30 giugno 2002, continua ad essere una emergenza, con i 935 nuovi casi notificati al centro operativo AIDS;
le regioni più colpite dall'AIDS sono la Lombardia, la Liguria, il Lazio, l'Emilia Romagna, la Campania e il 71,7 per cento del totale dei casi si concentra nella fascia d'età compresa tra i 25 ed i 39 anni;
il serbatoio di infezione è ancora ampio e si stima che i sieropositivi nel nostro paese siano tra gli 80 ed i 110 mila casi;
i sistemi di sorveglianza delle nuove diagnosi da infezioni da HIV, per ora attivi solo in alcune regioni, mostrano che è necessario non abbassare la guardia e rafforzare a livello nazionale i sistemi di sorveglianza delle nuove infezioni da HIV;
i tagli in termini di risorse economiche nazionali e di conseguenza locali, il non investire in efficaci programmi di ricerca, prevenzione e cura con farmaci innovativi antiretrovirali, porta inevitabilmente ad un aumento di infezioni, che domani si trasformerà in aumento dei costi sanitari, in perdita di vite umane in disagio costante per i molti sieropositivi;
l'interruzione della precedente fattiva collaborazione tra Commissione nazionale AIDS e Consulta del volontariato per l'AIDS comporta la perdita di sinergie fondamentali per una capillare azione informativa, preventiva e di reinserimento sociale soprattutto dei sieropositivi, a livello territoriale in tutto il paese;
la mancanza di risorse da destinare all'istituto Superiore di Sanità per la prosecuzione della efficace azione di sorveglianza e per la sperimentazione del vaccino, promosso dal team guidato dalla dottoressa Ensoli, rischia di fare arretrare il nostro paese che lavora in rete con alcuni centri europei e di oltre oceano ad un ruolo marginale in quest'ambito di ricerca;
le azioni più efficaci suggerite dalla regione europea dell'Oms e riprese nel


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Piano Sanitario Nazionale 2000-2003 e successivamente in quello 2002-2004 richiedono per la loro attuazione la messa in campo, in accodo con le Regioni del progetto Obiettivo per la lotta contro l'Aids;
le recenti notizie di stampa hanno evidenziato che l'opuscolo informativo messo a punto congiuntamente dal Ministero della salute e da quello dell'Istruzione, Università e ricerca scientifica, secondo quanto affermato dai due più eminenti immunologi ed infettivologi del nostro Paese, non sia efficace né dal punto di vista della corretta informazione, né dal punto di vista della conoscenza di tutti gli strumenti esistenti in termini preventivi per contrastare l'infezione da Hiv;
ancorché rivolto ai giovani delle scuole dell'obbligo e superiori, l'opuscolo richiama metodiche di prevenzione che nulla hanno a che vedere con ciò che, unanimemente la scienza sollecita da oltre 20 anni per prevenire l'infezione e cioè l'uso del profilattico nel caso di rapporti occasionali o a rischio, ma introduce una concezione etica di parte che non si addice alla conoscenza corretta di tutti i mezzi preventivi oggi a disposizione;

