Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 230 del 27/11/2002
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Sull'ordine dei lavori e per la risposta ad uno strumento del sindacato ispettivo (ore 19,18).

MARCO AIRAGHI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO AIRAGHI. Signor Presidente, dopo quasi tre settimane ininterrotte di precipitazioni, nella giornata odierna si è ulteriormente aggravato il bilancio dei danni causati dal maltempo nella mia provincia, quella di Varese. Ho qui l'elenco degli interventi effettuati negli ultimi due giorni dalla polizia provinciale della mia provincia: è un vero e proprio bollettino di guerra in cui si riscontrano la chiusura di diverse strade provinciali e della strada statale della Valganna, l'esondazione di numerosi fiumi e torrenti, l'ennesima esondazione del fiume Olona, con la conseguente sospensione delle attività delle numerose industrie presenti lungo il suo corso.
Oggi si è ulteriormente aggravata la situazione della strada provinciale 61, che porta al confine di Stato di Ponte Tresa e che, già chiusa da due giorni, è stata addirittura spazzata via dalle acque del torrente Tresa per un fronte di oltre 150 metri. Poiché questa situazione, veramente drammatica, può essere estesa per analogia all'intera Lombardia e a gran parte del nord d'Italia, mi rivolgo al Presidente per chiedere che il Governo venga in quest'aula appena possibile - direi al più presto - per riferire sulla drammatica situazione dei nostri territori.

GIANPIETRO SCHERINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANPIETRO SCHERINI. Signor Presidente, purtroppo devo sottolineare anch'io parte dell'intervento già svolto dal collega. Le avverse condizioni atmosferiche, che in questi giorni hanno colpito buona parte del nord d'Italia, non hanno risparmiato neanche la provincia di Sondrio, che è stata duramente colpita. È stato richiesto il riconoscimento dello stato


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di calamità naturale, in quanto la situazione è divenuta ormai insostenibile.
Colgo l'occasione per ringraziare tutte le persone che si sono mosse - sto parlando di civili e di militari - per portare aiuto alla nostra popolazione che è veramente in difficoltà. Mi affido alla sensibilità del Presidente della Camera, perché faccia pressione sul Governo, di cui vedo presenti anche alcuni rappresentanti, affinché intervenga al più presto ad alleviare la situazione che la nostra gente sta veramente subendo.

LINO DUILIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LINO DUILIO. Signor Presidente, stamattina, dopo il voto finale sul provvedimento in materia di concorrenza, avevo chiesto la parola per intervenire sempre su questa materia, ma sono stato preceduto dal collega Realacci. Da persona che abita a Milano, in Lombardia, come tanti colleghi, vorrei sensibilizzare anch'io la Presidenza, che so essere molto attenta a simili questioni, sulla situazione che si è venuta a determinare. La gravità del problema richiede - ritengo con assoluta urgenza - che il Governo venga a riferire in aula, ben sapendo che non ha poteri taumaturgici ma che può alleviare la drammatica condizione in cui si sono venute a trovare tante persone.
Le cito soltanto un esempio: l'intera comunità di don Antonio Mazzi ha dovuto essere evacuata, perché è stata travolta da quasi un metro d'acqua. Tutti i ragazzi, che erano ospiti della comunità di recupero, sono stati alloggiati altrove; tutte le dispense sono andate distrutte; la cascina deve essere interamente ricostruita.
Insomma, ho citato questo esempio emblematicamente, lo ripeto, per una situazione drammatica che riguarda il Seveso, il Lambro, il Po ed il Ticino. Pertanto, visto quanto sta accadendo ed anche per evitare che ci siano ulteriori danni, direi che sarebbe opportuno che ci fosse un monitoraggio della situazione e comunque che vengano comunicate le misure immediate che il Governo intende adottare, oltre a quelle di natura più strutturale, visto che non è la prima volta che succedono certe cose. Mi riferisco anche alla civilissima Milano dove a parco Lambro è accaduto quanto riferivo a proposito di don Mazzi, anche perché non è la prima volta. Dovremmo forse finirla con questa abitudine di celebrare la contingenza, dimenticando di intervenire sugli elementi strutturali per evitare che queste cose accadano anche in futuro.
Quindi, per ragioni contingenti e che riguardano il futuro, chiedo che il Governo venga a riferire, se possibile, già domani mattina, su quanto sta accadendo e su che cosa si intende fare.

