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DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
dispersione scolastica e rarefazione di insediamenti abitativi» -:
sicurezza ambientale, per dar corso al piano di messa sotto controllo delle frane, per verificare lo stato della sismicità del Paese e per acquisire cognizioni scientificamente consistenti in materia di previsioni meteorologiche -:
sull'ultimatum dato precedentemente; le teste di cuoio, per neutralizzare i sequestratori prima dell'intervento armato, avrebbero usato gas speciali passati attraverso il sistema di ventilazione di cui fino ad oggi il Governo russo non ha reso nota la natura;
il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha presentato nel luglio 2002 alle associazioni sindacali una lista di oltre 2.000 scuole che risulterebbero sottodimensionate in quanto il rapporto tra studenti e docenti sarebbe inferiore a 9.5;
molte delle scuole contenute nell'elenco di cui trattasi sarebbero ubicate nei comuni con meno di 5.000 abitanti, particolarmente in quelli di montagna e delle isole;
la divulgazione di tale elenco ha creato allarme in quanto si è ritenuto che tale atto preludesse a future iniziative di accorpamento o soppressione di istituti scolastici proprio in quelle aree del territorio, quali i piccoli comuni, dove la presenza delle scuole appare essenziale per arrestare il processo di impoverimento demografico e di abbandono che da tempo si verifica in tali realtà territoriali;
il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in una nota del 30 ottobre 2002, quindi successiva alla divulgazione della lista in oggetto, forse per rassicurare quanti avevano espresso perplessità su tale iniziativa, ha dichiarato l'opportunità di non procedere nell'immediato ad attività incidenti sulle operazioni di dimensionamento già effettuate, sospendendo di fatto l'accorpamento degli Istituti in mancanza di una richiesta formulata congiuntamente dall'ente locale (comune o provincia) e dalle istituzioni scolastiche interessate;
a seguito di tale nota, ma evidentemente in contrasto con le premesse della stessa, viene segnalato da più parti l'avvio di un censimento per individuare i plessi scolastici con meno di 50 alunni (risulta agli interpellanti che tale attività sia in corso in Veneto, ma anche in altre regioni). È ragionevole ritenere che tale attività sia legata all'intenzione di indirizzare gli alunni dei plessi in discorso verso strutture più grandi e lontane;
il decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 223, recante norme regolamentari per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche, prevede che la dimensione ottimale di ciascuna istituzione scolastica sia definita tenendo conto delle caratteristiche demografiche, orografiche, economiche e socio-culturali del bacino di utenza e che nelle piccole isole e nei comuni montani si possa derogare agli indici di riferimento della popolazione scolastica, previsti dal regolamento medesimo, quando le «condizioni di viabilità siano disagevoli e vi sia
se non ritengano il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'istruzione che la presenza delle istituzioni scolastiche, per quanto sottodimensionate, nei piccoli comuni sia indispensabile per salvaguardarne l'identità culturale, oltre che per contrastare l'esodo della popolazione residente in tali realtà verso le zone urbane;
se non ritengano, quindi, utile intervenire, anche attraverso le necessarie modifiche regolamentari, per garantire la presenza delle istituzioni scolastiche nei comuni minori;
se non reputino, inoltre, opportuno fare ogni sforzo per valorizzare il ruolo dei piccoli comuni nello sviluppo del Paese e se condividano, infine, la nostra convinzione che tali realtà territoriali rappresentino nella particolarità italiana una grande ricchezza e, se messi in condizione, una importante prospettiva di miglioramento economico, sociale e ambientale.
