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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Agrò. Ne ha facoltà.
LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la prima osservazione da fare in merito al provvedimento che la Camera si appresta a licenziare in via definitiva è che questa approvazione è sicuramente tardiva e ciò ha influito ed influisce sui contenuti del disegno di legge. La circostanza che il Parlamento sia in grado solo oggi di esprimere una valutazione definitiva in merito ad un provvedimento collegato alla manovra finanziaria per il 2002 pone qualche interrogativo. La denominazione di disegno di legge collegato, infatti, rinvia al nesso particolarmente stretto che sussiste tra un disegno di legge di iniziativa governativa e la manovra finanziaria appena varata. Per tale ragione i collegati beneficiano o dovrebbero beneficiare in Parlamento di una corsia preferenziale idonea a consentire una loro sollecita approvazione. Infatti, solo così questi disegni di legge possono esplicare compiutamente i relativi effetti interagendo con quelli attesi dalla manovra finanziaria.
Nel caso in esame ciò non è avvenuto, determinando una serie di conseguenze. In primo luogo, i potenziali effetti sull'economia e, in particolare, sul sistema produttivo sono, per forza di cose, destinati a risultare attenuati. In secondo luogo, il tempo intercorso tra la presentazione e l'approvazione ha fornito l'opportunità, a volte in relazione ad esigenze effettivamente sopravvenute, in altri casi sulla base di scelte piuttosto affrettate, di modificare il testo ovvero di introdurvi nuove disposizioni. Il decorso del tempo favorisce senza dubbio la modifica di provvedimenti, come quello in esame, che intervengono in una molteplicità di settori in ciascuno dei quali si manifestano numerose e spesso diversificate istanze interpretate dalle forze economiche e sociali. Tuttavia, non ci si può nascondere come un simile modo di legiferare non favorisca di certo l'organicità e la sistematicità degli interventi e finisca per essere condizionato dalla logica dell'emergenza e dell'urgenza, non sempre buone consigliere. Peraltro, tutti sappiamo - e non si tratta certamente di una esperienza limitata a questa legislatura - come in simili casi risulti assai difficile per lo stesso Governo porre un argine agli interventi di modifica e selezionare gli interessi e le istanze di cui i gruppi parlamentari non di rado, attraverso intese di tipo trasversale, si fanno interpreti. Un simile fenomeno genera un certo disordine normativo al quale in una fase successiva occorre non di rado porre rimedio. In realtà, la scelta di intervenire in una pluralità di settori con poche disposizioni di carattere specifico e puntuale al fine di corroborare gli effetti della manovra finanziaria può avere un senso se il disegno di legge collegato mantiene pressoché inalterata la sua originaria struttura e viene approvato in termini brevi. In caso contrario, si va quasi inevitabilmente incontro ad inconvenienti già accennati.
Se vogliamo, l'esame del provvedimento ha posto in luce anche alcuni limiti del nostro bicameralismo perfetto, come ho detto in precedenza, che induce spesso ciascun ramo del Parlamento ad assumere iniziative unilaterali anche di rilevante impatto senza verificare gli orientamenti ed approfondirli. È poi inevitabile che non sempre quanto è stato introdotto in corso
d'opera sia suscettibile di correzione e ripensamenti, soprattutto quando si è al termine di un esercizio finanziario e si corre il rischio di disperdere risorse importanti per il sistema produttivo.
Fin qui ho svolto una serie di considerazioni di carattere generale che ritengo, tuttavia, rendano ragione della situazione contraddittoria e quasi paradossale che stiamo vivendo. Un provvedimento a lungo esaminato ed ampiamente modificato dalla Camera genera, al termine del suo iter, perplessità non solo nell'opposizione ma anche da parte della maggioranza. Tuttavia, ritengo che tale provvedimento, considerato nel suo complesso, meriti senz'altro di essere approvato perché va incontro a precise istanze che non possono in alcun modo venire disattese. Il tratto unificante del disegno di legge è rappresentato non da una materia - infatti, numerose materie sono interessate da diverse articoli - ma dalla finalità dell'intervento, costituita dal recupero di competitività del sistema produttivo e dalla promozione dello sviluppo. In tale logica, sono state concepite misure relative alle piccole e medie imprese con lo scopo di semplificare gli interventi o di introdurne di nuovi.
