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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209, recante disposizioni urgenti in materia di razionalizzazione della base imponibile, di contrasto all'elusione fiscale, di crediti di imposta per le assunzioni, di detassazione per l'autotrasporto, di adempimenti per i concessionari della riscossione e di imposta di bollo.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3185-B sezione 3), modificato dalla Camera (vedi l'allegato A - 3185-B sezione 4), nel testo della Commissione identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - 3185-B sezione 5).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione; identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - 3185-B sezione 6).
Avverto altresì che sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3185-B sezione 7).
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3185-B sezione 1).
Avverto altresì che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3185-B sezione 2).
Avverto che è stato ritirato l'emendamento Rava 3.2
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Galeazzi. Ne ha facoltà.
RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, onorevoli colleghi riprendiamo oggi la discussione su un tema che, in realtà, è già stato dibattuto. Siamo, infatti, già alla terza lettura di questo decreto-legge in materia fiscale e già questo fatto eccezionale è un segno della situazione difficile in cui ci troviamo. Non succede quasi mai e il fatto che un decreto-legge sia stato modificato dal Senato e torni alla Camera dimostra la difficoltà in cui versa la maggioranza ed anche l'incertezza sulle misure da adottare per far tornare dei conti che non tornano. Siamo, quindi, di fronte ad una situazione di continui cambiamenti; c'è una vera e propria rincorsa a modificare provvedimenti che, evidentemente, fanno acqua. Credo sia questa la situazione dei conti dello Stato: un colabrodo che il ministro Tremonti non riesce a sanare. Ciò crea una situazione di difficoltà ed incertezza per tutti: per i contribuenti ma, in primis, per le imprese perché questi cambiamenti continui generano uno stato di confusione e di difficoltà a districarsi in questa selva di norme che
cambiano continuamente, una vera giungla fiscale in barba alla così tanto decantata semplificazione e alla tanto decantata semplicità di un rapporto cordiale che dovrebbe instaurarsi tra fisco e cittadino. Siamo di fronte, quindi, veramente ad un tradimento di quello statuto del contribuente che tanto faticosamente era stato costruito ma che viene smentito continuamente da queste misure urgenti, sempre più urgenti, che affliggono i nostri conti.
In realtà, sappiamo che le cose vanno male, i titoli dei giornali sono pieni di queste notizie, anche stamattina. Si tratta di una finanziaria veramente povera e scialba, che qualcuno ha definito, addirittura, una truffa, con una crescita del paese che non va oltre lo 0,4 per cento, con un debito pubblico che salirà al 110 per cento ed oltre (il 110,3 per cento); dunque il paese veramente, si sta mangiando tutti i benefici derivanti dalla messa in sicurezza dei conti dello Stato e da quell'opera di bonifica svolta dal precedente Governo, che dava stabilità e certezza al paese, al cittadino e alle sue imprese.
Siamo cioè di fronte ad una situazione di rischio, tanto che anche il rapporto tra deficit e PIL sembra che supererà il limite del 2,1 per cento; speriamo di non arrivare al 3 per cento, perché ci troveremmo nella stessa situazione di Francia e Germania, già bacchettate dal commissario Solbes. La situazione è pertanto difficilissima, ed è stata determinata da una serie di provvedimenti. Non voglio citarli tutti, ma siamo al primo decreto taglia spese e, tra poco, esamineremo - è già pronto - il decreto-legge n. 253 del 12 novembre in materia di credito di imposta. Stiamo esaminando cioè questo decreto-legge recante misure urgenti in materia fiscale ed è già in preparazione un altro provvedimento - lo annuncia il ministro - per far fronte al problema dei conti dello Stato che non tornano. Si tratta perciò dell'ennesimo provvedimento inconcludente, non concludente perché il genio della finanza, così è stato definito il nostro ministro dell'economia, non riesce, in realtà, a definire misure adeguate. Non voglio trattare temi già discussi e dibattuti in Assemblea, ma voglio solamente ricordare il fallimento della Tremonti-bis, una legge che ha portato ad uno 0,1 per cento di PIL e a nessun altro risultato, una legge che fa pendant con quella sul sommerso, la quale non ha fatto emergere alcunché. Sappiamo, infatti, che la realtà mostra una situazione risibile nella quale, dei 90 mila lavoratori che sarebbero dovuti emergere, solo poche centinaia di unità sono effettivamente emerse.