LAURA CIMA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, intervengo per associarmi ai colleghi perché le notizie sempre più drammatiche che arrivano dal nord, da tutto il nord - in particolare, la Lombardia, ma anche la Liguria, il Piemonte e il nord est -, creano una situazione tale per cui vorremmo avere dal Governo una informativa puntuale. Sappiamo che al Senato è stata già data disponibilità nella giornata di domani; quindi, signor Presidente, la prego di chiedere anche per la Camera un'informativa urgente.
«Prevenire costa meno», questo era il titolo di un convegno nazionale che abbiamo fatto non molto tempo fa a seguito della grande alluvione del 2000. Purtroppo, nella legge finanziaria abbiamo visto che i fondi che servono a prevenire, sia ai fini dell'assetto idrogeologico del territorio sia per la protezione civile, sono stati assolutamente insufficienti. Adesso, come al solito, avremo dei danni e bisognerà intervenire con provvedimenti ad hoc. Pertanto, signor Presidente, veramente, la prego di fare in modo che si possa al più presto sapere che intenzioni ha il Governo di fronte a questo stato di crisi che molti nostri concittadini stanno in questo momento patendo. A loro, ovviamente, va tutta la nostra solidarietà.


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GIOVANNI RUSSO SPENA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, intervengo soltanto per pregare la Presidenza di sollecitare una risposta ad una mia interrogazione rivolta ai ministri della difesa, della sanità e dell'ambiente.

PRESIDENTE. Onorevole Russo Spena, riferirò al Presidente della Camera perché interessi il Governo.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, noi domani svolgeremo un'articolata interpellanza sulla materia riguardante la calamità naturale che ha colpito la provincia di Catania a seguito di un evento sismico e dell'eruzione vulcanica.
Volevo, però, approfittare degli interventi che sono stati svolti dai colleghi per chiedere al Governo maggiore attenzione. Noi abbiamo avuto molto pudore e nei giorni scorsi non abbiamo sollecitato un'azione opportuna nei confronti dei terremotati siciliani. Tuttavia, anche in Sicilia, a Santa Venerina, pur non avendo avuto gravi danni dal punto di vista delle perdite umane, abbiamo dovuto prendere atto di una realtà assolutamente appesantita dagli eventi sismici. Attualmente, sono fuori dalle proprie abitazioni circa mille abitanti e ancora oggi non c'è un intervento deciso da parte dello Stato, se si fa eccezione del pronto intervento che è stato predisposto da parte della protezione civile.
Accanto a questi fenomeni sismici c'è anche da rilevare la ripresa dell'eruzione vulcanica con una serie di danni che vengono provocati ad attrezzature turistiche, infrastrutture ed anche alle abitazioni. Noi vorremmo chiedere che il Governo possa più pronto ed attento, visto che ancora oggi gli indennizzi per i danni che si sono verificati l'anno scorso, nel 2001, a seguito dell'eruzione vulcanica, non sono stati erogati agli operatori e ai cittadini.
Ancora oggi non vi è alcuna idea su come intervenire per cercare di dare un minimo di ristoro a tutti quei commercianti e agli abitanti che in quel territorio hanno subito danni ingenti. Quindi, sollecito il Governo affinché vi sia attenzione nei confronti sia delle popolazioni colpite dall'evento sismico sia dei comuni che hanno subito l'eruzione vulcanica.

ANGELO BOTTINO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGELO BOTTINO. Signor Presidente, domenica il mio comune ha subito una grossa esondazione. Santa Margherita Ligure, come altri comuni vicini, ha pesantemente subito una grossa e violenta esondazione. A Chiavari, purtroppo, vi è stato anche un morto. È necessario svolgere attente verifiche ed analisi sul territorio. Ieri, abbiamo avuto una riunione con il presidente Biasotti ed il dottor Bertolaso per analizzare alcuni aspetti. Devo fare alcune valutazioni, una positiva riguardante il volontariato. Signor Presidente, la città di Santa Margherita Ligure - che lei conosce molto bene perché la frequenta spesso -, che ha subito una pesante esondazione avvenuta alle ore 11 e durata fino alle 13-13,30, alle ore 18 era già tutta pulita. L'opera importante è stata intrapresa da volontari, da tanta gente che è venuta anche da altri comuni. Il pericolo adesso è rappresentato dalle frane che possono verificarsi nelle zone dell'entroterra, nella Val Fontanabuona, nei comuni vicini, nell'entroterra di Genova, nella Valle Scrivia. Bisogna fare un'analisi attenta anche perché lo richiede il terreno che caratterizza il territorio. Chiediamo al Governo di affrontare subito questo problema nel miglior modo possibile, anche perché credo che dipenda dai mutamenti climatici. Ci vuole maggiore attenzione per non causare ulteriori disgrazie alla popolazione civile.