È stato previsto un riordino della disciplina in materia di proprietà industriale che rappresenta per molti aspetti la cartina di tornasole dello stato di salute di un'economia. Sono state introdotte disposizioni in materia di assicurazioni al fine di contrastare gli effetti inflattivi provocati dai sistematici ed elevati aumenti delle tariffe relative all'assicurazione obbligatoria. Sono state adottate alcune misure urgenti in materia energetica richieste dagli operatori e dirette, in ultima analisi, a favorire una riduzione dei costi dell'energia in attesa della presentazione - poi intervenuta - di un organico disegno di legge di riforma della materia.
L'impostazione originaria del provvedimento è sicuramente condivisibile nelle sue linee generali ed è stata, nel corso dell'esame parlamentare, per molti versi arricchita ma anche corretta in modo parziale e, probabilmente, non sufficientemente meditato. In particolare, mi riferisco alla materia delle assicurazioni, oggetto di ampie controversie ed a causa della quale ogni intervento risulta di per sé problematico. In questo caso, non si è tenuto conto né dei limiti posti dalle normative europee né delle ripercussioni generalizzate che avrebbe avuto un intervento a gamba tesa sui parametri per la classificazione dei rischi e delle condizioni di polizza. Si tratta di una vicenda che deve far riflettere e che obbligherà - come abbiamo sentito -, entro tempi molto brevi, ad un nuovo intervento normativo in materia, ma che, di certo, non inficia la complessiva validità del provvedimento.
In conclusione, i limiti del provvedimento in esame sono in massima parte originati da cause di carattere generale, sulle quali sarebbe opportuno che tutti riflettessimo per individuare opportune soluzioni di natura istituzionale. Tali limiti non oscurano, peraltro, i pregi e la valenza positiva del disegno di legge, destinato a contribuire allo sviluppo del sistema produttivo.
Con queste manifestazioni dichiaro, pertanto, che il gruppo dell'Unione democratico-cristiana di centro voterà a favore di questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambini, al quale ricordo che ha quattro minuti di tempo a sua disposizione, con la tolleranza di questa Presidenza. Ne ha facoltà.
SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, i minuti che ho a disposizione mi basteranno per illustrare la nostra posizione che è fermamente contraria rispetto a questo provvedimento come, peraltro, abbiamo avuto modo di manifestare nel corso della lunga discussione in Commissione ed in una aula che ci ha impegnato nel corso delle settimane passate.
Siamo convinti di questa nostra posizione per ciò che non contiene questo provvedimento. Il collegato alla legge finanziaria in materia di mercati e di concorrenza avrebbe dovuto rappresentare lo
strumento attraverso il quale la maggioranza in Parlamento sarebbe potuta intervenire per affrontare questioni, nodi, temi che caratterizzano il mondo delle imprese. Non mi riferisco solamente alle questioni di carattere fiscale che, tra l'altro, trovano collocazione in altri provvedimenti, ma soprattutto a quelle che riguardano l'iniziativa delle imprese nel nostro paese.
Qualche anno fa abbiamo varato una normativa relativa alla semplificazione degli adempimenti per lo sviluppo delle attività imprenditoriali, il cosiddetto «sportello unico». Fin dalla primavera scorsa avevamo chiesto al Governo la promozione di un'iniziativa attenta al fine di poter monitorare il funzionamento di quella legge, per poterla aggiornare e per poterla modificare laddove essa ha evidenziato un'inefficacia che ha penalizzato gravemente il nostro paese sotto il profilo della competitività e della capacità di attirare iniziative imprenditoriali sul territorio nazionale provenienti dall'estero e, soprattutto, per rendere più competitive le imprese italiane accorciando i tempi dello sviluppo delle iniziative imprenditoriali. In altri settori - cito per tutti quello del commercio - sarebbe stato necessario attivare nuove iniziative per permettere l'avanzamento delle riforme che sono state varate nel corso degli anni passati e sostenere le attività commerciali del nostro paese che, invece, sono totalmente abbandonate in un momento così difficile di crisi quale quella sta attraversando questo settore che, invece, avrebbe bisogno di sostegno. Voteremo contro questo provvedimento sia per quello che quest'ultimo non prevede sia per quello che, invece, prevede.
