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PRESIDENTE. Avverto che le interpellanze La Russa n. 2-00492, Mormino n. 2-00493 e Burtone n. 2-00495, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4).
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, la vicenda è all'ordine del giorno. La crisi della FIAT preoccupa più di ogni altra cosa. Vi sono state manifestazioni sindacali; abbiamo registrato gli interventi significativi del Governo, in queste ore, per cercare di trovare una soluzione. Aspettiamo di capire ed eventualmente di collaborare con il Governo, al fine di trovare una soluzione ad una crisi che non è soltanto della FIAT. Infatti, se la FIAT entra in crisi per ragioni che meriterebbero un'analisi molto approfondita (che non è il caso di svolgere in questa sede perché il tempo non lo consentirebbe), a nostro avviso, rischia di andare in crisi l'intero sistema industriale del paese che vede nella FIAT l'elemento trainante.
- ne parlano anche i giornali di stamani - che il Governo ha già annunciato interventi nel disegno di legge finanziaria per il 2003, il quale dovrà farsi carico, purtroppo, ma inevitabilmente, del grave problema della FIAT. Ma questa interpellanza, che ho presentato insieme a numerosi altri colleghi, vuole porre l'accento sulle linee strategiche della politica industriale del nostro paese. In quanto classe dirigente, abbiamo il compito di interrogarci al riguardo e di svolgere un'analisi approfondita della situazione per non rischiare di trovarci impreparati di fronte ad eventi che potrebbero anche travolgerci.
PRESIDENTE. L'onorevole Fallica ha facoltà di GIUSEPPE FALLICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la notizia di un piano di ridimensionamento della FIAT che colpisce in particolar modo e in maniera definitiva lo stabilimento di Termini Imerese, in provincia di Palermo, sta creando una gravissima situazione economica e occupazionale. Nella fabbrica di
Termini Imerese sono impiegate circa duemila unità ed altrettante, forse anche di più, trovano occupazione in altre imprese collegate all'attività della FIAT. Questa situazione occupazionale interessa un vasto territorio che comprende, oltre alla città di Termini Imerese, tanti altri comuni limitrofi ed anche la città di Palermo. Infatti, quasi il 30 per cento degli operai della FIAT di Termini Imerese sono residenti nella città di Palermo.
annunciate, determinando un nuovo e grave pregiudizio per l'economia di una zona già in grande sofferenza e una nuova manifestazione di insensibilità per i problemi del sud del paese e della Sicilia.
PRESIDENTE. L'onorevole Burtone ha facoltà di GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, noi della Margherita e dell'Ulivo abbiamo avvertito subito la gravità della crisi della FIAT e delle possibili conseguenze e gravi danni economici e sociali che potrebbero derivarne. È per questo che, per primi, martedì scorso, abbiamo chiesto al Governo di ritenere centrale l'impegno del Parlamento e di venire a riferire e, soprattutto, di svegliarsi, di attivarsi per risolvere i problemi che stavano emergendo. Noi non ci siamo mai rassegnati e non ci rassegneremo di fronte al declino della FIAT. Tra l'altro, avevamo percepito, nel luglio scorso, il rischio di un percorso frammentato ed incompleto ed avevamo chiesto un serio rilancio dell'azienda. Avevamo considerato limitativo l'accordo raggiunto sull'utilizzo del prepensionamento e, soprattutto, avevamo sottolineato le nostre perplessità relativamente ad un piano di rilancio orientato al 2005, quindi, con dei vuoti produttivi nel 2003 e nel 2004.
siano scomparsi il prestito d'onore, la legge n. 488, i patti territoriali e come sia stato modificato sostanzialmente il credito d'imposta con grande preoccupazione per il rilancio produttivo della Sicilia e del Mezzogiorno in generale.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le attività produttive, onorevole Valducci, ha facoltà di MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, onorevoli interpellanti, vorrei fare una premessa che ritengo doverosa. Stiamo parlando di una crisi che non coinvolge un'azienda, ma un intero settore, quello automobilistico, che nel nostro paese ha rappresentato, rappresenta tuttora, e ci auguriamo possa rappresentare anche in futuro una fetta importante di tutta l'economia industriale. Penso che accendere, così come ho sentito dall'ultimo intervento, con polemiche politiche tale situazione di grave crisi sia un fatto di irresponsabilità politica anche per chi oggi è all'opposizione e vorrebbe, ma mi sembra che questi non siano i toni, governare il paese domani.
di FIAT Auto dovrebbe essere inferiore ai quattro anni. L'alleanza con la General Motors prevede lo sviluppo di componenti comuni e la realizzazione della produzione di motori e cambi. Sarà potenziata l'organizzazione commerciale; saranno ridotti i costi di magazzino, di funzionamento e di struttura; la cassa integrazione guadagni straordinaria riguarderà una serie di stabilimenti, che non sto qui ad elencare.
naturalmente rivolta alle due maggiori problematiche: industriale e occupazionale.
PRESIDENTE. L'onorevole Lo Presti ha facoltà di ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, nella mia breve replica, prima di addentrarmi in un ragionamento che comunque ha come presupposto fondamentale quello della assoluta condivisione dell'analisi fatta dall'onorevole sottosegretario e del ringraziamento che voglio formulare per la sua risposta importante, significativa, anche piena di contenuti e soprattutto di pathos, di sofferenza per una situazione molto grave, volevo ringraziare il sindaco di Palermo, che qui siede accanto a me, il quale ha voluto sottolineare con la sua presenza in quest'aula l'interesse che le amministrazioni locali in Sicilia - ricordo che Termini Imerese è in provincia di Palermo - hanno verso questo problema. Evidentemente, si tratta di una sensibilità che l'onorevole Cammarata ha voluto manifestare mettendo al servizio di questa causa anche la sua persona, dimostrando come si possa benissimo conciliare il mandato del parlamentare con quello di sindaco, per rispondere, fra l'altro, a polemiche di questi giorni.
valutazione del piano industriale della FIAT conosciuto dagli addetti ai lavori, in particolare, dai nostri uomini di Governo. Mi preoccupano i termini usati: piano industriale irricevibile, piano industriale non completo, senza chiari obiettivi. Evidentemente, questo mi fa pensare che la FIAT non abbia compreso bene qual è lo sforzo che si chiede, che l'intero popolo italiano chiede a questo colosso industriale per determinare condizioni di permanenza e di competitività sul mercato, soprattutto in un settore strategico. Continuo a soffermarmi su questo aspetto. Si tratta di un settore strategico non tanto perché l'auto è un bene di consumo fondamentale, ma perché l'indotto, tutto quanto si muove attorno all'auto è un circuito industriale di preminente e rilevante interesse. Pertanto, bisogna prestare attenzione a tutto questo in modo particolare.
il futuro di migliaia di lavoratori i quali, in questo momento, fremono e sono veramente preoccupati.
