La Camera,
premesso che:
dal 9 settembre 2002 in oltre 100 istituti penitenziari su 205 operanti nel sistema penitenziario italiano si sono svolte - ed altre sono state annunciate - manifestazioni di protesta da parte dei detenuti, alcuni definitivamente condannati ed altri in attesa di giudizio;
le manifestazioni di protesta si sono svolte e continueranno in varie forme:
a) con il rifiuto del vitto fornito dall'amministrazione (il cosiddetto sciopero del carrello);
b) con l'interruzione delle attività scolastiche, didattiche e di formazione professionale;
c) con l'astensione dalle attività lavorative domestiche ed esterne;
d) con lo sciopero della fame e della sete;
la protesta dei detenuti, che si è svolta dovunque in forme corrette e civili, come hanno dichiarato - contrariamente alle affermazioni del Ministro della giustizia - il direttore del dipartimento di amministrazione penitenziaria e numerosi direttori di istituti penitenziari (tra gli altri, il direttore dell'istituto Pagliarelli di Palermo, il direttore di San Vittore ed il direttore di Rebibbia nuovo complesso), è stata ed è motivata dalle inumane condizioni esistenti negli istituti penitenziari a causa:
a) del sovraffollamento: sono presenti circa 56.000 detenuti a fronte di una capienza tollerabile di 43.000 persone (con un incremento di circa 2.000 persone nel periodo settembre 2001-settembre 2002);
b) dell'assistenza sanitaria pressoché inesistente, poiché il sistema non è stato ancora trasferito al servizio sanitario nazionale;
c) della difficoltà e spesso dell'impossibilità di avere contatti con i familiari;
d) delle scarse e spesso non idonee opportunità di studio e di formazione professionale;
e) della carenza del personale addetto al trattamento (meno di 600 unità su 56.000 detenuti);
f) delle opportunità di lavoro esterno pressoché inesistenti e delle scarse opportunità di lavoro domestico;
g) della difficoltà di accesso alle misure alternative;
questo stato di cose ha provocato e tuttora provoca episodi di suicidio (70 nel 2001 ed oltre 50 nei primi mesi del 2002) e centinaia di casi di autolesionismo; si registra, inoltre, un'altissima richiesta di psicofarmaci da parte di moltissimi detenuti anche non tossicodipendenti;
il Governo ed il Ministro della giustizia hanno sinora dimostrato attenzione scarsa ed inadeguata verso questa situazione ormai gravissima ed insostenibile;
infatti, le risorse contenute nella legge 23 dicembre 2000, n. 388 (finanziaria per l'anno 2001), destinate nel triennio 2002-2004 alla costruzione di nuovi istituti penitenziari, anche con la collaborazione degli enti locali ed in forma di locazione finanziaria, sono state trasferite con la legge 28 dicembre 2001, n. 488 (finanziaria per l'anno 2002 - prima del Governo Berlusconi), nel triennio 2004-2006;
non risulta esservi alcun programma di intervento finalizzato alla ristrutturazione degli istituti ancora ritenuti utilizzabili per adeguarli alle nuove disposizioni regolamentari, volte a garantire normali condizioni di vita ai detenuti e di lavoro al personale operante: polizia penitenziaria, dipendenti civili ed operatori del trattamento;
il trasferimento al servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie svolte dall'amministrazione penitenziaria, previsto a partire dal 1o gennaio 2000 dal decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230, e prorogato al 30 giugno 2002, non è stato ancora attuato, provocando la caduta del livello di qualità dei servizi resi dal sistema sanitario interno e, in particolare, dei servizi di medicina specialistica;
la drastica riduzione delle spese sanitarie, causata dalla contrazione delle dotazioni finanziarie per l'anno 2002 prevista dalla legge 28 dicembre 2001, n. 488, ha provocato, inoltre, una riduzione dell'offerta complessiva degli standard sanitari per il servizio di guardia medica ed infermieristica, per i servizi specialistici, per i prodotti farmaceutici e per la dotazione di apparecchiature e strumenti sanitari;
la situazione del lavoro penitenziario, che occupa solo il 23 per cento della popolazione detenuta, con prevalente impiego nel cosiddetto lavoro domestico (circa 11.000 addetti su 12.500), non ha registrato variazioni di rilievo in riferimento alle risorse stanziate con la legge finanziaria per il 2002 e con il disegno di legge finanziaria e di bilancio per il 2003;
in particolare:
a) non vi è alcun programma di iniziative idonee a stimolare la presenza del mondo imprenditoriale all'interno del sistema del lavoro penitenziario e ad incrementare il numero dei detenuti lavoranti non alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, in particolare dei semiliberi e dei detenuti ammessi al lavoro esterno;
b) non risultano ancora emanati i decreti ministeriali per l'attuazione della legge 22 giugno 2000, n. 193 (cosiddetta legge Smuraglia), necessari per definire le agevolazioni contributive e gli sgravi fiscali in favore di cooperative sociali e di imprese pubbliche e private che intendano assumere lavoratori detenuti o svolgere attività formative all'interno degli istituti;