La caratteristica di essere un provvedimento omnibus - è stato costretto a riconoscerlo anche il collega D'Agrò, intervenuto prima di me - ha comportato la dispersione di molte materie e lo spezzettamento di provvedimenti che, invece, sarebbe stato necessario mantenere uniti. È il caso dell'energia, ma anche dell'assicurazione, nonché della riforma della RC auto.
Con riferimento alla responsabilità civile auto, siamo di fronte ad un provvedimento, come è stato chiaramente affermato, assolutamente contraddittorio e controproducente in alcune parti (è il caso dell'articolo 22). Non si è attuata la riforma che era necessaria in questo settore e si è preferito procedere attraverso iniziative estemporanee (ad esempio, quella alla quale mi riferivo in precedenza) o incomplete, come quelle che riguardano l'obbligatorietà della riparazione dell'autoveicolo danneggiato. In tal modo, si è creato un nuovo elemento di confusione in questo settore.
L'unica cosa che si capisce è la volontà del Governo di restituire al ministero funzioni che, invece, erano state assegnate all'ente di vigilanza, quindi di politicizzare nuovamente una materia che avrebbe bisogno della solidità della funzione dell'autorità terza, cioè l'Isvap, che, da questo punto di vista, dovrebbe essere rafforzata e non espropriata di alcune funzioni.
L'ultima osservazione che vorrei svolgere attiene alla prima parte del provvedimento in esame, quella cioè che concerne alcuni provvedimenti relativi all'attività delle imprese.
In questo caso, il rappresentante del Governo sa che si tratta di provvedimenti addirittura in contraddizione con quanto è stato approvato soltanto qualche giorno fa in quest'aula con riferimento alla legge finanziaria. Mi chiedo come si potranno orientare le imprese che da questo provvedimento si vedono accolte rivendicazioni che, magari, erano maturate nel corso degli anni e che, soltanto un mese dopo (cioè il 31 dicembre del 2002) vedranno quegli stessi benefici, quelle stesse provvidenze cancellate e disperse nel calderone di un fondo unico che è stato previsto dalla legge finanziaria e che verrà approvato definitivamente al Senato tra qualche giorno.
Vi è, quindi, contraddittorietà, nonché mancanza di priorità che, invece, erano chiarissime con riferimento alle necessità delle imprese.
In alcuni casi si tratta di provvedimenti assolutamente sbagliati, come quello che
riguarda le assicurazioni. L'insieme di queste ragioni ci induce ad esprimere un voto contrario molto fermo e molto deciso, anche per il grande ritardo con il quale questo provvedimento giunge alla sua approvazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vernetti, al quale ricordo che ha a disposizione cinque minuti di tempo. Ne ha facoltà.
GIANNI VERNETTI. Signor Presidente, il provvedimento in votazione, collegato alla finanziaria per il 2002, che, come abbiamo già sottolineato, ha seguito un iter di otto mesi, avrebbe dovuto, secondo le intenzioni del Governo, favorire l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza.
Ricordiamo i proclami di Berlusconi e di Tremonti: l'obiettivo era di passare dal declino allo sviluppo, di liberare l'impresa dai condizionamenti negativi della politica, di operare per la seconda modernizzazione del paese e, finalmente, di realizzare un nuovo miracolo in Italia.
Il provvedimento in esame, che era parte integrante di tale impegnativo programma, torna a noi dopo un anno di concreto Governo del centrodestra che ha fallito tutti gli obiettivi e tutte le previsioni economiche, in una situazione grave per il paese e per le imprese. Il provvedimento appare, dopo il primo esame alla Camera e al Senato, sempre più distante dagli obiettivi di sviluppo dell'iniziativa privata e della concorrenza e sempre meno utile alle categorie interessate.