PRESIDENTE. L'onorevole Nicolosi ha facoltà di NICOLÒ NICOLOSI. Signor Presidente, per un verso cogliamo gli aspetti positivi della risposta fornitaci dal sottosegretario, in particolare, ne indico tre. Il sottosegretario ha affermato che il Governo sta seguendo seriamente e continuamente la crisi e sta cercando i modi per affrontarla. È stato anche detto che il Governo non abbandonerà i lavoratori e le loro famiglie; inoltre, ciò che ho colto dalla relazione è la consapevolezza della gravità della crisi, ma anche che cominciano ad emergere gli elementi per affrontarla e per cercare di risolverla. Tale crisi riguarda il contesto generale relativo al settore auto della FIAT.
della stabilimento della FIAT a Termini Imerese ma sappiamo che ancora siamo in una fase interlocutoria. Siamo dispiaciuti, ma consapevoli della fase interlocutoria con riferimento alla quale la settimana prossima chiederemo che si possa ridiscuterne per capire quando si potrà dire ai lavoratori che è stata individuata già qualche soluzione.
PRESIDENTE. L'onorevole Burtone ha facoltà di GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per esprimere in primo luogo l'insoddisfazione per la risposta fornita dal Governo e in particolare dal rappresentante del Governo. Ritengo continuino i ritardi che si sono manifestati sin dal mese di luglio: già in quell'occasione il Governo avrebbe dovuto concordare nuove soluzioni fra i soggetti interessati, comprendere meglio lo stato della trattativa fra la FIAT e la General Motors, prevedere la possibilità di una gestione più intelligente dei marchi più competitivi e i conseguenti adattamenti aziendali - mi riferisco all'utilizzazione degli stabilimenti dell'Alfa Romeo, della Maserati e di altre marche -, la percorribilità di un'intesa coinvolgente la regione, gli enti locali e i sindacati per attivare, con la politica della
concertazione, nuovi strumenti sul territorio. Il Governo ha preferito invece la scelta del «fai da te», lasciando fare all'azienda FIAT. La cosa che ci preoccupa è che si continua con questo atteggiamento che, mi permetta signor rappresentante del Governo, vorrei considerare irresponsabile da parte del Governo. Ho parlato del modo in cui il Presidente del Consiglio ha giustificato il mancato incontro col proprio ministro: potrei qui citare dichiarazioni di ministri anche siciliani e una dell'onorevole Micciché, che mi ha molto stupito. Avremmo voluto che i ministri siciliani, in modo particolare il vice ministro Miccichè che ha la delega sul Mezzogiorno, avessero posto il problema politico, utilizzando il proprio ruolo politico. Si fanno invece dichiarazioni assolutamente inaccettabili, come quella fatta dall'onorevole Micciché il 9 ottobre.
ascoltare un inizio di ragionamento sulle proposte possibili, i contratti d'area, e soprattutto l'impegno, che noi cercheremo nelle prossime settimane, di utilizzare la legge finanziaria, di pensare ad una serie di risorse che possa servire a quella comunità per mettere a fuoco un contratto d'area, eventualmente suppletivo, un bando speciale della legge n. 488, per affrontare un tema fondamentale, quello della sopravvivenza occupazionale di un territorio che oggi è in una condizione di grande difficoltà.
L'onorevole Lo Presti ha facoltà di
Ovviamente, al di là del fondamentale problema occupazionale (il piano industriale presentato dalla FIAT in questi giorni o, almeno, quello che di questo piano industriale si conosce, riguarda sicuramente la chiusura di uno stabilimento strategico quale quello di Termini Imerese e la cassa integrazione per diverse migliaia di soggetti), emergono due aspetti.
In primo luogo, esiste il rischio che la politica industriale del nostro paese subisca una grave battuta d'arresto perché, se non si è a conoscenza di quale sia lo sbocco della crisi della FIAT, vi è il rischio che un paese come il nostro, iscritto, a buon titolo, nel novero dei paesi più industrializzati del mondo, sia costretto a fare i conti con una tragica ed amara realtà: il possibile lento decadimento di un sistema industriale che nell'industria automobilistica, evidentemente, ha il suo fulcro principale. Tutti i paesi più industrializzati del mondo e all'avanguardia nell'industria pesante hanno case automobilistiche proprie. Se questa crisi, dunque, è destinata a concludersi con la chiusura della linea di produzione degli autoveicoli FIAT, evidentemente, si pone un problema di politica industriale. È giusto che il Governo, la maggioranza e le forze politiche dell'opposizione, si interroghino sul futuro del nostro paese in questo settore.
In secondo luogo, se la crisi dovesse essere scongiurata (come mi auguro, perché, fra qualche giorno, avremo tutte le idee chiare su come intervenire per sostenere questo comparto industriale strategico e fondamentale che, in qualche modo, distingue i paesi industrializzati moderni, che vanno verso l'ulteriore modernizzazione, da altri), resterebbe irrisolto un problema grave, vale a dire quello dell'occupazione nel sud.
Mi soffermo, in particolare, sulla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese perché, come è stato sostenuto ieri dal Vicepresidente del Consiglio Fini durante una trasmissione televisiva, altro è chiudere uno stabilimento nel cuore dell'Italia produttiva - dove permane la capacità del sistema economico locale di riassorbire la forza lavoro, dove esiste la possibilità di trovare sbocchi lavorativi - altro è, lo ha rilevato in maniera chiarissima il Vicepresidente Fini ed io voglio rimarcarlo, chiudere uno stabilimento situato nel cuore del sud, in Sicilia: sarebbe una tragedia nazionale, un fattore devastante per un sistema economico che, già fragile, ha visto il proliferare di industrie puntualmente destinate alla chiusura nel volgere di pochi anni, se non addirittura di pochi mesi (la FIAT è un miracolo isolato da questo punto di vista).
In particolare, ciò determinerebbe per la Sicilia e per il sud un ulteriore arretramento rispetto al resto del paese e, purtroppo, innescherebbe anche problemi di ordine pubblico. Circa 3.000 famiglie rischierebbero di vedersi espulse completamente da qualsiasi circuito produttivo! Si tratta di un dato sicuramente significativo, ma l'aspetto politico, ancora più significativo, perché di rilevanza generale, è quello dell'ulteriore abbandono del sud, che continuerebbe a marcare una posizione di stallo rispetto allo sviluppo del resto del paese.
