Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 227 del 21/11/2002
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(Iniziative per l'assegnazione di un codice doganale di identificazione per gli organismi geneticamente modificati - n. 2-00529)

PRESIDENTE. L'onorevole Pecoraro Scanio ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00529 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4).

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, intervengo brevemente per rivolgere alcune domande al Governo, sulla base di quanto già esposto nell'interpellanza. L'organizzazione mondiale doganale, collegata al WTO (l'organizzazione mondiale del commercio) prevede l'assegnazione di un codice doganale identificativo per tutti i prodotti, in particolare per le sementi, i derivati alimentari e le materie prime agricole. Questo codice doganale è una condizione sine qua non per poter circolare liberamente nel mercato globale. L'assenza del codice doganale in una merce provoca, de facto, una sorta di elusione fiscale e addirittura identifica la circostanza di una sorta di contrabbando doganale, verso paesi terzi. Ciò significa che quando merci, prive di codice doganale, entrano nel mercato dell'Unione europea siamo di fronte ad una circostanza che non solo ravvisa la fattispecie del contrabbando, quanto meno quoad poenam, ma indica anche che siamo di fronte


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ad un meccanismo che lede fortemente i diritti dei consumatori oltre che i diritti, in questo caso, degli agricoltori del nostro paese e della stessa Unione europea.
Peraltro - in ciò consiste il caso specifico degli organismi geneticamente modificati - risulta che nessuna delle molteplici specie di organismi geneticamente modificati in commercio disponga di un codice doganale che le possa distinguere, sul piano fiscale, da sementi o materie prime agricole di origine non geneticamente modificata. Ciò costituisce - palesemente - una violazione delle disposizioni in materia doganale internazionalmente condivise.
Come Verdi abbiamo molti motivi per essere contrari agli organismi geneticamente modificati, sotto il profilo dell'inquinamento ambientale e della pericolosità per l'agricoltura tipica e di qualità del nostro paese, nonché per i profili di rischio connessi alla salute pubblica. In questo caso specifico, sulla base di una verifica compiuta dall'associazione Verdi, ambiente e società e dai Verdi stessi, abbiamo potuto verificare come questa circostanza leda anche altri tipi di meccanismi, cioè quelli del commercio internazionale.
Va peraltro chiarito che questi organismi geneticamente modificati hanno chiesto - ed ottenuto - un brevetto sulla base del presupposto che siano cosa diversa da quelli normali. Quindi, essi devono avere un'intrinseca differenza, altrimenti non potrebbe esserci il brevetto. Ebbene, se sono dotati di un brevetto in quanto cose diverse, devono disporre di un codice doganale che ne permetta l'identificazione. Delle due, l'una: o non hanno diritto al brevetto in quanto non sono cosa diversa - ed allora dovrebbe saltare il sistema brevettuale al quale tanto tengono le multinazionali del cibo - oppure - circostanza sulla quale stiamo interrogando il Governo (abbiamo avviato un'analoga iniziativa anche in sede europea con il gruppo parlamentare europeo dei Verdi) - ci troviamo di fronte ad una violazione delle leggi doganali.
Chiediamo allora al Governo come intenda procedere per impedire l'esportazione, l'importazione ed il trasporto di sementi, derivati alimentari e materie prime agricole contenenti organismi geneticamente modificati privi di codice doganale identificativo.
In secondo luogo, chiediamo se il Governo intenda attivare un coordinamento delle istituzioni tecniche di controllo e di diagnostica, peraltro disponibili, presenti presso i Ministeri dell'economia e delle finanze, della salute e delle politiche agricole e forestali, al fine di monitorare tutti i carichi di sementi, derivati alimentari e materie prime agricole in ingresso nei porti e nei principali valichi del paese, per accertare l'eventuale contaminazione da organismi geneticamente modificati privi di questi codici e, se confermata tale ipotesi, disporne immediatamente il respingimento ai paesi di provenienza, come prevedono le leggi del nostro paese.
In terzo luogo, chiediamo se il Governo intenda attivarsi immediatamente per chiedere anche al comitato del codice doganale dell'Unione europea l'assegnazione di un codice doganale di identificazione a ciascun organismo geneticamente modificato autorizzato alla commercializzazione in territorio comunitario.
Infine, chiediamo se il Governo sostenga il principio di una rigorosa segregazione dei prodotti derivati da organismi geneticamente modificati da quelli naturali e consideri come strategici, nella propria condotta, il principio di precauzione e la libertà di scelta del consumatore, dell'agricoltore e dell'imprenditore agroalimentare.
In parole estremamente povere, è evidente che la richiesta rivolta al Governo, atteso che mancano i codici doganali (da ottenere), ed al di là del dibattito in corso (dibattito che riteniamo importante affinché in Italia si mantenga, come scelta economico-strategica del nostro sistema agricoltura, una vocazione libera da OGM) mira ad ottenere il soddisfacimento di un'esigenza aggiuntiva che si pone nell'immediato: far sì che tutte le nostre autorità facciano rispettare le norme internazionali e nazionali, ovvero, se ci sono prodotti che


