Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 192 del 25/9/2002
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(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. È stato compiuto un lavoro anche con i presentatori dell'altra


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mozione e per questo ieri siamo riusciti a presentare un'unica risoluzione da sottoporre all'esame del Parlamento, che impegni unitamente tutte le forze politiche nell'invitare il Governo ad impegnarsi in alcune azioni.
Vorrei solo ricordare al Governo che questa risoluzione prevede di proseguire in un'azione già svolta dalla Farnesina, in particolare dal sottosegretario Baccini, per favorire l'individuazione della soluzione della crisi economica, finanziaria e sociale che investe l'Argentina; pertanto, occorre a tal fine utilizzare tutti gli strumenti della cooperazione allo sviluppo e soprattutto introdurre nel sistema comunitario una modifica delle preferenze tariffarie generalizzate, in modo da poter finalmente contribuire anche allo sviluppo dell'economia argentina e in questo senso favorire la ripresa delle piccole e medie imprese argentine, che già come Governo italiano stiamo aiutando ad esportare sia nel nostro paese sia nei confronti di tutta l'economia europea.
Se questo è il pilastro economico su cui si deve fondare l'attività - già in larga parte attivato dal nostro Governo -, non può che esistere anche un pilastro culturale e sociale che deve caratterizzare sia l'organizzazione sia l'attività, in tale direzione, della Farnesina. Anche in questo, grandi passi sono stati compiuti in materia di promozione culturale e scientifica, così come nella diffusione della cultura e della lingua italiana, in particolare con riferimento alla divulgazione di un'immagine del paese che non è solo «impresa» sic et simpliciter, bensì anche cultura, modo di vivere e di far nascere piccole e medie imprese.
Si tratta, quindi, di due pilastri di azione - quello economico e quello culturale e sociale - per un'organizzazione più generale della Farnesina, già messi in pratica dal nostro Governo riguardo alla crisi Argentina, in particolare da parte di chi, all'interno della Farnesina, si occupa del sud America, appunto il sottosegretario Mario Baccini.
Altro impegno importante da sottolineare, che chiediamo al Governo, è quello di attribuire un'assoluta priorità al problema dell'Argentina, in particolare inserendolo nell'ordine del giorno dell'agenda della Commissione europea, al fine di realizzare un accordo interregionale tra Unione europea e Mercosur. Ciò vale per la Commissione europea, ma ancor di più, se il Governo accetterà - come ha detto - questa priorità, ciò vale come impegno da inserire anche nel semestre italiano, affinché non rimanga un impegno vago, ma piuttosto veda l'Italia assolutamente progatonista, anche in questo campo, come già lo è, in quanto gran parte dei figli di cittadini italiani sono fondatori di tale nazione (l'Argentina) e fondatori anche delle nazioni più importanti del sud America.
In tal senso la cooperazione bilaterale e multilaterale avrà appunto la capacità di svilupparsi e di favorire lo sviluppo in quelle nazioni, tenendo conto della particolare e assoluta attenzione che il nostro paese deve avere nei confronti di quei milioni di cittadini in Argentina e in tutto il Mercosur, facilitando in qualche modo anche il loro rientro nel nostro paese.
Si tratta, quindi, di una risoluzione che, pur essendo concordata fra tutti, evidenzia chiaramente gli impegni che chiede al Governo, sia con riferimento all'azione nei confronti dell'Argentina e di tutto il Mercosur sia riguardo - a partire da questa azione - all'idea più ampia e più generale di una ristrutturazione dell'azione di tutte le nostre ambasciate per il mondo, sia come impegno in sede di Unione europea, anche attraverso il semestre italiano, nei confronti di un'importante zona di sviluppo per l'Europa, quale è il Mercosur.
Tutto ciò anche in considerazione della particolare importanza e priorità che l'Italia ha nei confronti di queste nazioni, in cui gran parte dei cittadini sono di origine italiana.