impegna il Governo

ad attivare tempestivamente in accodo con le regioni, il progetto obiettivo lotta all'AIDS;
a sollecitare le regioni inadempienti per la messa in opera del sistema di sorveglianza in stretto rapporto con l'Istituto Superiore di Sanità;
ad incrementare a partire dalla finanziaria 2003-2006 i fondi per la ricerca presso l'Istituto Superiore di Sanità almeno nella misura di 2 milioni e 500 mila euro all'anno per tre anni;
a predisporre con le regioni e le Associazioni del volontariato l'avvio di una campagna diffusiva di conoscenza delle modalità di trasmissione da Hiv e di conseguenza degli strumenti più idonei al contrasto dell'infezione, quali i profilattici;
a mettere in sinergia il lavoro della Commissione nazionale Aids e della Consulta per la lotta all'Aids affinché si proceda ad una azione capillare di informazione, di messa in campo di sempre più validi strumenti per la prevenzione, la cura e il sostegno all'integrazione sociale e nei luoghi di lavoro delle persone sieropositive;
a riconsiderare l'opuscolo approntato affinché non si presti ad interpretazioni sessuofobiche e lesive dello sviluppo armonico della personalità dei giovani.
(1-00131) «Labate, Violante, Montecchi, Innocenti, Agostini, Bogi, Calzolaio, Magnolfi, Nicola Rossi, Ruzzante, Grillini, Battaglia, Turco, Zanotti, Di Serio D'Antona, Giacco, Bolognesi, Lucà, Capitelli, Sasso, Carli, Chiaromonte, Giulietti, Lolli, Martella, Tocci, Deiana, Valpiana, Titti De Simone, Mazzuca Poggiolini, Trupia, Bellillo, Maura Cossutta, Pistone, Zanella, Cima».

La Camera,
premesso che:
lo sfruttamento del lavoro infantile per la sua entità e sistematicità rappresenta un dato strutturale dell'attuale economia globalizzata. A 250 milioni di bambini sono negati diritti fondamentali come quello all'istruzione, al gioco, alla casa ed alla salute. Molti di loro sono ridotti allo stato di schiavitù;
la Convenzione n. 182 dell'Organizzazione internazionale del lavoro del 17 giugno 1999 relativa alla proibizione delle forme peggiori di lavoro minorile è purtroppo ancora in buona parte inattuata e richiede un rinnovato impegno della comunità internazionale per far fronte all'aggravarsi della situazione;


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anche nel nostro Paese il lavoro minorile non solo non è stato debellato ma riemerge prepotentemente dove sono diffusi il lavoro nero, la disoccupazione, la cancellazione dei diritti acquisiti dai lavoratori adulti. Grave rimane il problema dell'abbandono dell'obbligo scolastico;

impegna il Governo:

a destinare almeno il 50 per cento dei fondi per la cooperazione allo sviluppo ai programmi sociali (oggi il nostro Paese investe solo lo 0,3 per cento dei fondi della cooperazione per l'istruzione primaria);
a realizzare l'impegno di devolvere lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo alla cooperazione allo sviluppo entro il 2004;
a cancellare il debito estero dei Paesi poveri, impegnando i Paesi debitori a convertire il debito condonato in programmi sociali;
ad operare, all'interno delle istituzioni Internazionali, perché vengano tenuti in considerazione i diritti delle popolazioni povere e siano cancellate le politiche del Fondo monetario internazionale responsabili delle catastrofi sociali nei Paesi dove sono stati applicate;
a sostenere in ogni ambito internazionale l'adozione di sanzioni nei confronti delle imprese multinazionali e non che, anche attraverso contratti di appalto, utilizzano mano d'opera infantile;
a denunciare ogni trattato di libero commercio, firmato in sede WTO, che non preveda esplicitamente le suddette sanzioni;
a istituire organismi governativi per controllare il comportamento all'estero delle imprese italiane, affinché utilizzino sempre lavoratori adulti, a condizioni di retribuzione eque e nel pieno rispetto delle Convenzioni internazionali esistenti (libertà sindacale e diritto di negoziazione collettiva, divieto di discriminazioni, divieto di lavoro forzato, divieto di lavoro infantile);
a sostenere progetti di sviluppo nel Sud del mondo, realizzati dalle ONG e dai movimenti impegnati nella lotta allo sfruttamento del lavoro infantile;
a favorire il commercio equo e solidale e la diffusione dei marchi di qualità sociale dei prodotti;
a predisporre e favorire programmi di riabilitazione dei bambini assoggettati a forme di schiavitù, prostituzione e lavori nocivi;
ad incentivare il sistema preferenziale dell'Unione europea prevedendo sgravi tariffari per le merci provenienti dai Paesi che si impegnano contro il lavoro infantile;
ad incrementare il sostegno economico al programma IPEC, appositamente promosso dall'OIL per combattere lo sfruttamento dei bambini;
ad adottare iniziative normative volte ad estendere in Italia controlli per individuare aziende o situazioni di economia informale che utilizzino il lavoro infantile e predisporre tutte le iniziative necessarie per tutelare i diritti dei bambini a cominciare da quello all'istruzione.
(1-00132) «Mantovani, Giordano, Titti De Simone, Deiana, Alfonso Gianni, Mascia, Pisapia, Russo Spena, Valpiana, Vendola».