Si è trattato cioè di una serie di misure che non hanno sicuramente aiutato il paese. Non parleremo oggi della legge finanziaria che è ora all'esame del Senato e che si appresta ad essere modificata in modo consistente. Anche in questo caso assisteremo ad una serie di cambiamenti, di ribaltoni su decisioni già prese in quest'aula e sulle quali, pertanto, sarà necessario tornare. Prima di Natale saremo quindi molto impegnati, in quanto si parla addirittura di un altro maxiemendamento. Questo sta diventando il Governo dei maxiemendamenti! Uno l'abbiamo già subito durante l'esame in prima lettura della legge finanziaria qui in aula, un altro sta per essere presentato al Senato. Tutto ciò è dovuto al fatto che questo è il Governo delle sovrastime. Non voglio ricordare all'Assemblea gli indici veramente esorbitanti e trionfalistici che ci sono stati prospettati, nonché quel ciclo virtuoso che ci descriveva un anno fa il ministro Tremonti quando parlava di un passaggio dal declino allo sviluppo. Ebbene, oggi siamo in una situazione decisamente opposta. Le parole pronunciate poco fa dal collega Michele Ventura - che ci ha ricordato il rischio di oscuramento degli Uffizi - mi sembrano costituire un fatto molto significativo: altro che sviluppo, siamo all'oscuramento delle opere d'arte più importanti del paese e del mondo! La situazione è quindi veramente critica, una situazione nella quale saltano i conti dello Stato e dobbiamo anche «chiuderci gli occhi» di fronte alle opere d'arte.
Tale situazione è stata sempre ben corretta da un'operazione mediatica che direi abile e continua: fin dalla nascita del Governo abbiamo assistito ad una preparazione
mediatica di ogni evento; non voglio parlare della questione del buco, ma anche questa legge finanziaria era stata annunciata come la più grande legge finanziaria del dopoguerra, quella che, per la prima volta, diminuiva le tasse. Era stata cioè presentata come un grande evento, in quanto finalmente avrebbe abolito le tasse per i poveri. Ebbene, ci sono dichiarazioni - anche di questa mattina - del ministro Tremonti che parla di una finanziaria maledetta, di una legge finanziaria tra le più difficili degli ultimi cinquant'anni: in tal modo egli smentisce se stesso nell'arco di non più di un mese.
Un'altra imprecazione che si sente spesso ripetere è quella che vuole l'attuale Governo ed il ministro Tremonti costretti a governare un paese povero: ciò è veramente ridicolo! Sembra che improvvisamente l'Italia sia diventata il Bangladesh! La sesta potenza mondiale, un paese ricco di risorse, di arte, di storia e di cultura, nonché di imprese, di un tessuto economico veramente creativo, improvvisamente diventa un paese povero che, guarda caso - così afferma l'esecutivo -, dobbiamo governare. Questo, secondo me, è un paese che si sta impoverendo, anzi, che si è impoverito in un anno e mezzo di Governo del centrodestra. Questi sono gli effetti prodotti! Siamo un paese che va verso lo scoramento e la povertà. Per fronteggiare tale realtà la ricetta è pronta: il ministro Tremonti parla di new deal.
In questo caso, si rispolvera una grande ricetta, una grande invenzione - questo sì - di un Presidente che si chiamava Roosevelt e che, in un'altra epoca storica, in un paese diverso, dopo la grande recessione del ventinove, rilanciava lo sviluppo dell'America e del mondo. Questo richiamarsi a cose del passato, che non sono ripetibili e che sono fuori contesto, mi sembra l'ennesimo tentativo del ministro Tremonti di dare ricette fasulle al paese. Altro che new deal! Qui stiamo veramente sprofondando in una situazione finanziaria difficile.
