![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ranieli. Ne ha facoltà.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, onorevoli colleghi...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di uscire dall'aula con ordine.
MICHELE RANIELI. ...il decreto-legge in esame concerne la soluzione di alcuni problemi riguardanti, in particolare, la scuola, l'università, la ricerca e l'alta formazione artistica. Naturalmente, per quanto riguarda una serie di ordini del giorno e di emendamenti che il Governo e la maggioranza hanno ritenuto di non dover accogliere, occorre dire che ciò è avvenuto perché le caratteristiche del decreto-legge di cui si chiede la conversione non consentono di contenere all'interno di tale atto la soluzione e tutte le lacune o i vuoti normativi creatisi dopo l'approvazione della legge n. 508 del 1999.
Il decreto-legge risponde alla logica di fornire risposte ad alcuni fatti emergenziali e ad alcune particolari situazioni che, nel caso specifico, consentono in sostanza l'assegnazione di risorse finanziarie derivanti dalla legge finanziaria e anche da alcune formulazioni normative.
Per quanto riguarda la scuola, si stabilisce, ad esempio, per i docenti sovrannumerari l'obbligatorietà della riconversione professionale. Inoltre, si stabiliscono misure per predisporre risorse finanziarie e sistemi di attribuzione per il personale docente impegnato negli esami di maturità; per ribadire i meccanismi di formazione nelle classi che diventano non più sdoppiabili dopo l'avvio dell'anno scolastico; per preservare i requisiti formali per quanto riguarda la nomina in ruolo dei docenti assunti prima del 1995; per stanziare risorse adeguate per i servizi di pulizia dei locali della scuola; per sanare situazioni debitorie nelle università statali; per l'attivazione di borse di studio a favore di studenti delle università non statali; per potenziare attività di orientamento e di tutorato; per realizzare nuovi alloggi e residenze universitarie; per dettare regole per la composizione del consiglio nazionale degli studenti; per prorogare di ulteriori sei mesi l'adeguamento dei corsi
universitari ai nuovi orientamenti didattici.
Anche per la ricerca sono previste norme sui compensi per i componenti delle commissioni e dei comitati coinvolti nelle procedure di selezione e valutazione di programmi e progetti di ricerca, in relazione alle risorse assegnate dalla finanziaria 2001. Per la formazione artistica e musicale vengono destinate risorse agli interventi urgenti di edilizia e vengono, soprattutto, dettate norme per la valutazione dei titoli di studio esistenti.
La conversione in legge del decreto-legge in esame corrisponde all'urgenza di assicurare l'utilizzazione delle suddette risorse finanziarie. Tra l'altro, si recuperano disposizioni contenute in alcuni disegni di legge già presentati al Parlamento per i quali si prevedono tempi lunghi di approvazione e di attuazione. Dunque, il provvedimento si rende necessario ed opportuno, da parte del Governo e della maggioranza, per dare tali risposte emergenziali e perché interviene a colmare lacune e vuoti normativi generati con l'approvazione della legge n. 508 del 1999. Per il superamento di tali vuoti si impone la necessità di una normativa organica di cui la maggioranza ed il Governo si faranno carico nel prosieguo della legislatura.
Dunque, il gruppo dell'UDC esprime un voto favorevole alla conversione in legge del decreto-legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, sono costretto a tornare su un problema perché stiamo per convertire in legge un decreto-legge che porta il titolo: «misure urgenti per la scuola, l'università, la ricerca scientifica e tecnologica e l'alta formazione artistica e musicale». Dunque, si tratta di misure urgenti. Mi sono permesso di chiedere non l'approvazione di un emendamento, ma la posizione del Governo su un fatto di estrema gravità. Mi riferisco al fatto che l'attuale legge sull'immigrazione, la legge Bossi-Fini, sta impedendo momenti alti ed importanti di collaborazione scientifica.
A fronte di una situazione in cui lamentiamo una fuga di cervelli dal nostro paese, la suddetta legge sta mettendo in questione la possibilità di attirare studiosi che portino il contributo della loro ricerca alle nostre università ed ai nostri istituti. Ciò perché le borse di studio, o le provvidenze di tal genere, predisposte dalle istituzioni, da un ministero vengono calcolate come borse di studio, da altri, invece, come lavoro e, nell'incertezza su questo dato, non si fanno arrivare i ricercatori. Vorrei riferirmi in particolare - ne parleremo anche in Commissione affari esteri - ad un ricercatore dell'università di Stanford, una delle più importanti del mondo, che dal 1o ottobre avrebbe dovuto prestare servizio per l'università di Firenze, che, addirittura, aveva trovato per lui una casa. Tale ricercatore, oggi, si trova senza casa e senza contratto perché non è potuto entrare in Italia. Se tale notizia si diffondesse, a vostro avviso, chi all'estero accetterebbe un contratto italiano con il dubbio della solvibilità di tale contratto per quanto riguarda il visto?
Non chiedevo molto, ma una presa d'atto, una posizione del Governo, anche perché sono abituato, se non altro per la mia esperienza parlamentare, non soltanto a denunciare, ma anche a fare proposte.
