Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 227 del 21/11/2002
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(Inchiesta della procura di Cosenza sui giovani no global - n. 2-00549)

PRESIDENTE. L'onorevole Mancini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00549 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 12).

GIACOMO MANCINI. Signor Presidente, ritengo importante illustrare la nostra interpellanza perché i fatti che essa ha ad oggetto sono gravi. Questi hanno origine dalla retata che la notte tra giovedì e venerdì scorsi, su iniziativa della procura di Cosenza, si è svolta a Cosenza ed in altre città del Mezzogiorno e ha portato all'arresto di 20 giovani con simpatie no global.
Il capo di imputazione prevede reati gravi, quasi mai applicati nella nostra storia repubblicana: ipotizza condotte eversive contro lo Stato e, addirittura, contro la globalizzazione. Le fonti di prova, però, che sostengono l'ordinanza di custodia cautelare si basano esclusivamente su intercettazioni di conversazioni private, telefonate, sequestro di mail. È evidente, quindi, che oggetto dell'indagine della procura di Cosenza non siano fatti specifici, ma soltanto espressioni libere del convincimento e del pensiero di questi 20 giovani. Per questo l'indagine portata avanti dalla procura di Cosenza si configura come la persecuzione non di un fatto delittuoso, ma di un libero pensiero che in uno Stato democratico deve essere tutelato.
Abbiamo registrato con favore, a fronte di tale inaudita ed aberrante azione della procura di Cosenza, la reazione del Governo e di tutti gli schieramenti politici. Ricordo le parole misurate del ministro dell'interno che invitava la magistratura


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cosentina a fare in fretta. Ieri in aula, durante il question time, abbiamo anche ascoltato il ministro Giovanardi dichiarare che la tutela della libertà di espressione è un caposaldo di uno Stato di diritto e di una democrazia. Nonostante tali affermazioni, comunque importanti e che non possiamo che accogliere con favore, la situazione rimane grave e merita di essere chiarita. Ecco perché insieme a tanti colleghi del centrosinistra abbiamo presentato questa interpellanza.
La situazione è grave perché i 20 giovani rimangono ancora in carcere. Insieme ad altri deputati del centrosinistra ho avuto l'opportunità e ho sentito il dovere di recarmi nel carcere di Trani a sincerarmi delle condizioni di questi ragazzi. Devo dire che li ho trovati in uno stato di salute comunque buono, ma certamente non erano, per utilizzare le parole del ministro della giustizia, ospiti di un hotel a cinque stelle: erano reclusi in una piccola cella in condizioni non certo ottimali.
È questo il primo allarme che sottoponiamo al Governo, cioè lo stato ancora di reclusione di questi giovani.
Ci permettiamo inoltre di porre con forza altre domande, che ancora oggi, nonostante queste tante polemiche convergenti da tutte le parti politiche, rimangono senza una risposta. Perché Cosenza? Perché questa attività da parte della procura di Cosenza? Abbiamo letto in questi giorni, su tanti giornali, da parte di tanti opinionisti e cronisti nazionali, che l'inchiesta di Cosenza sarebbe nata su iniziativa dei ROS (il raggruppamento operazioni speciali dell'Arma dei carabinieri), che avrebbe raccolto, dopo i fatti di Genova, un dossier di 980 pagine, che poi avrebbe fatto il giro delle procure d'Italia: prima a Napoli, poi a Torino, infine a Genova. Negli uffici di queste procure le risposte e la considerazione su questo dossier sono state nulle, perché questo dossier è stato ritenuto - sempre secondo quanto riferito dai giornali - completamente infondato, perché non vi era presente (a detta degli inquirenti di Napoli, di Torino e di Genova) nessun elemento utile per portare avanti le indagini. Invece poi questo dossier sarebbe arrivato a Cosenza e sulla base di esso - ripeto, sempre stando alle notizie pubblicate sui giornali - sarebbe stata imbastita dalla procura di Cosenza l'indagine. Peraltro, resta poi un'altra grave incongruenza sugli stessi fatti o, meglio, sulla stessa libera espressione del pensiero. Già ci sarebbe stato, infatti, un pronunciamento del GIP di Napoli, che indicava uno degli arrestati non come imputato bensì come parte lesa e ciò, ripeto, per gli stessi fatti in causa.
Queste domande rimangono ancora irrisolte e su di esse chiediamo al Governo una pronta risposta. Chiediamo appunto di sapere perché questo succede a Cosenza, una città dove questi accadimenti sono stati - per usare le parole del Presidente della Repubblica - registrati con grande turbamento da parte di tutta la città. Finanche il vescovo ha rotto il suo riserbo per esprimere profonda condanna ed altresì profonda vicinanza nei confronti dei giovani arrestati.
Ci chiediamo anche perché questi fatti succedono a Cosenza e perché la procura della Repubblica di Cosenza si muove per perseguire questi fantomatici reati, mentre in qualche modo lascia senza risposta le altre emergenze provenienti dal territorio.
Ritengo utile, signor Presidente, approfittare del tempo che ho a disposizione per sottolineare un fatto che merita l'attenzione del Governo e quella del Parlamento. Nella città di Cosenza e nella sua provincia operano due procure della Repubblica, quella ordinaria (che ha agito nei confronti dei giovani no global) e quella antimafia di Catanzaro. In questi anni grandi risultati non ci sono stati: basti pensare che nella provincia di Cosenza negli ultimi due anni si sono registrati ben 15 di omicidi, per i quali ancora oggi non è stato assicurato un colpevole alla giustizia. Nella mia città esiste l'usura, esiste il racket, esiste l'estorsione: fenomeni contro i quali la magistratura antimafia fa poco. Allo stesso modo, nella nostra città è ancora aperta la ferita per il saccheggio della Cassa di risparmio, che è rimasto senza colpevoli e senza condanne.


