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La seduta, sospesa alle 15,10, è ripresa alle 15,30.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, in verità non ero presente in aula prima della sospensione. Mi informano sulla declaratoria di inammissibilità di una serie di emendamenti che riguardano l'articolo 16; si tratta, precisamente, dei miei emendamenti 16.2, 16.3, 16.4, 16.5, 16.6 e 16.7. Le chiederei la cortesia di mettermi a conoscenza della motivazione della declaratoria di inammissibilità, se possibile.
PRESIDENTE. Onorevole Benedetti Valentini, la Commissione bilancio ha espresso un parere contrario per mancanza di copertura, che le faccio avere in copia.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, a fronte di dodici istituende sezioni specializzate, quali sono previste dal testo pervenuto dal Senato, il testo originario licenziato dalla Camera, che lei trova sull'allegato, a fronte, ne prevedeva un massimo di otto. Questi emendamenti, di cui sono primo firmatario e che sono sottoscritti da colleghi di vari gruppi, sono a scalare e prevedono da tre sino ad otto sedi. Rispetto al testo di legge che si dovrebbe licenziare, dovrebbero essere non meno ma più coperti.
In altre parole, dove si elencano dodici sedi, se ne prevedono tre, quattro, cinque, sei, fino ad un massimo di otto. Pertanto, mi chiedo come facciano i colleghi della Commissione Bilancio a dichiarare queste proposte prive di copertura. Gli emendamenti in oggetto sono più coperti rispetto al testo che si andrebbe a licenziare. Anziché dodici sezioni, ne prevediamo un massimo di otto, come il testo esitato dalla Camera in prima lettura.
PRESIDENTE. Onorevole Benedetti Valentini, si prospetta innanzitutto un problema formale, nel senso che la Presidenza non può censurare o modificare il parere espresso dalla Commissione bilancio, la quale motiva il parere contrario in quanto questi emendamenti sono suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione o copertura.
Dinanzi ad una simile motivazione, la Presidenza non può far altro che dichiararli inammissibili.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, mi perdoni. Debbo lasciare traccia di ciò agli atti, perché sono un fedele collaboratore del Governo e un ancor più fedele collaboratore della maggioranza, avendolo dimostrato in molte circostanze. Altro è asserire che si esprime un parere contrario nel merito sul testo degli emendamenti, che sono - noti bene - non di Benedetti Valentini ma di Vitali, Messa, Brusco, Carrara, Costa, Marinello, Misuraca, Aracu, Benedetti Valentini, altro è dire che non è opportuno mantenere questi emendamenti perché, giusti o meno che siano, il testo dovrebbe tornare all'esame del Senato, altro ancora è sostenere che sono privi di copertura. Non soltanto essi non sono oggettivamente privi di copertura ma, oltretutto, sono più che coperti rispetto al testo che si andrebbe ad esitare e che prevede dodici sezioni già individuate; i presentatori degli emendamenti, compreso il sottoscritto, prevedono tre, quattro o cinque sedi, e così via, fino ad un massimo di otto.
Mi si deve spiegare perché non dovrebbe essere coperta l'economia di una famiglia che, anziché comprare dodici automobili, ne compri fino ad un massimo di otto. Ciò è impossibile. Se questa è la motivazione del parere, formulo ogni riserva in ordine all'esito della votazione e chiedo ne resti traccia negli atti parlamentari. Se, invece, dobbiamo parlare nel merito, il disciplinato e responsabile deputato, insieme agli altri firmatari, è disponibile a confrontarsi. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Benedetti Valentini, ritengo che le sue considerazioni meritino un approfondimento. Pertanto, gli uffici valuteranno ciò che lei ha fatto presente.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Grazie.
PRESIDENTE. Nel caso in cui ci fosse concordanza, consulteremo i rappresentanti della Commissione Bilancio e affronteremo nuovamente la questione. Per il momento, procediamo secondo l'ordine del giorno.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 243
Votanti 242
Astenuti 1
Maggioranza 122
Hanno votato sì 11
Hanno votato no 231
Sono in missione 78 deputati).
Prendo atto che l'onorevole Mongiello non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 248
Votanti 245
Astenuti 3
Maggioranza 123
Hanno votato sì 9
Hanno votato no 236
Sono in missione 78 deputati).
Prendo atto che gli onorevoli Pasetto e Mongiello non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lulli 2.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lulli. Ne ha facoltà.
