Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 200 dell'8/10/2002
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 3138)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Avverto che l'onorevole Peretti ha chiesto alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto del testo della sua dichiarazione di voto che la Presidenza autorizza sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nesi. Ne ha facoltà.

NERIO NESI. Signor Presidente, vorrei premettere che questa dichiarazione di voto è a nome della coalizione dell'Ulivo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Signor Presidente, onorevoli colleghi, quella che viene definita questione amministrativa ha occupato, in questi anni, uno spazio crescente nell'agenda di tutti i governi italiani. La consapevolezza che un costo eccessivo della spesa pubblica riduce le opportunità del paese, le condizioni ed i rapporti nei sistemi internazionali ha raggiunto livelli di condivisione molto ampi. Tutti i governi che si sono succeduti, in questi anni, alla guida del paese ne hanno colto l'importanza, proponendo al Parlamento misure coerenti con i propri obiettivi. Non è, quindi, sui fini che si è andata delineando una diversa posizione tra governi ed opposizioni, ma sui metodi adottati per raggiungerli, anche perché questi metodi toccano principi di ordine costituzionale.
Andrea Monorchio, già ragioniere generale dello Stato, in un libro dell'anno scorso ha cercato di catalogare le leggi italiane, classificandole nel modo seguente (se ci fosse un po' di silenzio non sarebbe male):...

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego...

NERIO NESI. ...«leggi collegio», il cui scopo è evidente; «leggi categoria», in favore di specifiche categorie professionali; «leggi benefici», che prevedono qualche forma di vantaggio per singoli gruppi sociali; «leggi fotografia», destinate a beneficiari chiaramente identificabili; «leggi bandiera», destinate a conseguire un risultato preciso di natura politica. Molte delle leggi che ha proposto il Governo Berlusconi sono senz'altro catalogabili tra le leggi fotografia, cioè destinate a persone specifiche.
Ma la legge di cui discutiamo oggi può essere invece catalogata tra le leggi bandiera. Con essa infatti il Governo in carica si propone due obiettivi precisi di natura politica: accentrare nuovi poteri nelle sue mani, esautorare il più possibile il Parlamento.
Essa si colloca, quindi, con assoluta coerenza nella linea generale del Governo che, in tutte le sue posizioni di natura economica, ha assunto questo comportamento, ottenendo - fortunatamente per il paese - scarsissimi successi. Basti pensare all'infelice esito della cosiddetta legge


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obiettivo in materia di lavori pubblici che, basata sul presupposto di superare, anzi di saltare, tutti gli ostacoli rappresentati dagli istituti elettivi - nazionali, regionali e locali - non ha prodotto sinora neanche una strada.
Signor Presidente, ho purtroppo una lunga esperienza di decisioni tendenti a tagliare le spese. La storia del sistema industriale e finanziario italiano ne è piena. Esempi amari e dolorosi sono dinanzi agli occhi di tutti noi, anche in questi giorni, e l'esperienza dimostra che metodi falsamente rapidi e presuntuosamente efficienti non servono, anzi sono controproducenti e, quando vengono adottati, è sempre troppo tardi. La riduzione dei costi e la migliore allocazione delle risorse non si realizzano con norme capestro, ma creando preventivamente le condizioni in corso d'opera, attraverso metodologie condivise, con un processo che deve consolidarsi sulle coscienze e nelle responsabilità, partendo dal convincimento che amministrare è un compito fiduciario basato su un contratto vincolante in termini non sono legali, ma anche morali.
Il Governo Berlusconi si muove, in tutta evidenza, anche con questa legge, su logiche e con metodi diversi ed opposti e, pertanto, il voto dell'Ulivo è di netta contrarietà (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.

DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Signor Presidente, la ringrazio. Onorevoli colleghi, il Governo ha presentato il provvedimento che ci apprestiamo a votare spinto dalla volontà di giungere finalmente ad una razionalizzazione, ad un controllo efficace e ad una trasparenza della spesa pubblica. Si tratta di un problema non nuovo, anzi praticamente ciclico, denunciato a parole da molti governi precedenti, ma mai affrontato in maniera sistematica e, quindi, mai risolto.
È inutile ribadire che si tratta di un atto assolutamente utile e positivo. Sostanzialmente, viene sancito il principio secondo il quale l'impegno di spesa deve rimanere nei limiti deliberati dal potere legislativo in sede di approvazione della norma originaria: aver fissato un limite di spesa oltre il quale non si può andare, perché interviene il ragioniere Capo dello Stato che blocca la spesa, è fatto, comunque, positivo, con riferimento a leggi per cui il Parlamento ha, in ogni caso, già fissato un espresso limite di spesa.
Per quanto concerne le altre tipologie come stipendi, pensioni e spese obbligatorie non opera il ragioniere Capo dello Stato ma il ministro che informa il Parlamento e quest'ultimo decide. Per quanto riguarda il comma 3, quando c'è uno scostamento, affinché venga rispettato l'obiettivo generale, c'è l'intervento del ministro che taglia tutte le spese cosiddette discrezionali in una percentuale omogenea e anche qui lo si può fare previo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri preceduto dal parere delle Commissioni parlamentari.
In ultimo, per quanto riguarda i residui, il provvedimento adottato ha fatto slittare la data al 31 dicembre 2003 o eventualmente al 2004, rispettando, in questo modo, il compimento di numerose opere in avanzato stato di progettazione per diverse migliaia di miliardi e soprattutto si è salvato l'interesse generale del paese.
Grazie anche agli emendamenti proposti dalla Commissione bilancio, abbiamo, in maniera inequivocabile, ribadito il ruolo del Parlamento, vincolando, in ogni caso, il ministro a confrontarsi costantemente con il Parlamento medesimo.
Quindi, quello del gruppo di Alleanza nazionale sarà convintamente, politicamente e tecnicamente un voto favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.


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GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, dichiaro il voto contrario del gruppo di Rifondazione comunista. Il presente decreto-legge che, apparentemente, allude solo a temi di ridislocazione di poteri e di funzioni e di assestamenti finanziari, si ricollega profondamente, invece - ed il dibattito lo ha evidenziato -, al complessivo progetto di politica economica del Governo e, quindi, va preso e contrastato sul serio.
Non v'è dubbio, infatti, che questo provvedimento è strumento di una politica monetaria ostinatamente ancorata ad obiettivi deflazionistici, incapace di sfidare le strette maglie del patto di stabilità come pure, anche se timidamente, con determinazioni laterali, Francia e Germania si apprestano a fare.
Non v'è dubbio che tale politica comporterà un'ulteriore stretta sulla spesa pubblica. Il decreto-legge sarà strumento dello smantellamento ulteriore dello Stato sociale. Nel provvedimento in esame, è evidente, non vi sono né profili di rigore della politica economica né per l'appunto ineludibili politiche di sviluppo per il paese e per la cittadinanza sociale. Prevalgono politiche tese a distribuire favori, prebende, privilegi e condoni: in due parole, prevalgono politiche affaristiche. È chiaro ormai che in una fase di crisi non funziona una politica economica che tenta di coniugare liberismo, populismo, neocorporativismo. Non esistono più quei margini economici che, in ogni caso, sono necessari anche per un'iniqua distribuzione delle risorse.
Proprio in questo contesto sarebbe necessario proporre strategie alternative di politica economica, dalla ridiscussione del patto di stabilità alle politiche salariali alle politiche occupazionali e sono solo alcuni nodi che alimentano concezioni e punti di vista alternativi.
Il Governo, invece, fa una scelta di accentramento esasperato di poteri, che è frutto di concezioni fallite sul piano dello sviluppo. Si tratta di una scelta disperante e sbagliata che, di fronte ad un fallimento, sceglie il corto circuito della controriforma autoritaria sul piano istituzionale.
In una democrazia parlamentare, infatti, ogni modifica alle procedure di bilancio va discussa in profondità; richiede una riflessione seria. Invece questo decreto-legge, per sua stessa ammissione, allude a misure che vengono definite strutturali. Tali misure incidono nella sfera dei rapporti fra Governo e Parlamento. Qual è il punto? L'articolo 81 della Costituzione - a nostro avviso - in materia di copertura di leggi di spesa viene travolto. Vengono reinterpretate dal decreto-legge le norme costituzionali, spostando verso il Governo ancor più, non solo l'equilibrio decisionale, ma anche l'articolazione applicativa del potere di bilancio.
Vi sono punte di incostituzionalità forti; è un principio primario ed irrinunciabile di trasparenza e di responsabilità quello che viene travolto. Ad avviso del Governo, il Parlamento non voterebbe più un bilancio determinato o determinabile, ma una delega di potere in bianco al ministro dell'economia e delle finanze che, travolgendo la stessa fonte di legittimazione giuridica, instaurerebbe un diritto di ridurre le deliberazioni legislative di spesa del Parlamento, che invece è sovrano. In altre parole, ad avviso del Governo, tutte le autorizzazioni legislative di spesa deliberate dal Parlamento valgono fino a quando un potere falsamente neutrale annuncia che non vi sono più fondi. Quindi, non esistono più la politica, le scelte, le priorità - in una parola, il Parlamento! -, ma non esiste più nemmeno certezza su quali leggi siano realmente in vigore, quali norme e per quanto tempo e si abbatte il concetto stesso di tetto di spesa (attenzione, colleghi, perché stiamo parlando di spese obbligatorie, cioè di pensioni, di stipendi e di trasferimenti agli enti territoriali, quindi anche di sanità, e così via)! Se venisse approvata questa delega assoluta, la democrazia parlamentare diventerebbe, a nostro parere, un'autocrazia in cui un'élite tecnocratica incontrollata sarebbe dotata di monopolio decisionale.
È evidente, pertanto, che il disegno di legge n. 3138 sottopone automaticamente, in via permanente, tutte le posizioni soggettive che comportano erogazioni a carico