La Camera,
premesso che:
nella Convenzione sulle forme peggiori di lavoro minorile del 17 giugno 1999, oltre al lavoro forzato, alle forme di schiavitù, alla prostituzione e alle altre attività illecite, viene considerato tra le forme peggiori di sfruttamento, qualsiasi lavoro che per sua natura o per le circostanze in cui viene svolto, rischia di compromettere la salute, la sicurezza o la moralità di un minore;
il lavoro minorile che ha le conseguenze più gravi è pertanto qualsiasi lavoro


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che possa pregiudicare il normale sviluppo fisico e psicologico dei bambini e degli adolescenti;
tra questi, i lavori della durata di almeno due ore al giorno pericolosi, o notturni, o molto stancanti, o per i quali si salta spesso la scuola, che non lasciano tempo per fare i compiti o per giocare e stare con gli amici;
l'Ufficio internazionale del lavoro, nel rapporto globale sul lavoro minorile del maggio 2002, ha reso noto che nel mondo 246 milioni di bambini ed adolescenti tra i 5 e i 17 anni, sono costretti al lavoro;
tra questi, 179 milioni di bambini e ragazzi svolgono attività dannose per la salute fisica e mentale;
dallo stesso rapporto si rileva che 111 milioni di bambini che hanno meno di quindici anni sono costretti a svolgere lavori pericolosi, mentre 8 milioni di bambini subiscono varie forme di schiavitù, mediante il coinvolgimento in attività illecite, come la prostituzione, la pornografia, lo spaccio di droga, l'addestramento alla guerra per la partecipazione a conflitti armati;
gran parte di questi bambini ed adolescenti (il 60 per cento) vive nell'Asia-Pacifico; il 23 per cento nell'Africa sub-sahariana, il 17,4 per cento in America latina e nei Caraibi, il 6 per cento in Medio Oriente e Africa del nord;
i settori produttivi che utilizzano manodopera minorile sono, in prevalenza, l'agricoltura, la caccia e la pesca (attività che occupano il 70 per cento dei bambini «lavoratori»), la produzione manifatturiera e il commercio all'ingrosso e al dettaglio (l'8 per cento), i trasporti e le comunicazioni (4 per cento) l'industria estrattiva e mineraria e quella delle costruzioni (3 per cento); il 7 per cento è impegnato in lavori domestici;
i bambini e gli adolescenti sono costretti a lavori pericolosi e illegali, secondo il citato rapporto, a causa della povertà, di crisi di carattere economico e politico, di discriminazioni etniche e religiose, nonché a causa delle migrazioni e dello sfruttamento criminale; favoriscono il fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile la mancanza di scuole e di protezione sociale, nonché alcune pratiche culturali tradizionali;
anche in Italia, il fenomeno ha dimensioni allarmanti: secondo l'Istat, che ha presentato nel giugno 2002 un rapporto elaborato su impulso del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i ragazzi con meno di 15 anni che svolgono attività lavorativa sono oltre 144.000, pari al 3,1 per cento dei bambini di quell'età (dati 2000);
considerando l'insieme delle attività, continuative e non continuative, il numero dei quindicenni «sfruttati» in Italia risulta di 31.500 unità, lo 0,66 per cento della popolazione giovanile tra i 7 e i 14 anni, con un'incidenza maggiore tra i quattordicenni (il 2,74 per cento);
tra questi, 12.300 minori svolgono un'attività che si può definire «continuativa» e 19.200 non continuativa;
lo sfruttamento minorile appare un fenomeno che interessa tutto il Paese, anche le zone più sviluppate, ed è connesso - nel Nord del paese - con gli alti tassi di occupazione locale, mentre nel Mezzogiorno con gravi condizioni di disagio economico e sociale;
ben 83.000 adolescenti tra i 15 e i 18 anni d'età hanno avuto esperienze lavorative prima dei 15 anni; di questi, 37 mila vivono nel mezzogiorno, dove lo sfruttamento minorile è strettamente connesso con il lavoro nero;
l'impegno dei minori nel mercato del lavoro è anche frequente nella popolazione con un basso tasso di scolarità: il 69,8 per cento degli occupati con meno di 19 anni ha la licenza media, il 7,8 per cento solo la licenza elementare; questo potrebbe rendere nel futuro più difficile