Basti osservare le continue una tantum che sono alla base delle nostre leggi finanziarie. Si tratta di misure provvisorie e contingenti, di pezzette d'appoggio per mettere qualche toppa alle falle di cui abbiamo già parlato. Non vi è alcuna riforma strutturale mentre di questo avrebbe bisogno il paese. Non vi è alcun tentativo di intervenire e di irrobustire la struttura amministrativa e fiscale del paese. È un Governo che ha una grande maggioranza, ma poco coraggio.
In realtà, assistiamo a tutta una serie di misure che non hanno una filosofia né una linea rossa che faccia sì che questo Governo si caratterizzi per un determinato tipo di politica economica. Al riguardo, non sappiamo verso quale direzione si vada: si oscilla dal liberismo allo statalismo. Tutti abbiamo letto l'intervista di qualche giorno fa in cui si andava a riscoprire l'intervento pesante dello Stato. Non credo che il paese e l'Europa del terzo millennio abbiano bisogno di misure di questo tipo.
Certamente, lo Stato deve svolgere la sua azione in maniera precisa, deve creare opportunità, deve defiscalizzare, deve deburocratizzare ed aiutare il cittadino e le imprese a svolgere meglio il loro lavoro ed a creare sviluppo ed opportunità di lavoro. Tuttavia, credo che si stia veramente creando una situazione che ogni giorno diventa più difficile.
Si dice che non tutte le colpe debbano essere attribuite a questo Governo. Vi era già una crisi iniziata nel 2001, si sono verificati i fatti dell'11 settembre, vi è stato il crollo delle borse e si è determinata una scarsa fiducia dei cittadini nel sistema borsistico non soltanto italiano ma mondiale. Ciò, però, non serve a giustificare la crisi in cui è caduto il paese in un anno e mezzo di tempo. Se, infatti, esaminiamo gli emendamenti presentati al provvedimento e le modifiche apportate dal Senato, vi è - lasciatemelo dire - un accanimento contro le imprese, quasi che le stesse rappresentino il nemico di questo paese. Non dobbiamo difendere l'impresa che, in realtà, anche in Italia è abbastanza malandata. Sappiamo, infatti, in quale stato si trovi la FIAT e non voglio parlare della Cirio e della Telecom. L'impresa avrebbe bisogno di essere aiutata proprio
in termini fiscali; noi, invece, andiamo in qualche maniera ad incidere proprio su questo versante.
Un altro esempio è dato dalle assicurazioni. Noi non siamo difensori delle assicurazioni, ma le alte tariffe pagate dal cittadino italiano certamente non si ridurranno dopo l'approvazione di questo provvedimento, che in qualche misura sicuramente penalizza le compagnie assicurative, cui viene chiesto un anticipo, una specie di prestito, proprio per agire su un bilancio e su conti che sono sempre più in negativo.
Quindi, il Governo non sta né ragionando, tentando di mettere un po' di ordine nei dati macroeconomici del paese, né riesce a mettere in moto i motori di un'economia che è sempre più malandata. Sviluppo zero ed occupazione zero: questi sono i dati che provengono da istituti specializzati. Pertanto, la situazione è difficile. Questo Governo mostra una difficoltà non soltanto con riferimento alla situazione che di fatto si è creata, ma alle persone. Comprendo il motivo per cui un sottosegretario voglia lasciare il paese e tornare in America, abituato com'era a regole ed a giochi di tipo anglosassone. Invece, qui stiamo sprofondando verso un'economia che ha sempre più il sapore di America latina, col massimo rispetto per i paesi di quella parte del continente.
Quindi, riconfermiamo la nostra opposizione a questo provvedimento che condannammo già in prima lettura. Non è questa la maniera di risolvere i problemi, anzi, creerà ulteriori problemi ai cittadini ed alle imprese. Per questo - al di là dei pochi emendamenti, solo otto, presentati dalla nostra parte politica - avremo un atteggiamento negativo nei confronti del decreto-legge in esame. Tra l'altro, non sarà l'ultimo, ve ne saranno altri: ciò ci porterà al risultato che, effettivamente, i conti finali verranno fatti dai cittadini.