c) non vi sono interventi mirati ad organizzare tramite le regioni, in ottemperanza ai compiti loro assegnati per l'assistenza post carceraria ex articolo 46 dell'ordinamento penitenziario, la costituzione di cooperative a carattere misto finalizzate ad attività di pubblica utilità;
d) non vi è un programma complessivo o di indirizzo della formazione professionale, talché vi sono condizioni di forte squilibrio tra gli istituti, con situazioni di assoluta carenza formativa in alcuni casi;
il Ministro della giustizia rifiuta di considerare la gravità di questa situazione: infatti, ha affermato, durante le sue consuete vacanze estive nella colonia penale «Is Arenas» in Sardegna, che, con l'applicazione del nuovo regolamento, gli istituti penitenziari sarebbero paragonabili ad hotel a cinque stelle, posto che i detenuti dispongono già di televisori a colori;
il Ministro della giustizia, inoltre, ritiene utopistica l'applicazione del vigente regolamento penitenziario, che, invece, è suo dovere applicare, soprattutto in riferimento alla carenza di organico del personale addetto al trattamento, e ha attribuito ai parlamentari dell'opposizione, che hanno esercitato ed esercitano il diritto-
dovere di conoscenza e di controllo con le visite negli istituti, la responsabilità di avere attivato le manifestazioni iniziate nel mese di settembre 2002 e tuttora in corso in diversi istituti;
a predisporre un programma di interventi nel sistema penitenziario coerente con le disposizioni dell'ordinamento penitenziario vigente, approntando le risorse occorrenti. Il programma dovrà necessariamente contenere:
a) l'adeguamento delle strutture esistenti alle disposizioni dell'ordinamento penitenziario, sia per gli spazi individuali che per quelli collettivi di svago, di affettività, di studio e di lavoro e per quelli riservati ai servizi sanitari ed alle attività trattamentali;
b) la predisposizione, di concerto con regioni ed enti locali, degli strumenti idonei a garantire l'assistenza post carceraria, con particolare riferimento alle opportunità di lavoro;
c) l'emanazione dei decreti attuativi della legge n. 193 del 2000 per agevolare le attività di lavoro esterno e le attività formative all'interno degli istituti;
d) la costruzione, in collaborazione con regioni ed enti locali ed utilizzando il sistema della locazione finanziaria, di nuovi istituti penitenziari in sostituzione di quelli ritenuti non più idonei;
e) il trasferimento delle funzioni sanitarie al servizio sanitario nazionale;
f) l'eliminazione delle attuali carenze di organico del corpo della polizia penitenziaria, del personale amministrativo e di quello addetto al trattamento.
(1-00118)
«Finocchiaro, Fanfani, Boato, Maura Cossutta, Buemi, Cento, Pisicchio, Bonito, Carboni, Lucidi, Montecchi, Detomas».
(9 novembre 2002)
La Camera,
premesso che:
lo stato di grave sovraffollamento di gran parte delle carceri italiane, determinato anche dalla lentezza eccessiva con cui sia svolgono i processi, rende particolarmente penosa la condizione dei reclusi;
la congestione degli istituti di pena, oltre a rendere difficili le condizioni di vita dei detenuti, ostacola le attività di recupero e reinserimento sociale che, secondo la nostra Costituzione, devono essere i fini preminenti delle detenzione;
la dignità dei detenuti deve essere rispettata e il grado di civiltà di un Paese si misura dalla condizione del proprio sistema carcerario e dal rispetto dei diritti di coloro che scontano una giusta pena;
gli agenti di polizia penitenziaria sono costretti a svolgere il loro lavoro in condizioni estremamente difficili anche per l'insufficienza del loro numero;
è in corso nel Paese ed in Parlamento un dibattito tra le forze politiche sulla possibilità di adottare una misura di clemenza per i reati di minore allarme sociale;
a svolgere tutte le azioni necessarie affinché le carceri siano luoghi in cui si rispetti la dignità umana e affinché si operi per il pieno reinserimento dei detenuti nella società;
ad ampliare la capienza complessiva del sistema carcerario, anche con misure di carattere straordinario, al fine di ridurre i casi di più pesante sovraffollamento;
a rendere più netta la separazione dei detenuti in base al tipo di reato, alla condizione di attesa di giudizio, all'età, alle condizioni sanitarie ed allo stato eventuale di tossicodipendenza, al fine di poter meglio operare per il reinserimento sociale dei detenuti e per evitare che il carcere diventi una scuola del crimine;
a riordinare l'organico del personale educativo addetto alle carceri;
ad adottare iniziative normative volte ad ampliare, limitatamente ai reati di minore gravità e di minore allarme sociale, la possibilità di applicazione di misure alternative alla detenzione nel rispetto delle garanzie di sicurezza dei cittadini;
ad adottare iniziative normative per accelerare i tempi dei processi al fine di ridurre il numero dei detenuti sottoposti a carcerazione preventiva e per migliorare l'efficienza complessiva della giustizia.