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l'inserimento professionale dei lavoratori che hanno iniziato a lavorare molto presto;
i dati Istat che si riferiscono alle famiglie italiane potrebbero essere anche fortemente sottostimati, se si considera la popolazione minorile zingara e extra comunitaria presente sul territorio italiano non censita o non ricompresa nell'indagine;
la Convenzione n. 182 sulla proibizione delle forme peggiori di lavoro minorile, promossa dalla conferenza generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro, entrata in vigore nel novembre del 2000, in considerazione di tale emergenza, impegna i paesi firmatari ad un'azione coordinata e immediata per l'eliminazione del grave fenomeno;

impegna il Governo:

ad incrementare le risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo, in particolare destinando tali risorse a progetti finalizzati ad un'istruzione gratuita e obbligatoria accessibile a tutti i bambini e le bambine;
ad aumentare a livello bilaterale e multilaterale, il sostegno finanziario a progetti nel campo dell'educazione, adeguati alla realtà sociale di ogni Paese e accompagnati da azioni di sensibilizzazione e incentivi alle famiglie più povere;
a rafforzare l'impegno per garantire l'accesso ai servizi essenziali e alle risorse produttive come primo passo nella strategia di lotta alla povertà;
a cancellare il debito estero dei Paesi più poveri, impegnando i Paesi creditori a convertire il debito condonato in programmi sociali;
a favorire interventi alternativi come il commercio equo e solidale e a promuovere il collegamento diretto tra i produttori dei PVS autorganizzati e i consumatori;
ad incentivare il sistema preferenziale dell'Unione europea che prevede sgravi tariffari per le merci provenienti dai paesi che si impegnano contro il lavoro infantile;
a farsi promotore dell'introduzione di una «clausola sociale» anche all'interno della Omc (Organizzazione mondiale per il commercio) e negli accordi commerciali internazionali che attesti che i prodotti non derivano né da lavoro minorile né dallo sfruttamento del lavoro adulto;
ad adottare opportune iniziative per promuovere l'adozione in Europa di una carta comune contro lo sfruttamento del lavoro minorile;
a sollecitare l'Organizzazione internazionale del lavoro ai fini dell'istituzione di un sistema di etichettatura - che garantisca il non utilizzo di lavoro minorile - e l'adozione dei relativi sistemi d'ispezione internazionale;
a dotarsi di adeguati strumenti per il monitoraggio e la rilevazione quantitativa e qualitativa del fenomeno del lavoro minorile in Italia e a fornire ogni anno alle competenti Commissioni parlamentari un rapporto sulla situazione del lavoro minorile nel Paese;
ad affrontare lo sfruttamento minorile in Italia con una molteplicità di strumenti, opportunamente integrati, per tener conto delle diverse cause che concorrono al lavoro minorile e delle diverse caratteristiche dei bambini e delle famiglie coinvolti;
a sviluppare le azioni di intervento e di controllo degli ispettori del lavoro relative a questo fenomeno;
ad adottare opportuni strumenti per la prevenzione del lavoro minorile e dello sfruttamento;
ad assicurare la riabilitazione e l'integrazione sociale delle bambine e dei bambini ridotti in schiavitù o sfruttati sul lavoro;


