Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 229 del 26/11/2002
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(Vicenda giudiziaria in Ecuador del signor Carlo Serra - n. 3-01418)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di stato per gli affari esteri, onorevole Baccini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Ruzzante n. 3-01418 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 2).

MARIO BACCINI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, desidero riepilogare in maniera dettagliata i principali eventi della vicenda del connazionale Carlo Serra, detenuto in Ecuador, perché credo che la precisa ricostruzione dei fatti dia risposta alla maggioranza dei quesiti avanzati dall'interrogante.
Carlo Serra viene arrestato il pomeriggio di martedì 5 febbraio 2002 in quanto, al controllo antidroga dell'aeroporto di Quito, viene rinvenuta nella valigia in suo possesso la quantità di 4,435 grammi di cocaina. L'interessato, pur avendone la possibilità, non ritiene di contattare la nostra ambasciata; quest'ultima viene avvertita del fatto in data 7 febbraio dalla direzione generale antidroga dell'Ecuador che informa che il cittadino italiano è accusato di possesso illecito di sostanze stupefacenti, allegando il verbale della verifica della sostanza stupefacente e del suo peso, nonché il verbale dell'arresto con le informazioni fornite al signor Serra dalla polizia al momento del fermo. Tali informazioni riguardano il motivo dell'arresto, il diritto di avvalersi della facoltà di tacere e il diritto di comunicare con la persona che desidera. Il verbale reca anche la firma dell'arrestato.
L'8 febbraio il signor Serra viene visitato dal delegato alle funzioni consolari dell'ambasciata, il quale lo informa in dettaglio delle procedure previste in Ecuador in caso di arresto in flagranza di reato e delle possibilità di difesa, fornendogli una lista di avvocati di fiducia. Il signor Serra non ritiene di avvalersi di questa assistenza legale e sceglie, sebbene avvertito dei rischi, una strategia processuale mirata a far slittare attraverso successivi rinvii l'udienza oltre i termini di legge previsti (365 giorni) ed essere così rimesso in libertà per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva.
Nel modulo che l'ambasciata fa firmare ad ogni arrestato il Serra chiede per iscritto soltanto di avvertire uno dei genitori e di fargli arrivare del denaro, cosa che avviene nelle ore successive. In pari data, a richiesta del Serra vengono avvertiti la capitaneria di porto di Cagliari e la madre, la quale credeva il figlio in Inghilterra per frequentare un corso d'inglese per conto della suddetta capitaneria.
A seguito dei numerosi contatti con i familiari del Serra, l'arrestato viene ulteriormente visitato in data 12 febbraio dall'appuntato Fabrizio Di Clemente in servizio presso la nostra ambasciata, che lo trova in buono stato di salute ed acquista per lui generi di conforto. Il delegato alle funzioni consolari visita nuovamente in carcere il Serra il 14 febbraio e, dopo avere riscontrato che egli non è stato né maltrattato né percosso né tantomeno ha perso un dente, come viene affermato in una e-mail inviata alla famiglia Serra il 13 febbraio, informa di tutto ciò i familiari il 15 febbraio. In tale occasione il funzionario consegna al Serra una parte di denaro inviatagli dai familiari presso questa ambasciata e su sua richiesta tiene a sua disposizione il rimanente presso la cancelleria consolare per consegnargli quanto necessario, come infatti avviene nelle successive settimane.
L'ambasciata viene informata dal competente tribunale che l'udienza del processo è stata indetta inizialmente il 7 giugno, quindi rinviata al 10 luglio, poi al 17 luglio ed, infine, al 26 luglio 2002, sempre per mancanza di un interprete. L'ambasciata, su richiesta del Serra, si astiene dall'inviare un interprete e si limita ad indicare al tribunale una lista di interpreti a cui il tribunale può rivolgersi direttamente. Il detenuto viene nuovamente visitato in data 5 luglio in relazione