ANDREA LULLI. Signor Presidente, questo emendamento si pone il problema di individuare un elemento importante che riguarda i sistemi di piccola impresa e i distretti industriali nel nostro paese. Noi dobbiamo avere la consapevolezza che c'è bisogno da parte della politica industriale di questo paese di dimostrare una particolare attenzione a queste realtà produttive che sono uno dei punti di forza dell'economia del nostro paese. Qui non siamo in presenza del capitalismo delle grandi famiglie fondato sugli aiuti dello Stato, i bassi salari ed il disimpegno quando c'è bisogno di innovare la realtà industriale; qui siamo in presenza di imprenditoria diffusa, che tutti i giorni combatte sui mercati nazionali e internazionali e che avrebbe bisogno di misure che in qualche modo consentano di organizzare i propri processi di ristrutturazione a livello dei territori, cioè dei distretti industriali, al pari anche - se mi si consente la semplificazione - delle grandi imprese. In altre parole, avrebbero bisogno di modalità di intervento che permettano loro di organizzare il proprio layout produttivo all'interno del territorio, di fronte ai cambiamenti e alle nuove sfide dei mercati, per reggere la competitività del nostro paese. Questo è vero in quasi tutti i settori industriali, non solo quello della moda: potrei citare quelli del legno, della concia, dell'oreficeria, della produzione di sedie, cioè tutti quei sistemi produttivi italiani che sono l'ossatura della nostra economia e rappresentano un punto di coesione sociale importante per il nostro paese. Ebbene, non comprendo come non si possa accogliere un emendamento di questo tipo, che viene incontro ai bisogni concreti che i nostri sistemi imprenditoriali hanno davanti a sé.
Va ricordato che questi sistemi imprenditoriali spesso fanno fronte a questioni sociali importanti, vale a dire non solo danno un rilevante apporto alla bilancia di pagamenti per quanto riguarda le nostre esportazioni, ma ad essi corrisponde anche una rilevante quota occupazionale e soprattutto fanno fronte a questi problemi, anche in caso di crisi, senza avere il supporto degli aiuti attraverso gli ammortizzatori sociali. Per cui, sarebbe veramente importante - anche in riferimento ad una legge del 1991, che individuava i distretti industriali e che attribuiva alle regioni la facoltà di individuare questi distretti - prevedere norme che consentano di aiutare i processi di riorganizzazione delle centinaia e centinaia di piccole imprese che sono riunite nei sistemi imprenditoriali e che hanno bisogno, di fronte alla trasformazione del nostro apparato produttivo e alla crisi internazionale, non di aiuti ma di essere supportate nella loro possibilità di riorganizzare il ciclo produttivo e le relazioni tra le imprese, salvaguardando un bene prezioso che è il saper fare di questi lavoratori e lavoratrici, di queste imprese, cioè di questo patrimonio che è peculiare del nostro paese e che ci fa conoscere in tutto il mondo.
Pertanto, chiedo alla Commissione e al Governo di riflettere ulteriormente su questo emendamento e di dare una risposta positiva (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lulli 2.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 272
Votanti 264
Astenuti 8
Maggioranza 133
Hanno votato sì 103
Hanno votato no 161
Sono in missione 78 deputati).
Prendo atto che l'onorevole Mongiello non è riuscito a votare.
Prendo atto che l'onorevole Nicotra non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Letta 2.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 281
Votanti 280
Astenuti 1
Maggioranza 141
Hanno votato sì 111
Hanno votato no 169
Sono in missione 78 deputati).
Prendo atto che l'onorevole Mongiello non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Morgando 2.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nieddu. Ne ha facoltà.
GONARIO NIEDDU. Signor Presidente, intervengo a titolo personale su questo emendamento per apporre, innanzitutto, la mia firma, ma anche per ribadire, per l'ennesima volta, che quando si tratta di creare condizioni di accesso, in questo caso a fondi specifici per lo sviluppo dell'innovazione, si dimentica sempre di specificare ciò che riguarda il sistema delle piccole e medie imprese e i distretti industriali. Dico questo, soprattutto, in riferimento al fatto che questo emendamento - vorrei farlo notare ai colleghi - fa riferimento anche a quanto ci troveremo purtroppo ad affrontare nei prossimi mesi - spero di no - in relazione alle questioni che riguardano la crisi della FIAT e quant'altro. Stamani ne abbiamo parlato a lungo, ma anche nelle discussioni di questa mattina la presenza e l'attenzione della Camera alle problematiche legate ai distretti che lavorano e producono nell'ambito di questo settore e dei settori in generale sono state abbastanza scarse.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, questo emendamento a prima firma Morgando vuole sottolineare un'evidenza economica. Se vogliamo aiutare le piccole imprese, quelle che a livello locale creano la ricchezza, dobbiamo investire in ricerca ed in tecnologia e diffonderle entrambe. In particolar modo questo emendamento riguarda anche i distretti industriali del settore dell'auto e noi sappiamo bene quanto sia gravissima la situazione soprattutto riguardo le piccole imprese che sono abbandonate dal sistema attualmente vigente sotto questo Governo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 2.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
La Camera non sarebbe in numero legale, ma stiamo verificando.
ILARIO FLORESTA. Contiamoli, contiamoli!