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Nei giorni scorsi c'è stata la visita della Commissione antimafia e prima di tale visita, caso strano - sarà la circostanza, sarà la coincidenza -, si sono verificati degli arresti per la vicenda ANAS, che anch'essa ha occupato le prime pagine sui giornali.
Queste vicende, che hanno quale fatto simbolico l'arresto dei no global, dovrebbero catalizzare l'attenzione del Governo e del Parlamento su come viene amministrata la giustizia in Calabria. Una regione nella quale le coste sono state devastate, senza che un solo magistrato adottasse un provvedimento; una regione nella quale l'ex eroe della lotta alla mafia oggi è accusato di falso ideologico.
Tornando al tema preciso e precipuo dell'interpellanza noi, signor Presidente e signor sottosegretario, chiediamo di sapere se le notizie inquietanti, allarmanti e gravi, pubblicate sui giornali, siano vere.
A Cosenza, sabato prossimo, si svolgerà una manifestazione nazionale dei no global. Abbiamo apprezzato - e anch'io, molto modestamente, in questa sede, ho rivolto i miei più sentiti ringraziamenti al Governo - le parole di commento e le affermazioni con cui sono stati accolti e commentati questi fatti. Dunque, chiediamo al Governo di impegnarsi e di assicurare ogni sforzo affinché la manifestazione, che si terrà sabato a Cosenza - così come è avvenuto per quella di Firenze le settimane scorse -, possa svolgersi in un clima di pace, di concordia e di tranquillità. In questa direzione, in questi giorni, vi è stato - e c'è tuttora - l'impegno attivo e propositivo da parte del sindaco di Cosenza, del vescovo e della prefettura.
Quindi, approfitto di questa occasione per chiedere, da una parte, risposte e chiarimenti su questa inquietante vicenda giudiziaria e, dall'altra, un impegno forte, chiaro e preciso, per far sì che la manifestazione di sabato possa svolgersi in tranquillità, in sicurezza, in pace; dunque, soltanto a difesa della libertà dell'espressione del pensiero democratico di 20 cittadini che, soltanto perché colpevoli di aver espresso le proprie idee, sono finiti in carcere.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, onorevole Valentino, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE VALENTINO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che i temi trattati nell'interpellanza formeranno oggetto della risposta che era stata predisposta dopo le analisi che, doverosamente, erano state effettuate.
Nell'illustrazione l'onorevole Mancini è andato leggermente oltre gli argomenti contenuti nell'interpellanza, trattando comunque temi che meritano grande apprezzamento e che afferiscono in maniera più ampia alla complessa realtà della giustizia in Calabria.
Onorevole Mancini, so bene che, in Calabria come in ogni regione dove esiste la criminalità organizzata, i problemi sono molteplici e le tensioni sono particolari. Vi è una sostanziale inadeguatezza, al di là dell'impegno degli uomini, ad intervenire su fenomeni che, ahimè, ormai appartengono alla cultura di certe aree.
Quindi le questioni che lei così puntualmente ha elencato e che partono dalla cementificazione delle nostre coste, dalla distruzione di luoghi splendidi, alle incentivazioni che certe realtà consentono alle aree della criminalità, costituiscono problemi di grande vastità, che impongono non solo l'attenzione del Parlamento, ma di tutte le istituzioni. Tali vicende dovrebbero comportare un dibattito costante e una costante fibrillazione in Calabria.
Purtroppo, come lei sa, si tratta di problemi che vengono da lontano e che non si possono risolvere dall'oggi al domani. Però, sono problemi sui quali bisogna impegnarsi con fermezza e con determinazione. Non so chi sia il soggetto adesso imputato di falso ideologico ed a suo tempo protagonista dell'antimafia di maniera.