Poiché non ci possiamo consentire che si producano tali conseguenze, dobbiamo trovare rapidamente qualche soluzione. So
È stato detto, ed è stato anche scritto, che è giusto sia la FIAT, ora, a dare risposte, dopo averne ricevute tante e tanto positive da parte delle istituzioni nel corso di trent'anni. È stato calcolato che sono stati spesi per cassa integrazione relativa alla sola FIAT circa 240 mila miliardi di vecchie lire! È un dato significativo questo! In trent'anni, dalla prima crisi petrolifera, lo Stato ha elargito alla FIAT molteplici benefici, che, però, non hanno prodotto risultati. Allora, è venuto il momento di dire, parafrasando una frase bellissima pronunciata dal presidente Kennedy, che non è più il tempo di chiedere allo Stato cosa lo Stato possa fare per la FIAT, ma quello di chiedere alla FIAT cosa la FIAT possa fare per la collettività, per l'intero paese, soprattutto in ragione della responsabilità che ha questa grande azienda, rivestendo il ruolo di nodo, di fulcro dell'intera economia nazionale.
So che il Governo Berlusconi, il nostro Governo, a questo problema ha posto un'attenzione prioritaria. Non ci manca certo la sensibilità! Però, evidentemente, l'analisi deve essere approfondita e le soluzioni dovranno essere meditate anche con riguardo a ciò che sta accadendo, in questo momento, intorno a noi. L'Europa si muove in un certo modo nell'ambito delle relazioni industriali ed ha già delineato un percorso significativo: l'incentivazione di forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione finanziaria ed economica delle imprese.
Noi siamo in ritardo, siamo gravemente in ritardo su questo punto e credo valga la pena dare un'accelerazione in questo senso. Non so se la partecipazione finanziaria dei lavoratori agli utili ed alle attività delle imprese, con tutte le forme, tutte le garanzie, tutte le condizioni che, evidentemente, le regole europee, che si stanno in questo settore delineando, daranno, sarà uno degli elementi che potrà in qualche modo garantire un nuovo futuro, non soltanto alla FIAT, per carità, perché la FIAT è poi un anello di questa catena, ma all'intera politica industriale italiana e, più in generale, dell'Europa; però, certamente, bisogna cominciare ad interrogarsi su quali siano le forme nuove da percorrere nell'ambito di un rilancio del sistema produttivo italiano, su quali siano gli strumenti nuovi da inventare, al di là di quelli tipicamente previsti e ormai sperimentati da decenni degli aiuti indiretti, delle formule di sostegno più o meno dirette o indirette in favore di attività strategiche.
Allora, sotto questo profilo, la nostra preoccupazione credo sia quella di un'intera nazione; come classe dirigente abbiamo il dovere di interrogarci, come classe dirigente abbiamo il dovere di dare compiute risposte e su questo credo che la collaborazione tra maggioranza e opposizione sia fondamentale; ne va della sopravvivenza di un sistema, ne va delle garanzie, anche per il futuro, per i nostri giovani.
La proposta della FIAT, che, da quanto si apprende dalla stampa nazionale, prevede per lo stabilimento di Termini Imerese, di fatto, la sospensione dell'attività produttiva pressoché totale, ipotizzando almeno un anno di cassa integrazione per le maestranze, sembra contare esclusivamente su una ripresa della domanda dei modelli attualmente prodotti nello stabilimento. Tale ipotesi sembra inaccettabile in quanto oltre alle autorità del presupposto non prevede investimenti per la modifica delle linee di produzione e per eventuali nuovi modelli. Non si sa bene quali siano questi modelli.
Quindi, a tutti gli effetti si configura come una chiusura definitiva dello stabilimento. La chiusura dello stabilimento creerebbe veramente delle drammatiche conseguenze all'economia del territorio, a suo tempo destinato all'insediamento industriale, con grave pregiudizio per attività economiche cui esso era naturalmente vocato per la particolare attrazione e la fertilità dell'ambiente naturale, sottratto ad iniziativa agricole e turistiche che avrebbero assicurato uno sviluppo alternativo certamente stabile e duraturo. Si capisce bene, con la chiusura di questo grande stabilimento (che interessa un'area così grande), quale potrebbe essere la riconversione eventuale.
Alla realizzazione dello stabilimento vennero, all'origine, destinate ingenti risorse pubbliche per creare una compartecipazione con l'azienda automobilistica allora denominata Sicilfiat la quale assorbì poi, interamente e senza adeguati ritorni finanziari, la titolarità dell'impresa. A questo proposito occorre ricordare, signor Presidente, che per l'attivazione dello stabilimento in questione la FIAT ha percepito contributi statali per oltre 200 miliardi di vecchie lire negli ultimi dieci anni circa nel solo ambito del contratto di programma con esclusione, quindi, di altre provvidenze quali, ad esempio, la fiscalizzazione degli oneri sociali. Maggiormente inaccettabile è il fatto che questa ipotesi di chiusura abbia luogo in un'area del sud dove la possibilità di riallocazione di manodopera del settore metalmeccanico appare del tutto improbabile in quanto non esiste un tessuto produttivo del settore così vasto come al nord. Inoltre, la FIAT non è da considerare un interlocutore affidabile per una programmazione di investimenti di lungo periodo in quanto, essendo immaginabile la sua cessione alla General Motors, così come si apprende dai commenti della stampa nazionale, qualsiasi piano di investimenti dovrebbe essere negoziato, per essere credibile, con l'acquirente. Sembrerebbe inoltre opportuno, qualora la GM non intendesse più avvalersi dello stabilimento, avviare contatti con altre case automobilistiche europee e non che volessero giovarsi di una struttura produttiva che attende soltanto di essere messa in condizioni di lavorare.
Nella ventilata ipotesi di cessione anticipata alla Opel General Motors Europa sarebbe opportuno che il Governo prendesse posizione proprio a favore degli stabilimenti situati nelle aree più deboli. Comunque, anche nell'ipotesi di una definitiva chiusura dello stabilimento, dovrebbe essere negoziato un tempo ragionevole perché lo Stato possa garantire l'attivazione di strumenti volti a produrre nell'area nuova occupazione. Comunque, le prospettive accennate hanno creato, altresì, una forte tensione sociale nella popolazione che determina anche seri pericoli per la sicurezza pubblica (vedi blocchi stradali e ferroviari e non sappiamo cos'altro).
