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PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo ad intervenire, esprimendo altresì il parere sulle mozioni presentate.
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Signor Presidente, onorevoli deputati, io sono già intervenuto in data 3 ottobre 2002 - quindi poco tempo fa - sulla stessa questione, per cui chiedo scusa ai pochissimi deputati che erano presenti in quell'occasione se ripeterò alcuni dati
ma credo ciò sia assolutamente necessario per fare un minimo di chiarezza, poiché si tratta dei dati ufficiali che il Governo presenta.
Partiamo dalla questione fondamentale, senza la quale forse non riusciremmo a capire appieno la situazione, che è la questione del sovraffollamento. I dati che abbiamo rilevato sono i seguenti: nel 1996 la popolazione carceraria era di 48.528 unità; nel giugno 2001 era passata a 55.261 unità, con un aumento, quindi, di 6.733 unità. In questi anni, quali risposte hanno dato i governi precedenti? Hanno dato esito ad un piano di rinnovamento di edilizia carceraria che, nei numeri, ha portato all'apertura di sei nuovi istituti, ma alla contemporanea dismissione di dodici. E mentre alcuni di essi erano effettivamente obsoleti, altri erano invece perfettamente funzionanti. Tra questi, ricordo quelli di Pianosa e dell'Asinara. Quindi, sempre nel giugno 2001, noi ci siamo trovati con 55.261 detenuti, a fronte di una disponibilità di posti regolamentare di 40.829 unità, con un saldo negativo di 14.432 detenuti.
È del tutto evidente, pertanto, che il sovraffollamento dei nostri penitenziari è un dato che non si può assolutamente imputare a questo Governo, ma che nasce sostanzialmente dal fatto che, a fronte del grande aumento della popolazione penitenziaria dal 1996 al 2001, non vi è stato un aumento equivalente dei posti disponibili.
Questo è il dato di partenza al quale il Governo ha subito cercato di porre mano. Infatti, uno dei primissimi impegni del Governo sul fronte della giustizia fu quello di affrontare questa situazione, soprattutto in considerazione del fatto che uno degli obiettivi fondamentali del suo programma - il punto n. 3 delle grandi strategie per migliorare la vita degli italiani - prevede che occorre rendere la pena effettiva, riorganizzare e costruire nuove carceri, in modo che ci siano distinzioni a seconda dei reati commessi, dell'età di chi sta in carcere e della durata della pena da scontare. In quest'anno di governo sono stati approntati sia singoli interventi sia un piano generale di edilizia penitenziaria, che prevede un investimento di 51 milioni e 646 mila euro per il 2003 e di 327 milioni e 950 mila euro per il 2004.
In quest'aula qualcuno ci ha sollevato il problema che noi abbiamo fatto slittare di un anno l'impiego dei fondi previsti; vorrei, però, ricordare ai colleghi della sinistra che, prima di costruire i penitenziari e quindi impegnare le risorse, essi vanno progettati e, siccome non erano stati progettati, noi abbiamo impegnato il 2002 e il 2003 per progettarli ed esperire le necessarie gare d'appalto, con la previsione che le risorse potranno essere utilmente impegnate, in termini di cassa, a partire dal 2004. Questa è la motivazione in base alla quale abbiamo fatto slittare gli stanziamenti.
Tra i singoli interventi già compiuti, ricordo l'avvio operativo del carcere di Bollate che era rimasto vuoto da oltre un anno dalla sua inaugurazione e la cui apertura ha permesso di risolvere la grave situazione di San Vittore. Nel carcere milanese, infatti, al 30 giugno 2001, si trovavano circa 2.200 detenuti. Oggi, sono presenti meno di 1.300 detenuti e prevediamo che, entro il mese di febbraio del 2003, il totale sarà intorno alle mille unità. Ricordo anche la recente apertura di un intero braccio completamente ristrutturato.
La situazione complessiva al momento è la seguente: a fronte di una capienza regolamentare di 41.798 posti, sono presenti poco più di 55 mila detenuti. Occorre, tuttavia, precisare che esiste una indisponibilità di circa 4 mila posti a causa di lavori di adeguamento e di manutenzione.
