Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 200 dell'8/10/2002
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Si riprende la discussione (ore 16,07).

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame del disegno di legge di conversione sul contenimento della spesa pubblica.
Avverto che, prima della ripresa pomeridiana della seduta, sono stati ritirati gli emendamenti Agostini 1.43 e Pennacchi 1.44.

(Ripresa esame articolo unico - A.C. 3138)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Morgando 1.156.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, questo emendamento affronta un tema di cui abbiamo largamente discusso questa mattina; il testo che ho proposto presenta, in forma diversa, una questione che abbiamo già lungamente dibattuto. La sintetizzo molto rapidamente: il nostro obiettivo è quello di ricondurre alla responsabilità politica la definizione dei limiti di spesa raggiunti e dei momenti rilevanti della procedura - per come è individuata in questo provvedimento -, ai fini del corretto rapporto tra il ruolo del Governo e le prerogative e le competenze del Parlamento.
Per questo, a nostro avviso, l'accertamento del raggiungimento dei limiti di spesa deve essere operato da un decreto ministeriale, invece che da un decreto del dirigente della Ragioneria generale dello Stato; in conseguenza di ciò, questo emendamento individua le parole e le frasi da sopprimere all'interno del comma 1.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


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Onorevoli colleghi, rientrate, rientrate, le porte sono aperte, le porte dell'aula, naturalmente.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.156, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 315
Maggioranza 158
Hanno votato
131
Hanno votato
no 184).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 327
Maggioranza 164
Hanno votato
142
Hanno votato
no 185).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Morgando 1.157.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, anche questo emendamento ripropone un tema su cui abbiamo presentato numerose proposte di modifica: ancora una volta, si tratta del rapporto tra poteri del Governo e prerogative del Parlamento. In una strategia di limitazione del danno arrecato da questo provvedimento alla normativa in materia di bilancio e di contabilità pubblica, ci sembra importante che almeno il decreto del dirigente del dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, oltre che pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sia almeno contestualmente comunicato al Parlamento, al fine di mettere il Parlamento perlomeno nelle condizioni di conoscere il raggiungimento di tetti di spesa, così come certificati dal decreto dirigenziale, che hanno effetti rilevanti ai fini del mantenimento o della sospensione dell'efficacia di leggi vigenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Noi ci esprimiamo a favore di questo emendamento, il quale ripete, in parte, l'emendamento precedentemente votato, e che si colloca all'interno della nostra linea di cercare di riportare nella sede parlamentare il controllo della spesa pubblica. Allora, credo che l'emendamento, che afferma che vanno comunicati contestualmente al Parlamento i rilievi fatti sullo sfondamento della spesa rispetto alle leggi esistenti, si muova in questa direzione, e per tale motivo anche noi esprimiamo un voto favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.157, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 353
Maggioranza 177
Hanno votato
161
Hanno votato
no 192).

Prendo atto che l'onorevole Nicotra non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Michele Ventura 1.38 e Morgando 1.158.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Intervengo molto brevemente, signor Presidente, perché si tratta di un tema che abbiamo già affrontato. Questa mattina ho ricordato che uno dei nostri obiettivi, nell'ambito di una contrarietà di fondo ai contenuti di questo provvedimento, era il suo miglioramento, anche sotto il punto di vista tecnico. Ora, questi due identici emendamenti vanno esattamente in questa direzione, e prevedono una modifica del testo che registra lo stato reale delle procedure. Come ho già avuto modo di ricordare all'Assemblea, gli impegni di spesa contenuti nei provvedimenti legislativi sono poi attribuiti, per la loro concreta operatività, a diverse unità previsionali di base, ed il lavoro di verifica del raggiungimento dei limiti di spesa deliberati deve avere come riferimento ogni singola unità previsionale di base, sia ai fini di una più puntuale analisi e capacità di osservazione delle ragioni che hanno determinato lo sfondamento della spesa, sia anche ai fini dell'assunzione di provvedimenti che corrispondano al reale stato degli impegni nelle diverse unità previsionali di base, che possono, evidentemente, anche essere diversi.
Per questo, a nostro avviso, non si tratta di verificare in termini generici il raggiungimento dei limiti di spesa, ma si tratta di verificare in modo più articolato quali sono le unità previsionali che hanno raggiunto i limiti di spesa, come appunto recitano i due emendamenti di cui stiamo discutendo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michele Ventura. Ne ha facoltà.

MICHELE VENTURA. Signor Presidente, questo decreto-legge risente, ovviamente, della fretta con la quale è stato scritto, perché è del tutto evidente che emendamenti come questi, illustrati con puntualità dal collega Morgando, tendono a precisare ed a fornire un quadro di maggiore certezza, ed anche di maggiore efficienza del controllo. Infatti, quando poniamo di individuare le unità previsionali di base che hanno raggiunto quei limiti, poniamo una questione per rendere più efficiente anche il controllo. Non capisco perché vi sia stato un parere negativo da parte del relatore, e vorrei invitarlo a rivedere il giudizio che ha espresso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Michele Ventura 1.38 e Morgando 1.158, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 372
Maggioranza 187
Hanno votato
166
Hanno votato
no 206).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 370
Maggioranza 186
Hanno votato
166
Hanno votato
no 204).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Morgando 1.159.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, voglio soltanto ribadire molto brevemente che, attraverso questo emendamento,


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ci troviamo di fronte alla riproposizione di un tema che abbiamo già affrontato e che abbiamo già cercato di disciplinare diversamente all'interno di alcuni emendamenti interamente sostitutivi al comma 1 che abbiamo discusso questa mattina. La questione non è banale - é per questo che ci ritorno sopra - perché il testo attuale del decreto-legge in questione prevede che le leggi che contengono autorizzazioni di spesa cessino di avere efficacia al momento della pubblicazione del decreto dirigenziale del dirigente della Ragioneria generale dello Stato che comunica, e certifica, il raggiungimento dei limiti di spesa previsti nella legge.
La nostra proposta è di sospendere l'efficacia e non di farla cessare, perché nel concetto di cessazione di efficacia ci sembra si riscontri una sorta di abrogazione di una legge approvata dal Parlamento per provvedimento amministrativo, addirittura per decreto dirigenziale. Si tratta di un elemento che vogliamo sottolineare per rendere evidente un'impostazione complessiva del decreto-legge che, sotto lo specifico aspetto del rapporto tra i poteri del Governo e quelli del Parlamento in materia di previsione e di controllo della spesa, introduce un sistema fortemente squilibrato a favore dei poteri del Governo e a danno delle prerogative parlamentari.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.159, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 380
Maggioranza 191
Hanno votato
167
Hanno votato
no 213).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Visco 1.40.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, intervengo per illustrare l'importanza dell'emendamento in questione. Infatti, attraverso questo emendamento, che apporta modifiche all'articolo 1, comma 1, lettera b), capoverso 6-bis, terzo periodo proponiamo di aggiungere, dopo le parole «avere efficacia», la frase «purché ciò non produca effetti sulle posizioni giuridiche soggettive».
Ebbene, anche con questo emendamento vogliamo portare all'attenzione dell'Assemblea una delle questioni più importanti riguardanti questo provvedimento. Altrimenti, risulterebbe che il decreto-legge in esame pone in discussione la certezza giuridica sui diritti e sulle prestazioni riconosciute dal nostro ordinamento. Ovviamente, tutto ciò mette in discussione uno dei pilastri, uno dei capisaldi della riflessione politica e la competenza del Parlamento circa la politica di bilancio. Anche da questo punto di vista mettiamo a disposizione questo emendamento per verificare la «buona fede» della maggioranza. Infatti, sia nell'ambito della discussione sulle linee generali sia per quanto riguarda la replica di stamattina del relatore ad alcuni ragionamenti ed emendamenti presentati, si è sempre garantito che le posizioni giuridiche soggettive - soprattutto quelle di stampo obbligatorio - non sarebbero state messe in discussione. Ebbene, se così è, scriviamolo una volta per tutte.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, questo emendamento presentato dal collega Visco è - come è stato detto - molto importante perché limita la cessazione di efficacia delle autorizzazioni di spesa a quelle che non producono effetti sulle posizioni giuridiche soggettive.
Abbiamo discusso abbastanza a lungo su questa questione, il tema è delicato


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perché si potrebbe configurare - probabilmente accadrà - l'apertura di un rilevante contenzioso in ordine al rapporto tra diritti soggettivi introdotti dalla legge - e pertanto modificabili sotto questo aspetto soltanto con legge - e sospensione dell'efficacia di leggi di spesa - quindi sospensione concreta di erogazione di benefici e quant'altro - determinata con provvedimenti amministrativi.
La questione non è da prendere sotto gamba, al di là della vicenda parlamentare del decreto-legge in questione, perché, a nostro avviso, potrebbe creare sorprese non indifferenti.
Sotto tale aspetto, l'approvazione dell'emendamento sarebbe, secondo noi, opportuna.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.40, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 395
Maggioranza 198
Hanno votato
173
Hanno votato
no 222).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pecoraro Scanio 1.144, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 392
Maggioranza 197
Hanno votato
171
Hanno votato
no 221).

Avverto che la Commissione ha presentato l'ulteriore emendamento 1.205 (vedi l'allegato A - A.C. 3138 sezione 3).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.205 della Commissione.

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Signor Presidente, credo sia opportuno che rimanga agli atti il motivo che ha indotto la Commissione a proporre la soppressione del quarto e del quinto periodo, comma 1, lettera b), capoverso 6-bis dell'articolo 1 del provvedimento in esame, nonché il coordinamento formale che successivamente verrà avanzato all'Assemblea.
Come già indicato questa mattina, la procedura prevista dal quarto e dal quinto periodo risultava essere sovrabbondante rispetto alle previsioni già contenute nella legge ordinaria di bilancio. Sopprimendo il quarto ed il quinto periodo e dando esatta definizione al primo periodo del nuovo comma 6-bis, con riferimento alle leggi di spesa autorizzate, si fa un esplicito richiamo ad una norma a regime che è quella che abbiamo approvato alla lettera a).
Si riconduce, quindi, il confine dell'operato del ragioniere generale dello Stato esclusivamente a quelle leggi di spesa per cui sia stato espressamente previsto ed autorizzato, quale limite di spesa, l'ammontare. Ciò significa che la perplessità circa la sospensione dell'efficacia che ha indotto i colleghi dell'opposizione a presentare numerosi emendamenti, che sono stati bocciati dall'Assemblea, può essere superata dal testo che verrebbe, alla fine, licenziato qualora l'emendamento della Commissione in esame, nonché il coordinamento formale successivo venissero approvati.
In questo senso, rivolgo anche un invito ai colleghi dell'opposizione affinché la condivisione sul nuovo testo, maturata in Commissione, maturi anche sulla nuova


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definizione di questo assetto che deriverebbe dall'approvazione dell'emendamento suddetto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michele Ventura. Ne ha facoltà.

MICHELE VENTURA. Signor Presidente, sull'emendamento in esame il gruppo dei Democratici di sinistra si asterrà. Abbiamo presentato alcuni emendamenti che sono stati ripresi dal relatore e fatti propri dalla Commissione.
La discussione in seno al Comitato dei nove e quanto affermato ora dal presidente Giorgetti chiarisce il motivo per cui la preoccupazione era sorta sul comma 6-bis, relativamente agli altri casi, ed è da intendersi che continua ad agire su questo quanto previsto dalla legge n. 468 del 1978. Avevamo apprezzato il lavoro svolto dalla Commissione nella riformulazione di tale comma e per tali motivi avevamo deciso di ritirare i nostri emendamenti.
Di fronte a tali precisazioni ci orientiamo nel senso di astenerci sull'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, anche il gruppo della Margherita si asterrà sull'emendamento in esame. Indubbiamente, i termini della questione sono adesso sufficientemente chiari ed ha ragione il presidente Giorgetti nel sostenere che, a questo punto, la sospensione dell'efficacia, ad opera del decreto dirigenziale, si applica soltanto ai tetti di spesa e, quindi, in qualche misura, diventa superflua.
Pertanto, sotto questo aspetto riconosco che la modifica tiene conto delle nostre preoccupazioni, anche se reputo che, ad un certo punto, risulti superflua rispetto agli obiettivi posti con il decreto.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Grazie Presidente. Su questo emendamento l'opposizione si asterrà in maniera costruttiva, vedendo accolte anche se in misura parziale le posizioni rappresentate in Commissione ed in Assemblea. Il presidente Giorgetti ha, comunque, detto di riservarsi di presentare alcuni aggiustamenti formali al testo, a seguito dell'approvazione di questo emendamento. Purtroppo, Presidente, sta diventando una prassi in questa legislatura per la quale è difficile introdurre innovazioni rispetto alla precedente - in questo caso si tratta proprio di una innovazione - il fatto che gli adeguamenti formali si stiano tramutando in adeguamenti sostanziali.
Non poche volte, il collega Boato, del quale tutti riconosciamo la sensibilità istituzionale, ha chiesto un voto dell'Assemblea per sanare situazioni tutt'altro che formali. Le chiedo, Presidente, di accantonare per il momento questo emendamento - le ricordo che è stata dichiarata da parte nostra l'astensione - per modificare il testo e approvare l'emendamento con le conseguenti sistemazioni formali, così da non perpetuare la prassi molto fastidiosa di giungere alle correzioni ed alle sistemazioni formali con incidenti di percorso, che è invece assolutamente necessario evitare.

LUIGI OLIVIERI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

LUIGI OLIVIERI. Per motivare la condivisione della proposta del collega Boccia.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

LUIGI OLIVIERI. Il collega Boccia ha totalmente ragione nel formulare la sua proposta. È inoltre conveniente - qualora condividessimo tale proposta di accantonamento - riflettere complessivamente sul primo comma, che altrimenti approveremmo almeno in una parte sostanziale.


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Tra l'emendamento interamente sostitutivo della Commissione ed i subemendamenti presentati dal relatore - fatti propri dalla Commissione -, la procedura introdotta risulta infatti essere inutile, forse dannosa rispetto alla normativa prevista dalla legge n. 468 del 1978. Questa pausa di riflessione potrebbe fornire alla maggioranza l'opportunità di riflettere sulla valenza di questa modifica normativa.

