Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 201 del 9/10/2002
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(Restituzione all'Etiopia della Stele di Axum - nn. 2-00432, 3-00589, 3-01439 e 3-01440)

PRESIDENTE. Avverto che l'interpellanza Titti De Simone n. 2-00432 e le interrogazioni Perrotta n. 3-00589, Bulgarelli n. 3-01439 e Borrelli n. 3-01440, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 3).
L'onorevole Titti De Simone ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00432.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, rinuncio ad illustrare la mia interpellanza n. 2-00432.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, la restituzione dell'obelisco di Axum all'Etiopia corrisponde ai principi presenti in tutte le convenzioni internazionali vigenti in ambito Unesco, in materia di protezione del patrimonio culturale, alle quali l'Italia ha aderito. Le convenzioni sono tre: la convenzione del 1972 sul riconoscimento di valore universale ed eccezionale per alcuni siti dichiarati patrimonio dell'umanità; la convenzione dell'Aja del 1954 in materia di protezione dei rischi bellici e la convenzione di Parigi del 1970 sugli illeciti trasferimenti.
Al riguardo occorre tuttavia precisare che le convenzioni del 1954 e del 1970 non sono retroattive e, quindi, non sono vincolanti per fatti anteriori, come nel caso in esame; inoltre, le stesse convenzioni vincolano reciprocamente sul piano giuridico solo le parti contraenti. Poiché non risultano ancora ratificate dall'Etiopia, non creerebbero comunque per l'Italia un vincolo giuridico alla restituzione. Sussiste, tuttavia, un impegno di carattere etico per i principi che esse affermano e che l'Italia ha accettato aderendovi.
La convenzione sul patrimonio mondiale del 1972, da cui deriva l'eccezionale valore universale del sito di Axum in cui l'obelisco andrebbe ricontestualizzato, è stata ratificata da entrambe le parti; il vincolo di reciprocità della sua applicazione costituisce, pertanto, un legittimo fondamento alla richiesta di ricontestualizzazione dell'obelisco. La restituzione dell'obelisco di Axum corrisponde ad un impegno assunto dall'Italia con il trattato di pace del 10 febbraio 1947 e successivamente ribadito dall'accordo con l'Etiopia per il regolamento delle questioni economiche e finanziarie da esso derivanti, firmato ad Addis Abeba il 5 marzo 1956, e dalla dichiarazione congiunta di Roma del 4 marzo 1997.
Il Consiglio dei ministri nella seduta del 19 luglio scorso, nel confermare l'impegno a restituire all'Etiopia la stele, ha così deciso di avviare concretamente le relative procedure.
Per quanto riguarda la riparazione dei danni subiti dall'obelisco a seguito dell'incidente che lo ha colpito nella notte del 27 maggio 2002, le competenti istanze del Ministero per i beni e le attività culturali hanno immediatamente provveduto alla messa in sicurezza della parte superiore del monumento ed alla redazione di un progetto di restauro.
Tale progetto, come richiesto da parte di Addis Abeba, è stato discusso ed approvato


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nel corso di una riunione congiunta di tecnici italiani ed etiopici tenutasi presso questo ministero il 2 settembre scorso. Le opere di restauro sono già in corso ed avranno una durata presumibile di quattro mesi. In parallelo, dovrà essere dato avvio alle procedure per la pubblicazione dei bandi di gara per le operazioni di disarticolazione e trasporto. Recentemente, da parte di Addis Abeba è stata richiesta la collaborazione e la competenza dei nostri accademici e dei nostri tecnici nell'operazione di ricomposizione e reinstallazione della stele nel sito originario, pur riconoscendo, sulla base degli accordi vigenti tra i due paesi, la propria piena responsabilità per tali fasi.
L'Etiopia, in particolare, ha sottolineato la complessità e l'eccezionalità delle operazioni, oltre che la reciproca condizionalità degli aspetti tecnici del momento di disarticolazione e di quello di montaggio. La possibilità di aderire a tale richiesta è attualmente allo studio.
Comunque, il Ministero degli affari esteri, nel momento in cui la stele di Axum sarà restituita al Governo etiopico, procederà ad individuare una università italiana a cui fornire un contributo per una eventuale missione per il reinserimento della stele nel suo contesto archeologico.

