Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 192 del 25/9/2002
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Si riprende la discussione di mozioni (ore 13,40).

PRESIDENTE. Dobbiamo, dunque, riprendere le dichiarazioni di voto sulla risoluzione Volontè ed altri n. 6-00030 relativa alla crisi economica in Argentina.
Onorevoli colleghi, se vogliamo terminare l'esame delle mozioni, è chiaro che ciò deve avvenire in un tempo ragionevole. Dunque, mi affido alla vostra sensibilità nell'utilizzo dei tempi.

(Ripresa dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, i Comunisti italiani chiedono formalmente la votazione per parti separate di questa risoluzione.
Siamo favorevoli agli impegni contenuti nel dispositivo della risoluzione, mentre ci asterremo relativamente alla parte motiva. Il nostro giudizio favorevole sul dispositivo è motivato dal fatto che consideriamo tali impegni un atto di responsabilità e di solidarietà verso una popolazione pesantemente colpita dalla crisi economico-finanziaria dell'Argentina.
Ricordiamo che, in tale paese, sono stati distrutti i sistemi di protezione sociale, il sistema sanitario, il sistema di istruzione e stanno aumentando vertiginosamente la disoccupazione e la povertà. Dunque, si registra una crisi drammatica, con conseguenze pesantissime sulla popolazione.
Tuttavia, affinché tale impegno non abbia carattere straordinario ed episodico, ma comprenda anche un elemento strutturale che indirizzi le scelte future di politica generale, credo sia indispensabile fare chiarezza sull'analisi del perché di questa crisi.
Per questo motivo ci asterremo sulla parte motiva, in quanto non ci convince, non è adeguata ed è assolutamente insufficiente a cogliere i motivi e le cause di tale crisi che, purtroppo, non è episodica, ma costituisce l'elemento di una crisi generale del sistema e di scelte di politica internazionale ed economica - rispetto alle quali siamo fortemente contrari - condivise dal Fondo monetario internazionale, che ha accettato la dottrina del debito e del dominio economico americano. Si tratta di quella dottrina che, già prima, abbiamo criticato con riferimento alle questioni drammatiche della crisi irachena e, quindi, della possibile guerra in Iraq.
Ritengo che su tale questione - mi rivolgo anche all'onorevole Boato - vi sia, sicuramente, un'assunzione di responsabilità della sinistra e dell'Ulivo sugli impegni per la popolazione civile. Vi è sempre solidarietà ed impegno in favore delle popolazioni colpite dalle crisi economiche e finanziarie, ma vi è una differenza abissale, strategica, di analisi e di scelte politiche internazionali e nazionali. Con riferimento alla politica nazionale, infatti,


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mentre voi siete favorevoli ai fondi pensione, ai sistemi assicurativi, l'Argentina dimostra il fallimento, il dramma, la tragedia che l'Italia potrebbe percorrere rispetto a questa scelta disastrosa di politica nazionale. E, come dimostrato dal dibattito di questa mattina, siamo abissalmente distanti da voi anche sulle scelte di politica internazionale.
Per questi motivi chiedo la votazione per parti separate della risoluzione, ribadendo che i Comunisti italiani esprimeranno voto favorevole sul dispositivo, mentre si asterranno relativamente alla parte motiva (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo della Lega nord Padania sulla risoluzione in esame e per rimarcare, in particolare al Governo, la necessità di maggiore impegno al fine di potenziare la nostra presenza all'interno dei consolati, dove migliaia e migliaia di nostri concittadini chiedono di poter rientrare in Italia.
La risoluzione, nell'ultimo capoverso del dispositivo, prevede appunto di facilitare il rientro nel nostro paese dei cittadini italiani residenti in Argentina e negli altri paesi dell'America del sud. Occorre attivarsi in tal senso come hanno già fatto le regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, con un coordinamento che spero anche il Governo garantirà per favorire il rientro di queste persone, che costituiscono una risorsa per il nostro paese e che possono essere facilmente impiegate nelle nostre attività produttive.
Per questo motivo, ribadisco che noi voteremo in maniera convinta a favore della risoluzione Volontè ed altri n. 6-00030 (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, intervengo soltanto per annunciare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, intervengo a favore della risoluzione, anche per ricordare un aspetto che non è stato presente nel dibattito. Le vicende argentine rappresentano un enorme problema di natura finanziaria: i capitali speculativi sono all'origine della crisi drammatica di un paese e del dramma di decine di migliaia di famiglie italiane. È la ragione per cui ripropongo l'opportunità e la necessità di incardinare la proposta di legge sulla Tobin tax come elemento di controllo per scoraggiare i movimenti speculativi di capitali. La proposta di legge ha visto il sostegno di 180 mila firme di cittadini e oltre 90 di deputati: è il miglior modo di rispondere al tentativo di vero e proprio diversivo messo in atto dal ministro Tremonti attraverso la buffonata della detax.
L'unico modo per affrontare il problema o, comunque, un modo per affrontare il problema è discutere seriamente la proposta di introdurre la Tobin tax nel nostro paese, in Europa e, se ci riuscissimo, anche a livello internazionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.

GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, evidentemente il mio intervento non è a titolo personale ma a nome del gruppo della Margherita per esprimere una duplice soddisfazione per l'unanimità raccolta intorno a questa risoluzione e per la sufficiente tempestività del provvedimento. Si tratta di un provvedimento di un'italianità dolente non soltanto per la composizione della popolazione argentina: sono già stati ricordati anche i 350 mila


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risparmiatori italiani che hanno investito 14 miliardi di euro. Direi che c'è anche un'altra ragione positiva: più di una missione di comuni italiani si è recata in Argentina - come dire - per monitorare la situazione e per dare qualche indicazione di welfare municipale. Devo rivolgere un plauso anche al sottosegretario Baccini che si è occupato dell'iniziativa: credo sia una strada per raccogliere tutte le risorse.
In breve, l'Argentina non è in questa condizione per mancanza di risorse proprie. C'è un detto che si rimpalla in America latina e che in questo caso diventa un proverbio argentino: come mai l'Argentina, che ha un sottosuolo così ricco, ha in questo momento abitanti così poveri e come mai il Giappone, che ha un sottosuolo così povero, ha in questo momento abitanti così ricchi? La risposta sta nella congiuntura internazionale.
A questo proposito, nel dibattito si sono confrontate due posizioni che io non vorrei contrapporre. Da una parte c'è quello che viene chiamato il Washington consensus, all'interno della globalizzazione, dal Club di Roma alle agenzie finanziarie mondiali - Fondo monetario e Banca mondiale ritornano in campo -, dall'altra parte c'è la corruzione politica interna. Da quest'ultimo punto di vista, credo che il collega Landi di Chiavenna abbia fatto una ricostruzione specchiata e molto intelligente di ciò che è avvenuto, seguendo la vicenda del ministro Galvao, oriundo italiano, nella sua prima fase fortunata con Menem - e si ebbe addirittura la parità tra il peso ed il dollaro - e nella fase finale sfortunata con la rapida uscita di scena, quasi a mimare quella in elicottero del Presidente De la Rua dalla casa Rosada. Questo descrive anche metaforicamente la situazione.
Credo sarà interessante vedere dove le due vicende, quella internazionale, dentro la globalizzazione e la finanziarizzazione dell'economia mondiale, e quella interna si incontrano: ritengo sia una pista intorno alla quale lavorare.
A questo punto, come ha già fatto in mattinata il collega Bodrato, credo di dover richiamare il parere a mio giudizio autorevolissimo di Stiglitz vuoi per le sue cariche accademiche vuoi per essere stato chief economist all'interno della Banca mondiale.
L'Argentina è stata dipinta - dice Stiglitz - come un paese irresponsabile e spendaccione mentre ancora alla vigilia della crisi il suo deficit pubblico era il 3 per cento del PIL; gli Stati Uniti durante la minirecessione del 1992 avevano un deficit del 4,2 per cento. Credo che questo sia uno degli elementi che spingono a riflettere e - per necessità del cronometro mi avvio a concludere - tutto ciò dice dell'importanza dell'agenda, prevista nella risoluzione, ossia rafforzare le forme di cooperazione bilaterale e multilaterale e ristrutturare la quota di debito estero. Su quest'ultimo punto siamo nel solco della legge n. 209 del luglio 2000 per la remissione del debito estero, che ci è copiata dagli altri Parlamenti e alla quale devono continuare a seguire operazioni in positivo, nell'ambito di una ristrutturazione del quadro finanziario e internazionale: infatti, non a caso si parla di una nuova Bretton Woods. Io credo che siamo in un disordine così palese che il bisogno e la petizione di un qualche ordine è necessario. Non lasciamo che a porre questo discorso sia soltanto un personaggio isolato e pure un po' profetico, purtroppo, come Lyndon LaRouche, che aveva previsto quale sarebbe stato il destino della bolla. Ebbene, il destino italiano dell'Argentina è dentro questa vicenda internazionale e credo che la risoluzione sia un passo per affrontarlo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Avverto che è stato chiesta dal gruppo Misto la votazione per parti separate nel senso di votare per prima la parte motiva, poi tutti i capoversi del dispositivo tranne l'ultimo e, infine, l'ultimo capoverso. Si procederà, quindi, in tal modo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cordoni. Ne ha facoltà.

ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, poiché ora voteremo per parti


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separate questa risoluzione volevo esprimere le ragioni dell'astensione del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo sull'ultimo punto, quello riguardante l'indicazione di mettere in piedi delle iniziative e delle politiche, non meglio definite, per favorire un processo migratorio all'opposto di quello che le generazioni precedenti hanno conosciuto, cioè dall'Argentina o dall'America del sud verso l'Italia. Noi ci asteniamo perché riteniamo che, in verità, dobbiamo compiere un altro tipo di azione: dobbiamo favorire il mantenimento delle giovani generazioni in Argentina, se vogliamo che questo paese abbia un futuro. Infatti, poiché coloro che stanno richiedendo il passaporto italiano e il riconoscimento della cittadinanza italiana in questa parte del mondo sono i giovani più preparati e più colti delle classi medie dell'Argentina, se noi, come la Spagna, dovessimo mettere in piedi una politica sistematica per favorire, addirittura, e non soltanto accogliere chi decide di farlo, diventeremmo responsabili di un depauperamento delle risorse umane delle future classi dirigenti di quel paese. Credo che la nostra azione debba essere quella di favorire il mantenimento di questi giovani in quella parte del mondo e le politiche che in questa risoluzione indicavamo, rispetto al mondo produttivo, rispetto all'emergenza e rispetto ad una serie di iniziative che l'Italia e l'Europa devono prendere nei confronti dell'America meridionale, debbono andare nel senso opposto, quello di favorire il mantenimento di queste giovani generazioni nel loro paese. Quel paese ha bisogno di questi giovani e credo che sarebbe sbagliato da parte nostra mettere in piedi politiche che vanno nella direzione opposta.

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