Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 230 del 27/11/2002
Back Index Forward

Pag. 43


...
(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-quater, n. 27)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carboni. Ne ha facoltà.

FRANCESCO CARBONI. Signor Presidente, sarò velocissimo; mi sembra, infatti, che l'episodio e la valutazione possano essere contenuti in poche battute. Ritengo che noi oggi ci troviamo di fronte ad un episodio gravissimo che a mio avviso non fa onore alla Camera dei deputati qualora si deliberasse nel senso di accogliere la proposta del relatore. Gravissimo, in primo luogo per il metodo perché la decisione che il relatore propone rovescia una precedente decisione assunta nella scorsa legislatura di senso difforme e conclusioni opposte, raggiunta anche con il consenso di diversi deputati di Forza Italia.
La Giunta, allora, si espresse nel senso di considerare sindacabili le dichiarazioni dell'onorevole Cito perché non c'erano le condizioni per ritenere che tali opinioni potessero essere qualificate come derivanti dal mandato parlamentare. Quanto al merito, oggi il collega Antonio Leone entra nel merito del processo richiamando anche la posizione e la decisione di un altro querelante che, successivamente, ha rimesso la querela. Queste, però, sono questioni sulle quali, a mio avviso, la Giunta non può entrare e sulle quali non può opinare. La remissione della querela è un fatto che riguarda esclusivamente le parti di quel processo e non può essere assunto dalla Giunta ad elemento di valutazione.
Le espressioni dell'onorevole Cito sono gravissime: «parassita della società che fa usura a Taranto» «vastaso» (che credo dovrebbe essere tradotto per chi non conosce questa espressione) «depravato, emerito delinquente» e via dicendo (sto estrapolando quelle che appaiono meno pesanti); appare quindi evidente che siamo al di fuori di una qualsiasi critica, di una qualsiasi opinione parlamentare.
Inoltre, stiamo andando contro la costante giurisprudenza della Corte costituzionale che, in sede di conflitto di attribuzione - anche in questo caso sicuramente sarà sollevato -, ritiene che espressioni di tal fatta non possono sicuramente caratterizzare l'espressione politica. Ha ragione la Corte costituzionale a decidere in questo senso poiché, certamente, in aula nè all'onorevole Cito nè ad alcun parlamentare sarebbe consentito di utilizzare espressioni di questo tipo per qualificare il proprio pensiero politico.
Dunque, chiedo che l'Assemblea decida, diversamente da come propone il relatore, per la sindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole Cito le quali riguardano non una vicenda politica, sia pure locale, ma un contenzioso rientrante nel campo dell'insulto personale e che quindi non può essere considerato un'opinione politica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, è noto a tutti come da un po' di tempo a questa parte la Corte costituzionale usi parole piuttosto severe nei confronti dell'eccesso di larghezza con cui questa Camera giudica i casi di insindacabilità di cui all'articolo 68 della Costituzione.
Se noi continuiamo su questa strada, finirà che, anche nei casi reali, nei quali vi è effettivamente un'espressione, magari forte, ma che rientra nell'esercizio della funzione parlamentare, il giudice - delle leggi, del conflitto di attribuzione -, preso un certo indirizzo giurisprudenziale, lo vorrà mantenere a detrimento quindi -


Pag. 44

non mi interessa il caso specifico - della vera immunità nei casi in cui essa deve essere concessa.
Nel caso specifico, perché sono preoccupato? Lo sono perché, nella scorsa legislatura, si votò e si affermò che non si trattava di parole e di espressioni rientranti nell'esercizio della funzione parlamentare (quindi, sottratte al giudizio del giudice penale, in quanto erano sindacabili).
Ora, se è pur vero che cambia la maggioranza, non cambia la linea generale: vi è un principio di continuità.
Non vorrei che, commettendo questo errore (cioè andando contro quanto si è detto la volta scorsa), dessimo ulteriori argomenti - già ve ne sono abbastanza - alla Corte costituzionale per censurare ulteriormente gli orientamenti dell'Assemblea.
Si era anche detto - mi appello all'amico Siniscalchi, presidente della Giunta per le autorizzazioni - che doveva intervenire una completa rivisitazione di questo istituto.
Ricordiamoci, colleghi, che fu nel caso in cui questa Assemblea negò l'autorizzazione a procedere, che, come conseguenza, vi fu non solo il trambusto di Tangentopoli ma anche la necessità, quasi a furore di popolo, di approvare quelle modifiche concernenti l'autorizzazione a procedere sulle quali adesso si vuole ritornare.
Quindi, questi eccessi fanno male, non al caso specifico - si tratta di una querela che può essere ritirata - ma a tutti noi.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

Back Index Forward