PRESIDENTE. L'onorevole Titti De Simone ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-00432.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, signor sottosegretario, noi ci riteniamo molto parzialmente soddisfatti della risposta. Naturalmente, nella risposta rileviamo e segnaliamo una conferma dell'impegno che il Governo italiano si è assunto per la restituzione dell'obelisco di Axum, che è stata confermata qualche mese fa dal Consiglio dei ministri. Tuttavia, ci sembra che dalla sua risposta la tempistica di questa restituzione risulti ancora molto vaga. Si parla di quattro mesi, naturalmente, delle attività di restauro, e vi sono poi i bandi delle gare di appalto per la disarticolazione e il trasporto. Quindi, non abbiamo capito chiaramente quali sarebbero i tempi previsti per la restituzione, che fra l'altro era stata anche oggetto di una previsione sui tempi e sulle scadenze. Quindi una risposta più precisa ci avrebbe dato la possibilità di una maggiore soddisfazione per quanto riguarda il quesito rivolto al Governo. Pertanto, riteniamo di essere parzialmente soddisfatti visto che c'è un impegno del Governo che viene mantenuto; tuttavia, non vi è ancora certezza sui tempi e sulle modalità della restituzione.
Invece, ci sono ancora dei punti che erano oggetto dell'interpellanza da noi presentata sui quali il Governo non ha risposto. Infatti, riteniamo che sia necessario che il Governo si impegni all'interno di un progetto di cooperazione internazionale per la valorizzazione del parco archeologico di Axum, che è stato definito patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Su questo punto mi sembra che la risposta del Governo sia stata invece assolutamente molto vaga. Anzi, non ci è stata data nessun tipo di risposta circa una richiesta che, per quanto attiene alla nostra proposta, significherebbe avviare un processo di cooperazione internazionale e anche un rapporto con l'Etiopia che sia in grado, non solo di rispettare i principi costituzionali a cui abbiamo fatto riferimento, ma che, all'interno di un quadro di rapporti internazionali, possa anche chiudere definitivamente una pagina oscura della storia del nostro paese che riguarda i crimini e i saccheggi commessi dall'Italia durante il periodo del fascismo e del colonialismo.
Credo che questa potrebbe rappresentare una risposta nella direzione di un rapporto internazionale segnato dalla solidarietà e dalla costruzione della pace.
L'altra questione, collegata a quella appena trattata, riguarda l'impegno preso nell'ambito della convenzione europea. In parole povere, noi riteniamo che, sulla base dei principi prima esposti, sia utile, necessario e doveroso che il nostro Governo, nell'ambito della convenzione europea, possa svolgere un lavoro propositivo - di proposta politica - che vada nella direzione di una restituzione di tutti


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i bottini di guerra. Ciò, per quanto attiene ai rapporti internazionali, non solo fra paesi europei, ma fra questi ultimi e i paesi extraeuropei.
In particolare, su questi due punti che noi riteniamo essere importanti e fondamentali, il Governo non ci ha dato alcuna risposta. Ritorneremo quindi sulla questione, naturalmente con una ulteriore sollecitazione, e lo faremo nelle prossime settimane con riferimento allo stato dell'arte, sia dei restauri sia delle procedure e delle modalità di restituzione della stele di Axum.
A questo punto ci riserviamo la possibilità di intervenire di nuovo sulla questione e di sollecitare nuovamente il Governo tra qualche settimana.

PRESIDENTE. L'onorevole Perrotta ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-00589.

ALDO PERROTTA. Signor Presidente, a dire la verità ho presentato questa interrogazione a gennaio quando non si era ancora verificato l'increscioso episodio rappresentato dal fulmine caduto su Roma e sulla stele di Axum.
Ho presentato questa interrogazione perché avevo preso visione degli accordi che il governo italiano di centrosinistra aveva concluso nel 1995, 1996 e 1997 con i rispettivi ministri e sottosegretari etiopici e ai quali non aveva assolutamente dato seguito. Successivamente, a dire la verità, mi sono meravigliato quando a causa dei problemi causati dal fulmine sono fioccate diverse interrogazioni, per le quali le colpe sarebbero state del nuovo Governo e non del precedente che per cinque, sei, sette anni aveva completamente nicchiato. Anche gli interventi di qualche collega in quest'aula mi confermano questo strano modo di vedere le cose.
Io mi ritengo completamente soddisfatto perché questo Governo si è reso conto che bisognava operare e mantenere le parole e gli impegni sottoscritti anche dal precedente governo, che non si era affatto comportato bene con gli etiopici. Inoltre, l'esecutivo attuale ha capito che l'avvenimento del fulmine ha creato problemi di staticità e bene ha fatto ad indire una gara per smontare l'obelisco. Infatti, non si tratta di un pezzo di legno di un metro che si toglie e si mette, in questo caso vi sono problemi di staticità notevoli, ci vogliono ditte altamente specializzate e, giustamente, bisogna stare attenti ad evitare che tutto vada in frantumi.
Nel dichiararmi completamente soddisfatto e nel dare un plauso al Governo per essere prontamente intervenuto, vorrei riprendere un argomento toccato dalla collega che mi ha preceduto. Dobbiamo iniziare a trattare con la Germania e con la Francia un grave problema concernente la restituzione delle opere in loro possesso. So bene che è ancora in vigore il trattato del 1970, ma so anche che forse, in un momento politico così ragionevole come quello che stiamo vivendo, potremmo rivedere questo trattato e, soprattutto, tentare di rientrare in possesso di tutte le nostre opere che attualmente si trovano in questi paesi.

