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la crisi della Fiat ha raggiunto ormai un livello di grandissima preoccupazione non solo per il futuro del settore dell'auto: essa mette in discussione uno dei connotati più importanti del profilo industriale dell'Italia, ha ripercussioni su tutto il Paese e presenta particolare gravità in aree, quali quelle del Mezzogiorno, già caratterizzate da una situazione di elevata tensione sociale;
le iniziative e le lotte dei lavoratori e del sindacato nel difendere i posti di lavoro rappresentano anche un punto di riferimento decisivo per la salvaguardia del patrimonio produttivo del Paese;
appaiono gravi le responsabilità del gruppo di controllo societario della Fiat per questa crisi, a causa delle scelte strategiche operate in danno di una solida e innovativa presenza nel settore dell'auto;
il piano industriale presentato dalla Fiat è del tutto inadeguato ad assicurare credibili prospettive di ripresa dell'azienda: sono perciò del tutto improponibili, in questo quadro, le procedure relative alla cassa integrazione guadagni ed al blocco delle attività produttive attraverso la chiusura degli impianti;
è necessario aprire finalmente un vero tavolo di confronto sull'industria automobilistica, che coinvolga proprietà, sindacati e banche, al fine di avere chiarezza sul ruolo che la proprietà e le banche intendono svolgere;
il tavolo è lo strumento imprescindibile per verificare la costruzione di un nuovo piano di risanamento, consolidamento e rilancio -:
quali interventi il Governo intenda intraprendere affinché siano bloccate le procedure di chiusura degli stabilimenti di Termini Imerese e di Arese e quali iniziative intenda adottare per bloccare le procedure di cassa integrazione, al fine di collocarle nel quadro di un nuovo piano industriale in grado di rilanciare l'industria automobilistica italiana e dare finalmente risposta all'allarme delle migliaia di lavoratori e di piccole imprese coinvolti nella crisi. (3-01604)
(19 novembre 2002)