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Non reputo opportuno accantonare l'emendamento 1.205 della Commissione, perché non è sostanziale tanto il coordinamento formale, quanto la spiegazione data dal relatore sull'emendamento stesso. Chiedo, quindi, che il Governo si pronunci in merito alle interpretazione fornita dalla Commissione al testo.
Il coordinamento formale - che in questo momento ancora non è espresso e che è a tutela, se vogliamo, della spiegazione che è stata data dal relatore - è soprattutto nell'interesse dell'opposizione. Io non ho obiezioni a sindacare, eventualmente, il coordinamento formale, ma ritengo che, anche a beneficio della richiesta dell'opposizione, in questa fase sia opportuno che il Governo si pronunci dopodiché si dovrà procedere alla votazione sull'emendamento 1.205 della Commissione.

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, concordo con il relatore. Credo sia opportuno votare l'emendamento 1.205 della Commissione e poi, eventualmente, approntare il coordinamento formale - avrebbe poco senso mettere il carro davanti ai buoi - nell'intendimento che il testo, così come esce, chiarisce un problema che fino ad ora, in quest'aula, è rimasto sospeso.

PRESIDENTE. Scusate, mi sembra chiaro che la sede per queste modifiche sia il coordinamento formale, per cui adesso si voterà l'emendamento 1.205 della Commissione, non ritenendo necessario accantonarlo.
Prendo atto che il Governo ha espresso parere favorevole su questo emendamento.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.205 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 240
Astenuti 184
Maggioranza 121
Hanno votato
232
Hanno votato
no 8).

Prendo atto che l'onorevole Garagnani non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Sono conseguentemente preclusi l'emendamento 1.201 della Commissione, gli identici emendamenti Visco 1.41 e Morgando 1.175 e l'emendamento Michele Ventura 1.42.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pennacchi 1.45.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.

LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, colleghi, colgo l'occasione per tornare sul significato di fondo di questo provvedimento. Presidente, mi rivolgo in modo particolare anche a lei, che recentemente ha inviato un messaggio significativo sui poteri e sulle prerogative del Parlamento e si è mostrato così sensibile


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e così attento. Questo provvedimento lede fortemente le prerogative del Parlamento, per due ragioni di fondo.
La prima e la più importante è che esso attribuisce un autonomo potere di sospensione della gestione al Governo e, in particolare, al ministro dell'economia. Si tratta di poteri che non si ritrovano in nessuno dei sistemi di bilancio dei paesi avanzati, nemmeno in quei paesi, come la Germania - lo dicevamo anche stamattina - che nel proprio ordinamento attribuiscono al ministro delle finanze un potere di veto sulle misure degli altri ministri, quando abbiano rilevanti effetti finanziari.
Questo potere di autonoma sospensione della gestione non viene menzionata in nessuna parte della nostra Costituzione! La nostra Costituzione, al contrario, all'articolo 81 prescrive un obbligo di copertura ex ante delle misure. Ex ante, signor Presidente - come lei sa bene - e non ex post, come finirebbe con l'essere, ammesso che questo provvedimento abbia una minima parvenza di volontà - e non ne ha nessuna - di intervenire sugli scostamenti, sugli equilibri della finanza pubblica. Se vi fosse questa volontà, tali equilibri non sarebbero già stati portati al punto di grave compromissione in cui sono oggi!
Dunque, Presidente, questo aspetto è molto rilevante, perché è connesso alla possibilità che vi siano implicazioni gravi sulle spese obbligatorie che attengono ai diritti soggettivi delle persone. Anche in questo caso, la nostra Costituzione prevede, per i diritti soggettivi, criteri di effettività e di assolutezza. Con questo emendamento noi tentiamo di rimediare almeno a questo aspetto, poiché la ferita grave verrebbe già inferta, se passasse quel tipo di disposizione del provvedimento, nonostante le modifiche apportate, grazie anche all'iniziativa del presidente della Commissione. Esse sono tuttavia insufficienti per l'aspetto fondamentale che riguarda la funzione legislativa del Parlamento sul livello e sulla composizione del bilancio, funzione che viene spostata e di cui il Parlamento viene espropriato: c'è una manomissione che comporta la sottoposizione dei diritti soggettivi ad uno stato permanente di possibilità di sospensione! Io trovo che questo sia gravissimo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pennacchi 1.45, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
193
Hanno votato
no 237).

Passiamo alla votazione l'emendamento Maurandi 1.46.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, finalmente è ben chiaro che il comma 1, dopo le modifiche che sono state approvate, ha subìto dei tagli non indifferenti. Tuttavia, a proposito di questo e, come vedremo in seguito, di altri commi, credo occorra fare un chiarimento su un aspetto che nel testo del provvedimento resta ambiguo, vale a dire - come dispone l'emendamento al nostro esame di cui sono cofirmatario - che le disposizioni del presente comma non si applicano agli enti locali, alle regioni e alle aziende sanitarie locali. Dobbiamo, infatti, evitare ambiguità che possano accendere contenziosi su interpretazioni delle norme ed il rischio di intaccare poteri e prerogative di altri soggetti.
Vorrei richiamare l'attenzione del relatore e del Governo sull'ultima parte dell'emendamento riguardante le autorità amministrative indipendenti. Si tratta, sostanzialmente, delle Authority e di altre Autorità che si vedono sottoposte al controllo e, per di più, con un blocco della spesa da parte del Governo o meglio del


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dipartimento della Ragioneria dello Stato, vedrebbero messa a rischio proprio l'indipendenza: verrebbero a dipendere, in realtà, dal Governo.
Per questo motivo, proponiamo un emendamento che renda esplicita la previsione che non si applicano le norme agli enti locali, alle regioni, alle aziende sanitarie ed alle autorità amministrative indipendenti se vogliamo che queste ultime restino davvero tali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole sull'emendamento al nostro esame poiché condivido ciò che ha espresso il collega Maurandi durante l'illustrazione dello stesso e per porre l'accento su un aspetto. Nei nuovi commi 6-bis e 6-ter dell'articolo 11-ter della legge n. 468 discipliniamo i problemi derivanti dallo sfondamento dei limiti di spesa nel bilancio dello Stato e le analoghe questioni per quel che riguarda le amministrazioni, gli enti pubblici non territoriali eccetera, ma nulla prevediamo in ordine alla questione degli enti locali, delle aziende sanitarie locali, ossia degli enti cui si riferisce l'emendamento presentato dal collega Maurandi. Anch'io credo sia meglio chiarire che a questi soggetti non si applicano le norme che stiamo approvando.
Approfitto di questo punto per svolgere una brevissima riflessione sul successivo emendamento Morgando 1.180, sottoscritto da altri colleghi del gruppo della Margherita. Sostenere che queste regole non si applicano agli enti locali territoriali ed alle aziende sanitarie locali non significa affermare che non è opportuna la previsione secondo la quale tali soggetti si danno autonomamente determinate regolamentazioni al fine di evitare gli sfondamenti degli stanziamenti di bilancio.
Il mio emendamento 1.180 è volto a prevedere, appunto, che gli enti locali, autonomamente e nel rispetto dei loro statuti, si diano disposizioni organizzative e contabili che consentano loro di evitare sfondamenti delle previsioni di bilancio.
Essere chiari sui soggetti ai quali le norme che stiamo approvando verranno applicate, non impedisce di prevedere che gli enti locali si orientino verso questa direzione autonomamente, nell'esercizio delle loro autonome potestà.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Maurandi 1.46, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 434
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato
198
Hanno votato
no 236).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Visco 1.47.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, probabilmente, la maggioranza ci accuserà di pedanteria; tuttavia, continuiamo a bussare alla stessa porta non per suscitare un sentimento di carità, ma perché pensiamo che, prima della conclusione dell'esame del provvedimento, uno spiraglio, prima o poi, possa aprirsi.
Il tema, com'è chiaro, è sempre il medesimo: vogliamo una garanzia assoluta che le situazioni giuridiche soggettive cui sono correlate, nell'ambito del bilancio dello Stato, le spese obbligatorie, non vengano messe in discussione dal decreto-legge della cui conversione ci stiamo occupando. Abbiamo già avuto modo di evidenziare in sede di discussione sulle linee generali che la certezza giuridica delle prestazioni stabilite per legge debba essere salvaguardata soprattutto nei casi in


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cui le prestazioni medesime soddisfano diritti riconducibili a valori affermati dalla Costituzione.
Se questo emendamento non dovesse essere approvato e, più in generale, qualora non dovesse trovare spazio, prima o poi, la tesi che noi dell'opposizione stiamo ostinatamente affermando, si determinerebbe una situazione di disparità di trattamento profonda e sicuramente intollerabile considerato che verrebbero negate ad alcuni soggetti prestazioni per rendere le quali sono state allocate specifiche poste di bilancio.
Queste sono le motivazioni per le quali continuiamo ad insistere ed a chiedere alla maggioranza di mettere per iscritto le affermazioni che fa soltanto verbalmente: non deve esservi ombra di dubbio su quali siano le spese obbligatorie e le connesse situazioni giuridiche soggettive da soddisfare.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.47, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 424
Maggioranza 213
Hanno votato
195
Hanno votato
no 229).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.180, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 429
Astenuti 7
Maggioranza 215
Hanno votato
194
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.154, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 431
Maggioranza 216
Hanno votato
202
Hanno votato
no 229).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Morgando 1.172.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, intervenendo sul mio emendamento 1.172 (ma sono stati presentati analoghi emendamenti che affrontano lo stesso problema), seguo una linea di continuità con i precedenti interventi del collega Maurandi e miei in ordine alla questione dei soggetti a cui si applicano le disposizioni che stiamo esaminando.
L'emendamento in parola propone di sopprimere le parole «ed organismi pubblici» al comma 1, lettera b), capoverso 6-ter, secondo periodo, per rendere evidente che tale norma si applica agli enti non territoriali, ma non a quelli di particolare rilevanza istituzionale quali le autorità autonome ed indipendenti. È evidente che i compiti di regolazione a queste attribuiti, particolarmente significativi, richiedono la massima autonomia, anche contabile. Sarebbe preoccupante, perciò, se l'applicazione della disposizione fosse estesa anche alle menzionate autorità.
Voglio soltanto ricordare che nel dibattito in Commissione la questione è già stata sollevata e, per la verità, in quella sede avevamo avuto l'assicurazione del


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Governo che la nostra preoccupazione era infondata; a questo punto, però, tanto varrebbe accogliere questi emendamenti per rendere evidente ed esplicito che la nostra preoccupazione è infondata e che nella norma stessa c'è lo strumento per evitare questa interpretazione estensiva.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mariotti. Ne ha facoltà.

ARNALDO MARIOTTI. Signor Presidente, voglio intervenire su questo emendamento, che è simile ad altri emendamenti a nostra firma, perché ritengo che il chiarimento di cui abbiamo discusso, senza aver trovato soluzioni, in Commissione, può essere fatto in Assemblea. Noi siamo di fronte al dubbio che questo decreto possa interferire su organismi indipendenti tipo il CNEL e la Corte dei conti, per fare dei nomi. Ora credo che il Parlamento in sede legislativa non possa stabilire, senza chiarire i dubbi e facendo rimanere la questione sospesa, che si possa intervenire attraverso l'esecutivo ed il dipartimento della ragioneria dello Stato sull'autonomia contabile della Corte dei conti e del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. Ecco, per questa ragione, continuiamo ad insistere con la speranza che fino alla fine ci sia qualche ripensamento da parte della maggioranza. Apprezziamo le cose fatte, però non riusciamo a capire per quale ragione noi vogliamo licenziare un testo che nasce con una serie di dubbi e di incertezze che poi potranno creare delle difficoltà in sede applicazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.172, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 440
Maggioranza 221
Hanno votato
201
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mariotti 1.48, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 431
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
195
Hanno votato
no 236).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.49, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 433
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato
194
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.50, accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 441
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato
435
Hanno votato
no 6).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Visco 1.51.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, la questione è sempre la stessa. Cercherò di apportare una motivazione diversa che ha, però, i medesimi contenuti dal punto di vista della valenza. Noi abbiamo detto che una delle lacune più evidenti di questo decreto-legge, che ci porta quindi ad essere fortemente contrari, consiste nel fatto che si conferisce in capo all'autorità esecutiva una discrezionalità assoluta in modo da svuotare il ruolo del Parlamento e il suo rilievo costituzionale, senza considerare che è in questa sede che si decide il bilancio dello Stato. Così facendo, di fronte ad una disposizione di legge che preveda maggiori oneri (quindi maggiori spese o minori entrate per coprire determinati interventi previsti dal bilancio dello Stato), qualora non vi sia la copertura, con un provvedimento di natura amministrativa si interviene per bloccarla.
Così facendo, si mettono in discussione anche i concetti stessi delle modalità di previsione. Qualcuno ha detto, in modo assolutamente appropriato, che non sempre le previsioni, anche se fatte in modo accurato, si verificano nella loro sostanza. Quindi, le posizioni giuridiche soggettive vengono messe in discussione e, soprattutto, con questo tipo di provvedimento le cosiddette spese obbligatorie potrebbero esser oggetto di non erogazione da parte dei dipartimenti dello Stato ad esso preposti. Di conseguenza, non danno quella sicurezza necessaria sicuramente indispensabile e, per tale motivo, insistiamo con i nostri emendamenti. Anche l'emendamento Visco 1.51 va in questo senso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 431
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
194
Hanno votato
no 237).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.52, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 422
Maggioranza 212
Hanno votato
191
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 1.184, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato
195
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.151, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato
194
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 1.186, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 442
Astenuti 1
Maggioranza 222
Hanno votato
200
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.56, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 432
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato
195
Hanno votato
no 237).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Visco 1.87.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, abbiamo già sviluppato tale tematica ma ritengo necessario riprenderla nuovamente. Con l'emendamento Visco 1.87 tendiamo a modificare l'articolo 1, comma 1-bis, con l'aggiunta finale: «purché ciò non produca effetti sulle posizioni giuridiche soggettive».
Ormai tale argomento è stato sviscerato e a noi sembra abbastanza chiaro che, per effetto di un semplice decreto del ragioniere dello Stato, si verificherebbe un blocco sull'efficacia di disposizione di legge; inoltre, tutto ciò avverrebbe nel momento in cui non si riesce, invece, a dare certezza a posizioni giuridiche soggettive che - come si sa, in particolare per chi conosce il diritto - danno e configurano in capo agli aventi diritto diritti obbligatori con la possibilità, quindi, che si apra un contenzioso nei confronti dello Stato. Tuttavia, in tale contenzioso, come sempre, vi sono i cittadini di serie A e di serie B, ossia coloro che hanno le capacità economiche di sostenerlo e di portarlo fino in fondo e coloro, invece, che subiscono tale situazione a causa dell'insufficiente disponibilità economica, anche se vi sono le possibilità per addivenire ad una soluzione (sappiamo che non tutti hanno le fonti di informazioni che, in questo caso, sono necessarie).
Per tale motivo, riteniamo l'emendamento Visco 1.87 importante e, finché non sentiremo da parte del Governo e della maggioranza una pronuncia chiara sulle posizioni giuridiche soggettive - e, quindi, sulle spese obbligatorie -, insisteremo nella nostra battaglia.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.87, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 432
Maggioranza 217
Hanno votato
195
Hanno votato
no 237).


