![]() |
![]() |
![]() |
La seduta, sospesa alle 9,45, è ripresa alle 10,05.
PRESIDENTE. Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 4.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 234
Maggioranza 118
Hanno votato sì 10
Hanno votato no 224
Sono in missione 89 deputati).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Bimbi 4.6 e Martella 4.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, questo emendamento vuole sopprimere il comma 4-bis perché, come ho già ricordato ieri, stiamo parlando di incentivi a professori e ricercatori per l'innovazione nel campo della didattica. Questi progetti, però, nella forma prevista dal comma sarebbero definiti con l'accordo tra ministero e regioni, bypassando completamente le università. È risaputo che le università hanno una competenza esclusiva, nel
campo della didattica, inoltre è evidente che il rapporto con le regioni nella maggioranza dei casi è previsto dai nuovi ordinamenti didattici. È giusto che questo rapporto continui ad esserci anche per quanto riguarda l'organizzazione di tutte le forme di stage, di tirocinio, di complementarietà tra la formazione di base di tipo accademico e la formazione più applicativa.
Comunque, le università non possono accettare di essere scavalcate sulla definizione di progetti che riguardano la didattica. Questo comma ci sembra particolarmente grave e - lo spero - frutto di una svista; quindi sollecitiamo i colleghi ed il Governo a correggerlo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, con il mio emendamento 4.7 abbiamo proposto la soppressione del comma 4-bis il quale prevede che l'erogazione dei contributi alle università statali per l'incentivazione dell'impegno didattico dei professori e dei ricercatori venga finalizzata anche all'adeguamento quantitativo e al miglioramento qualitativo dell'offerta didattica e dei progetti sperimentali sul diritto allo studio.
In questo caso, il Governo ci mette davanti agli occhi un'operazione davvero singolare: si decide di utilizzare il fondo, previsto dalla legge n. 370 del 1999 e finalizzato al giusto obiettivo di incentivare l'impegno didattico, anche per progetti indirizzati al diritto allo studio. Nel frattempo, si diminuiscono le risorse del fondo integrativo per il diritto allo studio da ripartire tra le regioni.
Deve essere ben chiara la nostra posizione: siamo favorevoli al rispetto della legge n. 370 del 1999, quindi al fondo e al suo utilizzo per l'incentivazione dell'impegno didattico ed il miglioramento dell'offerta formativa. Siamo favorevoli all'aumento delle risorse del fondo per il diritto allo studio, ma questo comma, così come è, non sta in piedi perché si decide di utilizzare un fondo, destinato a scopi precisi, anche per altri.
Ancora una volta, si tratta di interventi occasionali; le risorse vengono diminuite, generando incertezza, ed, invece di aumentarle, si utilizzano quelle poche che sono a disposizione per più obiettivi. Inoltre - lo affermava anche l'onorevole Bimbi - si prevede che debba esservi una programmazione concordata con il ministero, mentre dovrebbe sussistere tra le regioni e le università. Anche in questo caso, viene riportato in questo comma un principio inutilmente centralista. Ciò è ancora più grave se consideriamo il fatto che le risorse complessive, destinate al diritto allo studio universitario, diminuiscono e che - abbiamo avuto già modo di dirlo - sia la legge finanziaria del 2002 sia quella del 2003 hanno interrotto quel trend di crescita che aveva portato all'aumento delle somme a disposizione del diritto allo studio universitario e all'allargamento della platea dei cosiddetti aventi diritto, con il risultato che oggi ci troviamo nella condizione di non riuscire a dare la borsa di studio a tutti coloro che ne avrebbero il diritto per merito e per reddito (sono circa 150 mila studenti). Ciò è indicativo del fatto di come questo Governo, questa maggioranza di centrodestra stia dequalificando e destrutturando il nostro sistema universitario.
Qualche giorno fa, il ministro Moratti, nel corso dell'audizione in Commissione, ha cercato di dirci che il bilancio dell'attività del proprio ministero è positivo, ma abbiamo ribadito, con fatti inequivocabili ed oggettivi, che così non è: il bilancio che noi tracciamo e che gli operatori del settore, che il mondo accademico e della ricerca tracciano è assolutamente negativo ed è reso ancora più negativo dal fatto che il ministro Moratti aveva assunto impegni precisi, come quello di far crescere il fondo di finanziamento ordinario dell'università o come quello, ancora più importante, di aumentare il rapporto tra investimenti per la ricerca e prodotto interno lordo che, nel nostro paese, è meno della metà rispetto a quello degli altri paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti
e del Giappone nei quali il volume di risorse che la comunità destina per ogni studente universitario è certamente più elevato rispetto a quello del nel nostro paese.
Il Governo, quindi, rinuncia a fare di questi temi un punto qualificante dei propri interventi e prosegue con una politica di abbassamento della nostra competitività e di declassamento del nostro sistema nello scenario internazionale. È esattamente il contrario di ciò di cui vi sarebbe bisogno per dare una prospettiva ed un futuro a molti giovani, a molti studenti e, complessivamente, al nostro paese.
Anche l'emendamento in esame si propone di correggere questa situazione distorta perché il comma, così come è redatto, non sta in piedi: si prevede l'utilizzo delle poche risorse a disposizione per più obiettivi e si creano incertezze e confusione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Bimbi 4.6 e Martella 4.7, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 304
Maggioranza 153
Hanno votato sì 132
Hanno votato no 172
Sono in missione 89 deputati).
Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi non è riuscita a votare.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Tocci 5.1 e Colasio 5.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l'articolo 5, per un verso, si compie un gesto doveroso perché si corrispondono i compensi ai componenti di commissioni e di comitati di esperti che valutano i progetti e i programmi di ricerca. Ciò vale per il passato: per il futuro, si mettono a carico dei fondi per la ricerca le spese per tali compensi.
Noi siamo già in una situazione in cui la ricerca stenta a sopravvivere. Non solo: ieri il presidente del CNR ci ha detto che l'istituto da lui presieduto, per esempio, sarà costretto a recedere dai contratti internazionali di ricerca; non può infatti farvi fronte, con le risorse disponibili, in particolare per quanto riguarda i ricercatori, anche perché non dispone dei fondi di base.
Noi facciamo ricadere sui fondi di ricerca, che sono già estremamente esigui, anche il costo della valutazione, che è un costo che dovrebbe essere chiaramente sopportato dal Ministero, in quanto la valutazione riveste carattere nazionale.
Si tratta, quindi, di una norma che è la spia della politica generale sulla ricerca: tagliare, tagliare dappertutto (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 5 sembra un articolo innocuo, ma in realtà determina un taglio ulteriore dell'1 per cento dei fondi per la ricerca nazionale. Vi ricordo che nella legge finanziaria il taglio operato è stato del 2 per cento. Questo innocuo articolo quindi, in termini di tagli, equivale alla metà dei tagli previsti nella legge finanziaria.
In questo articolo c'è un trucco: sembra, come ho detto, innocuo, ma in realtà è una vera e propria rapina ai danni dei fondi per l'attività di ricerca. In passato, infatti, le commissioni di valutazione venivano finanziate con apposito fondo, ma nel preparare il bilancio dello Stato per il 2002 il ministro Tremonti ha eliminato quel capitolo. Ha così sostanzialmente creato un debito fuori bilancio, dal momento
che quelle commissioni, per continuità di amministrazione, hanno continuato a lavorare.
Oggi con questo articolo il Governo chiede all'Assemblea di sanare questo debito fuori bilancio, «tagliando» ulteriormente la ricerca. È diventato persino banale citare quel numero, drammatico per il nostro paese, dell'uno per cento del prodotto interno lordo per gli investimenti in ricerca. Occorre però sottolineare che, a questo punto, nemmeno questo numero rende la gravità della situazione. Non è grave soltanto la funzione degli investimenti in rapporto al PIL, ma è ancora più grave la sua derivata, ovvero il fatto che in questo momento tutti i paesi europei stanno incrementando gli investimenti in ricerca, pur avendo le stesse difficoltà di carattere macroeconomico che attraversa il nostro paese.