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possono circolare perché autorizzati, che il consumatore sia messo in condizione di esercitare il suo diritto a poter conoscere se siano organismi geneticamente modificati oppure no; il medesimo diritto lo ha l'agricoltore, che rischia altrimenti di vedersi «rifilare» sementi transgeniche senza averne consapevolezza, nonché l'industria agroalimentare del nostro paese che, in moltissimi comparti, ha compiuto una scelta precisa a favore di produzioni libere da sostanze geneticamente modificate.
Affinché ciò avvenga, lo Stato, le autorità hanno il dovere di garantire la riconoscibilità. La mancanza dei codici doganali che le società che producono OGM potevano chiedere ed ottenere dimostra, ancora una volta, che ciò che i Verdi hanno affermato più volte, cioè che è in atto un tentativo di imporre questi prodotti senza renderne consapevoli gli agricoltori, ponendoli di fronte al fatto concreto, al fatto compiuto, è una scelta profondamente lesiva del diritto alla conoscenza da parte dei consumatori, degli agricoltori e degli imprenditori. Essa è inoltre lesiva anche dell'interesse nazionale, l'interesse di un grande paese produttore ed esportatore di qualità che vedrebbe profondamente danneggiate sia le produzioni biologiche (in Europa siamo la nazione con la più vasta estensione di tali coltivazioni), sia le produzioni tipiche e a denominazione di origine protetta, per le quali siamo paese leader.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, senatore Cursi, ha facoltà di rispondere.

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, si risponde all'interpellanza in esame, a seguito di delega pervenuta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, sulla base anche dei dati trasmessi dal dicastero dell'economia e delle finanze.
Attualmente, la nomenclatura specifica per le sementi, per i derivati alimentari e per le materie prime agricole geneticamente modificati non è codificata in tariffa: tali prodotti rientrano nella nomenclatura generica afferente ai medesimi prodotti non geneticamente modificati.
La questione di creare posizioni tariffarie dedicate ai citati prodotti geneticamente modificati, per meglio monitorarne i flussi di mercato, è stata più volte sottoposta dalla delegazione italiana alla Commissione europea, in sede di riunione del comitato codice doganale - sezione nomenclatura tariffaria e statistica, su precise indicazioni del Ministero della salute.
In proposito, a fronte di tale intervento, i servizi della Commissione hanno fatto presente che, allo stato attuale, non esiste ancora una regolamentazione comunitaria che fissi i limiti di presenza degli organismi geneticamente modificati nei suddetti prodotti agricoli. Pertanto, la proposta italiana è stata considerata prematura.
Inoltre, sulla stessa questione, altre delegazioni dei paesi membri dell'Unione europea hanno evidenziato che i metodi di analisi per rintracciare la presenza di tali prodotti risultano particolarmente costosi e non tutti i laboratori chimici nazionali sono attrezzati in tale senso.
Infine, i membri della Commissione hanno assicurato che sulla questione viene da essi osservata la massima attenzione ed hanno auspicato, altresì, la possibilità di costituire un comitato ad hoc.
È nella prospettiva della prevista e crescente esigenza di importazione di sementi, derivati alimentari e materie prime agricole, la cui produzione fin da oggi si rivela insufficiente al fabbisogno del nostro paese e, più in generale, del progressivo ampliamento del commercio internazionale di tali prodotti, che è stata definita una puntuale e rigorosa normativa che regola la produzione e il commercio nel settore.
Per quanto di stretta competenza del Ministero della salute, si segnala che, fin dal 1998, la direzione generale della sanità pubblica veterinaria, degli alimenti e della nutrizione ha diramato agli organi di controllo territorialmente competenti il metodo di analisi quantitativa messo a punto dall'Istituto superiore di sanità per il riconoscimento