Tutto ciò premesso, il sottoscritto, a nome anche degli altri interpellanti, chiede al Governo quali iniziative intenda intraprendere, soprattutto nei confronti della FIAT, per salvaguardare i vasti e sensibili interessi che verrebbero colpiti dalle prospettive
Allo stesso modo, abbiamo considerato modesta la scelta di ricorrere agli incentivi per sostenere la domanda nel mercato. Signor sottosegretario, si tratta di incentivi che in questa fase hanno finito per essere ininfluenti per la FIAT e che, anzi, hanno determinato un'agevolazione per la concorrenza, tenuto conto che la FIAT, proprio in questi giorni, ha fatto registrare i risultati peggiori della sua presenza nel mercato.
Signor sottosegretario, la situazione è precipitata (lo sappiamo bene tutti), soprattutto da mercoledì, dopo l'incontro tra l'azienda e il sindacato. L'azienda ha comunicato che vi sono 8.100 esuberi; si è compiuta un'attenta analisi e si è accertato che gli esuberi a Mirafiori sono pari al 30 per cento della forza lavoro (2.700 unità), ad Arese al 50 per cento (1000 unità), a Cassino al 25 per cento (1.200 unità), a Pomigliano solo all'1 per cento, mentre a Termini Imerese, in Sicilia, su 1.800 addetti dovranno essere considerati in esubero 1.800 unità, ossia il 100 per cento.
Signor sottosegretario, rispettiamo tutti i lavoratori e siamo preoccupati per ogni lavoratore che rischia il posto di lavoro. Non accettiamo, però, lezioni dal ministro Maroni che a Radio Padana ha affermato che per il Governo non vi sono differenze - mi rivolgo ai colleghi intervenuti prima di me - tra chi perde il posto di lavoro, sia che sia cittadino del nord sia che sia cittadino del sud. Tutto ciò è stato detto a Radio Padana in diretta. Non accettiamo lezioni perché non intendiamo creare la guerra tra i lavoratori del nord e quelli del sud. Non è per particolarismi, regionalismi o interessi clientelari e localistici che sosteniamo che la condizione oggettivamente più pesante è quella dei lavoratori di Termini Imerese. Qui, infatti, secondo la FIAT, 1.800 unità dovranno andare in cassa integrazione e poi dovranno essere licenziati. Sappiamo, inoltre, da uno studio dell'IRES Piemonte, basato su dati ISTAT, che per ogni posto cancellato in FIAT, in genere, scompare un posto e mezzo nell'indotto.
Si tratta, quindi, di un dramma notevole da un punto di vista occupazionale. Vi sono difficoltà che devono essere rilevate, perché quando al sud si perde un posto di lavoro non è subito possibile un'alternativa occupazionale. Vi è, infatti, una disoccupazione strutturale di lunga durata che il ministro del lavoro dovrebbe conoscere.
Inoltre, la crisi che si sta profilando nel settore industriale della FIAT in Sicilia si interseca con i timori che vi sono con riferimento ad altri settori industriali: la preoccupazione del ritiro della presenza dell'ENI nella chimica, la condizione devastante, signor sottosegretario Delfino, dell'agricoltura, il disimpegno sostanziale che si sta verificando sugli aiuti nel Mezzogiorno. Vedremo cosa prevederà la legge finanziaria. Già nel corso di quest'anno abbiamo avuto modo di verificare come
Rispetto a questi temi, stigmatizziamo l'azione del Governo. A nostro avviso, il Governo da luglio non si è mosso con tempestività. Ci sembra strana la melina che si è realizzata, ad esempio, tra il Presidente del Consiglio e il proprio ministro delle attività produttive. Addirittura, il ministro Marzano ha dichiarato che non ha avuto tempo di incontrare il Presidente del Consiglio perché preso da altri impegni.
Parliamo di una crisi che sta investendo il settore industriale ed il Presidente del Consiglio ed il proprio ministro non riescono ad incontrarsi!
Bene, vogliamo conoscere subito le iniziative che il Governo intende promuovere per bloccare il declino della FIAT che potrebbe avere forti ripercussioni sulla vita economica del paese. Vogliamo conoscere le iniziative che il Governo intende mettere in campo per respingere seriamente l'ipotesi di chiusura di alcuni stabilimenti, in modo particolare quello di Termini Imerese. Soprattutto, vogliamo capire quali assicurazioni il Governo possa dare ai lavoratori per trovare possibili alternative nel caso si realizzi il dramma del licenziamento, e se il Governo sia in grado di portare avanti una strategia di raccordo con gli enti locali e con la regione per rilanciare anche questo comparto produttivo.
Ricordo anche che non commetteremo uno dei più gravi errori commessi dai governi precedenti. In altre occasioni, infatti, questo importante gruppo economico della storia italiana ha avuto crisi analoghe, o forse peggiori, e sono stati dati incentivi forti da parte dello Stato senza analizzare nel dettaglio il piano industriale di ristrutturazione dell'azienda per capire se i fondi venivano dati con l'opportunità di un rilancio di tale impresa o se, invece, venivano dati a fondo perduto. Non vogliamo correre il rischio di dare contributi a fondo perduto ad una strategia industriale che, poi, non porti alla salvaguardia vera dei livelli occupazionali oggi e per sempre, non oggi e per qualche mese.
Reputo irricevibile il piano presentato dai vertici della FIAT negli ultimi giorni ai sindacati ed al Governo innanzitutto perché non è possibile prevedere la completa chiusura di uno stabilimento situato in una posizione delicata per il nostro paese come quello di Termini Imerese. In secondo luogo, non ci è stato presentato - si vede che erano abituati così con gli altri Governi - un vero piano industriale che ci faccia capire dove vuole andare l'azienda mentre il Governo sta studiando azioni forti affinché si superi questa crisi. In ultimo, ma non ultimo in termini di importanza, sappiamo che vi è stato negli ultimi anni un accordo con la General Motors, non conosciamo quale sarà il futuro di questo accordo e penso sia necessario e doveroso che chi ci viene a chiedere di sostenere una situazione di crisi abbia la sua controparte rispetto a quell'accordo. Dunque, è indubbio che dobbiamo chiarire qual è e quale sarà il ruolo della General Motors nei confronti del sistema auto del nostro paese.
Ricordo, come è stato ricordato anche dagli interpellanti che hanno esposto la situazione in modo oggettivo, che i numeri presentati nel piano da parte del gruppo FIAT, cioè oltre 8 mila dipendenti, rappresentano un primo piccolo tassello rispetto alla situazione più grave collegata a tutto l'indotto.
Il sistema auto del paese è molto più ampio della già grande presenza del personale e delle famiglie che gravitano intorno al sistema FIAT.
Vorrei adesso esporre i numeri della crisi del settore e quanto il Governo sta facendo al riguardo, come certamente sapete dai giornali. Peraltro, penso che anche oggi il Consiglio dei ministri affronterà la questione, cominciando ad entrare nei termini di dettaglio, per cercare di trovare quegli strumenti che consentano di reperire fondi che possano andare incontro a questa crisi dell'azienda FIAT.