GIACOMO MANCINI. Abita nella sua città!

GIUSEPPE VALENTINO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Non lo so, è un


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nome che mi sfugge. Però, bisogna osservare con attenzione anche queste realtà, perché la lotta alla mafia non deve essere l'esibizione del professionismo dell'antimafia ma deve essere la lotta mirata, puntuale e determinata nei confronti delle cosche criminali. Le cosche criminali sono, per la gran parte, ben individuate; sono individuati i contatti che esse hanno con le aree del potere; si conoscono i circuiti bancari attraverso i quali tutta una serie di finanziamenti e di risorse realizzano profitti perversi. Quindi, l'auspicio di tutti quanti noi e l'impegno di tutti quanti noi è che si vada in questa direzione.
Onorevole Mancini, venendo ai temi più specifici contenuti nella sua interpellanza, mi compiaccio con lei che questi giovani, che lei è andato a trovare, godano di buona salute. D'altronde, il vantaggio della giovinezza è anche quello di poter affrontare momenti di disagio e di saper reagire. Ma, al di là di questa considerazione, che non è una battuta di spirito ma è una presa d'atto, le dico che la procura della Repubblica presso il tribunale di Cosenza ha fatto presente che nessuna delle circostanze rappresentate nell'interpellanza risulta agli atti del procedimento pendente presso quell'ufficio inquirente.
Emerge, infatti, che con un'informativa di reato dei carabinieri di Rende del 27 aprile 2001, la n. 291/1, veniva trasmesso alla stessa procura, per la convalida del sequestro, un documento e relativa busta a firma del Nucleo di iniziativa proletaria rivoluzionaria, pervenuto via posta alla Zanussi di Rende. Il magistrato di turno emetteva decreto di convalida ed informava il capo dell'ufficio, con nota del 30 aprile 2001, precisando che stava procedendo a carico di ignoti per i delitti di cui agli articoli 270 e 272 del codice penale e che aveva disposto indagini dattiloscopici presso il RIS dei carabinieri di Messina e intercettazioni telefoniche nelle sedi del destinatario del volantino. Queste intercettazioni venivano curate dai carabinieri di Rende ed erano volte ad individuare gli autori dei reati. Comunicava, inoltre, che aveva avviato un'attività informativa con i carabinieri del ROS nucleo anticrimine di Cosenza e con la Digos presso la questura, in merito a personaggi cosentini, già oggetto di altre indagini analoghe. La Digos riferiva con relazione del 3 maggio 2001 e i carabinieri di Rende presentavano un'ulteriore nota il 6 maggio 2001.
Sulla base di tali informative, venivano disposte intercettazioni telefoniche ed articolati atti d'indagine, i cui esiti sono stati riassunti nelle relazioni sull'attività investigativa svolta, redatte rispettivamente dalla Digos il 25 giugno 2002 e dal ROS, sezione anticrimine di Catanzaro, il 18 luglio 2002. Dagli atti di indagine veniva così ad emergere che, nell'ambito del movimento denominato Rete meridionale del sud ribelle, costituitosi a Cosenza il 19-20 maggio 2001, vi era un ristretto nucleo di aderenti che preordinava ed eseguiva, in vario modo, atti di violenza di massa. Da qui la formulazione dei capi d'imputazione di cui all'ordinanza del GIP di Cosenza del 4 novembre 2002.
Il ministro dell'interno, per la parte di sua competenza, ha comunicato che l'esecuzione di sei ordinanze di custodia cautelare, emesse dal GIP del tribunale di Cosenza nei confronti di altrettanti appartenenti alla Rete del sud ribelle, eseguite dal raggruppamento operativo speciale carabinieri in data 15 novembre scorso, è il risultato dell'attività investigativa delegata dalla procura del capoluogo cosentino nel settembre 2001 alla sezione anticrimine di Catanzaro, distinta dalle indagini coordinate dalla magistratura di Genova per i fatti connessi con il vertice G8. Le attività tecniche svolte dalla citata sezione anticrimine si sono incentrate soprattutto nei confronti di Francesco Cirillo, già condannato nel passato dalla corte d'assise di Catanzaro per cospirazione politica mediante accordo.
La polizia di Stato che, da epoca precedente rispetto all'Arma dei carabinieri, stava ricercando riscontri agli episodi di Napoli e di Genova, ha denunciato numerosi autori di specifici reati, procedendo poi, contestualmente all'Arma, all'esecuzione delle altre 14 ordinanze emesse dal GIP il 4 novembre ultimo scorso.