Questi sono, in sintesi, gli impegni che si chiedono al Governo e sono soddisfatto che l'esecutivo abbia ritenuto questa risoluzione assolutamente condivisibile. Dunque, a seguito della votazione di tale


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risoluzione, spetterà al Governo porre in essere queste priorità, nell'immediato e nei prossimi mesi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Signor Presidente, volevo solo condividere quanto già affermato dal collega Volontè e associarmi, quindi, anche al confortante accordo raggiunto con l'opposizione ai fini della stesura di una risoluzione unitaria, il cui senso è esattamente quello evidenziato durante il lungo e soddisfacente dibattito svoltosi all'inizio della settimana.
Vorrei rimarcare la necessità che il nostro Governo dia una forte impulso al sostegno dell'economia e di tutte le problematiche del popolo argentino. Infatti, non dobbiamo dimenticare l'importante presenza in quel paese di una comunità italiana che ha svolto, svolge e svolgerà un ruolo strategico e fondamentale per le sorti di questa nazione. Vorrei anche ricordare - come ho già fatto in sede di discussione sulle linee generali - la situazione di grande difficoltà in cui versano 350 mila risparmiatori italiani coinvolti nel crac finanziario argentino, verso i quali spero che il nostro Governo, quando si dovrà aprire un tavolo per la ristrutturazione del debito argentino, possa svolgere una valutazione di particolare attenzione.
Concludo, signor Presidente, confermando il voto favorevole di Alleanza nazionale sulla risoluzione Volontè ed altri n. 6-00030.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, intendo esprimere il voto favorevole dei Democratici di sinistra sulla risoluzione Volontè ed altri n. 6-00030, che ingloba e tiene conto delle precedenti mozioni Brugger ed altri n. 1-00066 e Volontè ed altri n. 1-00040. Voglio esprimere, inoltre, il mio apprezzamento per il dibattito svoltosi nella giornata di lunedì e ringraziare il sottosegretario Baccini, che ha fornito risposte puntuali alle preoccupazioni e alle proposte avanzate.
In sostanza, la risoluzione impegna il Governo ad avere una particolare attenzione nei confronti della crisi che vive l'Argentina; particolare attenzione che, d'altra parte, è stata già dimostrata attraverso una serie di iniziative e proposte.
Mi rendo conto della difficoltà del nostro interlocutore politico in Argentina e della precarietà politica esistente in quel paese, che rendono difficoltose le iniziative di cooperazione, di assistenza e di solidarietà.
Come previsto nella risoluzione, sono convinto che sia particolarmente importante che a questa azione che poniamo in essere con il Governo italiano nei confronti dell'Argentina si accompagni anche una forte iniziativa a livello europeo. L'Europa ha affrontato questi problemi spesso con un'ottica più ampia, ha legato la soluzione della crisi in Argentina alla valorizzazione del Mercosur, cercando di avere una valutazione più ordinata delle iniziative da adottarsi.
È particolarmente importante che il Governo, in sede di Unione europea, faccia in modo che il problema dell'Argentina goda di una particolare attenzione e di una particolare priorità. Come hanno appena ricordato gli onorevoli Volontè e Landi di Chiavenna - ma ne abbiamo parlato anche lunedì -, abbiamo un forte legame con l'Argentina che non è soltanto economico. L'ho ricordato nel dibattito: ci legano all'Argentina anche la grande attenzione ed il grande impegno che il nostro paese ha dimostrato, a suo tempo, nel contrasto della dittatura e in difesa dei valori democratici. Ricordo il grande ruolo che abbiamo svolto sul problema dei desaparecidos e la grande attenzione che il nostro paese ha sempre dimostrato nei confronti di tutta l'Argentina, di una comunità che è viva e vitale.
