Allegato A
Seduta n. 211 del 25/10/2002


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INTERPELLANZE URGENTI

(Sezione 1 - Riforma del Ministero degli affari esteri)

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
le relazioni internazionali si sviluppano in un arco di medio-lungo termine e gli impegni che un Governo assume vincolano i Governi successivi, in una parola vincolano lo Stato italiano, nel suo insieme e nella sua continuità. La diplomazia non può essere uno strumento al servizio esclusivo degli interessi contingenti e specifici del Governo, ma deve operare per gli interessi generali e prioritari del Paese con la maggiore efficienza possibile. In particolare, quando il Governo assume la responsabilità politica delle proprie scelte nell'ambito di un negoziato, è interesse di tutti, anche della stessa opposizione parlamentare, che per i relativi esercizi diplomatici venga impiegato personale con alta professionalità e con risorse adeguate ai compiti;
la credibilità internazionale del Paese deve essere tutelata con serietà e costanza, senza che la congiuntura o interessi particolari influenzino scelte di fondo, senza che il Presidente del Consiglio dei ministri rilasci dichiarazioni così improvvise da dover essere dallo stesso contraddette nell'arco di un giorno, come verificatosi a proposito del tribunale penale internazionale in occasione del vertice di Helsingor dei Ministri degli affari esteri dell'Unione europea;
l'attuale quadro internazionale impone per la sua gravità che alla politica estera si dedichi a tempo pieno un politico di elevato profilo nell'ambito della politica italiana, che goda della massima stima all'estero. È infatti prioritario ed impellente stabilire una chiara strategia in materia di costruzione dell'Europa ed indicare al Paese ed al Parlamento se questo Governo vuole tornare all'ottica della Comunità economica europea o se invece vuole contribuire ad una politica estera europea: ad un'Unione europea capace di essere un elemento di equilibrio mondiale; un protagonista della sicurezza internazionale, in stretta e leale alleanza con gli Stati Uniti d'America;
vi sono gravi crisi internazionali (prime fra tutte quelle dell'Irak e del Medio Oriente) che attendono un contributo costruttivo da parte italiana e vi sono scadenze imminenti per le quali è necessario predisporre una strategia e seguire con la dovuta attenzione e costanza gli sviluppi, quali:
a) la preparazione della presidenza italiana dell'Unione europea nel secondo semestre 2003 con l'eventuale firma del nuovo trattato di Roma, nel caso in cui la Convenzione europea concluda in tempo i propri lavori;
b) la campagna per un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza dell'Onu nel biennio 2007-2008 ed il proseguimento degli sforzi per la riforma del Consiglio stesso in senso più democratico e con strumenti più efficaci;
l'ultima riforma organica della diplomazia italiana risale al 1967. Da allora, fino al 2000, sono state realizzate ristrutturazioni


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parziali e, il più delle volte, determinate da esigenze contingenti. Nel frattempo, il quadro internazionale è talmente mutato che quello odierno appare difficilmente paragonabile a quello di trentatré anni fa. Il numero degli Stati è aumentato, gli organismi internazionali hanno acquistato un rilievo molto maggiore, gli obiettivi della diplomazia internazionale sono mutati e ancor più quelli della diplomazia italiana. Nell'ultimo decennio la fine del confronto est-ovest ha comportato una profonda rivoluzione nei Paesi dell'ex Patto di Varsavia e, più ancora, nei Paesi non allineati, che per decenni avevano potuto giocare sui due scacchieri. Vi è stata un'altra rivoluzione, quella tecnologica, che ha profondamente mutato la prassi nei rapporti internazionali, con leader che si incontrano e dialogano sempre più velocemente, obbligando una macchina amministrativa che si muove con strutture ormai obsolete a far fronte alle sfide imposte dall'immediatezza operativa e comunicativa dei tempi. Si è, inoltre, di molto allargata l'area di competenza della diplomazia internazionale, i cui compiti sono passati da quelli tradizionali (analisi politica, militare ed economica del Paese di residenza, penetrazione commerciale e culturale, tutela dei connazionali) alla diplomazia multilaterale con visioni globali sui più svariati temi (dalla tutela dell'ambiente alla lotta alla droga, dalla fame nel mondo al petrolio ed ai relativi nuovi equilibri geo-politici e strategici, derivanti dalla carenza di risorse energetiche, eccetera);
alla nostra struttura diplomatica deve essere dato atto di aver saputo dimostrare in questi ultimi trenta anni una grande capacità di adattamento, riuscendo a far fronte con professionalità alle nuove esigenze, pur operando nei limiti di vincoli normativi troppo rigidi e di disponibilità finanziarie e di risorse umane, oltre che logistiche, inadeguate a governare la dinamicità delle sfide in atto;
sotto la guida del Ministro Dini, è stata avviata la riforma del ministero degli affari esteri, che ha costituito il primo passo nella giusta direzione e a cui occorre, ora, dar seguito procedendo nell'ammodernamento della Farnesina;
l'opposizione parlamentare aveva accolto, quindi, con spirito costruttivo l'annuncio del Presidente del Consiglio dei ministri di volere continuare l'opera del precedente Governo, tesa a modernizzare la nostra struttura diplomatica. Si condivideva anche - seppure parzialmente - l'impostazione tesa a potenziare la tutela dell'industria italiana, ben precisando che tale sostegno deve essere offerto alle grandi industrie nazionali, ma ancor più alle piccole e medie imprese, che hanno maggior necessità di supporti nelle loro attività all'estero, indispensabili nella competizione globale;
si sottolinea ora, però, con quanta preoccupazione si registri il mancato avvio del troppe volte annunciato progetto riformatore; ci si domanda come abbia potuto il nostro Governo partecipare tra gli altri ai vertici delle Nazioni Unite, della Fao e di Johannesburg, senza aver neanche delineato uno schema di riforma della cooperazione internazionale e senza aver aumentato gli stanziamenti per assicurare un adeguato contributo alla promozione di uno sviluppo internazionale sostenibile, a dispetto dei numerosi e reiterati impegni pubblicamente assunti in tal senso -:
per quanto tempo ancora, al di là degli inesausti autocompiacimenti su sviluppi internazionali presentati come frutto di relazioni personali, vorrà ancora rinviare la proposta di nomina del titolare del ministero degli affari esteri;
in quale modo concreto, all'atto di lasciare dopo almeno nove mesi l'interim del ministero degli affari esteri, intenda mantenere il proprio solenne impegno di realizzare la riforma del ministero degli affari esteri;
in particolare, quale riorganizzazione abbia effettivamente realizzato nell'arco dei trascorsi trecento giorni nella struttura organizzativa e nella rete diplomatica e quali misure egli abbia compiuto di reale rafforzamento delle capacità della nostra


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rete di sostenere a livello internazionale l'economia italiana e gli assetti imprenditoriali e produttivi del Paese.
(2-00502)
«Rutelli, Castagnetti, Pistelli, Mattarella, Loiero, Monaco, Parisi, Giovanni Bianchi, Piscitello, Fistarol, Ladu, Letta, Micheli, Ruggeri, Vernetti, Acquarone, Ciani, Soro».
(11 ottobre 2002)