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PRESIDENTE. L'onorevole Campa ha facoltà di CESARE CAMPA. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, il motivo dell'interpellanza urgente nasce dalla necessità di vedere finalmente dato avvio a quell'accordo di programma che gli enti locali, le parti sociali, le imprese sottoscrissero il 21 ottobre del 1998. Attraverso tale accordo si voleva dare certezza alla chimica di Porto Marghera - e non solo -, all'intero comparto di Porto Marghera, al fine di metterlo in condizioni ottimali di coesistenza tra tutela dell'ambiente e della salute e sviluppo produttivo. Ciò, partendo dal presupposto che il settore chimico è strategico, non solo per Porto Marghera e per Venezia, ma anche per l'intero paese.
che l'accordo non contiene impegni a carico dell'Enichem sull'impianto stesso. Era un accordo volontario, sottoscritto dalle parti (i patti devono essere rispettati) da cui emergeva l'impegno da parte delle aziende di impiegare le risorse per il risanamento degli impianti, non per la loro chiusura.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le attività produttive, l'onorevole Valducci, ha facoltà di MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor presidente, onorevoli colleghi, il Governo presieduto da Silvio Berlusconi in questi primi 16 mesi di sua attività ha affrontato già in altre occasioni problemi analoghi a
quelli prospettati in questa occasione e che riguardano il polo chimico di porto Marghera. Si trattava esattamente di altri poli chimici, parimenti importanti, esistenti nel nostro territorio nazionale: quello di Brindisi e quello di Gela.
incredibile che ciò non avvenisse per una multinazionale italiana (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. L'onorevole Arnoldi, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di GIANANTONIO ARNOLDI. Signor Presidente, vorrei ringraziare il sottosegretario Valducci, anche a nome dell'onorevole Campa e di un gran numero di parlamentari che ha dimostrato grande sensibilità su questo argomento, che, come diceva il sottosegretario, è emblematico nell'ambito della crisi della chimica nel nostro paese. Non solo della chimica: Porto Marghera è un patrimonio italiano anche di professionalità, è un patrimonio nazionale, in questo settore, che non può essere disperso. C'è, quindi, una grande preoccupazione che oggi, in qualche modo, sentiamo viva anche nel Governo.
A partire dal 1998 vi sono state delle difficoltà nel recepire tale accordo, anche da parte del precedente Governo, che pure lo aveva sottoscritto. Al riguardo, ricordo gli impedimenti incontrati dal Ministero dell'ambiente e il ritardo con cui il Ministero della sanità lo sottoscrisse. Alla fine però tutti concorsero nell'affermare che quell'accordo rappresentava il punto di riferimento attraverso il quale si poteva finalmente dare una risposta in positivo ai problemi dell'occupazione, dell'ambiente e della salute, con la permanenza della chimica.
L'attuale Governo ha fatto proprio tale accordo, recependone gli atti integrativi il 15 novembre 2001, e si è attivato subito perché questo fosse concretamente messo in atto. Rammento che si tratta di un accordo che prevede l'investimento di 1.600 miliardi solamente per la sistemazione degli impianti, mentre per la bonifica vi sono ulteriori risorse messe a disposizione dal Governo. Improvvisamente, nel luglio del 2002, l'Enichem, dopo aver firmato quell'accordo, aver criticato i ritardi e le difficoltà incontrate dal precedente Governo, ha affermato di voler chiudere lo stabilimento del caprolattame, materiale base per i filati sintetici, elemento essenziale per il mantenimento della chimica a Porto Marghera, per il mantenimento della chimica nel nostro paese e per la realizzazione di quell'accordo di programma. Infatti, non si riesce a capire per quale motivo alcune aziende o altre aziende dovrebbero investire per la sicurezza degli impianti, laddove la chimica dovesse cessare di essere; si tratta di aziende che lavorano per l'indotto con la chimica.
Cuomo afferma che l'impianto è obsoleto, che ha prodotto 200 miliardi di perdite e, cosa molto più grave (si tratta di aspetti che sono reali e che lui conosce),
L'Enichem può - certo - disfarsi di questo impianto, se vuole (ma rispettando l'accordo), dal momento che vi è qualcuno che vuole subentrare, che crede di dover rafforzare la presenza della chimica nel nostro paese. A palazzo Chigi le aziende, i sindacati, gli enti locali hanno procrastinato la chiusura (l'Enichem l'ha preannunciata per il gennaio dell'anno prossimo) per evitare problemi occupazionali di 500 dipendenti diretti e di tutti i dipendenti dell'indotto, ed anche per mantenere la permanenza, in regime di sicurezza, in un contesto di salvaguardia dell'ambiente e della salute, della chimica. Hanno voluto rinviare al 1o gennaio 2003 la chiusura per consentire la verifica sul campo di eventuali offerte, oltre a quella del gruppo Radici che, secondo l'Enichem, non c'è più, per l'acquisto dello stabilimento del caprolattame.