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, siamo in presenza di un boicottaggio da parte dell'opposizione! Stiamo infatti assistendo ad un'ennesima riprova del fatto che la maggioranza non sostiene in aula con la presenza dei propri rappresentanti provvedimenti che la stessa ritiene infatti assistenza importantissimi, vitali per lo sviluppo del sistema produttivo. Quale sia la presenza in aula della maggioranza in questo momento l'ha evidenziato lei usando il condizionale, cioè affermando che quest'ultima non sarebbe in grado di garantire il numero legale.
Signor Presidente, voglio rivolgere a lei ed ai colleghi un invito: non si può discutere su provvedimenti che hanno grande rilievo per quanto riguarda lo sviluppo della nostra attività economica e rifiutare qualsiasi tipo di confronto con le opposizioni, così come sta avvenendo. Il relatore poco fa ha espresso parere contrario su tutti i nostri emendamenti e ieri, nell'ambito della discussione sulle linee generali, abbiamo sentito più di una volta apprezzamenti riguardo anche ad alcune posizioni tenute dall'opposizione e poi, in aula, attraverso questo comportamento, si dà prova di una mancanza di sostegno nei confronti dei provvedimenti in esame.
Allora, delle due l'una: o la maggioranza si assume la responsabilità di portare avanti i provvedimenti, garantendo il mantenimento del numero legale, o noi, come opposizione, non ci stiamo a fare da cornice rispetto a tutto ciò. Questo deve essere ben chiaro! Ciò non vuol dire venire meno anche ad una responsabilità istituzionale.
Credo che l'opposizione non possa essere accusata di ciò; il senso di responsabilità vi è stato e vi è, ma la maggioranza ha una responsabilità politica che deve garantire. Pertanto, se si riesce a venire a capo di questa situazione attraverso la presenza della maggioranza in aula, bene, altrimenti credo che i nostri lavori nella giornata odierna subiranno sicuramente molte, ma molte variazioni. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Innocenti.
Volevo far presente che sono diversi i deputati che sono stati presenti e che non hanno partecipato al voto. Pertanto, il numero legale c'è...
ANTONIO BOCCIA. No, Presidente.
PRESIDENTE. Pertanto...
ANTONIO BOCCIA. Chi sono?
PRESIDENTE. Se vuole, io glieli dico.
ANTONIO BOCCIA. Sì, li deve indicare.
PRESIDENTE. Se lei li chiede, io le leggo l'elenco.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, la sua correttezza è risaputa. La prassi è che, per poter dichiarare che un deputato è presente, occorre farne il nome e verificarne la presenza, altrimenti introduciamo una prassi pericolosissima. Pertanto, la vorrei pregare di fare i nomi dei presenti...
PRESIDENTE. Non ci sono problemi.
ANTONIO BOCCIA. ...di verificare che effettivamente ci sono e, quindi, di dichiarare giustamente la loro presenza.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, le leggo l'elenco dei deputati che mi hanno fornito gli uffici: onorevoli Bimbi, Mascia, Bellillo, Giovanni Bianchi, Vertone, Titti De Simone, Vendola, Russo Spena e Bressa.
Questi deputati risultano presenti secondo l'Ufficio di Presidenza.
ANTONIO BOCCIA. Bressa non c'è! Bressa non c'è!
PRESIDENTE. L'onorevole Bressa era presente nel corso della votazione.
ANTONIO BOCCIA. Assolutamente no, Presidente.
PRESIDENTE. Questo mi dicono gli uffici e, quindi, io non posso...
ANTONIO BOCCIA. No, Presidente, non posso accettarlo!
PRESIDENTE. L'onorevole Bressa è stato visto dagli uffici, dai funzionari e, quindi, è considerato presente.
Dichiaro chiusa la votazione. La Camera è quindi in numero legale.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 212
Votanti 208
Astenuti 4
Maggioranza 105
Hanno votato sì 31
Hanno votato no 177
Sono in missione 78 deputati).
EUGENIO RICCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EUGENIO RICCIO. Vorrei dichiarare che il mio pulsante non ha funzionato, ma ero presente al momento della votazione.
PRESIDENTE. Ne prendo atto.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, lei mi deve consentire, ma l'episodio che è accaduto va chiarito anzitutto per capire se questo precedente debba avere una sua continuazione. Credo non debba avere una continuazione e che vada considerato come un precedente molto occasionale in riferimento al quale - lei sa, anche dopo aver richiamato la sua correttezza, mi consenta di richiamare anche quella di chi le parla - io rispetto la decisione che ha assunto. Non la condivido per niente, ma ciò che mi preoccupa adesso è quello che può accadere in futuro, dopo la sua decisione.
Guardi, Presidente, non si è mai visto che i funzionari della Camera decidano se un deputato sia presente o assente. Per questo compito vi sono i segretari di Presidenza e solo e soltanto i segretari di Presidenza possono effettuare questo accertamento. Mi dispiace, signor Presidente, ma non può essere che venga dichiarata la presenza o l'assenza di un deputato, come lei ha fatto (questa è stata la sua motivazione), perché i funzionari della Camera le hanno detto che quel deputato era presente. Signor Presidente, si tratta di un precedente evidentemente molto grave.