(2-00564) «Castagnetti, Realacci, Molinari, Acquarone, Annunziata, Banti, Giovanni Bianchi, Gerardo Bianco, Enzo Bianco, Bimbi, Bindi, Boccia, Bottino, Bressa, Burtone, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Ciani, Colasio, De Franciscis, Delbono, De Mita, Duilio, Fanfani, Fioroni, Fistarol, Franceschini, Frigato, Fusillo, Gambale, Gentiloni Silveri, Giachetti, Iannuzzi, Ladu, Letta, Lettieri, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Loiero, Lusetti, Maccanico, Marini, Mattarella, Meduri, Merlo, Micheli, Milana, Monaco, Morgando, Mosella, Papini, Parisi, Pasetto, Pinza, Piscitello, Pistelli, Tanoni, Tuccillo, Villari, Marcora, Reduzzi, Rocchi, Ruggeri, Ruggieri, Vernetti, Volpini, Stradiotto, Rusconi, Ruta, Rutelli, Santagata, Sinisi, Soro, Squeglia, Mantini».
vi è una perdurante impreparazione conoscitiva e di prevenzione, di cui stanno dando prova le strutture centrali dello Stato e quelle delle regioni, in ordine all'evoluzione grave dei fenomeni di dissesto idrogeologico, di eventi meteorologici severi, di una ripresa delle attività vulcaniche e delle scosse sismiche;
è evidente la necessità di riorganizzare la «politica della sicurezza ambientale ed il servizio di protezione civile», previa un'attenta rilettura dei documenti prodotti dal Governo nella seconda comunicazione alla Conferenza internazionale sui mutamenti climatici, nella Relazione sullo stato dell'ambiente, nel «Piano d'azione per lo sviluppo sostenibile - agenda XXI secolo», visti anche alla luce degli impegni assunti alla conferenza mondiale di Johannesburg, e senza trascurare i documenti prodotti dal Parlamento nell'indagine conoscitiva sulla difesa del suolo;
tale riorganizzazione deve fondarsi, con tutta evidenza, sull'urgenza di promuovere una politica di «prevenzione e di previsione» in merito al quadro delle vulnerabilità territoriali del nostro Paese;
è opportuno promuovere, con effetto immediato, il coordinamento tra le diverse amministrazioni dello Stato chiamate ad agire e le regioni, titolari di nuovi e penetranti poteri in materia, assumendo tale onere nelle mani della Presidenza del Consiglio dei ministri;
è altresì giunto il momento di verificare lo stato di attuazione dei piani e dei progetti predisposti, nelle sedi centrali e regionali, per innalzare la soglia della
se i Ministri interpellati, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, intendano costituire, con riguardo a quanto esposto in premessa, un Comitato politico di crisi, che sieda in permanenza e che si ponga nella condizione di chiamare le autorità amministrative dello Stato a rendere quotidiana informazione sulla strategia della prevenzione cui si sarebbe dovuto dare corso da molto tempo, e sulla rimozione altresì degli ostacoli di ordine vario, urbanistico, infrastrutturale, dell'abusivismo, di manomissione degli argini dei fiumi, di presenze umane non giustificate, che stanno concorrendo al disastro in atto;
se essi ritengano di dover adottare iniziative volte alla riforma della legislazione della protezione civile e di promozione del volontariato, assoggettata finora a norme contraddittorie, poco chiare, assolutamente incomplete, che stanno pesando in modo insopportabile sulle popolazioni locali, esposte agli eventi drammatici delle inondazioni, dei terremoti, delle frane, pervenuti fin nel cuore delle più grandi città italiane;
se non si intenda verificare lo stato di attuazione del Programma nazionale della ricerca, che prevede progetti strategici di indubbia rilevanza per la sicurezza del Paese, chiedendo conto della mancata attuazione del progetto «centro euro mediterraneo di monitoraggio sui mutamenti climatici e per lo sviluppo sostenibile»;
se, in tema di ricerca spaziale e di innovazione tecnologica, non si intenda accertare le cause della sostanziale irresponsabile lentezza di progetti essenziali per l'osservazione della Terra, per le comunicazioni aeree e terrestri, quali il progetto Galileo, sui quali lo Stato ha investito grandi risorse a disposizione delle industrie pubbliche e private del settore.