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al furto di denaro subito da parte di una guardia carceraria. Il processo ha comunque luogo il 26 luglio con la presenza di un interprete assunto dal tribunale e il Serra viene condannato ad otto anni di reclusione.
Dopo essere stato avvisato dell'intervenuta condanna, l'incaricato delle funzioni consolari visita il 6 settembre il detenuto in carcere sottoponendogli nuovamente la lista degli avvocati in un primo tempo suggerita dall'ambasciata: tale lista viene solo allora presa in considerazione dal connazionale in vista della presentazione dell'appello. Infine, in data 1o ottobre il delegato alle funzioni consolari effettua una visita alla direttrice del carcere per esercitare pressione al fine di una rapida soluzione della vicenda del furto subito dal Serra ad opera di una guardia carceraria.
Vorrei far rilevare, in relazione a quanto indicato dall'interrogazione, che l'unica fonte informativa della famiglia è stato lo stesso detenuto che, come si è visto, non ha esitato a dare in Italia informazioni non esatte circa la sua triste vicenda, le percosse subite in carcere, il suo stato di salute e sul presunto mancato interessamento della nostra ambasciata in Ecuador.
Sulla base dei fatti sopra riportati, non sembrano rinvenibili in questa vicenda elementi per parlare di scarso interessamento delle nostre rappresentanze diplomatiche. Ogni volta che il delegato alle funzioni consolari ne è stato richiesto, ha infatti effettuato una visita al detenuto fornendo l'assistenza richiesta. Inoltre, è da rilevare che il detenuto non ha mai dichiarato al nostro funzionario di non essere stato messo al corrente del motivo dell'arresto, né ha negato che la valigia fosse in quel momento in suo possesso. Si trattava per di più di una valigia appositamente confezionata per nascondere droga che il Serra ha dichiarato di aver acquistato in un luogo suggerito da una accompagnatrice di cui non è stato in grado di fornire elementi utili per una precisa identificazione.
Dalle informazioni raccolte non sembra ravvisabile la lamentata totale mancanza delle garanzie processuali minime poiché il detenuto era, infatti, al corrente del motivo dell'arresto e dei capi di accusa contestatigli avendo egli anche firmato il verbale. È stato assistito da un legale liberamente scelto sia durante le indagini preliminari sia durante il processo, ed era inoltre presente un interprete qualificato. Il nostro connazionale ha, dunque, usufruito di tutte le garanzie previste dalla legge ecuadoriana.
Riguardo al regime detentivo piuttosto inumano, non si può certamente negare che in Ecuador la situazione carceraria sia problematica e che la reclusione avvenga in precarie condizioni igienico-sanitarie. Purtroppo la nostra ambasciata può soltanto, se il detenuto lo richiede, fare pressione per un trasferimento ad altre strutture carcerarie che, comunque, non potrebbero garantire condizioni di detenzione sostanzialmente differenti. Una richiesta in merito non è stata d'altra parte avanzata dal Serra, il quale anche nell'ultima visita consolare ha dichiarato di non avere particolari lamentele da presentare, né ha manifestato di avere problemi di salute al di fuori dell'asma che viene tenuta sotto controllo con le medicine di cui è fornito e che, in caso di necessità, gli verrebbero immediatamente procurate anche dalla nostra ambasciata; ciò, infatti, è avvenuto anche nel caso di altri detenuti italiani in Ecuador affetti dalla medesima malattia.
Dai contatti avuti, infine, dalla nostra rappresentanza diplomatica con l'avvocato che ha presentato l'appello per il signor Serra, si è appreso che attraverso tale ricorso si spera di ottenere, non l'assoluzione del Serra, dato che non vi sono elementi sostanziali e processuali per inficiare il giudizio di primo grado, ma una riduzione della pena. La nostra ambasciata a Quito continuerà comunque a seguire il caso del connazionale ponendo in essere tutte le possibili azioni volte a rendere meno difficile la sua attuale situazione sia nella prospettiva di una riduzione della sua condanna sia per il miglioramento delle sue condizioni detentive.


