Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 230 del 27/11/2002
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DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO ALFONSO GIANNI SUL DISEGNO DI LEGGE N. 2031-BIS-B

ALFONSO GIANNI. Questo collegato alla legge finanziaria, recante misure per favorire l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza dal punto di vista legislativo


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è un miscuglio incredibile poiché si compone di articoli che intervengono nelle materie più disparate.
Il provvedimento collegato alla legge finanziaria dovrebbe essere lo strumento che dà corpo alla politica economica del Governo (ammesso che ne abbia una), invece questo disegno di legge appare estremamente eterogeneo e difficilmente riconducibile ad una logica unitaria.
Il Governo invia questo provvedimento al Parlamento con 25 articoli; la Camera, prima in Commissione e poi in aula, ne elimina alcuni e ne aggiunge altri; alla fine, viene approvato un testo con 36 articoli, che diventano 46 al Senato.
Si inizia con interventi tesi a favorire l'iniziativa economica privata, cioè con sovvenzioni pubbliche di vario tipo al sistema delle imprese; si procede poi per piccoli aggiustamenti, senza peraltro pervenire ad una vera manovra strutturale nel settore della piccola e media impresa, dando l'impressione di provvedimenti di esclusiva natura propagandistica.
Vi sono deleghe per il riassetto delle norme in tema di proprietà industriale che regolano gli strumenti di dominio mondiale del sapere e delle invenzioni, ma più che deleghe su questa materia sarebbe stato necessario un vero dibattito parlamentare.
Ci sono articoli che trattano l'importazione di materiali siderurgici, altri che regolano il rapporto di lavoro del personale degli ex uffici provinciali del Ministero dell'industria, per poi passare a disposizioni relative alla riduzione delle multe per i morosi iscritti alle camere di commercio, all'elenco dei prodotti esplodenti nonché ad interventi in materia di telecomunicazioni.
Si interviene in un settore come quello aeronautico, dichiarando ipocritamente di volerlo sostenere, ma ignorando che nella legge finanziaria per il 2002 non è stato previsto alcun rifinanziamento aggiuntivo. Quindi questo settore, che opera nel campo dell'alta tecnologia, non viene considerato strategico ed anzi viene lasciato al suo destino.
Vi sono poi gli interventi per rimuovere i commissari che gestiscono i consorzi agrari o le aziende entrate in amministrazione straordinaria prima della legge Prodi. Vi sono inoltre disposizioni che intervengono nella vendita delle aree PIP dei comuni, altre sulle assicurazioni RC auto, altre contenenti interventi sul fondo per la razionalizzazione della rete carburanti, nonché interventi sui metanodotti e gasdotti di importazione.
Tutti questi argomenti hanno fatto del provvedimento una «macedonia», facendolo diventare un esempio unico di contraddizione e incoerenza del processo legislativo.
Non è possibile per ragioni di tempo svolgere un intervento organico su tutti gli argomenti che in esso vengono affrontati. Quindi per argomentare il nostro voto contrario sceglieremo solo due articoli.
Per quanto riguarda la materia assicurativa il gruppo di Rifondazione comunista aveva già espresso la propria contrarietà alla legge n. 57 del 2001, che interveniva su alcuni articoli senza inserirsi in un quadro organico di riforma della legge n. 990 del 1969.
C'era prima e continua ad esserci oggi la necessità di fare chiarezza nei rapporti tra assicurato ed assicuratore, ma ancora di più nei rapporti tra assicuratore e danneggiato.
L'aver introdotto in questo collegato il criterio assicurativo della franchigia, la conciliazione amichevole del danno anche alle persone, un altro inutile osservatorio per monitorare la crescita dei premi, non tutela né l'assicurato né il danneggiato. Se il problema sono le truffe o gli alti costi di risarcimento del danno a cose o persone, non è possibile continuare a scaricare sugli assicurati questi costi prima con l'aumento dei premi e oggi anche con la riduzione dei risarcimenti.
Se la X Commissione del Senato ha sentito il bisogno di far partire un'indagine conoscitiva sugli incredibili aumenti assicurativi di questi anni, ciò dovrebbe consigliare