Quindi, il sottoscritto, insieme a molti altri parlamentari, ha presentato qui alla Camera la proposta di legge n. 3279, concernente disposizioni in materia di ingresso in Italia di studiosi titolari di borse di studio estere e simili, sulla quale il Governo potrebbe almeno manifestare un interesse dicendo che la vedrà e la prenderà in considerazione. Ma poiché il Governo proprio non dice nulla, siamo veramente di fronte a un fatto grave.
Onorevoli colleghi, voi chiedete sempre atteggiamenti bipartisan, di collaborazione tra maggioranza e opposizione - al riguardo ho visto un bel documento dell'onorevole Bondi che invita, insieme ad altri firmatari di tale documento, a superare le frontiere -, quando invece non ci si parla nemmeno su questo! Se un col
lega docente universitario, doverosamente in aspettativa, non può neanche sottoporre un grave problema di malfunzionamento dell'università e neanche ottenere una presa d'atto da parte del Governo, qual è allora il dialogo bipartisan? Siamo di fronte ad una maggioranza sorda! Forse c'è la paura di toccare una legge così bronzea, la cosiddetta legge Bossi - Fini, che siccome è una specie di idolo della maggioranza, deve essere in qualche modo posta al centro del suo rapporto con il paese. Ma siamo a questo punto? Personalmente mi rifiuto di pensare che siamo a questo punto, però certamente il nostro voto contrario su questo provvedimento, che sarà motivato dal punto di vista tecnico dall'onorevole Grignaffini, è anche motivato da questo tipo di comportamento e di atteggiamento. Se si adotta un decreto-legge dicendo che si tratta di misure urgenti, ponendo così un problema urgente, un qualche segnale di ritorno penso lo si debba offrire. E insisto, al riguardo, che abbiamo quattro casi già conclamati - pensiamo quindi a quanti ce ne saranno in realtà (se quattro sono arrivati alla mia attenzione, ve ne saranno evidentemente altri) - di studiosi che o non sono potuti pervenire fisicamente a fronte di borse di studio già concesse o sono pervenuti in condizioni di precarietà (con visto turistico della durata di tre mesi o con visti non adeguati al periodo di tempo per cui devono portare avanti la loro iniziativa). Ma chi verrà più in Italia in questo modo? Dal momento che queste sono situazioni che scoraggiano l'ingresso di studiosi in Italia, penso che vadano risolte subito; se si diffonde la voce che le borse di studio italiane non sono solvibili perché non si sa se si può entrare nel nostro paese, chi le accetterà? Chi concorrerà per vincerle?
Ecco allora perché mi sono permesso di segnalare, per la seconda volta in quest'aula, questa problematica. Non è che ho voluto bloccare la conversione del decreto-legge o proporre un particolare emendamento, bensì ho chiesto l'assunzione di una posizione politica. Ma se questa posizione politica non c'è, allora io, noi, la denunciamo con grande vigore, anche perché il Parlamento è fatto proprio per questo, perché ci si possa parlare, al di là delle contrapposizioni ideologiche, sui temi concreti della vita del paese e non per fare un discorso tra sordi.
È bene che l'opinione pubblica lo sappia; vi è un pericolo vero, concreto: l'interruzione di importanti momenti di collaborazione scientifica fra le università italiane e il mondo delle università internazionali. È un problema urgente che poniamo e per questo solleciteremo che la discussione della nostra proposta di legge, che raccoglie tante firme di tutto l'Ulivo, venga affrontata al più presto. Peraltro sarei il primo ad essere contento se si alzasse un rappresentante del Governo a dire: onorevole Spini, questa proposta la facciamo nostra. Non avrei problemi, perché questo sarebbe un segnale di buon funzionamento delle istituzioni.
In ogni caso deve essere chiaro ed evidente che di fronte al paese, di fronte al destino dei suoi giovani e della sua ricerca, noi denunciamo oggi con molta forza questa sordità e questa non volontà di risposta che il Governo ci ha opposto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Illustrerò le ragioni che portano il gruppo dei Democratici di sinistra ad esprimere un voto contrario su questo provvedimento. Queste ragioni hanno a che vedere con il fatto che si tratta di un provvedimento che si presenta con una forma ibrida, direi subdola. È un provvedimento che si potrebbe definire con la celebre massima: timeo Danaos et dona ferentes. Perché in effetti si tratta di un provvedimento che, nel disastrato mondo dell'università, della ricerca e della formazione, che con la legge finanziaria (che costituisce ovviamente il nostro contesto di riflessione e di azione) ha visto decurtato per la prima volta di 309 milioni di euro il bilancio complessivo
per il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca - un taglio complessivo senza precedenti rispetto a questi settori strategici e vitali per il nostro futuro - sembra portare doni, perché porta un po' di denaro agli uffici regionali, alle casse delle università e ai fondi per la ricerca.
Ma la questione è di che denaro si tratta e cosa vi è insieme a questi doni. Si tratta di denaro che il Ministero dell'università, dell'istruzione e della ricerca, in 18 mesi, non è stato in grado di spendere; dunque, si tratta di denaro già accantonato, già a disposizione del ministero che, tuttavia, non è stato reso attivo e spendibile direttamente. Quindi, siamo di fronte a misure che consentono di recuperare la spendibilità di una serie di finanziamenti già attivati dalla finanziaria del 2001.