Adesso mi consenta di dire che vi è stata una specificità nell'accaduto che deve essere sottolineata per evitare che in futuro si ripetano circostanze simili.
Guardi, signor Presidente, lei, in tutta buona fede (però dovrebbe ascoltarmi: la questione è molto delicata e so che lei assumerà delle decisioni; successivamente potremo anche svolgere una riflessione doverosa con gli uffici, ma se non ci parliamo diventa difficile capirci), ha dato la parola al collega Innocenti e quindi, dopo l'intervento del collega Innocenti, ha in qualche modo dichiarato quali erano i presenti che non avevano votato.
Questa pausa rappresentata dall'intervento del collega Innocenti ha determinato la disfunzione della quale stiamo parlando, perché, se lei all'istante avesse dichiarato i colleghi presenti, probabilmente non saremmo incorsi in questo errore. Tuttavia, è evidente che la prassi che ci siamo dati è che, al momento del voto, i colleghi devono essere presenti.
CESARE RIZZI. Basta!
ANTONIO BOCCIA. Una presenza non può essere dichiarata successivamente. Pertanto, si è creato una situazione assolutamente unica, irripetibile. I colleghi devono essere dichiarati presenti al momento del voto, non dopo cinque minuti, come purtroppo è accaduto.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, nel momento in cui è mancato il numero legale, gli uffici hanno segnalato al segretario Deodato la presenza dei deputati che non avevano votato, pur essendo presenti. Nel frattempo, ho dato la parola al collega Innocenti e, non appena lei mi ha chiesto i nominativi, le ho comunicato quelli dei deputati presenti che non hanno votato.
Quindi, se lei li avesse chiesti subito, glieli avrei indicati subito. Pensavo, ma evidentemente mi sono sbagliato, che, quando il Presidente dichiara che ci sono
deputati che erano presenti e che non hanno votato, questa parola facesse fede. Evidentemente non è così: la prossima volta indicheremo immediatamente i nominativi dei deputati che, presenti, non hanno votato.
TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la sua correttezza e quella degli uffici mi sembra che non sia e non possa essere in discussione. Mi è stata anticipata la risposta che volevo fornire al collega, dicendo che il segretario di Presidenza non ha diritto di parola quando si tratta di votazione. Pertanto, se il segretario di Presidenza non contesta e non mette a verbale niente, evidentemente è il Presidente che parla, anche rappresentando, come ovvio, l'intero Ufficio di Presidenza, compresi i segretari di turno.
È quindi ovvio che, quando il Presidente afferma che gli uffici o altri gli hanno effettuato una segnalazione, è naturale che vi sia già stata una verifica da parte dei segretari di Presidenza, che sono i notai del voto che avviene in aula. Ciò detto, vorrei svolgere un'ulteriore osservazione, perché in passato c'era un'altra parte politica che pensava di giocare con il regolamento, essendo maggioranza in quel momento. Così il nostro regolamento è stato stravolto: in particolare, questa norma in cui vengono considerati presenti anche coloro che non hanno votato al fine del numero legale, è stato uno di quegli stravolgimenti effettuato dall'ex Presidente Violante in quest'aula. Io non la penso in questo modo perché le regole dell'Assemblea devono valere sempre, sia se si è maggioranza sia se si è opposizione. L'Assemblea infatti ha un valore in sé, superiore alle composizioni delle maggioranze.
Devo però anche dire, e quindi ovviamente non vi è stata alcuna cattiva volontà, che per il futuro questo rilievo deve essere contestuale. Nel momento in cui, cioè, si dichiara che non c'è il numero legale, e successivamente questo numero legale viene raggiunto dai presenti non votanti, questo accertamento deve essere quasi contestuale.
In caso contrario, si possono ingenerare dubbi, incomprensioni e perplessità, potendo costituire un precedente, ora in buona fede, ma, in futuro, non si sa mai. Le vie della politica sono infinite!
Quindi, io concludo rilevando che tutto è stato corretto, ma che bisogna fare uno sforzo in più per la contestualità delle dichiarazioni dei presenti.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Buontempo. Le assicuro che abbiamo impiegato soltanto i secondi indispensabili per scrivere i nomi dei presenti non votanti e per farli indicare al segretario di Presidenza più vicino a me. Pertanto, ritengo che la Presidenza questa volta abbia agito con un integrale rispetto del regolamento.
Comunque, dato che la parola della Presidenza evidentemente - lo capisco - può non far fede, la prossima volta sarebbe anche il caso che i colleghi che sono in aula e non votano non si allontanassero subito dopo, perché in questo caso è accaduto qualcosa del genere. Altrimenti diventa difficile, ci vuole il notaio...