Come sosteniamo anche nella risoluzione, ricordo, inoltre, che i risparmiatori italiani hanno investito molto in Argentina:


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sono 350 mila i risparmiatori italiani che hanno investito un totale di 14 miliardi di euro. È importante che, nella ristrutturazione e nella rinegoziazione del debito, il Governo rivolga una particolare attenzione al problema di questi risparmiatori. L'Italia è, dopo la Spagna, il paese che più degli altri si è impegnato ed è intervenuto in quella direzione; quindi, come si dice del resto anche nella risoluzione, raccomando al Governo di seguire e di accompagnare le iniziative prese dall'ABI, affinché su questo problema delicato, che riguarda migliaia e migliaia di risparmiatori nel nostro paese, ci siano trasparenza ed attenzione.
Allo stesso tempo, è particolarmente importante che nella risoluzione si impegni il Governo - lo ricordo in maniera molto precisa, come compare nel testo - a prendere, in particolare, l'iniziativa di proseguire nelle sedi internazionali competenti, un'attività di studio e di proposta per una nuova architettura finanziaria in grado di sostenere l'economia reale di evitare bolle speculative e crac finanziari.
È, dunque, importante una riflessione sul ruolo degli organismi internazionali, in particolare del Fondo monetario internazionale, affinché nelle politiche di intervento e di sostegno sia svolta un'azione che non guardi soltanto al problema strettamente finanziario ma affronti anche la questione dello sviluppo, in una dimensione regionale più ampia. Si richiede un intervento in cui gli aspetti finanziari siano legati anche ad una politica di sviluppo, di ristrutturazione e di riflessione: nella crisi argentina, accanto alle gravi responsabilità delle classi dirigenti, ci sono state anche soluzioni sbagliate derivanti da una privatizzazione realizzata con effetti nocivi sull'economia del paese.
Aggiungo ancora che la riflessione sul comportamento degli organismi internazionali e la valutazione di carattere più generale trovano fondamento anche nel fenomeno della speculazione finanziaria che si sta diffondendo nel mondo; all'inizio, il testo della risoluzione prende in considerazione questa bolla speculativa, che ha già portato a situazioni difficili, a volte drammatiche, come in Asia, in Russia, in America latina e che ha determinato la grave crisi del mondo bancario giapponese, e la bolla finanziaria che possiamo riassumere in queste cifre: la speculazione dell'intero sistema finanziario ha riguardato 400 miliardi di dollari. Immaginate che si tratta di una cifra dieci volte superiore al prodotto interno lordo a livello mondiale.
La necessità di una riflessione su un sistema finanziario che non è sottoposto a regole e ad un governo rappresenta un problema sul quale noi chiediamo che il Governo prosegua nella sua politica e che soprattutto si organizzi nello sviluppare delle iniziative che permettano di sostenere l'economia e soprattutto siano in grado di evitare bolle speculative e crac finanziari che arrecano un danno terribile ai risparmiatori e ai diritti dei cittadini dei paesi interessati.
Per concludere, sottolineiamo l'importanza di questo lavoro comune che è stato fatto in Parlamento, di questa attenzione che vede una corrispondenza di vedute e anche di proposte della maggioranza e dell'opposizione e che fa seguito anche a delle valutazioni comuni che avevano portato ad approvare delle risoluzioni sull'argomento in Commissione finanze e che devono vedere, come ricordava l'onorevole Volontè, anche una attenzione per il rientro nel nostro paese di quei cittadini italiani che risiedono in Argentina e che sono negli altri paesi del Mercosur. Ci sono già delle iniziative importanti adottate da alcune regioni; abbiamo delle iniziative legislative sull'argomento; è importante, anche da questo punto di vista, che possa esserci nel concreto un'attenzione da parte del Governo.
Questi sono i motivi che ci portano a dare il nostro consenso alla risoluzione che pone specifiche soluzioni per quanto concerne il problema dell'Argentina e chiede anche al Governo una iniziativa più ampia che possa permettere di far fronte al disordine finanziario che c'è nel mondo e a realizzare in sede europea e mondiale le opportune iniziative perché la finanza si


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concili con lo sviluppo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cordoni. Ne ha facoltà.

ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo sia molto importante il voto che esprimeremo su questa risoluzione perché sarà sicuramente un atto che impegnerà il nostro paese nei confronti dell'Argentina e dei molti italiani che là si trovano. Sarà un impegno del paese, ma ci dovranno essere anche una forte iniziativa ed una azione del Governo perché gli impegni che in questa risoluzione vengano individuati siano poi realizzati con l'azione amministrativa e di Governo.
Io credo che i nostri concittadini che sono in Argentina si aspettino molto dall'Italia, forse anche più di quello che rientra nelle nostre responsabilità e nelle nostre competenze; ma in ogni caso guardano continuamente sia alle azioni, ai nostri comportamenti e alle decisioni che assumiamo qui oggi nel Parlamento, ma anche alle azioni amministrative e di Governo, assunte anche nelle sedi internazionali, laddove il nostro paese è presente.
Considero importante che noi ci diamo degli obiettivi per aiutare la reindustrializzazione di quel paese che a causa delle politiche macroeconomiche e anche del cambio che aveva collegato la loro moneta al dollaro ha di fatto, dopo dieci anni, portato l'Argentina ad una quasi totale deindustrializzazione perché era più favorevole importare che produrre in quel paese, provocando anche quell'alto tasso di disoccupazione che oggi sfiora il 30 per cento. Tutto questo poi, insieme alla svalutazione e allo sganciamento dal dollaro, ha prodotto quella miseria che oramai attraversa più della metà della popolazione argentina, portando dentro le fasce povere anche le classi medie di quel paese che avevano usufruito in questi dieci anni di alcuni vantaggi di queste scelte di politica finanziaria e di politica economica.
Dicevo che si aspettano molto, per esempio, che vi sia una più forte azione rispetto al problema del debito estero. Vi sono delle sedi internazionali nell'ambito delle quali si sta lavorando per ragionare su come poter diminuire quel debito, non attribuendo le responsabilità al popolo argentino - penso, per esempio, al debito che si trascina dalla fase delle dittature -, ma aiutandolo a rispondere ai propri impegni internazionali.
Vi è da portare avanti un'azione a livello europeo - trattata anche nella risoluzione - affinché l'Europa riesca a trovare forme e modi per aprire i propri mercati ai prodotti agricoli argentini. So che questo è un problema difficile, so che si ha a che fare con livelli di produzione ed interessi che in Europa sono forti, ma non credo sia ingiusto e neanche economicamente svantaggioso non ragionare sulla possibilità di apertura reciproca dei mercati.
Vi è una fase su cui il popolo argentino si aspetta un aiuto più stringente di quello che finora siamo riusciti a fare. È vero che abbiamo stanziato dei fondi che dovrebbero servire per le piccole e medie imprese e per favorire sul piano sociale alcuni interventi, ma non può essere ignorato che le difficoltà per costruire quella rete di solidarietà che faccia fronte all'emergenza in Argentina sono molte: ci vuole una forte azione del Governo.
A giugno ho avuto modo di visitare l'Argentina ed ho concluso che, se in Italia volessimo mettere in piedi una rete di solidarietà per fornire prodotti sanitari (una delle emergenze segnalateci in tutte le sedi, in tutti i luoghi), saremmo nell'impossibilità di farlo. L'unico organismo che può costruire una rete di distribuzione è la Caritas che in Argentina ha stipulato una convenzione con la Decana Argentina. Il Governo italiano, se vuole favorire questo processo di solidarietà diffusa che può salire dalle comunità del nostro paese, deve stipulare una convenzione con il Governo argentino perché questo passaggio dall'Italia all'Argentina sia facilitato. A ciò non aiutano le commissioni istituite dal Governo argentino presso il ministero


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degli esteri presieduto dalla sorella del Presidente che vuole accentrare tutto. Le medicine rischiano di rimanere ferme alle dogane, oppure cadere nei rivoli della corruzione, uno dei mali dell'Argentina denunciato in tutte le sedi, in tutti i luoghi.
Nella risoluzione si afferma che si farà di tutto per rispondere all'emergenza sanitaria; spero che il Governo agisca di conseguenza costruendo una rete che sia in grado di facilitare la solidarietà che può giungere dal nostro paese.