L'impegno è quello di far capire agli italiani, tra un anno, alla fine del 2003, se veramente il Governo avrà lavorato per lo sviluppo del paese oppure ci troveremo in una situazione ancora più drammatica (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, il decreto-legge in esame, su cui abbiamo presentato alcuni emendamenti correttivi, è in terza lettura. Come sottolineava il collega Galeazzi, già questo costituisce un fatto assolutamente anomalo. A tale fatto anomalo se ne aggiungono altri che vanno messi in rilievo. Mi riferisco, in particolare, al fatto che ci troviamo di fronte ad un'ammissione, praticamente estorta, ma pur sempre un'ammissione, secondo cui sul piano della finanza pubblica niente va bene e tutto va male. Ciò accade nonostante tutte le dichiarazioni tranquillizzanti fatte, per la verità, con un tono crescentemente dimesso, perfino sconfortato, come dice Il Sole 24 Ore di oggi a proposito dell'intervento del ministro Tremonti ieri al Senato. Siamo, infatti, di fronte ad una vera e propria manovra correttiva, peraltro non di modesta entità perché le cifre parlano di 3,5 miliardi di euro. In realtà si tratta di una sottostima: siamo, probabilmente, di fronte a misure di correzione che si aggirano sugli 8-9 mila miliardi di vecchie lire.
Tale manovra correttiva è, peraltro, la quarta di quelle che il Governo, sempre in forme surrettizie e spurie, ha presentato in tutti questi mesi. Se ne annunzia, poi, una quinta, già in discussione in Commissione finanze, che potremmo chiamare taglia conguagli, con l'erogazione del bonus per gli investimenti che viene spostata ad aprile dell'anno prossimo.
La prima manovra correttiva è stato il decreto cosiddetto taglia deficit con cui venivano istituite la Patrimonio dello Stato Spa e la Infrastrutture Spa e con cui, di fatto, si mirava ad una esternalizzazione del debito pubblico per occultare il mancato rispetto dei parametri di Maastricht. Al tempo stesso, si volevano reperire risorse finanziarie al di fuori dei vincoli di bilancio pubblico.
La seconda manovra correttiva è stata quella che abbiamo soprannominato decreto omnibus, che ha visto la sospensione
di due strumenti fondamentali dell'attività economica: i due crediti di imposta per gli investimenti e per i nuovi assunti.
La terza manovra correttiva è stata il provvedimento cosiddetto blocca spese di cui non ci stancheremo di ricordare il significato di manomissione e di esproprio delle funzioni legislative del Parlamento. Infatti, la nostra Costituzione attribuisce al Parlamento la funzione di deliberare su livelli e composizioni del bilancio e non attribuisce alcun potere di autonoma sospensione della gestione al ministro dell'economia o al Governo. Non v'è traccia di tutto questo; vi è traccia assai corposa, invece, di un vincolo di copertura che deve essere ex ante e non ex post.
La quarta manovra correttiva è quella di oggi. Va peraltro messo in rilievo che questa manovra viene adottata mentre è in corso di svolgimento la sessione di bilancio (attualmente al Senato, in seconda lettura). Occorre infatti ricordare che nel nostro ordinamento e nei nostri regolamenti parlamentari la sessione di bilancio è dotata di particolari garanzie, ai fini dell'esplicitazione del dialogo, della trasparenza e dello scambio di informazioni tra Parlamento e Governo. Pertanto questa manovra viene in realtà a ledere anche queste particolari garanzie, proprio perché viene adottata nel corso della sessione di bilancio, pur essendone tuttavia al di fuori e dunque ci troviamo di fronte ad un'ulteriore mortificazione dei poteri del Parlamento.
Il numero di tutte queste manovre correttive, che sono ben quattro, e presto cinque, dimostra in primo luogo che i conti pubblici non sono affatto sotto controllo, e del resto il deficit per il 2002, originariamente previsto allo 0,5 per cento del PIL e successivamente stimato al 2,1 per cento del PIL, oggi in base a tutte le stime (e anche sulla base delle ammissioni da parte di esponenti dello stesso Governo) risulta essere molto vicino al 3 per cento del PIL.