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PRESIDENTE. L'onorevole Ruzzante ha facoltà di replicare.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, questo caso come gli altri affrontati in quest'aula, relativi alle condizioni detentive e processuali di nostri connazionali all'estero, denota come i familiari coinvolti in queste personali e tristi vicende - come nel caso di Carlo Serra - abbiano una visione, un'opinione dei fatti decisamente diversa da quella che ci è stata presentata. D'altra parte gli interroganti hanno come unico strumento la possibilità di verificare se, effettivamente, le questioni si siano svolte nel modo segnalato dai familiari. Bisogna precisare però che non basta agire nel paese dove i fatti avvengono, ma, forse, si dovrebbe seguire in maniera particolarmente attenta anche il ruolo dei familiari, attraverso azioni informative costanti, avendo anche la capacità di saper cogliere le problematiche che, magari, anziani genitori possono subire in casi analoghi a quello in oggetto.
Signor sottosegretario, come anche lei ha ricordato, Carlo Serra era un addetto alla sala operativa della capitaneria di porto di Cagliari. Egli, quindi, svolgeva nel nostro paese una funzione pubblica importante. La nostra interrogazione ha denunciato un interessamento avvenuto in ritardo; per esempio, a differenza di quello che lei ha sostenuto, i familiari non sono stati informati dalla nostra rappresentanza diplomatica in Ecuador. Quello che risulta agli interroganti è l'esatto contrario e cioè che sono stati i familiari a rivolgersi alla nostra rappresentanza diplomatica informandola dell'avvenuto arresto del figlio. Il fatto che i familiari non abbiano avuto la possibilità di vedere il proprio figlio per nove mesi è la dimostrazione, la conferma che vi è stata poca attenzione, poca sensibilità. Credo, inoltre, che tale possibilità rappresenti una delle condizioni essenziali relative ad un corretto, coerente modello di carcerazione, giudiziariamente in linea con le condizioni garantite, ad esempio, nel nostro paese; ciò anche in riferimento alle condizioni carcerarie, soprattutto riferite ad una persona che, come lei ha ricordato, ha gravi problemi di asma.
Credo che su tale tema dobbiamo riflettere: porre la problematica delle condizioni carcerarie dei nostri connazionali all'estero, con riferimento a quei paesi nelle quali le condizioni carcerarie non si attestano al livello delle garanzie minime, ritengo consenta di migliorare anche le condizioni carcerarie dei detenuti locali. È un tema che il Ministero degli esteri dovrebbe iniziare a porre con attenzione non solo per salvaguardare i nostri connazionali e concittadini, impegnati all'estero per motivi di lavoro o di turismo, che si trovano all'interno delle strutture carcerarie, ma anche per migliorare le condizioni detentive in questi paesi di origine.
Concludo, con una considerazione di carattere generale. Sono state presentate numerose interrogazioni parlamentari (non è pertanto la prima volta) relativamente alle condizioni in cui vengono a trovarsi i nostri connazionali all'estero, per motivi di carattere giudiziario e lavorativo, anche con riferimento ai rapporti con le nostre ambasciate. Molteplici sono le forme di protesta.
Credo che, in merito a ciò, si debba riflettere. Più volte abbiamo interrogato il Ministero degli affari esteri relativamente, per esempio, alla vicenda di un giovane italiano, Giacomo Turra, ucciso in Colombia. Il caso va avanti ormai da sette anni e non è stato individuato alcun colpevole dell'omicidio, anche se cinque poliziotti colombiani sono stati in quell'occasione riconosciuti come colpevoli (80 deputati di tutti i gruppi parlamentari hanno presentato al riguardo un'interrogazione parlamentare).
Mi domando se non si debba riflettere su quali garanzie minime debbano essere riconosciute ai cittadini italiani all'estero da parte di tutte le ambasciate, su quali servizi, in particolare, debbano essere offerti da parte delle nostre ambasciate affinché i familiari non si sentano soli sotto il profilo informativo (con la presente interrogazione abbiamo voluto segnalare la solitudine nella quale i genitori di Carlo Serra sono stati lasciati) e su


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quale supporto, sotto il profilo giudiziario e processuale, debba essere garantito ai nostri cittadini italiani all'estero.
Vorrei porre una questione che, in parte, si collega anche all'interrogazione presentata dall'onorevole Buontempo: quale dignità viene garantita e offerta ai nostri connazionali all'estero? Credo infatti che ciò rappresenti l'onore del nostro paese: per chi si trova all'estero per motivi di lavoro o di turismo sapere che ha un paese alle spalle credo sia fondamentale ed importante.
Mi dichiaro parzialmente soddisfatto, signor Presidente, per la risposta che ho ricevuto, meno per quanto riguarda le condizioni generali. Credo, infatti, debba essere svolta una riflessione generale sulle garanzie e sulle tutele dei nostri cittadini italiani all'estero.

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