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Il Ministero dell'interno ha inoltre escluso che la sezione anticrimine dell'Arma di Catanzaro, nell'ambito dell'inchiesta cosentina, abbia condotto indagini sugli incidenti di Napoli del 17 marzo 2001 e sugli episodi di Genova, se non registrando quanto gli stessi indagati hanno rievocato. Del pari, ha escluso che vi siano sovrapposizioni investigative o trasferimenti di atti tra Genova e Cosenza ad opera dell'Arma e che siano state adite, a qualsiasi titolo, autorità giudiziarie diverse rispetto a quelle destinatarie delle indagini.
La procura della Repubblica presso il tribunale di Roma ha fatto presente che nulla le risulta in relazione al quesito contenuto nell'atto di sindacato ispettivo.
La procura della Repubblica presso il tribunale di Genova ha comunicato di non essere a conoscenza delle informative e degli atti trasmessi alla procura di Cosenza dalla polizia giudiziaria. Il comando ROS dei carabinieri di Genova ha depositato in data 12 giugno 2002, presso il locale ufficio inquirente, informativa di reato con riferimento ai fatti verificatisi a Genova nel luglio 2001. Lo stesso ufficio ha in proposito escluso che tale informativa sia stata trasmessa anche ad altri uffici giudiziari, posto che nessuna autorizzazione in tal senso era stata richiesta.
La procura della Repubblica presso il tribunale di Torino ha precisato che nessun ufficiale del ROS ha mai tentato di convincere magistrati dell'ufficio delle «buone ragioni del vero e proprio teorema descritto nel dossier» e che nessuna forza di polizia giudiziaria ha mai fatto il minimo accenno ai fatti che sarebbero oggetto del dossier ai magistrati stessi.
La procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli ha comunicato che è pendente presso il proprio ufficio il procedimento n. 24147/01 modello 21, iscritto il 27 marzo 2001 su denunzia e non su informativa delle forze dell'ordine. In tale procedimento - avente ad oggetto indagini a carico di appartenenti alle forze dell'ordine - l'unico atto riconducibile ai ROS è una nota datata 24 marzo 2001, allegata a documentazione, trasmessa dal comando provinciale dei carabinieri, del 10 aprile 2001.
Tale nota, di 14 pagine, ha l'evidente natura di atto interno ed interlocutorio ed era indirizzato ai vari comandi provinciali per lo svolgimento di indagini finalizzate all'individuazione di autori di fatti di violenza in occasione della manifestazione. La stessa, pertanto, non ha le caratteristiche del dossier fondato su un teorema precostituito né è basato su precedenti notizie di reato, come indicate nell'interrogazione parlamentare in oggetto.
Anche il Governo auspica che la manifestazione di Cosenza che si terrà nei prossimi giorni possa caratterizzarsi per la massima tranquillità, serenità e che possa svolgersi così come si è svolta a Firenze la manifestazione precedente.