Facciamo alcuni esempi: per il settore dell'energia, per il quale si attenderebbero un riordino ed una riforma generale che diano impulso alla liberalizzazione, da un lato, ma anche alla compatibilità ambientale e alle energie rinnovabili, dall'altro, assistiamo invece all'approvazione di piccoli provvedimenti tampone. Si tratta, quindi, di un «rattoppo» legislativo confezionato per categorie ad hoc e per associazioni ed imprese che attendevano misure concrete per lo sviluppo della propria attività, oggi condizionata da una congiuntura economica sfavorevole a livello nazionale ed internazionale.
Quali interventi pensate di proporci per favorire l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza, che possano essere credibili dopo che, con la manovra economica per il 2003, avete praticamente abolito la DIT, ridotto gli incentivi alle imprese, limitato le risorse per il Mezzogiorno e depotenziato le politiche di sviluppo locale, come i patti territoriali ed i contratti d'area?
Come pensate che sia credibile attribuire incentivi alle imprese quando lo strumento del credito di imposta per la ricerca è stato di fatto vanificato, così come il fondo unico per gli incentivi e l'innovazione tecnologica, ormai ridotto a pura e mera presenza simbolica?
È un provvedimento che lascia insoddisfatte le categorie e le imprese che, dopo l'11 settembre, si attendevano misure concrete. Pensiamo al turismo, in forte crisi, che avrebbe avuto bisogno di una politica nazionale organica di rilancio e di sviluppo; pensiamo infine al settore delle assicurazioni. Non vorrei ripetere quanto già detto dai colleghi della Margherita in aula: abbiamo un sistema tariffario inaccettabile che penalizza pesantemente le famiglie; ci troviamo di fronte a provvedimenti scoordinati, con un impatto devastante sul territorio. Aumentano quindi le tariffe e si rafforza l'oligopolio del settore.
Il Governo compie scelte che contraddicono l'intento di liberalizzare, così limitando il ruolo e le prerogative dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Pertanto, sia nel settore delle assicurazioni sia in quello dell'energia si fa il contrario di ciò che si è annunciato. Si continua a manifestare nei fatti una cultura dirigistica, centralistica e per molti versi illiberale.
Siamo quindi delusi, non come centrosinistra o come gruppo della Margherita; deluso è il sistema delle imprese, della piccola e media impresa, che si attendeva interventi seri per la sua modernizzazione ed informatizzazione, trovando invece in questo provvedimento pannicelli caldi che
non innovano, che non risolvono i problemi di quel ricco sistema di piccole e medie imprese, di distretti industriali che è sempre stato da solo - e continuerà ad esserlo - la spina dorsale dello sviluppo di questo paese.
Per questi motivi il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, esprimerà voto contrario su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella, alla quale ricordo che ha quattro minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge collegato alla legge finanziaria per il 2002 arriva sicuramente fuori tempo massimo. Si presenta come una sommatoria di interventi e misure che risultano assolutamente inadeguate rispetto alla pretesa contenuta nel titolo stesso del provvedimento.
Non possiamo non sottolineare il fatto che, a fronte di una situazione economica a dir poco allarmante, rispetto all'allarme che le parti sociali, le categorie e le rappresentanze del mondo imprenditoriale hanno sempre più insistentemente rivolto al Governo, il buon senso ed un'assunzione seria di responsabilità avrebbero voluto che un provvedimento quale quello al nostro esame venisse discusso ed approvato con la stessa celerità e determinazione riservata ad altri provvedimenti, - mi riferisco in particolare alla legge Cirami - per entrare nel merito con il respiro necessario.
Invece, quella che verrà approvata oggi è una legge omnibus che, anche a causa delle scarse risorse messe a disposizione, rischia persino di scontentare tutti i soggetti cui si rivolge.
Basta leggere il resoconto relativo alle audizioni svolte per rendersi conto delle perplessità e delle contrarietà di cui occorre tenere conto.
Per quanto riguarda il settore energetico, il gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo rileva che non è presente alcuna iniziativa relativa al risparmio energetico, alle fonti rinnovabili, alle energie alternative, né misure che garantiscano il rispetto del protocollo di Kyoto.
È vero che si è tornati indietro rispetto alla decisione di togliere all'ENEA i fondi per le energie rinnovabili, ma noi sosteniamo che non possano esservi una politica di sviluppo del settore privato né una strategia industriale tesa al sostegno dell'iniziativa privata se non si mette al centro la questione ambientale. Lo dimostrano la situazione drammatica in cui versa il paese in questi giorni, i disastri annunciati, dovuti allo squilibrio idrologico del nostro paese, che ormai rischia l'irreversibilità.
