Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 201 del 9/10/2002
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DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI GIAMPIERO D'ALIA E PIERANTONIO ZANETTIN SUL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 3197

GIAMPIERO D'ALIA. I deputati del gruppo parlamentare dell'UDC (CCD-CDU) voteranno a favore di questo provvedimento che hanno fortemente voluto e promosso.
Abbiamo avuto modo di sottolineare che la nuova normativa in materia di immigrazione e di asilo muove dalla constatazione della inadeguatezza dei preesistenti mezzi di contrasto al fenomeno della immigrazione clandestina.
Abbiamo evidenziato, però, come l'approccio a tali questioni non possa essere di natura ideologica ma debba guardare al governo degli aspetti concreti del fenomeno fuori da ogni esercizio retorico.
In forza di tali ultime considerazioni, e grazie alle iniziative assunte dal gruppo parlamentare dell'UDC in sede di approvazione della legge n. 189 del 2002, si è giunti a questo decreto-legge nei confronti del quale ci esprimiamo favorevolmente.
La prima ragione del voto favorevole riposa nella estensione della regolarizzazione dei rapporti di lavoro subordinato prestato al servizio delle imprese. Si tratta, per noi, di un atto dovuto che completa la disciplina approvata.
Non abbiamo voluto una sanatoria, posto che il provvedimento non legalizza indiscriminatamente la presenza non autorizzata sul territorio nazionale.
Il provvedimento è in sintonia con le politiche economiche e sociali del Governo tese alla emersione del lavoro nero. È uno strumento di garanzia nei confronti dei lavoratori extracomunitari sottopagati e sfruttati. È uno strumento, infine, che viene incontro alle esigenze degli imprenditori che, con forza, hanno chiesto la estensione dell'articolo 33 della legge n. 189 del 2002 anche alle altre categorie di lavoratori subordinati.
La seconda ragione la rinveniamo nella giusta introduzione della sospensione dei provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale in pendenza della procedura di emersione, salvo che si tratti di soggetti pericolosi per la sicurezza dello Stato e la revoca dei provvedimenti di espulsione per i soggetti emersi.
La terza ragione consiste nella introduzione della disciplina relativa ai rilievi dattiloscopici anche per i cittadini italiani in accoglimento dell'ordine del giorno presentato dal gruppo parlamentare dell'UDC (CCD-CDU). Tale disciplina sottolinea la inesistenza di discriminazioni o di schedature nei confronti dei cittadini extracomunitari. I rilievi fotodattiloscopici rappresentano, infatti, solo uno strumento di verifica certa della identità personale.


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La quarta ed ultima ragione risiede nel giusto allineamento della presente disciplina con quella già introdotta per le colf e le badanti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, queste sono le motivazioni che ci inducono ad esprimere un voto favorevole.

PIERANTONIO ZANETTIN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, annuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo parlamentare di Forza Italia alla conversione in legge del decreto legge per la legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari.
Il provvedimento in esame interviene opportunamente per estendere 1'istituto della regolarizzazione del lavoro irregolare, previsto originariamente dalla legge Bossi-Fini solo per colf e badanti, a tutti i lavoratori dipendenti, in ottemperanza all'impegno assunto dal Governo in sede di approvazione di tale legge.
Taluni esponenti dell'opposizione, l'ultimo l'onorevole Leoni, hanno pretestuosamente accusato il Governo di aver varato l'ennesima «sanatoria» di immigrati clandestini, con lo scopo di impedire la immigrazione regolare mediante la politica dei flussi.
Trattasi di critica priva di qualsivoglia fondamento, sia sul piano politico che giuridico.
Giova premettere che in passato nel nostro paese sono state varate diverse «sanatorie» dai Governi di centrosinistra, previste rispettivamente dagli articoli 16-18 della legge n. 943 del 1986 (prorogata e modificata dalla successiva legge 16 marzo 1988, n. 81), dagli articoli 9-11 del decreto-legge n. 416 del 1989 (convertito nella legge n. 39 del 1990) e dalla legge 9 dicembre 1996, n. 617, l'ultima in occasione della Turco-Napolitano.
Tali provvedimenti hanno riguardato cittadini extracomunitari semplicemente presenti nel territorio alla data di riferimento, con esclusione soltanto dei soggetti condannati in Italia con sentenza passata in giudicato, per delitti di particolare gravità.
Nulla di ciò è presente nella normativa che stiamo varando, che prevede al contrario soltanto 1'istituto della regolarizzazione di lavoro irregolare.
Per ragioni di estrema sintesi mi limito ad enunciarne gli aspetti peculiari.
Legittimato a presentare la domanda di regolarizzazione non è l'immigrato, bensì il solo datore di lavoro, che abbia usufruito delle prestazioni lavorative dell'immigrato.
Ai fini della ricevibilità della domanda, il datore di lavoro deve allegare l'attestato di pagamento di un contributo pari all'importo trimestrale corrispondente al rapporto di lavoro dichiarato.
Il richiedente deve altresì impegnarsi a stipulare con il prestatore d'opera un contratto di lavoro, a mettergli a disposizione un idoneo alloggio e le somme necessarie per il futuro rientro nel paese d'origine.
È inserita la previsione di una fattispecie penale incriminatrice, che punisce il datore di lavoro che presenti una falsa dichiarazione di emersione, al fine di eludere le disposizioni in materia di immigrazione
È evidente a tutti che l'istituto in esame ha finalità, natura, rigore e contenuti che nulla hanno a che vedere con una «sanatoria», come quelle varate dalla precedenti maggioranze.
Ricordiamo per mero esempio come in passato il provvedimento di espulsione amministrativa, rimasto privo di ottemperanza, lungi dal costituire ostacolo all'accoglimento della sanatoria (come invece è oggi), poteva addirittura essere utilizzato dal richiedente quale prova della sua effettiva presenza sul territorio nazionale ad una data certa del periodo considerato.
L'inottemperanza ad un provvedimento amministrativo assumeva quindi in talune occasioni addirittura il carattere di un'opportunità positiva; il che era paradossale!
A tale proposito va peraltro sottolineata la opportuna modifica apportata dal Senato al testo originario del decreto, che ha limitato l'effetto preclusivo ai provvedimenti di espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della


