![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Giuseppe Drago ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01446 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 2). Le ricordo che ha disposizione un minuto di tempo.
GIUSEPPE DRAGO. Signor Presidente, signor ministro, l'interrogazione tratta dei diritti dei cittadini italiani intolleranti al glutine ed affetti dalla celiachia, malattia che vorremmo venisse finalmente riconosciuta come sociale al fine di facilitare l'inserimento di questi cittadini nella vita di tutti i giorni, migliorandone la relativa qualità. I celiaci sono costretti ad una alimentazione mista, basata su alimenti naturali ed elementi dietoterapici da comprare in farmacia o nei presidi ASL, i quali comportano costi a volte proibitivi per le famiglie. Nel 1982 si sancì la gratuità di questi prodotti essenziali per la dieta priva di glutine ma purtroppo, nel 2001, un decreto del ministro Veronesi ha modificato il contributo economico sulla base di un fabbisogno standard, costringendo tutte le famiglie a pagare almeno il 50 per cento del costo complessivo degli elementi dietoterapici.
PRESIDENTE. Onorevole Giuseppe Drago, la invito a concludere.
GIUSEPPE DRAGO. Onorevole ministro, domando se vi sia la disponibilità del Governo, anche sulla base delle richieste provenienti dall'associazione nazionale di celiachia, a modificare questo decreto.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Sirchia, ha facoltà di rispondere.
GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della salute. Signor Presidente, come l'interrogante sa, la questione è stata affrontata più svolte nell'ambito della commissione consultiva per i prodotti destinati ad una particolare alimentazione, con l'istituzione di un gruppo di studio che ha definito le linee guida di alimentazione dei celiaci, anche in funzione della revisione delle modalità di erogazione dei prodotti dietetici. Il decreto ministeriale 8 giugno 2001 - detto decreto Veronesi - è stato adottato sulla base delle conclusioni di questa commissione, le quali prevedevano, tra l'altro, l'istituzione di tetti di spesa nel caso dei prodotti celiaci.
Questo decreto è stato reso noto all'associazione italiana celiachia, è stato sottoposto successivamente alla Conferenza Stato-regioni che lo ha approvato dopo il recepimento degli emendamenti richiesti in quella sede e si è giunti alla conclusione che lei ha citato.
Voglio rassicurarla, peraltro, che la problematica relativa ai prodotti dietetici senza glutine è stata da noi recepita ed è tuttora all'esame della commissione consultiva per i prodotti destinati all'alimentazione particolare. Tale organismo deve individuare per mandato eventuali iniziative da intraprendere sia in fase di vigilanza dei prodotti presenti sul mercato per una verifica dell'effettiva assenza di glutine sia al fine di una revisione dei parametri stabiliti nel decreto ministeriale dell'8 giugno 2001 per gli oneri assistenziali a carico del servizio sanitario nazionale.
PRESIDENTE. L'onorevole Giuseppe Drago ha facoltà di replicare.
GIUSEPPE DRAGO. Signor ministro, prendo atto della sua disponibilità a rivedere
i parametri contenuti in quel decreto, così come credo nella disponibilità del Governo a prendere atto di una proposta di legge che presenteremo come gruppo dell'UDC (CCD-CDU), non solo per garantire al celiaco il riconoscimento della condizione di malato sociale, ma soprattutto per rivedere complessivamente la problematica della celiachia, che non riguarda soltanto l'alimentazione ma anche i riflessi che essa comporta nella vita di ogni giorno.
Tra l'altro, i parametri del decreto vanno modificati subito. Non vi è dubbio che, nel momento in cui con il decreto si è assegnata ad ogni paziente una quota di prodotti dietetici gluten free, si è cercato di indurre il paziente ad alimentarsi in un modo naturale, utilizzando soprattutto riso, patate, mais e legumi che sono gli alimenti che non contengono glutine. Però, è anche vero che, soprattutto in età pediatrica, si è indotti a non seguire questo tipo di dieta che determina, tra l'altro, il rischio di alcune complicanze fra cui - come lei ben sa - quelle di origine autoimmune come i linfomi o le patologie tumorali intestinali. Addirittura, nelle donne che non sanno di essere affette da celiachia, com'è stato stabilito scientificamente in un convegno tenuto a Napoli alcune settimane fa, si può verificare anche un'interruzione naturale della gravidanza. È stato, infatti, riscontrato un nesso causale tra celiachia e aborto spontaneo.
Onorevole ministro, occorre rivedere il decreto e anche sancire definitivamente il diritto del malato celiaco ad avere una dieta senza glutine nella mensa scolastica, in quella aziendale nonché in ospedale ove sia ricoverato. Sono tutte problematiche che richiedono subito una risposta.
![]() |
![]() |
![]() |