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ad adottare iniziative normative volte ad introdurre ed applicare sanzioni severe nei confronti delle imprese italiane che ricorrano al lavoro minorile;
a ridurre le condizioni di disagio economico e sociale che costringono le famiglie più povere a impegnare i minori nel lavoro;
a promuovere, anche ai sensi della legge 28 agosto 1997, n. 285, sia a livello di Governo centrale sia da parte degli enti locali e territoriali, progetti specificatamente mirati alla eliminazione del lavoro minorile nel nostro Paese e alla rimozione delle cause che determinano l'offerta di lavoro, destinando a tali progetti adeguate risorse;
ad incentivare a livello nazionale le iniziative di accordo tra le parti sociali finalizzate al controllo e all'eliminazione, in Italia e nel mondo, del lavoro dei bambini nei processi produttivi;
a promuovere un sistema di certificazione di conformità sociale per le imprese italiane, che non utilizzano lavoro minorile.
(1-00133) «Violante, Capitelli, Cordoni, Agostini, Bogi, Calzolaio, Innocenti, Magnolfi, Montecchi, Nicola Rossi, Ruzzante, Giacco, Pisa, Bolognesi, Buffo, Diana, Gasperoni, Motta, Nigra, Sciacca, Trupia, Battaglia, Di Serio D'Antona, Labate, Lucà, Petrella, Turco, Zanotti, Carli, Chiaromonte, Giulietti, Grignaffini, Lolli, Martella, Sasso, Tocci, Sandi».

La Camera,
premesso che:
nonostante l'impegno profuso in sede internazionale al fine di combattere in modo efficace il problema dello sfruttamento del lavoro minorile e l'adozione, in quest'ambito, della convenzione n. 182 dell'Organizzazione internazionale del lavoro e della Raccomandazione n. 190 sulla stessa materia, entrambe approvate a Ginevra il 17 maggio 1999 e autorizzate alla ratifica in Italia con legge 25 maggio 2000, n. 148, dati recenti confermano che il fenomeno continua a persistere con particolare riguardo ad alcune regioni del mondo;
in particolare le maggiori concentrazioni di sfruttamento di lavoro minorile si verificano in Asia, con una percentuale del 61 per cento, in Africa dove il lavoro minorile arriva alla soglia del 32 per cento ed in America Latina dove si attesta al 7 per cento;
la Convenzione n. 182 dell'OIL definisce tra l'altro le cosiddette «forme peggiori di lavoro minorile», individuandole in tutte le forme di schiavitù minorile, ivi compresi il lavoro forzato ed il reclutamento armato di minori, lo sfruttamento a fini pornografici e per altri fini illeciti - quali ad esempio il traffico di stupefacenti - e qualsiasi altro lavoro che metta a repentaglio la salute, la moralità o la sicurezza del minore;
l'indagine conoscitiva in materia di lavoro nero e minorile svolta nella passata legislatura dalla Commissione Lavoro della Camera dei deputati, ha evidenziato come questo fenomeno sia tutt'altro che sconfitto anche all'interno del nostro territorio nazionale, pur con diffusione diversa nelle realtà regionali, con una maggiore incidenza in alcune regioni meridionali, dove si collega a condizioni familiari di particolare degrado e indigenza ed al fenomeno del prematuro abbandono scolastico;
in base a quest'indagine il lavoro minorile in Italia originerebbe soprattutto all'interno delle cosiddette micro-imprese, piccole attività artigianali o commerciali prevalentemente a conduzione familiare;
in Italia inoltre, il fenomeno del lavoro minorile risulta essere particolarmente diffuso all'interno delle comunità di immigrati, dove risulta oltre modo difficile per gli organi competenti esercitare un controllo efficace ed acquisire dati certi,