La gravità della crisi del mercato dell'auto ha connotazioni mondiali, ma molto eterogenea è la reazione dei singoli produttori, così che anche nel formulare le previsioni di ripresa gli analisti sono molto selettivi. Sia negli Usa sia in Europa è previsto un sia pur lieve recupero della domanda entro la fine di quest'anno e nel corso del 2003, ma non c'è ottimismo sulla formazione di significativi margini economici. Negli Stati Uniti un elemento poco rassicurante, per le ragioni che riguardano l'alleato di FIAT, indica che le vendite di General Motors nello scorso mese di settembre sono diminuite del 13 per cento, contro un aumento del 3 per cento di quelle Ford, del 18 per cento di Chrysler, del 24 per cento di Volkswagen e del 32 per cento di BMW.
In Europa nel quarto trimestre di quest'anno la domanda di mercato di auto e parti di ricambio dovrebbe cadere di un'ulteriore 4 per cento, ma per esigenze di ricostituzione delle scorte, soprattutto in Francia, e in relazione al lancio di nuovi modelli di Renault, Ford e Volkswagen, la produzione dovrebbe crescere di un altrettanto 4 per cento.
Ma la FIAT sta peggio. Tra i gruppi europei essa è l'unica ad avere nel 2002, così come già nel 2001, una redditività negativa. In condizioni stabilmente migliori sono Peugeot e Volkswagen; seguono Renault, Daimler-Chrysler e Bmw.
Nel primo semestre del 2002, il gruppo FIAT ha visto diminuire del 6 per cento il suo fatturato consolidato (un trend che già era iniziato nel 1998), ha registrato un risultato netto negativo per gli azionisti della società per 563 milioni di euro, presenta un indebitamento finanziario totale pari a 32,2 miliardi di euro, poco inferiore alla punta di 35,6 miliardi di euro di fine marzo scorso.
La riduzione dell'indebitamento rappresenta un primo risultato dell'opera di ristrutturazione finanziaria avviata dal gruppo FIAT di intesa con le istituzioni finanziarie. Se si passa dal consolidato al solo settore auto l'andamento economico-finanziario della FIAT peggiora sotto ogni profilo. Basti pensare che il risultato netto è negativo da quattro anni e mezzo: meno 293 milioni di euro nel 1998; meno 493 nel 1999; meno 599 nel 2000; meno 1442 nel 2001. L'incidenza percentuale del valore aggiunto sul fatturato è scesa dal 25 per cento del 1997 al 10,4 per cento del 2001.
Le ragioni della peculiare situazione della casa automobilistica italiana vengono fatte risalire a pregresse incertezze industriali in tema di insufficienti o, peggio, errati nuovi investimenti tecnici; elevata età media (oltre cinque anni), dei modelli di vettura; incertezze commerciali in tema di agevolazioni creditizie concesse ai clienti (prestiti a tasso zero), rivelatesi da un lato molto poco utili per l'incremento delle vendite, dall'altro finanziariamente pesantissime; difficoltà a mantenere un basso livello di giacenze di magazzino (ad esempio alla fine del primo trimestre 2002, il magazzino raggiungeva un numero altissimo di vetture: 350 mila); dispersione di investimenti finanziari di gruppo (l'investimento in Italenergia fatto lo scorso anno, apprezzato perché poteva costituire il nucleo stabile nazionale dell'azionariato della società dopo la scalata della francese EDF, si è rivelato incompatibile con la situazione debitoria del gruppo FIAT.
Inoltre, nel solo primo trimestre di quest'anno, quando la crisi finanziaria era già pressante, sono stati sborsati per acquisizioni 317 milioni di euro); conseguente aumento dell'indebitamento finanziario (l'indice di indebitamento, cioè il rapporto tra debiti finanziari e capitale netto era per il gruppo consolidato pari a 2,8 al 31 marzo 2002 e tale è rimasto a fine giugno, perché se pure sono diminuiti i debiti finanziari è calato anche il capitale netto per l'erosione dovuta alle perdite economiche); conseguente aumento degli oneri finanziari nel conto economico consolidato (5.493 milioni di euro nel 2001, pari a ben il 10,4 per cento del fatturato).
Lo sforzo, compiuto nel più recente passato, ha portato ad un relativo alleggerimento dei costi, tanto che il risultato del secondo trimestre 2002 è stato meno negativo di quello pesantissimo del primo trimestre. Tuttavia, questo alleggerimento ha generato margini di autofinanziamento impari rispetto alle esigenze finanziarie che il rilancio della produzione richiederebbe. E anche la strategia di fare dismissioni, per conseguire maggiori risorse finanziarie, oltre ad essere obbiettivamente impegnativa dovrebbe essere considerata pure per i suoi eventuali riflessi economici negativi sulla gestione straordinaria.
Il Governo, già qualche mese fa, si è attivato per elaborare misure generali di contrasto della congiuntura per il mercato automobilistico, in quel momento, particolarmente sfavorevole. Va ricordato, infatti, che la caduta media della domanda nel primo semestre in Italia è stata pari al 13 per cento. Dopo un breve periodo di assestamento per l'applicazione dello strumento posto in essere attraverso gli incentivi alla rottamazione, nel mese di settembre scorso, il mercato ha fatto registrare un sensibile miglioramento, con un incremento delle immatricolazioni del 3,4 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Anche l'acquisizione degli ordini si attesta su una percentuale dell'11 per cento in più rispetto all'anno passato.
Da tutto ciò è possibile dedurre che, complessivamente, l'intervento effettuato dal Governo ha determinato effetti positivi sul settore. Va anche ricordato che, nell'analoga esperienza del 1997-1998, l'analisi costi-benefici pubblici portò a un saldo positivo per le casse dello Stato.
Quali sono stati gli effetti di quest'azione del Governo sulla FIAT? In contrasto con il recupero generale, la FIAT ha continuato a perdere quote di mercato in Italia, passando dal 32,1 per cento nel 2001 al 28,7 per cento a fine settembre scorso (30,5 per cento medio nei primi nove mesi del 2002). Questo dato conferma la serietà e la peculiarità della crisi della FIAT Auto.
In ordine ai propositi del gruppo FIAT, al Governo è stato di recente ribadito dal nuovo vertice l'impegno a proseguire nell'opera di rilancio della presenza industriale complessiva nel nostro paese. L'apparente contraddizione, costituita dall'annuncio di sospendere la produzione intanto negli stabilimenti di Arese e Termini Imerese, è spiegata con l'esigenza di concentrare gli sforzi nelle unità produttive a migliore economicità.
