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PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, non le sembri strano che in una giornata parlamentare stretta, da un lato, tra le mediocri e sconcertanti parole del Presidente del Consiglio Berlusconi in favore della guerra in Iraq e poi, nel pomeriggio, dalla discussione di una legge che vuole sottrarre i potenti al giudizio dei loro giudici, noi ci occupiamo, ostinatamente, delle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori in questo paese! Penso che la questione interessi milioni di persone che vedono diminuire costantemente, negli ultimi dieci anni almeno, il loro potere d'acquisto reale.
dato difetta per diminuzione dal momento che il paniere ISTAT andrebbe rivisto e quindi il criterio valutativo porta ad un'inflazione reale più alta. Il problema è che l'inflazione programmata è all'1,4 per cento, cioè quasi la metà di quella stimata in altra sede e che, su questa base, si dovrebbero rinnovare i contratti del pubblico impiego e i contratti del metalmeccanici. Di fronte a questa situazione i lavoratori e le lavoratrici perderebbero potere d'acquisto, diminuirebbero i consumi e, in un quadro in cui l'economia va male, mi sembra che il Governo dovrebbe fare qualcosa.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, innanzitutto devo dire che mediocri e sconcertanti sono questi attacchi gratuiti al Presidente del Consiglio. Questa mattina abbiamo assistito ad un grande ed alto livello di confronto parlamentare; dunque, non riduciamo argomenti importanti a slogan.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, comprendo bene che il ministro per i rapporti con il Parlamento debba tutelare gli interessi del Presidente del Consiglio; io, però, ribadisco il mio giudizio: quello di questa mattina è stato un discorso al di sotto delle necessità, i cui esiti saranno drammatici per il nostro paese e per il mondo intero.
che sia prevista una clausola di salvaguardia, questa sì automatica, a fine anno, per la quale, se si verifica una disparità tra inflazione programmata ed inflazione reale, si recuperi almeno l'inflazione reale. In tal modo i salari, le retribuzioni, gli stipendi non perderebbero alcunché; attenzione, non dico «guadagnerebbero», bensì «non perderebbero» alcunché, il che mi sembra il minimo che si possa pretendere.
L'Unione europea attribuisce a noi italiani un'inflazione dell'1,6 per cento. Lasciamo stare che probabilmente questo
Nel merito, invece, delle questioni poste dall'interrogazione occorre innanzitutto dire che, nel mese di agosto, la crescita tendenziale dei prezzi, calcolata in base all'indice dell'intera collettività nazionale, è stata del 2,4 per cento. Sulla base dei dati delle anticipazioni nelle città campione per il mese di settembre, la crescita tendenziale dei prezzi al consumo dovrebbe attestarsi tra il 2,5e il 2,6 per cento. Organismi internazionali e centri di ricerca collocano la crescita dei prezzi nella media dell'anno 2002 al 2,4 per cento e, per il 2003, tra l'1,7 e l'1,8 per cento.
Pertanto, il tasso medio di crescita dei prezzi dell'1,4 per cento, programmato per il 2003, non è da ritenersi irrealistico. L'esigenza di bloccare la spirale prezzi-salari ha portato all'adozione di accordi di politica dei redditi - siglati dal Governo e dalle parti sociali - nei quali sono previsti meccanismi di recupero del potere di acquisto dei salari in considerazione dei salari di fatto e delle ragioni di scambio.
Ricordo anche all'interrogante che in questo paese si è svolto nel passato un grande dibattito sugli automatismi e sulla scala mobile e che venne assunta dal Parlamento la decisione di bloccare tali automatismi per avviare un meccanismo di recupero del potere di acquisto dei salari non più rapportati, appunto, ad automatismi. Ricordo anche che quella decisione venne sottoposta a referendum popolare, dal quale la scelta adottata dall'allora Parlamento uscì confermata a larga maggioranza. Ciò in quanto gli automatismi, gli agganci automatici, costituiscono un danno per i lavoratori, rappresentando un fenomeno di moltiplicazione dei fattori inflattivi. Il Governo non intende pertanto ripercorrere una strada che è già stata modificata con il consenso del Parlamento e con quello del popolo italiano tramite referendum.
Tornando all'argomento della mia interrogazione, vorrei innanzitutto far presente al ministro Giovanardi che non fu una larga maggioranza quella che sconfisse il referendum sulla scala mobile, anzi, si trattò di una maggioranza «stretta». In ogni caso, lei sembra pensare che il popolo italiano sia masochista, un popolo, cioè, che non si accorgerebbe di come negli ultimi anni il potere di acquisto sia andato diminuendo di almeno un punto percentuale ogni dodici mesi.
Tuttavia, noi non proponiamo la reintroduzione della scala mobile, bensì chiediamo - vi è a tal proposito una proposta di legge che abbiamo presentato al Parlamento e che la sua maggioranza, con il suo ostruzionismo, impedisce di discutere -
In ogni caso, questa politica dei redditi non funziona più; si è trasformata in una politica dei profitti e non dei redditi, in quanto abbiamo un aumento delle tariffe, un aumento dei prezzi, una situazione di disagio non più controllabile neanche statisticamente, una crisi nella crescita dei consumi e nella domanda interna. Abbiamo cioè una situazione economica grave. La situazione italiana è grave - lo abbiamo già evidenziato nel corso del dibattito con il ministro Tremonti - e si inquadra in una situazione economica internazionale altrettanto grave, dalla quale gli Stati Uniti d'America sperano di uscire con la guerra.
Tutto ciò dovrebbe imporre una politica diversa, più pensosa degli interessi, dei bisogni - anche perché sono elementari - delle classi lavoratrici. Ritengo pertanto che i contratti dei metalmeccanici e del pubblico impiego non possano essere rinnovati in base all'inflazione programmata, e che abbiano fatto bene quei sindacati che hanno scelto una libertà di proposta, anche con una piattaforma presentata solo da loro, perché almeno quella risponde ai bisogni effettivi di chi lavora tutti i giorni (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).