Tutti questi elementi, insieme all'incremento delle attività trattamentali, hanno determinato, ad avviso del Governo, un sostanziale miglioramento della vita detentiva. A riscontro di ciò, va rilevato che il dato relativo ai suicidi ha subito un significativo e consistente calo: nei primi nove mesi di quest'anno si sono registrati 39 suicidi, a fronte dei 49 registratisi nello stesso periodo del 2001, con una diminuzione di oltre il 20 per cento.
L'impegno del Governo è anche quello di favorire l'attività lavorativa all'interno delle carceri, anche in vista del reinserimento dei detenuti nella società. Nell'ambito del settore del trattamento del lavoro, rispetto al dicembre 2001, data in cui il numero complessivo dei detenuti impegnati in attività lavorative era pari a 12.085 unità, l'impegno profuso ha consentito di ottenere un consistente incremento di occupati che, al giugno del 2002, sono cresciuti sino a 14.348 lavoratori, con un incremento del 15 per cento.
In quest'ambito, va precisato che negli istituti molti detenuti sono impiegati in attività domestiche, ma all'interno del dato complessivo appena citato l'aspetto più rilevante riguarda i detenuti non dipendenti dell'amministrazione penitenziaria, ossia coloro che svolgono - consentitemi di affermarlo tra virgolette - un vero lavoro, parificato a quello che si svolge all'esterno e che maggiormente contribuisce al reinserimento del detenuto nella società dopo l'espiazione della pena.
Ebbene, il numero di detenuti che svolgono un lavoro subordinato è passato, nello stesso periodo, da 1.684 a 2.211 unità, con un incremento del 30 per cento. Contemporaneamente, è stata predisposta ed inviata a tutti gli istituti e provveditorati una bozza quadro di accordo utilizzabile dalle direzioni degli istituti penitenziari per l'affidamento a soggetti esterni della gestione delle lavorazioni penitenziarie, ai fini di una migliore resa in termini di occupazione e produttività.
Entro il 31 dicembre 2002 saranno, inoltre, avviati dieci interventi edilizi in altrettanti istituti che mirano all'adeguamento ed al potenziamento delle strutture destinate al lavoro dei detenuti.
Infine, per quanto attiene alle attività istruttive e formative, in considerazione dell'elevata valenza trattamentale che riveste l'istruzione ai fini della rieducazione e della risocializzazione dei detenuti, il ministero ha avviato un'opera di organizzazione dei corsi scolastici di formazione professionale in istituti penitenziari.
Il nostro impegno è rivolto alla razionalizzazione dei corsi scolastici per tutto il territorio nazionale, da un lato, per assicurare la scuola dell'obbligo in tutti gli istituti e, dall'altro, per ampliare la gamma di possibilità di istruzione universitaria attraverso la realizzazione di nuovi poli universitari, oltre a quelli esistenti a Torino e a Bologna.
In definitiva, se, da un lato, abbiamo scelto una linea gestionale basata sull'efficienza di strumenti, dall'altro, non v'è dubbio che l'operazione di razionalizzazione degli spazi detentivi va affiancata alla costruzione di nuovi penitenziari nelle aree più sovraffollate.
Come accennavo in precedenza, il Governo ha già avviato, nello scorso anno, un vasto piano di edilizia penitenziaria, che continuerà quest'anno e nei prossimi. Nella seconda metà del 2001, è stato dato un notevole impulso anche all'attività volta al risanamento del patrimonio edilizio esistente attraverso interventi di ristrutturazione dei manufatti destinati ai detenuti e di potenziamento della sicurezza interna degli istituti. A ciò si aggiunga la recente approvazione della legge n. 259 del 14 novembre 2002, recante misure urgenti per razionalizzare l'amministrazione della giustizia. Prevedendo uno stanziamento di oltre 93 milioni di euro, essa consentirà di ampliare il penitenziario di Milano Bollate di ulteriori 400 posti e di costruire due nuovi istituti penitenziari, con tempi di realizzazione che, grazie allo strumento della locazione finanziaria, passeranno da 10 a 4 anni. Infine, è stato emanato il decreto interministeriale per l'impiego dei finanziamenti già previsti dalla finanziaria del 2002, con il quale si prevede di avviare la razionalizzazione di nove nuovi penitenziari, di cui due, a Marsala ed a Rieti, già nel 2002, e gli altri sette a partire dal 2004. A tale proposito, onorevole Duca, prendo ufficialmente l'impegno di aprire, nel 2003, anche il nuovo penitenziario di Ancona, in località Barcaglione, che abbiamo visitato, insieme, poco tempo fa.
