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PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento.
Signor Presidente, lei ha raccolto una giusta lamentela da parte dei colleghi deputati sul tempo che si deve attendere per ricevere una risposta. In qualità di sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, stavo accertando che, in effetti, un numero considerevole di interrogazioni (migliaia) è sottoposto giustamente all'ufficio per il sindacato ispettivo. Mi auguro si possa instaurare una procedura per rispondere a tutti. Sono veramente migliaia le interrogazioni presentate ed è giusto che sia fornita una risposta.
PRESIDENTE. Senatore Ventucci, non ho fatto un rilievo al Governo. Ho sollevato un problema riguardante i rapporti tra chi interroga, tra chi desidera avere una risposta e chi deve fornirla. È un problema complesso, non dipende né da me né da lei né da governi di diversa colorazione. Sono qui da parecchi anni e delle volte mi lamento. È - come dire - un «Lamento di Federico» (l'Arlesiana di Cilea).
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Cerchiamo di trovare una soluzione. Le norme che prevedano l'applicazione della pena di morte nei confronti delle persone omosessuali in alcuni paesi traggono origine dalla stretta applicazione, da parte dei tribunali islamici, della legge coranica che sanziona pesantemente lo stupro, l'adulterio e qualsiasi altro tipo di relazione sessuale al di fuori del matrimonio.
volta nel 1997, una risoluzione che, nel 1999, è stata fatta propria dall'Unione europea.
PRESIDENTE. La ringrazio, sottosegretario Ventucci.
FRANCO GRILLINI. Signor Presidente, prendo atto della volontà, espressa dal Ministero degli esteri per bocca del senatore Ventucci, sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, di trattare questi casi con comprensione. Però, in questo caso, il problema non è di comprensione, ma di scelta politica, di indirizzi di Governo ed anche di legislazione. Per la verità, io e la collega Titti De Simone, durante l'esame della legge sull'immigrazione (la cosiddetta Bossi-Fini), abbiamo tentato di introdurre in essa un articolo apposito, ma la maggioranza ha respinto questa nostra proposta.
costumi di carattere religioso o, comunque, da culture arcaiche ed inveterate, e produce un tasso di violenza elevatissimo che costringe molte persone ad emigrare ed a ricorrere, così, ad un rimedio estremo contro l'impossibilità di vivere nel proprio paese d'origine a causa di questo tipo di discriminazione.
Attraverso queste norme possano essere colpiti gli omosessuali, anche se i casi di condanna alla pena capitale sono molto rari, collegati, in genere, ad altri crimini e limitati ad una piccola minoranza di paesi di rigida osservanza coranica, come giustamente ha osservato l'onorevole Grillini.
Giova precisare che non tutti i paesi musulmani che hanno il Corano come fonte di ispirazione, hanno la pena di morte o fanno di quel testo la base del loro codice penale. Vi sono numerosi paesi nel mondo islamico nei quali la legge coranica è considerata quale fonte di ispirazione e convive con altre norme di diritto positivo e di diritto penale derivate da altre tradizioni giuridiche.
L'Italia è attenta a tutti i casi di violazione dei diritti umani e, come già fanno altri paesi europei, non manca di assicurare, in ragione del principio di non discriminazione a causa dell'orientamento sessuale recepito dal nostro ordinamento e sulla base di un esame, caso per caso, delle singole situazioni, una doverosa protezione a quanti chiedono asilo per sfuggire a rischi di essere sottoposti a pene arbitrarie, inumane o intollerabili nel loro paese per il fatto di essere omosessuali.
La commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato, istituita presso il nostro Ministero dell'interno, agisce, in questi casi, con comprensione, interpretando, con ogni consentita larghezza, il dettato della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati e l'obbligo che incombe sugli Stati di assicurare protezione a quanti si trovino in reale pericolo.
Allo stesso modo, la normativa italiana impedisce che possa essere estradato uno straniero quando si ritiene che possa essere sottoposto nel paese richiedente ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, di religione o di sesso.
L'Italia, peraltro, è ampiamente impegnata per la tutela e la promozione dei diritti umani in ogni paese del mondo, sia in ambito Nazioni Unite sia in ambito organizzazioni regionali, sforzandosi di trovare risposte adeguate a richieste internazionali che collocano questo delicato settore al centro delle relazioni fra gli Stati.
In considerazione della loro universalità, le Nazioni Unite sono il principale foro di azione dell'Italia nel settore dei diritti umani. Il principale organo delle Nazioni Unite in materia è la commissione dei diritti umani in cui l'Italia svolge un ruolo assai attivo. In quest'ambito, l'Italia si è fatta promotrice di iniziative di alto profilo etico e tra queste la campagna per l'abolizione della pena di morte e l'adozione di una moratoria universale delle esecuzioni, facendo approvare, la prima
Anche quest'anno il nostro paese si è attivamente impegnato nella cinquantottesima sessione della CDU (commissione dei diritti umani) per l'approvazione di un'apposita risoluzione contro la pena di morte che, presentata a nome dell'Unione europea, chiede a tutti i paesi di abolire la pena capitale o, almeno, di procedere all'applicazione di una moratoria. Essa chiede, in particolare a quei paesi che ancora applicano la pena di morte, che le condanne capitali siano limitate esclusivamente ai crimini più gravi e che, in ogni caso, l'esecuzione non abbia luogo senza che siano state applicate le possibili misure di clemenza previste dalla legislazione del paese.
