Allegato A
Seduta n. 208 del 22/10/2002


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(Sezione 5 - Attività del centro trapianti di Napoli)

E) Interrogazione

NESPOLI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la costituzione del Centro nazionale trapianti fu definita dall'ex Ministro della sanità, onorevole Rosy Bindi;
a giudizio dell'interrogante, il direttore del Centro nazionale trapianti (dottor Nanni Costa) porta avanti una politica che sta configurando un'oligarchia (con altri componenti del Centro nazionale trapianti), che mira a creare un'egemonia a favore del centro di Torino e che desta preoccupazione tra gli altri centri di trapianto (Bologna. Padova, Napoli ed altri);
il Centro nazionale trapianti persegue, a giudizio dell'interrogante, nell'ambito di una pur doverosa verifica dei risultati clinici di ogni centro trapianti, una condotta autoritaria nei confronti dei diversi centri, proponendo una lettura pretestuosamente meritocratica di detta attività, che tende a dividere fra loro i centri


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piuttosto che a favorire una collaborazione ed una condivisione delle gravose difficoltà.
Nella sostanza:
a) non sono stati resi omogenei i criteri di accesso alle liste trapianto (età, stadio di malattia);
b) non è stato normato il numero dei pazienti da includere nella lista di attesa di ciascun centro;
c) non sono stati codificati i criteri di accettazione degli organi in funzione dei risultati ottenuti;
d) non sono stati adottati protocolli terapeutici comuni, al fine di ottimizzare le risorse e consentire una più obiettiva valutazione dei risultati;
e) nell'analisi dei dati di attività, peraltro confusa e non totalmente rispondente alla realtà, non è stato tenuto in alcun conto la storia dei centri trapianti, l'importanza di attività sperimentali, che sono alla base dei requisiti per la concessione della autorizzazione, e il contesto geografico in cui il centro si trova ad operare;
una delle conseguenze più rilevanti è la mancanza di uguali possibilità di accesso in lista a tutti i pazienti. Ciò penalizza fortemente i pazienti campani, che si vedono costretti a peregrinazioni per l'Italia senza certezza di essere ammessi in lista e che, a volte, sono esclusi dalla lista anche dopo un periodo lungo di permanenza in essa, costituendo ciò grave se non irreparabile danno;
la legge n. 483 del 1999 (trapianto di fegato da donatore vivente) ha visto applicazione solo nell'aprile del 2001. Essa prevede che il Ministro della salute conceda l'autorizzazione, sentito il parere del Consiglio superiore della sanità (Css), essendo state accertate le competenze mediche, chirurgiche e biologiche;
fu concessa un'autorizzazione provvisoria della durata di un anno a tutti i centri trapianto che ne fecero richiesta e il Consiglio superiore della sanità stabilì di definire una serie di parametri di riferimento (analisi di qualità), in base ai quali decidere la riconferma dell'autorizzazione alla scadenza del primo anno, indipendentemente dal numero di trapianti da vivente effettuati dai singoli centri;
va precisato che l'autorizzazione provvisoria rappresenta una procedura anomala (infatti, non è stata mai utilizzata per le autorizzazioni del trapianto di rene da donatore vivente);
va evidenziata l'anomalia in base alla quale:
a) i centri sono stati autorizzati al trapianto (in via provvisoria) per un anno indipendentemente dalla valutazione della competenza medica, chirurgica e biologica prevista per legge;
b) successivamente (dopo un anno), in seguito ad un'analisi di qualità (secondo parametri stabiliti dal Centro nazionale trapianti), che riguarda l'attività di trapianto di fegato da donatore cadavere riferita agli anni precedenti e non quella da donatore vivente, si ritiene da parte del Consiglio superiore della sanità (su proposta del Centro nazionale trapianti, che la legge del n. 483 del 1999 non prevede sia chiamato in causa) di adottare provvedimenti di revoca o conferma dell'autorizzazione;
in conseguenza di tale impostazione sarebbero confermate le autorizzazioni a centri che hanno presentato peggiori risultati in assoluto o peggiori risultati iniziali nella procedura del trapianto da vivente (Roma, Milano, eccetera);
in particolare, a Napoli il programma di trapianto da vivente non ha potuto avere uno sviluppo adeguato alla domanda, pur essendo stati effettuati con successo due trapianti, a causa del protrarsi dei lavori di ristrutturazione (ex articolo 20 della legge n. 67 del 1988), che hanno costretto il centro di Napoli a servirsi di una rianimazione con un numero di posti letto ridotto ed inferiore alle


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necessità. Attualmente, a Napoli, sono in attesa di ricevere il trapianto da vivente diversi pazienti;
alle ridotte capacità recettive della rianimazione si aggiunge l'incremento consistente del numero di trapianti da donatore cadavere verificatosi presso il centro di Napoli negli ultimi mesi: condizioni che hanno determinato il rallentamento dell'attività di trapianto da vivente, in quanto non si sono resi disponibili contemporaneamente due posti letto di rianimazione;
fortunatamente si è prossimi al trasferimento del centro trapianti di Napoli nel nuovo padiglione con rianimazione ampia: ciò è anche conseguente al programma attuato dalla giunta regionale della Campania per incrementare le donazioni di organi e potenziare i centri trapianti;
in tale programma è previsto l'ulteriore sviluppo del trapianto di fegato da donatore vivente. Per tale programma sono stati effettuati investimenti per centinaia di milioni di vecchie lire per attrezzature e formazione del personale da parte dell'azienda ospedaliera Cardarelli ed altri sono stati già previsti dal finanziamento straordinario erogato dalla giunta regionale;
il centro trapianti di Napoli ha dimostrato di possedere capacità organizzative e tecniche, nonostante le difficoltà determinatesi per l'esecuzione dei lavori ex articolo 20 della legge n. 67 del 1988;
nel caso di un intervento «infausto» da parte del Centro nazionale trapianti tendente alla revoca dell'autorizzazione ai trapianti tra viventi, la Campania, che già lamenta il fenomeno della migrazione dei pazienti per mancanza di organi da cadavere (fenomeno che si sta riducendo con l'incremento delle donazioni) e delle spese connesse, si troverebbe a dover affrontare, ingiustificatamente, altra migrazione, pur potendo assicurare adeguate procedure terapeutiche presso le strutture della regione, sollevando pazienti e famiglie da disagevoli spostamenti che incidono negativamente sui bilanci familiari;
inoltre, la Campania sarebbe penalizzata nel percorso di qualità di sviluppo di centri di eccellenza rispetto alle altre regioni del Nord -:
se non ritengano necessario assicurare che il centro trapianti di Napoli, per l'ubicazione territoriale che occupa, anche rispetto alle altre regioni meridionali, possa continuare nella sua attività, anche intervenendo per i trapianti tra viventi. (3-01187)
(3 luglio 2002)