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considerato anche l'alto tasso di clandestini all'interno delle suddette comunità;
un importante problematica al riguardo è anche quella costituita dai cosiddetti «bambini ombra», termine con il quale si definiscono quei bambini giunti in Italia provenienti da Paesi nei quali non esiste un sistema di anagrafe obbligatoria e quindi, in quanto privi di un nome e di una nazionalità certi, facili prede di sfruttamento a fini illeciti e, addirittura, crudeli come il mercato degli organi;
in tutte le realtà nelle quali lo sfruttamento del lavoro minorile risulta essere più diffuso è stato riscontrato un evidente collegamento tra la povertà materiale dei cittadini, il tasso d'abbandono scolastico ed il lavoro minorile;
la frantumazione delle competenze in materia di tutela all'infanzia e in particolare di lotta allo sfruttamento del lavoro minorile rende difficoltosa sia l'acquisizione di dati certi sull'argomento sia un incisivo ed efficace sistema di interventi;

impegna il Governo:

a prevedere un efficace sistema di monitoraggio sul fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile, se del caso a ciò deputando appositi osservatori provinciali presso le direzioni provinciali del lavoro o presso le prefetture, che siano dotati di poteri d'indagine e di accesso agli atti della pubblica amministrazione, all'interno di un più ampio sistema di collaborazione tra tutti i soggetti che possano venire in possesso di informazioni utili in materia, e che, da un lato, informino l'autorità giudiziaria per la parte di sua competenza in base ai meccanismi sanzionatori vigenti, mentre, dall'altro, riferiscano al ministero del lavoro e politiche sociali affinché siano approntate le necessarie misure concrete volte a contrastare il fenomeno, ed al Parlamento al fine di varare gli opportuni provvedimenti legislativi;
ad adottare un'iniziativa normativa volta ad istituire un'authority per le problematiche sull'infanzia che sia dotata di poteri di coordinamento, di impulso e d'istruzione nei confronti degli altri enti pubblici e che possa attivare le procedure volte a dare assistenza ed aiuto ai minori e alle famiglie in difficoltà, anche attraverso l'incentivazione nel quadro del piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali, degli aiuti alle associazioni impegnate nella prevenzione e nella lotta allo sfruttamento dei minori;
ad adottare iniziative normative volte a prevedere un sistema di etichettatura dei prodotti nazionali ed esteri commercializzati sul nostro territorio nazionale, che verifichi ed attesti che per la loro fabbricazione non siano stati impiegati minori sfruttati, e ad assumere le necessarie iniziative volte ad impedire la circolazione e commercializzazione sul territorio nazionale di prodotti per la cui realizzazione sia accertato il contributo di minori in stato di sfruttamento;
a controllare, in sede internazionale, attraverso le nostre rappresentanze istituzionali ed attraverso le associazioni impegnate in programmi di aiuti all'estero, il rispetto, da parte dei Paesi stranieri, delle Convenzioni internazionali in materia di sfruttamento del lavoro minorile e a non stipulare accordi bilaterali con quei Paesi che non le rispettino o che non adottino nel loro sistema normativo nazionale una legislazione adeguata in materia;
ad attivarsi presso la Comunità europea per qualificare la lotta allo sfruttamento dei minori come un tema prioritario dell'azione dell'Unione europea.
(1-00134) «Buontempo, Castellani, Lisi, Mussolini, Cannella, Porcu, Airaghi, Ascierto, Giulio Conti, Taglialatela».

