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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.
ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, voglio essere molto esplicita. Fino all'intervento del ministro, diciamo, alla sua asprezza (avvertita tanto più forte dai banchi di questa parte, quanto più nelle ore che hanno preceduto questa discussione, ed anche adesso, era stato comune lo sforzo, sulla base di una comune responsabilità, al di là delle premesse che, ovviamente, ci dividono, sull'analisi della situazione carceraria, sulle responsabilità, sulla sua e diversa e acuzie), io avrei espresso, se il ministro non si fosse così pronunciato, la soddisfazione di una rappresentante dell'opposizione che parla, ovviamente, a nome di un gruppo, quello dei Democratici di sinistra, ma che raccoglie il sentire anche degli altri gruppi dell'Ulivo, per la capacità della classe dirigente di questo paese, di una sua gran parte, di trovare un punto, una linea, un clima che ci portasse a ragionare sulle questioni del carcere, sia pure con toni diversi ma, appunto, lo ripeto, con una comune assunzione di responsabilità.
Sono toni diversi perché, ad esempio, dissento dall'impostazione dell'onorevole Bondi, che pur rispetto profondamente per le sue idee. Dissento però dalla sua impostazione in quanto ritengo che le istituzioni laiche e la politica non debbano fare uso, in questa occasione, della parola «clemenza», mutuata da altri linguaggi e da altre responsabilità che non sono, appunto, quelle laiche della politica. Temo, infatti, che dietro tale parola possa nascondersi il gigantesco alibi per non affrontare questioni che meritano ben altro rispetto ad un grazioso, episodico atto di clemenza, perché essa evoca un rapporto dispari, nel quale, da una parte, vi è la responsabilità penale, la carcerazione di migliaia di individui e, dall'altro, un potere dello Stato che, benignamente, decide di condonare in parte quelle pene.
Ritengo che, nel momento in cui un individuo, alla fine di un percorso penale, entra in carcere, in quel momento, scatti - fortissima - la responsabilità delle istituzioni per fare in modo che quella detenzione, quella pena non soltanto risponda al fine rieducativo previsto dall'articolo 27 della Costituzione, ma consenta il rispetto fondamentale anche di tutti gli altri diritti sanciti dalla stessa, diritti che ai detenuti debbono essere riconosciuti.
Parlare pertanto di clemenza mi sembra dare l'idea di un potere distante, talvolta benigno e, quando non si concede, sordo e cieco di fronte a ciò che nelle carceri avviene e si consuma.
Più volte questa mattina ci siamo incontrati e scambiati opinioni con i colleghi di Forza Italia e della Lega per tentare di trovare un asse comune che potesse ricostituire, nel momento in cui così forte e pressante è l'esigenza di una discussione su un provvedimento di indulto, un clima che consentisse di non considerare quel provvedimento, per nessuno, né un commodus discessus né una possibilità di utilizzare strumentalmente l'evocazione, come fatto dall'onorevole Ascierto, dell'insicurezza dei cittadini. Mi pare, invece, che l'atteggiamento del ministro, che pure è in contraddizione, ad esempio, con tutta la parte espositiva della mozione a prima firma Bondi, interferisca pesantemente con questo clima; lo ripeto, penso che interferisca pesantemente e che rompa quella possibilità - faticosissima - di costruzione di un clima, di una volontà comune; in aggiunta, ritengo che interrompa anche quella che, insieme alla costruzione di tale clima, continua a crescere nelle carceri, cioè una speranza non soltanto per un provvedimento di indulto, ma per un'attenzione da parte dello Stato, delle sue istituzioni, nei confronti dei detenuti e del sistema carcerario.
Eppure, poiché mi sento gravata di una responsabilità della quale non posso disporre tutta liberamente, voglio ancora, con un atto di attenzione e, vorrei dire, anche di generosità - che non è diretto, sia chiaro, né nei confronti dell'attuale Governo né tanto meno nei confronti dei partiti che lo sorreggono - tentare di ritrovare il filo così spezzato bruscamente, probabilmente senza neanche rendersi conto del clima che si stava creando in aula, del tessersi di un ragionamento comune.
Le osservazioni che sono state bruscamente, anche in maniera non cortese, non elegante, espresse dal ministro colgono alcuni punti sui quali il mio gruppo era disponibile a discutere, ad esempio il completamento, piuttosto che l'emanazione, dei decreti attuativi della legge n. 193 del 2000 o l'eliminazione del riferimento alle carenze di organico del corpo della polizia penitenziaria (non anche a quello del personale amministrativo e di quello addetto al trattamento, perché lì registriamo le nostre maggiori responsabilità: credo ci siano in Italia poche centinaia di educatori per 53-55 mila detenuti, a seconda dei momenti in cui le presenze vengono rilevate).
Certo, ci lascia fortemente perplessi il fatto che il ministro esprima un parere sfavorevole anche al trasferimento delle funzioni sanitarie al servizio sanitario nazionale. Si può ritardare, remorare, ma - che ciò sia chiaro - questa remora è già durata troppo a lungo, questo ritardo è già intollerabile; inoltre, non accogliere neanche questo punto della nostra mozione significa che il ministro ha in testa ben altro rispetto al frutto del lavoro parlamentare della scorsa legislatura.
Ai colleghi della Lega - ai quali riconosco di avere svolto un lavoro importante con la presentazione di questa mozione e anche di avere in qualche misura rivelato in questa sede un'attenzione ed una qualità di attenzione ai problemi carcerari che, finora, non si era manifestata con questa evidenza - vorrei rivolgere alcune osservazioni.
La prima è che nel secondo impegno previsto nella mozione Cè ed altri n. 1-00125 si fa riferimento ad un trasferimento degli stranieri condannati con sentenza definitiva nei paesi d'origine per scontarvi la pena, indipendentemente dalla loro volontà. Questo è un punto che non può trovarci d'accordo e che consideriamo scriminante, perché crediamo che la cultura della tutela dei diritti umani nel nostro paese - che oggi tanto pesa nella cultura, nelle relazioni internazionali e nella costruzione degli assi fondamentali delle istituzioni sovranazionali a cominciare dall'Europa - non possa essere così facilmente e brutalmente pretermessa.
Allo stesso modo, non condividiamo il riferimento ad un impegno per il Governo a presentare in Parlamento strumenti normativi
volti all'immissione degli ausiliari di leva nell'organico del corpo della polizia penitenziaria, per la ragione molto semplice che non riteniamo vi sia coerenza e compatibilità tra le abilità e le competenze maturate durante il servizio di leva e quelle che sono proprie o devono essere proprie della polizia penitenziaria, non soltanto per lo spirito che ha informato il corpo della polizia penitenziaria, non soltanto (come ricordava l'onorevole Folena) per il lavoro che quest'ultimo svolge nelle carceri, talvolta di supplenza del lavoro di trattamento affidato a un numero troppo esiguo e sparuto di educatori e di assistenti sociali, ma anche perché rimanda ad una concezione militarizzata del carcere che, francamente, non ci convince e non ci ha mai convinto.
In tali condizioni, colleghi, credo che, a questo punto, da parte della maggioranza debba giungere un'affermazione che, seppure potrà sembrare in qualche momento di smentita rispetto all'atteggiamento oggi qui rappresentato dal Governo, restituisca al Parlamento ed alla popolazione carceraria italiana la possibilità di continuare a pensare che, su un livello così alto ed aspro di responsabilità delle istituzioni, quelle che si hanno nei confronti della popolazione carceraria, è ancora possibile in questo paese, al di fuori di strumentalità e compiacenze, tessere di nuovo un discorso comune che ci stringa in un comune impegno (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e dei deputati Biondi e Bondi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, intervengo brevemente perché ho già espresso le mie opinioni e quelle dei deputati Verdi rispetto a questa discussione. Con riferimento alle diverse mozioni, ovviamente, confermiamo il nostro voto favorevole sulla mozione presentata dall'Ulivo. Il ministro Castelli nel suo intervento, da una parte, ci ha ripetuto ciò che aveva dichiarato qualche settimana fa in una precedente informativa, dall'altra, ha aggiunto un elemento politico rilevante. Forse, per la prima volta, in sede parlamentare, il ministro Castelli si è espresso in maniera contraria, dal punto di vista formale e sostanziale, a qualsiasi ipotesi di clemenza, che noi individuiamo nello strumento che la Costituzione prevede all'articolo 79, ossia in un provvedimento generalizzato di indulto o di amnistia, oppure nella grazia (ma in questo caso si tratta di un provvedimento particolare legato alle singole situazioni specifiche).
