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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Antonio Leone.
ANTONIO LEONE, Relatore. Signor Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, stiamo esaminando un provvedimento sicuramente importante, di fronte al quale il Governo si è posto in una posizione di grande correttezza, pronto al confronto su elementi di particolare interesse ed importanza.
Consideriamo che ci troviamo in una situazione economica complessa, determinata da particolari tensioni internazionali, che hanno provocato una forte crisi dei mercati finanziari prima ancora che una riduzione del processo di espansione economica sotto l'aspetto dell'economia reale.
Quindi, una crisi sui mercati finanziari particolarmente grave. Quando il listino, nell'arco di un anno, perde oltre il 50 per cento del suo valore, capite bene che questi elementi sono destinati ad incidere in maniera molto forte sul risparmio delle famiglie e, soprattutto, sugli investimenti reali. Certamente, l'influenza della cosiddetta economia virtuale sui grandi guadagni di borsa ha provocato parecchie delusioni sia ai piccoli risparmiatori sia agli investitori e agli imprenditori che, magari, forzati - per così dire - sulla via di facili e importanti guadagni si sono trovati in grande difficoltà dal punto di vista della liquidità ai fini degli investimenti nelle proprie imprese.
Questo quadro è stato determinato da condizioni anomale (non ci stancheremo mai di sottolinearlo; del resto, tutti hanno fatto questo riferimento) dovute alle tensioni politiche internazionali e alle particolari crisi che hanno toccato alcuni mercati: vedi, ad esempio, quelli del Sudamerica. Insomma, situazioni che non si verificavano da parecchi decenni. Di fronte a tale quadro, l'intervento effettuato dal Governo dà voce anche ad alcuni elementi che, nel passato, spesso erano stati richiamati dalla stessa sinistra quali, ad esempio, gli interventi antielusione. Che cos'è questo intervento previsto dall'articolo 1, comma 1, lettere a) e b), se non una limitazione della elusione, laddove si parla
di limitare la svalutazione dei patrimoni quando queste svalutazioni non sono realizzate ma determinate da particolari interventi come, per esempio, la distribuzione di utili o l'appostazione di fondi non deducibili? Si interviene, giustamente, per mettere ordine in situazioni che, potenzialmente, erano di elusione. Mi stupisce che la sinistra si dichiari non concorde su questi interventi. Questo è l'intendimento del provvedimento.
Sulla questione della DIT ho notato alcune particolari affermazioni. Ci tengo a sottolineare che essa è stata utilizzata da poco più di 126 mila imprese, che rappresentano circa il 3 per cento delle imprese del territorio nazionale, le quali sono più di 4 milioni e 200 mila. Si tratta di un cambiamento di direzione riguardo alla politica fiscale che questo Governo sta conducendo. Al contrario, in precedenza, le agevolazioni, ma anche l'intero sistema basato, ad esempio, sull'IRAP, volgevano verso una differenziazione della tassazione che coinvolgeva, sicuramente, l'aspetto dimensionale delle imprese. Elemento di piena legittimità: evidentemente, il Governo precedente era convinto di realizzare un processo di espansione economica attraverso questo tipo di tassazione e questo tipo di agevolazione. Tuttavia, questo è un processo che non condividiamo. Noi vogliamo agire in modo che la riduzione delle imposte e, comunque, le agevolazioni per le imprese siano indipendenti dalla loro dimensione e siano equamente distribuite sulle piccole, medie e grandi imprese. Questa è una tappa di avvicinamento nel processo di cambiamento della politica fiscale, dettato anche da elementi di macroeconomia. Sappiamo, infatti, che il tessuto fondamentale della nostra economia è costituito dalle piccole e medie imprese. In questa direzione intendiamo andare. Soprattutto non condividiamo il fatto che ci sia una diversa tassazione in base alle dimensioni delle imprese: questo è l'elemento che caratterizza questo tipo di intervento.
Vi è ancora qualcosa da dire sul tema del tipo di intervento utilizzato. Non credo che il panorama generale delle imprese riguardanti gli artigiani e i commercianti abbia alcunché da dire su questo tipo di intervento. Infatti, ritengo che questo provvedimento colpisca maggiormente proprio quella parte di ingegneria finanziaria che molto spesso ha creato elementi di confusione all'interno della tassazione e, magari, le scatole cinesi: colpisca, quindi, operazioni di ingegneria finanziaria e non l'economia reale. Questo è il carattere che noi crediamo abbia questo decreto-legge.
Detto questo, abbiamo dato la nostra disponibilità a rivedere alcune parti del provvedimento, sulla base di suggerimenti che sono venuti dalla maggioranza e dall'opposizione: in questo senso, vi sono alcuni elementi che sono già stati introdotti nel testo rispetto alla questione del credito d'imposta sull'occupazione. Ciò significa che sulle questioni principali noi abbiamo aperto e teniamo aperto un dialogo. Tuttavia, non parlate di stangata per l'impresa: non possiamo ritenere che 126 mila imprese su oltre 4.200.000 costituiscano l'universalità delle imprese. Anzi, si tratta di alcuni interventi che hanno determinato una maggiore equità: le grandi imprese, lo ricordiamo con precisione, nelle diverse annualità hanno goduto di una quota che va dal 50 al 66 per cento delle agevolazioni determinate dalla DIT. Quindi, grandi agevolazioni concentrate su pochi: questo non fa parte del nostro modo di vedere la politica fiscale.
Ecco i motivi sottostanti a un decreto-legge di questo tipo.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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