(1-00123)
(Nuova formulazione) «Bondi, Antonio Leone, Oricchio, Zanettin, Mormino, Russo, Tarditi, Paniz, Perlini, Palma, Saponara, Lavagnini, Pittelli, Zorzato, Crosetto, Sterpa».
(19 novembre 2002)
La Camera,
premesso che:
è lecito per lo Stato togliere a chi delinque la libertà ma non la dignità;
è necessario attualizzare il dettato costituzionale attraverso la pena detentiva in strutture, condizioni e forme che rispondano al principio della rieducazione;
occorre accrescere la vivibilità degli ambienti carcerari e garantire la tutela della salute del cittadino recluso;
il miglioramento delle condizioni della vita detentiva passa anche attraverso l'incremento delle attività trattamentali, con particolare riferimento allo sviluppo di attività lavorative all'interno delle carceri, anche in vista del reinserimento dei detenuti nella società;
il Governo, all'atto del suo insediamento, si è trovato a fronteggiare il gravissimo problema del sovraffollamento: dal 1996 al 30 giugno 2001, la popolazione carceraria è infatti passata da 48.528 a 55.261 unità. A fronte dell'aumento di 6.733 detenuti e malgrado il divario tra la capienza regolamentare e le effettive presenze, nei cinque anni di Governo dell'Ulivo sono stati realizzati sei nuovi istituti penitenziari e ne sono stati dismessi dodici;
il Governo ha introdotto un sistema di informatizzazione delle presenze in carcere che consente, oggi, attraverso la rilevazione quotidiana del numero dei presenti in istituto, una più efficace razionalizzazione degli spazi detentivi;
per il citato fine e per quello di addivenire ad un sensibile incremento della capienza regolamentare del sistema penitenziario, il Governo nel 2002 ha approntato sia singoli interventi che un piano generale di edilizia penitenziaria;
ha approvato il decreto-legge n. 201 del 2002, convertito nella legge 14 novembre 2002, n. 259, che prevede uno stanziamento di oltre 93 milioni di euro, che consentirà di ampliare il penitenziario di Milano Bollate per ulteriori 400 posti e di costruire due nuovi istituti penitenziari, con tempi di realizzazione che, grazie allo strumento della locazione finanziaria, passeranno da 10 a 4 anni;
ha emanato il decreto interministeriale per l'impiego di finanziamenti già previsti dalla legge finanziaria per il 2002, con i quali si prevede di avviare la realizzazione di nove nuovi penitenziari, di cui due - Marsala e Rieti - già nel 2002 e gli altri 7 a partire dal 2004;
ha dato inoltre impulso all'attività di risanamento del patrimonio edilizia esistente, attraverso interventi di ristrutturazione e potenziamento dei manufatti destinati ai detenuti, volti tanto al miglioramento delle condizioni di vita dei ristretti, quanto all'aumento della sicurezza interna degli istituti;
in particolare, ha avviato nel 2002 le procedure per gli interventi di miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza di istituti e servizi, nonché
quelle per interventi di adeguamento di alcuni istituti al nuovo regolamento e di ampliamento delle sezioni detentive;
ha già appaltato sulla base del programma edilizio del 2001 numerosi interventi rivolti al miglioramento delle strutture di formazione e di quelle di residenza;
ha emanato i decreti di attuazione della legge 22 giugno 2000, n. 193, così detta «legge Smuraglia», e precisamente il decreto 9 novembre 2001 ed il decreto 25 febbraio 2002, rispettivamente pubblicati sulle Gazzette Ufficiali n. 119 del 23 maggio 2002 e n. 107 del 89 maggio 2002;
ha implementato il lavoro all'interno degli istituti, sollecitando il coinvolgimento di ditte esterne, tanto che al 30 giugno 2002 risultavano occupati 14.355 detenuti (contro i 12.805 rilevati alla data del 31 dicembre 2000), con un incremento percentuale di oltre il 30 per cento riguardo i detenuti che svolgono lavoro subordinato per conto di ditte esterne all'amministrazione penitenziaria, passati nell'ultimo semestre da 1.684 a 2.245 unità;
ha dato impulso alla formazione professionale, con un incremento di circa il 40 per cento dei relativi corsi, poiché nel primo semestre 2002 risultavano attivati 364 corsi rispetto ai 246 corsi del secondo semestre 2001;