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Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Russo Spena 1.17 e Maurandi 1.57.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, questi emendamenti riguardano il comma 2 che, nella formulazione originaria proposta dal Governo, ripete, in sostanza, la formulazione contenuta nell'articolo 11-ter, comma 7, della legge n. 468 con l'aggiunta delle parole «o siano in procinto di verificarsi». Oltre alla situazione in cui si verificano scostamenti rispetto alle previsioni di spesa, la formulazione del Governo va a considerare, pertanto, anche le situazioni nelle quali gli scostamenti sono in procinto di verificarsi. Giudichiamo questa aggiunta certamente peggiorativa del testo dell'articolo 11-ter. La formulazione della Commissione lascia intatto tale periodo ed aggiunge, oltre all'obbligo di individuare nella relazione le cause che hanno determinato gli scostamenti, la possibilità per il ministro dell'economia di promuovere la medesima procedura ove egli riscontri l'esistenza di pregiudizi per gli obiettivi della finanza pubblica così come stabiliti dal documento di programmazione economico-finanziaria. Non vi è alcun sconvolgimento del testo attuale della legge n. 468, ma leggiamo in questa aggiunta operata dalla Commissione alcune complicazioni.
In secondo luogo, questo comma costituisce l'introduzione, la premessa alle norme del comma 3, norme che rappresentano in realtà il vero cuore del provvedimento e che saranno oggetto di nostri puntuali emendamenti. Per queste due ragioni, maggiore complicazione ed introduzione al comma 3 (che rappresenta il cuore vero degli aspetti negativi di questo provvedimento), noi proponiamo la soppressione del comma 2.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, questi emendamenti, che propongono la soppressione del comma 2, avranno il nostro voto favorevole per una semplice considerazione: tale comma riscrive il primo periodo del vecchio comma 7 della legge n. 468, introducendo, per la verità, alcuni elementi leggermente migliorativi. La prima parte del comma 2 sarebbe pertanto positiva. Tale comma, però, come diceva poco fa il collega Maurandi, introduce, nella sua ultima parte, una norma che determina la nostra preoccupazione, cioè la possibilità che il ministro dell'economia possa promuovere la medesima procedura di modifica della copertura di provvedimenti anche quando l'attuazione di leggi possa recare un generico pregiudizio al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. Tale elemento, essendo quello che introduce le procedure previste dal comma 3, crea molta preoccupazione, rendendo non positivo, a nostro avviso, anche quella prima parte del comma 2 che sarebbe stata migliorativa del testo originario del comma 7 dell'articolo 11 della legge n. 468.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Russo Spena 1.17 e Maurandi 1.57, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
198
Hanno votato
no 232).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Nicola Rossi 1.58 e Morgando 1.179, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 48

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 431
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
198
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Olivieri 1.59.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, questo emendamento, che tende ad eliminare dal comma 2 dell'articolo 1, primo periodo, le parole «o siano in procinto di verificarsi.» sembra di poco importanza. Noi, però, attribuiamo ad esso una rilevanza essenziale. L'attuale testo della norma è infatti il seguente: «qualora nel corso dell'attuazione di leggi si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsione di spesa o di entrata...».
Allora, il motivo per cui proponiamo di eliminare l'espressione «o siano in procinto di verificarsi» è evidente: tendiamo a rendere meno discrezionale l'attività del Governo (che potrebbe utilizzare la disponibilità, che con questo provvedimento la maggioranza gli sta conferendo), proprio al fine di avere certezza nell'ambito della gestione del bilancio dello Stato. Quindi, eliminare la prospettazione della possibilità di intervenire anche nel momento in cui vi sia la possibilità che lo scostamento sia in procinto di verificarsi significa introdurre un elemento di certezza, un elemento grazie al quale il Parlamento, o almeno la minoranza, si sentono certamente rassicurati. Non vi è, infatti, alcuna necessità di conferire ulteriori poteri rispetto a quelli che il decreto-legge in conversione attribuisce al Governo, a nostro avviso, in modo non condivisibile.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Olivieri 1.59, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 429
Maggioranza 215
Hanno votato
192
Hanno votato
no 237).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Olivieri 1.60, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 421
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
187
Hanno votato
no 234).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 1.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 417
Maggioranza 209
Hanno votato
186
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Olivieri 1.61 e Morgando 1.171, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 49

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 423
Maggioranza 212
Hanno votato
188
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Olivieri 1.71, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 427
Maggioranza 214
Hanno votato
189
Hanno votato
no 238).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Roberto Barbieri 1.62.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michele Ventura. Ne ha facoltà.

MICHELE VENTURA. Signor Presidente, con l'emendamento Roberto Barbieri 1.62 proponiamo di aggiungere, dopo il secondo comma dell'articolo 1, un ragionamento basato su due precise indicazioni, che riguardano, tra l'altro, il riconoscimento dell'autonomia delle regioni, dei comuni, delle province e delle città metropolitane. Si stabilisce, infatti, che, quando si realizzano e vengono constatati scostamenti degli andamenti della spesa rispetto alle previsioni dei rispettivi bilanci, tali enti siano tenuti ad intervenire. Con l'emendamento in esame si prevede che le relative disposizioni siano adottate dalle regioni, dai comuni, dalle province e dalle città metropolitane entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore di tale normativa, con un controllo in merito all'applicazione della stessa da parte della Corte dei conti.
Colleghi, spesso ci troviamo di fronte a palesi violazioni delle prerogative di regioni, comuni e province. Spesso si parla astrattamente di federalismo, ma frequentemente ci troviamo di fronte ad una reale volontà di comprimere le prerogative già esistenti. L'emendamento Roberto Barbieri 1.62 mi sembra del tutto ragionevole e dovrebbe incontrare l'attenzione anche da parte di alcuni settori della maggioranza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Roberto Barbieri 1.62, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 409
Astenuti 8
Maggioranza 205
Hanno votato
167
Hanno votato
no 242).

L'onorevole Santulli mi segnala che il suo sistema di voto non ha funzionato.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Olivieri 1.63 e Morgando 1.167.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, iniziamo a discutere del terzo comma dell'articolo 1 del decreto-legge in esame. Si tratta della seconda parte del provvedimento che crea grandissime perplessità ed una contrarietà manifesta e risoluta da parte dell'opposizione. Infatti, mentre per quanto riguarda i commi primo e secondo il lavoro svolto dalla Commissione è riuscito, se non ad elaborare un testo condivisibile, a limitare il danno; il terzo comma del provvedimento così come ci viene prospettato non è per nulla condivisibile.


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È opportuno, anche per rendere edotti i colleghi che vogliono saperne qualcosa di più e non hanno avuto l'opportunità di seguire i lavori della Commissione bilancio, fare un minimo di cronistoria rispetto al comma terzo del decreto-legge in esame. Ciò anche per capire come mai tale comma sia trascritto completamente in neretto, cioè sia stato sostanzialmente sostituito da parte della Commissione con un lavoro di recepimento di un parere espresso dalla I Commissione. Il terzo comma del decreto-legge che ci è stato presentato dal Governo attribuiva al ministro dell'economia e delle finanze, in presenza di uno scostamento rilevante rispetto ad obiettivi non meglio precisati, la facoltà di limitare con proprio decreto l'assunzione di impegni e l'emissione di ordinativi di pagamento a valere sulle disposizioni del bilancio dello Stato entro un determinato valore o percentuale. Ho voluto richiamare la dizione, riassumendola, del comma come ci era pervenuto dal Governo per far capire l'assoluta pazzia con la quale è stato pensato tale decreto-legge.
Va dato atto alla I Commissione della Camera di avere sostanzialmente obbligato, tramite un parere, il Governo e la Commissione bilancio a riscrivere in toto il contenuto del terzo comma. Infatti, la I Commissione ha sollecitato la Commissione bilancio ad approvare un emendamento che riformulasse interamente il terzo comma. Con tale emendamento sono stati apportati sicuramente miglioramenti, ma il testo come ci viene ancora oggi presentato non è assolutamente condivisibile perché la discrezionalità attribuita al ministro rimane ancora troppo ampia.
Da questo punto di vista il ruolo del Parlamento, al quale, secondo l'articolo 81 della Costituzione che tante volte è risuonato in questa discussione, è conferita la centralità sull'approvazione del bilancio, viene assolutamente sminuito. Il comma 3 nel testo iniziale non prevedeva - e ciò la dice lunga - nulla in proposito e nel nuovo testo si stabilisce soltanto che il decreto sia comunicato alle Camere. Sappiamo che alcuni componenti della stessa maggioranza sono stati obbligati a ritirare in Commissione i propri emendamenti che tendevano a ridare un minimo di centralità al lavoro del Parlamento. Su questo aspetto affronteremo in seguito altri emendamenti.
Dunque, non condividiamo il comma 3 proprio perché viene sminuito il ruolo del Parlamento e per questo abbiamo presentato, assieme ad altri colleghi dell'opposizione, un emendamento tendente a sopprimere tale comma.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, su questo punto vi è anche un emendamento del mio gruppo e, dunque, vorrei intervenire per svolgere alcune considerazioni in ordine all'emendamento soppressivo e, complessivamente, alle proposte emendative riferite al comma 3.
Il collega Olivieri ha ragione; se infatti leggiamo il testo iniziale del comma 3 - così come risulta dalla formulazione originaria del Governo - in abbinamento al testo emerso dal lavoro della Commissione, potremo vedere che la forma è cambiata in modo significativo - aggiungo che sono stati introdotti dei miglioramenti anche importanti e di questo do atto volentieri al presidente della Commissione, che è anche il relatore di questo provvedimento - mentre la sostanza della questione non è risolta.
Per tale motivo sono convinto nel sostenere l'emendamento in oggetto, pur essendo consapevole dei passi avanti compiuti nella discussione del testo di questo comma, in Commissione. Questi sono sostanzialmente i seguenti. Il primo testo, quello presentato dal Governo, faceva riferimento ad un generico scostamento dagli obiettivi di finanza pubblica; nel testo approvato dalla Commissione si fa invece riferimento a scostamenti dagli obiettivi di finanza pubblica indicati dal DPEF e da eventuali suoi aggiornamenti. Vi è quindi un vincolo, che è un vincolo preciso. Inoltre, il testo originario del decreto-legge


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prevedeva che il ministro dell'economia e delle finanze, con proprio provvedimento, potesse limitare l'assunzione di impegni di spesa in modo assolutamente arbitrario con riferimento alle dotazioni di bilancio dei diversi capitoli; secondo tale originaria formulazione il Parlamento non era neanche informato della decisione del ministro dell'economia e delle finanze. Il nuovo testo del comma 3 introduce invece una procedura - forse un po' farraginosa, ma indubbiamente maggiormente garantista relativamente al ruolo del Parlamento - che prevede l'atto di indirizzo emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e poi, sulla base di tale atto, prevede il decreto del ministro dell'economia e delle finanze.
Vi era poi un terzo punto sul quale la formulazione originaria del testo del comma 3 era particolarmente negativa: la totale discrezionalità del ministro dell'economia e delle finanze per quel che riguardava la limitazione all'assunzione di impegni di spesa. Egli poteva infatti decidere arbitrariamente quali fossero i capitoli di bilancio su cui operare le limitazioni di spesa. Relativamente a tale aspetto, è stata formulata una norma diversa che prevede la determinazione dei limiti in misura uniforme rispetto alle dotazioni di bilancio. Abbiamo quindi ora un assetto che è maggiormente garantista.
Dopo aver rilevato il lavoro positivo svolto in Commissione, vorrei far rilevare che il problema di fondo non è stato risolto: si tratta della questione in relazione alla quale hanno ragione coloro che definiscono questo comma il cuore del provvedimento al nostro esame. Non è risolto il problema dell'espropriazione, da parte del Governo, di un potere del Parlamento, che è il potere in materia di bilancio, e di determinazione in materia di risorse finanziarie. Nella discussione generale e negli interventi sulle questioni pregiudiziali, abbiamo sottolineato come all'origine della democrazia parlamentare vi sia il potere in materia di bilancio dei Parlamenti; a tale proposito, ricordo di aver citato una frase del ministro Tremonti pronunciata in occasione della discussione introduttiva sull'ipotesi di modifica della legislazione in materia di bilancio, nel mese di febbraio.
Questo è dal nostro punto di vista il nocciolo della questione che ci spinge ad essere contrari in modo forte alla disposizione normativa in oggetto. In termini generali, così come è stato formulato, questo comma non è più aggiustabile; esso è infatti soltanto sopprimibile per le ragioni di fondo che ho appena ricordato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Olivieri 1.63 e Morgando 1.167, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 417
Maggioranza 209
Hanno votato
179
Hanno votato
no 238).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.64, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 418
Astenuti 8
Maggioranza 210
Hanno votato
179
Hanno votato
no 239).

Prendo atto che l'onorevole Perrotta non è riuscito ad esprimere il proprio voto.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.65, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 429
Astenuti 9
Maggioranza 215
Hanno votato
188
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.66, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 425
Astenuti 9
Maggioranza 213
Hanno votato
185
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.67, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 427
Astenuti 9
Maggioranza 214
Hanno votato
186
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.68, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 429
Astenuti 9
Maggioranza 215
Hanno votato
188
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 1.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 430
Astenuti 4
Maggioranza 216
Hanno votato
191
Hanno votato
no 239).