Vi è un Governo che non fa il suo mestiere, che non adotta procedure come gli schemi di decreti o le circolari, per rendere funzionale la razionalizzazione, la funzionalità e l'efficacia cui tanto si appella il centrodestra; quindi, un Governo che non è né efficace né funzionale e che si vede costretto a ricorrere ad un decreto-legge per rendere spendibile ciò che era già nelle sue disponibilità.
L'esecutivo si limita ad adottare un semplice decreto-legge di spesa, che avrebbe avuto anche una sua ragionevolezza. Il Governo, insieme a provvedimenti di spesa, introduce provvedimenti che definiscono misure di riordino strutturale per alcuni comparti. Anzi, addirittura - mi riferisco all'intervento del collega Tocci relativo alla spendibilità dei 90 miliardi da destinare alla ricerca industriale -, l'esecutivo individua un marchingegno in base al quale i fondi destinati devono essere decurtati dalle spese da addebitare al comitato della valutazione.
Si tratta di una procedura già adottata per altri atti governativi, che ha come conseguenza che la possibilità di razionalizzazione delle spese di gestione e di funzionamento non viene perseguita attraverso provvedimenti ad hoc, ma ponendo tali spese a carico del bilancio del ministero e degli enti di ricerca. Dunque, ci troviamo di fronte ad un'ennesima decurtazione dei fondi impiegati. È lo stesso discorso per cui il ministro Moratti non trova i soldi per finanziare l'edilizia scolastica, l'ampliamento dell'offerta formativa ma, nei capitoli relativi al finanziamento dell'istruzione, trova i soldi per finanziare gli opuscoli propagandistici sulla legge di riforma. Quella che attua il Governo è una strana razionalizzazione!
L'aspetto più rilevante è che, insieme a questi provvedimenti di spesa, si avviano pezzi di microriforma, che costituiscono delle vere e proprie trasformazioni radicali del processo e del progetto di riforma dell'università, della scuola, della formazione e della ricerca.
In particolare, mi riferisco alla questione relativa all'accorpamento delle classi, che rappresenta un modo per introdurre una rigidità del sistema, un ripristino della funzione della lezione frontale che si rivolge ad una platea troppo ampia ed indifferenziata di studenti.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. In tal modo, si modifica la stessa nozione di organico funzionale, che è stato individuato come il migliore strumento per rispondere alla domanda di scuola di qualità, plurale, differenziata e capace di soddisfare le istanze dei singoli studenti.
Quindi, siamo di fronte ad una misura - introdotta in un decreto-legge in scadenza, che doveva essere una semplice legge di spesa - che modifica il sistema formativo.
Ancora, l'articolo 1 si riferisce ad un altro aspetto fondamentale, già ricordato da molti colleghi e di cui abbiamo parlato nella discussione sulle linee generali. Mi riferisco al fatto che, attraverso un provvedimento che definisce le modalità di riconversione per gli insegnanti soprannumerari, in realtà si introduce un principio chiave nel meccanismo di reclutamento e di organizzazione della docenza: il principio della licenziabilità. Dunque, siamo di fronte ad un ministero che non trova il
modo di mettere in ruolo i 30 mila aventi diritto. Ci troviamo di fronte ad una risposta inadeguata non soltanto sul piano formale ma - direi - anche sostanziale. Non si introduce il principio che i docenti precari vanno stabilizzati, evitando di nascondersi dietro la foglia di fico del conflitto tra aventi diritto, che è lo strumento che questo Governo sta utilizzando per operare divisioni tra gli aventi diritto. Anziché un principio che individui i meccanismi, le procedure e le forme attraverso cui produrre la massiccia entrata in ruolo dei docenti, di cui c'è estremamente bisogno nel mondo della scuola, si introduce il principio della licenziabilità di coloro che sono già in ruolo, minando il fondamento profondo di quel sistema che fa dell'inamovibilità degli insegnanti la condizione estrema della loro libertà di insegnamento.
Per questo Governo non si tratta di una forma nuova di intervento, perché la commissione De Maio, istituita presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ha già individuato questa come nuova forma di reclutamento del personale della docenza universitaria. Ci troviamo, quindi, di fronte ad una concezione dell'insegnamento come luogo meno libero, meno legato all'autonomia delle istituzioni e all'autonomia e alla libertà dei singoli docenti e più legato a quella forma - chiamiamola così - di conformismo didattico e di dipendenza dalle circolari ministeriali e dalla capacità del Governo di influenzare la gestione delle singole istituzioni. Abbiamo già verificato come sia questa la preoccupazione principale dell'attuale Governo che, da una parte, rende meno liberi le istituzioni e gli insegnanti, dall'altra, occupa in modo centralistico ogni fascia di dirigenza attraverso nomine che rispondono al mandato politico. Si pensi all'assurdità, mai vista nel nostro ordinamento, rappresentata dal meccanismo di governo del sistema universitario, il CUN, massima espressione dell'autonomia e della libertà dell'università e del mondo della ricerca rispetto agli indirizzi di Governo. Per la prima volta nella nostra storia, il CUN sarà legato ad una doppia nomina o, meglio, ad una nomina che risponde ad un doppio principio: i componenti, per metà, saranno di nomina governativa e, per la restante metà, verranno nominati dalle istituzioni universitarie. Questo non si era mai visto. Questo è il principio di autonomia e di libertà che il Governo persegue.