Il Governo ha avviato, altresì, un'efficace politica di cooperazione penitenziaria internazionale. Ne è un esempio l'accordo bilaterale firmato con l'Albania nello scorso aprile (il relativo disegno di legge di
ratifica è stato deliberato dal Consiglio dei ministri tenutosi lo scorso 14 novembre), che prevede il trasferimento dei detenuti albanesi nel paese d'origine per scontare in esso la pena.
Colleghi, dai dati che ho appena illustrato possiamo ricavare due conclusioni. La prima è che la situazione attuale è sicuramente difficile, ma, per quanto riguarda il sovraffollamento, è sostanzialmente identica a quella che si è costituita a partire dall'anno 2000. Non si capisce, pertanto, la ragione per la quale soltanto ora l'opposizione denuncia, talvolta con toni apocalittici, una situazione già ben nota, precostituitasi nella precedente legislatura. La domanda che si pone è perché sia stata fatta aggravare la situazione a questo punto e non si sia intervenuti prima! La seconda è che la situazione è difficile, ma, posso assicurarlo, sostenibile. Il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia - colgo l'occasione per ringraziare tutto il personale che sta svolgendo il proprio lavoro con abnegazione e professionalità - è in grado di controllare la situazione e di mantenerla quanto meno stazionaria, malgrado sia da prevedersi un ulteriore incremento della popolazione penitenziaria dovuto all'entrata in vigore della legge Bossi-Fini.
Com'è ovvio e doveroso, in materia di indulto e di amnistia - intervengo brevemente anche su questo tema, sollevato da numerosi colleghi - il Governo non può che prendere atto delle determinazioni del Parlamento. Tuttavia, mi corre l'obbligo di ribadire con chiarezza che approvare un provvedimento di amnistia o di indulto sulla base del fatto che lo Stato non è in grado di custodire i detenuti costituirebbe, a mio parere, una resa non giustificata dai fatti. Ribadisco che la situazione è difficile, ma sotto controllo.
Mi corre l'obbligo, altresì, di segnalare che già oggi la popolazione carceraria è molto ridotta rispetto ai condannati a pene detentive. Questi, infatti, ammontano a circa 146 mila unità, di cui circa 56 mila detenuti, 30 mila che hanno ottenuto misure alternative ed oltre 70 mila a piede libero, in quanto in attesa di determinazioni da parte della magistratura di sorveglianza.
Inoltre, la storia dell'amnistia e dell'indulto dimostra che tali istituti non risolvono il problema del sovraffollamento nelle carceri. Al riguardo, vorrei citare qualche dato.
In occasione dell'indulto e dell'amnistia concessi con il decreto del Presidente della Repubblica n. 413 del 4 agosto 1978, il numero dei detenuti è passato da 32.337 unità del 31 dicembre 1978 alle 26.424 unità di qualche mese dopo. Ma è bastato attendere la fine del 1980 per vedere il numero dei carcerati tornare nuovamente a quota 31.765. L'anno successivo, con il decreto del Presidente della Repubblica n. 744 del 18 dicembre 1981, sono stati nuovamente concessi amnistia e indulto; il numero dei detenuti è passato a 29.506 ma l'anno successivo era a quota 35.043. A fine dicembre 1985 i carcerati erano saliti a 41.158 unità; due successivi provvedimenti di clemenza hanno abbassato il numero dei detenuti fino a quota 25.804, dato rilevato alla fine del 1990. Il 31 dicembre 1991 i detenuti erano 35.369 e l'anno dopo 47.316.
Queste cifre danno un quadro inequivocabile dell'efficacia di questi provvedimenti in termini di riduzione del sovraffollamento dei penitenziari. D'altro canto devo segnalare - mi corre l'obbligo di farlo - che già oggi esiste una norma che abbrevia i termini della pena, che è la legge Gozzini.