Questa posizione politica da parte del ministro Castelli rende sostanzialmente improponibile qualsiasi possibilità di ragionamento bipartisan o unitario rispetto alla conclusione del dibattito.
Noi deputati Verdi avevamo valutato con favore, condividendone lo spirito al di là delle singole parole e dei singoli paragrafi, la mozione presentata dall'onorevole Bondi.
PIER PAOLO CENTO. Notiamo un elemento di contraddizione in quanto detto dal ministro Castelli e nel fatto che in maniera, a mio avviso, poco rispettosa del Parlamento si riesca ad esprimere un parere favorevole su quella mozione, che ha un'ispirazione su cui credo sia possibile fare un ragionamento che vada oltre i confini di maggioranza e di opposizione, e su due mozioni che hanno un contenuto completamente opposto, come la mozione Ascierto e la mozione Cè.
Tale contraddizione permane, ministro Castelli, nella politica del Governo. Bisogna mettere in evidenza una profonda divaricazione all'interno del centrodestra sui temi del carcere, del modo in cui affrontare l'emergenza carceraria e di un provvedimento di clemenza. È una contraddizione che rischia di paralizzare e di rendere - questo sì - ipocrita qualsiasi pronunciamento del Parlamento. Non so se vi siano i termini regolamentari e formali per un chiarimento, ma è evidente
che le parole del ministro Castelli, per quanto ci riguarda, ci rende impossibile una convergenza con le mozioni presentate dal centrodestra. Era già fuori discussione la nostra contrarietà alle mozioni di Alleanza nazionale e della Lega, a questo punto ci domandiamo cosa rappresenti la mozione di Forza Italia a fronte di una proposta che mi sembra in netta alternativa rispetto a quanto il ministro Castelli ci ha indicato.
Dunque, coerentemente, confermiamo il nostro voto favorevole sulla mozione Finocchiaro e ribadiamo la nostra insoddisfazione per i contenuti di merito dell'intervento del ministro Castelli. È evidente - lo dico anche ai colleghi di Rifondazione comunista - che il dibattito in Commissione giustizia si svolgerà sulle diverse proposte. Semmai, suona strano che, mentre si discute di indulto, in Commissione giustizia si presentino proposte riduttive che porterebbero il dibattito indietro, come quella del cosiddetto indultino. Riteniamo, come deputati Verdi, che sia meglio poco di niente, ma oggi la battaglia politica, culturale e legislativa all'interno di questo Parlamento va fatta sull'indulto. È necessario che ogni forza politica ed ogni singolo parlamentare si assumano le responsabilità rispetto a questo provvedimento senza scorciatoie che rischierebbero di complicare la comprensione del nostro dibattito e di rendere inefficaci gli interventi proposti per affrontare l'emergenza carceri.
Sulla base di tali presupposti, ovviamente, voteremo a favore della mozione Finocchiaro che abbiamo, peraltro, sottoscritto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cirielli. Ne ha facoltà.
EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, chiedo scusa ai colleghi per l'ora tarda, ma credo che l'argomento meriti un'attenta riflessione. Sono d'accordo sul fatto che temi così delicati come quelli dell'ordinamento penitenziario, del sovraffollamento delle carceri, della giustizia e della sicurezza non possano essere certo risolti con il voto su una mozione. Tuttavia, la discussione odierna rappresenta un fatto importante sia perché tali argomenti vengono portati alla solennità della discussione per un valido supporto all'azione del Governo, sia perché ci consentono di far capire agli italiani chi rappresenta il Parlamento e quali sono le politiche dei partiti.
In un clima così confuso sul piano delle ideologie, credo sia importante la discussione odierna, perché così i cittadini sapranno bene quali sono le posizioni della sinistra su temi così delicati.
Quello del sovraffollamento è un problema reale e nessuno vuole negarlo; lo conferma il fatto che le forze del centrodestra abbiano presentato su questo tema delle mozioni più o meno equivalenti. Ma quello del sovraffollamento evidenzia in realtà un altro problema di fondo, più importante: quello della dignità della persona e conseguentemente del fatto che la pena non può essere semplicemente vista quasi come una sorta di vendetta dello Stato. È un argomento allo stesso modo condivisibile. Ma usare strumentalmente argomentazioni condivisibili per poi ribaltare la verità e soprattutto tacere sulle colpe di questi problemi, riteniamo sia un modo strumentale e demagogico di affrontare le situazioni. Allora, possiamo vedere innanzi tutto come quello del sovraffollamento non sia un problema di oggi, ma si tratta di situazioni che partono da lontano.
Non si tratta semplicemente dell'inadeguatezza di chi nella scorsa legislatura in cinque anni non ha fatto nulla se non approvare sterili provvedimenti, senza mettere concretamente in campo nulla che potesse ridurre il fenomeno. Si tratta anche di un clima diffuso di impunità e di perdonismo, che una certa cultura cattocomunista ha diffuso in questo paese. A ciò si affianca l'ancor più grave comportamento
di chi ha consentito la piaga della criminalità derivante dall'immigrazione clandestina.
Il Governo di centrodestra, grazie al ministro Bossi e al Vicepresidente del Consiglio Fini, ha messo in campo una legge, come la Bossi-Fini, che non è una legge punitiva per gli immigrati; al contrario, è una legge che esalta la possibilità degli extracomunitari, che vivono pacificamente lavorando in Italia, di essere regolari e di avere uguale tutela di fronte ai cittadini. Chi invece negli anni passati voleva gli extracomunitari, e poi li lasciava vivere in una condizione di schiavitù e di illegalità, ha provocato la crisi che oggi vive il nostro paese anche dal punto di vista della coesistenza sociale.
Occorre invece dare atto e merito al ministro Castelli, e al Governo nel suo complesso, perché in un anno e mezzo è stata posta in cantiere - e noi in Commissione giustizia lo sappiamo bene - una serie di provvedimenti importanti, che affrontano in maniera radicale il problema del sovraffollamento delle carceri. Credo che in un anno e mezzo sia stato fatto l'impossibile e siamo convinti che nei prossimi anni sarà posta la stessa energia per portare ulteriormente avanti questo progetto.
Credo, signor ministro, che l'unica lacuna - che pure oggi è stata affrontata dalle mozioni sia della Lega sia di Alleanza nazionale, ma soprattutto dal suo intervento - sia relativa al discorso (da sostenere con maggiore decisione) della possibilità di far scontare all'estero la pena da parte dei detenuti (ovviamente quelli extracomunitari). Credo che, da questo punto di vista, non ci si possa accontentare dell'accordino fatto con l'Albania e pertanto le chiediamo - al riguardo conosciamo la sua sensibilità - un intervento deciso, anche e soprattutto per rispondere immediatamente alla vicenda grave del sovraffollamento nelle carceri.
Veniamo al tema che si è voluto collegare oggi alla discussione delle mozioni (ma riteniamo improvvidamente e inopportunamente), quello cioè di un provvedimento di amnistia o di indulto: lasciando perdere il discorso di Sua Santità - perché il Papa non può essere tirato per la giacchetta quando parla di clemenza e di perdono (ovviamente, ricordo bene le sue parole, nel quadro della sicurezza dei cittadini) e poi magari ignorarlo quando richiama i valori della famiglia, della giustizia o del diritto naturale che dovrebbe sempre uniformare la condotta di una comunità (personalmente penso che il Papa faccia il suo mestiere: egli parla di religione, della religione cristiana e noi tutti, almeno i parlamentari cristiani, siamo sensibili sempre in maniera unilaterale ai suoi richiami) -, credo che in maniera laica dobbiamo affrontare altri problemi.
La politica deve porsi delle questioni di priorità e, certamente, anche alla luce dei programmi elettorali. Non ricordo nessuno del centrosinistra che, in campagna elettorale, abbia promesso amnistia e indulto; ricordo l'onorevole Rutelli che prometteva città più sicure.
Dunque, riteniamo che la priorità sia riconoscere sicurezza, garanzia e dignità ai cittadini onesti. A mio avviso, ieri, attraverso quel barbaro omicidio accaduto nel nord d'Italia - come giustamente ha affermato il ministro Castelli -, è stata nuovamente violata la dignità delle persone oneste.
Vi è poi un problema di credibilità dello Stato nonché di effettività e di pretesa di punizione da parte dello stesso. Non è pensabile che il problema del sovraffollamento possa essere, in qualche maniera, attenuato attraverso una rinuncia da parte dello Stato alla sua pretesa punitiva e con la rinuncia alla certezza e all'effettività della pena. Da questo punto di vista, signor ministro, il gruppo di Alleanza nazionale è decisamente dalla sua parte e siamo convinti che su ciò si troverà una larga convergenza.