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di OGM negli alimenti, in modo da verificare il rispetto delle disposizioni di etichettatura previste dal regolamento comunitario n. 1139 del 1998.
Nel 1999 è stato predisposto, inoltre, un piano di monitoraggio per verificare l'entità dei flussi all'importazione di mais e soia geneticamente modificati. I controlli prevedono, per i prelievi, il coinvolgimento delle strutture periferiche del Ministero della salute e, per le determinazioni analitiche, gli istituti zooprofilattici sperimentali.
Nel 2000 la stessa direzione generale ha fornito ai citati organi di controllo indicazioni sull'applicazione dei regolamenti comunitari n. 49 del 2000 e n. 50 del 2000, al fine di verificare nell'etichettatura di alcuni prodotti alimentari derivati da OGM caratteristiche diverse da quelle fissate, in generale, per gli alimenti.
Nello stesso tempo, è stato fornito il metodo di analisi quantitativa predisposto dell'Istituto superiore di sanità per la determinazione della presenza di OGM.
Nell'aprile del 2002 è stato trasmesso agli organi di controllo il protocollo redatto dall'Istituto superiore di sanità relativo ai metodi di campionamento e ai metodi analitici quantitativi sugli OGM. Pertanto, i controlli sugli alimenti OGM sono da tempo all'attenzione del Ministero della salute ed in continua evoluzione in relazione alle disposizioni comunitarie.
In data 8 maggio 2002, con decreto del ministro della salute, è stato istituito presso la sede centrale dell'istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana il Centro di referenza nazionale per la ricerca di OGM. Il Ministero della salute ha di recente ultimato la redazione della bozza di recepimento delle direttive comunitarie n. 2000/77 e n. 2001/46 in materia di organizzazione dei controlli ufficiali nell'alimentazione animale. Tale atto legislativo apporta modifiche al vigente decreto legislativo 23 novembre 1998, n. 460, in particolare prevedendo, all'atto dell'introduzione nel territorio doganale per tutti i prodotti destinati all'alimentazione animale, siano essi di origine animale, vegetale o minerale provenienti da un paese terzo, l'esecuzione dei controlli sanitari da parte dei veterinari ufficiali dei posti di ispezione frontaliera.
Tali controlli saranno svolti anche con campionamenti ed analisi per la ricerca di organismi geneticamente modificati sui prodotti vegetali destinati all'alimentazione animale.
Inoltre, nell'ambito dell'elaborazione del nuovo «Piano nazionale alimentazione animale» è stato individuato un gruppo di lavoro, denominato micotossine e OGM, coordinato dall'Istituto superiore di sanità. Tra gli obiettivi di tale piano nazionale per l'anno 2003 si prevede di contemplare un programma di vigilanza e controlli ai fini della ricerca di organismi geneticamente modificati nei mangimi e nelle materie prime per mangimi.
Per quanto concerne l'attuazione del principio di precauzione, la sua applicazione è già prevista nella direttiva 2001/18/CE, in corso di recepimento nell'ordinamento legislativo nazionale.
È da precisare, comunque, che le misure basate sul principio di precauzione devono essere sempre, tra l'altro, proporzionali rispetto al livello prescelto di protezione, non discriminatorie nella loro applicazione, coerenti con misure analoghe già adottate, basate sull'esame dei potenziali vantaggi ed oneri dell'azione e dell'inazione, ed in grado di attribuire la responsabilità per la produzione delle prove scientifiche necessarie per una completa valutazione del rischio.

PRESIDENTE. L'onorevole Pecoraro Scanio ha facoltà di replicare.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor sottosegretario, dalla risposta che lei ha letto qui in aula, predisposta dagli uffici del Ministero della salute, l'azione del nostro paese mi sembra a dir poco debole. Il fatto che la nostra delegazione proponga l'assegnazione dei codici doganali ed accetti passivamente una risposta così precaria da parte delle autorità europee è abbastanza sorprendente. In pratica, la sua risposta dice che nel nostro paese entrano sementi e prodotti OGM