Ma, vi è ancora un altro aspetto su cui molti colleghi sono già intervenuti e che altri riprenderanno. Quindi, ne accenno brevemente. Si tratta dell'introduzione di un pezzo di riforma...
PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, la invito a concludere.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, il tempo a mia disposizione sta per finire?
PRESIDENTE. È un po' finito. Però, può utilizzare un altro po' di tempo... al suo buon cuore.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. La ringrazio. Utilizzerò soltanto un minuto, perché altri colleghi torneranno sull'argomento. Vorrei esporre due osservazioni. Innanzitutto, il principio dell'equiparazione dei diplomi rilasciati dalle accademie e dai conservatori si presenta con forti caratteri di incostituzionalità per il fatto che si equipara un titolo ma non si equipara la funzione docente legittimata a rilasciarlo. Vi è, però, una questione che vede un vero e proprio scardinamento del sistema universitario, della sua legittimità, dei modi e delle forme attraverso cui questo sistema rilascia attestati e diplomi: già con la manovra finanziaria, abbiamo assistito al fatto che istituzioni non di carattere universitario - ripeto, non di carattere universitario - fossero abilitate a rilasciare diplomi di laurea.
Quindi, ciò che manca in questo provvedimento, così come in altri del Governo, è proprio la capacità di individuare un sistema integrato, interconnesso e autonomo per quanto riguarda le singole istituzioni, ma capace di continuare a definire quel sistema pubblico della formazione e del rilascio dei titoli che è la chiave decisiva per la nostra università.
Allora, da ultimo, il nostro «no» a questo provvedimento che, come dicevo prima, sembra portare doni, è legato anche ad un'altra questione per la quale, in questi ultimi giorni, si sta diffondendo una leggenda metropolitana secondo cui il ministro Moratti, sarebbe tanto bravo e buono da volere tanti soldi per l'università, la ricerca e la formazione, mentre il ministro Tremonti sarebbe tanto cattivo, operando innumerevoli tagli.
Ebbene, riconosciamo la presa di posizione - tardiva - da parte del ministro Moratti nei confronti dei tagli alla scuola, all'università e alla ricerca, salutando ciò in modo molto positivo e aggiungiamo anche che, laddove vi sarà questo impegno, noi saremo a favore della difesa e dell'aumento delle risorse all'università, alla ricerca e alla formazione.
Tuttavia, Moratti e Tremonti sono due facce di una stessa idea della scuola, della formazione, dell'istruzione e della ricerca contro cui ci opponiamo radicalmente!
PRESIDENTE. La prego di concludere!
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Essi non sono divisibili, da un punto di vista dell'idea di scuola, di società che, insieme, complessivamente (quindi, con tutto il Governo nella sua collegialità) si contribuisce a determinare.
PRESIDENTE. Ha una certa difficoltà nella frenata, lei!
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Per questo motivo, noi diremo «no» a questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Grazie, signor Presidente. Intendiamo dichiarare il nostro voto contrario nei confronti del disegno di legge di conversione in esame. Abbiamo avuto un dibattito molto articolato e approfondito sulle ragioni della nostra contrarietà nei confronti di un provvedimento, che si presenta in una forma molto frammentaria e disorganica e che tuttavia avrebbe dovuto intervenire, seppure molto tardivamente, con investimenti attraverso risorse economiche destinate dalla precedente finanziaria a settori strategici come la ricerca, la scuola e le università. Invece, a nostro avviso, non si è limitato - non a caso ma in modo strumentale - ad intervenire solo su questi settori con interventi di emergenza, nella situazione di grave deficit finanziario in cui versano peraltro molti atenei, e, in generale, di pochezza di risorse in cui versa l'intero settore della ricerca (si tratta di una grande responsabilità di questo Governo!), ma come ho già detto, questo decreto non si limita solo ad intervenire mediante questi interventi tampone, di emergenza, perchè interviene con «pezzi» di riforma, in modo molto disorganico e frammentato, su settori come quello riguardante la scuola e gli istituti di alta formazione artistica e musicale, delineando, in sintesi, la filosofia di fondo delle politiche di questo Governo circa il settore pubblico della formazione.
Colleghi e colleghe, questo decreto non è assolutamente scollegato con il resto dei provvedimenti che questo Governo ha portato avanti nel settore della scuola, dell'università e della ricerca. Non è scollegato rispetto agli interventi di disinvestimento, di taglio delle risorse, di cancellazione degli organici funzionali, di quella politica, insomma, di razionalizzazione che significa dequalificazione e destrutturazione del sistema pubblico dell'istruzione, che sono già stati inseriti nella finanziaria precedente - e da ultimo in quella che è in discussione al Parlamento - come anche in tutti i decreti approvati da questo Governo e da questo Parlamento!