Noi siamo l'unico paese europeo che in questo momento arretra rispetto agli investimenti. Persino la Spagna, che con noi condivide la posizione di fanalino di coda, sta recuperando questo deficit, mentre noi stiamo compiendo seri passi indietro, allontanandoci, unico tra i paesi europei, dall'impegno stabilito al vertice di Lisbona, ovvero quello di raggiungere entro il 2010 la «vetta», per noi a questo punto molto lontana, del 3 per cento in rapporto al prodotto interno lordo.
Lo ha già ricordato la collega Bimbi: ieri il presidente del CNR ha svolto una relazione assai importante sullo stato della ricerca nazionale. Invito tutti i colleghi interessati al tema a leggere quella relazione, perché, in primo luogo, sfata una serie di calunnie che sono state diffuse nei confronti del CNR e della ricerca italiana da alcuni improvvidi commentatori.
Quello studio riporta i risultati di un accurato benchmarking internazionale, che rivela una cosa molto semplice: il numero di pubblicazioni scientifiche del CNR in rapporto alle risorse impegnate è dello stesso livello dei più prestigiosi centri di ricerca europei, dal Max Planck al CNRS francese.
Ma vi è di più: il presidente del CNR ieri ha dato una notizia shock: se non succederà qualcosa nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, il CNR sarà costretto a rinunciare ai progetti internazionali, come ad esempio i progetti sulla genomica funzionale, sul nuovo grande osservatorio Themis delle Canarie.
Vorrei sottolineare, a questo proposito, un'ironia della sorte: proprio nelle stesse ore in cui il presidente del CNR annunciava che, per difficoltà di bilancio, dovremo abbandonare il progetto dell'osservatorio Themis, le agenzie di stampa battevano una notizia formidabile per il nostro paese ovvero che i nostri ricercatori dell'istituto di astrofisica hanno scoperto un nuovo sistema solare tra le costellazioni dell'Acquario e dei Pesci, un nuovo grande successo della scienza italiana! Ed io, signor Presidente, mi permetto di suggerire che quest'Assemblea invii al professor Gratton e alla sua équipe le congratulazioni della Camera dei deputati (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Mentre i nostri scienziati si fanno valere nel mondo, noi stiamo per decidere di uscire da quei progetti internazionali. Ormai la misura è colma, l'allarme è generalizzato. Vi posso assicurare che i ricercatori di tutti gli orientamenti politici - quelli di destra, di centro e di sinistra - sono concordi nel dire che la misura è colma.
L'allarme non è soltanto nostro, dell'opposizione, vorrei fosse chiaro a tutti i colleghi della maggioranza. La prossima settimana la Confindustria, di fronte al Presidente della Repubblica, lancerà un grido d'allarme sullo stato della ricerca nazionale e la settimana successiva, a Montecitorio, il Presidente della nostra Camera, il Presidente Casini, presiederà un convegno internazionale e anche da lì si leverà un grido d'allarme.
Anche nel Governo, in questi giorni, sono finalmente emersi i conflitti tra il ministro Tremonti e il ministro Moratti, ma, a quanto pare, i due ministri non sono in grado di risolvere il problema. Allora, colleghi della maggioranza, aiutate il vostro Governo: bocciate questo articolo,
questo ulteriore taglio alla legge finanziaria e costringerete Tremonti a trovare quei soldi che ha sottratto alla ricerca (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Mi associo alle congratulazioni rivolte dall'onorevole Tocci ai nostri scienziati che hanno scoperto un nuovo sistema solare tra le costellazioni dell'Acquario e dei Pesci. Vorrei precisare che non si tratta di un segno zodiacale, ma di un grande pianeta con due soli.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Tocci 5.1 e Colasio 5.2, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 325
Votanti 323
Astenuti 2
Maggioranza 162
Hanno votato sì 137
Hanno votato no 186).
Prendo atto che i presentatori non accolgono l'invito al ritiro degli identici emendamenti Tocci 5.3 e Colasio 5.4.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Tocci 5.3 e Colasio 5.4, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 327
Votanti 325
Astenuti 2
Maggioranza 163
Hanno votato sì 138
Hanno votato no 187).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 5-bis.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo emendamento e con quelli successivi vogliamo mettere in evidenza che nella legge finanziaria vi sono 90 miliardi di vecchie lire che non sono state spese. Il Governo ha avuto ben diciotto mesi di tempo per emanare una circolare che avrebbe consentito l'erogazione di questi fondi, ma, ciò nonostante, il Governo non è stato in grado di scrivere questa circolare.
Si tratta di 90 miliardi che vanno alla ricerca industriale per le imprese private e a me, come a tanti altri di voi, sicuramente è capitato di leggere i romantici articoli del ministro Moratti sulla ricerca che deve rivolgersi alle imprese. Il ministro ha scritto tanti articoli in questo senso.
A me viene da pensare alle mattinate trascorse dal ministro a scrivere questi articoli. Forse, se in una di quelle mattinate, invece di scrivere un editoriale, avesse scritto la circolare, gli imprenditori italiani avrebbero avuto una predica in meno e 90 miliardi in più per la ricerca applicata (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
Oggi, cerchiamo di sopperire alle carenze del ministro e del Governo, suggerendo, attraverso alcune di queste proposte emendative, determinati criteri di spesa di questi soldi che privilegiano il consorzio tra piccole e medie imprese e la ricerca fondamentale.
Attraverso un ordine del giorno, impegniamo il Governo a rispettare precise priorità nell'ambito dell'erogazione di questi fondi. La formula dell'articolo 5-bis, così com'è, sostanzialmente, affida al Governo una delega in bianco. Con l'articolo 5-bis, diciamo ad un Governo, che per diciotto mesi non ha speso questi
soldi: pensaci tu per il futuro. Credo che questa delega in bianco sia eccessiva. Sembra, anzi, una vera e propria abdicazione del Parlamento rispetto ad una sua responsabilità fondamentale nella politica di bilancio.
Proponiamo due obiettivi prioritari che corrispondono a due esigenze, forse le più drammatiche. In primo luogo, chiediamo di spendere questi 90 miliardi per dare incentivi a quelle industrie che assumono nuovi e giovani ricercatori. Cari colleghi, dobbiamo riflettere sul seguente aspetto: un giovane ricercatore italiano, in questo momento, si trova la porta sbarrata nell'università e negli enti pubblici di ricerca, perché il disegno di legge finanziaria ha appena prorogato il blocco delle assunzioni per due anni. Si dia, almeno, la possibilità a questi giovani di essere assunti in un'impresa privata che da questa assunzione otterrebbe un forte incentivo.
Vorrei sottolineare che è in gioco il futuro dei nostri ricercatori. Nel nostro paese, in questo momento, vi sono tanti giovani italiani ricchi di talento. Come sempre, costringeremo questi giovani ad emigrare, come è già successo per tante altre generazioni.
Di recente, l'elenco dei premi Nobel si è arricchito di un altro nome italiano: il professor Giacconi. A chi gli ha chiesto per quale motivo fosse andato in America, ha risposto richiamando l'esempio del grande Michelangelo al quale fu offerta la possibilità di affrescare un muro. Il professor Giacconi ha aggiunto: noi scienziati non chiediamo altro che un muro da affrescare. Perché negare, oggi, ai nostri più geniali giovani, l'opportunità di avere un muro da affrescare? Perché mortificare questi giovani talenti bloccando l'accesso, sia alla ricerca pubblica sia alla ricerca privata?
Con l'emendamento al nostro esame, proponiamo di destinare una parte cospicua di questi 90 miliardi alle imprese private che assumeranno giovani ricercatori.
Come secondo obiettivo prioritario, proponiamo il raggiungimento di un buon rapporto tra ricerca pubblica e privata. Nei mesi passati, senza compiere nulla di concreto e di pratico...
PRESIDENTE. Onorevole Tocci...
WALTER TOCCI... il Governo ha fatto soltanto una cosa: ha messo contro la ricerca pubblica e quella privata e ha creato un dissidio laddove, invece, ci dovrebbe essere un'armonia. Infatti, soltanto quando ricerca pubblica e privata si danno una mano, si raggiungono grandi risultati di eccellenza.