PRESIDENTE. L'onorevole Bulgarelli ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01439.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, signor sottosegretario, se non altro dobbiamo prendere atto finalmente della situazione e non mi riferisco soltanto agli ultimi sette anni, anche perché tale questione risale a 55 anni fa, come è stato sottolineato anche nella risposta del sottosegretario alle nostre interrogazioni (l'articolo 37 del trattato di pace del 1947 è molto chiaro sulla questione della stele di Axum). Già, allora, si parlava della restituzione immediata, da parte del nostro Stato, di ciò che era classificato come bottino di guerra, come una cosa, di fatto, rubata, per essere ulteriormente più chiari. Dopo questi 55 anni, una lunga ombra - ahimè - è apparsa anche negli ultimi mesi perché mi risulta che la decisione adottata dal nostro Governo, della quale sono grato al sottosegretario, non sia stata unanime, ma piuttosto sofferta. Sono, infatti, riprese le querelle sul fatto se


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sia stata donata o scambiata con un ospedale, del quale non vi è assolutamente traccia, o addirittura regalata da Hailé Selassié al nostro Governo, finché non è intervenuto uno studioso di campo, Angelo Del Boca, il più autorevole biografo di Hailé Selassié, che ha chiarito, in alcuni passaggi di un articolo pubblicato in questi giorni che, in realtà, non è stata mai regalata né scambiata né vi sono stati patteggiamenti di alcun tipo fra l'allora Governo etiope ed il Governo italiano.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 17,07)

MAURO BULGARELLI. Pertanto, di cosa rubata si tratta e, perciò, va restituita. Ricordiamoci che è stata già trasportata dall'Etiopia all'Italia e capisco che vada salvaguardata perché si tratta di un'opera d'arte.
Per quanto riguarda la lettura che noi italiani diamo alla stele di Axum, salvo quelli che continuano a considerarla come un bottino di guerra, vi è un'ombra pericolosa perché quella fase finalmente è stata chiusa dalla nostra Costituzione e dalla Repubblica italiana, quindi quel processo storico è, per fortuna, terminato. È una lunga ombra; al riguardo, mi riferisco anche alle dichiarazioni dell'onorevole Buontempo che annuncia la necessità di un'iniziativa legale per fare in modo che l'obelisco di Axum resti in Italia, oppure a quelle del sottosegretario ai beni culturali Sgarbi il quale ha dichiarato che si tratta di un'opera che deve rimanere a Roma anche perché, all'epoca, quello etiope era territorio italiano.
Credo che, francamente, siamo ad un livello quasi fantascientifico della lettura della stele di Axum, soprattutto se prendiamo atto, come l'onorevole Perrotta ha fatto prima di me, che la nostra è stata una nazione saccheggiata prima da Napoleone e poi dall'occupazione nazista del nostro paese. Al riguardo, sono state indebitamente portate all'estero, anche in questo caso come bottino di guerra (sono state, quindi, rubate) opere che appartengono al nostro DNA culturale e che dovranno essere restituite (naturalmente, toccherà alla diplomazia trovare la strada per la restituzione delle opere sottratte al nostro paese). Si tratta, quindi, da questo punto di vista, di applicare non solo il buonsenso.
Condivido pienamente alcuni aspetti evidenziati dall'onorevole Titti De Simone nel corso del suo intervento, anche con riferimento alla richiesta di intervento ulteriore da parte dell'Italia al fine di valorizzare il sito sul quale verrà inserito l'obelisco di Axum; è anche un po' nostro per la vergogna di quanto è stato compiuto a danno di quel paese (vorrei ricordare che vi sono stati 300 mila morti), per quella sventurata e, per fortuna, non riuscita avventura coloniale compiuta dal nostro paese a quell'epoca. Trecentomila morti sono un peso che ancora portiamo sulle nostre spalle. Capisco che rendere l'obelisco sarebbe un grande bel gesto perché avrebbe una valenza di ordine religioso, anche forte, che forse noi non riusciamo a leggere.
In merito alla chiusura della vicenda, mi sorge il timore circa i tempi, come è già stato sottolineato. Probabilmente, sarebbe stato meglio bandire subito la gara, a meno che non si operi per tranche, come solitamente viene fatto, di solito, nell'edificazione di altre strutture.
Con riferimento al trasporto e alle modalità con cui riportare indietro, in maniera integra, l'obelisco di Axum, la gara, probabilmente, avrebbe dovuto essere bandita immediatamente, visto che da 55 anni dobbiamo risolvere il problema.
Credo perciò che vadano accelerati i tempi e su questo continueremo naturalmente, anche attraverso la presentazione di un'altra interrogazione, a richiedere una tempistica più chiara rispetto ai bandi di gara, che sono uno dei mali del nostro paese. Questo perché anche i bandi di gara prevedono un'estensione all'infinito e non vorrei che si dovesse aspettare altri 55 anni.
Concludo ringraziandola, ma anche formulando una piccola lamentela, mi permetta: la mia interrogazione, a firma