Con riferimento alla vicenda sicurezza, dalla mozione del centrosinistra apprendiamo con piacere - ma le nostre statistiche già lo evidenziavano - che vi è stato un incremento di circa 2 mila detenuti: merito del Governo. E ringraziamo il ministro, che oggi in questa sede rappresenta
l'esecutivo, per aver saputo attribuire, in questo anno, maggiore credibilità alle forze dell'ordine, impegnando risorse anche per fronteggiare la criminalità. I frutti cominciano ad arrivare e credo che ciò costituisca un merito e non un grido d'allarme da divulgare.
Di fronte alle provocazioni di chi afferma che il centrodestra vuole essere forte con i deboli e debole con i forti, noi potremmo dibattere che il centrosinistra vuole colpire gli avversari politici, vuole colpire le forze dell'ordine e vuole porre in libertà i delinquenti.
A questo proposito, colgo l'occasione per ricordare, a chi parla di diritto penale minimo, a chi costantemente ci richiama sul fatto che non può essere soltanto la galera l'unica sanzione per i delinquenti, alcune proposte della sinistra, nelle quali - falsando e modificando artatamente la Convenzione di New York sul reato di tortura - sono previste in maniera indeterminata e, certamente, anche incostituzionale, pene pazzesche per le forze dell'ordine. Oppure quelle proposte sempre dal centrosinistra, dirette a prevedere punizioni non pesanti per i teppisti che, con caschi, manganelli e scudi, distruggono le città e pene pesantissime per gli appartenenti alle forze dell'ordine che, per ventura o per necessità, si trovino con caschi non loro, con mezzi non di ordinanza o, comunque, travisati.
Ciò dimostra che si vogliono inasprire le pene per le violazioni poste in essere da parte delle forze dell'ordine - che, comunque, devono essere punite - per poi essere perdonisti e ipergarantisti nei confronti dei delinquenti.
Concludendo, preannuncio il voto contrario del gruppo di Alleanza nazionale sulla mozione Finocchiaro ed altri n. 1-00118 mentre, con piacere, esprimeremo un voto favorevole sulle mozioni proposte dal centrodestra, aggiungendo che nessun provvedimento di grazia, di indulto o di indultino - anche se la proposta dei onorevoli Pisapia e Buemi prevede una novità intelligente -, potrà essere adottato, a giudizio di Alleanza nazionale, se non nel quadro complessivo di un inasprimento di pene per i recidivi su un pacchetto di leggi e di norme che preveda certezza della pena e che, soprattutto, garantisca sicurezza a quei cittadini che ci hanno votato e che si aspettano molto da noi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista si asterrà sulle mozioni Finocchiaro ed altri n. 1-00118 e Bondi ed altri n. 1-00123 (Nuova formulazione), mentre esprimerà un voto contrario sulle mozioni Cè ed altri n. 1-00125 e Ascierto ed altri n. 1-00126 (Nuova formulazione).
Perché ci asteniamo? Non siamo affatto contrari; anzi, siamo sostanzialmente favorevoli a quasi tutti i punti contenuti nel dispositivo delle mozioni Finocchiaro ed altri n. 1-00118 e Bondi ed altri n. 1-00123. Vi sono alcuni aspetti che fanno parte di una discussione che non inizia ora fra noi e su cui abbiamo punti di vista diversi: costruzione di nuove carceri, ridislocazione e ricollocazione degli organici di polizia penitenziaria e così via. Ma ci asteniamo per segnalare un tema, soprattutto. Infatti, riteniamo che il problema oggi sia rappresentato dall'ispirazione, dal segno di un processo che si mette in moto, da una direzione di marcia che deve riguardare essenzialmente l'indirizzo normativo.
Vi è certamente una partita specifica: quella delle detenute e dei detenuti, vale a dire della condizione carceraria in senso stretto. Ma, come ha già detto la collega Mascia intervenendo nel corso della discussione sulle linee generali, la nostra opinione è che non possiamo apprezzare a fondo il tema e intervenire radicalmente nella sua correzione, se non lo colleghiamo strettamente alla politica criminale e ad una normativa in senso generale. A nostro avviso, infatti, è inutile girare attorno al problema reale. Dobbiamo leggere le politiche penitenziarie e, insieme, le politiche
penali degli ultimi anni, per proiettarci nel futuro. I filoni sono due, non uno soltanto: al miglioramento delle condizioni di esecuzione carceraria deve necessariamente aggiungersi la riduzione del ricorso alla pena detentiva. Questo ci pare un punto essenziale. Da una parte vi sono il potenziamento della modalità di accesso all'affidamento in prova al servizio sociale, previsto dalla legge Simeone-Saraceni, e le disposizioni sulle alternative al carcere per i malati di AIDS e per le detenute madri e, dall'altra, la riforma dell'assistenza sanitaria in carcere, il nuovo regolamento penitenziario, la legge per l'aumento delle opportunità lavorative in carcere.
Ma, d'altra parte, colleghe e colleghi, vi è un duplice fallimento. Dobbiamo partire dal fallimento che abbiamo marcato negli ultimi anni, perché ogni coraggio riformatore si blocca di fronte all'ossessione sicuritaria, di fronte a quella vera e propria bulimia carceraria che ha improntato anche le politiche degli ultimi governi. E lo dico al plurale, quando parlo di bulimia carceraria: le politiche degli ultimi governi, dai pacchetti di sicurezza sino alla politica del ministro Castelli.
Al di là delle polemiche che hanno accompagnato l'approvazione e la prima applicazione della legge Simeone-Saraceni - non entro nel merito, per brevità -, la separazione delle politiche penali dalle politiche penitenziarie ha fatto sì che tutto si riducesse alla previsione di misure atte a soddisfare i diritti fondamentali di persone comunque implicate nella detenzione. Si tratta, certamente, di un elemento importante ma, dall'altro lato, ha prevalso la schizofrenia. Mentre una commissione ministeriale indicava il potenziamento delle pene alternative come linea di riforma del codice penale, si assisteva, poi, in quest'aula, alla proliferazione di nuove fattispecie di reato e all'innalzamento delle pene nella legislazione ordinaria. Noi abbiamo votato contro, ma tutti gli altri - ripeto, tutti gli altri - hanno votato a favore.
Colleghe e colleghi, è chiaro che, in questo modo, la crescita delle alternative al carcere, che pure c'è stata, diventa soltanto espansione dell'area del controllo penale. Attenzione, questo è il punto: per noi le misure alternative al carcere non possono essere soltanto espansione dell'area del controllo penale. Non possiamo limitarci a gestire - lasciatemelo dire così - il traffico degli esseri umani dal carcere ad una misura alternativa. La misura alternativa è una visione alternativa del rapporto tra carcere e società, del rapporto tra carcere e comunità. O non è. Non a caso, stanno crescendo insieme misure alternative e «carcerizzazione». A mio avviso, questo è il dramma, questo è il paradosso della situazione attuale. Certamente, siamo in un clima di guerra in cui la parola d'ordine della sicurezza gioca destini ed equilibri politici nazionali ed internazionali. Sono illuminanti, per strumentalismo e populismo, le parole di Fini, pronunziate ieri in quel mediocre nuovo Parlamento che è la trasmissione Porta a porta e non pronunziate qui, non a caso, questa mattina. Cito Loïc Wacquant. Capisco che l'accostamento tra Fini e Loïc Wacquant sia provocatorio, ma lo faccio apposta.
Loïc Wacquant, non certamente un forsennato bolscevico ma una liberale determinato, ci parla della tendenza, d'importazione in Europa, dello Stato penale statunitense, di quello cioè che egli, riportando dati precisi dell'amministrazione penitenziaria fino al 2001, chiama un «imprigionamento di massa», molto selettivo e molto classista: carcerizzazione dei neri, business della privatizzazione nel sistema penitenziario (è il terzo business per fatturato delle multinazionali statunitensi), detenzione di stranieri, criminalizzazione del consumo di droghe quale fattore di selezione dei destinatari del controllo penale.
Tramonta cioè la concezione costituzionale della finalità della pena. Siamo al controllo penale ragionieristico ed attuariale, come dice una bella inchiesta sul carcere di Antigone.
Migranti, tossici, minori e - perché no? - giovani no global, sono i fantasmi dei motori del grande imprigionamento, anche in Italia e in Europa.