I più importanti distretti industriali del mondo nascono proprio da forti centri pubblici di ricerca e da una rete di piccole e medie imprese (mi riferisco anche alle ultime esperienze, come quella di Cambridge). È proprio questa la scommessa, la fortuna: imprese e centri pubblici di eccellenza.
Proponiamo di spendere questi 90 miliardi per incentivare quelle convenzioni, quei rapporti contrattuali tra imprese e centri pubblici di ricerca, in modo da seguire l'esperienza migliore in questo momento a livello internazionale. Non una delega in bianco ad un Governo che non ha saputo spendere, per diciotto mesi questi fondi! Proponiamo, invece, attraverso un ordine del giorno, di impegnare il Governo...
PRESIDENTE. Onorevole Tocci...
WALTER TOCCI... a spendere 90 miliardi per l'assunzione di giovani ricercatori e per creare un rapporto tra università, centri di ricerca e imprese private (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, dopo le considerazioni svolte dai colleghi Bimbi e Tocci, ritengo opportuno tentare comunque di delineare un rapporto con la
maggioranza su di una questione che, per noi, ha carattere bipartisan e strategico.
Ho letto gli interessanti interventi del sottosegretario Caldoro in sede di discussione sulle linee generali. Tra le righe, con grande intelligenza, egli ha detto: in fondo, nel settore della ricerca, questo Governo non ha fatto quel che avrebbe voluto. Al tempo stesso, ricordo che il presidente della VII Commissione, onorevole Adornato, proprio nel corso della discussione del disegno di legge finanziaria, ha sollecitato con forza il suo Governo e la sua stessa maggioranza a ricentrare le politiche su questo settore strategico. Peraltro, il presidente Adornato sa bene che, in VII Commissione, si è addivenuti ad una decisione unanime rispetto alla consapevolezza di un incremento sostanziale delle risorse allocate nella ricerca. Ahimè, presidente Adornato, noi constatiamo che, nonostante la sua buona volontà, il suo Governo e la sua maggioranza non si sono dimostrati ricettivi!
Partendo da questo rilievo, noi, come forza di opposizione, abbiamo dato la più grande disponibilità a delineare un percorso, ad attivare un processo che assuma la ricerca di base come vettore strategico nel nostro paese. Allora, è evidente che si pongono alcuni problemi. La stessa Corte dei conti - faccio riferimento ad un organo neutro, ad un organo tecnico -, nella sua ultima relazione, fa un'affermazione oltremodo interessante, che dovrebbe preoccupare i colleghi della maggioranza. Dice la Corte: si rivela un'incoerenza - ripeto: un'incoerenza! - tra enunciazioni di obiettivi e allocazione delle risorse.
Il riferimento, com'è chiaro, è al Piano nazionale della ricerca ed alle nuove linee guida per lo sviluppo tecnologico di cui alla delibera CIPE n. 35 del 2002, nella quale si prospettava un preciso impegno a far sì che le risorse allocate nella ricerca crescessero in modo significativo. Come Governo, avete individuato uno scenario: quello dell'1 per cento. Il CIPE dice al riguardo: va bene, ma decliniamolo operativamente! La predetta delibera prevedeva un incremento progressivo e graduale delle risorse allocate nella ricerca: 18 per cento in più. Sapete benissimo che, in realtà, in sede di definizione del fondo ordinario per gli enti pubblici di ricerca, non vi è alcuna conferma di queste pie enunciazioni. Vi è, dunque, una sorta di sovraccarico enunciativo che non trova corrispondenza nelle politiche di settore. Allora, delle due l'una: o amate fare dichiarazioni per il gusto di farle o vi è una vostra fondamentale irresponsabilità!
Il mondo della ricerca italiano sta valutando seriamente il vostro operato, ma sta a cuore a noi ed a voi - ne va della crescita della competitività globale del paese - che queste enunciazioni non si risolvano in mera lirica che resta ferma nel DPEF e nelle delibere CIPE. Noi, come opposizione, abbiamo detto una cosa molto chiara: crediamo che la definizione di un ruolo e di uno status del nostro paese in Europa, alla luce del documento Busquin ed alla luce della definizione di uno spazio europeo della ricerca, debba vederci convergere, maggioranza ed opposizione, su di una politica di incremento delle risorse per la ricerca di base. Ma, ahimé, ciò non è dato! Come opposizione, ribadiamo il nostro preciso impegno a collaborare affinché, su tali questioni, si definisca una politica unitaria.
Un'ultima considerazione sulla riforma degli organi. C'è qualcosa che ci preoccupa. È evidente che, dal nostro punto di vista, il riassetto ordinamentale non può ledere principi fondamentali come l'autonomia della comunità scientifica. Ieri, abbiamo sottolineato la dimensione strategica dell'autonomia dell'istituzione scolastica ed abbiamo rivendicato e difeso l'autonomia universitaria. Oggi, vi diciamo: se pensate di mettere mano, in modo ordinamentale, sul CNR, andando a ledere l'autonomia della comunità scientifica e consentendo l'ingerenza della politica nello spazio della ricerca, commettete un grave errore politico!
Sono errori gravi che, assieme all'inadeguatezza delle risorse allocate per la ricerca scientifica, non delineano sicuramente un futuro di sviluppo per il nostro paese.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 5-bis.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 353
Votanti 352
Astenuti 1
Maggioranza 177
Hanno votato sì 148
Hanno votato no 204).
Avverto che l'emendamento Colasio 5-bis.3 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 5-bis.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 353
Votanti 346
Astenuti 7
Maggioranza 174
Hanno votato sì 143
Hanno votato no 203).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 5-bis.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 363
Votanti 358
Astenuti 5
Maggioranza 180
Hanno votato sì 151
Hanno votato no 207).
Prendo atto che l'onorevole Brusco non è riuscito a votare.
Passiamo all'emendamento Titti De Simone 6.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, qui entriamo in un terreno a dir poco problematico, ma anche interessante, perché, dopo la riforma della legge n. 508, relativamente alla definizione di un sistema dell'alta formazione artistica e musicale, penso che sia la prima volta che questo tema torna in questa Assemblea. Quindi, abbiamo una grande e importante occasione per affrontarlo, così come si fece a suo tempo, all'interno di una logica, mi auguro, cooperativa.
È evidente che, innanzitutto, vanno chiariti e definiti il ruolo, l'identità e le funzioni del nostro sistema di alta formazione, così come delineata nell'articolo 33 della Costituzione. È evidente che i 56 conservatori, le 20 accademie, gli ISIA - penso in modo particolare alle esperienze di Faenza, all'istituto di ceramica di Faenza - si radicano nei nostri territori, si radica nella geografia culturale del nostro paese.
Quindi, stiamo parlando di qualcosa che ha a che vedere significativamente con la specificità e le culture di quella realtà complessa dal punto di vista culturale che è il nostro paese.
È evidente che noi scontavamo un grave e pericoloso ritardo rispetto ai grandi paesi europei, nei quali il sistema dell'alta formazione artistica e culturale ha una sua autonoma dignità. I nostri studenti, lo sapete, spesso e volentieri erano penalizzati perché i titoli rilasciati da queste istituzioni di alta formazione culturale, musicale e artistica non erano equiparati al livello della laurea, per cui i nostri ragazzi, pure a fronte di un percorso formativo oltremodo significativo,
non si vedevano riconosciuti i propri titoli in termini sia concorsuali sia di formazione professionale.
Benissimo, oggi voi - ed è qui il punto politico - regolate la situazione; io ritengo si trattasse di un atto dovuto e necessario; non so se il decreto-legge fosse la forma più adatta, però giustamente regolate una situazione che rischiava di essere penalizzante per quei ragazzi che avevano conseguito il titolo in una situazione che ha subito delle modifiche successive al riordino del sistema universitario e quindi al regolamento previsto dal decreto ministeriale n. 509 del 1999.