Per quanto mi riguarda, ritengo di dover far fede al programma di governo che garantisce la certezza della pena. Non è svuotando le carceri che si risolvono i problemi della giustizia. Il Governo - qui lo voglio ricordare - ha già varato numerosi provvedimenti volti a razionalizzare e a rendere efficiente il sistema giustizia. Ricordo le riforme in materia di minori, atti Camera n. 2501 e n. 2517, le modifiche urgenti in materia di codice di procedura civile, atto Camera n. 2229, che sono all'esame della Camera, ricordo la riforma dell'ordinamento giudiziario, atto Senato n. 1296, la legge sul diritto fallimentare,
atto Senato n. 1243, infine, la disciplina sul patteggiamento, atto Senato n. 1577, già approvata da questo ramo del Parlamento e dal quale auspico una rapida approvazione anche del Senato con eventuali modifiche.
Onorevole colleghi, io personalmente percepisco levarsi dal paese una grande richiesta di giustizia; credo sia nostro dovere domandarci quale sia la risposta che doverosamente dobbiamo dare, anche in considerazione dei recenti avvenimenti che si sono verificati in sede giudiziaria. Sicuramente uno dei pilastri della giustizia percepita come giusta è la certezza della pena.
Colleghi, ieri in tutti i telegiornali hanno trasmesso le immagini di una signora a cui è stato ucciso il marito barbaramente ed ingiustificatamente; la signora ha riferito di aver udito queste parole dagli assassini: tanto se ci prendono, tra sei mesi usciamo. Questo ministro lavora perché ciò non accada nel nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Venendo ai pareri, sulla mozione Finocchiaro ed altri n. 1-00118 il parere del Governo è assolutamente contrario. Tra l'altro, per favore, leggetevi almeno la Gazzetta Ufficiale, perché i decreti attuativi della legge n. 193 (detta «legge Smuraglia») sono stati fatti già da tempo (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
ROSY BINDI. Presidente, non può dire «leggetevi almeno la Gazzetta Ufficiale»!
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Potrei accogliere i punti del dispositivo...
ENZO BIANCO. O li accoglie o non li accoglie, cosa vuol dire «potrei accoglierli»?
ALESSANDRO CÈ. Sta parlando il ministro...
PRESIDENTE. Che cosa c'è, che bisogno c'è di interrompere il ministro? Sta esprimendo il parere. Qual è il problema, onorevole Enzo Bianco?
ENZO BIANCO. Signor Presidente, o li accoglie o non li accoglie, perché dice «potrei accoglierli»?
PRESIDENTE. Ve bene, onorevole Enzo Bianco, ma ora lasciamo proseguire il ministro.
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Presidente, cercavo di fare un'opera di mediazione, anche sulla strada che auspicava l'onorevole Guido Giuseppe Rossi (Commenti del deputato Cento).
PRESIDENTE. Onorevole Cento, la richiamo all'ordine, per cortesia!
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Mi sembra di capire (Commenti del deputato Cento)....
PRESIDENTE. Onorevole Cento, l'ho già richiamata all'ordine!
RENZO INNOCENTI. Si può sapere quali accoglie e quali no?
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Dicevo, se questa mia ipotesi viene respinta, il parere è contrario (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Se i colleghi magari mi lasciano parlare (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)....
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate, non è provocatorio. Il ministro ha fatto alcune considerazioni, se le considerazioni interessano evidentemente ci sarà uno sviluppo, se non interessano si limiterà ad una burocratica espressione di parere.
Dunque, ricapitoliamo la questione.
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. In vista, mi sembrava, di un
tentativo di arrivare ad una situazione bipartisan, posso accettare, eventualmente (perché è nella facoltà dei proponenti), le lettere a), b) e d) del dispositivo della mozione Finocchiaro ed altri n. 1-00118.
PRESIDENTE. Benissimo, se si vota per parti separate, il parere del Governo è favorevole su quelle parti.
Andiamo avanti.
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Il Governo accetta la mozione Bondi ed altri n. 1-00123 (Nuova formulazione); accetta la mozione Cè ed altri n. 1-00125 e la mozione Ascierto ed altri n. 1-00126 (Nuova formulazione).
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