PRESIDENTE. L'onorevole Oliverio, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

GERARDO MARIO OLIVERIO. Desidero anzitutto esprimere la nostra più completa insoddisfazione per la risposta del Governo. Ritengo che a nessuno sfugga che il recente arresto di un gruppo di venti attivisti - come ricordava prima il collega Mancini - simpatizzanti del movimento no global, avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì scorso (15 novembre) a Cosenza, ha suscitato incredulità, grandi perplessità, direi in modo quasi generalizzato, nell'opinione pubblica del nostro paese.
L'accusa che viene rivolta, ed è questo il contenuto - vorrei ricordarlo al sottosegretario, onorevole Valentini - nella ordinanza di custodia cautelare, è quella di associazione sovversiva finalizzata al sovvertimento dell'ordine costituzionale e alla propaganda sovversiva. Questa è l'accusa - almeno quella resa nota in questi giorni dalla stampa - contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare. Indubbiamente occorrerà conoscere meglio le ragioni di questo provvedimento emesso dal GIP di Cosenza. Noi intendiamo anche in questa occasione ribadire il rispetto per l'autonomia della magistratura, tuttavia, allo stato,


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non si può non rimanere sconcertati dal capo di imputazione relativo alla presunta associazione sovversiva.
Stando ai magistrati di Cosenza, infatti, i giovani arrestati sarebbero responsabili, non già di atti di violenza genericamente addebitati, ma dell'appartenenza ad una organizzazione sovversiva denominata - come lei ricordava - «rete meridionale del sud ribelle». Questa organizzazione avrebbe avuto come finalità la messa in atto di azioni sovversive in occasione di incontri internazionali. A stupire sono state le modalità degli arresti ed il fatto che questi siano avvenuti - non bisogna dimenticarlo - pochi giorni dopo il grande appuntamento di Firenze.
Come è stato ampiamente rilevato, anche in quest'aula, questo appuntamento ha rappresentato una grande prova di maturità democratica, un alto momento di civiltà, di tolleranza e di confronto sui temi che la globalizzazione pone di fronte all'umanità. Non bisogna dimenticare che l'appuntamento di Firenze ha smentito le cassandre del catastrofismo dei giorni precedenti e questo grazie all'intelligente impegno delle istituzioni, a partire da quelle locali come il comune di Firenze e la regione Toscana. Si è avuta anche la collaborativa opera di diversi soggetti e sfere di responsabilità. Comunque, il movimento che a Firenze si è ritrovato ha saputo esprimere una grande prova di democrazia e di libertà, una grande prova di maturità democratica. A stupire, invece, è che uno dei principali capi d'accusa - l'associazione sovversiva, come prima si ricordava - è una norma che deriva dal codice Rocco che serviva a colpire gli avversari del regime fascista. Credo si tratti di una norma a cui non si faceva più ricorso da decenni e a cui non si è fatto ricorso nemmeno negli anni duri della cosiddetta «guerra fredda».
La vicenda al nostro esame contempla anche un altro aspetto che suscita nell'opinione pubblica un comprensibile interrogativo. Come mai, come ricordato in precedenza dal collega Mancini, le azioni dei no global solo per la magistratura cosentina, a differenza di altri uffici giudiziari di altre città italiane, si sono trasformate in cospirazione politica contro lo Stato? Come mai - se è vero com'è vero, non abbiamo motivo di dubitarne - a distanza di quasi un anno e mezzo (lei, signor sottosegretario, faceva riferimento all'aprile del 2001) dall'iniziativa della caserma dei carabinieri di Rende e dei ROS di Cosenza circa preordinati atti di violenza in corso di realizzazione, attraverso l'addebito di questi reati è scattata l'operazione da parte della procura di Cosenza? Sono interrogativi che oggi nel nostro paese si pongono in modo largo. Abbiamo apprezzato le dichiarazioni del ministro dell'interno, onorevole Pisanu, su questa vicenda e non abbiamo nessuna difficoltà a ribadirlo in quest'aula. Riteniamo, tuttavia, che sia necessario fornire al Parlamento ed al paese in termini rapidi un quadro chiaro dell'intera vicenda e di tutti gli elementi necessari per una limpida valutazione dalla quale possano emergere con altrettanta chiarezza le responsabilità.
I diritti democratici e di libertà, costituzionalmente riconosciuti, costituiscono un bene ed un valore irrinunciabile e, direi, inalienabile. È necessario preservare e custodire sempre ed in ogni modo questi valori e questi beni. Le manifestazioni pacifiche, che in questi giorni si sono moltiplicate nell'intero paese, in particolare in Calabria, hanno dimostrato la grande sensibilità della società italiana in merito a tali temi.
La città di Cosenza - lo ha ricordato prima l'onorevole Mancini - ha risposto al riguardo con grande sensibilità democratica e si interroga con turbamento sulle ragioni di questi provvedimenti che appaiono sproporzionati, specialmente in una realtà segnata dalla presenza della criminalità organizzata e che è alla ricerca di una risposta forte da parte dello Stato in ordine a tali tematiche (emerge invece una certa debolezza al riguardo). Quindici omicidi, nel corso degli ultimi quindici mesi, hanno segnato la provincia e la città di Cosenza, ma nessun responsabile è stato colpito.
Ieri in Calabria era presente la Commissione antimafia. Sono state espresse