Anche con questo provvedimento ci troviamo di fronte all'essenza di una politica di precarizzazione, di dequalificazione, di impoverimento del sistema pubblico della formazione che trova in questo Governo la sua massima espressione. Si sta anche affermando una logica di bilancio del tutto aritmetica, fatta di tagli sugli
investimenti riguardanti la professionalità e la formazione dei docenti. In poche parole, non si intende più investire per il buon funzionamento e la qualificazione del sistema pubblico. Di questo trattano i primi due articoli del provvedimento in esame; essi contengono ulteriori misure di razionalizzazione del settore della scuola e rappresentano - noi crediamo - l'ennesimo attacco ad un avanzamento di qualità, di efficienza, di efficacia e di successo formativo che l'organico funzionale, l'organico di diritto aveva rappresentato per la scuola pubblica in tanti anni caratterizzati anche da riforme contrastate nel paese.
La riconversione dei docenti soprannumerari, così come voi l'avete presentata in questo provvedimento, fa parte pienamente di quella logica caratterizzata da precarizzazione, da tagli e da licenziamenti che voi state portando avanti per il comparto della scuola. Create l'esubero con la mancanza delle immissioni in ruolo, con l'accorpamento delle classi, con la cancellazione dell'organico funzionale e con quel sistema di discriminazione e di ingiustizia nell'accesso alle graduatorie permanenti che avete determinato con i provvedimenti adottati. Il precariato storico è stato scippato di un diritto che aveva acquisito sul campo, che aveva maturato dopo tanti e tanti anni di insegnamento che hanno garantito anche la sopravvivenza e il buon funzionamento della scuola pubblica. Avete scippato il precariato storico di un diritto acquisito, ma vi siete spinti molto più in là seguendo una logica puramente aritmetica che ha visto praticare tagli alla scuola pubblica con una politica di licenziamento tout court.
Attraverso questo provvedimento confermate questa linea, questa filosofia di fondo secondo la quale la scuola non è considerata un settore strategico; secondo il vostro pensiero lo Stato non deve investire in questo settore strategico. Si tratta di un contingente di precariato che ha acquisito diritti, anche a fronte della necessità di assunzioni, di immissioni in ruolo che oggi sta chiaramente manifestando la scuola pubblica; si parla, infatti, di più di 100 mila posti vacanti che dovrebbero essere coperti da personale docente e tecnico-amministrativo.
A questa visione di efficacia, a questa idea strategica del ruolo della scuola nella società e riguardo al buon investimento nel corpo docente e tecnico-amministrativo, rispondete seguendo una logica di tagli che si indirizza verso la destrutturazione di questo sistema pubblico.
Inoltre, nell'articolo 2 del decreto-legge avete messo una pietra tombale sull'esperienza dell'organico funzionale e lo avete fatto, per l'appunto, portando avanti la logica dell'accorpamento e della riduzione delle classi. L'organico funzionale aveva raggiunto un risultato positivo per il buon funzionamento della scuola; si era instaurato un rapporto fra docenti e studenti, inoltre era stato definito un percorso specialistico differenziato che prestava attenzione alle esigenze degli studenti e di una scuola che, nel frattempo, si era modificata. Essa vede oggi al suo interno la necessità di affrontare con un virtuoso rapporto docenti-studenti anche quelle nuove propulsioni, quelle nuove esigenze che si riferiscono al disagio rappresentato dall'inserimento di studenti, di bambini, di ragazzi che provengono da altre culture, da altre popolazioni. Quindi, l'organico funzionale rappresentava una conquista positiva.
Anche con tale provvedimento, che rappresenta un ulteriore pezzo di riforma conseguente alla vostra idea di scuola, quindi della vostra controriforma, volete, in modo molto evidente, inserire tali principi in un decreto di spesa, attraverso l'accorpamento delle classi, gettando un'ombra sull'intera categoria dei dirigenti scolastici a cui scippate la possibilità di intervenire attraverso deroghe sulla composizione delle classi qualora oggettivamente si presentasse l'esigenza di uno sdoppiamento delle classi stesse per una certa presenza numerica di ragazzi portatori di handicap o di ragazzi provenienti da altre etnie o da altri paesi (quindi, di ragazzi stranieri). Il vostro è un ragionamento implicitamente pregiudiziale nei confronti dei dirigenti scolastici, quando
affermate che occorre fissare delle regole più severe e più rigide, come se i dirigenti scolastici sperperassero risorse a danno dello Stato, senza farsi carico di mettere la scuola nelle migliori condizioni di funzionamento. State, quindi, intervenendo in modo negativo, oltre che disorganico, sull'intera questione della scuola.
Per quanto riguarda la ricerca, oltre a prevedere risorse insufficienti, che non rispondono davvero al bisogno di investire sulla ricerca e sugli istituti di ricerca (così come su altri settori, quali l'edilizia scolastica e quella universitaria, e sul diritto allo studio), implicitamente, con questo provvedimento, tagliate le risorse destinate agli istituti di ricerca che, già, versano in condizioni di grave difficoltà.