L'onorevole Grillini ha facoltà di
Eppure, non si tratta di una proposta peregrina o fuori dal mondo: essa è scritta nella legislazione di numerosi paesi europei, i quali hanno voluto tradurre nel loro ordinamento ciò che era già scritto nel Trattato di Amsterdam (mi riferisco al Belgio, alla Finlandia, all'Irlanda ed alla Grecia). Hanno una legislazione che, invece, esprime esplicitamente la disponibilità all'asilo di persone perseguitate in forza del loro orientamento sessuale, l'Olanda e la Svezia. In questi due paesi, esistono leggi specifiche che fanno espresso riferimento alla disponibilità a dare diritto d'asilo per motivi di orientamento sessuale. Altre nazioni, come Francia, Germania, Spagna, Danimarca e Portogallo da tempo hanno accolto questo tipo di esigenza nei fatti: non hanno approvato un'esplicita disposizione di legge, ma hanno espresso una chiara disponibilità in tal senso.
Siamo a conoscenza del fatto che la commissione centrale italiana per il riconoscimento dello status di rifugiato ha riconosciuto l'asilo, all'inizio di quest'anno, ad un ragazzo omosessuale di nazionalità ucraina, il cui caso è stato seguito dal circolo romano Mario Mieli. Ciò non può che farci piacere, sia come parlamentari sia come cittadini italiani. Tuttavia, avremmo preferito un indirizzo più esplicito da parte del Governo. Lei, signor sottosegretario, ha detto che si tratta di casi rari, ma io, purtroppo, devo smentirla: all'inizio di quest'anno, sono state eseguite in Arabia Saudita ben tre decapitazioni ed altre condanne a morte sono state comminate, per esempio, in Afghanistan. A tale ultimo riguardo, sappiamo tutti qual è l'impegno che il nostro paese sta profondendo nella vicenda afghana. Ebbene, io penso che questa potrebbe essere un'occasione importante per esercitare una pressione forte sull'attuale Governo afghano affinché cancelli la legislazione che prevede ancora la pena di morte.
Prendo atto anche dell'impegno dell'Italia negli organismi internazionali per l'abolizione della pena di morte. Tuttavia, credo sia necessario un impegno specifico perché la pena di morte è solo la punta dell'iceberg delle discriminazioni verso le persone omosessuali. Vi sono Capi di Stato che, quasi quotidianamente, esprimono un'omofobia persistente nei confronti dei cittadini omosessuali dei loro paesi (qui da noi, la Repubblica di San Marino ancora prevede che l'omosessualità è un reato). D'altra parte, tale atteggiamento, quando non è fondato sulle leggi scritte, discende da convinzioni e
Per la verità, riscontriamo quotidianamente un elevato tasso di violenza anche in occidente. Desidero ricordare, in questa sede, l'episodio drammatico di cui è stato vittima, sabato notte, il sindaco di Parigi, Delanoe, al quale, se me lo consente, signor Presidente, esprimo tutta la mia solidarietà, ritenendo che tale sentimento possa essere condiviso da tutti gli altri colleghi.
Questa violenza, ovviamente, non c'è solo in questi paesi dove è prevista una legislazione esplicitamente omofoba, c'è anche qui da noi. Faccio riferimento anche alle cose che diceva il sottosegretario di Stato, senatore Ventucci, a proposito delle migliaia di interpellanze attualmente giacenti: ci sono alcune interpellanze e interrogazioni che magari possono aspettare, ce ne sono altre che non possono aspettare. Faccio l'esempio dell'interrogazione proposta da moltissimi esponenti del mio gruppo, firmata anche da molti altri gruppi, contro la violenza alle persone omosessuali, in particolare per gli omicidi che si verificano nella città di Roma, che ha ormai un triste primato mondiale da questo punto di vista.
Questa è una interrogazione presentata al ministro dell'interno che non ha ancora avuto risposta e non è una interrogazione di poco conto; si tratta di un fatto che fa riferimento ad una situazione molto grave. Ci sono 30 persone che sono state uccise a Roma negli ultimi dieci anni, e su questo noi non abbiamo avuto ancora risposta. Ripeto, mi fa piacere che ci sia un'attenzione da parte del Ministero degli affari esteri sul problema della pena di morte e dei diritti umani, ma mi auguro che questa attenzione si possa tradurre in fatti concreti e, soprattutto, in norme legislative.