Il Governo non può non dare il dovuto peso a simili comunicazioni ufficiali. È evidente, peraltro, che il monitoraggio dovrà essere svolto su due piani, non trascurando cioè le ipotesi di medio termine più drastiche, siano esse costituite da ulteriori ridimensionamenti della realtà industriale del gruppo, ferma restando la sua autonomia di impresa, siano invece rappresentate dalla fuoriuscita dell'attuale azionariato di controllo con il passaggio dello stesso alla General Motors.
Per quanto riguarda il piano FIAT per superare la crisi dell'auto, obiettivi di tale piano - ancora oggi troppo generici - sono quello di rinnovare la gamma dei prodotti, di migliorare la presenza in segmenti di mercato e con canali di vendita più remunerativi e di incrementare le vendite fuori dall'Italia.
Gli investimenti ammontano a 2,5 miliardi di euro in media, tra l'anno 2002 e 2005. Alla fine, l'età media dei modelli
Qual è lo spazio di manovra per la politica industriale? Ha senso parlare - come è stato detto in questi giorni - di nazionalizzazione?
Naturalmente, per il Governo, il problema è molto complesso e si articola quantomeno nei seguenti quesiti.
È giusto considerare strategica, vale a dire irrinunciabile per la mano pubblica, una presenza italiana nell'industria dell'auto e a che prezzo? Ovvero, l'interesse pubblico consiste nella salvaguardia del patrimonio conoscitivo accumulato in tanti anni da tecnici, ricercatori e progettisti? Ovvero ancora, esso consiste nella mera salvaguardia occupazionale, così che attività produttive del tutto estranee all'industria dell'auto, capaci di ripristinare in parte o interamente i preesistenti livelli, possano essere valutate positivamente e incoraggiate ovvero consiste nell'adozione di vecchi e nuovi ammortizzatori sociali? Provo a rispondere a questi fondamentali quesiti.
Per quanto riguarda il primo quesito, la cultura liberale di cui sono portatore ha sempre diffidato della classificazione di settore strategico, perché troppo spesso ciò ha portato ad ampliare oltre misura la presenza industriale diretta dello Stato, con un'infinità di sprechi di risorse, e a turbare la concorrenza dei mercati. È peraltro sacrosantamente vero che l'industria dell'auto è tra le più fittamente interconnesse nella matrice dell'economia italiana. Una riprova viene dalla constatazione che abbiamo fatto prima circa il risultato positivo dell'analisi costi benefici della rottamazione. Da questo punto di vista è importante, nell'interesse pubblico, che in Italia resti insediata una produzione industriale di auto e che le auto vendute nel nostro paese abbiano il più basso impatto ambientale. A quale azionariato facciano capo, interessa meno. D'altra parte, questa è stata anche la via maestra seguita in altri paesi europei, come la Gran Bretagna. È di tutta evidenza che un'ipotetica nazionalizzazione della FIAT farebbe uscire il nostro paese dall'Unione europea, dal consesso dei paesi occidentali ad economia libera. Forse può apparire paradossale, ma nazionalizzare la FIAT vanificherebbe gli sforzi compiuti negli anni novanta per privatizzare molti enti dello Stato ed entrare nella moneta unica.
Quanto al secondo quesito, il patrimonio conoscitivo accumulato nel nostro paese è uno degli elementi portanti del livello tecnologico e - direi proprio - culturale di tutti noi. È peraltro evidente che esso, per restare valido in un mercato tanto competitivo come quello che viviamo, ha bisogno di un progresso continuo. Dunque, da parte del Governo deve esserci tutta la disponibilità a valutare i programmi di ricerca e di innovazione che siano presentati dal produttore nazionale, da qualsiasi capitale esso sia controllato. Ma è altrettanto evidente che tutto ciò deve iscriversi in una realtà industriale che vanti in misura inequivocabile i presupposti di competitività a livello mondiale; in altri termini, spendere soldi pubblici in nome di una ricerca di serie B, tanto per dire che continuiamo a finanziare l'auto, sarebbe un grave errore.
Infine, la salvaguardia dei livelli occupazionali è un obiettivo irrinunciabile che, tuttavia, deve essere conseguito innanzitutto in una logica di sviluppo e, in subordine, utilizzando tutta la strumentazione già in passato sperimentata in altre azioni di riconversione produttiva.
Il Governo segue la situazione dell'industria dell'auto con la massima attenzione, tant'è che è e sarà la stessa Presidenza del Consiglio a coordinare il lavoro dei ministeri interessati. L'attenzione sarà
Quanto alla prima, in particolare le aree saranno quelle delle innovazioni tecnologiche, della sicurezza, dell'impatto ambientale e, non ultime, della reindustrializzazione dei siti e del sostegno ai lavoratori che vorranno intraprendere iniziative imprenditoriali, autonome o in collegamento ad altri organismi economici.
Quanto alla seconda, in particolare lo sforzo sarà compiuto innanzitutto per individuare gli strumenti più idonei alle singole fattispecie e poi, se del caso, per allentare i vincoli che eventualmente ne impediscano il concreto e completo utilizzo.
In ogni caso, ci riserviamo di far esperire una valutazione dei benefici economici dei possibili interventi pubblici non solo da un punto di vista sociale ma anche per il gruppo FIAT, perché sarebbe assurdo destinare risorse finanziarie dello Stato senza neanche prima valutarne l'efficacia prospettica.
Per queste ragioni, il Governo sta approfondendo tutte le possibili attività da compiere. Il Governo ha la certezza che verranno esperite tutte le idonee iniziative, affinché i lavoratori e le famiglie, che sono coinvolti in prima persona in questa grave crisi, non abbiano da temere per la loro pace sociale e per il loro futuro occupazionale, sia esso all'interno di questa azienda e di questa proprietà, sia esso in altre aziende, in altre proprietà e in altri contesti. Ma, sicuramente, il Governo non abbandonerà queste famiglie.