Di che cosa stiamo parlando, quindi, se non superiamo la vergogna dei centri di detenzione per gli immigrati, delle carceri per chi non ha commesso alcun reato se non quello di essere emigrante (quindi viene colpito il reo, non il reato), contro una concezione garantista classica? Mi riferisco anche a quei centri che, pudicamente ma anche un po' ipocritamente, la legge Turco-Napolitano chiamò «centri di permanenza temporanea»: non è forse anche quella una condizione carceraria?
Di che parliamo se non citiamo neppure - il ministro Castelli ne ha parlato l'altro ieri - il disegno di legge governativo sui minori, che li destina alle carceri per adulti, così come di altre vergogne del genere (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)?
Vogliamo perlomeno discutere l'appello accorato di Rodotà (nemmeno lui un forsennato bolscevico ma portavoce dell'appello dell'authority che egli dirige), il quale ci parla del pericolo dell'espansione pervasiva della videosorveglianza incontrollata quale fattore di sviluppo della società del controllo (la chiama, «società del coprifuoco»), ammonendo noi parlamentari che, in questo modo, si muta la stessa statualità - sono parole di Rodotà - cioè il rapporto tra cittadinanza e statualità!
Allora, colleghe e colleghi, non c'è l'apertura del carcere alla società: è la società che si ghettizza, che innalza muri, comunità cintate circondate da guardie giurate! Non ve ne accorgete?
Si rompe la fisicità stessa dei luoghi urbani nelle nostre metropoli. Noi viviamo in esse. Le città nate come base di cittadinanza, di comunità, di libertà, sono recintate ormai fisicamente! Vi è quasi una divisione di fisicità delle classi urbane.
Le carceri sono diventate anch'esse un luogo di «imprigionamento» dell'emarginazione di tipo classista. Quindi, lavorare insieme sulla condizione carceraria, significa cogliere una tendenza.
Noi siamo il Parlamento, non siamo il DAP: noi diamo indirizzi politici ed dobbiamo mettere a fuoco un grande tema contemporaneo. Esiste certamente una domanda sociale di carcere e di pena, dovuta a sentimenti di insicurezza che nascono nel ventre della globalizzazione liberista, ma essa va indagata scientificamente, compresa, governata, non assecondata! Essa va decostruita, riportata al modello della sicurezza dei diritti per tutte e per tutti!
Per questo motivo, per noi, condizione carceraria significa anche approvare l'indulto, approvare la proposta Pisapia-Buemi e approvarla in questo contesto storico, in questo tornante, in questo tratto della vita parlamentare, senza frapporre indugi, senza frapporre vaghi ostruzionismi, più o meno sofisticati, perché qui sta la responsabilità che ci dobbiamo assumere!
Ho sentito parlare in tutti gli interventi del Papa! Non voglio parlare del Papa!
GIULIO CONTI. È meglio!
GIOVANNI RUSSO SPENA. Egli fa il suo mestiere e ci ha detto qui ciò che pensa (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Onorevole Russo Spena, ha finito il tempo e non la interrompo perché sta parlando del sommo Pontefice ma perché ha davvero esaurito il tempo a sua disposizione!
GIOVANNI RUSSO SPENA. Noi siamo parlamentari e rispetteremo le parole del Papa solo se porteremo avanti l'ispirazione del suo intervento qui. Vi ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Russo Spena. Non mi date suggerimenti se qualcuno ha esaurito il tempo, lo vedo anch'io!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.
ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, onorevole ministro, onorevoli colleghi e colleghe, non nascondo una certa amarezza per il dibattito al quale ho assistito, in parte presiedendo questa Assemblea ed in parte dallo studio ove mi trovavo. Quello che pareva essere uno spirito, non di clemenza ma di comprensione, di umanità,
di senso del proprio e dell'altrui, del rapporto che deve esistere in uno Stato di diritto tra le finalità che la Costituzione assegna alla pena e la crudeltà con la quale la pena, in modo particolare, si esercita quando gli strumenti e le strutture non sono adeguati, non mi pare sia stato colto in termini di concretezza e di effettualità.
Ho ascoltato il ministro di cui conosco bene e rispetto le preoccupazioni, le difficoltà e le responsabilità. So che i sentimenti molte volte debbono essere compressi dalla ragione del proprio ufficio e dal buon andamento dell'amministrazione della giustizia che la Costituzione assegna al ministro: quindi lo comprendo, non vi è il minimo intento polemico. In ogni caso, vorrei partire proprio dalle considerazioni circa le cose da fare, anche quelle che non sono state fatte, non da questo Governo. Infatti, da quando esercito la professione sono passati parecchi decenni ed ogni volta si è ripetuta la stessa situazione. I procuratori generali quando parlano di queste problematiche all'inaugurazione di ogni anno giudiziario fanno il cahier de doléances della realtà giudiziaria, pregiudiziaria ed anche carceraria: è così, non è colpa di un Governo, né di quello precedente, né di questo. Però vi sono momenti in cui governare significa anche dirigere e dirigere significa imporre col timone delle proprie capacità volitive la rotta giusta, ed oggi la rotta giusta è quella di non far star peggio di quanto la sanzione e le strutture attuali consentono quelli che ne sono ospiti, la cosiddetta popolazione carceraria.
Credo che questo sia il problema di un Governo, sia il problema di un Parlamento, sia il problema di ciascuno di noi, di coloro che hanno la conoscenza dei problemi, di quelli che vedono con preoccupazione l'andazzo delle cose e le modalità con le quali le stesse vengono biblicamente aggiornate a date diverse da quelle nelle quali si può effettivamente, concretamente svolgere una attività specifica.
Ho firmato la proposta di legge di iniziativa dei colleghi Pisapia e Buemi, non sono stato a vedere da che parte erano seduti, come mi importa poco da che parte è seduta quella componente della maggioranza che su questo non la pensa come me. Su tali questioni, infatti, non vi è né una disciplina di partito né una camicia di forza per le quali il deputato debba abdicare alla propria coscienza (Applausi), non vi è e non vi deve essere. Questo proprio perché il problema è trasversale nel senso più elevato del termine, cioè passa attraverso la sensibilità e la valutazione di ciascuno di noi.
Per questo, signor ministro, posso dirle che proprio le cose che lei ha detto, i propositi che ha manifestato, le misure che ha predisposto e quelle che intende predisporre richiedono che nel durante non si continui a stare come si sta oggi.
Quando è venuto a farci visita il Papa, ero presente ed ho visto in quest'aula occhi lucidi da parte del Governo, mani tese, applausi scroscianti. Allora mi chiedo non perché l'ha detto il Papa, ma perché molti deputati come noi hanno presentato prima che lo dicesse il Papa delle proposte di legge, per quale motivo su questo non vi sia, non dico un consenso, ma una valutazione che prescinda, come ho sentito dire poco fa, da una specie di sillogismo per cui se uno ha commesso un reato è bene che resti in galera. Indubbiamente la natura della sanzione e l'esecuzione della stessa richiedono una situazione che non deve avere la sincope, come è avvenuto per tanti anni, delle misure che sono state applicate per diciotto, venti, ventuno volte, a fronte delle esigenze carcerarie dell'epoca.
Ricordo di aver votato contro tutte le amnistie e tutti gli indulti, quando venivano concessi non solo per far funzionare meglio il carcere, ma per consentire qualche commodus discessus nell'epoca in cui questi problemi venivano risolti ratealmente. Oggi no! Dall'ultima amnistia sono trascorsi 12- 13 anni. La situazione è grave nelle carceri. Il condono può essere una delle misure che, naturalmente, richiede un numero ed una sensibilità più diffusa. Invece, la proposta di liberazione condizionale può avere dei numeri diversi. Mi
dispiace perché ciò significa graduare le sensibilità, a fronte degli strumenti più adatti a rendere questa sensibilità e questa comprensione dei problemi attuali.
Se così non fosse, come si fa a condividere la mozione Bondi, come lei, signor ministro ha fatto, senza coglierne il valore? Chi di noi tace la verità? Quelli che scrivono o quelli che leggono? Quelli che capiscono le cose o quelli che non le capiscono (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e del deputato Bondi)? Chi è che nasconde quel pezzo di verità in cui la chiarezza è anche un tributo all'altezza dei nostri compiti? Utilizzo il termine «nostri» perché la possibilità di applicare queste misure appartiene a ciascun parlamentare, a tutti insieme, a quei valori che la società ci attribuisce.