Sappiamo - è di dominio pubblico - che la società Financiere Cremonese ha formalmente dichiarato all'Enichem il suo interesse per l'acquisto dello stabilimento del caprolattame e questo offerta è stata corredata peraltro dalla certezza che il gruppo Radici (che assorbe la gran parte delle produzioni del caprolattame) ha sottoscritto un accordo con la società Financiere Cremonese per l'utilizzazione della produzione per un periodo molto congruo.
Perché, allora, l'Enichem ignora questa offerta e non dà seguito a quell'accordo che la vide coinvolta, in prima persona, con le autorità locali? All'epoca ero assessore al lavoro e ricordo benissimo quante riunioni si sono susseguite con gli enti locali, con i sindacati nel comitato di monitoraggio e nel comitato presso la regione veneta e quante difficoltà, che secondo Cuomo erano da addebitarsi al non recepimento, alla mancanza di volontà da parte dell'allora Ministero dell'ambiente, della sanità e di quant'altro, si sono moltiplicate.
Oggi, siamo in presenza di un accordo sottoscritto, convalidato, recepito dall'attuale Governo; nessuna difficoltà vi è, rispetto al medesimo, da parte del Governo stesso. Siamo di fronte ad un atteggiamento inqualificabile da parte dell'Enichem che vuole evidentemente raggiungere altri obiettivi, certo, non compatibili o presenti in quel piano.
Pertanto, abbiamo chiesto al Governo come e cosa si deve fare per fare in modo che l'Enichem rispetti i patti sottoscritti e fornisca, nel rispetto di tali patti, con sollecitudine e concretezza, una risposta in merito alla proposta di acquisto, che è reale, da parte di un gruppo italiano per dare certezza alla chimica, attuazione a quell'accordo di programma, certezza occupazionale, per far sì che si possa passare ad una fase di reale sviluppo di una zona, quella di Venezia, che, ricordo, è compresa nell'obiettivo 2. È una zona di riconversione industriale con grande difficoltà e se nel nord est vi sono alcune performance molto interessanti, ma vorrei ricordare che i livelli di disoccupazione a Porto Marghera veleggiano su due cifre (sono quasi al livello dell'Italia meridionale). Nubi molto nere si stanno addensando sull'intera area che vive e che è vissuta sulla prospettiva di una chimica non solo veneziana, ma nazionale.
Per questo motivo, siamo fortissimamente interessati, come deputati, come cittadini a fare tutto quello che è nel nostro potere perché quell'accordo, liberamente sottoscritto, sia mantenuto. I patti devono essere mantenuti.
In entrambe queste precedenti situazioni il Governo ha dimostrato quanto ritenga strategico il settore della chimica in Italia e quanto tenga al mantenimento dei livelli occupazionali. Ricordo che per quanto riguarda il polo di Brindisi vi era la presenza di una multinazionale - la Dow Chemical - che aveva deciso di chiudere un'importante fase del ciclo produttivo dell'intero polo. Come ricordava l'illustrante, in un polo chimico, quando si decide di chiudere una produzione, l'impatto non è soltanto relativo a quella produzione e al numero di occupanti, ma, «a cascata», nel giro di breve tempo, l'impatto si riverbera sull'intero polo chimico e, nella fattispecie del caprolattame di Porto Marghera, l'impatto è addirittura su ciò che residua nel nostro territorio nazionale di chimica italiana.
L'onorevole interpellante ha ricordato in modo particolare il gruppo Radici che, producendo nylon, utilizza in modo consistente il caprolattame. Ricordo che, anche nel caso di Brindisi, la Dow Chemical inizialmente sostenne che l'eventuale acquirente che si era prospettato non aveva le caratteristiche per poter subentrare, nella gestione dell'impianto industriale, all'Enichem Spa. Già allora questa prima decisione da parte della Dow Chemical fu cambiata nel corso delle trattative e, nell'ambito dei tavoli avviati sia a livello regionale, attraverso tutte le parti sociali e gli enti locali interessati, sia a livello nazionale, presso il Ministero delle attività produttive, la prima valutazione negativa nei confronti del potenziale acquirente si trasformò in valutazione positiva. Quindi, quella fase industriale del polo chimico di Brindisi non è stata chiusa, come era previsto nell'iniziale valutazione dell'Enichem Spa, ma è stata passata di mano e sta continuando ad operare. Abbiamo quindi invertito quello che sembrava essere un fatto ineludibile, ovvero la chiusura di quello stabilimento.