Anche rispetto al gas, l'incremento di infrastrutture che ne garantiscano un più diffuso utilizzo va considerata una scelta di transizione, senza trascurare gli impatti contestuali. L'obiettivo, infatti, non può che essere il passaggio dal petrolio e dal carbone alle fonti energetiche rinnovabili, soprattutto su piccola scala.
Per quanto riguarda il settore assicurativo, che ha occupato tanto spazio nel nostro dibattito, si tratta di un settore in cui è avvenuta una strana liberalizzazione. Ci troviamo di fronte ad una classica situazione in cui non si sviluppa affatto la libera concorrenza, con gli esiti e i benefici che questa dovrebbe comportare; al contrario, poche - dieci - compagnie assicurative fanno il buono e il cattivo tempo e dettano le loro condizioni (purtroppo, come abbiamo visto, anche qui). Abbiamo subito aumenti dei premi inauditi ed ora vediamo rifiutare emendamenti di buonsenso che miravano a calmierare un andamento dei prezzi che rischia di essere, oltre che inflattivo, ingiusto, iniquo.
PRESIDENTE. Onorevole Zanella, la prego di concludere.
LUANA ZANELLA. Sto concludendo, signor Presidente. L'80 per cento delle province italiane, per il 75 per cento degli assicurati, saranno colpite dalla disposizione che elimina il criterio territoriale e
quello del tasso di incidenti nella definizione dell'ammontare del premio.
Questi ed altri motivi che non ho il tempo di illustrare ci spingono a votare contro questo provvedimento, che riteniamo dannoso per l'iniziativa privata e la concorrenza nel nostro sistema produttivo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grotto, al quale ricordo che ha tre minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
FRANCO GROTTO. Signor Presidente, credo sia difficile dare un giudizio positivo su un provvedimento che è fatto male e rispetto al quale, per giunta, l'atteggiamento del Governo e di questa maggioranza ha impedito, in quest'aula, di apportare dei miglioramenti, bocciando i nostri emendamenti. Questo provvedimento è giunto in aula fuori tempo massimo, praticamente dopo un anno dalla presentazione. Esso tratta argomenti relativi a diverse materie, dal sostegno alle attività produttive al settore dell'energia, sino al tema delle assicurazioni, molto sentito dai cittadini, perché li coinvolge direttamente.
Il disegno di legge che stiamo per votare è uno dei tanti provvedimenti collegati alla legge finanziaria per il 2002, un provvedimento che, secondo le buone intenzioni del Governo, dovrebbe favorire l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza e avrebbe dovuto rilanciare lo sviluppo del nostro paese attraverso interventi mirati in diversi settori dell'economia.
Va ricordato che il Governo aveva invocato l'estrema urgenza e la necessità di una rapida approvazione di questo provvedimento. Oggi, a distanza di quasi un anno dalla sua presentazione, ci troviamo a votare questo disegno di legge collegato che, probabilmente, ha perso gran parte della sua presunta efficacia e che, fra l'altro, è stato nel corso del tempo notevolmente modificato. Comunque, esso non tiene conto che la situazione dell'economia italiana in questo periodo si è notevolmente modificata, purtroppo in peggio.
Questo provvedimento, approvato dalla Camera nel mese di febbraio, è stato trasmesso al Senato dove, probabilmente, per tutto questo tempo (ricordiamo che era urgente), è rimasto chiuso in qualche cassetto. Sicuramente, il Governo e la sua maggioranza, in questo periodo, avevano altri argomenti da trattare e da portare avanti con più urgenza, come ad esempio la legge Cirami. Poi, il Governo, spinto dall'incalzare della situazione economica sempre più preoccupante, si è ricordato di questo provvedimento che, all'origine - lo ripeto -, doveva risolvere molte questioni legate all'economia, e, sollecitato dai continui aumenti delle assicurazioni RC auto e dalle proteste dei cittadini, ha tirato fuori dal cassetto il disegno di legge in esame. Sempre con la fretta che contraddistingue il Governo, il provvedimento è stato modificato nuovamente al Senato ed è giunto in quest'aula, praticamente blindato, con l'ultimatum «prendere o lasciare», rendendo inutile lo sforzo compiuto dalla minoranza per cercare di migliorare alcuni aspetti fondamentali.