Prendo atto che l'onorevole Santori non è riuscito ad esprime il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Michele Ventura 1.69.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, questo emendamento si inserisce nella linea di modifica degli aspetti più eclatanti e negativi del comma 3. Infatti, questa proposta emendativa sostituisce il Consiglio dei ministri con il Parlamento; dunque prevede che il ministro non deve trasmettere le proprie valutazioni e determinazioni al Consiglio dei ministri, ma al Parlamento. Ciò rientra nel nostro tentativo


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di riaffermare la centralità del Parlamento rispetto alle questioni riguardanti la spesa e, in generale, il bilancio dello Stato.
Il senso di questo comma sottende un'idea, vale a dire quella che gli attacchi alla finanza pubblica, gli sfondamenti della finanza pubblica avvengano nel Parlamento. Quest'idea è falsa in termini generali e lo è nell'esperienza di quest'anno e mezzo di legislatura, durante il quale gli avvenuti sfondamenti della finanza pubblica sono da ascrivere a leggi di iniziativa governativa.
D'altra parte, l'idea che nel Parlamento si annidino gli attacchi alla finanza pubblica è stata riaffermata con chiarezza dal senatore Vegas durante la discussione sulle linee generali di questo provvedimento, quando ha affermato - fornendo anche una sua interpretazione della storia - che con la centralità dei Parlamenti è cominciato lo sfascio dei bilanci pubblici.
Noi respingiamo questa illazione e, dunque, respingiamo quest'idea sottostante al comma 3. Per tale motivo abbiamo presentato una serie di emendamenti, tra i quali rientra anche l'emendamento Michele Ventura 1.69, diretti a riportare il potere di controllo della spesa pubblica nella sua sede naturale, vale a dire nel Parlamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.69, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 433
Astenuti 3
Maggioranza 217
Hanno votato
192
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Maurandi 1.72, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 431
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
194
Hanno votato
no 237).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Nicola Rossi 1.70.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, la discussione relativa a questo emendamento, che aggiunge al comma 3, secondo periodo, dopo le parole: «deliberazione del Consiglio dei ministri» le seguenti: «e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari», è necessario svolgerla ora anche perché ci fa comprendere il diverso congegno in base al quale, molto probabilmente, esprimeremo un voto favorevole sull'emendamento 1.202 della Commissione, che sostanzialmente risolve lo stesso problema quando però i buoi sono usciti dalla stalla.
Infatti, di fronte a scostamenti richiamati dal comma 3 dell'articolo 1 del decreto in esame, vorremmo che la deliberazione delle Consiglio dei ministri fosse adottata dopo il parere delle competenti Commissioni parlamentari. Sappiamo benissimo come si svolgono i lavori; dunque, se il parere può esser espresso prima, si riesce ad incidere in qualche modo anche a livello di dibattito e di fisiologico comportamento del Parlamento mentre, se l'intervento delle Commissioni avviene successivamente alla predisposizione degli schemi di decreti, è evidente che questi ultimi saranno sostanzialmente blindati, senza la possibilità di intervenire nell'ambito di una dialettica fisiologica.


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Sappiamo benissimo come sia importante, invece, da questo punto di vista, un confronto dialettico, che talvolta è, necessariamente, di contrapposizione, ma che porta sempre ad un prodotto migliore. In questo caso, benché non condivisibile, il testo che sarà licenziato dalla Camera, in prima lettura, è sicuramente molto migliore, e assolutamente stravolto rispetto a quello proposto dal Governo.
Quindi, l'emendamento Nicola Rossi 1.70 è importante perché ci dà la possibilità di recuperare un minimo di centralità. Se, invece, la maggioranza respingerà questo emendamento ed approverà - e non può che essere così - l'emendamento 1.202 della Commissione, evidentemente la centralità del Parlamento perderà importanza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nicola Rossi 1.70, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 445
Maggioranza 223
Hanno votato
201
Hanno votato
no 244).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Detomas 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 443
Astenuti 6
Maggioranza 222
Hanno votato
196
Hanno votato
no 247).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.202 della Commissione.

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Signor Presidente, colgo l'occasione anche per rispondere all'onorevole Olivieri che, nella furia oratoria che lo contraddistingue nella giornata odierna, ha continuato ad invocare la centralità del Parlamento anche con riferimento all'emendamento Nicola Rossi 1.70. Chiedo l'attenzione dell'onorevole Olivieri sull'emendamento 1.202 della Commissione che è maturato in maniera condivisa e riporta - credo - nel luogo deputato la discussione sull'elemento fondamentale e basilare su cui si fondano i successivi decreti del ministro dell'economia e delle finanze: mi riferisco all'atto di indirizzo del Presidente del Consiglio dei ministri in questa materia.
Naturalmente, a differenza dell'emendamento Nicola Rossi 1.70, in questo caso abbiamo posto anche un termine temporale di 15 giorni per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari; siamo convinti, infatti, che se sussiste la necessità di intervenire urgentemente, è anche opportuno che il Parlamento, nel rispetto della propria centralità, esprima il parere in termini solleciti.
Di conseguenza, su questo emendamento chiedo veramente da parte di tutti gruppi, anche di opposizione, un voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, nella strategia di limitazione del danno che ci siamo dati a proposito di questo provvedimento, l'emendamento presentato dalla Commissione e appena illustrato dal presidente Giorgetti è un buon passo avanti: lo riconosco. Esso affronta uno dei nodi su cui in Commissione


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abbiamo svolto molta attività emendativa - in parte riprodotta in aula - e su cui abbiamo incentrato molta della nostra attenzione.
Noi ci asterremo benevolmente su questo emendamento per una ragione: come sa il presidente Giorgetti, la previsione del parere delle competenti Commissioni parlamentari sull'atto di indirizzo non risolve compiutamente il problema dell'informazione nei confronti del Parlamento e del ruolo di orientamento e di indirizzo del Parlamento, in merito alle diverse fattispecie di attività amministrative previste nel nuovo comma 3. Infatti, abbiamo, da una parte, gli atti di indirizzo del Presidente del Consiglio che, a questo punto, sono soggetti al parere parlamentare e, dall'altra, i decreti del ministro dell'economia e delle finanze che non ricordo se vengano o meno comunicati al Parlamento ma, comunque, sono sottratti all'espressione del parere parlamentare.
Quindi, valutiamo il testo di questo emendamento come un passo avanti e ci asteniamo per le ragioni che ho ricordato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michele Ventura. Ne ha facoltà.

MICHELE VENTURA. Anche noi ci asterremo su questo emendamento, e vorrei sottolineare anch'io come si tratti di una limitazione dei danni, così come tutto il lavoro svolto dalla Commissione su questo terzo comma è stato una limitazione dei danni. Vorrei ricordare che all'inizio dell'esame del provvedimento, tutto era basato su poteri eccezionali e straordinari che venivano conferiti alla Ragioneria generale dello Stato ed al ministro dell'economia e delle finanze. Vi è stata poi, anche da parte di componenti della maggioranza, e soprattutto da parte del presidente della Commissione bilancio, Giancarlo Giorgetti, una riflessione che fa di questo provvedimento qualcosa di più ragionevole.
Rimane, al di là di questo emendamento, che ripristina un minimo di funzione delle Commissioni parlamentari, una lesione inferta ai poteri del Parlamento in materia di bilancio. È una limitazione dei danni, come dicevo, e questo è il motivo per il quale annunciamo la nostra astensione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.202 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 268
Astenuti 166
Maggioranza 135
Hanno votato
257
Hanno votato
no 11).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Maurandi 1.74.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Noi riteniamo, come abbiamo affermato già varie volte, che il comma 4 contenga sostanzialmente un tentativo grave, sbagliato ed incostituzionale di trasferire poteri dal Parlamento all'esecutivo, soprattutto nella formulazione originaria del Governo. Ebbene, all'interno di questa scelta sbagliata era presente, soprattutto nella formulazione originaria, anche una degenerazione, sia pure all'interno di questa logica sbagliata. Tale degenerazione consisteva nel fatto che, in realtà, i poteri venivano trasferiti non al Governo ma, segnatamente, al ministro dell'economia e delle finanze.
Il lavoro della Commissione bilancio - di cui diamo atto al relatore - ha corretto in parte sia la scelta politica sbagliata, sia la degenerazione; tuttavia, non ha risolto il problema che abbiamo sollevato e non ha soddisfatto la critica che abbiamo rivolto. Il meccanismo che è stato introdotto dalla Commissione al terzo comma comporta


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che il Presidente del Consiglio, con proprio decreto, emani un atto di indirizzo sulla base del quale, poi, il ministro dell'economia e delle finanze deve assumere, con successivo decreto, la limitazione vera e propria dell'assunzione di impegni di spesa, vale a dire l'elemento determinante di ciò che accade nell'ambito della spesa pubblica.
Allora, noi diciamo che anche questo decreto del ministro dell'economia e delle finanze deve essere non solo emanato dopo aver sentito il Consiglio dei ministri - coinvolgendo, quindi, il Governo, e non soltanto il ministro dell'economia -, ma deve essere trasmesso anch'esso, con relazione motivata, alle competenti Commissioni parlamentari. È questo il senso del nostro emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Maurandi 1.74, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 432
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato
192
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.73, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 435
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato
197
Hanno votato
no 238).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Visco 1.75.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Con l'emendamento Visco 1.75, noi cerchiamo di introdurre un elemento di certezza nella dizione della norma, che lascia grandi spazi di ambiguità, o comunque di assoluta discrezionalità. Attraverso l'emendamento al nostro esame, dunque, si vuole sostituire la dizione «limiti percentuali determinati in misura uniforme rispetto a tutte le» con le parole «il limite dell'uno per cento delle».
Si vuole inserire un elemento di chiarezza, ossia qual è la percentuale entro la quale e per la quale è poi necessario mettere in moto la procedura prevista dal terzo comma dell'articolo 1 del decreto-legge in questione. Quindi, vogliamo sostituire la frase «limiti percentuali determinati in misura uniforme rispetto a tutte le...» con le seguenti «il limite dell'1 per cento delle...», cioè una percentuale definitiva e chiara, affinché si possa ragionare di conseguenza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.75, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 431
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
193
Hanno votato
no 238).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Morgando 1.170.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, con quello in oggetto inizia una serie di emendamenti che, sia pure in modo diverso, affrontano lo stesso problema. Come ormai è chiaro il nuovo comma 3 prevede che quando si registrano scostamenti, con la procedura di cui abbiamo parlato fin adesso, il ministro dell'economia può disporre la limitazione all'assunzione di impegni di spesa nel nuovo testo in modo uniforme rispetto a tutti i capitoli di bilancio; vengono escluse, nel testo approvato dalla Commissione, alcune tipologie di spese e cioè quelle relative agli stipendi, agli assegni, alle pensioni, agli interessi, alle poste correttive, eccetera eccetera.
Con questo emendamento - ma anche in emendamenti successivi, dei quali non parlerò perché logicamente affrontano la stessa questione - si prevede di integrare queste tipologie di spesa che non possano essere soggette a limitazioni. Questo emendamento contempla le spese di funzionamento dei servizi istituzionali delle amministrazioni, le spese relative al potenziamento della sicurezza pubblica, le spese relative ai trasferimenti per il funzionamento degli enti territoriali, le spese connesse ad interventi per calamità naturali; inoltre, vengono introdotte altre tipologie in altri emendamenti. A noi sembra si tratti di tipologie di spesa su cui sarebbe pericoloso estendere la possibilità di limitazione degli impegni relativi ai rispettivi capitoli di bilancio. Inoltre, sempre nella logica della limitazione del danno, ci sembra che l'estensione che prevediamo con questo emendamento mantenga l'impostazione generale che ha il comma 3 del decreto-legge e, contemporaneamente, consenta di evitare rischi che potrebbero derivare da interventi di limitazione della spesa in capitoli che sono cruciali per ciò che concerne il funzionamento di istituzioni territoriali, o per spese particolarmente significative in casi particolari di emergenza, costituiti, ad esempio, dalle calamità naturali.
Per queste ragioni invito l'Assemblea a votare a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.170, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 437
Maggioranza 219
Hanno votato
198
Hanno votato
no 239).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Visco 1.76.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, anche con l'emendamento Visco 1.76, molto simile all'emendamento Morgando 1.170 appena votato, cerchiamo di intervenire con il procedimento della limitazione del danno. Ormai penso sia chiaro come si svolge il meccanismo: sulla base dell'atto di indirizzo del ministro dell'economia, questi può disporre con decreto - che poi viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - la limitazione all'assunzione di impegni di spesa o l'emissione di titoli di pagamento a carico del bilancio dello Stato, con quella famosa formula vacua e generica relativa ai limiti percentuali. Vi sono poi tutta una serie di spese escluse da questo tipo di procedimento.
Noi elenchiamo altri tipi di spese che ci sembrano assolutamente indispensabili come le competenze accessorie al personale, le spese di funzionamento dei servizi istituzionali delle amministrazioni e, in particolare, quelle afferenti alle iniziative in atto per il potenziamento della sicurezza pubblica, ai trasferimenti connessi


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con il funzionamento di enti decentrati e alle spese connesse ad interventi per calamità naturali.
L'obiezione che è stata sollevata a questo tipo di ragionamento, nel senso di affermare che tutto ciò è già riconosciuto o, meglio, contenuto nella dizione di quelle spese che noi intendiamo non assoggettare a questo tipo di procedura, per noi non è sufficiente.
Pertanto, auspichiamo - è per tale motivo che chiediamo l'espressione di un voto favorevole sull'emendamento in esame - che con l'accoglimento dell'emendamento in esame tutto ciò venga chiarito perché sappiamo benissimo che quando le cose sono scritte più nessuno le discute. Quando, invece, sono oggetto di interpretazione, ognuno dice la sua (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.76, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 438
Astenuti 1
Maggioranza 220
Hanno votato
203
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 1.80, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 426
Maggioranza 214
Hanno votato
193
Hanno votato
no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.77, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 442
Maggioranza 222
Hanno votato
198
Hanno votato
no 244).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Agostini 1.78, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 441
Maggioranza 221
Hanno votato
196
Hanno votato
no 245).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nicola Rossi 1.79, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 443
Maggioranza 222
Hanno votato
199
Hanno votato
no 244).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici


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emendamenti Giudice 1.5 e Roberto Barbieri 1.81, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 440
Astenuti 2
Maggioranza 221
Hanno votato
427
Hanno votato
no 13).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.82, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 435
Astenuti 5
Maggioranza 218
Hanno votato
195
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 1.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 435
Astenuti 5
Maggioranza 218
Hanno votato
193
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.83, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 435
Astenuti 8
Maggioranza 218
Hanno votato
189
Hanno votato
no 246).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Morgando 1.168.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, intervengo molto brevemente perché ho già illustrato precedentemente, nella riflessione generale sul terzo comma, le ragioni che stanno alla base dell'emendamento in esame.
Come ricordato, il nuovo testo del terzo comma prevede una procedura che contempla l'emanazione di un atto di indirizzo da parte del Presidente del Consiglio dei ministri e di un decreto da parte del ministro dell'economia, nonché l'espressione di un parere parlamentare sull'atto di indirizzo del Presidente del Consiglio.
L'emendamento 1.168 sostanzialmente estende la procedura del parere parlamentare anche al decreto del ministro dell'economia. Le ragioni, che non ripeto, sono quelle che ho argomentato nell'intervento precedente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.168, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 427
Astenuti 9
Maggioranza 214
Hanno votato
185
Hanno votato
no 242).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Michele Ventura 1.85.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, il comma 3, come già ricordato, prevede l'emanazione di due atti: uno, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri e, l'altro, da parte del ministro dell'economia.
Con l'emendamento in esame, con il quale si intendono aggiungere determinate previsioni alla fine del comma, si richiede che l'espressione del parere delle competenti Commissioni parlamentari riguardi entrambi i provvedimenti, quello del Presidente del Consiglio e quello del ministro dell'economia, sempre nell'ottica di apportare modifiche al comma 3 che riportino il potere di controllo della spesa pubblica al Parlamento e che, quindi, coinvolgano gli organi parlamentari.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.85, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 420
Astenuti 4
Maggioranza 211
Hanno votato
180
Hanno votato
no 240).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Manzini 1.88, Pecoraro Scanio 1.147 e Morgando 1.165.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Proponiamo la soppressione anche del comma 4 e per motivarla è necessario considerare quali attribuzioni conferisca questa disposizione normativa.
Con il comma 4, il ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad intervenire nei bilanci degli enti e degli organismi pubblici non territoriali riducendone la spesa di funzionamento. È evidente che le spese di funzionamento comprendono anche spese obbligatorie come quelle per il personale, per le quali non si comprende come possa essere effettuata una riduzione pura e semplice. Inoltre, l'ambito di applicazione delle disposizioni è del tutto generico, riguardando tutti gli enti e gli organismi pubblici, alcuni dei quali dispongono di autonomia finanziaria e contabile prevista per legge e, nel caso delle università, anche riconosciuta dalla Costituzione.
Il comma 4 deve essere soppresso perché interviene in modo inopportuno ed ingiustificato su determinati soggetti pubblici, anche se non territoriali, ma - in alcuni casi - anche a rilevanza costituzionale. Si tratta di una ingiustificata intromissione che non può essere condivisa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Non ho molto da aggiungere alle argomentazioni dell'onorevole Olivieri. Anche il mio gruppo ha presentato un emendamento soppressivo del comma 4 e le ragioni sono quelle illustrate dal collega che mi ha preceduto.
Secondo noi, si configura una violazione particolarmente grave dell'autonomia di enti ed istituzioni, anche perché


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esiste una strada maestra per controllare la spesa di tali enti, lo stanziamento di bilancio ed il contributo dello Stato per il loro funzionamento; operare sull'ammontare della spesa all'origine consente agli enti di programmare le spese e l'organizzazione delle proprie risorse, rispondendo anche ad esigenze di contenimento della spesa senza metterne in discussione il funzionamento. Intervenire, invece, con una limitazione degli stanziamenti per spese necessarie, può determinare rischi per il funzionamento dell'ente stesso. Perciò, secondo noi, il comma 4 deve essere soppresso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Manzini 1.88, Pecoraro Scanio 1.147 e Morgando 1.165, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 415
Maggioranza 208
Hanno votato
184
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Detomas 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 418
Astenuti 8
Maggioranza 210
Hanno votato
183
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Detomas 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 415
Astenuti 9
Maggioranza 208
Hanno votato
180
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 1.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 411
Maggioranza 206
Hanno votato
177
Hanno votato
no 234).

Prendo atto che l'onorevole Nicotra non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.89, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 412
Astenuti 8
Maggioranza 207
Hanno votato
177
Hanno votato
no 235).


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.90, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 422
Maggioranza 212
Hanno votato
187
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Mariotti 1.91 e Morgando 1.166.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Gli identici emendamenti al nostro esame, al di là del ragionamento complessivo che abbiamo svolto relativamente al comma 4, tendono ad escludere dall'elenco degli enti soggetti alla limitazione delle spese enti a rilevanza costituzionale aventi quindi particolare autonomia.
Abbiamo già argomentato questo punto con riferimento al comma 3. Ci sembra che prevedere interventi di limitazione della spesa su enti dotati di particolare autonomia e di particolare rilievo come le autorità indipendenti di controllo e regolazione o gli enti di rilevanza costituzionale, configuri un'azione di intromissione nell'autonomia di questi enti che noi riteniamo assolutamente inaccettabile.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Mariotti 1.91 e Morgando 1.166, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 381
Maggioranza 191
Hanno votato
167
Hanno votato
no 214).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mariotti 1.92, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
193
Hanno votato
no 234).

Passiamo all'emendamento Michele Ventura 1.93, sul quale ricordo che il relatore aveva espresso parere favorevole qualora fosse stato riformulato. Onorevole relatore, potrebbe cortesemente ripetere la riformulazione proposta?

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Verrebbe soppresso il riferimento agli enti e agli organismi la cui autonomia finanziaria e contabile ha rilevanza costituzionale, in luogo del quale si inserirebbero le parole: «con l'esclusione degli enti costituzionali». Su questa riformulazione anche il Governo ha espresso parere favorevole.

PRESIDENTE. I presentatori accolgono la riformulazione dell'emendamento 1.93?

MICHELE VENTURA. Veramente, signor Presidente, avremmo preferito un parere favorevole sulla formulazione originaria dell'emendamento, ma, come si dice, vista la situazione, accontentiamoci. Pertanto, accogliamo la riformulazione.


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PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.93, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 429
Astenuti 3
Maggioranza 215
Hanno votato
410
Hanno votato
no 19).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Maurandi 1.94.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Il contenuto dell'emendamento 1.94 è analogo a quello di un emendamento presentato al comma 1. Si prevede, infatti, che anche le disposizioni del comma 4 non dovrebbero applicarsi agli enti locali, alle regioni, alle aziende sanitarie locali e alle autorità amministrative indipendenti che, con l'applicazione delle norme di questo decreto-legge, rischiano di non essere più tali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, vorrei aggiungere anche la mia considerazione a quella espressa poc'anzi dal collega Maurandi. Si tratta di un emendamento di grande importanza che quanto meno, nell'ambito della maggioranza, gli amici della Lega dovrebbero leggere con attenzione e, a nostro sommesso avviso, anche condividere ed approvare.
Infatti, se è vero com'è vero che con il decreto-legge noi diamo la possibilità di interventi molto discrezionali da parte dell'esecutivo, è anche vero che sembra quasi evidente e ovvio che da questa discrezionalità debbano essere esclusi gli enti locali, le regioni (in buona sostanza, gli enti territoriali), altrimenti, con un solo atto amministrativo si va ad azzerare tutto il processo di rafforzamento dell'autonomia degli enti territoriali che è stata portata avanti con convinzione nella scorsa legislatura e che è stata realizzata. Quindi, ribadiamo la centralità dell'emendamento Maurandi 1.94 che è all'attenzione dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Maurandi 1.94, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 418
Astenuti 2
Maggioranza 210
Hanno votato
186
Hanno votato
no 232).

Prendo atto che l'onorevole Spina Diana si è erroneamente astenuto, mentre voleva esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Maurandi 1.95, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 431
Maggioranza 216
Hanno votato
194
Hanno votato
no 237).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 1.96.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, siamo arrivati al punto che forse ha fatto più discutere di questo decreto-legge: i commi 6 e 7. Vorrei dire subito che, a nostro avviso, questi due commi devono essere soppressi perché, in caso contrario, avremmo conseguenze assai negative - per non dire disastrose - sulle opere pubbliche e le infrastrutture.
Stiamo parlando di un settore già penalizzato dalla riduzione di risorse stanziate nel bilancio dello Stato, in clamorosa contraddizione con le promesse elettorali e con gli annunci di un grande rilancio di opere pubbliche. Il Governo ha operato, invece, una riduzione di risorse già nel 2002 e si prepara a fare altrettanto con il disegno di legge finanziaria per il 2003.
Come se non bastasse, con i commi 6 e 7 del provvedimento al nostro esame si cala la scure anche su finanziamenti già stanziati ed su interventi già avviati dai precedenti Governi e l'episodio della circolare del Ministero delle infrastrutture di alcune settimane fa, poi ritirata, non ha fatto altro che accrescere il caos in questo settore.
Siamo sinceramente allibiti perché delle due l'una: o chi ha scritto queste norme e chi le voterà non capisce alcunché di come funzionano le cose per quanto riguarda le opere pubbliche oppure vi è la volontà, da parte del Governo e della maggioranza, di assestare un colpo durissimo alla realizzazione di opere pubbliche nel nostro paese, alla faccia di tutte le promesse sbandierate!
Il problema, vorrei ricordarlo, è il seguente: per quanto riguarda le opere pubbliche (con riferimento alle quali vorrei ricordare il dato evidenziato dall'autorità per lavori pubblici in base al quale, dal momento in cui un'opera viene decisa al momento in cui si arriva alla definizione del contratto passano mediamente 904 giorni, poiché sono considerati i tempi per la progettazione, per la pubblicazione del bando, per lo svolgimento della gara e per la consegna dei lavori), se la conservazione dei residui passivi in bilancio si limitasse ad un solo anno, anziché a tre anni, come è previsto dalla legge precedente a questo decreto-legge, se venisse portato, dunque, ad un solo anno il termine entro il quale queste risorse si considerano residui passivi, calerebbe una mannaia sulle risorse disponibili per le infrastrutture nel nostro paese.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 17,55)

FABRIZIO VIGNI. L'ANCE, in questi giorni, ha provato a quantificare le risorse che sarebbero cancellate dal bilancio per effetto di questo decreto-legge e nell'insieme, secondo l'associazione, si otterrebbe una riduzione di risorse iscritte nel bilancio pari a 4.424 milioni di euro, vale a dire 8.566 miliardi di vecchie lire. Vorrei richiamare, a tal proposito, alcuni esempi: sparirebbero 2.090 miliardi di lire per quanto riguarda gli investimenti nelle ferrovie, 510 miliardi di lire per quanto riguarda Roma capitale, 581 miliardi di lire per i fondi della protezione civile, 26 miliardi di lire per i piani di riqualificazione urbana e così via, per un totale - lo ripeto - di 8.566 miliardi di lire! Questo è il problema. L'unico modo di risolverlo, a nostro parere, è di sopprimere i commi 6 e 7; anche lo stesso emendamento della Commissione, che discuteremo tra poco e che prevede una deroga per quanto riguarda le risorse già stanziate nel 2001 e nel 2002 (è previsto un periodo di due anni), dispone una misura del tutto insufficiente, sia perché il periodo di due anni è, comunque, inadeguato, visto i tempi necessari per arrivare al contratto per un'opera pubblica, sia perché, in ogni caso, dal 2003 la tagliola scatterebbe dopo solo anno; ed è un'illusione pensare che, da qui alla fine del 2003, la pubblica amministrazione del nostro paese sia capace di compiere un balzo così poderoso dal punto di vista dei tempi per la realizzazione delle opere pubbliche.
Vorrei anche segnalare che, se questa norma rimane, le stesse risorse previste


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nel disegno di legge finanziaria per il 2003 che abbiamo cominciato a discutere in questi giorni - peraltro già insufficienti - rischierebbero di essere un mero annuncio perché è del tutto improbabile un loro impegno entro la fine del 2004.
È, dunque, inaccettabile la norma così com'è scritta ai commi 6 e 7; è inadeguato il modo in cui la Commissione, con il suo emendamento, propone di rivedere queste norme. I deputati del gruppo dei Democratici di sinistra hanno presentato, oltre a questo emendamento soppressivo, in via subordinata anche altre proposte emendative al fine di ridurre quanto meno il danno. Tuttavia, l'unica soluzione efficace, adeguata ed accettabile, a nostro avviso, è la soppressione dei commi 6 e 7 ed il ripristino delle norme attualmente in vigore che prevedono un periodo di tre anni.

PRESIDENTE. Onorevole Vigni...

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione ricordando che, in questo caso, si misura la serietà e la coerenza della maggioranza e del Governo che, da un lato, non possono continuare a fare annunci di un rilancio degli investimenti per opere pubbliche e, dall'altro, calare una scure senza precedenti che taglierebbe le risorse in questo settore, con effetti disastrosi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, il collega Vigni ha arricchito la discussione con alcune argomentazioni sicuramente fondate. Io stesso avevo presentato un emendamento soppressivo dei commi 6 e 7, successivamente ritirato. Vedo, peraltro, che è rimasto un emendamento 1.191 a firma dell'onorevole Peretti, dell'UDC (CCD-CDU); quindi, anche nell'ambito della maggioranza, il problema era stato posto ed approfondito, nel senso in gran parte illustrato dall'onorevole Vigni.
Tuttavia, desidero ricordare al collega che siamo di fronte ad un incremento dei residui passivi in conto capitale sul bilancio dello Stato, che sono aumentati del 27 per cento nel 2001 e che cresceranno ulteriormente nel corso del 2002. Pertanto, non si tratta tanto di attuare un blocco per mantenere in vita i residui di stanziamento quanto di domandarsi per quale ragione gli stanziamenti di cui si parla tardino ad essere trasformati in impegni.
Le spese in conto capitale per infrastrutture e lavori pubblici, come tutti i colleghi sanno, sono diventati le Cenerentole del bilancio dello Stato a partire dall'inizio degli anni novanta. I governi di centrosinistra, infatti, hanno realizzato il nostro ingresso nell'euro soprattutto attraverso due strumenti: l'aumento della pressione fiscale e la riduzione delle spese di investimento in conto capitale nel campo delle opere pubbliche (per rendersene conto, basta avere riguardo all'andamento dal 1989 al 1997). A tale riguardo, ricordo che il Governo Prodi, il primo della precedente legislatura, adottò alcuni provvedimenti prevedenti la cancellazione di residui passivi di stanziamento; peraltro, attualmente, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, all'inizio di ogni anno, possono essere cancellati quei residui passivi che non hanno avuto o che si prevede non possano avere sviluppi in termini di impegni.
Non solo. Se andiamo ad analizzare il disegno di legge di bilancio del quale si è da poco iniziato l'esame, ci accorgiamo che, nella tabella del Ministero per le infrastrutture e i trasporti, nell'ottica di cercare di rendere il più possibile vicini stanziamento ed effetto di cassa, viene prevista una riduzione degli stanziamenti relativi alle spese per infrastrutture, nell'intento di evitare che vi sia un ulteriore accumulo di residui di stanziamento.
Il problema bisogna affrontarlo alla radice; e questa, come voi sapete, è costituita dai tempi che le stazioni appaltanti impiegano, come ha ricordato il collega Vigni, per il passaggio dal progetto preliminare alla cantierizzazione dell'opera. L'autorità di vigilanza sui lavori pubblici


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ha calcolato tali tempi in 904 giorni in relazione ad appalti di importo fino a 15 milioni di euro e in quattro anni, quattro anni e mezzo in relazione ad appalti di importo superiore!
Naturalmente, la cancellazione di questi commi 6 e 7 non comporterebbe alcun problema; tuttavia, mi pongo, dal punto di vista della maggioranza, il problema di cercare di accelerare i processi di spesa e quindi di intervenire alla radice sul meccanismo di lentezza dei procedimenti di passaggio dal progetto al cantiere. È un problema che certamente noi abbiamo se dobbiamo sostenere la congiuntura attraverso lo sviluppo e le spese di investimento nel campo delle infrastrutture. Tuttavia, colleghi, dobbiamo renderci conto che la lentezza di base nasce anche dalla modifica in limine mortis, (voluta, con quattro voti di maggioranza, dal centrosinistra) del titolo V della Costituzione. Voi sapete che, addirittura si era arrivati, con l'interpretazione estensiva del titolo V, a sostenere che tutti i lavori pubblici sono, in quanto insistenti sul territorio, di competenza delle regioni o degli enti locali; sopratutto delle regioni e non dello Stato, perché quest'ultimo non dovrebbe avere alcuna sovranità.