(2-00565) «Mazzuca Poggiolini».
come riportato in diversi articoli, pubblicati, con annesse tabelle e dati, da alcuni organi di stampa, in Italia, i settori dell'informatica e delle telecomunicazioni produrranno, entro la fine dell'anno, 12 mila esuberi, distribuiti su più aziende;
tale drammatico dato viene confermato non solo dalle organizzazioni sindacali di categoria (Fiom, Fim e Uilm) ma dalla stessa Anie (Associazione nazionale tlc e informatica);
numeri più precisi arriveranno a fine anno, man mano che le imprese chiuderanno i bilanci, ma fra tagli ed esternalizzazioni, già oggi, è possibile avere una mappatura che la dice lunga a cosa si va incontro: per esempio all'Alcatel Italia perderanno il posto di lavoro 800 lavoratori, alla Getronics circa 500, alla Marconi le stime si aggirano ai 1.200 esuberi;
i tagli colpiranno particolarmente il meridione d'Italia, a cominciare dal polo di Caserta, dove fra Marconi e Siemens, presenti con i loro stabilimenti a Marcianise, gli esuberi potrebbero colpire qualcosa come duemila persone mentre la stessa sorte si preannuncia all'Alcatel di Battipaglia -:
se non ritenga opportuno aprire un tavolo negoziale che comprenda l'intero comparto, con l'obiettivo di rilanciare la domanda, ampliando i fondi per la ricerca, lo sviluppo, per le infrastrutture e per gli ammortizzatori sociali al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e le professionalità dei lavoratori coinvolti.
(3-01663)
mercoledì 23 ottobre 2002 un gruppo di uomini armati, riconducibili alle fazioni ribelli cecene, fanno irruzione nel teatro Dubrovka, alla periferia di Mosca, prendendo in ostaggio circa 800 persone;
il gruppo di terroristi, chiede che le truppe russe pongano fine alla guerra entro una settimana e che cessino tutte le ostilità in Cecenia minacciando di far saltare il teatro se le loro richieste non verranno accolte, e dichiarandosi disposti anche a morire pur di ottenere la fine della guerra;
la televisione araba Al Jazira mostra un video che ritrae i componenti del commando ceceno, fra cui cinque donne vedove cecene kamikaze con il volto coperto, ognuna di loro con indosso cinture di esplosivo;
il presidente Putin accusa apertamente il presidente indipendentista ceceno Aslan Maskhadov di essere il mandante dell'attacco e dichiara che si tratta di «un'azione pianificata col contributo di centri internazionali del terrorismo», dicendosi pronto a «qualsiasi contatto per salvare la vita agli ostaggi»;
il presidente Maskhadov, che fino ad oggi rappresentava per la Russia l'unico possibile interlocutore, condanna l'azione del commando e si dice convinto che l'operazione sia stata organizzata da coloro che non vogliono la pace in Cecenia; opinione vicina a quella di Brzezinski, ex consigliere alla sicurezza nazionale Usa e autore di un piano per la Cecenia sostenuto dalla Casa Bianca ma respinto dal Cremlino, che prevedeva la rinuncia dell'indipendenza in cambio di una larga autonomia e un ruolo centrale per Maskhadov, che suggerisce l'ipotesi che l'operazione sia stata organizzata dai ceceni in combutta con chi «nelle strutture del potere russo» non vuole la pace;
la situazione in Cecenia rischia di essere paragonata, per il trattamento subito dalla sua popolazione, a quella dei curdi nell'Iraq settentrionale per i quali Saddam Hussein è colpevole di crimini contro l'umanità;
l'assalto al teatro Dubrovka ha fatto riaccendere i riflettori su un conflitto dimenticato, quello in atto da oltre otto anni in Cecenia, ma che ha origini molto più remote e che è probabilmente dovuto all'accanita resistenza cecena alla colonizzazione da parte della Russia, interessata a quella regione per la presenza di petrolio, ma soprattutto a sedare il contagio indipendentista che potrebbe allargarsi a tutto il Caucaso; dal 1994 il conflitto ha causato decine di migliaia di morti, ha portato all'esodo di oltre 200 mila profughi, e ha azzerato completamente la sua economia;