è intervenuto in favore della formazione culturale negli istituti di pena con un'attività finalizzata a razionalizzare la distribuzione territoriale dei corsi di istruzione superiore e a garantire lo svolgimento di corsi di scuola dell'obbligo in tutti gli istituti penitenziari, favorendo, altresì, l'effettiva istituzione dei corsi Eda (educazione degli adulti);
ha ampliato la possibilità di istruzione universitaria, avviando le procedure per la definizione di protocolli di intesa nelle varie regioni per la realizzazione di ulteriori poli universitari;
ha istituito, con decreto ministeriale del 16 maggio 2002, una commissione mista di studio per il rinnovamento del servizio sanitario penitenziario con la finalità di rinnovare i metodi organizzativi e la qualità del servizio sanitario medesimo, tenendo conto dell'esito delle sperimentazioni, effettuate ai sensi della legge 30 novembre 1998, n. 419, e del decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230;
ha raggiunto risultati di tutto riguardo nel settore sanità, specie se commisurati alla situazione critica derivante dall'elevato numero di soggetti tossicodipendenti o con altre patologie. Al giugno 2002, infatti, un terzo della popolazione carceraria si dichiarava tossicodipendente o ex tossicodipendente; i pazienti affetti da Hiv sono 1.401, di cui 192 con Aids conclamato; si stimano circa 15.000 detenuti portatori di virus epatici; sempre più numerosi sono i soggetti che manifestano disagio psichico. A fronte di questo scenario, l'amministrazione penitenziaria dispone di strutture penitenziarie tutte dotate di infermeria e di 15 centri clinici;
ha dato nuovo impulso al monitoraggio degli eventi autolesionistici, che, con riguardo al numero dei suicidi, ha subito alla data del 14 novembre 2002 un significativo calo, poiché si sono registrati 49 suicidi, a fronte di 62 registratisi nel medesimo periodo dell'anno 2002, con un decremento pertanto di oltre il 20 per cento;
ha avviato un'efficace politica di cooperazione penitenziaria internazionale, considerato che il sovraffollamento degli istituti di pena deriva soprattutto dal numero di detenuti extracomunitari, che, alla data del 31 ottobre 2002, era di 17.180 unità, pari al 30,28 per cento dell'intera popolazione detenuta;
ha definito, nell'aprile 2002, con l'Albania, l'accordo aggiuntivo alla Convenzione del 10 marzo 1983 sul trasferimento delle persone condannate, prevedendo il trasferimento degli stranieri condannati con sentenza definitiva (indipendentemente dalla loro volontà) nel Paese di origine per scontarvi la pena;
a dare attuazione agli interventi di ristrutturazione, adeguamento ed implementazione dell'edilizia penitenziaria, secondo le previsioni già contenute nel programma triennale 2003-2005 presentato dal ministero della giustizia: interventi capaci di rendere più netta la separazione dei detenuti in base al tipo di reato, alla condizione di attesa di giudizio, all'età e alle condizioni sanitarie, al fine di evitare che il carcere diventi una scuola del crimine;
a procedere alla stipula di ulteriori accordi bilaterali con Paesi extracomunitari, tesi al trasferimento degli stranieri condannati con sentenza definitiva (indipendentemente dalla loro volontà) nei Paesi di origine per scontarvi la pena;
a procedere alla definizione di ulteriori protocolli di intesa con le regioni e gli enti locali, quali strumenti di integrazione interistituzionale per il miglioramento dell'assistenza post penitenziaria e per l'implementazione di interventi di politica sociale volta alla migliore reintegrazione dei condannati nel tessuto sociale e alla riduzione del fenomeno della reiterazione dei reati;
a portare sollecitamente a conoscenza del Parlamento la proposta elaborata dall'apposita commissione per la riforma della sanità penitenziaria;