Ebbene, su questo possiamo anche essere d'accordo, ma è evidente, lo dico al sottosegretario di Stato Caldoro che ha seguito la pratica in modo particolare, che voi siete intervenuti regolando alcuni aspetti del sistema ma dimenticandone altri. Lei giustamente, sottosegretario di Stato, asserisce che i due sistemi, quello universitario e quello dell'alta formazione, devono trovare un equilibrio dinamico interno e tra di loro. È evidente che noi non possiamo non assumere come strategico il sistema dei crediti formativi, dei debiti formativi, come sistema regolativo che rispetti le autonomie dei due sistemi (alta formazione e universitario). Al tempo stesso dico una cosa, sottosegretario: vi è un ritardo politico enorme, perché il vero tema di cui stiamo parlando tra le righe è che - voi lo sapete benissimo - nel giugno del 2001 il Governo si era impegnato a fare quello che manca. Infatti, se voi siete costretti oggi ad effettuare degli interventi tampone di questo tipo, questo dipende dal fatto che non avete ancora proceduto, così come indicava il Consiglio di Stato, all'adozione di quei regolamenti che definiscono l'autonomia statutaria, l'autonomia regolamentare, l'autonomia didattica, gli standard qualitativi, del nostro sistema di alta formazione artistica e musicale.
Allora, dov'è il problema? Abbiamo capito dov'è il problema? È evidente che, se anche in questo caso, una volta di troppo a mio parere, si pensa che il sistema dell'alta formazione non debba essere caratterizzato da quel principio regolatore fondamentale che è la sua autonomia, capisco che non siete nelle condizioni di portare a termine il buon esito dell'assetto regolamentare. Il punto del contendere ci è chiaro: voi volete inserire una norma, che la Commissione cultura ha bocciato, che prevede alla dirigenza di questi organismi un presidente non eletto dalle istituzioni ma di nomina governativa, un presidente le cui competenze si intrecciano con quelle del direttore artistico, che lede e mina alla radice il principio dell'autonomia di queste istituzioni.
Poiché abbiamo lavorato insieme sulla legge n. 508 quando noi governavamo, credo sia interessante e doveroso lavorare insieme nel prosieguo a condizione, però, che voi definiate un percorso politico chiaro.
Un'ultima battuta per il sottosegretario Caldoro. Lei, sottosegretario, dice che avremo una contrattazione in sede ARAN che definirà la specificità del comparto all'interno del comparto scuola. No! Non è così, non è pensabile. Questo comparto ha una sua specifica autonomia, definita dal Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale e non è riducibile. Avete fatto un errore, non avete scorporato le risorse aggiuntive rispetto al comparto.
PRESIDENTE. Onorevole Colasio...
ANDREA COLASIO. Concludo, Presidente.
Lo ribadisco: l'autonomia dell'alta formazione per noi non è negoziabile (Commenti di deputati del gruppo di Forza Italia).
TITTI DE SIMONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, intervengo per annunciare il ritiro dell'emendamento soppressivo 6.1 a mia firma per le ragioni che seguono.
Poiché la Presidenza ha dichiarato inammissibile l'emendamento a mia firma 6.2, sostitutivo dell'articolo 6, ritengo divenga
incompleto il ragionamento che avremmo voluto portare all'attenzione dell'Assemblea. La nostra posizione su questo articolo, naturalmente, non è di contrarietà ad un passo in avanti che riteniamo indispensabile e dovuto, cioè l'equiparazione dei titoli rilasciati dalle accademie e dai conservatori alle lauree universitarie triennali, ma ritenevamo, e continuiamo a ritenere, che le modalità e il merito, in termini complessivi, dell'intervento del Governo su questa materia portino ad una operazione del tutto insufficiente che può, addirittura, diventare dannosa per la sopravvivenza, la qualificazione, il rilancio e l'autonomia di queste importanti istituzioni della formazione pubblica.
Vorrei approfittare per dire subito che il metodo scelto dal Governo per intervenire su questa materia, pur su un punto importante, ci lascia francamente molto sconcertati. In primo luogo perché viene inserito un pezzo di riforma e questo conferma le modalità ed il disegno politico di questo Governo circa il settore dell'istruzione e della formazione pubblica: quello, cioè, di intervenire per pezzi, per frammenti, introducendo parti importanti di riforma del sistema all'interno di provvedimenti sporadici, frammentari, disarticolati, eludendo, quindi, la logica fondamentale di un ragionamento organico, complessivo, di sistema sulla riforma, in questo caso, di istituti così importanti per il nostro paese come quelli dell'alta formazione artistica e culturale. Dunque, la nostra contrarietà al metodo è assolutamente netta.
Dico di più: crediamo vi sia un approccio demagogico da parte del Governo nell'aver voluto affrontare solamente un aspetto del problema - importante - riguardante le accademie, senza aver voluto trattare, nella sua complessità, tutta la questione della reale applicazione della riforma attuata con la legge n. 508 che, come sappiamo, è piena di lacune e di punti incompiuti.
Questa modalità di operare del Governo esprime, in tutta la sua evidenza, contraddizioni ed incongruenze che rischieranno di ripercuotersi pesantemente anche sull'efficacia del provvedimento oggi al nostro esame. Dico questo perché l'equiparazione dei titoli rilasciati dalle accademie alle lauree triennali senza aver risolto complessivamente il problema dell'inquadramento di queste istituzioni all'interno delle istituzioni universitarie, in particolare per ciò che attiene allo stato giuridico dei docenti, comporterà, nei prossimi mesi, la presentazione di svariati ricorsi, dal nostro punto di vista in modo assolutamente legittimo nei confronti di questa decisione che solleva, in modo oggettivo, dubbi di costituzionalità.
Signor Presidente, sottosegretario, sostanzialmente i docenti che qui vengono messi nelle condizioni di valutare lavori e tesi parificate a quelle universitarie, che sono abilitati a rilasciare diplomi equiparati ai titoli universitari, non si vedono riconosciuto il grado universitario di docenza. Il decreto-legge che stiamo discutendo ignora, non è la prima volta che ciò accade, questo importante tassello della riforma attuata con la legge n. 508 e sorvola su un punto che la stessa aveva eluso, a nostro avviso, in modo assolutamente negativo.
Con successive proposte emendative - sulle quali chiederò la parola - proponiamo un intervento organico in materia, non solo su tale aspetto specifico, ma anche sul valore, sulla spendibilità effettiva di questi titoli di studio.
Ritiro questo mio emendamento ma, ovviamente, tornerò ad intervenire perché il modo con cui il Governo sta agendo rischia complessivamente di far regredire la riforma attuata con legge n. 508, cosa che ci vede assolutamente contrari.
PRESIDENTE. L'emendamento Titti De Simone 6.1 è stato quindi ritirato.
Passiamo alla votazione della parte ammissibile dell'emendamento Titti De Simone 6.2, identica all'emendamento Titti De Simone 6.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lolli. Ne ha facoltà.
GIOVANNI LOLLI. Signor Presidente, colgo l'occasione per intervenire anche sul complesso dell'articolo 6 del decreto-legge.
Riteniamo sia necessario intervenire su questa materia, in quanto stiamo parlando di una ricchezza, di un patrimonio, del sistema formativo italiano. Stiamo parlando di istituzioni formative che diplomano giovani i quali entrano in possesso di una conoscenza, di una formazione, tra le più elevate a livello europeo. Il paradosso esistente è che sul piano legale, giuridico, formale, i diplomati nel nostro paese si trovano poi svantaggiati nella concorrenza con i diplomati in altri paesi europei, i quali sono dotati di titoli di studio che hanno un valore superiore. Era quindi sicuramente necessario intervenire.
Questo, d'altra parte, come è stato rilevato da altri colleghi, per ultimo dall'onorevole Titti De Simone, era un vuoto, un buco rimasto in una legge, che ritengo tuttavia importante, cioè la legge n. 508 approvata nel corso della passata legislatura.
Questo, però, non è il solo buco, in quanto ve ne sono altri. Ad esempio, siamo già stati chiamati ad intervenire in riferimento alla trasformazione dell'ISEF in facoltà di scienze motorie. In tal caso si pongono due problemi, che già avevo evidenziato e che l'emendamento Titti De Simone 6.2, purtroppo dichiarato ammissibile solo in parte, tenta di correggere.