Per tornare al ragionamento che ci vede impegnati in questa sede, condivido intanto la preoccupazione dell'onorevole sottosegretario sull'irresponsabilità dell'opposizione manifestata in questa circostanza con strumentali polemiche che credo non giovino a nessuno. Concordo pienamente sul fatto che il problema della FIAT non è un problema del Governo Berlusconi o di un ipotetico Governo del centrosinistra, ma un problema nazionale che riguarda la sicurezza nazionale. Gli americani molto spesso usano questa espressione: tutto quello che mette in crisi il sistema di convivenza civile e dei rapporti industriali del nostro paese, tutto quello che può generare insicurezza, insoddisfazione, preoccupazione e tensioni è un problema di sicurezza nazionale e la FIAT in questo momento rappresenta l'acme di questa tensione. Pertanto, vorrei unirmi ai voti del sottosegretario chiedendo proprio all'opposizione di manifestare ulteriore senso di responsabilità in ordine a questa problematica ed anche di cercare di collaborare per risolverla; perché di certo la responsabilità di quello che sta accadendo, la crisi della FIAT, indubbiamente, non si può ascrivere ad un Governo di centrodestra che è alla guida del paese soltanto da un anno e che ha fatto quello che ha potuto per continuare a sostenere un comparto così importante.
Mi preoccupano, invece, le parole del sottosegretario in ordine alla lettura e alla
Il piano industriale proposto dalla FIAT, dalle indicazioni che sono venute in quest'aula, non va verso alcuna direzione. Non si capisce chiaramente - ha detto bene il sottosegretario - quali obiettivi si prefigga e come debbano essere finalizzati concretamente gli investimenti che la FIAT vorrebbe fare. Inoltre, se un piano industriale di tal fatta prevede l'eliminazione complessivamente di 8 mila posti di lavoro nell'arco di un biennio, quanto può durare una cassa integrazione o una mobilità, mi chiedo come sia possibile che la FIAT pensi di essere competitiva sul mercato dell'auto, anche unendo le proprie forze a quelle della General Motors, quando da 240 mila dipendenti che aveva fino a qualche decennio fa si è ridotta ad appena 35 mila e ora, con un'ulteriore riduzione di 8 mila, arriverebbe a una cifra tra i 24 mila e i 25 mila. Come è possibile che possa essere nuovamente competitiva nel mercato dell'auto?
Per la verità, in questi anni, a mancare è stata la qualità; infatti, al di là della Punto - diciamo le cose come debbono essere dette - non vi è stato alcun miglioramento nella qualità del prodotto e del servizio relativi agli autoveicoli della FIAT. Evidentemente, questo ha scatenato la grande concorrenza delle case europee che hanno invaso il mercato italiano. Noi non vendiamo più niente all'estero, riusciamo bene o male a saturare il mercato italiano grazie agli incentivi sulla rottamazione, ma cosa avverrà in seguito?
Sono fortemente preoccupato e, secondo me, l'aspetto che va sottolineato e che deve essere preso in considerazione dal Governo riguarda proprio la finalità di questo piano industriale che, evidentemente, prende spunto da dati sconfortanti, per non dire sconvolgenti.
Sicuramente la FIAT ha delle responsabilità perché non ha voluto credere negli investimenti per la qualità dei prodotti e in una prospettiva di modernizzazione e di ammodernamento che altri invece, prima di lei, sono riusciti a realizzare rimanendo più competitivi sul mercato.
Dobbiamo essere però tutti moderatamente ottimisti perché sono sicuro che, attraverso l'intelligenza e la capacità della classe dirigente che in questo momento si trova a governare il paese, si riuscirà a trovare una via di uscita e si potranno aiutare - nel rispetto delle regole europee - il sistema e la FIAT ad andare avanti.
Condivido perfettamente l'analisi effettuata dal sottosegretario in ordine all'impossibilità di percorrere la strada della nazionalizzazione; ciò rappresenterebbe una follia, sarebbe andare contro la storia che, invece, sta andando in un'altra direzione.
Noi dobbiamo abituarci a pensare in modo moderno, i nostri imprenditori debbono preoccuparsi di pensare in modo moderno, valutando prospettive che, evidentemente, non corrispondono più ad un adagiamento totale, causato dal pensiero che, in ogni caso, lo Stato può venire sempre in aiuto. I nostri imprenditori debbono cominciare ad essere veramente in grado di sfidare i mercati, di rischiare e di dare fondo a tutte le loro capacità e le loro intelligenze.
Ringrazio il sottosegretario e mi auguro che nei prossimi giorni si possa tornare a discutere di questa vicenda, magari con prospettive più serene che possano rassicurare
Noi siamo anche deputati della regione siciliana, peraltro io sono stato eletto nel collegio di Termini-Corleone, quindi vivo con particolare apprensione, insieme con l'onorevole Mormino, con Giuseppe Fallica, con Diego Cammarata e con Gaspare Giudice e gli altri parlamentari, ciò che sta succedendo a Termini e sulle Madonie, in relazione ai provvedimenti annunziati dalla FIAT e riguardanti la chiusura di uno stabilimento.
Noi avvertiamo che le responsabilità sono largamente ed essenzialmente imputabili alla FIAT, per l'incapacità a sapersi regolare rispetto alle esigenze del mercato. La FIAT, nel tempo, è stata un'industria di Stato che ha ricevuto profitti privati ed ha chiesto allo Stato di intervenire quando ha avvertito difficoltà e situazioni di deficit, scaricando sul sociale i problemi presentati (dopo aver chiesto, lo ripeto, interventi per uscire dalla crisi). Non è possibile che tutto ciò si perpetui ancora - e lo sappiamo - perché ha determinato squilibri e non ha consentito di individuare soluzioni a problemi, anche occupazionali, che adesso si manifestano in maniera drammatica.
Di ciò siamo consapevoli ed il dato che ne deriva è che a Termini Imerese, per adesso, vi sono ventimila persone al giorno in sciopero. La domenica le chiese di Termini Imerese e di 25 comuni intorno sono sempre piene ed i parroci invitano a pregare perché si trovi la soluzione. I ragazzi, i figli di tanti lavoratori, che vivono in un contesto sociale drammaticamente investito dalla crisi, partecipano di una vicenda che non può esser affrontata in termini di ordinarietà.
Pertanto, sottosegretario, apprezzando (ed insieme a me gli altri colleghi) la sua risposta e, vorrei dire, la consapevolezza con la quale il Governo segue la crisi, le chiedo che questa vicenda non sia vissuta nel senso della ordinarietà delle cose perché è straordinaria. Si tratta di un territorio che dista molto da Roma e chissà, magari perché è un territorio del sud, qualche volta vi è stata un'attenzione non sempre puntuale.
Questa volta il dato è drammatico e speriamo che la drammaticità dell'emergenza attuale possa tradursi in un'attenzione ordinaria con riferimento a problemi che sono decennali, ventennali e trentennali nel sud. So che questo Governo ha affermato di operare in tal modo e credo che saprà farlo.