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dei bilanci pubblici ad una clausola sospensiva: questo è, nella sostanza, il significato giuridico di questo provvedimento. Per di più, colleghe e colleghi, si tratta di una condizione sospensiva il cui accertamento avviene in sede amministrativa ed in via amministrativa!
Il nostro voto, come appare chiaro, sarà contrario per motivi di merito. Questo provvedimento, oltre che essere figlio di una concezione deflazionistica e di smantellamento dello Stato sociale - ne discuteremo meglio quando esamineremo il disegno di legge finanziaria - presenta gravissimi profili di incostituzionalità perché sposta il baricentro della decisionalità, in tema di bilancio, dal Parlamento al Governo e, in particolare, ad un'autorità falsamente neutrale quale il Ragioniere generale dello Stato.
Questo mostro giuridico deve essere decisamente contrastato: il gruppo di Rifondazione comunista voterà convintamente e nettamente contro (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, nel preannunciare che il voto della Lega nord Padania sarà favorevole, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo delle mie dichiarazioni di voto.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pagliarini. La Presidenza autorizza la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo della sua dichiarazione di voto sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, l'onorevole Savo. Ne ha facoltà.

BENITO SAVO. Signor Presidente, nella legge vi è uno stimolo del Governo nei confronti di quelle amministrazioni che non impegnano le somme ad esse assegnate. Per tale motivo, il mio voto sarà favorevole.
Tuttavia, dovendo rispondere al popolo, quasi mai gli amministratori sono volutamente lenti o inerti: nello svolgimento del loro mandato, essi si scontrano, infatti, con i permessi, i pareri, le autorizzazioni, i giudizi di impatto ambientale, le valutazioni tecniche, la farraginosità degli apparati di province e regioni, la prolissità burocratica degli appalti e con una realtà storico-politica nella quale a norma si è aggiunta norma, a fini di controllo; al contrario, il tutto risulta antitetico alla trasparenza ed all'efficacia amministrativa.
Tra l'idea di un'opera anche semplice come una strada e l'appalto trascorrono almeno tre anni, sempre che non ci si imbatta con Telecom o Enel.
Sfrondiamo il sistema, riformiamo incisivamente l'iter procedurale per gli investimenti e allora si andrà spediti come amministratori. Con l'elaborazione compiuta dal Comitato dei nove si sana quanto è in corso, ma permanendo la vecchia normativa si ricadrà nei soliti ritardi dannosi allo Stato e alla collettività, nonostante il monitoraggio che è stato proposto (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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