a dare prosecuzione, nelle more, agli obiettivi già definiti in ordine al mantenimento di uno standard adeguato di assistenza sanitaria presso gli istituti di pena, alla realizzazione di reparti di livello intermedio per detenuti affetti da infezioni Hiv e/o sindromi correlate, all'istituzione di strutture sanitarie di primo livello e di livello intermedio per l'assistenza sanitaria di detenuti disabili non autosufficienti e l'ampliamento di quelle esistenti, al rafforzamento dell'assistenza psichiatrica in tutti gli istituti di pena, all'apertura di nuovi reparti detentivi ospedalieri;
a dare ulteriore impulso all'offerta formativa e lavorativa in favore dei detenuti, garantendo l'ampliamento dei fondi destinati agli obiettivi della «legge Smuraglia» e favorendo la definizione di protocolli di intesa con il mondo dell'imprenditoria e della cooperazione volti alla creazione di ulteriori spazi occupazionali per i soggetti in esecuzione di pena;
a stipulare ulteriori protocolli di intesa con le regioni e le università per l'istituzione di nuovi poli universitari all'interno degli istituti di pena;
a realizzare interventi concreti per garantire il rispetto della dignità del personale dell'amministrazione penitenziaria, procedendo anche alla tempestiva copertura degli organici delle varie qualifiche professionali;
a presentare in Parlamento strumenti normativi volti all'immissione degli ausiliari di leva nell'organico del corpo della polizia penitenziaria, così da addivenire, attraverso la valorizzazione dell'esperienza già acquisita dagli ausiliari stessi durante la ferma, all'integrazione dell'organico della polizia penitenziaria con meccanismi meno onerosi e più rapidi rispetto alle assunzioni in via ordinaria;
a predisporre interventi normativi volti a restituire dignità alla professionalità ed al ruolo svolto dai direttori degli istituti penitenziari, degli ospedali psichiatrici giudiziari e dei centri di servizio sociale per adulti, nonché a dare sollecita attuazione alle norme concernenti il riordino del relativo settore professionale.
(1-00125)
«Cè, Lussana, Guido Giuseppe Rossi, Luciano Dussin, Ercole, Dario Galli, Fontanini, Stucchi, Polledri, Vascon, Bricolo, Bianchi Clerici, Guido Dussin, Didonè, Sergio Rossi, Pagliarini, Gibelli».
(20 novembre 2002)
La Camera,
premesso che:
la popolazione carceraria consta di circa 56 mila detenuti, su una tollerabilità regolamentare di 43 mila posti;
tali condizioni sono note e lamentate da più anni tanto da parte della popolazione carceraria che dagli addetti ai lavori, oltreché dai direttori delle carceri stesse;
il Governo ha ereditato tale situazione ormai sull'orlo del collasso, tanto da non risultare sufficienti le misure che sono state intanto adottate, come:
a) l'introduzione del sistema di informatizzazione delle presenze in carcere, che consente la razionalizzazione degli spazi grazie alla rilevazione quotidiana del numero dei detenuti presenti in un istituto;
b) gli stanziamenti già destinati alla ristrutturazione e alla costruzione di vecchi e nuovi edifici;
c) l'attivazione delle procedure volte al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza;
d) l'impulso dato alla formazione professionale e culturale;
a continuare nell'opera già intrapresa di svecchiamento degli edifici degradati e di costruzione di nuovi nei tempi più brevi possibili, magari varando un piano straordinario per gli istituti di pena;
a procedere alla definizione di accordi bilaterali con i Paesi extracomunitari, affinché i detenuti possano scontare la pena nelle carceri dei loro Paesi di appartenenza;
a realizzare interventi volti a garantire il miglioramento delle condizioni di lavoro del personale dell'amministrazione penitenziaria, anche attraverso l'utilizzazione di strumenti audiovisivi ad alta tecnologia, atti a sgravare i compiti di sorveglianza degli addetti;
a proporre modifiche normative volte all'introduzione di nuove pene alternative sul modello anglosassone, tenendo in considerazione la formazione professionale dei detenuti, al fine del loro reinserimento nella società al termine dell'espiazione della pena.
(1-00126)
(Nuova formulazione) «Ascierto, Gamba, Cannella, Giorgio Conte, Airaghi, Alboni, Butti, Saglia, Lisi, Foti».
(20 novembre 2002)