nelle ore che seguono l'attacco dei terroristi vengono rilasciati a più riprese circa 170 ostaggi e alcuni riescono a fuggire;
il capo del commando Movsar Barayev si dichiara estraneo al terrorismo internazionale e comunica che gli ostaggi saranno uccisi a partire dalle sei di sabato mattina;
i parenti degli ostaggi inviano una petizione a Putin pregandolo di non ordinare l'assalto al teatro, e un centinaio di loro manifesta sulla Piazza Rossa in favore della pace in Cecenia;
sabato verso le 2.00 di notte si sente una violenta esplosione seguita da una sparatoria; dopo circa un'ora si avvertono altre due esplosioni e i soldati hanno fatto irruzione nel teatro; alle 5.00 le autorità comunicano che con un blitz le forze di sicurezza hanno liberato tutti gli ostaggi;
la versione ufficiale dice che le forze speciali russe sarebbero intervenute perché il commando di terroristi aveva iniziato a giustiziare gli ostaggi in anticipo
dalle dichiarazioni ufficiali e dai video resi pubblici, i terroristi sarebbero stati tutti uccisi dal gas o in seguito a scontri a fuoco, anche se sulle modalità verte il più profondo silenzio e nonostante si continui a cercare tra i ricoverati qualche cellula terrorista scappata al blitz; anche sulla morte delle donne kamikaze rimane il mistero di come tutte non abbiano avuto il tempo di azionare almeno un esplosivo, e soprattutto se siano state giustiziate dopo essersi addormentate dal gas, in questo caso sarebbe palese la violazione dei diritti umani;
118 ostaggi morti durante e dopo l'intervento delle forze speciali, ad eccezione di uno colpito con arma da fuoco, circa 405 ricoverati in ospedale, 46 persone in fin di vita, questi gli effetti del gas micidiale del quale non è stato detto il composto neanche ai medici che li hanno soccorsi;
secondo esperti americani, la decisione russa di impiegare potenti agenti chimici per mettere fine al sequestro, dimostra che i ricercatori russi siano andati molto più avanti degli americani e di altre nazioni, nella ricerca nel campo dei gas nervini, poiché l'adesione alla Convenzione sulle armi chimiche nel 1997 ha determinato la fine della ricerca in questo campo;
questo è un macigno che pesa sulla decisione presa dal Presidente Putin, che insieme ai messaggi di complimenti, stima, solidarietà e cordoglio per le vittime, ha ricevuto dai governi e dalle istituzioni internazionali avvertimenti e invito al dialogo con la Cecenia;
per mettersi al sicuro da critiche più aspre, il Servizio di sicurezza federale russo ha reso noto all'agenzia Novosti, che il blitz è stato deciso con la consulenza di esperti antiterrorismo di trenta servizi segreti stranieri, tra i quali figura anche l'Italia, e di aver chiesto a loro un parere su come affrontare l'emergenza;
purtroppo, ci si è preoccupati poco degli interventi da attuare subito dopo l'irruzione, la mancanza di ambulanze e il conseguente uso improprio di autobus, l'insufficienza di sieri anti-gas e di personale medico in grado di effettuare interventi respiratori, ha determinato il ritardo degli aiuti agli ostaggi, molti dei quali sono morti per soffocamento -:
se corrispondesse a verità la dichiarazione del Servizio di sicurezza federale russo, quale sia stata la posizione del Governo italiano, quale sia stato il suo contributo tecnico-scientifico e in che modo ha offerto la sua collaborazione;
se in seguito alle notizie frammentarie rese note dal Governo russo, il Governo abbia richiesto per via diplomatica maggiori dettagli circa la natura del gas usato, l'esatta procedura dell'irruzione all'interno del teatro Dubrovka e il modo con il quale sono stati uccisi tutti i terroristi ceceni.
