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NINO MORMINO. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, il mio breve intervento vuole essere una testimonianza diretta e sofferta del dramma che all'interno del complesso problema della crisi della FIAT sta vivendo la popolazione del mio paese e del mio territorio, colpita nei valori fondamentali dell'uomo e del cittadino legati al diritto al lavoro, alla liberazione dal bisogno, alla dignità della persona e dunque alla realizzazione di quel modello sociale nel quale possono affermarsi i principi di libertà e di democrazia.
Ed è un dramma che assume una dimensione collettiva che va al di là della condizione disperata dei dipendenti dello stabilimento e di quelli delle società dell'indotto, giacché colpisce una condizione economico-sociale diffusa, che riguarda l'intera comunità la quale, in un'area di sottosviluppo, fonda la propria economia esclusivamente sulla realtà industriale, che scelte di opportunità ed interessi particolari hanno consegnato al territorio espropriandolo in maniera irreversibile delle proprie vocazioni naturali: l'agricoltura e il turismo.
Tuttavia i lavoratori di Termini hanno affrontato questa trasformazione storica con impegno, con dignità e con spirito di sacrificio, ma anche con dedizione ed orgoglio di appartenenza, regalando all'impresa ed al paese un modello di comportamento, di professionalità e di competenza da tutti riconosciuto ed apprezzato.
La dimensione del problema non può, quindi, rimanere limitata alla realtà critica dell'azienda, sia pure nella sua dimensione complessiva, ma va inquadrata in una realtà umana, professionale, economico-sociale che assuma lo spessore di questione politica rispetto alla quale ogni sforzo deve essere compiuto da tutti, perché non si creino situazioni di crisi sociale irreversibile e non venga disperso un patrimonio di risorse umane e professionali che non può trovare allo stato delle cose alcuna soluzione alternativa in una mobilità senza prospettive.
Non si tratta, quindi, di esprimere solidarietà, né di approntare rimedi surrettizi ed emergenziali anche attraverso lo strumento degli ammortizzatori sociali perché i lavoratori di Termini Imerese non vogliono più ricadere nella condizione assistenziale che storicamente ha caratterizzato gli interventi nel sud, ma chiedono lavoro e riconoscimento del loro impegno e del loro sacrificio.
Occorre, quindi, perseguire un progetto di continuità nell'utilizzazione di una struttura industriale nella quale sono state investite tante risorse pubbliche e di un patrimonio professionale che hanno la potenzialità di assicurare risultati positivi nel quadro di un serio e possibile piano industriale e finanziario.
Occorre, semmai, sfruttare l'occasione per incrementare gli interventi strutturali che consentano di assicurare condizioni perché le prospettive produttive del territorio diventino appetibili e favorevoli ad un nuovo e più organico sviluppo della zona.
Dobbiamo dare atto che in questa direzione si sta dispiegando l'impegno difficile e complesso del Governo che ha sempre sostenuto le rivendicazioni dei lavoratori, che ha anche immaginato soluzioni di svolta che vadano al di là del problema contingente, che ha sopportato con grande senso di dignità e consapevolezza le continue e pungenti insinuazioni di chi ha tentato di strumentalizzare politicamente anche tale tragica occasione e che mostra oggi di avere già ottenuto risultati che lasciano fondatamente sperare
che il problema di Termini Imerese, all'interno del più vasto problema della crisi della FIAT, troverà una soluzione ragionevole e consolidata.
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