PRESIDENTE. Onorevole, la invito a concludere.

PIETRO ARMANI. Quindi, il titolo V, in particolare l'articolo 117, pone dei problemi - ho finito Presidente - di difficile soluzione che, a mio avviso, possono essere superati soltanto con una modifica dello stesso titolo V. Quindi, pur dicendo di votare contro la soppressione dei due commi 6 e 7, ho presentato l'emendamento 1.10 con cui propongo di mantenere i 3 anni più 1, l'anno di competenza più tre, nei quali si mantengono i residui di stanziamento; al limite sarei disposto a riformulare il mio emendamento riducendo da 3 a 2 anni la permanenza dei residui di stanziamento nel conto dei residui del bilancio dello Stato. Ritengo, però, che una maggioranza ed un Governo che si sono impegnati davanti agli elettori per realizzare le infrastrutture, che sono il sostegno essenziale della congiuntura difficile in cui viviamo, non possano ignorare questo problema, cioè il fatto che possiamo ritrovarci - come prevede l'emendamento della Commissione - a sostenere ancora gli impegni e le risorse stanziate per il 2001 e il 2002 senza poi sapere, a partire dal 2003 e, soprattutto, a partire dal 2004, cosa fare. Un privato che voglia intervenire in un progetto di project financing, di fronte a questa incertezza, si tiene i soldi in tasca e non li spende (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Armani. L'ho lasciata parlare data la complessità del ragionamento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vianello, al quale ricordo che ha un minuto. Sarò però tollerante anche con lui.

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, la ringrazio anche per la tolleranza.

PRESIDENTE. È mio dovere.

MICHELE VIANELLO. Sembra abbastanza incredibile che un Governo che nel passato documento di programmazione economico-finanziaria spiegava che avrebbe «attivato» 50 mila miliardi di finanza pubblica per realizzare le grandi opere, per poi attivarne altri 50 mila di finanza privata, attui, attraverso questo provvedimento, il taglio del cosiddetto non impegnato.
Ora, chi non conosce la materia potrebbe dire: siete bravissimi. Infatti, coloro che sono stati virtuosi e hanno impegnato le loro risorse vengono premiati, mentre coloro che non sono stati virtuosi vengono colpiti e perdono le risorse messe a disposizione. Ora, questa norma - come ha già detto l'onorevole Vigni - è probabilmente scritta da chi non conosce la materia. Succede molto spesso. Quando l'impegno riguarda la materia di opere pubbliche è difficile impegnare anno per anno. Normalmente, si tratta di programmazioni


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di tipo pluriennale; pensiamo, per esempio, a un qualsiasi ente locale, che costituisce una propria società per poter programmare e per poter attuare lavori pubblici, e a coloro che hanno «esternalizzato» e che non hanno tenuto tutto dentro al comune, affidandosi a società che programmano ormai sul piano quinquennale e decennale. Se si pensa di tagliare di anno in anno, si porta addirittura indietro il mondo delle autonomie locali; si tarpano le ali a tutte le iniziative più avanzate, che sperimentano e che portano avanti giuste idee.
Il presidente della mia Commissione, Armani, ha fatto una proposta e penso che quella del Governo vada abrogata. Si tratta di un colpo agli enti locali e perciò invito anche i colleghi della Lega - spesso così attenti al mondo delle autonomie locali - a rifletterci dieci volte prima di votarla. Tuttavia, è meglio di niente ma, francamente, anche in questo c'è un'anticipazione di una scelta assolutamente pesante nei confronti del mondo delle autonomie locali, così come il Governo si appresta a fare nella prossima finanziaria.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, siamo di fronte ad uno dei passaggi normativi più delicati del provvedimento in esame, con una disposizione che è stata voluta dal Governo e che, sino ad ora, è stata strenuamente e senza alcun doveroso ripensamento portata avanti dalla maggioranza. Sostanzialmente, per le spese stanziate in conto capitale e non impegnate alla chiusura dell'esercizio dei bilanci in cui sono iscritte, prevede la loro conservazione come residui passivi nei bilanci successivi limitatamente all'unico esercizio successivo rispetto a quello in cui, in concreto, è avvenuta l'iscrizione di tale somma.
È evidente che una siffatta previsione normativa rischia di produrre delle conseguenze particolarmente gravi e pesanti nel campo delle spese degli enti pubblici e dello Stato ma, soprattutto, in quello delicatissimo delle infrastrutture, delle opere pubbliche, perché vi è la riduzione dall'attuale periodo di tre anni ad uno soltanto per il mantenimento di queste somme quali residui. In queste settimane vi sono stati pronunciamenti estremamente significativi, come quello dell'associazione nazionale costruttori che nella sua analisi ha fatto riferimento alle indicazioni dell'authority per la vigilanza sui lavori pubblici. Ebbene l'ANCE ha realizzato una radiografia particolarmente attenta e minuziosa di quello che oggi accade con la normativa vigente, che prevede un triennio per il mantenimento di queste somme in bilancio quali residui in ordine al loro concreto impiego, ed ha calcolato che per l'utilizzazione concreta delle somme disponibili - e, quindi, per la realizzazione degli appalti, per tutta la fase che va dall'elaborazione del progetto, alla sua successiva approvazione, alla pubblicazione del bando di gara, allo svolgimento della medesima e alla stipula del contratto - occorre in media un lasso di tempo di 904 giorni (circa due anni e mezzo), che si eleva al sud a 1.020 giorni (quasi tre anni), e in misura molto più forte quando da opere di limitata portata economica si passa ad infrastrutture di grande impegno finanziario.
Nel contempo, negli ultimi anni vi è stata un'innegabile crescita dei residui passivi nel campo delle somme che vengono destinate alle opere pubbliche. Su questa vicenda si è innestata anche la tragicommedia della circolare del 13 settembre del ministro Lunardi che, in un primo tempo, dava alle regioni, alle ferrovie e agli enti locali l'ordine di sospendere cautelativamente gli appalti in corso, la cui spesa fosse posta integralmente o parzialmente a carico dei fondi erogati dal Ministero delle infrastrutture, per compiere una verifica più accurata ed approfondita proprio in relazione agli effetti delle previsioni del decreto taglia spese e di questa normativa in particolare.
Di fronte al coro di critiche di regioni, comuni, associazioni dei costruttori, di esponenti anche della maggioranza, e alle


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smentite del Ministero dell'economia e di Palazzo Chigi, il ministro delle infrastrutture è stato costretto precipitosamente e immotivatamente a revocare la sua circolare, pur mantenendo nella sostanza le sue preoccupazioni. Siamo di fronte ad un punto delicato perché, cari colleghi della maggioranza, non si può pensare che improvvisamente il problema dei residui passivi nelle opere pubbliche scompaia, non si può pensare ad un'iniezione miracolosa di efficienza nelle pubblica amministrazione che comporti il fatto che, facendo riferimento all'esercizio appena successivo a quello di iscrizione, le somme per le opere pubbliche possano essere in concreto tutte impiegate.
La linea tendenziale che volete seguire, quella cioè di accelerare le procedure per gli appalti, di accelerare l'utilizzazione delle somme per la realizzazione dei lavori pubblici, non può non essere confrontata con la realtà obiettiva. In questo primo scorcio di legislatura abbiamo già avuto una politica delle infrastrutture che ha costituito una sorta di grande libro dei sogni: grandi slogan, grandi annunci, promesse miracolose relative ad un decollo infrastrutturale improvviso ed irresistibile del paese, mentre, in concreto, non si è avuto alcun nuovo cantiere e le opere in corso procedono con una lentezza esasperante. Ebbene, non aggiungiamo a questa linea, che già non ha prodotto alcun fatto ma solo tanti slogan e tante parole vuote non seguite da realizzazioni concrete, ulteriori aggravanti, quale la previsione di una misura finanziaria e contabile che è inevitabilmente destinata a crollare di fronte alla realtà della nostra amministrazione, che va migliorata e va accresciuta in efficienza e produttività. Gli unici sforzi veri in questa direzione li abbiamo realizzati, nella scorsa legislatura, con la legislazione Bassanini, quella legislazione che voi, in tanta parte, cominciate a troncare ed abbandonare.
La norma che volete approvare è priva di qualsiasi riscontro con la realtà. Se andrà avanti questa linea, si produrrà, nei fatti, la perdita di ingenti risorse, perdita che l'ANCI ha già stimato tra i tre ed i sei miliardi di euro. Dato che, quando si legifera, si ha il dovere di pensare non ai propri disegni astratti ed ai propri desideri ma alla dura ed inevitabile realtà, queste norme vanno eliminate per evitare il verificarsi di conseguenze estremamente negative e perniciose nel campo delle infrastrutture (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, ho chiesto la parola non tanto per commentare il comma 6, ma perché sono stato sollecitato dall'intervento, direi pregevole dal punto di vista del merito, del presidente dell'VIII Commissione, il collega Armani. Vorrei dire al collega che la sua difesa è stata sicuramente nobile, ma che la causa è assolutamente persa. Il suo ragionamento, tendente ad affermare che, tutto sommato, se il comma 6 non ci fosse, come anche il comma 7, non cambierebbe nulla, non può essere accolto. Dall'emendamento Armani 1.10, sul quale, se non sbaglio, il Governo ha espresso un parere contrario, si comprendono le difficoltà in cui versa la maggioranza, almeno la parte più sensibile che conosce il meccanismo che presiede ai lavori pubblici ed i tempi necessari per la loro progettazione, finanziamento ed esecuzione. Tale parte sa infatti benissimo che con i commi 6 e 7 i lavori pubblici in Italia, anche se dovesse essere accolto l'emendamento Armani 1.10 (nella logica della limitazione del danno faremo sicuramente il possibile affinché esso venga approvato), troverebbero sostanzialmente un blocco assoluto. È inutile quindi prendersela con la legge obiettivo o con il titolo V della Costituzione. Il titolo V della Costituzione esiste e le leggi che emana il Parlamento devono attenersi al disposto costituzionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mariotti, il quale non può però prendere la


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parola perché è già intervenuto nella discussione sul complesso degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, non so quanti colleghi abbiano la consapevolezza di trovarsi dinanzi ad uno dei provvedimenti più importanti in assoluto. Mentre, infatti, la legge finanziaria e la nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria recano alcune belle enunciazioni, il cuore degli intendimenti del Governo è sostanzialmente rappresentato da questo provvedimento e dal decreto fiscale che giungerà al nostro esame tra qualche giorno. Mi pare vi sia una sottovalutazione dei danni che questa norma arrecherà all'economia.
Il collega Vigni è stato puntuale ed ha citato - insieme al collega Iannuzzi - gli effetti disastrosi che si produrranno nella realizzazione delle opere pubbliche ed i danni che si arrecheranno ai comuni. Credo sia un grande atto di irresponsabilità da parte di questo Governo: mentre ha dovuto riconoscere, e lo ha fatto ultimamente il ministro Tremonti, anche se obtorto collo, che la crescita economica nel nostro paese non è quella da lui sognata o preventivata, ma si limiterà - sì e no - allo 0,5 per cento, anziché sostenere gli investimenti per dare sfogo alla nostra economia e per consentire di ampliare l'occupazione oltre che realizzare le infrastrutture necessarie, giunge a tagliare in maniera drastica gli investimenti in questo settore.
Questo è il motivo per cui i commi 6 e 7 di questo articolo devono essere soppressi se non vogliamo renderci responsabili di un ulteriore aggravamento dell'economia italiana.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.