Se i vescovi, così come le forze politiche ed i sindacati, chiedono alla FIAT se può agire e al Governo di intervenire, di pressare sulla FIAT, c'è una profonda ragione che investe la stabilità delle famiglie, non tanto per derive delinquenziali o mafiose (che credo si stiano esaurendo in Sicilia), quanto perché è un contesto che può scivolare in apprensione per l'ordine pubblico. Ciò va evitato perché il Governo, secondo noi, può e deve intervenire, ancora, forse, in una fase transitoria, sulla FIAT, individuando, se ha il tempo, le soluzioni alternative.
Domani si organizzerà una grande manifestazione a Termini Imerese a cui interverranno tutti i parlamentari, spero, di ogni parte politica e certamente i parlamentari della Casa delle libertà. Domani diremo che è stata fatta una prima valutazione circa la questione della chiusura
Noi cogliamo il valore di quanto lei ha affermato in relazione al fatto che il Governo non abbandonerà i lavoratori e le famiglie, ma ancora non sappiamo come ciò avverrà. Sarà bene poterlo dire. Capisco che si intravede ancora negli occhi e nel cuore di coloro che vivono in quella realtà la speranza, ma non vi sono certezze. Se ve ne dovessero essere, portano ad un dato nero piuttosto che grigio o bianco.
Nel concludere la nostra valutazione dell'oggetto dell'interpellanza presentata, vorrei aggiungere che vi sono problemi a Cassino, ad Arese, a Mirafiori come ve ne sono a Termini Imerese, come è stato detto dagli onorevoli Fallica, Lo Presti e da colleghi intervenuti.
A Termini Imerese il marchio FIAT è comune rispetto a quello dell'Alfa Romeo di Arese, il biscione.
Il problema tuttavia non può essere inquadrato in questa ottica: esso deve essere affrontato invece in un'ottica in cui una determinata realtà deve essere equilibrata piuttosto che restare fortemente squilibrata. Per questo noi abbiamo grande fiducia nell'opera del Governo e delle forze politiche che hanno intrapreso questo cammino in questi cinque anni ed alle quali chiediamo risposte vere e concrete.
Le segnalo inoltre un altro aspetto, signor rappresentante del Governo: come lei ha detto, probabilmente la FIAT o comunque il Governo individueranno le unità produttive da preservare, che saranno quelle, come diceva la FIAT, a migliore economicità. L'economicità nel sud d'Italia o in Sicilia è ancora difficile perché mancano infrastrutture adeguate. Insieme agli interventi urgenti da approntare immediatamente per salvare il dato dell'occupazione e quello relativo all'indotto - qualsiasi soluzione infatti che possa riguardare i mille e 800 operai rappresenta un dato che può attenuare il disagio della mancanza di lavoro, ma non risolve sicuramente il problema di tutti coloro che lavorano nell'indotto e che sono moltissimi, circa millecinquecento famiglie - il dato dell'intervento allora deve essere tale da poter consentire, anche con il tempo necessario ma non eccessivamente lungo, di affrontare concretamente la questione; questo tempo va anche utilizzato per eliminare il gap infrastrutturale che ancora esiste. A Termini Imerese esiste un grande porto, ma mancano ancora i collegamenti necessari per la parte della via del mare; a Termini Imerese c'è una strada ferrata e non c'è ancora il raddoppio della strada ferrata fino al ponte sullo stretto. Non ci sono le autostrade che consentono di collegarsi ai grandi mercati del nord. Queste sono le cose che consentono di superare le difficoltà del sud e di adeguarsi alle più avanzate zone industriali del centro nord. (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
In quell'occasione egli si chiede quale posizione il comitato per il mezzogiorno della Confindustria adotterà. Il viceministro avrebbe dovuto dire invece quali saranno le iniziative del Governo. Un Governo che stamani dice una serie di «no»: dice infatti che è irricevibile il piano dell'azienda, che non conosce quale sia lo stato della trattativa fra la FIAT e la General Motors e dice che non si utilizzeranno le risorse per i contributi a fondo perduto.
Successivamente, il viceministro si sofferma in un'analisi sulla condizione dell'industria nel mondo. Ci parla della mancata strategia di marketing industriale della FIAT, - cose anche importanti - che ci danno però la misura di come il Governo si voglia tirare indietro o al massimo continuare la strada degli ecoincentivi che, a me sembra, non hanno dato risultati per la FIAT; tutt'altro, essi ne hanno dati molti per la concorrenza.
Noi riteniamo che non si possa sottovalutare una crisi di qualità diversa, che potrebbe evolvere ulteriormente in maniera negativa. Una crisi che potrebbe portare al ridimensionamento irreversibile della produzione di auto nel nostro paese, con conseguenze in tutti i settori economici e con la drammaticità della situazione occupazionale, soprattutto al sud. Abbiamo chiaramente espresso le nostre preoccupazioni per la condizione complessiva che sta vivendo il sud e, in modo particolare, la Sicilia, con l'azzeramento dell'agricoltura e il totale disimpegno del Governo sul fronte di una politica attiva per il lavoro.
Noi vogliamo raccogliere l'appello dell'arciprete di Termini Imerese, padre Francesco Anfuso, che in una sua nota dice: la nostra comunità vive un momento drammatico e c'è bisogno dell'aiuto di tutti; chi può fare qualcosa deve dare il massimo per scongiurare un dramma senza precedenti. Quindi, in risposta all'appello dell'arciprete, noi non vogliamo soltanto esprimere critiche, signor sottosegretario. Respingiamo la sua accusa di irresponsabilità, la sua e quella del collega Lo Presti, che è andato via. Irresponsabili sono stati i colleghi dell'onorevole Lo Presti, la forza politica che egli rappresenta, tutto il polo di centrodestra, quando negli anni scorsi avanzò ipotesi irrealizzabili, demagogiche, come la defiscalizzazione della benzina, quando in Sicilia furono fatti i blocchi stradali per settimane, quando venne affossato il comparto agricolo e commerciale. Quella è stata irresponsabilità e non esprimere alcune critiche al Governo, chiedergli di alzarsi e di muoversi, di produrre qualcosa, di affrontare tempestivamente la situazione che si sta delineando in maniera drammatica nel sud e, in modo particolare, in Sicilia, per un complesso di difficoltà, in settori industriali strategici.
Vedremo successivamente, anche per quanto riguarda il comparto agricolo, di avanzare proposte, di guardare con maggiore attenzione alle soluzioni adottate in altre nazioni, come la Francia e la Germania, dove si è guardato alla prospettiva del confronto FIAT-GM, alla ricerca, all'innovazione, pensando all'oggi, partendo dalla crisi più grave, quella di Termini Imerese.
Noi avremmo voluto capire la linea del Governo sulla cassa integrazione e, soprattutto, sulla prospettiva di cancellazione di quello stabilimento. Avremmo voluto