Cosa accadrà per il 2003? Se teniamo conto dei dati riguardanti il PIL, l'OCSE ci ha detto che la crescita per il 2002 non sarà affatto neanche la modestissima crescita che il DPEF aveva previsto per quest'anno, bensì sarà dello 0,1 per cento, cioè siamo sostanzialmente di fronte alla crescita zero. Ciò avrà effetti significativi di trascinamento sul prossimo anno, per il quale il Governo continua a prevedere una crescita del 2,3 per cento, e già questo solo scarto, cioè questa minore crescita che vi sarà, provocherà minori entrate e quindi problemi aggiuntivi sul bilancio pubblico.
In secondo luogo, il numero di queste manovre ci dice che il Governo su questo delicatissimo e fondamentale terreno procede con affanno, con casualità, con confusione e spesso in modo contraddittorio e comunque sempre in modo estremamente approssimativo, anche dal punto di vista tecnico, violando sistematicamente le prerogative del Parlamento, nonché altri fondamentali istituti, come il cosiddetto statuto dei diritti del contribuente, che prevede che non debbano essere adottati provvedimenti che alterino il normale andamento fiscale nel corso dell'anno fiscale in vigore e che non debbano essere modificate le pianificazioni fiscali che tutti i soggetti contribuenti sono tenuti ad effettuare.
In terzo luogo, il numero di queste manovre correttive ci dice che non stiamo andando affatto verso l'agognata e tanto propagandata semplificazione normativa e legislativa, bensì verso una mostruosa complicazione e dilatazione: un'autentica giungla legislativa, con norme che cambiano di settimana in settimana; una giungla legislativa, regolamentare e amministrativa. La vicenda del credito di imposta bloccato a giugno e ulteriormente modificato oggi, con enorme complicazione sotto il profilo anche della sua applicazione amministrativa, è al riguardo una vicenda esemplare.
Ma ciò che è veramente impressionante è che possiamo davvero prendere atto che la finanza pubblica vede interrotto il suo percorso di risanamento: quel percorso di risanamento tanto faticosamente avviato e portato ad un ottimo punto dai governi di centrosinistra. Questo percorso è interrotto e addirittura vediamo una regressione, al punto che dobbiamo davvero
chiederci se non siamo sul limite di una compromissione dell'intero processo di risanamento, condotto dal 1996 al 2001. A tal proposito, è estremamente significativo il crollo delle entrate: gli ultimi dati ci dicono che il gettito da autotassazione è crollato di 5 miliardi di euro. Vale la pena di ricordare che il DPEF del 2001 prevedeva una crescita del 7 per cento del gettito proveniente dall'IRPEF e dall'IRPEG.
Quindi, in realtà, il crollo delle entrate è ancora maggiore di quanto il dato stesso rilevi.
Ma come stupirsi di questo crollo se sono stati così numerosi i messaggi relativi a condoni e a proroghe di condoni di cui, peraltro, è piena la finanziaria di quest'anno? Come stupirsi di ciò che accade se il venerdì o il lunedì è il giorno in cui la prima parte dell'autotassazione deve concludersi e il giorno immediatamente precedente escono notizie in prima pagina su tutti i giornali che annunciano un prossimo condono?
Il Governo attribuisce il crollo delle entrate in grande misura proprio all'operare della DIT, che il decreto in esame modifica. Entrando nel merito del presente provvedimento, occorre rilevare che esso è costituito, in gran parte, da una correzione della DIT - considerata come l'imputata di ciò che ha provocato questo minore gettito - e da misure correttive delle minusvalenze da svalutazione delle partecipazioni.
In relazione a questo minore gettito, in primo luogo, qual è stato il contributo che al mancato gettito ha fornito la Tremonti-bis? Non siamo in grado di dirlo in quanto, pur avendo imposto con il concorso di tutti, che nel provvedimento relativo alla Tremonti-bis fosse prevista una relazione al Parlamento sugli effetti della suddetta legge, tale relazione non è stata mai consegnata, dunque non ne conosciamo ancora gli effetti anche in ordine al mancato gettito.
