Allegato A
Seduta n. 208 del 22/10/2002


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(Sezione 2 - Possibili effetti per la salute e l'ambiente della presenza di campi di sperimentazione di microrganismi geneticamente modificati nel Lazio)

B) Interpellanza

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri della salute e delle politiche agricole e forestali, per sapere - premesso che:
l'attuale normativa, in particolare il decreto legislativo n. 206 del 2001 e il decreto del Ministro della salute del 25 settembre 2001, definisce limiti precisi all'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati, ne valuta il rischio e stabilisce le disposizioni e le documentazioni necessarie per ottenere l'autorizzazione per un impianto destinato all'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati;
nella regione Lazio, dai dati in nostro possesso e desumibili anche dal sito internet del ministero della salute, risultano presenti in numero consistente campi di sperimentazione di microrganismi geneticamente modificati. In particolare, come riportato di seguito, sono operanti 11 campi sperimentali di microrganismi geneticamente modificati dell'Università degli studi della Tuscia (Viterbo) e 3 campi sperimentali del Consiglio nazionale delle ricerche, che riguardano la diffusione ambientale di polline transgenico di piante di lattuga, mais e ginestrino:
a) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/24, per il prodotto kiwi;
b) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/25, per il prodotto kiwi;
c) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/26, per il prodotto kiwi;
d) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/27, per il prodotto ciliegio;
e) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/28, per il prodotto ciliegio;
f) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/29, per il prodotto ciliegio;


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g) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/30, per il prodotto olivo;
h) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/31, per il prodotto olivo;
i) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/32, per il prodotto fragola;
l) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/33, per il prodotto fragola;
m) Università degli studi della Tuscia - dipartimento di produzione vegetale - Viterbo (notificante), con numero di notifica B/IT/98/35, per il prodotto pomodoro;
n) Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto ricerche sul miglioramento genetico delle piante foraggere - Monterotondo scalo (Roma) (notificante), con numero di notifica B/IT/00/15, per il prodotto ginestrino;
o) Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto di biochimica ed ecofisiologia vegetale - Monterotondo scalo (Roma) (notificante), con numero di notifica B/IT/00/16, per il prodotto lattuga;
p) Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto di biochinica ed ecofisiologia vegetale - Monterotondo scalo (Roma) (notificante), con numero di notifica B/IT/00/17, per il prodotto mais;
ai suddetti campi sperimentali, sotto il controllo del Consiglio nazionale delle ricerche e dell'Università degli studi della Tuscia, vanno aggiunti altri 5 campi a controllo di privati, dove si producono il «melone ingegnerizzato», la barbabietola da zucchero resistente ad un erbicida e il pomodoro resistente al «virus del mosaico del cetriolo»;
la regione Lazio, con 19 campi in cui vengono effettuate sperimentazioni di organismi geneticamente modificati, risulta avere un numero nettamente superiore a qualunque altra regione italiana di campi in cui si effettuano ricerche su organismi geneticamente modificati;
il Ministro delle politiche agricole e forestali ha in più occasioni ribadito la non praticabilità dell'utilizzo degli organismi geneticamente modificati in agricoltura nel nostro Paese -:
se non ritengano opportuno verificare il pieno rispetto della normativa nazionale in materia da parte dei soggetti responsabili dei campi di sperimentazione di organismi geneticamente modificati presenti sul territorio laziale ed eventualmente fermare le attività dei suddetti campi sperimentali, compresi quelli di Maccarese, in numero decisamente troppo elevato;
se non si ritenga di voler verificare, anche attraverso specifici accertamenti, i possibili effetti che un numero così elevato in una stessa regione di campi in cui si impiegano microrganismi geneticamente modificati può avere per la salute e l'ambiente circostante, in contrasto anche con il principio di precauzione che dovrebbe essere alla base di qualunque intervento in questo settore.
(2-00372)«Cento, Bulgarelli».
(13 giugno 2002)