(4-04688)
il 20 marzo 1994 a Mogadiscio (Somalia), un commando somalo uccideva la giornalista, inviata del TG3 della Rai, Ilaria Alpi e l'operatore TV Miran Hrovatin, entrambi impegnati a seguire le vicende relative alla missione ONU denominata Restore Hope;
l'autista della vettura, verso cui vennero sparati i colpi che colpirono a morte la giornalista RAI e l'operatore TV, è deceduto il 13 settembre 2002 a Mogadiscio: si tratta del signor Sid Ali Abdi;
il signor Sid Ali Abdi era l'unico testimone oculare esaminato nel corso del processo per il delitto Alpi-Hrovatin;
nel procedimento penale sull'omicidio Alpi aperto dalla procura di Roma, il signor Abdi fu il principale teste d'accusa contro il signor Hashi Omar Hassan (il cittadino somalo condannato a 26 anni per essere stato uno dei killer);
la morte del signor Abdi avveniva esattamente cinque giorni dopo il suo rientro in patria (8 settembre 2002), dove, secondo quanto riferiscono fonti giornalistiche, pare avesse intenzione di riferire una versione differente dell'omicidio Alpi-Hrovatin insieme alla volontà di chiedere scusa alla famiglia di Hashi Omar Hassan, condannato per quel terribile agguato;
le stesse fonti giornalistiche riferiscono di un improvviso arricchimento del signor Abdi, che avrebbe ricevuto da mani misteriose la considerevole somma di 50 mila dollari per tacere e per non modificare la testimonianza offerta in tribunale come teste d'accusa di Hashi;
e proprio grazie alla somma ricevuta il signor Abdi avrebbe acquistato una casa a Mogadiscio per 25 mila dollari;
secondo la stampa somala, la morte del signor Abdi è stata causata molto probabilmente da un'iniezione di veleno; si tratterebbe dunque di un omicidio;
il signor Abdi è stato l'unico testimone oculare ascoltato in aula nel primo processo contro Hashi (l'altro teste, Jelle, si era reso irreperibile dopo le dichiarazioni rilasciate alla Digos) ed era stato posto sotto protezione. Dopo la sentenza definitiva - con cui venne condannato Hashi alla pena di 26 anni - il regime di protezione gli era stato revocato e l'uomo aveva fatto rientro in Somalia;
la testimonianza del signor Abdi fu alquanto controversa: nella sentenza del primo processo le sue dichiarazioni furono definite dalla Corte imprecise e poco coerenti, se non addirittura «false». Mentre del tutto diversa fu la valutazione della Corte d'appello di Roma che aveva ritenuto completamente attendibile il signor Abdi -:
se sia stata sollecitata una specifica investigazione dei nostri servizi di intelligence su questo inquietante sviluppo di una delle vicende più oscure della recente storia della nostra Repubblica e, in caso affermativo, se tutte le eventuali nuove informazioni in tal modo acquisite in merito al caso Alpi siano state fornite all'autorità giudiziaria.
(4-04693)
se risponda al vero che nel 1966 il Governo ha istituito una commissione, presieduta dal professor De Marchi, al fine di valutare lo stato geologico del nostro Paese. Tale commissione avrebbe avuto il coinvolgimento di 102 cattedratici ed avrebbe redatto un documento in 8 volumi con il quale venivano avvistati i gravi problemi idrogeologici dell'Italia ed un piano d'intervento trentennale che prevedeva la spesa di 9.700 miliardi di lire;
se risponda al vero che il documento sarebbe stato consegnato al Governo ed al Parlamento nel 1970 senza che sia stato seguito da provvedimenti esecutivi.
(4-04696)