In secondo luogo, nella relazione tecnica a questo provvedimento, il Governo afferma che il grosso delle entrate - quei 3,5 miliardi di euro, in realtà sottostimati, di cui parlavo all'inizio del mio intervento - lo ricaverà dalle misure correttive sulle minusvalenze. Se così è, non si può certo addebitare il buco fiscale alla DIT; del resto, questo maggiore ricorso alle misure sulle minusvalenze è stato voluto proprio dal Governo, che oggi torna indietro. Infatti, l'esecutivo, nel maggio del 2002, ha emanato una risoluzione ministeriale che consentiva l'uso più estensivo possibile per l'elusione di misure che, viceversa, in precedenza erano state più correttamente pensate.
D'altro canto, si afferma che la DIT sia stata utilizzata solo da grandi imprese e che ciò svelerebbe il bias del centrosinistra in favore delle grandi imprese. Anche in questo caso i dati, se accuratamente prodotti e presi in considerazione, evidenziano che in realtà non è così: studi svolti dall'università di Modena ci dicono che 200 mila imprese hanno beneficiato della DIT e uno studio recentissimo dell'ISAE ci parla di piccolissime imprese che hanno attinto alla DIT e di medie imprese che hanno attinto alla Tremonti-bis.
D'altra parte, è importantissimo riportare il ragionamento su ciò che costituì la spinta di fondo per l'emanazione della DIT, della super DIT, di quel tipo di normativa fiscale, vale a dire l'obiettivo di rendere il fisco neutrale sulle forme di finanziamento delle imprese, correggendo una fortissima propensione delle stesse imprese a ricorrere all'indebitamento.
Si tratta di un tema che, se guardiamo la situazione attuale - anche con riferimento al sistema delle grandi imprese, che rischia di essere privo di grandi imprese, pensiamo a ciò che sta accadendo alla FIAT -, possiamo notare che la scarsa propensione all'investimento di qualità e di espansione della base produttiva di queste grandi imprese (compresa la FIAT) nasce anche da una chiusura del capitale, da una forte propensione al ricorso al capitale di debito piuttosto che al capitale proprio. E tutto ciò, a sua volta, influenza un assetto dei diritti di proprietà che rimane assai chiuso e molto poco contendibile.
Quindi, torniamo all'elemento di fondo della fragilità della struttura economica ed imprenditoriale italiana, della fragilità della struttura economica e sociale complessiva dell'Italia.
Come diceva anche il collega Galeazzi, in realtà, ci troviamo di fronte ad un meticoloso accanimento distruttivo verso tutto ciò che era stato pensato dai governi di centrosinistra, senza che emerga alcuna capacità costruttiva di elementi nuovi. Badate, ci vuole una particolare insipienza per realizzare una forma di dissesto ulteriore della finanza pubblica, senza che ciò sostenga l'economia e senza che si vedano segni di una ripresa dello sviluppo. In genere, infatti, quando si registra il lassismo finanziario, poi, si riesce a sostenere l'economia.
Allora, come abbiamo già detto a proposito della manovra finanziaria, siamo costretti con enorme rammarico - perché il destino del paese ci sta molto a cuore - a confermare il nostro giudizio complessivo: registriamo la convergenza verso un unico esito di lassismo finanziario, di declino economico, di degrado sociale. E l'esito è il declino dell'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
ANTONIO LEONE, Relatore. Signor Presidente, il parere della Commissione è contrario sull'unico emendamento riferito all'articolo unico del disegno di legge di conversione e su tutte le proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, con l'eccezione dell'emendamento Benvenuto 3.3, sul quale la Commissione formula un invito al ritiro.
PRESIDENTE. Il Governo?
DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Il seguito dell'esame del provvedimento sarà ripreso nel prosieguo della seduta, alle 18, con immediate votazioni.
Sospendo la seduta che riprenderà alle 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
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