I due problemi sono i seguenti. In primo luogo, occorre intervenire sui diversi «buchi» con criteri uniformi, senza commettere pasticci che rischiano di creare situazioni arbitrarie. In secondo luogo, è necessario che si intervenga in modo organico. In questo caso, ad esempio, equipariamo effettivamente il titolo di studio relativamente al destino professionale e occupazionale degli studenti e lo equipariamo adesso anche per quanto riguarda il destino formativo, ma rimane un vuoto che rappresenta un gravissimo problema ancora aperto: che fine fanno gli insegnanti e i docenti?
Ieri, vi è stata una conferenza stampa cui abbiamo partecipato. Mi rivolgo al sottosegretario: vi saranno dei ricorsi e dovremo tornare ad intervenire su questa materia, giacché appare del tutto incongruo il fatto che docenti che non possiedono una qualifica universitaria si trovino a rilasciare diplomi universitari. Effettivamente, mi pare difficile che le cose possano rimanere così.
Altri aspetti di questo decreto-legge ci lasciano perplessi. Mi riferisco, ad esempio, al fatto che non si indicano in modo chiaro ed evidente le istituzioni cui ci si riferisce. Tuttavia, tale aspetto verrà affrontato dai successivi emendamenti che dovremo esaminare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, con gli emendamenti in esame ed i successivi che abbiamo presentato e che si riferiscono all'articolo 6, è nostra intenzione intervenire in modo più organico e completo su questa materia (il Governo, infatti, sta inserendo un pezzo di riforma in un decreto-legge, senza farsi carico complessivamente della situazione delle accademie) e lo facciamo proprio per tentare di mettere queste istituzioni in una condizione di serenità e di certezza rispetto al proprio futuro e anche rispetto al proprio funzionamento. Lo facciamo per evitare quel caos determinato dalle modalità con cui il Governo sta intervenendo, soprattutto in virtù del fatto che i regolamenti attuativi della legge n. 508 del 1999, nonostante le promesse più volte formulate dal Ministero, non sono stati ancora adottati. Pertanto, queste istituzioni versano oggettivamente in una condizione di estremo disagio e incertezza.
Purtroppo, solo una parte del mio emendamento 6.2 è stata ritenuta ammissibile. Vi era la parte che - come ho già sottolineato nel mio precedente intervento - ritenevamo fondamentale e congruente, ossia quella del riconoscimento dello stato giuridico dei docenti all'interno del sistema universitario. In questo caso, vogliamo intervenire nello specifico proprio per tentare in extremis di garantire il valore del titolo di studio in tutta la sua completezza, soprattutto per quanto riguarda la certezza della prosecuzione del
percorso formativo degli studenti che frequentano le accademie ed i conservatori.
Fra le clamorose omissioni che questo decreto-legge contiene, vi è anche quella dell'incertezza delle scuole di specializzazione idonee, delle risorse economiche adeguate, del sistema reciproco di riconoscimento dei crediti tra le università, le accademie ed i conservatori. Con questi emendamenti vogliamo intervenire per restituire certezza e, quindi, anche per evitare che, per il modo così superficiale, approssimativo e incompleto con cui il Governo sta intervenendo in questa materia, si mettano queste istituzioni, i docenti e gli studenti in una situazione di ulteriore caos rispetto a quella che già stanno vivendo.
Pertanto, gli emendamenti in oggetto sostanzialmente si muovono proprio nella direzione di riconoscere che i titoli conseguiti prima dell'entrata in vigore di questo decreto-legge possano mantenere validità per l'accesso all'insegnamento ed ai corsi di specializzazione e che, tramite corsi integrativi, questi studenti possano avere diritto al conseguimento della laurea specialistica.
Interveniamo per garantire quella reciprocità dei crediti formativi del quarto anno dei corsi universitari. Interveniamo per garantire effettivamente che il sistema dei crediti praticato a livello europeo venga applicato anche alle istituzioni che fanno riferimento alla legge n. 508. Interveniamo con questi emendamenti perché la riforma effettuata con la legge n. 508 venga estesa anche ad altri istituti di formazione artistica e culturale che hanno pari valore - e, a nostro avviso, pari prestigio - rispetto a quelli già contenuti all'interno della riforma. Insomma, interveniamo per evitare che questo provvedimento possa peggiorare la situazione di incertezza, di caos e di disagio in cui, anche per responsabilità di questo Governo, si trovano a vivere tali importanti istituzioni dell'alta formazione artistica e culturale.
Per queste ragioni invitiamo i colleghi a votare a favore degli emendamenti in esame che niente tolgono al provvedimento, ma aggiungono principi ed interventi di buon senso che credo debbano essere a cuore di tutti noi.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla parte ammissibile dell'emendamento Titti De Simone 6.2 e sull'identico emendamento Titti De Simone 6.3, non accettati dalla Commissione né dal Governo, e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 359
Votanti 357
Astenuti 2
Maggioranza 179
Hanno votato sì 152
Hanno votato no 205).
Prendo atto che l'onorevole Brusco non è riuscito a votare.
Passiamo all'emendamento Sasso 6.11.
Chiedo all'onorevole Sasso se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.
ALBA SASSO. Signor Presidente, in questo emendamento solleviamo un problema: pensiamo che per la prima formazione degli insegnanti sia necessario il sistema delle scuole di specializzazione. Con l'articolo che intendiamo emendare, invece, si individuano altri soggetti abilitati a dare l'abilitazione, scusate il bisticcio di parole. In attesa della modifica che su questo terreno sarà apportata e del dibattito che si svolgerà, presto anche in quest'aula, a proposito della proposta Moratti sulla scuola riteniamo che non si possano prefigurare altri soggetti o altre modalità di conseguimento di abilitazione.
Nel nostro emendamento era contenuta un'idea di buon senso: se alle scuole di musica viene consentito di dare l'abilitazione per l'insegnamento, tali scuole perlomeno dovrebbero essere collegate, con
apposite convenzioni, con le scuole di specializzazione all'insegnamento in modo da garantire una formazione unitaria a quella conseguita da tutti gli altri soggetti che frequentano la scuola di specializzazione.
Pertanto, con tale suggerimento siamo disposti a ritirare questo emendamento il cui contenuto trasfonderemo in un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo all'emendamento Colasio 6.12.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.
ANDREA COLASIO. Siamo disposti ad accettare l'invito al ritiro formulato dal relatore, perché lo consideriamo una sorta di assunzione di impegno per la definizione più puntuale di quanto ci sta a cuore e che bene sottolineava la collega Sasso. Noi crediamo che le SDM, cioè le scuole di didattica della musica (che sapete hanno un percorso formativo articolato e complesso, che dura quattro anni e alle quali vi si accede solo a condizione che vi sia la licenza di ottavo-nono anno), debbano definire, d'intesa con il sistema universitario, dei moduli di reciprocità basati sul reciproco riconoscimento di crediti e debiti formativi, mentre è evidente che in questo provvedimento tale aspetto strategico - che è invece oltremodo significativo, come ricordava la collega De Simone perché non è sufficiente regolare il primo livello formativo, essendo necessario regolare anche il secondo (il postlaurea, il dottorato, la specializzazione) - non viene normato.
Pertanto, ritenendo che la volontà del relatore e del Governo, dietro l'invito al ritiro, sia quella di assumere un'equiparazione tendenziale (pur nell'autonomia dei due sistemi) tra scuole di perfezionamento e di specializzazione e scuole di didattica della musica, noi come gruppo della Margherita ritiriamo l'emendamento.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 6.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 361
Votanti 360
Astenuti 1
Maggioranza 181
Hanno votato sì 147
Hanno votato no 213).
Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 6.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Credo che l'articolo 6 possa essere definito come «la gatta frettolosa» che «fece i gattini ciechi», perché se l'intenzione è quella giusta, cioè quella di realizzare la riforma del sistema delle Accademie e dei Conservatori, il metodo ci pare invece pessimo, anche e soprattutto rispetto al futuro delle Accademie, dei Conservatori e delle istituzioni coreutiche.