Tralascio la questione riguardante le assicurazioni, perché è già stata dibattuta notevolmente in quest'aula. Vorrei, tuttavia, rilevare che diventa difficile credere al Governo quando si impegna, ancora una volta, con un decreto-legge e con il disegno di legge finanziaria che sta per essere approvato al Senato, a correggere un errore presente in questo provvedimento. La verità è che, con questo provvedimento - mi rivolgo anche ai colleghi del gruppo della Lega che, in periferia, sanno facendo ordini del giorno, volantini e quant'altro per sensibilizzare l'opinione pubblica -, vengono aumentate, in modo notevole, le assicurazioni. Il disegno di legge al nostro esame, dunque, andrà ad intaccare le tasche dei cittadini.
Mi avvio alla conclusione, Presidente, tralasciando altre argomentazioni che - lo ripeto - sono state affrontate durante la discussione. Non è possibile per noi socialisti esprimere un voto favorevole su questo provvedimento per le sue contraddizioni,
per il modo con il quale è stato portato avanti, per la superficialità con cui è stato presentato. Esprimeremo sicuramente un voto contrario su di esso e sulla politica generale di questo Governo.
PRESIDENTE. Vorrei rivolgere un saluto ai docenti e agli studenti di diritto parlamentare dell'università di Pisa, presenti in tribuna (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Potenza. Ne ha facoltà.
ANTONIO POTENZA. Signor Presidente, annuncio il voto contrario della componente del gruppo misto Udeur-Popolari per l'Europa sul provvedimento al nostro esame, per la sua disorganicità (rinvia a nuovi provvedimenti di delega), per il problema riguardante l'innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese, senza prevedere il coinvolgimento delle regioni, e soprattutto per l'inadeguatezza dei fondi.
Per quanto riguarda la sezione dei tribunali, anche in questo caso vi è un problema di delega. Questa mattina, qualcuno ha presentato un ordine del giorno per impegnare il Governo a prevedere questo o quel tribunale. Tutto ciò è in netto contrasto con l'attuale normativa e siamo decisamente contrari a tale tipo di intervento.
Inoltre, è prevista una serie di contributi per l'ENIT senza che vi sia una strategia complessiva sul turismo. Per quanto riguarda la politica energetica, vi è un piano energetico poco credibile. Non vi è, dunque, una realtà nell'ambito della quale si guarda con interesse alle fonti di energia alternativa. Infine, con riferimento alla RC auto, vi è l'aumento spropositato delle tariffe assicurative. Per tutte queste ragioni, esprimeremo un deciso voto contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.
MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, il voto della Lega nord Padania su questo provvedimento sarà favorevole. Il disegno di legge, ampiamente dibattuto in Commissione, dopo essere stato migliorato dal Senato, è ritornato alla Camera; e possiamo dire che buona parte degli interventi che, secondo noi, hanno contribuito a conferire ad esso una qualità elevata portano anche il marchio del mio gruppo.
Il complesso degli articoli concerne, anzitutto, la promozione e lo sviluppo di nuove piccole e medie imprese, delle quali viene promosso il rafforzamento patrimoniale. A tale riguardo, si può dire che questo provvedimento guarda sicuramente con un occhio di riguardo alle piccole e medie imprese del nord e del sud, facendosi carico dell'esigenza del rinnovamento tecnologico delle stesse.
Scorrendo il testo del provvedimento, si va dalle comunicazioni alla politica energetica - con riferimento alla quale si cerca di aumentare la platea degli utilizzatori di fonti di energia forse più economiche, incidendo, in tal modo, su una leva dell'economia (le imprese) che ci sta particolarmente a cuore -, allo sviluppo dell'informatica nelle piccole e medie imprese, alle misure a sostegno degli investimenti in ricerca e sviluppo, ai marchi.