Lei, signor ministro, ha detto una frase che mi è dispiaciuto ascoltare quando ha ricordato la disperazione di una donna e le parole di due omicidi. Non è così che si trasforma un problema di carattere generale in un'indignazione ed in un rancore giustificato in chi ha subito il reato. Se si stabilisse questo criterio, l'esercizio del monopolio legittimo della forza diventerebbe l'esercizio del monopolio legittimo della vendetta che il privato può provare, ma lo Stato mai (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, dell'UDC (CCD-CDU), di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Liberaldemocratici, Repubblicani, Nuovo PSI)!
Ecco perché, signor ministro, lei non deve, con la parsimonia di aggettivi che la contraddistinguono, prendere né dai delinquenti né dalle vedove l'indicazione di una linea di Governo che appartiene, invece, alla ragione, ai sentimenti e alla forza della legge e della comprensione (Applausi - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, signor ministro, ho applaudito il collega Biondi per l'intervento appassionato, ma anche denso di motivazioni che non faccio fatica, in via personale, a condividere.
Ci troviamo, infatti, di fronte ad una riflessione assolutamente significativa ed importante per scelte che dobbiamo assumere e non proclamare, sia pure in modi solenni ed enfatici, di voler assumere, registrando poi incoerenze nei comportamenti parlamentari.
Ringrazio il ministro per il parere favorevole, espresso su alcuni punti della mozione dell'Ulivo, ma devo rilevare con dispiacere il parere contrario espresso su altri punti che, per noi, restano importanti, anzi assolutamente decisivi. Mi riferisco al trasferimento delle funzioni sanitarie al servizio sanitario nazionale nelle carceri, all'eliminazione, per quanto possibile ovviamente, con la dovuta gradualità, ma con molta decisione (assumendo ciò come priorità), delle attuali carenze di organico del corpo della polizia penitenziaria, del personale amministrativo e di quello addetto al trattamento.
Per quanto voglia il ministro ritenere che, su tale punto, vi siano già politiche in corso, non credo che su tali temi sia utile esprimere un parere contrario e che il Parlamento si divida.
Noi rechiamo ancora, - è stato ricordato -, l'emozione delle parole del Papa in questo Parlamento, in un momento di altissimo valore civile. Non dimentico tuttavia i moniti più volte rivolti nella stessa direzione dal Presidente della Repubblica, che ci ha ricordato, ancora di recente in visite personali presso alcune carceri speciali, che le pene, in un paese democratico come il nostro, sospendono il condannato dalla società, ma non lo escludono da essa, e che la privazione o la limitazione dei diritti fondamentali deve avvenire, come vuole la Costituzione, nel rispetto della dignità umana. Ed ancora, cito testualmente le parole del Presidente: devono offrire al detenuto le condizioni per il suo recupero morale e per il suo futuro reinserimento sociale.
Le cifre che abbiamo documentato sulle condizioni delle carceri e sul sovraffollamento sono note ed assolutamente preoccupanti. Nel momento in cui noi ci accingiamo ad assumere, così vorrei augurarmi, un provvedimento di clemenza mirato a risolvere le disumane condizioni di sovraffollamento del carcere, ma anche molto attento alle esigenze di certezza della pena, nonché ad un programma sulle carceri che sia di più ampio respiro ed efficacia, abbiamo, con questa mozione richiamato e sottolineato, - si tratta di una mozione presentata ben prima degli eventi ora richiamati -, l'importanza di alcune linee-guida dell'attività in questa materia. In particolare, abbiamo evidenziato le insufficienze delle risorse destinate ai nuovi istituti penitenziari, con la legge finanziaria del 2001, ed ora anche nei provvedimenti più recenti collegati alla legge finanziaria 2003 e l'assenza di seri programmi di ristrutturazione degli istituti, ancorché ritenuti utilizzabili, per adeguarli alle nuove disposizioni regolamentari.
Abbiamo richiamato altresì con puntualità lo sconcertante dato e la disumanità stessa nelle condizioni di lavoro delle guardie carcerarie e della polizia penitenziaria che vivono e soffrono non meno dei detenuti le condizioni di sovraffollamento.
Abbiamo molti segnali da dare ed il primo dovrebbe essere in relazione alla garanzia del diritto costituzionale per i ragazzi arrestati o detenuti nel carcere di Viterbo di poter essere trasferiti in tempo utile in Calabria per poter partecipare al giudizio di riesame; diritto costituzionale che non può essere certamente pretermesso per le inefficienze del DAP o per ritardi nell'esecuzione.
Abbiamo da confrontarci con l'intera materia oggetto della mozione e del nostro dibattito, con saldezza di intenti, con politiche efficaci e senza misure che possono apparire lesive di valori, in particolare quelli della dignità, dell'umanità e del reinserimento del detenuto nella società e della certezza della pena. Pertanto, nel dibattito sull'indulto che si sta sviluppando, la Margherita, DL-l'Ulivo ha da subito espresso un contributo positivo, attenta a rispettare umanità e certezza della pena. Si tratta di temi sui quali non ci si dovrebbe dividere.
Noi, come gruppo parlamentare della Margherita, DL-l'Ulivo, voteremo la mozione presentata dall'Ulivo, in quanto è organica ed indica linee-guida efficaci per la politica carceraria.
Ci asterremo dal voto sulla mozione di cui è primo firmatario l'onorevole Bondi e forse, se il ministro oggi non avesse voluto fare tutti questi distinguo, il nostro atteggiamento - e forse il nostro voto - avrebbe potuto essere anche diverso. Essendo noi ispirati ai principi della prontezza e della pubblicità della pena, della certezza ed anche della pena minima, cioè la minor pena possibile, - principi che furono di Beccaria - vorremmo francamente che, in questo passaggio delicato - su cui però i proclami non bastano e le divisioni sono assai dannose -, questi principi fossero i principi dell'intero Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Vi ringrazio, onorevoli colleghi. La complessità dell'argomento è nota, tuttavia vi prego di essere sintetici perché abbiamo un calendario da rispettare.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.
ENRICO BUEMI. A volte, signor Presidente, quello che appare non è.
Signor Presidente, signor ministro, colleghi, la giustizia e le carceri sono questioni per le quali si fa poco, si risparmia. Se ne parla tanto, ma poi si scopre la realtà, la dura realtà del pianeta giustizia - poiché di pianeta si tratta - quando si ha la disavventura di entrare, per qualche motivo, in questo meccanismo infernale. Allora, si scopre di essere garantisti, umanitari, si scopre la parzialità della giustizia, la disumanità del carcere.
La situazione nelle carceri non è frutto soltanto di scelte recenti. Abbiamo tutti la responsabilità del ritardo e non è corretto da parte di nessuno, su questo argomento,
ergersi ad accusatori o giudici di altri. Il sovraffollamento, la mancanza di strutture, la manutenzione e lo stato degli edifici, gli organici della polizia penitenziaria, il trattamento rieducativo (studio e lavoro), gli organici degli operatori del trattamento, l'assistenza sanitaria, il ruolo e l'efficienza dei tribunali di sorveglianza, la revisione delle misure di elevata intensità di vigilanza, l'articolo 41-bis, finalizzato alla sicurezza dell'impermeabilità tra interno ed esterno e non per ottenere collaborazione o confessioni non spontanee, sono figli di questo ritardo.
Qualsiasi iniziativa di modifica in senso positivo della situazione delle carceri non può prescindere da misure di clemenza e da garanzie di sicurezza. I provvedimenti di cui ho parlato non possono essere realizzati se non in un arco di tempo molto lungo; ma non possiamo più aspettare. Per ottenere circuiti differenziati di detenzione, separando carcerazione preventiva, detenzione per pene definitive sia lunghe che brevi, età e sesso, si deve prendere atto della necessità di alleggerire il sistema delle carceri che oggi rappresenta una grave situazione di disagio.
Condivido appieno l'intervento, le preoccupazioni, le valutazioni e gli auspici della collega Mazzoni. Usciamo, almeno su questo argomento, dalla logica delle contrapposizioni. Impegnamoci nel sostegno delle cose da fare.
Concludendo, signor Presidente, i socialisti democratici italiani voteranno la mozione Finocchiaro ed altri n. 1-00118 - che, peraltro, hanno sottoscritto, perché ne condividono l'analisi, le motivazioni e gli impegni -, ma voteranno anche il dispositivo della mozione di cui è primo firmatario l'onorevole Bondi, nonostante la posizione del ministro sia incomprensibile, contraddittoria e, per qualche verso, anche provocatoria. I socialisti voteranno il dispositivo della mozione a prima firma dell'onorevole Bondi anche per l'intervento coraggioso, autorevole e responsabile del Vicepresidente Biondi. Vogliamo essere, infatti, coerenti e non possiamo farci deviare, rispetto a quest'impegno diretto a rimuovere condizioni di inciviltà, da chi, forse, non coglie la delicatezza della propria responsabilità.
