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GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di legge che ci apprestiamo a votare introduce sostanziali modifiche alla procedura relativa alle decisioni sulle istanze di liberazione anticipata e di rimessione del debito, tese, in generale, ad una accelerazione dei tempi di tali decisioni.
Le modifiche introdotte rispondono all'esigenza di snellire le decisioni concernenti tali benefici previsti dall'ordinamento penitenziario.
La competenza viene trasferita dal tribunale di sorveglianza al magistrato di sorveglianza, favorendo così, da un lato, un più diretto rapporto tra l'organo giudicante ed il singolo detenuto e, dall'altro, il rapido esame delle istanze, con l'altrettanto positiva conseguenza di disingolfare i tribunali di sorveglianza - sommersi di lavoro anche a causa della cronica carenza di organici - da decisioni che potranno essere prese da un singolo magistrato.
È evidente che i tribunali di sorveglianza avranno quindi, la possibilità di decidere con maggiore tempestività sulle istanze di concessione delle altre misure alternative alla detenzione, il cui esame e la cui valutazione sono certamente più delicati (affidamento al servizio sociale, demilibertà, riabilitazione ecc.).
Dal confronto e dal proficuo lavoro che abbiamo svolto in Commissione giustizia, è emersa l'opportunità di alcune modifiche al testo approvato dal Senato, in gran parte condivisibili, quali ad esempio l'inserimento della possibilità, per il difensore, l'interessato e il pubblico ministero, di proporre reclamo al tribunale di sorveglianza competente per territorio avverso l'ordinanza (emessa secondo il rito camerale) che decide sulla domanda, garantendo in tal modo l'effettività del contraddittorio.
Rifondazione comunista ha anche presentato alcuni emendamenti - che riprendono una nostra proposta di legge (A.C. 1167), sempre relativa a modifiche migliorative della cosiddetta legge Gizzini A.C. 1167) - tesi all'aumento della detrazione di pena per la concessione della liberazione anticipata, che - malgrado un significativo consenso, sia in aula che in Commissione - non sono stati approvati: dalla detrazione dei 45 giorni, attualmente previsti dall'articolo 54 dell'ordinamento penitenziario nei casi in cui il condannato abbia dato prova di partecipazione all'opera di rieducazione, per ogni singolo semestre di pena scontata, a 60,55 oppure 50 giorni di detrazione della pena da scontare.
Ma come si fa a non comprendere che il recupero dei detenuti, e quindi la diminuzione della recidiva, è utile all'intera collettività?
Non può non essere interesse di tutti i cittadini che, una volta scontata gran parte della pena, il detenuto che abbia già
intrapreso un graduale reinserimento sociale, familiare e lavorativo, non torni a commettere reati.
Non ritengo superfluo sottolineare anche in questa sede la drammaticità della situazione della nostra giustizia penale, nonché delle condizioni di vita negli istituti di pena: ai tempi estremamente lunghi delle decisioni dei tribunali di sorveglianza (sommersi da istanze che, con l'approvazione della proposta di legge sulla quale siamo chiamati a pronunciarci, ben potranno essere decise dal singolo magistrato di sorveglianza) corrisponde una situazione di sempre maggior invivibilità delle carceri, nelle quali oggi si trovano circa 57 mila detenuti - a fronte di una capienza massima di 42 mila unità, - in condizioni disumane, il che rende più difficile, oltre che più gravoso e disumano, anche il già delicato compito di chi vi opera: mi riferisco ai direttori degli istituti penitenziari, alla polizia penitenziaria, agli educatori, ai volontari che quotidianamente operano e lavorano in una situazione inaccettabile, insostenibile, non degna di un paese civile e in aperto contrasto non solo con l'articolo 27 della Costituzione ma anche con l'articolo 1 dell'ordinamento penitenziario che prevede espressamente che «il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità delle persone».
Tali considerazioni rendono quindi auspicabile, per non dire urgente, l'approvazione del provvedimento in esame che garantisce una migliore applicazione delle norme sull'ordinamento penitenziario e che offre un chiaro segnale di attenzione da parte del Parlamento alle problematiche della popolazione detenuta.
Non posso non rilevare, però, che la non approvazione degli emendamenti da noi proposti non ha permesso al Parlamento di dare - non a parole ma nei fatti - una risposta di effettiva inversione di rotta rispetto a problemi, quali le condizioni di vita e di lavoro nelle carceri e la creazione effettiva dei presupposti di reinserimento sociale, che sono parte integrante del terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione per cui le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Il recupero di chi ha compiuto un reato è utile all'intera collettività e ben può conciliarsi con le esigenze di sicurezza dei cittadini: è infatti interesse di tutti che chi esce dal carcere abbia già intrapreso un graduale reinserimento sociale, familiare e lavorativo in modo che, una volta libero, non torni a commettere reati.
Ribadendo le riserve già espresse riteniamo che, pur di fronte alla possibilità di dare una risposta più ampia alle problematiche trattate, il provvedimento al nostro esame (nell'ambito del quale rientra anche una proposta di legge di cui sono primo firmatario) sia in ogni caso un piccolo, limitato passo in avanti nel tentativo di creare un nuovo e diverso rapporto tra carcere e società.
Per questi motivi annuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo di rifondazione comunista, ribadendo l'auspicio, già fatto nella scorsa legislatura, purtroppo senza successo, che questo provvedimento diventi al più presto legge dello Stato.
SERGIO COLA. Il provvedimento al nostro esame ha trovato il consenso di tutte le forze politiche.
I pochi rilievi svolti sono stati accolti con gli emendamenti approvati prima in Commissione e poi in aula. Le ragioni poste a fondamento della proposta di legge sono state sviscerate nella discussione sulle linee generali ed ancora prima in Commissione. Basterà riportarmi alle stesse, senza che sia necessario aggiungere altro.
Con questa legge possiamo veramente dire di aver concorso ad eliminare alcune gravi situazioni di iniquità che purtroppo caratterizzavano la realtà carceraria italiana.
Quindi un «sì» convinto da parte dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale.
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