Infatti, l'idea di costruire finalmente due strade parallele, in conformità all'articolo 33 della Costruzione, di pari qualità e con vocazione e specializzazioni diverse, è un'idea che, per essere perseguita, necessita, prima di arrivare alla definizione della valenza dei titoli, di una serie di passaggi che in questo decreto non si vedono. Ci sarebbe voluta una ridefinizione del profilo delle istituzioni, non solo in senso meramente formale bensì in senso sostanziale, sulla base di processi di autoriforma, costruiti in base a criteri di coerenza formativa e sottoposti poi a una valutazione di qualità. Noi vogliamo infatti che queste istituzioni diventino davvero un canale parallelo e integrato, sulla base delle reciproche volontà, con il sistema
universitario. Prima del riconoscimento della valenza dei titoli (che costituisce una risposta provvisoria che poi tende a creare una serie di disagi che si ripercuotono nel tempo), sarebbe stata necessaria una ridefinizione dei livelli e dei contenuti formativi e, infine, anche una ridefinizione dell'accesso alla docenza e quindi della valutazione dei metodi per formare e selezionare la docenza. Qui non c'è invece nulla di tutto questo e credo che ciò metterà in difficoltà soprattutto quelle Accademie, quei Conservatori e quelle istituzioni di maggiore qualità, cioè quelle che già sono in grado di essere competitive con il sistema universitario e quelle che già stanno lavorando sulla base di Convenzioni con il sistema universitario.
D'altra parte, anche la scrittura del rapporto tra il sistema universitario e il sistema delle accademie e dei conservatori è assolutamente infelice, in quanto sembra far credere - anche se sappiamo che per legge non è possibile, ma nell'articolo non vi è alcun riferimento alla legge - che vi sia una specie di ammissione automatica da un sistema all'altro, pur sapendo che non è così e che così non può essere.
Insomma, si è persa una buona occasione ma, soprattutto, si metteranno in difficoltà le istituzioni migliori, i docenti più preparati nonché gli studenti che, evidentemente, si troveranno in situazioni più difficili rispetto a quelle che complessivamente sembra promettere questo articolo.
Quindi, attraverso i nostri emendamenti, abbiamo sostenuto la qualificazione di questo canale parallelo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 6.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 357
Maggioranza 179
Hanno votato sì 143
Hanno votato no 214).
Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 6.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 366
Votanti 364
Astenuti 2
Maggioranza 183
Hanno votato sì 148
Hanno votato no 216).
Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 6.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 363
Maggioranza 182
Hanno votato sì 150
Hanno votato no 213).
Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pistone 6.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, intervengo innanzitutto per evidenziare l'esistenza di un refuso nel contenuto del mio emendamento, in particolare il riferimento è al capoverso 3-ter e non al capoverso 3-bis.
Inoltre, vorrei svolgere alcune considerazioni sull'emendamento in esame nonché sugli emendamenti Titti De Simone 6.6 e Pistone 6.9 di analogo contenuto. Siamo intervenuti in aula nella discussione sulle generali, siamo intervenuti in Commissione e abbiamo espresso compiutamente il nostro pensiero anche ieri durante una conferenza stampa tenuta dagli stessi docenti delle accademie e dei conservatori.
Non credo che possiamo essere tacciati di protezionismo o di tutelare una certa categoria. La razionalità vuole che, se ad uno studente viene riconosciuta l'equiparazione del suo titolo di diploma ad una laurea breve, sia ovvio che i docenti che hanno insegnato a questi studenti devono vedersi riconosciuta una parità di trattamento dal punto di vista non solo salariale e quindi contrattuale, ma anche giuridico.
Siamo giunti al nodo che sappiamo perfettamente che il Governo, in questo decreto-legge, non ha intenzione di sciogliere; sappiamo anche delle diversità di opinioni esistenti all'interno della compagine governativa su tali questioni, anche rispetto al prosieguo della vicenda.
A nome del mio gruppo e - vorrei dire - anche a nome degli insegnanti che abbiamo contattato, ho chiesto di tentare di disegnare un percorso relativamente al problema dell'inquadramento. Di questo si tratta: non di prendere le parti di uno rispetto ad un altro, ma di essere onestamente coerenti con le scelte compiute a monte. Se si vuole riconoscere, giustamente, un titolo agli studenti, altrettanto va fatto rispetto ai docenti. E sostengo che ciò deve avvenire non in maniera automatica, perché sarei contraria ad ogni automatismo, ma attraverso procedure concorsuali precise e mirate, con accettazione del passaggio in ruolo degli insegnanti se sia stato superato il concorso. Penso questa sia una delle strade più lineari che si possano individuare. Anche l'altro giorno, ho detto che, se si trovassero e si indicassero altre soluzioni, io sarei la prima, immagino insieme agli altri colleghi, a volerle esaminare e, eventualmente, a volerle percorrere qualora ne condividessi i presupposti.
Penso questo sia l'impegno che dobbiamo serenamente assumere nei confronti di questi insegnanti che, purtroppo, hanno l'unico difetto di non essere tanti. Al Governo devo dire che, purtroppo, quando le categorie non sono molto numerose, hanno un potere contrattuale di gran lunga inferiore. Conosco la situazione degli altri docenti o anche degli stessi studenti, i quali - lo ripeto - meritavano il riconoscimento e sono assolutamente soddisfatta di questo risultato ma è un risultato monco, è un risultato a metà. È un risultato che parte o, comunque, arriva...
PRESIDENTE. Onorevole Pistone, la invito a concludere.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, non sono mai intervenuta nel corso dell'intero esame del provvedimento.
PRESIDENTE. Onorevole Pistone, questo non vuol dire che non abbia limiti di tempo. Lei ha comunque cinque minuti di tempo a disposizione per ciascun intervento per dichiarazione di voto sugli emendamenti.
GABRIELLA PISTONE. Allora, ne approfitterò.
PRESIDENTE. Se vuole, la iscrivo a parlare su tutti gli emendamenti successivi.
GABRIELLA PISTONE. Scusi, signor Presidente, non volevo approfittarne. Affronterò l'argomento in dichiarazione di voto.
In sostanza, ci sembra che oggi si debba uscire da quest'aula con un impegno rivolto al Governo, alla maggioranza e a tutti noi dell'opposizione. Si tratta di
fissare tempi precisi per la soluzione di questo problema (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Segnalo che, a seguito della correzione prospettata dall'onorevole Pistone, gli emendamenti Pistone 6.10 e Lolli 6.16 risultano identici e, pertanto, verranno posti in votazione congiuntamente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lolli. Ne ha facoltà.
GIOVANNI LOLLI. Signor Presidente, intervengo con poche parole.
Con questo provvedimento equipariamo a tutti gli effetti il diploma rilasciato dagli istituti in questione ad un diploma universitario di primo livello. Per la verità, lo facciamo in modo affrettato e con un decreto-legge che, secondo me, potrà avere strascichi e che, come è stato detto, solleva persino qualche problema di costituzionalità. Tuttavia, capisco la fretta e l'urgenza. E capisco che la disposizione possa valere finché si parla di un numero circoscritto di istituzioni prestigiose riconosciute e elencate.
Ciò che non capisco, però, è come si possa estendere questa stessa procedura, in mancanza di un elenco o di un'indicazione di criteri, ad altri istituti, una parte dei quali, certamente, avrà - e non discuto - tutti i titoli per accedere all'equiparazione. Ma, allora, si sarebbero dovuti indicare una procedura ed un percorso limpido. Non si sarebbe dovuto intervenire con questa soluzione arbitraria che è inaccettabile.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, intervengo soltanto per rivolgere una richiesta al Governo, visto e considerato che stiamo entrando molto dettagliatamente all'interno di una questione su cui - devo dire - più volte abbiamo svolto approfondimenti anche in Commissione.