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senza identificazione doganale, cioè che non possono essere identificati.
Se la motivazione data a livello europeo è quella che mancano i limiti europei nelle concentrazioni tale risposta è ridicola. Infatti, quanto meno per le sementi non vi sono problemi di limiti perché un seme o è OGM oppure no. Si potrebbe capire il problema con riferimento ai prodotti sui quali l'Unione europea stabilisce che bisogna dichiarare sulla confezione tutto ciò che contiene più dell'1 per cento di OGM (ed a tale proposito bisognerebbe anche verificare se i prodotti che contengono quantità di OGM superiori alla suddetta abbiano o meno un codice diverso). Tuttavia, poiché i semi di soia o di mais sono semi brevettati in quanto diversi da quelli naturali, è impensabile che il nostro Governo accetti - se l'ha accettata come pare - una non risposta. Stiamo dicendo ai consumatori ed agli agricoltori italiani che in Italia possono entrare semi di OGM, brevettati in quanto diversi, privi di codice doganale di identificazione.
Dunque, i Verdi non possono dichiararsi soddisfatti perché il risultato a cui miriamo è quello di tutelare i consumatori, gli agricoltori ed i cittadini del nostro paese. Non vogliamo che si prenda atto supinamente di una risposta burocratica, se non addirittura lobbistica. Infatti, sappiamo che in alcune istituzioni italiane ed europee i funzionari di alcuni settori hanno un eccesso di attenzione alle lobby delle multinazionali. A tale proposito vorrei chiedere al Governo di verificare, presso i comitati europei, quanti tipi di convegni a pagamento vengono fatti per conto delle stesse multinazionali che poi registrano gli OGM e se il public servant, cioè chi serve il pubblico ed è pagato dallo Stato o dall'Unione europea, sappia fare innanzitutto gli interessi dello Stato, dell'Unione europea, dei consumatori e delle istituzioni.
Questa materia è troppo delicata e vi sono in giro troppe centinaia di milioni di miliardi di euro, a livello planetario, perché si possa trascurare la necessità che il Governo imponga questa soluzione con un'azione forte nell'interesse del paese e dei consumatori. Non farlo sarebbe estremamente grave. Non vorrei che, ancora una volta, visto che noi agiremo anche in altre sedi, tra cui quella giudiziaria, dovessimo assistere all'abdicazione della politica nei confronti della magistratura e che dovessimo ottenere ancora dai magistrati quello che invece è normale che facciano le istituzioni. D'altronde, il Ministero della salute ha in materia potestà di intervenire, così come anche il Ministero dell'economia e delle finanze dovrebbe potere intervenire su questa materia, perché trattasi di una violazione de visu. Infatti, visto che si tratta di una sostanza che viene commercializzata con un brevetto, perché si attesta che è diversa, non mi si può dire che il codice doganale è lo stesso (a parte il fatto che in certi casi è addirittura priva del codice doganale) di un prodotto che è differente, perché ciò significherebbe che siamo di fronte ad una frode, rispetto alla quale dimostriamo una totale impotenza.
L'insoddisfazione è dunque profonda perché non c'è risposta alla richiesta che avanziamo. Mi sembra invece che alcune notizie provenienti dal Ministero della salute, rispetto al fatto che si facciano dei monitoraggi, siano genericamente di attenzione, ma noi vorremmo capire in che momento i risultati di questi monitoraggi vengono resi noti e quali sono i provvedimenti di respingimento. Visto che siamo in una condizione in cui gli agricoltori italiani segnalano queste infiltrazioni abusive e in cui sappiamo di avere un sistema di controllo ai porti troppo permeabile, non solo rispetto a questo tipo di truffe ma anche rispetto ad altre - basti pensare all'annosa vicenda dell'olio adulterato che arriva nei porti italiani nonostante continue segnalazioni e continue preoccupazioni manifestate -, mi sembra che a maggior ragione dobbiamo ottenere che una materia delicata come quella transgenica veda un'azione costante del nostro Governo che non si riduca ad un'osservazione di tipo burocratico, perché questo ci lascerebbe preoccupati (ma, ripeto, noi stiamo agendo anche in tutte le altre sedi possibili: europea, giudiziaria e di iniziative pubbliche). Grave sarebbe poi se ancora una volta dovessimo


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assistere a qualche magistrato che ordina il controllo nei porti per verificare l'assenza dei codici doganali e se dovessimo assistere ancora una volta all'incapacità dell'autorità amministrativa, visto che paghiamo con tanti soldi fior fiori di funzionari, di apparati e di strutture di controllo del Ministero dell'economia, del Ministero della salute e del Ministero delle politiche agricole, ma nonostante questo continuiamo ad avere difficoltà a fare cose banali come quella di verificare che mancano i codici e di dire che questa vicenda non si può tollerare.
Questo è quanto ci attendiamo non solo come Verdi, ma anche come associazioni dei consumatori e come associazioni ambientaliste, dal Governo del paese. Non vorremmo dover sempre ringraziare i magistrati di svolgere un compito di supplenza su questioni come queste, dove banalmente basterebbe svolgere una buona azione di Governo. Noi rischiamo di avere la supplenza continua perché questioni anche semplici - non stiamo parlando infatti di cose complicatissime - trovano difficoltà ad essere realizzate. So quanto sia difficile, perché da ministro ho più volte insistito con il Ministero della salute affinché su queste cose si svolgessero interventi puntuali. Siamo riusciti ad ottenere a volte alcuni interventi; altre volte siamo riusciti anche a bloccare, all'epoca in cui ero ministro, alcune partite di sementi OGM di alcune società multinazionali, ma vediamo una difficoltà, tra i funzionari e tra le strutture amministrative, ad acquisire la consapevolezza che si tratti di argomenti seri e delicati, che rischiano di arrecare un danno economico enorme ai nostri agricoltori, ai nostri produttori agroalimentari e al nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

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