ANTONIO BOCCIA. Ci sono i segretari!
PRESIDENTE. ...infatti il segretario di Presidenza ha ratificato i rilievi compiuti dagli uffici. Benissimo, possiamo procedere.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lulli 2.9.
LUIGI GASTALDI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGI GASTALDI, Relatore. Signor Presidente, con riferimento all'intervento dell'onorevole Innocenti, desidero svolgere alcune considerazioni di portata generale sul provvedimento. Gli interventi dei colleghi di opposizione hanno evidenziato
quelli che, a loro avviso, sono i limiti di questo provvedimento, anche se debbo dire che alcuni di essi, soprattutto durante l'iter in Commissione, non hanno mancato di riconoscere delle positività contenute in alcune disposizioni recate dal disegno di legge quale torna alla Camera dopo il passaggio al Senato, dove - vorrei ricordare - sono state recepite anche le ragioni esposte dalla minoranza.
Va da sé che il testo del provvedimento potrebbe esser ulteriormente migliorabile. Io stesso, nella mia relazione, ho segnalato alcuni punti sui quali occorre compiere un ulteriore approfondimento. Ma, a questo punto dell'iter, bisogna compiere una scelta netta: si tratta di scegliere se perseguire una politica di progressivo affinamento e miglioramento del testo, continuando all'infinito con questo provvedimento - con il rischio però di non pervenire in tempo utile all'approvazione del provvedimento stesso e perdere conseguentemente la possibilità di incidere positivamente sul tessuto produttivo nazionale - oppure chiudere rapidamente tale iter, come io ho sollecitato, al fine di conseguire gli effetti positivi che il provvedimento senza dubbio è in grado di recare. Personalmente, il relatore non ha dubbi che tra le due alternative si debba optare per la seconda. Occorre approvare definitivamente quello che costituisce - vorrei ricordarlo a tutti i colleghi - il primo importante provvedimento della legislatura in materia di attività produttive. Esso contiene disposizioni che significativi settori produttivi nazionali attendono da tempo e la cui attuazione non può essere ulteriormente rinviata.
Pertanto, credo che abbiamo dato, dal punto di vista politico, la spiegazione che era dovuta, con il garbo dovuto. Al Senato abbiamo recepito numerose istanze delle opposizioni; in questa sede, non possiamo far altro che cercare di non far perdere alle imprese che li sollecitano i benefici che questo provvedimento recherebbe loro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saglia. Ne ha facoltà.
STEFANO SAGLIA. Signor Presidente, vorrei svolgere alcune considerazioni relative all'emendamento Lulli 2.9, che è l'emendamento di cui stiamo trattando. Innanzitutto, va dato atto al dibattito parlamentare che si è svolto al Senato e più propriamente al Governo che ha condiviso questa scelta che, attraverso l'introduzione all'articolo 2 dei commi 4, 5 e 6, è stato possibile intervenire e, quindi, sostenere i programmi di sviluppo ed innovazione delle piccole e medie imprese nei settori tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero. In particolare, con queste misure vengono incrementati di 2 milioni di euro i fondi delle leggi particolari, come la legge n. 46 del 1982, per il sostegno a questi comparti.
L'emendamento Lulli 2.9, certamente, ha il merito di compiere il tentativo di chiedere un ulteriore incremento di risorse. Tuttavia, credo sia utile per l'Assemblea - per tentare, soprattutto, di redigere una serie di provvedimenti che possano individuare nuove risorse per finanziare progetti di innovazione del comparte tessile in particolari distretti -, essere a conoscenza del fatto che, a fronte di una crisi non indifferente dell'intero comparto tessile non solo non siamo di fronte ad un fondo di poco conto ma lo stesso viene incrementato. È chiaro che alle risorse non c'è mai fine, almeno negli auspici e nelle intenzioni; a questo punto, si potrebbe chiederne un ulteriore incremento. Ci sembra, tuttavia, che, con buonsenso, la scelta politica di incrementare queste risorse sia già stata compiuta e che ciò sia compatibile con le risorse che sono nella disponibilità del Governo e del bilancio dello Stato. Andare oltre, probabilmente, non è possibile.
Ho voluto fare questa precisazione per far sapere ai colleghi che il provvedimento al nostro esame prevede misure per incentivare e promuovere sempre meglio il settore tessile che, purtroppo, è contraddistinto da fenomeni di delocalizzazione produttiva e da una contrazione della manodopera di alcuni importanti gruppi nazionali; a tali fenomeni, accanto alle varie crisi industriali in corso, il Governo sta tentando di fornire una risposta.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, ho ascoltato gli interventi dei colleghi, anche quello del collega Boccia. Per la verità, non pretendo di fare l'interprete di quest'ultimo, tuttavia, mi sembra che il collega Boccia si sia preoccupato soprattutto di fissare determinate regole che devono valere. Non mi sembra che vi sia stato atto di sfiducia nei confronti della sua persona o della sua parola. Alla sua persona va tutto il mio personale apprezzamento e credo anche del gruppo al quale, ancora, sono iscritto. Credo non vi siano tali problemi.