Però, sottosegretario Caldoro, mi permetta di osservare che, a mio avviso, alla luce delle cose che stanno emergendo adesso nel corso di questa discussione (cioè delle incongruenze che, oggettivamente, innegabilmente questo decreto evidenzia per ciò che attiene all'inquadramento giuridico delle accademie e quindi all'applicazione integrale dell'articolo 33 della Costituzione, in particolare per quanto si riferisce al ruolo dei docenti delle accademie), ritengo sarebbe necessario ed estremamente importante che il Governo, proprio alla luce dei temi finora discussi (i quali rivestono un profilo teorico ma anche di denuncia proveniente dalle organizzazioni sindacali, dai comitati, dalle associazioni dei docenti, dal mondo studentesco, insomma, da quella gran parte del mondo accademico che, con molta preoccupazione, vede questa azione disorganica del Governo), ci dicesse come intenda risolvere il problema dell'inquadramento degli insegnanti delle accademie, non da un punto di vista meramente contrattuale ma, per l'appunto, per risolvere e superare quell'incongruenza e quel dubbio di costituzionalità che questo decreto, in modo così evidente, dimostra.
Signor sottosegretario Caldoro, ci sono delle proposte di legge, depositate presso la Camera, che vanno nella direzione di risolvere una volta per tutte, in modo organico, la questione della piena autonomia delle accademie e, soprattutto, della piena applicazione dell'articolo 33 della Costituzione (una di queste proposte è anche del partito di Rifondazione comunista!).
Insomma, chiediamo al Governo di dirci se intenda, in tempi rapidi, proprio per superare questo quadro di incertezza in cui versano le accademie e i conservatori (ed, in particolare, da oggi, i docenti di questi istituti), accelerare questo processo di discussione, mettendo in condizione la Commissione competente di poter affrontare in tempi brevi, in modo organico, questa materia, così da procedere alla discussione delle proposte di legge che sono depositate presso il Parlamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Pistone 6.10, nel testo corretto, e Lolli 6.16, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 365
Maggioranza 183
Hanno votato sì 154
Hanno votato no 211
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 6.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 373
Votanti 371
Astenuti 2
Maggioranza 186
Hanno votato sì 157
Hanno votato no 214
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 6.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 377
Votanti 375
Astenuti 2
Maggioranza 188
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 211
Prendo atto che l'onorevole Rotondi non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 6.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Non ho ben capito se da parte del relatore vi era un invito al ritiro, ma prendo atto che non c'e.
PRESIDENTE. No, qui non c'è invito al ritiro, c'è solo parere contrario.
ANDREA COLASIO. Mi auguro che ciò vada interpretato nel senso che si ritiene l'emendamento superato, perché la velocità operativa della maggioranza e del Governo sarà tale per cui si assume implicitamente - si dà per scontato - che si addiverrà alla definizione compiuta del nuovo quadro regolamentare.
Desidero allora domandare una cosa al sottosegretario Caldoro. Come lei sa, signor sottosegretario, il 26 è prevista la riunione del CNAM. Questa riunione ha un preciso ordine del giorno: la valutazione analitica e rigorosa - come previsto dalla legge n. 508 del 1999 - degli schemi di regolamenti (quelli di cui si parlava prima) previsti, per l'appunto, dal comma 7 dell'articolo 2 della legge n. 508, che prevedono esattamente ciò che è a monte delle cose di cui stiamo parlando. È assolutamente inutile continuare con provvedimenti temporanei, contingenti, se non vi è a monte la precisa, compiuta definizione dell'autonomia statutaria, regolamentare e degli standard!
Ricordo che vi era un precedente impegno sottoscritto da un suo collega nel giugno del 2001 per portare all'esame della Commissione competente i regolamenti entro settembre del 2001, quindi, il tempo è passato. Pertanto, chiediamo al sottosegretario se nella riunione del CNAM prevista per il 26 ci si potrà confrontare ed analizzare gli schemi di regolamenti: credo sia un atto dovuto.
Signor sottosegretario, vorrei fare anche un'ulteriore considerazione; lei, in sede di discussione sulle linee generali, ha
detto una cosa assolutamente condivisibile e cioè che il Governo è intervenuto con un decreto-legge anche se, evidentemente, sarebbe stato preferibile riportare il dibattito nella sua sede naturale. Credo che questa sia, assolutamente, un'osservazione politicamente condivisibile. È intelligente da un punto di vista politico affrontare con una discussione di merito più articolata nell'ambito della VII Commissione la ridefinizione del nuovo assetto. È evidente, infatti, che la legge n. 508 del 1999 ha delineato uno scenario - lo riconosciamo, signor sottosegretario -, ma ciò non è sufficiente poiché bisogna definire in modo più puntuale le politiche. Infine, se questa sua indicazione politica e metodologica corrisponde al vero, le chiedo, in primo luogo, se vi sia un preciso impegno da parte del Governo a portare a termine in tempi rapidi - come affermato dal Consiglio di Stato - l'insieme dei regolamenti per l'autonomia didattica, amministrativa e statutaria. Al tempo stesso, le chiedo se il CNAM sarà messo nelle condizioni - così come la nostra Commissione - di vagliare attentamente il contenuto dei regolamenti; da un punto di vista politico e per ciò che concerne lo sviluppo delle autonomie di queste istituzioni, penso si tratti di un atto necessario.
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, onorevole Colasio, credo che la risposta sia stata data già nell'ambito del dibattito generale. Come lei sa - se questa è la condizione per il ritiro dell'emendamento - il regolamento delle autonomie è stato già varato dal Governo ed è in discussione il secondo parere del Consiglio di Stato, quindi dobbiamo solamente attendere.
Per quanto riguarda il resto, il Governo varerà a breve - non sono in grado di comunicare la data - il regolamento per l'autonomia didattica ed organizzativa e concluderà l'attuazione della legge n. 508 del 1999 in riferimento alla parte regolamentare. L'impegno comune era di accorpare tutti gli aspetti regolamentari in unico atto che sarà a breve varato dal Governo.
Come ho già sostenuto nella discussione sulle linee generali, ritengo di poter fornire queste precisazioni in merito alle iniziative del Governo e rassicurare l'onorevole Colasio.
PRESIDENTE. Onorevole Colasio, ha intenzione di ritirare il suo emendamento?
ANDREA COLASIO. Sì, signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 7-bis.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, per quanto riguarda l'università, questo articolo rappresenta davvero la parte più grave dell'intero provvedimento. Voglio tentare di spiegarne le ragioni sperando di poter avere anche qualche risposta positiva dal sottosegretario Caldoro.
Attraverso questo emendamento proponiamo la soppressione dell'articolo 7-bis, che dispone di prorogare ulteriormente il termine entro il quale le università sono chiamate ad adeguare gli ordinamenti didattici dei corsi di studio alla nuova disciplina. Non si capisce davvero la ragione per la quale è necessaria un'ulteriore proroga, dal momento che una proroga analoga di un anno è stata già disposta dall'articolo 4, comma 1, del decreto-legge n. 8 del 2002, approvato da questa Camera poco tempo fa. Adesso si dispone un'ulteriore proroga di sei mesi; si tratta davvero - questo è il nostro giudizio - di una sospensione, di una manomissione dell'attuazione della riforma didattica, dal momento che, per la maggior parte, le università hanno già adempiuto all'adeguamento
degli ordinamenti e dal momento che vi sono studenti i quali si stanno già laureando con il nuovo ordinamento.
Voi non siete in grado di produrre un disegno strategico per questo settore: con due decreti-legge, di cui uno si occupava di sanità, croce rossa ed università, con il quale avete disposto una proroga di un anno mentre l'altro concerne la riconversione di docenti e di servizi di pulizia nelle università, state predisponendo la sospensione della riforma universitaria.
Per quanto ci riguarda, si tratta di un atto gravissimo e completamente sbagliato: è un segnale devastante che non fa altro che produrre incertezza e preoccupazione nel mondo delle università. L'università finisce con l'essere nuovamente investita da una fase di confusione normativa senza che, nel frattempo, nonostante gli annunci proclamati, sia stato realizzato un progetto reale per spiegare il disegno strategico del Governo relativamente a questo settore importante.