EUGENIO DUCA. Signor Presidente, intervengo soltanto per chiedere ai colleghi un attimo di riflessione. Vorrei leggere la circolare ministeriale inviata alle regioni, agli enti locali, alle ferrovie in concessione, a gestioni governative, a reti ferroviarie italiane, a Trenitalia. Con riferimento al decreto-legge in esame si invitano gli enti di indirizzo a sospendere in via cautelativa l'espletamento delle procedure concorsuali, la stipula di contratti e l'affidamento dei lavori la cui spesa è posta parzialmente o integralmente a carico dei fondi erogati dalla direzione generale, con riferimento a tutte le risorse stanziate dallo Stato, anche in concorso, per realizzare opere pubbliche. Quella circolare, come ricorderete, venne ritirata una settimana dopo.
Se il decreto-legge non viene corretto, le conseguenze saranno quelle illustrate dal collega Vigni in termini di diminuzione reali di risorse. Non è che i residui passivi non siano risorse e che, accanto ad esse, non vi siano altrettante opere. Per questo motivo invito i colleghi a sostenere questi emendamenti che sono - essi sì - veramente utili all'Italia, al nostro paese e al suo bisogno di infrastrutture.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO ENZO LUPI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per spiegare il motivo per cui, rispetto alla soppressione dei commi 6 e 7, esprimeremo un voto contrario e per rispondere alle motivazioni, pur importanti e vere, emerse dal dibattito. È vero che stiamo parlando di un argomento molto importante e delicato; il Governo ha ben compreso la delicatezza dello stesso, dal momento che riguarda il settore dei lavori pubblici e gli investimenti in materia di lavori pubblici.
Voteremo contro la soppressione dei commi 6 e 7 perché è giusto che un Governo ed una pubblica amministrazione si pongano l'obiettivo dell'efficienza. La questione posta dai commi 6 e 7 è a tutti nota ed i colleghi dell'opposizione hanno detto delle piccole bugie oppure una verità


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sbagliata affermando che gli investimenti sono drasticamente diminuiti. Il problema non è che gli investimenti allocati diminuiscano o crescano, ma che diminuiscano o crescano la realizzazione e l'attuazione degli stessi investimenti. Il vero problema è che si determinano continui residui passivi per cui le risorse vengono allocate ma le opere non si realizzano.
La colpa e la responsabilità di ciò stanno oggettivamente in una perdita di efficienza della pubblica amministrazione e nella legislazione che è stata prodotta dal 1993 ad oggi (mi riferisco alle famose leggi Merloni 1, bis, ter, quater) che tutto hanno fatto, salvo che dare efficienza alla pubblica amministrazione e rispetto alle quali stiamo cercando di parare i colpi. Questa è la prima questione. Non si possono, quindi, sopprimere i commi 6 e 7 perché, comunque, occorre fissare l'obiettivo dell'efficienza, nella consapevolezza che la stessa va recuperata anche attraverso una modifica legislativa.
Contemporaneamente, però, il Governo sa bene (abbiamo posto tale questione in Commissione lavori pubblici) che, così come articolati, i commi 6 e 7 non risponderebbero all'obiettivo dell'efficienza, ma produrrebbero esattamente il risultato contrario, ossia non quello di recuperare efficienza, ma di bloccare oggettivamente tutto il settore dei lavori pubblici con particolare riferimento a quello delle pubbliche amministrazioni.
Per quanto riguarda i residui passivi, vorrei dare solo un dato per capire come la risposta sia molto concreta: non riguarda gli investimenti della pubblica amministrazione ma il tema dell'ANAS. Al 31 dicembre del 2000 la Corte dei conti aveva quantificato in 21.474 miliardi di vecchie lire i residui passivi, cioè gli investimenti non realizzati. In un anno questi sono diminuiti di 2 mila miliardi ed oggi sono 19.975 miliardi di lire.
Dunque, chiediamo di votare contro la soppressione dei commi 6 e 7, ma chiediamo anche al Governo di guardare con attenzione agli emendamenti successivi. In particolare, vi è un emendamento presentato dalla Commissione che allegerisce il problema, nel senso che concede una proroga di un anno. Vi è anche un emendamento presentato dal presidente Armani che cerca di trovare una soluzione. Ovviamente, siamo disponibili al dialogo con il Governo per cercare di trovare la migliore soluzione che risponda ai due obiettivi di ridare efficienza alla pubblica amministrazione e di permettere oggettivamente, a fronte di una legislazione dei lavori pubblici ancora immutata, di investire le risorse destinate alle amministrazioni locali (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.

MARCO LION. Signor Presidente, ci troviamo ad un nodo importante di questo decreto-legge. Come gruppo chiediamo, innanzitutto, di sottoscrivere gli emendamenti che prevedono la soppressione dei commi 6 e 7. Abbiamo presentato alcuni emendamenti che rimodulano l'ipotesi fatta dal Governo, ma siamo disponibili anche ad esprimere il nostro consenso sull'emendamento del presidente Armani. Riteniamo, infatti, che l'ipotesi del Governo, presentata come un miracoloso toccasana, non avrà effetti sul deficit del prossimo anno, semmai forse per i finanziamenti residui non utilizzati.
Sicuramente la norma così come è stata presentata potrà creare problemi per la politica degli investimenti intrapresa da questo e da altri Governi in quanto si riduce la capacità di spesa nel lungo periodo. Come Verdi abbiamo sempre criticato l'ipotesi di realizzazione di grandi opere non necessarie al nostro paese, però siamo anche sensibili al fatto che gran parte del nostro paese necessita di opere pubbliche ed infrastrutture. In particolare, siamo sensibili a quanto potrà accadere a livello di enti locali, nella programmazione di comuni e regioni, rispetto a questo settore. Per tali motivi voteremo a favore della soppressione di questi due commi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).


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GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'argomento discusso negli interventi precedenti è molto delicato ed anche la Commissione bilancio si rende conto delle difficoltà che potrebbero ingenerarsi nella realizzazione delle opere pubbliche con la nuova normativa prefigurata dal Governo. Questa - lo ricordo - è ispirata a rendere più efficiente o incentivare una maggiore efficienza della procedura decisionale da parte degli enti locali. Tuttavia, è chiaro che la normativa esistente è tale per cui spesso i tempi richiesti vanno oltre i due anni di fatto previsti da questa normativa.
Ci siamo posti i problemi evocati dai colleghi ed abbiamo pensato di dare una soluzione di questo tipo. Innanzitutto, abbiamo concepito una disciplina transitoria che faccia riferimento a tutti gli stanziamenti oggi accolti nel bilancio dello Stato e che sono avviati nella loro fase di progettazione, di procedura di gara d'appalto, al fine di non perdere il patrimonio di progettazione sino ad oggi avviato. Tali stanziamenti, con l'emendamento presentato dalla Commissione 1.203 che sarà trattato successivamente, vengono salvati fino alla fine dell'anno 2003, naturalmente con la deroga per quelli approvati nell'ultimo quadrimestre dell'anno 2002, che slitteranno e potranno essere impegnati fino al 2004.
In tale modo nessuna opera - in questo senso lo dico soprattutto ai colleghi che non fanno parte della Commissione bilancio e che non hanno partecipato a questa discussione nella nostra Commissione, ma che pur tuttavia sono interessati all'argomento - e nessuno stanziamento andranno perduti.
Certamente vi è poi la discussione che può essere fatta se, per il futuro, un anno di stanziamento in conto competenze o un anno di stanziamento in conto residui può essere ritenuto sufficiente per arrivare alla fase dell'impegno; al riguardo anche noi nutriamo dei dubbi. Ad ogni modo, ciò che voglio dire è che il segnale che arriva dal Governo con questo decreto-legge deve essere mantenuto in linea di principio.
Il Parlamento (e segnatamente la Commissione bilancio) è disponibile, nell'ambito di una revisione complessiva della strumentazione di bilancio (cioè della legge organica di bilancio) - che è già stata avviata e che nella prossima primavera speriamo possa giungere a compimento -, a valutare complessivamente la disciplina dei residui, e non semplicemente la disciplina dei residui di stanziamento; dico ciò anche perché ho sentito qualche collega fare confusione tra i residui di stanziamento e i residui propri a tutti gli effetti.
La disciplina che verrebbe prefigurata dal testo del decreto-legge, così come modificato dall'emendamento della Commissione, a nostro avviso permetterebbe di salvare tutto ciò che ragionevolmente è salvabile; nessuna opera verrebbe danneggiata da questa operazione.
Di conseguenza invito veramente il presidente Armani e i colleghi tutti della Commissione Ambiente e Lavori pubblici a rivedere la propria posizione, in relazione a questo sforzo che, devo dire, rappresenta il massimo possibile per salvare anche lo spirito originario del decreto-legge proposto dal Governo (Applausi).

PIETRO ARMANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Presidente, vorrei rispondere al collega Giorgetti, il quale mi ha invitato ad esprimere un parere.

LUIGI OLIVIERI. Gli deve dire di no, signor Presidente!

PRESIDENTE. Non si può non rispondere al collega Giorgetti. Continui pure, onorevole Armani.

PIETRO ARMANI. Ho grande stima del collega presidente Giorgetti, il quale è anche relatore di questo decreto-legge.


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Tuttavia vorrei dire che l'emendamento 1.203 della Commissione - che ancora non abbiamo votato, perché sarà esaminato successivamente a quello che reca la mia firma - concede solo una parziale deroga alle risorse stanziate nel 2001 e nel 2002. Esso non è quindi in grado di risolvere il problema, sia perché i fondi stanziati in quegli anni potrebbero non essere impegnati nei due anni successivi al primo sia perché a partire dal 2003 viene confermato il limite, che a mio avviso non ha alcun fondamento, di un solo anno per la conservazione in bilancio dei residui di stanziamento.
Vorrei dire che qui vi è una distinzione profonda fra nord e sud, perché al nord si riesce a ricorrere al project financing e a trovare i capitali per gli investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture, mentre al sud tutti gli stanziamenti per gli investimenti in infrastrutture sono interamente finanziati dal bilancio pubblico. Quindi, anche da questo punto di vista, a mio avviso la proposta del collega Giorgetti non è accettabile (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale e dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)

TOMMASO FOTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI. Signor Presidente, l'emendamento in questione non è stato presentato dal solo collega Armani, bensì è stato sottoscritto da tutti i capigruppo di maggioranza in Commissione Ambiente.
La riformulazione sulla quale il collega Armani, a nome anche degli altri colleghi, si è dichiarato disponibile mi sembra di buonsenso e ritengo meriterebbe una valutazione più attenta da parte del Comitato dei nove, che dovrebbe immediatamente riunirsi, anche perché, se vi fossero effettivamente problemi di copertura di bilancio che si paventano, questo emendamento non avrebbe dovuto essere dichiarato ammissibile. Poiché invece l'emendamento è stato dichiarato ammissibile, allora è ammissibile anche discutere dei tempi e dei metodi con i quali trovare la formulazione migliore di questo articolo, che non necessariamente deve essere sempre e comunque imposto solo perché trattasi di decreto-legge (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

CLAUDIO BURLANDO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CLAUDIO BURLANDO. Signor Presidente, ritengo che la richiesta formulata dal gruppo di Alleanza nazionale sia condivisibile, in quanto credo che una materia di tale importanza meriti un approfondimento da parte del Comitato dei nove.

PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti, cosa risponde alla richiesta del collega Foti - formulata, credo, a nome del suo gruppo - di convocare il Comitato dei nove per esaminare la compatibilità fra le linee testé descritte?

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Non ho alcun problema ad accogliere la richiesta. Peraltro, intendo precisare che, in questo caso, l'atteggiamento del Governo è decisivo; infatti, se si andasse nella direzione indicata dall'emendamento Armani, non avrebbero più senso né il comma 6 né il comma 7. A questo punto, varrebbe la pena sopprimerli.
Questa discussione è stata già avviata in Commissione nei confronti del Governo. Quindi, spero che il Comitato dei nove possa risolvere il problema con il parere qualificato del Governo.

PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti, lei pensa che la riunione del Comitato dei nove possa avvenire subito?

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Assolutamente sì.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ritengo lei stia, come sempre, conducendo i nostri lavori con molta saggezza; quindi, ci avviamo verso una riflessione più puntuale. Infatti, le questioni sollevate dal collega Armani, come sempre, sono giuste ed esatte.
Tuttavia, Presidente, il Comitato dei nove, anche per esplicita richiesta del presidente della Commissione, deve conoscere l'orientamento del Governo. Infatti, il collega Giorgetti, con grande senso di responsabilità, ancora una volta cerca di mettere pezze e di coprire, ma poi si lascia giustamente sfuggire che chi deve fornire le garanzie sull'applicazione e sulle conseguenze di questa norma è il Governo.
Il sottosegretario Vegas devo dire che, anche in questo caso, regolarmente non apre bocca. Dunque, cosa si riunisce a fare il Comitato dei nove se il Governo, di fronte ad una questione di così tanta gravità per il buon andamento degli investimenti nel nostro paese, non dice una parola?
Stiamo tenendo un comportamento costruttivo, ci siamo astenuti su una serie di emendamenti che abbiamo contribuito a formulare; stiamo tenendo un comportamento costruttivo sull'intero provvedimento, nonostante lo stesso comporti non poche sciagure per il buon andamento e la trasparenza della spesa pubblica e il Governo, ancora una volta, taccia. Adesso viene interpellato dal presidente della Commissione per fornire la sua opinione su una materia molto grave ma il rappresentante del Governo è al telefono, chiacchierando magari con la fidanzata (Si ride).
Signor Presidente, vorremmo ascoltare l'opinione del sottosegretario Vegas, affinché il Comitato dei nove possa opportunamente decidere conoscendo anche l'opinione del Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, mi pare che la sua opinione non sia priva di un significato anche pratico.
Credo, comunque, che il Comitato dei nove abbia la titolarità per richiedere la presenza anche del Governo; quindi, la questione potrà svilupparsi conformemente alle sue aspirazioni, senza scendere in particolari intimi.
Onorevole Giorgetti, quanto tempo ritiene necessario per la riunione del Comitato dei nove?

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Signor Presidente, ritengo che la seduta possa riprendere alle 19.

PRESIDENTE. Sta bene.
Sospendo, dunque, la seduta che riprenderà alle 19.

La seduta, sospesa alle 18,35, è ripresa alle 19,15.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI

PRESIDENTE. Chiedo al relatore, onorevole Giorgetti, quale sia l'esito della riunione del Comitato dei nove.

GIANCARLO GIORGETTI, Relatore. Signor Presidente, il Comitato dei nove ha trovato una soluzione al problema indicato. In particolare, al testo dell'emendamento 1.203 della Commissione si aggiunge il seguente periodo: «Le somme stanziate per spese in conto capitale nell'esercizio 2003 non impegnate alla chiusura dell'esercizio medesimo, nonché gli stanziamenti iscritti in forza di disposizioni legislative entrate in vigore nell'ultimo quadrimestre dell'esercizio 2002, possono essere mantenute in bilancio, quali residui, fino alla chiusura dell'esercizio 2005».
Tale nuova formulazione recepisce, naturalmente in via transitoria, soltanto per l'anno 2003, il principio dell'emendamento Armani 1.10, che potrà essere ulteriormente concretizzato tramite la presentazione di un apposito ordine del giorno, su cui credo ci sia la disponibilità del Governo.