Il nostro atteggiamento vuole essere uguale a quello che avremmo se fossimo al Governo, confermando, fino in fondo, il nostro essere autenticamente riformisti e garantisti e pagando, se necessario, il prezzo di questo difficile compito (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Filippo Mancuso. Ne ha facoltà.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, signor ministro, signori deputati, forse stiamo perdendo una buona occasione, soffermandoci, attraverso tutti i documenti che ci apprestiamo a votare, su aspetti incontrovertibili riguardanti, per così dire, il corpus mechanicum della pena e della vita carceraria, vale a dire le condizioni di ambiente, di vivibilità, di equilibrio, di umanità della pena (locali, istruzioni, personale, normative da evolvere).
Tuttavia, la buona occasione perduta risiede in questa riflessione. Non vi è in quel mondo, come in nessun altro mondo, solo il corpus mechanicum delle cose; vi è, per così dire, il corpus mysticum, vale a dire l'essenza dei problemi dai quali tutti gli altri derivano.
Quando ci occupiamo di queste materialità - e, tra esse, includo anche gli studi legislativi ed i propositi di miglioramento delle leggi -, uno scrupolo maggiore comporterebbe che ci spiegassimo e ci interrogassimo su quali sono, storicamente ed in modo contingente, le ragioni di quelle sofferenze, di quegli inappagamenti.
Il corpus mysticum, dunque, è l'inefficienza storica di cui non può essere chiamato né Castelli né altri suoi predecessori a rispondere perché affonda nella non lodevole storia penitenziaria del nostro paese, non solo penitenziaria, ma anche giuridico-penale.
Ci sarebbe da proporre, se ne avessimo l'autorità, la seguente cosa: si consenta o
si dissenta, si privilegi o non si privilegi determinate materie, bisogna avere, per ciascuna di esse, un fondamento filosofico, culturale, politico che sia in grado di fornire uno strumento coerente rispetto a tutti i problemi. Adesso ho ascoltato, con qualche disagio, il fatto che, mentre, l'onorevole Folena, così altamente, si occupava dei temi dell'umanità della pena e della necessità che rispondesse ai canoni di rieducazione e non soltanto afflittivi, che il nostro sistema prevede, egli si dichiarava, anche fuori tempo e fuori tema, favorevole all'articolo 41-bis, che è la quintessenza dell'inumanità e dell'inutilità della pena (Applausi dei deputati Milioto, Bondi e Biondi), laddove, invece, proprio questo, vale a dire il problema insito nell'articolo 41-bis, richiede coerenza, unitarietà di mente.
Se si crede nel dovere di fare della pena uno strumento, necessario ma non necessariamente iperpunitivo, non si possono ammettere esorbitanze come quelle previste dall'articolo 41-bis, laddove la pena non è la pena, ma un supplemento capriccioso che copre l'impotenza dello Stato.
Ci si obietta: dobbiamo isolarli - i detenuti soggetti al regime di cui all'articolo 41-bis - affinché non comunichino con l'esterno; ma questo, di non farli comunicare, è compito dello Stato! Non può, lo Stato, far pagare a quei detenuti, oltre al giusto prezzo della pena, il supplemento consistente in un tormento che si protrae per anni! Allo stesso modo, sempre se si vuole essere coerenti, non è possibile invocare l'effettività della pena detentiva e l'esemplarità del suo essere e, al tempo stesso, piegarsi gioiosamente alle leggi ad personam, le quali altro non sono che forme di attenuazione nel senso che non la pena si realizza, ma si costruisce ad hoc, ad personam, addirittura il processo! Prima dell'effettività della pena viene l'effettività del processo; ma questo io lo sento contraddittoriamente negato da coloro che, viceversa, affermano la necessità delle leggi ad personam.
Dunque, c'è molta strada da fare in comune, ma c'è da farla sul serio! Vorrei dire al ministro Castelli, se egli me lo consente, di avergli sentito addurre, due volte, l'argomento della riduzione dei suicidi nelle carceri. Ebbene, si tratta di un argomento che non è né a favore né a vantaggio di alcuna idea! Se ci si suicida in carcere è perché tale atto è, normalmente, l'effetto della eccessiva severità della detenzione, della sua inumanità: quando un solo individuo si toglie la vita in carcere, se la toglie per tutto e per sempre! A nulla vale questo suo parametro statistico della sofferenza umana: essa, se c'è, ingloba, compromette e disonora tutti ...
PRESIDENTE. Onorevole Filippo Mancuso...
FILIPPO MANCUSO. ... anche contro le migliori intenzioni!
Signor Presidente, lei mi invita concludere e, forse, avrei dovuto farlo prima. Tuttavia, questo è un argomento nel quale non la singola persona, non la singola coscienza, ma un'intiera emozione collettiva, fatta di doveri e di dolori, impone, quando ve n'è l'occasione, di non chiudere la bocca e, forse, anche di abusare un poco della parola.
Per l'ennesima volta, rinnovo un sentimento di sfida e di preghiera, affinché il problema giudiziario - li includo tutti! - venga fatto oggetto di una meditazione coerente, ciascuno dicendo coerentemente come la pensa sui singoli problemi. È questa la precondizione per andare avanti: tutto il resto serve ad andare indietro (Applausi)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, le condizioni delle carceri sono note a tutti noi, come pure le cifre del sovraffollamento, la carenza di strutture, di personale e di risorse. Tutte queste cose sono ben note a tutti noi!
Sappiamo bene che ci sono anche idee diverse, in quest'Assemblea, rispetto al
problema delle carceri ed ai problemi dei detenuti. Alcune forze politiche, compresa la sua, signor ministro, pensano di creare sicurezza solo aumentando le pene ed il numero delle carceri.
Io ritengo che la strada del recupero e del reinserimento sia molto più difficile, sia molto più costosa anche in termini elettorali. Per noi, però, è sicuramente la strada maestra, la strada che ci guida per avere più sicurezza e più giustizia.
Il problema è soprattutto di cultura, signor ministro, e la cultura marcia di pari passo con il rispetto della dignità di ogni persona umana. Il sovraffollamento è un gravissimo problema di cui sicuramente non è colpevole lei in prima persona, ma certamente si tratta di un problema reale che abbiamo di fronte e che possiamo risolvere solo trovando insieme delle soluzioni. Sappiamo perfettamente che nelle carceri vi è molta promiscuità tra detenuti che scontano pene diverse. Per esempio, uno dei problemi gravissimi è quello dei tossicodipendenti; si tratta di ragazzi che non possono stare in carcere; non è quello il loro posto - lo sappiamo - , perché hanno bisogno di cure mediche, di relazioni. C'è un problema, al quale lei accenna molto poco. Della mozione Finocchiaro lei, addirittura, non accetta tre punti che sono, secondo noi, invece, fondamentali; uno concerne il problema dell'organico della polizia penitenziaria: colmare le attuali carenze di organico del corpo della polizia penitenziaria, del personale amministrativo e di quello addetto al trattamento, secondo noi, è fondamentale per migliorare la condizione delle carceri oggi. L'organico della polizia finanziaria sostanzialmente è sottodimensionato di circa il 30 per cento. Oltre tutto, sono lavoratori che svolgono un'attività usurante e dovremmo riservare loro un'attenzione particolare, poiché queste persone spesso si fanno carico di una attività di assistenza sociale che va ben oltre, supera i loro doveri di servizio.
Occorrono, caro ministro, progetti di prima accoglienza per coloro che entrano nelle carceri; occorre rivedere il problema dell'assistenza sanitaria (e questo è il secondo punto), certamente determinato anche dalla carenza delle risorse finanziarie. Abbiamo una riduzione del 30 per cento dei servizi di guardia medica, del 20 per cento dell'assistenza infermieristica, del 50 per cento dei servizi specialistici, del 70 per cento di apparecchiature e di strumentazioni sanitarie; poi vi è il problema gravissimo anche dei giudici di sorveglianza.