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prudenza al Governo nella sua azione legislativa a favore degli interessi delle compagnie di assicurazione.
Questo è, e rimane a nostro avviso, un intervento legislativo parziale che non soddisfa nessuno, nemmeno le compagnie, le quali vorrebbero soltanto scaricare sui consumatori i costi di una bad-company e continuare indisturbati a drenare i denari dei cittadini con rami più profittevoli.
In tale parzialità l'unico aspetto positivo è l'istituzione del reato di truffa assicurativa, ma occorre precisare che l'efficacia della norma attiene solo al fronte della deterrenza, in quanto le truffe che vengono scoperte sono pochissime (anche per loro responsabilità).
Questo intervento in materia assicurativa è dunque parziale e disorganico; per questo abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere un provvedimento unico di riforma del settore, perché il continuo ricorso ad atti separati, parziali, confusi e inefficaci non tutela gli assicurati ed anzi li penalizza e soprattutto ci allontana dalla normativa europea, già unificata e riformata.
Le compagnie assicuratrici non meritano altri favori visto il modo con il quale hanno gestito la liberalizzazione del mercato: non attraverso la concorrenza a beneficio dei consumatori, bensì sfruttando la loro condizione di monopolio privato (le prime dieci compagnie detengono l'80 per cento del mercato).
A tale riguardo, basti richiamare alla memoria di tutti il provvedimento emesso dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con il quale nel recente passato si sono inflitte alle compagnie multe salate, successivamente confermate anche dal TAR.
La ragione delle multe sta nel fatto che è stata accertata, in questo settore (liberalizzato), l'inesistenza della concorrenza, dal momento che le imprese hanno fatto accordi di cartello per aumentare i loro premi.
Siamo quindi contrari ai provvedimenti palliativi, con i quali questo Governo tenta di affrontare un problema così complesso come quello assicurativo.
Giungo, infine, all'intervento in campo energetico, con le disposizioni che garantiscono i privati che investono nella costruzione di gasdotti o impianti di rigasificazione.
Come è noto, in gran parte dei paesi europei il pedaggio per il passaggio del gas importato viene negoziato tra il proprietario della rete e colui che la vuole utilizzare mentre in Italia la legge di liberalizzazione ha imposto alla Snam la concessione al passaggio non su base negoziata ma su base regolata.
Questa regolazione viene affidata non al proprietario della rete ma all'Authority che fissa le tariffe.
Questa regola, che noi abbiamo contestato quando è stata introdotta, perché come è ovvio danneggiava il proprietario della rete a favore degli utilizzatori privati, con l'approvazione di questo provvedimento non varrà più, in quanto viene deciso che i privati che investono finanziando una parte dei nuovi gasdotti o impianti di rigasificazione non dovranno più sottostare al sistema regolatorio dell'Authority bensì potranno beneficiare con questo provvedimento di un regime negoziale.
Morale: due pesi e due misure, a seconda che il soggetto sia l'ENI o i privati, ma soprattutto denaro pubblico per costruire opere (18 milioni di euro nel 2002, 90 nel 2003 e 154 nel 2004) di cui saranno proprietari i privati che ovviamente, da questo nuovo regime negoziale trarranno lauti profitti.
Rispetto a questa «macedonia» di scelte politiche, nelle quali non prevale né un'idea di programmazione dello sviluppo né un'idea di politica economica, salvo quella di favorire in tutti i modi l'interesse privato rispetto a quello pubblico, come gruppo di Rifondazione comunista non ci rimane altro che esprimere il nostro dissenso.


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Non vogliamo essere in alcun modo coinvolti in queste logiche politiche che porteranno inevitabilmente verso grosse difficoltà produttive e diseguaglianze sociali.
Per queste ragioni il nostro gruppo esprimerà un voto contrario.

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