Ho voluto ricordare il caso di Brindisi, non soltanto perché è molto simile alla situazione relativa al caprolattame di Porto Marghera, ma perché anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una multinazionale importante, il gruppo Eni, e in particolar modo l'Enichem Spa, che assume analogo atteggiamento. Pertanto, il Governo, così come si era impegnato attraverso quell'incontro che è stato ricordato dall'interpellante, ottenendo il 29 luglio del 2002 da Enichem Spa che l'impianto non fosse chiuso il 31 dicembre 2002, ma che fosse posticipata tale data, si impegna ad attivare un tavolo inizialmente nazionale e successivamente anche a livello locale, con il coinvolgimento di tutte le parti interessate, affinché la nostra chimica non rinunci a questo impianto di caprolattame così come alla potenzialità di un gruppo industriale quale quello Radici che avrebbe sicuramente nel medio periodo ripercussioni totalmente negative da farne ipotizzare anche l'uscita dal mercato.
Non stiamo quindi parlando soltanto delle 500 unità che già di per sé rappresenterebbero un fatto sufficiente per giustificare un intervento rilevante da parte del Governo, ma la prospettiva è quella di una crisi ancora più ampia dell'intero settore della chimica italiana, cosa che il Governo nazionale non vuole assolutamente. Pertanto, il Ministero delle attività produttive si attiverà quanto prima per convocare l'industria e le parti interessate affinché quanto è avvenuto per il polo chimico di Brindisi, ovvero il cambiamento da parte della Dow Chemical di una iniziale interpretazione e valutazione del partner che doveva prendere in gestione l'aspetto industriale del MBDI, che era l'impianto specifico del polo di Brindisi, avvenga anche a Porto Marghera.
Penso che questo debba avvenire: è avvenuto per una multinazionale non italiana, sarebbe veramente sorprendente e
Il Governo sta facendo bene nell'incentivazione dell'occupazione e sta facendo molto bene - pur in questo momento di difficoltà - nel mantenimento dei livelli occupazionali. Sarebbe grave, gravissimo che questa linea non trovasse continuità anche nell'ambito della soluzione per Porto Marghera.
Come dicevo poc'anzi, la questione di porto Marghera non riguarda solo la chimica, ma riguarda il settore tessile in generale, non riguarda solo il Veneto, ma, attraverso Porto Marghera, si gioca anche tutto l'equilibrio economico del nord. Il Veneto e la Lombardia vivono questi momenti con grande preoccupazione. L'economia delle valli bergamasche, che è legata ad un grande gruppo come il gruppo Radici, guarda con grande preoccupazione e grande attenzione alle soluzioni che dovranno essere studiate e all'impegno che testé il Governo si è assunto. Questo equilibrio economico del nord è importante né più e né meno come l'equilibrio economico del sud, che oggi è all'attenzione del paese per problemi diversi, forse più grandi, ma altrettanto significativi ed importanti.
Il gruppo di parlamentari che si è fatto carico di presentare questa interpellanza chiede che il Governo assuma un'iniziativa decisa, forte, ma anche rapida. Il Veneto e la Lombardia, come dicevo, vivono questa situazione e guardano a questa soluzione con grande attenzione.
Non riusciamo a capire, signor sottosegretario - ma lei, in parte, su questo ci ha già risposto e siamo soddisfatti - per quale ragione la disponibilità alla soluzione in termini di cessione, nei confronti del gruppo Radici, ci fosse fino a qualche mese fa e non ci sia più oggi, nei confronti di chi, insieme al gruppo Radici, sta organizzando questa acquisizione. Non riusciamo a capirlo! Siamo esterrefatti!
Per evitare che questa nostra interpellanza si trasformi in mozione, in un atteggiamento di attenzione e di vigilanza, chiediamo che non si attenda oltre. L'economia del nostro paese non può più attendere, lo sviluppo economico di certe parti del nostro paese, come in generale di una certa industria, che richiede non assistenza, ma solo attenzione, non può attendere ancora. Il tempo, i giorni, i mesi sono preziosi per i mantenimenti occupazionali, non solo nel settore chimico ma, più in generale, nell'economia finanziaria e tessile del nord.
La ringrazio, a nome di quarantaquattro parlamentari che hanno sottoscritto l'interpellanza. Ringrazio il Governo, ringrazio il sottosegretario Letta che so essere molto attento, ringrazio il Presidente Berlusconi per la grande attenzione mostrata su questo argomento.
Ci auguriamo che, la prossima volta, si possa gioire insieme di una soluzione che, in qualche modo, soddisfa, non solo l'economia del sud, ma anche quella della Lombardia, della bergamasca ed in particolare del Veneto.