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alcune dichiarazioni da parte di autorevoli membri di questa Commissione, anche della maggioranza, sulla vicenda degli esponenti no global; mi aspetto che il Governo in quest'aula, anche a seguito della missione della Commissione antimafia in quella città e in quella provincia, fornisca risposte chiare, anche con riferimento agli organi dello Stato, e che vi sia anche una sollecitazione nei confronti dell'amministrazione della giustizia, perché si possa, con forza e decisione, contribuire a debellare questo grave fenomeno.
La città di Cosenza, in questi giorni, ha aperto le sue porte al dialogo per far prevalere le ragioni del diritto, della tolleranza e del confronto civile e democratico. Chiediamo al Governo non un auspicio, onorevole Valentino, ma un impegno coerente, anche in termini di garanzie per lo svolgimento democratico delle manifestazioni del libero pensiero, a partire dalla manifestazione di sabato, con riferimento alla quale le forze democratiche, l'amministrazione comunale, il sindaco della città di Cosenza, la chiesa (attraverso l'autorevole parola e l'intervento del vescovo) si stanno impegnando con grande lena, passione ed intelligenza.
Chiediamo che anche a Cosenza, come è stato a Firenze nei giorni scorsi, l'opera intelligente delle forze democratiche possa segnare un'altra pagina di tolleranza e di affermazione dei diritti. Cosenza, città di grandi tradizioni democratiche, in questi anni, grazie al buon governo delle forze democratiche realizzato sotto la guida del compianto onorevole Mancini, ha contribuito a dare un colpo decisivo a quelle forze che, negli anni ottanta, avevano scritto una pagina buia e avevano contribuito a determinare quell'humus nel quale si erano fatte spazio vicende negative, come quella del crack della cassa di risparmio o dell'intreccio tra criminalità organizzata e politica. Noi riteniamo che, proprio affermando i valori alti del diritto, in primo luogo del diritto alla libertà di manifestare e di organizzarsi per esprimere le proprie idee, proprio attraverso questo impegno, si possa mantenere alta questa tradizione e, soprattutto, tenere aperta una prospettiva di sviluppo e di crescita democratica del nostro paese.
In questo senso ognuno deve fare la propria parte ed, in primo luogo, la deve fare il Governo del paese.

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