Penso vi sia un dato politico. L'onorevole Bondi, nel corso di una trasmissione televisiva, ha dichiarato che l'opposizione sarebbe immatura. Penso, invece, che l'opposizione, proprio per far maturare l'autonomia del gruppo di maggioranza, abbia voluto determinare le condizioni affinché si rafforzasse il gruppo stesso.
Abbiamo voluto dare, dunque, un contributo anche alla maturazione della maggioranza. Da questo punto di vista, credo che dovreste ringraziare. È un modo di fare l'opposizione in maniera matura: far maturare la maggioranza.
PRESIDENTE. Onorevole Bianco, la vorrei rassicurare: l'intervento dell'onorevole Boccia è stato da me interpretato nel senso da lei sottolineato, vale a dire come il tentativo di fissare una prassi che non crei problemi ed equivoci nei momenti di votazione. In ogni caso, la ringrazio.
Ha chiesto di parlare dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.
MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, intervengo per ricordare all'Assemblea il valore dell'articolo 2, concernente disposizioni in materia di agevolazioni alle piccole e medie imprese. Dall'esame, in prima lettura, alla Camera, esso ha subito, anche con l'intervento del gruppo della Lega nord, una fondamentale rimodulazione; è stata, infatti, riconosciuta, ai programmi di sviluppo precompetitivo presentati dalle piccole e medie imprese, una quota non inferiore al 25 per cento delle riserve annuali disponibili.
Su quest'articolo credo che si giochi, in parallelo, molto della filosofia industriale di questo Governo che vuole rivolgersi alle categorie fondamentali per lo sviluppo industriale del paese: le piccole e medie imprese. Pertanto, credo che, ai colleghi della minoranza, vada rivolto l'invito ad uscire da quest'atteggiamento forse acritico.
Non stiamo ragionando su cose lontane dalla ricchezza dei cittadini, ma su aspetti fondamentali del nostro sviluppo: stiamo ragionando su piccole e medie imprese.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, il collega Benedetti Valentini è intervenuto, in precedenza, per contestare il parere espresso dalla V Commissione su alcuni emendamenti all'articolo 16 a firma sua e di altri colleghi.
Poiché non ho problemi ad aderire alla possibilità di un'eventuale rivalutazione degli emendamenti medesimi, la V Commissione potrebbe essere convocata o al termine della seduta, qualora non si arrivi all'esame dell'articolo 16, o in altri momenti di pausa dei lavori dell'Assemblea.
Ripeto che vi è tutta la disponibilità della V Commissione a rivalutare gli emendamenti in parola.
PRESIDENTE. Le sono grato, presidente Giorgetti.
Se ho ben compreso, lei convocherà la V Commissione per riesaminare gli emendamenti e, eventualmente, per riformulare il parere tenendo conto delle osservazioni legittime poc'anzi esposte dal presidente Benedetti Valentini.
RUGGERO RUGGERI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, non ho capito di quale emendamento stiamo discutendo. Votiamo e non se ne parli più!
PRESIDENTE. Onorevole Ruggeri, siamo passati alla votazione dell'emendamento Lulli 2.9, sul quale alcuni colleghi hanno chiesto di intervenire per dichiarazione di voto.
Finché i colleghi mi chiedono la parola, non posso impedire loro di parlare.
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, abbiamo parlato dell'articolo 16 e di altro!
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, credo che il presidente Giorgetti abbia agito molto opportunamente quando ha assecondato la richiesta avanzata dal collega Benedetti Valentini.
A questo punto, anziché procedere all'accantonamento di articoli, suggerirei di sospendere subito la seduta per il tempo necessario alla V Commissione per rivedere il suo parere.
Propongo, pertanto, di sospendere per qualche minuto dopo la dichiarazione resa dal presidente della V Commissione.
PRESIDENTE. Onorevole Gastaldi?
LUIGI GASTALDI, Relatore. Signor Presidente, direi che possiamo proseguire i nostri lavori, accantonando, se del caso, l'articolo 16.
Quando sarà necessario, daremo modo alla V Commissione di riunirsi per rivedere il suo parere.
PRESIDENTE. Sta bene.
Onorevole Boccia, direi di continuare, per ora, l'esame degli articoli del disegno di legge. Quando arriveremo all'esame dell'articolo 16, faremo un'interruzione per consentire alla V Commissione di approfondire la questione posta dall'onorevole Benedetti Valentini.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, poiché abbiamo aperto la seduta con la dichiarazione di inammissibilità di alcuni emendamenti all'articolo 16 - peraltro, condivido, nel merito, l'analisi del collega Benedetti Valentini -, ascoltata la dichiarazione del presidente della V Commissione, direi che, per salvaguardare l'economia dei nostri lavori, i casi sono due: o la Presidenza della Camera riammette subito gli emendamenti in precedenza dichiarati inammissibili o è necessario che la V Commissione si riunisca e riveda il suo parere.