Pertanto, perché invece di creare altri problemi, con norme e misure devastanti come queste, non vi preoccupate di risolvere problemi che voi avete creato? Non solo, infatti, state dequalificando il nostro sistema universitario, ma state anche isolando il nostro paese: con una delle vostre più recenti produzioni legislative, la legge Bossi-Fini, una legge demagogica, discriminatoria ed inefficace, state impedendo agli studiosi stranieri di giungere in Italia, vietando i visti di ingresso e creando un grande problema non solo nel mondo del lavoro ma anche in quello intellettuale. Pertanto, i nostri studenti sono costretti a recarsi all'estero perché il Governo non stanzia le risorse necessarie per assunzioni e stipendi adeguati o da mettere a disposizione di chi vuole fare ricerca. Voi, invece, volete ridurre a clandestini gli studiosi e gli scienziati stranieri che possono portare nel nostro paese conoscenza e sapere. Vi è qualcosa che davvero non funziona perché state creando problemi su problemi.
Al riguardo, l'onorevole Spini ha predisposto una proposta di legge e mi auguro che vogliate mettere mano alla questione per risolvere almeno questo problema.
Sapete qual è la verità? Con l'introduzione di questo articolo volete prendere tempo, in previsione di una riforma del Governo o meglio di un provvedimento che metta mano alla riforma avviata nella precedente legislatura dai governi di centrosinistra.
Per il momento, conosciamo solo anticipazioni giornalistiche che hanno creato disagio e allarme in merito a cosa succederà nel futuro per quanto riguarda la riforma stessa, le politiche di riordino della ricerca, il reclutamento e lo stato giuridico dei docenti universitari.
Vorrei esprimere alcune considerazioni molto concrete sulla riforma didattica: quella avviata nella precedente legislatura è una riforma sicuramente complessa, impegnativa e radicale, rispetto alla nostra tradizione accademica, che è stata, anche se non ufficialmente, sempre ufficiosamente osteggiata dal Governo. Non è stata sostenuta in alcun modo nella sua attuazione, né dal punto di vista politico e amministrativo né tantomeno da quello finanziario.
I ritardi nell'approvazione dei corsi di laurea specialistica, i messaggi ondivaghi, ma reiterati sulla cosiddetta riforma della riforma hanno privato della necessaria certezza i nuovi percorsi degli studi, disorientando ed allarmando le famiglie e gli studenti che, pure, avevano dimostrato di credere nella riforma, scorgendovi la possibilità di conseguire finalmente un titolo di studio universitario in tempo non troppo lungo (ne è prova l'inversione di tendenza delle immatricolazioni universitarie, registrato già nell'anno accademico 2002-2003).
Pertanto, vogliamo ribadire che devono essere salvaguardati l'impianto ed i principi fondativi della riforma che rispondono pienamente ai criteri stabiliti dai governi europei con la dichiarazione di Bologna. È chiaro, signor Presidente, che senza lo stanziamento di risorse e la previsione di investimenti in questo settore,
qualsiasi riforma non è praticabile e la sua sperimentazione non sarebbe credibile.
Voi, per il momento, state facendo annunci di riforme o di controriforme, senza disporre gli investimenti necessari, producendo lacerazioni nel paese, in particolare in questo settore strategico (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor presidente, onorevoli colleghi, un grave turbamento è in atto negli ordinamenti universitari. Il chimico Steven Runyon, che dal 1o ottobre avrebbe dovuto iniziare a lavorare con il centro di ricerca sulle risonanze magnetiche situato nel campus scientifico di Sesto fiorentino, non arriva per via di un contrasto fra il Ministero degli esteri e quello del lavoro. Il chimico cinese Su Xun-Cheng è riuscito ad entrare soltanto per tre mesi; un biologo palestinese, che deve arrivare all'università di Siena, ha un permesso sino alla fine di ottobre. Il professore Miroslav Silhavi, dell'università di Praga - la Repubblica ceca non è ancora entrata a far parte dell'Unione europea -, ha un contratto triennale, ma dopo due anni diventerà un clandestino nel nostro paese.
Siamo veramente di fronte ad un turbamento senza precedenti negli ordinamenti universitari. Noi abbiamo l'interesse ad attirare cervelli, non a respingerli!
Chiedo veramente al Governo, una volta tanto, un atteggiamento non partigiano. Abbiamo presentato, in tanti, una proposta di legge, la n. 3279, recante disposizioni in materia di ingresso in Italia di studiosi, titolari di borse di studio, esteri e simili, per evitare che, nelle maglie della legge Bossi-Fini, si consumino quelli che sono vere e proprie incongruenze nella vita universitaria e nella qualificazione del nostro paese sul piano internazionale. Anche per questo motivo, è giusto approvare l'emendamento presentato dal collega Martella, ma anche levare da quest'aula un grido d'allarme, perché non possiamo, da un lato, proclamare che la cosa più importante per il nostro paese è la sua capacità di ricerca e di attirare collaborazioni internazionali, e dall'altro, approvare leggi che queste collaborazioni internazionali, in maniera assurda ed insensata, impediscono o eliminano. Per questo esprimiamo voto favorevole sull'emendamento presentato dal collega Martella (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sottoscritto l'emendamento Martella 7-bis.2 e vorrei brevemente far riflettere anche i colleghi della maggioranza su ciò che sta accadendo nelle università italiane. Tra qualche mese, termineranno i corsi di laurea di primo livello per il primo ciclo di studenti. Tali studenti non sapranno, quelli che lo desiderano, a quale specializzazione potranno iscriversi, perché le università non sono messe in grado di iniziare i corsi di specializzazione, non essendovi certezza, con questo ulteriore rinvio della riforma universitaria e della didattica, sulle modalità con cui si procederà. È un danno gravissimo per il paese, per le famiglie e per gli studenti, anche considerando che sia il precedente Governo sia l'attuale hanno riconosciuto che uno degli aspetti del cattivo funzionamento del nostro sistema universitario riguarda il fatto che i nostri studenti si laureano troppo tardi. Questi rischiano, almeno una parte di essi, di perdere un anno, di dover tornare al vecchio ordinamento, ma ciò non è più possibile per legge. Probabilmente, rispetto ad alcune facoltà si potrà ovviare, perché se il Governo tornerà in tempi celeri sul disegno di legge delega, potranno essere considerati nuovamente i corsi con organizzazione diversa rispetto a quelli attualmente in vigore; si attuerebbe così una parte del mix tra nuovo e vecchio. Tuttavia,
in questo modo si pone il sistema in un'ulteriore incertezza che è quella del rischio di vanificare uno dei punti più qualificanti della riforma (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei chiedere l'attenzione dei rappresentanti del Governo. L'onorevole Spini ha posto sicuramente un tema che non è centrale rispetto al decreto-legge al nostro esame, ma che lo è tuttavia rispetto ai temi della ricerca e dei rapporti con i ricercatori universitari provenienti da altri paesi.
Non è la prima volta che assistiamo al rifiuto di un permesso di ingresso nel nostro paese nei confronti di ricercatori di fama mondiale. Credo che, da questo punto di vista, il paese rischi di fare figuracce. Riteniamo che la legge Bossi-Fini, anche nella volontà dei proponenti, non aveva l'obiettivo di bloccare l'ingresso dei ricercatori universitari provenienti da altri paesi all'interno delle nostre facoltà universitarie, come contributo alla ricerca nel nostro paese.
Gradiremmo, almeno su questo punto, una risposta da parte dei rappresentanti del Governo che qui rappresentano il Ministero per l'istruzione, l'università e la ricerca. Si tratta di un tema che, ovviamente, è di competenza del Ministero dell'interno e del Ministero degli affari esteri, ma crediamo che almeno su questo punto sia necessario rispondere all'interrogativo posto dall'onorevole Spini, attraverso uno specifico impegno, da parte dei rappresentanti del Governo, per risolvere un problema che più volte abbiamo posto in quest'aula, anche attraverso un'apposita proposta di legge.
PRESIDENTE. Non vedo segnali da parte del Governo...
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Martella 7-bis.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 368
Votanti 367
Astenuti 1
Maggioranza 184
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 203).
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
![]() |
![]() |
![]() |