La Camera,
premesso che:
la costruzione della Unione europea costituisce un impegno per l'Italia di valore non solo politico ma anche culturale e civile, per il ruolo di pace e di cooperazione che l'Europa può svolgere nel mondo;


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rilevato come si sia alla vigilia di un appuntamento storico come quello dell'allargamento della Unione europea dagli attuali 15 Paesi membri a 25, riunificando l'Europa dell'est con quella dell'ovest dopo le divisioni della guerra fredda;
ricordato come siano in corso da dieci mesi i lavori della Convenzione per il futuro dell'Europa e come essi siano entrati in una fase decisiva da quando il Presidente Valery Giscard d'Estaing ha presentato (28 ottobre 2002) il suo progetto preliminare di Trattato Costituzionale per l'Unione europea;
rilevato altresì che piani, progetti, proposte per il nuovo trattato sono stati presentati da vari Governi dei Paesi membri, Belgio, Olanda, dal ministro Peter Hein per la Gran Bretagna, che è stata presentata una risoluzione del Parlamento europeo, e che è annunciato su questi temi un documento della Commissione per il 6 dicembre 2002;
preso atto dell'intenzione dei Governi francese e tedesco di presentare un documento comune presumibilmente all'inizio della 3a decade di gennaio 2003;
preso atto altresì che sono nella fase decisiva i preparativi per dare seguito alla decisione di Helsinki di costruire una forza europea di intervento rapido e che sono in corso i negoziati con la Nato per permettere l'utilizzazione delle strutture di questa organizzazione;
considerato necessario che anche l'Italia faccia sentire la sua voce e le sue proposte prima che la Convenzione entri nella fase della redazione dei testi del nuovo trattato;

impegna il Governo:

ad agire in seno alla Convenzione europea con i seguenti obiettivi:
1) pervenire ad un Trattato che abbia il carattere di una vera e propria Costituzione europea, sostenendo i lavori della Convenzione perché arrivino ad un risultato incisivo ed efficace;
2) attribuire all'Unione europea una personalità giuridica esplicita e pervenire alla massima semplificazione possibile degli strumenti e delle procedure;
3) inserire nel Trattato la Carta europea dei diritti fondamentali;
4) elevare la capacità di gestione dei fenomeni economici da parte delle istituzioni europee, in parallelo con la già realizzata unità monetaria dell'area dell'euro;
5) assicurare in tal modo la difesa e il rinnovamento del modello sociale europeo e delle sue significative conquiste democratiche;
6) assicurare una equilibrata riforma delle istituzioni. Da un lato è necessario affrontare il tema della Presidenza del Consiglio europeo (la cui rotazione semestrale non ha più senso in un contesto di 25 Paesi membri e che non assicurerebbe più la visibilità di un grande Paese come l'Italia). Ma dall'altro lato occorre evitare un dualismo istituzionale in seno all'Unione. Va quindi anche rafforzata la Commissione, il suo ruolo e il ruolo del suo presidente, nonché la sua rappresentatività democratica;
7) assicurare il superamento della struttura dei pilastri ed estendere largamente il principio di maggioranza qualificata anche nel settore della politica estera ed in quello della giustizia e affari interni;
8) cumulare le funzioni attualmente svolte dell'Alto Rappresentante e dal Commissario per le relazioni esterne in modo da garantire una maggiore coerenza nell'azione di politica estera utilizzando tutti gli strumenti a disposizione dell'Unione;
9) utilizzare l'unicità della personalità giuridica per un'unica rappresentanza negli organismi internazionali onde assicurarvi un adeguato peso all'Unione negli organismi internazionali per utilizzare il suo peso nella lotta contro la


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povertà, per affrontare gli squilibri nord-sud e le questioni di un equo sviluppo sostenibile per il pianeta;
10) creare le premesse per una difesa comune europea che consenta di trasporre dall'ambito dell'Unione europea occidentale (UEO) all'ambito UE gli impegni di solidarietà derivanti dall'articolo V del Trattato UEO;
11) assicurare in definitiva la possibilità di realizzare il processo di allargamento dell'Unione senza che questo pregiudichi l'efficacia dell'azione comune e anzi facendo in modo che questo sia la premessa di un ulteriore approfondimento del processo di integrazione attribuendo all'Unione i necessari poteri.
(1-00135) «Spini, Mattarella, Boato, Vertone, Intini, Enzo Bianco, Violante».