PRESIDENTE. Non c'è dubbio!
PIERO RUZZANTE. Sì, ma adesso siamo in una situazione nella quale quegli emendamenti, essendo stati dichiarati inammissibili, non possono essere esaminati. Non vorrei che ciò costituisse un precedente da utilizzare in altre situazioni!
È intervenuta una dichiarazione di inammissibilità, alle ore 15,30, dopodiché è stato dato il preavviso ed è stata sospesa la seduta. Non vorrei, dunque, che, pur in mancanza di contestazioni immediate, diventi possibile, riaprendo la discussione al riguardo, rivedere un giudizio di inammissibilità che la Presidenza ha già espresso. Ripeto: non vorrei che si affermasse un precedente, buono per altre situazioni, secondo il quale la Presidenza può rivedere una dichiarazione di inammissibilità espressa all'inizio della seduta e non contestata da alcuno in quel momento.
Pertanto, signor Presidente, la inviterei a risolvere immediatamente il problema.
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, la voglio rassicurare che questo dibattito, che si è svolto per l'intervento dell'onorevole Benedetti Valentini, scaturisce da una cattiva formulazione, da un equivoco formale sull'emendamento. Su questa base, il presidente della V Commissione ha dichiarato la disponibilità a riunire la Commissione bilancio per rivedere il parere. Se la Commissione bilancio dovesse rivedere il parere, la Presidenza, evidentemente, rivedrà la sua dichiarazione di inammissibilità. Per il momento possiamo continuare i nostri lavori.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lulli 2.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera non sarebbe in numero legale per tre deputati. Verifichiamo ora la presenza dei tre deputati.
MASSIMO MARIA BERRUTI. Sta uscendo!
RENZO INNOCENTI. Fino a 10 ci siamo, Presidente!
ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. Io non ho votato!
PRESIDENTE. Risulterebbero presenti e non votanti gli onorevoli Pittelli, Cè e Francesca Martini. Quindi, la Camera è in numero legale (Applausi di deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 223
Maggioranza 112
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 201
Sono in missione 77 deputati).
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, obiettivamente non riesco a capire l'applauso che fa la maggioranza...
MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Siamo maturati.
GERARDO BIANCO. In ogni caso il numero legale mancava. Io, ad esempio, sono uno di quelli che ha votato, perché sento il dovere di stare in aula e di votare, dunque abbiamo concorso alla formazione del numero legale (Applausi polemici di deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Dunque, se permettete...
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, la prego di avvicinarsi un po' di più al microfono altrimenti non si sente.
GERARDO BIANCO. Pensavo che la mia voce forte ancora riuscisse a farsi ascoltare visto che ho ricevuto un applauso dal fondo, da cui raramente avrei potuto ricevere un applauso.
In ogni caso, vorrei dire che c'è una richiesta ben motivata dagli onorevoli Boccia e Ruzzante: a seguito della decisione della Presidenza di non ammettere alcuni emendamenti c'è, da parte della Commissione, un ripensamento o comunque una disponibilità a riconsiderare il problema.
Sarebbe opportuno utilizzare questi 10 o 15 minuti. Vorrei che la maggioranza non tentasse di strappare un'autonomia di voto con giochetti ma lo facesse in maniera adulta e matura (per usare un'espressione cara all'onorevole Bondi), dunque sarebbe opportuno sospendere la seduta - insisto su questo - per 15 minuti per esaminare questi emendamenti, per poi riprendere in modo più normale l'attività
della Camera piuttosto che proseguire in questo modo ed anche perché la maggioranza possa ricompattarsi.
Presidente, lei lo sa, anche in passato abbiamo avuto questi problemi e spesso era necessario ricompattare le maggioranze, dunque, non è un fatto di cui scandalizzarsi né bisogna considerarlo come chissà quale vulnus inferto a questa potente, forte e compatta maggioranza (Applausi polemici di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, se devo essere sincero, in qualità di Presidente, devo dirle che più che per la compattezza della maggioranza sono preoccupato per l'assenza dell'opposizione.
Comunque, cosa dice il relatore di questa proposta?
LUIGI GASTALDI, Relatore. Signor Presidente, a questo punto potremmo anche approfittare per dare 15 minuti di tempo alla Commissione bilancio per poi proseguire i lavori.
PRESIDENTE. Sta bene. Non essendovi obiezioni, sospendo brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 16,15, è ripresa alle 16,35.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Castagnetti 2.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lulli. Ne ha facoltà.
ANDREA LULLI. Signor Presidente, questo emendamento cerca di rendere più consistente lo stanziamento, che il provvedimento comporta, proprio per sostenere le spese di ricerca ed innovazione tecnologica per le imprese del settore tessile.