Concludo, signor Presidente, con una considerazione sulla questione delle accademie. L'incongruenza di fondo mi sembra sia stata ben evidenziata nel corso dei nostri interventi, anche se, da un lato, un po' demagogicamente, condividiamo l'essenza di questo provvedimento. Voi equiparate i diplomi ai titoli universitari, ma lasciate vacante un problema enorme, quello dell'articolo 33 della Costituzione, della piena applicazione della legge n. 508 del 1999, del riconoscimento giuridico dei docenti delle accademie che oggi sono messi nelle condizioni di rilasciare lauree, ma non vengono inquadrati nello status giuridico dei docenti universitari. È un'incongruenza che è al limite della costituzionalità. Vi troverete in grave difficoltà nei prossimi mesi rispetto a tale questione (credo che, anche legittimamente, saranno presentati ricorsi al riguardo).
Concludo Presidente, dicendo che naturalmente noi ci auguriamo - le proposte di legge presentate in tal senso in Parlamento lo dimostrano - che il Governo voglia veramente affrontare questa materia in modo organico. Noi, con le nostre proposte di legge, siamo a disposizione per compiere pienamente questo percorso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rodeghiero. Ne ha facoltà.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, nel preannunciare il voto favorevole del gruppo della Lega nord, chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza lo autorizza sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, sembra che il provvedimento in esame preveda di fatto per le università, la ricerca e la formazione una serie di finanziamenti e di interventi che potrebbero determinare una condizione positiva.
Di fatto vi è però una grande contraddizione di fondo, già sollevata dai colleghi intervenuti, perché se da un lato sembra esservi questa disponibilità di risorse per l'università, per la ricerca e l'alta formazione, dall'altro abbiamo verificato, nel corso della discussione della legge finanziaria in quest'aula che proprio in tali settori vi sono stati tagli notevoli. In quest'ottica si spiega, di conseguenza, la grande rivolta dei rettori delle università per la mancata disponibilità di risorse da investire in questo settore particolarmente significativo per la vita della nostra nazione.
Le somme messe a disposizione, come giustamente sottolineato dalla collega precedentemente intervenuta, sono somme che questo Governo non è riuscito ad impegnare e ad investire per l'assenza di una visione organica del mondo della scuola e dell'istruzione.
Il provvedimento che è al nostro esame di fatto testimonia una visione «arruffata», una condizione non lineare ed organica rispetto a quanto si intende fare all'interno del mondo dell'istruzione, della scuola e dell'università. È sufficiente prendere visione degli articoli 1 e 2 di questo
decreto-legge per comprendere chiaramente quali siano gli intendimenti di questo Governo. Nel primo articolo, quando si parla di personale docente in soprannumero, si comprende chiaramente cosa si voglia definire e dove si voglia arrivare. Con questo atto di formazione continua si vuole determinare, in virtù anche di quelli che sono i percorsi e le condizioni delle specifiche professionalità, nella scuola, e soprattutto nella scuola pubblica, la concezione della licenziabilità. Il docente può essere cioè licenziato e di fatto messo fuori dei cicli della scuola e della formazione all'interno del nostro sistema d'istruzione.
Credo che questa rappresenti una grande contraddizione, nel momento in cui noi registriamo la più bassa incidenza degli investimenti all'interno della scuola nell'ambito del sistema europeo. Avevamo, a mio avviso, la necessità ed il dovere, quale intervento in questo sistema, di effettuare investimenti seri nella scuola, nella didattica e nella formazione, nonché nel sistema dei laboratori e delle tecnologie, per fare in modo che il nostro sistema scuola fosse - ed è - competitivo a livello europeo. Ciò non si intravvede; anzi si intravvedono negatività, che pongono il sistema dell'istruzione e della scuola della nostra nazione in una condizione difficile rispetto alle esigenze di competitività a livello europeo.
Siamo quindi profondamente contrari a questo articolo, come lo siamo rispetto all'articolo 2, nel quale si parla dell'accorpamento delle classi, eliminandosi quindi i cosiddetti organici funzionali. Vorrei porre una domanda, unitamente ad un'osservazione che sottopongo ai colleghi dell'Assemblea: come è possibile pensare ad una condizione di accorpamento delle classi? Come è possibile definire un intervento di formazione seria, soprattutto in quelle realtà difficili della nostra nazione?
Mi riferisco alle zone montane, mi riferisco alle aree cosiddette marginali, mi riferisco a quelle aree che questo Governo ha definito «sottoutilizzate». Ebbene, in quelle zone, nel momento in cui vi sono gli accorpamenti, nel momento in cui non vi è una formazione mirata verso il discente, vi saranno difficoltà oggettive nel creare uno sviluppo certo, concepibile all'interno del nostro sistema. Quindi, anche il dato dell'accorpamento finisce sostanzialmente per penalizzare le aree più deboli del nostro paese, le aree dell'emarginazione, le aree cosiddette «sottoutilizzate», quelle che hanno bisogno più che mai di iniziative forti, da parte del Governo, volte a ristabilire l'equilibrio tra istruzione a livello periferico e istruzione diversa. Riteniamo che con questo provvedimento raffazzonato, che non offre possibilità alla nascita di una cultura vera, seria all'interno di questo paese, si vadano a creare ancora una volta delle discriminazioni, anche e soprattutto all'interno del mondo della cultura.