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Bulgarelli e Zanella, risale al 5 novembre del 2001; prima di questa era stata presentata un'altra interrogazione che purtroppo non ha ancora avuto risposta, come tante altre interrogazioni rivolte a questo Ministero e che non hanno avuto risposta, pur essendo trascorso un anno e qualche mese.

PRESIDENTE. La ringrazio onorevole Bulgarelli. Purtroppo l'aspetto relativo alle risposte e alla loro immediatezza è questione che il Parlamento dovrebbe esaminare con maggiore attenzione, d'accordo naturalmente con il Governo.
L'onorevole Borrelli ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01440.

LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la questione della restituzione dell'obelisco è tornata alla ribalta in occasione dello svolgimento del vertice mondiale della Fao nello scorso giugno e, diciamo la verità, la nostra nazione non ha fatto una bella figura quando il premier etiope, Meles Zenawi, ha dichiarato che per 55 anni l'Etiopia è stata presa in giro e nel frattempo l'inquinamento di Roma ha portato al deperimento della stele di Axum, sotto gli occhi di tutti. È una vergogna. Egli ha aggiunto inoltre che nel 1948 l'Italia si è detta d'accordo nel restituire l'obelisco; da allora, altri due accordi sono stati sottoscritti e l'ultimo reca la data del 1997. I diversi governi italiani ci hanno preso in giro e con diverse scuse non si è dato seguito agli accordi. Queste le dichiarazioni del premier etiope.
Sappiamo che l'obelisco di Axum ha per gli etiopi un grande valore storico in quanto rappresenta il simbolo della loro discendenza dagli antichi axumiti, un popolo che viveva in Etiopia già prima di Cristo. L'obbligo per l'Italia sussiste ancor prima di entrare nel merito delle considerazioni di carattere artistico, storico e culturale, perché una nazione civile come l'Italia non può disattendere da più di 55 anni un obbligo che ha assunto in virtù della sottoscrizione di un trattato che ha chiuso con un'altra nazione questioni che si erano poste in virtù di un'aggressione che il governo fascista dell'Italia dell'epoca aveva perpetrato.
Pertanto, la discussione sull'opportunità della restituzione, come ha sostenuto qualche nostalgico delle vergognose gesta del fascismo, non ha alcuna ragione per essere posta.
L'Italia ha l'obbligo di onorare il trattato che ha sottoscritto; se finalmente assolve gli impegni assunti, - lo fa questo Governo e ne va dato merito -, non fa nient'altro che ciò che occorreva fare molti anni fa, restituendo così dignità ed onore al nostro paese.
D'altra parte, l'Italia, nel corso dei secoli, ha visto saccheggiato il proprio patrimonio artistico, storico e culturale forse più di qualsiasi altro paese e dovrebbe, a mio avviso, essere fra le nazioni più sollecite nel riconoscere il principio del rispetto dell'identità culturale che viene certamente menomato dalla sottrazione di testimonianze essenziali nella storia della civiltà.

GIULIO CONTI. Avete avuto due anni per farlo!

LUIGI BORRELLI. Sono dunque parzialmente soddisfatto per la riaffermazione da parte del Governo di voler procedere alla restituzione dell'obelisco; la parziale soddisfazione deriva dal fatto che non sono stati indicati tempi certi e ci auguriamo che i tempi invece non si allunghino ulteriormente. Sarò lieto di essere pienamente soddisfatto quando la promessa sarà effettivamente mantenuta.

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