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Di conseguenza, invito i colleghi ad approvare l'emendamento 1.203 della Commissione nella nuova formulazione; contemporaneamente, chiedo non soltanto all'onorevole Armani ma anche a tutti i deputati, anche dell'opposizione, che hanno presentato emendamenti sulla medesima materia, di ritirarli perché riteniamo di aver trovato una soluzione condivisibile.

PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti, stiamo esaminando l'emendamento Vigni 1.96. È chiaro che lei rivolge un invito al ritiro all'onorevole Armani. Rivolge un analogo invito anche all'onorevole Vigni, all'onorevole Peretti, all'onorevole Morgando e agli altri presentatori degli emendamenti dall'emendamento Vigni 1.96 all'emendamento 1.203 della Commissione?

PIETRO ARMANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, mi rendo conto della soluzione di compromesso che è stata proposta dal Comitato dei nove e accetto l'invito al ritiro del mio emendamento 1.10 ma impegnerei il Governo con un ordine del giorno a monitorare i tempi medi di realizzazione delle opere. L'intervento legislativo previsto dal comma 6 nasce dall'esigenza di stringere i tempi di realizzazione delle opere pubbliche dal progetto al cantiere. Dunque, impegnerei il Governo con un ordine del giorno, che penso sarà sottoscritto anche dai presidenti di gruppo della mia Commissione, a monitorare, nel corso dell'esercizio 2003, i tempi medi di realizzazione delle opere pubbliche, sia quelle ordinarie sia quelle strategiche, affinché nell'ambito del bilancio di previsione del 2004, nella legge finanziaria per il 2004 venga realizzata una soluzione strutturale del problema.
Signor Presidente, lei si rende certamente conto molto meglio di me che gli imprenditori, coloro che investono capitali in finanza di progetto come general contractor in grandi impegni per opere pubbliche, hanno bisogno di certezze: poiché la progettazione e la realizzazione delle opere pubbliche richiedono tempi più lunghi di due, tre o quattro anni, essi hanno bisogno di certezze e di soluzioni strutturali. Chiedo, dunque, al Governo se si impegna ad approvare un ordine del giorno in questo senso.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, il collega Armani, ovviamente, si accontenta del risultato conseguito, sotto l'incalzare anche delle opposizioni: tra un coordinamento formale e un ordine del giorno stiamo mettendo un po' di pezze a questo provvedimento.
Tuttavia, signor Presidente, le regole devono essere rispettate. Le chiedo di far distribuire il testo dell'emendamento 1.203 (Nuova formulazione) della Commissione, nella nuova formulazione, e di concedere un tempo congruo ai colleghi per la presentazione dei subemendamenti.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, in effetti l'esigenza che lei prospetta è giusta, quindi fisso in un quarto d'ora il termine per la presentazione dei subemendamenti.
Onorevole Vigni, accoglie l'invito a ritirare il suo emendamento 1.96?

FABRIZIO VIGNI. No, signor Presidente, non lo ritiro perché la proposta avanzata dal presidente della Commissione bilancio, Giancarlo Giorgetti, comporta una «riduzione del danno», come ha detto il collega Boccia, anche sotto l'incalzare delle opinioni espresse dall'opposizione, tuttavia il danno rimane, perché prevedere un periodo di tempo di due anni comporta, comunque, che una parte consistente degli investimenti e delle risorse già stanziate cadrà sotto la scure. Quindi, confermiamo sia l'emendamento Vigni 1.96, sia i successivi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.96, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 418
Astenuti 2
Maggioranza 210
Hanno votato
193
Hanno votato
no 225).

Prendo atto che l'onorevole Russo Spena non è riuscito a votare: strano, di solito il dispositivo di voto funziona!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Vigni 1.97, Morgando 1.164 e Peretti 1.191, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 431
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
202
Hanno votato
no 229).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.98, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
200
Hanno votato
no 230).

L'emendamento Armani 1.10 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Burlando 1.99.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stradella. Ne ha facoltà.

FRANCESCO STRADELLA. Signor Presidente, intervengo molto brevemente soltanto per apprezzare lo sforzo che il Comitato dei nove ha fatto con questa proposta di mediazione, e per ripristinare un attimo la verità. Io comprendo che l'attuale opposizione sia rimasta folgorata sulla strada di Damasco, e si ritrovi a difendere l'impresa ed i lavori pubblici; tuttavia, voglio segnalare che tutti i disagi e tutte le incongruenze che attanagliano questo mondo derivano dal fatto che una legislazione, figlia dei Governi che loro hanno rappresentato fino ad un anno e mezzo fa, ha determinato una situazione di grave disagio, per cui finora abbiamo operato sempre con una legislazione di emergenza, e per quanto riguarda la normalità dei casi, il meccanismo è sempre rimasto inceppato.
Ora, pensare che il «pannicello caldo» dei due anni di proroga sia la soluzione che appaga le aspettative del settore, a mio avviso non è risolutivo; occorrerà che le opposizioni si facciano carico - nel momento in cui andremo a ridiscutere i sistemi di aggiudicazione delle gare, la riforma della legge Merloni e la riforma della legge urbanistica - degli argomenti di cui hanno parlato questa sera e che hanno sostenuto con tanto calore, dicendo addirittura di incalzare il Governo. Non hanno incalzato nessuno: il Governo, da solo, si è responsabilmente reso conto di come stavano le cose, ed ha modificato il decreto-legge (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burlando. Ne ha facoltà.

CLAUDIO BURLANDO. Io non credo che le cose stiano così. In realtà, stiamo


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mettendo alcune «toppe» ad un provvedimento che poteva fare danni enormi, e che comunque provocherà danni significativi. Anzi, coglierei l'occasione per chiedere al Governo - se possibile - se le cifre della finanziaria già scontano questo decreto-legge, perché, se è così, si può leggere con facilità che già sono previste 2 mila miliardi di vecchie lire in meno per le opere pubbliche, in conseguenza di tale decreto.
Penso che, in realtà, noi stiamo sbagliando l'approccio a questo problema. Il nostro paese ha un gap infrastrutturale molto forte rispetto agli altri. Un solo esempio: l'Italia ha 100 chilometri di metropolitane, mentre la Germania ne ha 1000. Così facendo, noi continuiamo a colpire i punti di debolezza di questo sistema, mentre sarebbe molto più utile risparmiare in altri settori, o sulla spesa corrente.
Vorrei aggiungere che, come ci ricordava il Comitato dei nove, il Presidente del Consiglio dei ministri a inizio d'anno può, con un suo decreto, tagliare i residui che ritiene utile tagliare. In quel modo però l'operazione è selettiva, consente di ragionare opera per opera, di valutare i ritardi, le inefficienze o anche l'inutilità di certe opere. Invece, in questo modo noi tagliamo, con criteri non selettivi, rischiando di provocare guai molto seri. Vorrei fare un esempio ai colleghi; il comune di Torino da qualche settimana, da qualche mese, ha avviato con il concorso della regione la sua metropolitana dopo molti anni di tentativi e di lavoro. Questo decreto-legge, se fosse arrivato un anno fa, avrebbe cancellato anni di durissimo lavoro per raggiungere quell'obiettivo.
Volevo fare anche un secondo esempio; si afferma che si vuole dare efficienza al sistema, che lo si vuole incentivare. La nostra legge, la n. 413 del 1998 sulla portualità, la cantieristica e quant'altro, ha previsto un meccanismo assai diverso da questo; per esempio, laddove autorità portuali inefficienti non siano capaci di spendere soldi in tempi ragionevoli, quelle risorse vanno riversate su altre portualità che hanno maggiori capacità di spesa, in modo tale che l'incapacità di singoli soggetti non rappresenti una punizione per l'intero sistema, ma vada a vantaggio di quella parte di sistema più efficiente. Ecco un altro mezzo per raggiungere quell'obiettivo, ma in modo più selettivo, premiando chi è capace e punendo chi è in ritardo.
Sia pure leggermente mitigato, penso che con questo provvedimento si apra un grave problema nei confronti di chi fa finanza di progetto. La maggioranza afferma che la colpa dei ritardi è anche da attribuire alle nostre leggi, che attualmente si stanno approvando leggi più efficienti e che si incentivano i privati ad investire nelle opere pubbliche. Siccome però, in molti casi, questi investimenti sono fatti in cofinanziamento privato e pubblico, è molto importante che il privato sappia che alla fine del suo sforzo progettuale e finanziario il finanziamento pubblico sia ancora presente e non sia stato cancellato nel frattempo. Quello che si sta mettendo in campo è un grande pasticcio, tant'è vero che, sulla base di questo decreto-legge, il ministro Lunardi ha emanato una circolare contestata per l'opportunità politica, ma non per la sostanza. Infatti, la circolare è stata ritirata in attesa dell'esito del dibattito parlamentare e non contestandone la validità. Rivolgendomi al sottosegretario Vegas che rappresenta il Governo vorrei chiedergli di assumersi l'impegno di informare il Parlamento sulle opere che verranno tagliate attraverso questo provvedimento. Credo che questa sia una richiesta comprensibile e che il Governo debba attivarsi per rendere chiaro cosa accade in conseguenza di questo provvedimento di legge.
Colgo l'occasione per dire che noi ci asterremo sull'emendamento 1.203 della Commissione. Si tratta di un emendamento che limita un po' il danno, ma non credo che un paese con un forte gap infrastrutturale possa continuare a fare politica sulle opere pubbliche in questo modo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stradiotto. Ne ha facoltà.

MARCO STRADIOTTO. Signor Presidente, chiedo di poter apporre anche la mia firma all'emendamento proposto dall'onorevole Burlando. Come già evidenziato dal presidente Armani, credo questo sia l'emendamento giusto per risolvere il problema creato dal comma 6.
Non avanziamo tale proposta solo ed esclusivamente perché le imprese si lamentano del comma 6, ma per un motivo diverso. Nel momento in cui debbono essere portati in economia i residui attivi - quindi vanno in avanzo in tutte le amministrazioni, comprese quelle locali - ciò significa bloccare gli investimenti. Infatti, seguire le procedure relative al progetto preliminare, al progetto definitivo ed esecutivo, fare la gara d'appalto ed arrivare alla firma del contratto - perché bisogna giungere alla firma del contratto per poter procedere all'impegno di spesa, senza contare che vi possono essere ricorsi e controricorsi -, può comportare l'interruzione della procedura e il limite posto, che in un certo senso viene rattoppato con l'emendamento 1.203 della Commissione, non risolve il problema.
L'emendamento Armani 1.10, che ritengo giusto, ritirato dal presentatore è stato ripreso nell'emendamento Burlando 1.99. Credo che se vogliamo che gli enti non si limitino ad una mera politica dell'annuncio, ma realizzino le opere pubbliche - ciò non riguarda soltanto il Governo, ma tutti gli enti - è assolutamente necessario che l'emendamento in esame venga approvato, viceversa tutti noi continueremo ad affermare che bisogna realizzarle. Ci riempiremo la bocca di stanziamenti che riguardano le varie problematiche del nostro territorio, ma, alla fine, resteranno solo annunci. Chiedo, quindi, a tutti coloro che hanno avuto a che fare con i lavori pubblici, quindi amministratori locali, amministratori regionali che in questi anni hanno avuto modo di verificare le problematiche al riguardo, di esprimere un voto favorevole sull'emendamento in esame nell'interesse del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Burlando 1.99, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato
194
Hanno votato
no 227).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Burlando 1.100, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 416
Maggioranza 209
Hanno votato
193
Hanno votato
no 223).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Burlando 1.101 e Pecoraro Scanio 1.148, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 425
Astenuti 2
Maggioranza 213
Hanno votato
199
Hanno votato
no 226).


Pag. 78


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.161, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
197
Hanno votato
no 229).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pennacchi 1.103, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 431
Astenuti 2
Maggioranza 216
Hanno votato
198
Hanno votato
no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.203 (Nuova formulazione), della Commissione accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 249
Astenuti 193
Maggioranza 125
Hanno votato
246
Hanno votato
no 3).

Onorevole Boccia, ha qualche osservazione da fare?

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, vorrei sollevare un problema di coordinamento formale che non poteva essere ovviamente affrontato - così ritengono gli uffici - attraverso la presentazione di un subemendamento e credo che abbiano ragione. Tuttavia, dobbiamo risolvere i problemi di sostanza.
Con la proposta emendativa della Commissione, nella nuova formulazione, si aggiunge un comma 6-bis al comma 6. Presidente Giorgetti, la prego, il comma 6 recita nel modo seguente: «Il secondo comma dell'articolo 36 del regio decreto (...) è sostituito dal seguente:».
A questo punto non bisogna presentare un emendamento con lo scopo di aggiungere il comma 6-bis perché non si collega a niente. Alla fine del comma 6 occorre aggiungere...

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, mi scusi, penso che quello che lei segnala sia un problema che può essere risolto in sede di coordinamento formale.
Avverto che l'emendamento Pennacchi 1.102 è precluso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Vigni 1.104 e Morgando 1.163, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato
196
Hanno votato
no 225).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Roberto Barbieri 1.105 e Morgando 1.162, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 79

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 419
Astenuti 3
Maggioranza 210
Hanno votato
191
Hanno votato
no 228).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.106, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 424
Astenuti 2
Maggioranza 213
Hanno votato
198
Hanno votato
no 226).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Michele Ventura 1.108 e Pecoraro Scanio 1.149, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 428
Maggioranza 215
Hanno votato
198
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 1.160, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 434
Maggioranza 218
Hanno votato
204
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.109, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 235).

Con riferimento all'emendamento Nicola Rossi 1.110, a seguito dell'approvazione dell'emendamento 1.203 (Nuova formulazione) della Commissione, sono precluse le seguenti parole: «le somme stanziate per spese in conto capitale e».

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nicola Rossi 1.110, nella parte non preclusa, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 431
Astenuti 7
Maggioranza 216
Hanno votato
196
Hanno votato
no 235).


Pag. 80


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.111, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 425
Astenuti 3
Maggioranza 213
Hanno votato
193
Hanno votato
no 232).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 1.112, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 426
Astenuti 3
Maggioranza 214
Hanno votato
196
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Maurandi 1.115, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 435
Maggioranza 218
Hanno votato
202
Hanno votato
no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi Mariotti 1.03 e Morgando 1.04, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 438
Astenuti 1
Maggioranza 220
Hanno votato
204
Hanno votato
no 234).

Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale.

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