Il presidente del CNR ieri ha detto con chiarezza che noi abbiamo presentato innumerevoli brevetti in Italia e all'estero, ma che non abbiamo la possibilità di far lavorare i ricercatori. Questa è la grande contraddizione di questo paese! Non investire nella ricerca, nell'istruzione, nell'università, nelle strutture e, quindi, nell'edilizia scolastica, significa fare in modo che questo paese rimanga indietro!
Per queste ragioni esprimiamo tutto il nostro dissenso e la nostra contrarietà e preannunciamo il nostro voto contrario su questo provvedimento, perché ciò significherà che nel sistema europeo della cultura la nostra nazione farà sicuramente un passo indietro e sarà inevitabilmente ultima nel sistema europeo della formazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, credo che durante il dibattito abbiamo avuto modo di affrontare in modo oltremodo analitico l'articolato globale del decreto-legge e, quindi, credo che sia inutile entrare nuovamente nel merito dei singoli articoli. La mia dichiarazione di voto a nome dei deputati della Margherita sarà perciò oltremodo breve e sintetica.
Mi sta però a cuore focalizzare quella che ritengo essere la filosofia globale del
decreto-legge. È evidente che, se dobbiamo entrare nel merito di un giudizio politico su questo provvedimento - che rappresenta un continuum rispetto alle politiche globali di settore di questa maggioranza e di questo Governo -, non ci è facile non individuare (purtroppo) una continuità, come dicevo, rispetto ad un disegno strategico che, a nostro modo di vedere, non è congruente con quelli che dovrebbero essere gli impegni che un Governo assume rispetto ad un posizionamento strategico del paese nel contesto europeo.
Scuola, università, ricerca, sistema dell'alta formazione artistica e musicale indubbiamente costituiscono i nervi del sistema, rappresentano il capitale culturale globale complessivo del paese, il prerequisito funzionale per la competitività rispetto ai grandi partner europei. La mia sensazione è che - ahimè - vi sia una sorta di percezione al ribasso del ruolo strategico del paese. Se voi pensate che la competizione, nei prossimi cinque, dieci, quindici anni, avverrà con Portogallo e Grecia - con tutto il rispetto per questi importanti partner europei -, credo che sbagliate.
Se dobbiamo ragionare avendo come parametro di riferimento per le nostre politiche i grandi partner europei, allora è evidente che non ci siamo. Non ci siamo sull'alta formazione; giustamente - va riconosciuto - questo Governo è intervenuto e non possiamo non prenderne atto: questo decreto-legge in parte era dovuto e necessario (penso alla sanatoria del sistema universitario), come era dovuto e necessario l'intervento per l'edilizia a favore del sistema dell'alta formazione; quindi, guai se non si fosse intervenuto! D'altro canto, vi sono troppi elementi che si inseriscono in una visione del nostro sistema di formazione e di istruzione pubblica con una forte accentuazione della devalorizzazione anche delle risorse interne al sistema.
Gli articoli 1 e 2, così come sono concepiti, a mio modo di vedere, non solo propendono per una devalorizzazione delle risorse interne al sistema ma, quel che è peggio - mi avvio velocemente alla conclusione -, minano alla radice l'elemento fortemente innovativo che ritenevamo strategico (si pensava, si auspicava che anche voi lo avreste individuato come strategico): l'autonomia delle istituzioni scolastiche.
Evidentemente, accorpamenti e sdoppiamenti non possono prescindere da un giudizio di opportunità che ha, come parametro di riferimento, la qualità dell'offerta formativa e la continuità didattica. Se questo criterio non è bilanciato con quello della razionalizzazione, pur concordando sulla necessaria riconversione e sulla mobilità professionale, temiamo che non vi sia equilibrio tra esigenze di sistema.
Per quanto riguarda la ricerca, evidentemente, l'avere imputato al fondo ordinario l'1 per cento significa, in ultima istanza, aver ridotto le già magre risorse destinate al settore della ricerca. Siamo entrati nel merito di ciò nel corso della discussione, sottolineando quello che - ahimè - costituisce il punto di caduta della credibilità e dell'autorevolezza di questo Governo: lo hiatus, la divaricazione tra l'enunciato - come afferma la Corte dei conti - e il conseguito. Avete dichiarato, reiteratamente, nei vostri documenti, nelle linee guida di voler conseguire degli obiettivi. Voi rischiate la credibilità politica nei confronti del paese e del sistema della ricerca se definite, come terminus a quo, non questo o il prossimo anno, ma il termine della legislatura. Credo che una classe politica di Governo debba assumersi responsabilità precise in merito a ciò.
Per quanto attiene al sistema dell'alta formazione artistica e musicale, mi sta a cuore focalizzare solo un aspetto (lo abbiamo già detto nel corso della discussione): se il 26 di questo mese non sia addiverrà alla presentazione, da parte del Governo, nei confronti del CNAM, dell'insieme dei regolamenti, credo che stiamo perdendo tempo. Ditelo subito che non credete alla filosofia sottesa alla legge n. 508, che non credete che il nostro paese debba valorizzare la sua grande risorsa costitutiva della sua identità: accademie,
conservatori, ISIA. Essi rappresentano elementi che si intrecciano con i nostri distretti culturali.