Allora, dobbiamo lavorare su programmi di prevenzione, di prima accoglienza, di aumento del personale. Di fatto, non si lavora in questo senso. Dobbiamo imboccare la strada di misure alternative (insieme ad altre misure), ovvero prevedere un trattamento diverso per quanto riguarda i tossicodipendenti, i malati di AIDS. I tre quarti dei carcerati italiani, oggi, sono migranti, tossicodipendenti e malati di AIDS. E allora le condizioni delle detenute e dei detenuti passano anche attraverso un problema di dignità, sapendo affrontare questi particolari problemi di questi particolari detenuti.
Siamo accanto ai magistrati, ai direttori, a tutto il personale penitenziario, ai volontari che operano nelle carceri, ai detenuti, ai quali non può essere tolta pure la dignità.
Ritengo questo debba essere il principio guida che ci illumina come, d'altronde, il dettato costituzionale ci impone. Credo che questo dettato debba essere rispettato, in primo luogo, per la finalità che la nostra Costituzione attribuisce alla funzione delle carceri, ovvero il recupero e il reinserimento sociale del detenuto, anche attraverso il lavoro esterno.
Voteremo a favore della mozione Finocchiaro ed altri n. 1-00118, di cui siamo firmatari; ci asterremo sul dispositivo della mozione Bondi ed altri n. 1-00123 (Nuova formulazione); voteremo contro la mozione della Lega.
Noi, caro ministro, quando si parla di questi temi non siamo di parte, siamo, sostanzialmente, dalla parte della giustizia e siamo, davvero, per una giustizia che non sia forte con i deboli e debole con i forti e per il rispetto che il desiderio legittimo di sicurezza non sia soddisfatto
attraverso la condivisione di un desiderio di vendetta, come ha detto molto bene, molto meglio di me, l'onorevole Biondi in quest'aula. Credo che alcune parole che si sentono anche gridare, purtroppo, signor ministro, nelle piazze, nelle nostre piazze italiane, da parte di alcuni esponenti del suo partito, non vadano certo in questa direzione.
Ritengo non si possa avere nei confronti di nessuno, lo ripeto, di nessuno, un atteggiamento diverso. Il concetto di parità passa attraverso la parità dei diritti ed anche dei doveri. Questo è un principio che accomuna tutti i cittadini, migranti e non. Il desiderio di vendetta e di esclusione è qualcosa che non ci anima da dentro; vorremmo che fosse il desiderio che anima tutta l'aula su questi temi che, lo ripeto, non dovrebbero incontrare diversità di opinione perché dovrebbero appartenere ad una cultura che ci fa crescere e non ad una cultura della vendetta o della forza (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Craxi. Ne ha facoltà.
BOBO CRAXI. Signor Presidente, signor ministro della giustizia ingegner Castelli, è un convincimento ormai generale che la condizione in cui versano le nostre carceri sia preoccupante per le ragioni che, ampiamente, questo dibattito ha illustrato e per le ragioni presenti tanto nella mozione del collega Sandro Bondi quanto in quella della collega Finocchiaro.
Emerge, anche in questo dibattito, un problema di ordinaria amministrazione degli istituti penitenziari ma emerge anche, in modo crescente, un problema politico evidentemente collegato alla discussione che si sta avviando anche fuori da quest'aula sulla questione di un possibile provvedimento di clemenza nei confronti dei detenuti.
Le parole del ministro Castelli possono anche essere condivise, le sue espressioni di buona volontà sul reinserimento dei detenuti, sugli investimenti previsti per i nuovi istituti di pena, sull'adeguamento delle strutture esistenti, sull'approntamento di un piano per pene alternative, sulla formazione professionale degli agenti di custodia. Sta di fatto che la popolazione carceraria aumenta nel nostro paese ed è la popolazione carceraria più numerosa d'Europa. C'è in cantiere la possibilità di aprire nuovi istituti di pena, deve esserci anche la possibilità di chiudere istituti di pena.
Voglio parlarvi, onorevoli colleghi, di un carcere paradigmatico e della drammaticità della condizione dei nostri detenuti. Si tratta del carcere che si trova in un'isola che fa parte del collegio elettorale di cui io sono l'espressione e sto per dire cose che potrebbero anche alienarmi la simpatia degli elettori che mi hanno votato. Mi riferisco al carcere di Favignana, paradigma di un carcere disumano dove i detenuti definitivi sopravvivono in cellette medievali sotto il livello del mare: quello che Filippo Turati avrebbe definito «l'inferno dei vivi».
Ecco perché si discute di amnistia o di indulto; ecco perché il Governo dovrebbe restare fuori da questa discussione. Si tratta, infatti, di una discussione che attiene alla coscienza civile di tutti i parlamentari, alla dimensione che ciascuno di noi ha dell'umanità nei confronti dei cittadini, anche di coloro che hanno infranto le regole della collettività. Il Governo doveva restare fuori da questa discussione, e non lo ha fatto.
Signor Presidente, il Vicepresidente del Consiglio, ieri pomeriggio, ha pensato di sbarrare la strada all'indulto, richiesta peraltro giunta autorevolmente anche dalla più alta autorità religiosa del nostro paese. L'indulto, ed un eventuale provvedimento di clemenza, non può essere negato riparandosi dietro il velo dell'ennesimo crimine a scopo estorsivo; non ci si può riparare dietro questo per negare la possibilità al Parlamento - libero - ciò che è nelle sue prerogative, ciò che è parte integrante delle proprie prerogative costituzionali.
PRESIDENTE. Onorevole Craxi, la invito a concludere.
BOBO CRAXI. Signor Presidente, ho finito, quasi.
Evidentemente, il Parlamento ha bisogno di una maggioranza qualificata, numericamente e politicamente, per sconfiggere questa tendenza conservatrice e per sconfiggere il partito delle manette.
È vero, ha ragione l'onorevole Finocchiaro: non può trattarsi di una graziosa concessione, ma deve trattarsi del frutto di una matura consapevolezza e di una responsabilità che, infatti, non è estranea, o non dovrebbe esserlo, alla cultura politica della sinistra italiana o, meglio, di una sinistra moderna che sappia essere anche garantista. Ne discuteremo, onorevoli colleghi, con tutto il senso di giustizia che il Parlamento si sentirà capace di esprimere.
Circa le mozioni presentate, il mio gruppo sosterrà la mozione Bondi ed altri n. 1-00123 (Nuova formulazione), ed esprimerà un voto favorevole sul dispositivo della mozione Finocchiaro ed altri n.1-00118 (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI e di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.
MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'ampio ed alto dibattito, nonché appassionato - mi riferisco all'intervento del collega Biondi - , al quale abbiamo assistito stamane sul problema delle carceri, e la sostanziale convergenza raggiunta sulla diagnosi e sulla terapia per risolvere tale problema, li considero un buon auspicio circa la possibilità, direi il dovere, di affrontare e risolvere la questione della giustizia con spirito laico e costruttivo, tenendo presente sempre la nostra Costituzione.
Oggi abbiamo guardato all'articolo 27, il quale prevede che le pene non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità (di ciò ha parlato egregiamente il collega Filippo Mancuso), dovendo altresì tendere alla rieducazione del condannato. La vita carceraria deve essere quindi organizzata in modo da consentire tale rieducazione.
Guarderemo poi all'articolo 111 della Costituzione, che ha introdotto il giusto processo. Ci auguriamo, quindi, che tutte le forze politiche concorrano a redigere le leggi di attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e, quindi, del giusto processo, che garantiscano la terzietà e l'imparzialità del giudice nonché la ragionevole durata del processo. Ci auguriamo anche che queste leggi vengano redatte ed adottate con un'ampia convergenza (non dico simile a quella che ha riguardato il giusto processo, ma mi riferisco ad una larghissima convergenza).
Quanto al problema carcerario, sono state presentate alcune mozioni. Riduco al minimo il mio intervento, atteso che siamo alla fine della seduta ed i colleghi sono già stanchi. Sono state presentate varie mozioni: noi voteremo a favore della mozione presentata da Forza Italia e delle mozioni presentate dalla Lega e da Alleanza nazionale; voteremo anche a favore di una parte della mozione presentata dall'onorevole Finocchiaro. Questa è la prova che dobbiamo apprezzare i punti positivi, da qualunque parte essi provengano.
Allora, colleghi, non si può non convenire sul fatto che la mozione Finocchiaro ed altri n. 1-00118 contiene punti importanti. Essa, infatti, impegna il Governo circa l'adeguamento delle strutture esistenti alle disposizioni dell'ordinamento penitenziario, circa la predisposizione, di concerto con regioni ed enti locali, dell'assistenza postcarceraria, circa la costruzione, in collaborazione con regioni ed enti locali ed utilizzando il sistema della locazione finanziaria, di nuovi istituti penitenziari.