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ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, altri colleghi già hanno parlato del problema; a me preme sottolineare la situazione di emergenza nella quale, praticamente, si trova tutto il nord - non solo la Lombardia e Milano - dopo la pioggia incessante di questi ultimi quindici giorni. Vi è una situazione di emergenza che riguarda le zone di pianura e montane. Vi è stata pioggia, si sono verificate frane, le città si sono allagate, gli sfollati sono migliaia. Sono straripati i fiumi, intere strade, intere arterie sono bloccate, Milano è nel caos, la metropolitana funziona a singhiozzo, interi paesi sono stati evacuati in tutto il nord Italia.
È del tutto evidente che ci si trova di fronte ad una emergenza particolare, ad un dato meteorologico eccezionale. Tuttavia, è anche chiaro che occorre verificare quanto in termini di prevenzione è stato fino in fondo predisposto dagli organi nazionali e dalle autorità locali preposte. So che i sindaci e le prefetture sono mobilitate, so dell'impegno di numerosi volontari che sono all'opera, so della disponibilità della popolazione che, pure colpita dal disastro, lavora per cercare di tornare alla normalità.
Sappiamo anche che dietro a questi disastri vi sono lavori ed attività sbagliate o non svolte. Mancano le risorse per un adeguato riassetto idrogeologico del territorio. Sappiamo che dietro i disastri vi sono acque ingabbiate e soldi che, pur essendo stati messi a disposizione, non sono stati spesi in modo adeguato.
Occorrerà verificare fino in fondo quanto è stato compiuto in base alle risorse di cui si disponeva e quanto, invece, bisognerebbe fare perché il Governo nazionale o i governi regionali non hanno voluto o saputo farlo. Dico ciò, signor Presidente, perché deve essere a noi noto - deve essere ancora più chiaro dopo questa situazione di emergenza nel paese che segue a numerose altre, purtroppo, in questo periodo - che la responsabilità diretta della protezione civile è in capo alla Presidenza del Consiglio.
Non è stata concessa una delega all'attuale responsabile del Ministero dell'interno.
A maggior ragione e per la responsabilità della Presidenza del Consiglio si auspica che in quest'aula si forniscano risposte alla nostra richiesta di illuminazione su quanto è stato predisposto e quanto si vorrà fare, in relazione diretta con le autorità locali e regionali, con i sindaci e le prefetture, in modo tale che, nel futuro, si possa intervenire sui guasti che oggi non possiamo fare altro che elencare. In futuro, però, occorre, da una parte, riorganizzare le comunità in modo tale che si possa superare la situazione di emergenza e, dall'altra, predisporre un intervento organizzato da tutte le autorità che hanno la responsabilità di farlo.

GABRIELLA MONDELLO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA MONDELLO. Signor Presidente, mi associo a quanto affermato dai colleghi intervenuti precedentemente. Purtroppo, si tratta di una serie di interventi in relazione agli eventi calamitosi degli ultimi giorni che hanno coinvolto tutta l'Italia settentrionale o almeno gran parte. La città di Genova è stata colpita da un'inaudita furia delle acque, con lo straripamento dei suoi torrenti. In particolare, il Tigullio è stato duramente colpito tanto che a Chiavari, come è stato detto, vi è stata anche una vittima, oltre ai danni incalcolabili ai negozi, alle attività produttive, alle abitazioni e ai garage. Credo che questo evento, che ha colpito gran parte dell'Italia settentrionale, metta in evidenza la prima grande difficoltà, quella della ripartizione dei fondi. I fondi non sono infiniti, mentre i disastri in questo nostro povero paese sembrano esserlo. Raccomando vivamente che anche aree non troppo densamente popolate (come le aree colpite del Tigullio) vengano prese nella dovuta considerazione.