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forza pubblica ed ai casi di provvedimenti di espulsione dei quali non appaia opportuna la revoca per mancato inserimento sociale del lavoratore extracomunitario.
La decisione del Governo di legare tra loro permesso di soggiorno e contratto di lavoro è quindi scelta del tutto innovativa e lungimirante, la sola in grado di garantire ai lavoratori extracomunitari autentica tutela, libertà dal bisogno e dignità, sottraendoli alla tentazione di aderire alla criminalità e alle condizioni di vita degradate, alle quali sarebbero inevitabilmente condannati, ove fossero nell'impossibilità di trovare adeguata occupazione e sufficienti e lecite fonti di reddito.
In sede di esame di questo provvedimento l'opposizione ha accusato la maggioranza di razzismo, di scelte incostituzionali, di irragionevolezza legislativa ed ha cercato con i suoi emendamenti di stravolgere il testo.
Noi abbiamo invece stabilito di non accettare modifiche al testo licenziato dal Senato, per ottenere l'immediata entrata in vigore della legge, prima della scadenza del 10 novembre 2002, evitando così pericolosi vuoti normativi.
Va peraltro rimarcato che nella strumentalità delle critiche e nella pregiudiziale opposizione al provvedimento i colleghi del centrosinistra, forse accecati dal loro furore, hanno tentato addirittura di sopprimere il comma 7 dell'articolo 2, che prevede vengano rilevate le impronte digitali (anche) ai cittadini italiani all'atto della consegna della carta di identità elettronica, presentando e votando l'emendamento 2.8 sottoscritto dagli onorevoli Mascia, Boato, Bressa e Sinisi. Tale comma è stato inserito dalla maggioranza facendo propri i rilievi di coloro, in particolare della sinistra, che temevano una ingiustificata discriminazione tra cittadini italiani ed extracomunitari e che avevano proposto, in occasione dell'approvazione della Bossi-Fini, un ordine del giorno recepito dal Governo.
Perché, colleghi della sinistra, oggi avete mutato parere? Perché avete chiesto che solo ai lavoratori extracomunitari vengano effettuati i rilievi dattiloscopici? Perché, onorevole Sinisi, ha cercato di creare una odiosa disparità di trattamento fra cittadini italiani e lavoratori extracomunitari? Cercavate forse surrettiziamente un pretesto per accusare in un secondo momento la legge di una disparità di trattamento a sfondo razzista?
Io credo che sia questa l'ennesima prova di un atteggiamento aprioristicamente ostile nei confronti dei provvedimenti del Governo che peraltro non giova a chi rimarca sempre il proprio senso di responsabilità e delle istituzioni e si dichiara forza di governo, come fa appunto il centrosinistra.
Per queste ed altre considerazioni il gruppo di Forza Italia sostiene convintamente la conversione in legge del decreto-legge 9 settembre 2002.

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