La parte motiva, la diagnosi, non la possiamo accettare, perché vi è una visione negativa delle cose; invece, accettiamo integralmente la parte motiva della mozione presentata dalla Lega (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania) perché si vedono le cose in senso
positivo con riferimento a ciò che il Governo ha fatto per risolvere un problema che non è di questi giorni o del centrodestra, bensì è un problema che viene da lontano e che non si è riusciti a risolvere, nemmeno da parte del centrosinistra che ha governato per cinque anni.
Pertanto, cari colleghi, il problema non è soltanto quello delle carceri. Tutti noi dobbiamo approfittare di questa occasione per compiere una riflessione ed un esame di coscienza. Questa, a mio avviso, è un'occasione buona ed irripetibile, perché tutti gli uomini di buona volontà si siedano intorno un tavolo (mi riferisco, ad esempio, ad una Commissione bicamerale) e si monetarizzino tutti i problemi importanti della giustizia per poi affrontarli nelle competenti Commissioni.
Il paese ci sta guardando e noi abbiamo il dovere di rispondere alle sue richieste (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, quella di oggi avrebbe dovuto essere una giornata positiva. In quest'aula si è parlato di mozioni che presentavano anche punti di convergenza e che dovrebbero, potrebbero e sicuramente risolveranno il problema delle carceri. Avrebbe dovuto essere una giornata positiva. La Lega nord Padania ha sempre fornito indicazioni (le ha tradotte anche nella sua mozione) sulla strada che bisogna percorrere per risolvere il problema delle carceri; mi riferisco alla liberazione anticipata, agli arresti domiciliari, piuttosto che alle misure alternative al carcere, alla costruzione di nuove carceri, all'accelerazione dei processi ed a tante altre cose che in questi giorni abbiamo detto.
Nonostante ciò e nonostante il ministro nel suo intervento abbia ribadito con chiarezza che con questi interventi intende umanizzare le carceri e velocizzare i processi, ancora una volta abbiamo assistito ad un attacco indecente da parte della sinistra nei confronti dello stesso. Tuttavia, ciò lo avevamo messo in conto.
Mi spiace, però, dover notare, per l'ennesima volta, che un attacco pesante al ministro sia venuto anche da parte dell'onorevole Biondi e che l'onorevole Biondi abbia ricevuto per il suo intervento le congratulazioni, oltre che di tutto il centrosinistra, anche di buona parte del gruppo di Forza Italia.
ALFONSO GIANNI. Se le meritava!
ALESSANDRO CÈ. Questo aspetto ci duole molto, dobbiamo ribadirlo, ed il mio intervento è fatto unicamente in questa direzione.
Non si può venire in quest'aula, onorevole Biondi e chi la pensa come lui di Forza Italia, nel momento in cui stiamo trovando una soluzione al problema delle carceri, e rimettere in campo il problema dell'amnistia e dell'indulto. Non si può venire in aula ad attaccare il ministro come fosse un corpo estraneo a questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale)! Non lo è, onorevole Biondi e tutti coloro che la pensano come lui di Forza Italia. Questo ministro, guarda caso, è venuto in quest'aula più volte ed è stato stimato anche da voi quando è venuto a difendere provvedimenti che non erano priorità nel programma della Casa delle libertà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Applausi polemici dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi... Onorevoli colleghi, non vedo...
ALESSANDRO CÈ. Non si può venire in quest'aula, onorevole Biondi, a dire che il ministro gestisce la giustizia non come giustizia, ma come vendetta. Questo è vergognoso e non si può dire in quest'aula!
MAURA COSSUTTA. Vedi la legge Cirami!
ALESSANDRO CÈ. O lei, e tutti quelli che la pensano come lei, appartiene a questa maggioranza e condivide l'operato del ministro o si faccia portavoce presso il suo capogruppo o segretario di partito in modo da aprire una discussione sul fatto se questo ministro sia capace o meno di portare avanti le riforme sulla giustizia (Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Questa è l'unica coerenza che vi chiediamo. Siamo stanchi di sentire in quest'aula cose diverse rispetto a quelle che la Casa delle libertà, non la Lega o Alleanza nazionale, ma la Casa delle libertà compresa Forza Italia, alla quale lei appartiene, in campagna elettorale...
MAURA COSSUTTA. Berlusconi ha parlato di indulto!
PRESIDENTE. Onorevole Cossutta...
FEDERICO BRICOLO. Vergogna!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi della Lega, sto intervenendo io per dire all'onorevole Maura Cossutta che l'onorevole Cè ha diritto di parlare come lei e come qualsiasi altro. Non vedo che bisogno vi sia di interrompere!
ALESSANDRO CÈ. In Russia non si poteva parlare, per questo si comporta così (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
Siamo sempre stati in prima fila per umanizzare le carceri, per fare le riforme, per accelerare i processi, per evitare la vergogna del 48 per cento dei detenuti in carcere in attesa di giudizio. Però, vorrei ricordare all'onorevole Biondi e a tutti quelli che la pensano come lui, che siamo andati in campagna elettorale dicendo che la Casa delle libertà avrebbe garantito la certezza della pena e la sicurezza dei cittadini (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo di Forza Italia - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
MAURA COSSUTTA. Vergognati!
ALESSANDRO CÈ. Infatti, è vero, onorevole Pistone, che in una società seria dovrebbero esservi doveri e diritti. Però, tali doveri e diritti appartengono prima di tutto ai cittadini onesti, non solo ai carcerati (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
Onorevole Biondi, vorrei dire a lei e a quanti all'interno di Forza Italia la pensano come lei che noi della Lega siamo stanchi di essere messi sul banco degli imputati come se, non aderendo all'ipotesi di amnistia e indulto, facessimo affronto a chi ci ha votato. Le vorrei dire che, se le la pensava così e la pensa ancora così, come tanti altri che le hanno stretto la mano, avrebbe dovuto avere il coraggio di dirlo in campagna elettorale. Non si può dire in campagna elettorale il contrario di quello che sostenete oggi in Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
Per concludere, signor Presidente, penso che il mio intervento fosse doveroso perché ho apprezzato le parole dell'onorevole Saponara, ma la questione che si sta trascinando da qualche settimana a questa parte non è più sopportabile all'interno della maggioranza. Allo stesso modo non è sopportabile che parte della maggioranza venga in aula e, di fatto, tolga letteralmente la fiducia al nostro ministro. Dunque, facciamo un chiarimento su questo punto, altrimenti le cose non vanno bene (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luigi Pepe, al quale ricordo che ha tre minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
LUIGI PEPE. Signor Presidente, signor ministro (Commenti) ...
PRESIDENTE. Se lei preferisce, onorevole Pepe, può anche consegnare il testo del suo intervento, però ...,
LUIGI PEPE. Presidente ...
PRESIDENTE. La prego mi aiuti, onorevole Pepe, vada avanti perché è già tardi.
LUIGI PEPE. Vorrei aiutarla, Presidente, ma ho subito già una volta lo scippo del collegio; adesso non vorrei subire anche quello della voce.
Signor Presidente, signor ministro, signori deputati, desidero prima di tutto esprimere solidarietà all'onorevole Biondi per l'aggressione testé subìta (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani) e spero che vi sia effettivamente certezza della pena per tutti. I deputati dell'UDEUR-Popolari per l'Europa appoggiano la mozione dell'onorevole Finocchiaro per le considerazioni egregiamente svolte dalla stessa collega e da tutti i colleghi che sono intervenuti per sostenere e illustrare tale mozione.
Intervengo brevemente, con assoluta pacatezza - pur essendo rimasto sconcertato dalle affermazioni del ministro -, per sostenere una mozione che impegna il Governo ad intervenire con efficacia per avviare a soluzione i gravi problemi riguardanti, in primo luogo, il sovraffollamento non più sostenibile nelle carceri; in secondo luogo, la preoccupante carenza di assistenza sanitaria, le cui funzioni vanno trasferite al servizio sanitario nazionale; in terzo luogo, la grave carenza di organico del personale addetto in ogni settore e della polizia penitenziaria; poi, le scarse opportunità di lavoro sia domestico, sia esterno; ed infine, la costruzione di nuovi istituti penitenziari, in sostituzione di quelli ritenuti non idonei.
Signor ministro, non comprendo davvero il suo parere contrario e preannuncio il voto favorevole dei deputati dell'UDEUR su questa mozione, non entrando certamente pesantemente in polemica con quanto sta accadendo in questo momento in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
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