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Devo rilevare che nel 2000 si erano verificati altri eventi del genere: quelle risorse che sono state adeguatamente impiegate - come è stato fatto e detto secondo la testimonianza di alcuni amministratori presenti nella riunione tempestivamente organizzata presso il comune di Chiavari, il giorno dopo, il lunedì, alla presenza del presidente della regione, Biasotti - hanno contribuito ad eliminare questi inconvenienti, proprio nelle zone in cui i lavori sono stati eseguiti.
Ciò significa che occorrerà un'attenta verifica delle modalità in base alle quali verranno impegnate le risorse attribuite e una pianificazione, affinché queste risorse vengano impegnate e non lasciate inutilizzate. Non credo che ciò avverrà, almeno nelle nostre zone con riferimento alle quali i progetti sono stati sempre predisposti tempestivamente e si è data esecuzione alle opere necessarie.
Chiaramente occorre svolgere una riflessione sui motivi, al di là dei cambiamenti climatici, che inducono a tali fenomeni: vi deve essere un attento utilizzo del territorio perché si è riscontrato che, dove vengono privilegiate le opere di sostanza e non soltanto quelle di ornamento, dell'arredo urbano delle nostre città, gravi fatti non sono avvenuti. Pertanto, occorrono una riflessione ed una programmazione.
Ho chiesto al Governo che nel Consiglio dei ministri di venerdì venga dichiarato lo stato di emergenza e che, se possibile, come mi è stato richiesto dai sindaci dei paesi colpiti nel mio collegio, venga rinviato al 31 dicembre l'assestamento dei bilanci.

GABRIELE FRIGATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei anch'io unirmi innanzitutto con una parola di solidarietà verso quelle famiglie e comunità, soprattutto nelle zone del nord, che da alcuni giorni vivono questa situazione realmente tragica in alcune realtà, mentre per molte altre realtà si tratta di una situazione di difficoltà.
Credo sia doveroso che il Governo venga urgentemente in quest'aula a riferire, da una parte per poter comprendere insieme quali siano gli elementi che possono avere condotto a questa situazione e d'altra per approntare le attenzioni dovute in questi casi.
Vorrei sommessamente ricordare anche che in un'altra parte del paese, nella provincia di Rovigo, nel territorio polesano, quel territorio che è chiuso tra i due grandi fiumi del nostro paese, tra il Po a sud e l'Adige al nord, certamente in queste ore si vive una qualche preoccupazione e si guarda al passaggio della piena sia della Adige sia del Po con uno stato di particolare preoccupazione. Mi limito ad usare questa parola.
Invito pertanto il Governo a non lesinare alcuna attenzione o valutazione di questa situazione e a monitorare con puntualità il tutto, adoperandosi anche in questo caso per ogni utile azione e opera di prevenzione.

MAURIZIO PANIZ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURIZIO PANIZ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la provincia di Belluno ha subito negli ultimi giorni danni incalcolabili. Alcune vallate, l'Agordino, lo Zoldano, il Comelico, il Cadore e l'Alpago, hanno subito conseguenze inenarrabili e la situazione obiettivamente è drammatica, a seguito di eventi meteorologici assolutamente anomali.
Sono stati danneggiati beni pubblici e privati, sradicati alberi e ci sono state frane che hanno interrotto la viabilità. Vi sono stati edifici per i quali è stata dichiarata l'inagibilità; sono state danneggiate persone, che sono rimaste per ore e giorni senza energia elettrica. Si impongono interventi urgenti e consistenti, necessari sia nell'immediato sia a livello sistematico, per far sì che la gente possa


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continuare a vivere in montagna e a proteggere l'ambiente che è indispensabile per il nostro paese.
Mentre sono solidale e vicino ai danneggiati, esprimo profonda gratitudine nei confronti di coloro che si sono impegnati per attenuare le conseguenze degli eventi, dalle autorità tutte alle forze dell'ordine, ai vigili del fuoco, al soccorso alpino e agli alpini, e soprattutto ai molti volontari che si sono personalmente sacrificati per evitare conseguenze più pesanti nei confronti di persone sfortunate. Chiedo l'intervento del Governo affinché con fondi, con iniziative e risposte tempestive ed esaurienti sia vicino a questa situazione ed abbia a ridurre le pesanti conseguenze che noi verifichiamo.