Si tratta di un articolo apprezzabile per il fatto che riconosce la valenza dell'innovazione nella ricerca da parte delle imprese tessili ma poi, nell'articolato, si tradisce un misero risultato, non solo per lo stanziamento insufficiente ma anche per la collocazione che viene data a questo provvedimento.
Noi avevamo presentato - poi la Commissione bilancio l'ha dichiarato inammissibile - un emendamento che, per così dire, impegnava il Governo ad equiparare, da un punto di vista contabile e fiscale, il trattamento riservato alle spese sostenute per l'ideazione di nuove collezioni di prodotti a quello attualmente vigente per le spese di ricerca.
In altri termini, se si vuole affrontare seriamente questo problema che è importante per la forza delle nostre imprese, perché richiede l'impegno di migliaia di tecnici e di operai e rappresenta un punto di forza del nostro apparato industriale, allora bisogna dimostrare di volere fare sul serio.
Nelle finanziarie precedenti, avevamo sempre proposto di applicare il credito di imposta: avete respinto tale ipotesi (così come è avvenuto l'altra volta alla Camera in sede di discussione di questo collegato)!
Ora, in qualche modo, si dà nuovamente un'impostazione che è quasi uno specchietto per le allodole. In altri termini, si afferma che il problema c'è, si riconosce ma, nello stesso tempo, per gli strumenti che si utilizzano e per l'entità delle risorse che si stanziano, si tratta in realtà di una sorta di presa in giro delle imprese.
Per questo motivo, vi domando di aumentare perlomeno lo stanziamento. Facciamo un ragionamento che possa avere degli effetti nel mondo imprenditoriale, perché non ci appare molto serio individuare il problema e poi, nella sostanza, dare ad esso una soluzione che non rappresenta alcunché - anzi illude e basta - e contribuisce a creare un'ennesima disillusione in una parte importante del nostro mondo del lavoro che - voglio ripeterlo fino alla noia - è la parte che, nel nostro paese, contribuisce ad un positivo andamento della nostra bilancia dei pagamenti e ci consente di pagare per intero la nostra bolletta energetica!
Questo settore non merita questo trattamento, che si riserva di solito, ai settori o alle persone che si ritengono non gradite o non importanti.
Voi state sbagliando: almeno, cercate di rendere lo stanziamento degno di questo nome!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, è difficile ascoltarci in quest'aula ma spero che qualche collega della maggioranza possa riflettere sul senso di questo nostro emendamento.
Il comma 4 dell'articolo 2 è stato introdotto dal Senato e prevede un fondo speciale per l'innovazione tecnologica a favore dei settori tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero. Pertanto, è riconosciuto che questo settore si trova particolarmente in difficoltà. Questa mattina si è svolto un dibattito sulla crisi della FIAT, ma vi è un altro settore importante e trainante per la nostra economia e per l'export. Vorrei ricordare ai colleghi che, con riferimento ad esso, vi sono distretti produttivi situati pressoché in tutte le regioni italiane che stanno entrando in una crisi davvero molto grave.
Allora, con questo emendamento ci inseriamo su una scelta che al Senato è già stata compiuta ed è stata condivisa dalla maggioranza. Tuttavia, come ha detto il collega Lulli, pur essendo una scelta giusta ed apprezzabile per il settore di intervento, la misura con cui si interviene è assolutamente insufficiente perché consente di godere di questi benefici a non più di una ventina di aziende.
Allora, con questo emendamento introduciamo la possibilità di un finanziamento anche nel 2003, in una misura tale da non stravolgere la legge finanziaria. È una misura modesta e che si fa carico delle compatibilità con il disegno di legge finanziaria in corso di approvazione al Senato e che consente di estendere il bacino dei possibili utenti.
Allora, chiederemmo alla maggioranza di considerare la proposta emendativa in esame come un emendamento bipartisan, anche perché questo è un settore in difficoltà che interessa tutti (non vi è, infatti, una particolare attenzione da parte dell'opposizione). Al Senato è stato possibile raggiungere una convergenza da parte di tutti. Per questo motivo, chiediamo che sia possibile anche questa volta realizzare alla Camera per il 2003 una convergenza unitaria di tutto il Parlamento. Peraltro, chiediamo che vi sia un'adesione della maggioranza, anche perché abbiamo proposto una misura modesta dal punto di vista finanziario, assolutamente compatibile con le scelte operate nel disegno di legge finanziaria. Spero, quindi, che possa essere approvato e condiviso dalla maggioranza un emendamento atteso da un settore produttivo che investe tutte le regioni italiane (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Castagnetti 2.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 381
Maggioranza 191
Hanno votato sì 169
Hanno votato no 212).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vernetti 2.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 383
Astenuti 7
Maggioranza 192
Hanno votato sì 170
Hanno votato no 213).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 235
Astenuti 159
Maggioranza 118
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 18).
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