Quindi, il provvedimento è sicuramente molto articolato. In particolare, l'articolo 11, che è stato frutto anche dell'esperienza dei nostri sindaci, consentirà ai comuni di cedere in proprietà le aree inserite nei piani di insediamento produttivo già concesse in diritto di superficie. Attualmente, i proprietari dei capannoni industriali che insistono su tali aree non hanno la possibilità di comprare il terreno; con la nuova disposizione, i comuni potranno fare cassa e gli imprenditori potranno aggiungere valore alle loro aziende.
Per quanto riguarda le assicurazioni, credo che la discussione sia stata vivace, ma che, alla fine, la presenza del ministro abbia garantito l'inequivocabile impegno politico di eliminare l'uniformità, sul territorio nazionale, dei premi relativi alla prima classe di merito.
Insomma, crediamo che questo provvedimento ci faccia compiere un passo
avanti in materia di iniziativa privata e di sviluppo della concorrenza. Pertanto, dichiaro che il gruppo della Lega nord Padania voterà a favore del disegno di legge al nostro esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saglia, al quale ricordo che dispone di quattro minuti. Ne ha facoltà.
STEFANO SAGLIA. Signor Presidente, desidero esprimere la condivisione di Alleanza nazionale e, di conseguenza, il voto favorevole su un provvedimento da tempo atteso dal sistema economico e produttivo del paese.
Per motivare questa nostra posizione, mi basterà richiamare il contenuto dell'intervento svolto nel corso della discussione sulle linee generali dal collega Mazzocchi, limitandomi, per quanto mi riguarda, a sottolineare sinteticamente quelli che, a nostro modo di vedere, sono gli aspetti più significativi del provvedimento.
La riforma della RC auto rappresenta il tentativo di affrontare un settore particolarmente delicato che incide sulle spese dei cittadini. Ci auguriamo, pertanto, che essa possa produrre effetti benefici sotto il profilo del contenimento dei costi delle assicurazioni. Inoltre, riteniamo particolarmente favorevoli le iniziative avviate dal ministero per sbloccare, finalmente, le procedure di programmazione negoziata, con particolare riferimento alle aree di cui agli obiettivi 1 e 2 di cui al regolamento CE n. 1260/1999 del Consiglio (aree di declino industriale), le quali hanno estremo bisogno di interventi di semplificazione delle procedure e di nuove misure di sostegno all'occupazione ed allo sviluppo produttivo. Lo stesso dicasi per i provvedimenti relativi alla razionalizzazione, alla ristrutturazione del comparto delle fonderie e il sostegno al sistema tessile, che in questo periodo non gode certo di una situazione particolarmente favorevole. Infine, un riferimento va fatto a quello che è l'impegno del Governo, del Ministero delle attività produttive, del Ministero delle comunicazioni, orientato ad incentivare lo strumento dell'informatica all'interno delle piccole e medie imprese e l'utilizzo della banda larga. Per queste ragioni noi votiamo a favore di questo provvedimento e ci auguriamo che nel futuro, come ha detto l'onorevole D'Agrò, ci possa essere una via privilegiata per i collegati alla legge finanziaria, con particolare riferimento alle attività produttive.
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che l'onorevole Alfonso Gianni ha chiesto l'autorizzazione alla pubblicazione, in calce al resoconto della seduta odierna, del testo della sua dichiarazione di voto, che consegna. La Presidenza l'autorizza sulla base dei consueti criteri.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
LUIGI GASTALDI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGI GASTALDI, Relatore. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, nella fase conclusiva dell'iter di questo collegato vorrei ringraziare tutti i colleghi intervenuti sul provvedimento, specialmente quelli della X Commissione (Attività produttive), con i quali il dialogo è stato più stretto e costante.
Il fatto che gli articoli del disegno di legge abbiano visto, in molti casi, il concorso del voto positivo o della astensione della minoranza depone a favore di un provvedimento importante per le attività produttive. Esso contiene disposizioni che significativi settori produttivi, come quello tessile, delle fonderie, delle ceramiche o dell'informatizzazione del commercio, attendono da tempo e la cui attuazione non poteva essere ulteriormente rinviata.
Per concludere, signor Presidente, mi sia consentito ringraziare gli uffici della Camera ed in particolar modo quelli della X Commissione per la preziosa collaborazione fornita.
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