ANTONIO RUSCONI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la ringrazio anche perché mi permette come sindaco della provincia di Lecco e come rappresentante dell'ANCI per quella provincia, di comunicare, come peraltro già fatto attraverso l'interrogazione urgente al Governo, la situazione disperata dei nostri comuni.
Mi auguro che nelle prossime ore, domattina il Governo venga a riferire e vorrei comunicare un nuovo dato: il prefetto della provincia di Lecco alle ore 16 di oggi ha ordinato la chiusura immediata, per i prossimi due giorni, di tutte le scuole di ogni ordine e grado, compresi gli asili-nido.
Il numero degli evacuati, in numerosi piccoli comuni, continua a salire.
Vorrei mettere in evidenza un ulteriore aspetto, per fronteggiare il quale mi auguro che il Governo preveda fondi nella legge finanziaria che si sta discutendo al Senato: in questo territorio c'è urgenza di messa in sicurezza di intere zone. In queste ore si parla, giustamente, del lago di Como, soprattutto del ramo di Lecco, e dell'Adda; vorrei sottolineare però che nella nostra provincia abbiamo gravi difficoltà soprattutto nei piccoli comuni, per i torrenti che sono di riferimento a questi comuni, i quali non sono certamente in grado, stante l'attuale legge finanziaria, di intervenire con i propri fondi.
Mi auguro, quindi, che il Governo venga al più presto a riferire, non solo sulla situazione - che è diventata drammatica - ma sugli impegni che prenderà, a partire da questa legge finanziaria, per rispondere a questi gravi problemi del paese e, in particolare, della provincia di Lecco.

MARCO ZACCHERA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, potrei ripetere quello che hanno detto i colleghi, ma vorrei dare un taglio diverso al mio intervento, anche se la mia zona - Verbano Cusio Ossola, nel lago Maggiore - è attualmente sott'acqua. Innanzitutto, vorrei dire che sto constatando che, rispetto alla precedente alluvione, le cose stanno funzionando meglio. Ho notizie e riscontri precisi: c'è maggiore organizzazione rispetto a prima e questo è già un vantaggio positivo tra le tante cose che non funzionano.
In secondo luogo, mi pare che doverosamente il Governo dovrà rispondere e mettere anche a disposizione delle risorse; però, una volta di più, concretamente, bisogna soprattutto decidere chi comanda. Infatti, dopo l'alluvione disastrosa che c'è stata nelle nostre zone nel 2000, noi abbiamo sollevato ovunque - come enti locali, non solo come parlamentari - la necessità, ad esempio, di pulire i gretti dei fiumi, i fondali dei tratti dove questo è possibile, come sotto i ponti. Ebbene, a distanza di due anni, non si riesce ancora a capire quale sia l'autorità che può concedere di fare queste cose, che sono economicamente vantaggiose, perché ancora ci si guadagna a recuperare sabbia e ghiaia (ovviamente, in maniera intelligente, non portando via le spallette dei ponti, se no i


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ponti crollano). Ripeto: c'è una reale disorganizzazione nella scala gerarchica.
La magistratura - io la difendo sempre, mi si conceda anche di criticarla - poiché vi sono stati dei guai, alcuni anni fa, ha sequestrato dei pezzi di argine, i quali, essendo sotto sequestro, da due anni non possono essere messi a posto. Risultato: arriva la piena e porta via ulteriori pezzi dell'argine. Visto che l'organizzazione generale dei soccorsi mi sembra che funzioni meglio, almeno da noi, ritengo sia necessario stabilire una scala gerarchica di ordini per poter intervenire, senza troppe remore, in determinate cose. Se poi gli ambientalisti fermano tutto, anche la pulizia di un fiume, quando arriva la successiva piena, è chiaro che, essendo il letto salito di alcuni metri, esonda sui terreni circostanti. Bisogna arrivare ad una via di mezzo che funzioni.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Zacchera. La Presidenza si farà certamente carico di intervenire presso il Governo per sensibilizzarlo in ordine ad un problema così grave che riguarda i nostri fratelli che vivono una situazione molto difficile. Quindi, mi auguro che i colleghi che hanno portato la loro testimonianza, da diversi punti di vista - purtroppo, a mio avviso, da troppi punti di vista e da troppe angolature -, troveranno nella solidarietà nazionale, nell'impegno del Governo e nel senso di responsabilità di chi ha il compito di prevenire e di intervenire, una occasione per una importante riflessione su come si difende l'ambiente.

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