Queste ragioni e quelle che sono state sviluppate nel corso del dibattito non possono che indurre il gruppo della Margherita ad esprimere un giudizio negativo su questo provvedimento che, di fatto, rappresenta un elemento negativo a causa dell'introduzione di molti aspetti in termini regressivi rispetto a quello che, invece, dovrebbe essere l'obiettivo di crescita culturale, globale della competitività del paese, all'altezza di una società della conoscenza. Come gruppo della Margherita, in base alle ragioni esposte nel corso del dibattito, esprimeremo un voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
PAOLO SANTULLI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO SANTULLI, Relatore. Signor Presidente, intervengo per ringraziare i colleghi della Commissione per il lavoro svolto e per segnalare alcune questioni poste in evidenza attraverso alcune proposte emendative o emerse durante il dibattito. Tali argomenti non hanno potuto trovare spazio in questo provvedimento. Infatti - come è stato segnalato da più parti - abbiamo trattato misure di estrema urgenza non più differibili, molte delle quali legate all'utilizzo delle risorse accantonate dalla legge finanziaria dello scorso anno. L'attenzione puntigliosa che ho dedicato sin dall'inizio, nasceva da un'esigenza pressante, come lei ben sa, Presidente. Però, non posso non sottolineare che in futuro meriteranno attenzione: l'emergenza dell'edilizia scolastica, che ha assunto una particolare evidenza a seguito dei tragici avvenimenti verificatisi in Molise; la complessa questione delle graduatorie permanenti per l'accesso all'insegnamento; la situazione delle scuole di specializzazione all'insegnamento secondario (le cosiddette SSIS); la revisione organica della legge n. 508 del 1999, richiamata da più parti, che, a mio giudizio, andrebbe attuata; il rapporto tra i titoli rilasciati dalle accademie e dalle scuole di specializzazione all'insegnamento secondario; l'ammodernamento delle strutture informatiche nelle scuole. Si tratta di argomenti trattati in Commissione, toccati anche da alcuni emendamenti.
Mi auguro che, sin dalle prossime settimane, già in occasione della discussione in Commissione della riforma Moratti, alcuni degli argomenti innanzi indicati possano essere affrontati e possano essere trovate, al riguardo, soluzioni adeguate (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, i colleghi si saranno accorti, nel corso della discussione, che i ringraziamenti rituali e formali sono, in questo caso, qualcosa di più di un rito: effettivamente, maggioranza ed opposizione hanno lavorato attivamente. Desidero ringraziare l'opposizione perché, al di là di qualche tono propagandistico, legittimo in quest'aula, si è impegnata nell'esame di questo provvedimento in modo molto responsabile; più specificamente, desidero ringraziarla perché continua ad incalzare la maggioranza ed il Governo sul tema della ricerca scientifica.
Ne ha già parlato nel corso della discussione del disegno di legge finanziaria, ma vorrei cogliere l'occasione per ritornare sul punto, anche per assumere un impegno con il mondo della ricerca che, in questi mesi, ci sta osservando; colgo l'occasione anche per dire che il presidente Tabacci ed io organizzeremo qui a Montecitorio, il 12 dicembre, un
convegno al quale parteciperanno i protagonisti della ricerca ed il ministro Moratti.
Per noi, l'impegno non riguarda i principi, che già fanno parte del programma del Governo: il presidente Berlusconi lo ha ribadito anche di recente e il ministro Moratti, come l'onorevole Grignaffini ha ricordato, è intervenuta sull'argomento nei giorni scorsi. L'impegno deve essere assunto dalla maggioranza sul piano dei tempi, sul piano delle priorità, perché, in una situazione di difficoltà economica (questo è il vero motivo per il quale non abbiamo ancora attuato il nostro programma di portare gli investimenti per la ricerca all'1 per cento del PIL), il problema è solo di priorità.
Allora, credo che la maggioranza debba sapere, e debba saperlo anche il Governo, che già l'esame del disegno di legge finanziaria al Senato può fornire l'occasione per mettere mano a provvedimenti idonei perché la situazione degli enti di ricerca è ad un passo dal limite di sopravvivenza (come il presidente del CNR ricordava ieri, siamo già stati costretti a rinunciare ad alcuni investimenti). Anche l'opposizione, però, deve sapere che non è solo questione di fondi, ma anche di riforma degli enti e di riforma dei sistemi di finanziamento affinché i soldi non vadano a finire in burocrazia o in spese inutili, ma siano effettivamente impiegati in modi produttivi.
Se la maggioranza e l'opposizione hanno questa consapevolezza, credo che, già nei prossimi giorni, potremo affrontare la questione con maggiore serenità. Ad ogni modo, questo è il nostro impegno.
Ringrazio il relatore, la maggioranza e l'opposizione per il lavoro che è stato da tutti svolto (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
![]() |
![]() |
![]() |