In Argentina vi è un'altra emergenza rappresentata dal problema della scuola. Oramai, le giovani generazioni non vanno a scuola, adesso cominciano a tornarci perché la Caritas distribuisce un pranzo al giorno; le famiglie mandano i ragazzi a scuola affinché possano mangiare almeno una volta al giorno.
Dopo la spinta alla nuova immigrazione dei giovani argentini verso l'Europa, il paese rischia che le future generazioni non abbiano gli strumenti culturali e di istruzione per governare.
Credo che dovremmo aiutare la scuola, un'istituzione che in altre fasi della vita argentina ha rivestito un importante ruolo; potremmo aiutare quei ragazzi affinché i processi scolastici siano sostenuti.
Vi è anche la questione della solidarietà finanziaria; è vero, vi sono delle azioni in corso, si è concluso l'accordo con la Banca nazionale del lavoro affinché le pensioni agli italiani in Argentina potessero essere liquidate in dollari attraverso la Banca nazionale del lavoro di New York, a differenza di quello che poteva succedere altrimenti. Credo, però, che questa convenzione che l'INPS ha stipulato con la Banca nazionale del lavoro debba essere allargata anche a tutte le regioni che stanno costruendo meccanismi di solidarietà per le proprie comunità e che, anche nel caso in cui sono riuscite a stanziare fondi finalizzati sul terreno del bisogno, dell'aiuto immediato, delle situazioni più disperate, non riescono a far pervenire queste risorse perché ci troviamo in presenza del provvedimento cosiddetto corallito che blocca tutte le possibilità di distribuzione delle nostre risorse.
Anche in tal caso occorre un atto del Governo che metta tutte le regioni, qualora lo vogliano fare, in condizione di istituire fondi solidarietà per i propri emigranti per evitare che si trovino di fronte a tale blocco. Mi sono soffermata su tali aspetti, che mi sembrano contenuti nella risoluzione anche se in termini di prospettiva generale, augurandomi che le intenzioni contenute nella medesima si traducano in un atto di Governo molto stringente tale da permettere che i nostri intenti e le nostre volontà si trasformino in un'azione concreta di solidarietà del nostro paese, non soltanto del Governo, ma anche dei cittadini e delle associazioni di volontariato presenti nello stesso. Credo che la nostra azione non debba limitarsi al piano dell'emergenza, anche se quest'ultimo non deve essere sottovalutato.
Un altro elemento che ci preoccupa è rappresentato dalle modalità con cui aiutare, dal punto di vista economico, quel paese a ricostruire un'economia ed una capacità di risposta in termini occupazionali, in modo tale che quest'ultimo, con le proprie decisioni e le proprie scelte, possa ricostituire una sua funzione nell'America del sud. Ho preso atto della discussione sulle linee generali, svoltasi lunedì, delle mozioni in merito al problema dell'Argentina e alle responsabilità di tale situazione.
Credo che le responsabilità siano diffuse: sono sicuramente da imputare alle politiche adottate dai governanti argentini, ai cittadini che hanno sempre espresso un grande consenso a quei governi, ma anche alle politiche del Fondo monetario internazionale suggerite in questi anni (più che suggerite, quasi imposte) a quel paese per uscire dalla situazione di difficoltà manifestatisi.
Quel paese ha insegnato al mondo intero che le politiche che il Fondo monetario internazionale ha prospettato, nel corso degli anni novanta, come soluzione della crisi a tutti gli Stati siano la dimostrazione del loro fallimento. Si tratta però di un giudizio che non va espresso solo per l'Argentina (è plateale ed è visibile a tutti il fatto che l'applicazione di quelle ricette abbia prodotto guasti e danni per il popolo


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dell'Argentina), poiché si tratta di ricette che possono avere le stesse conseguenze in altre parti del mondo.
Emerge anche una nostra responsabilità con riferimento all'adozione di quelle politiche. Credo e concludo...

PRESIDENTE. Onorevole Cordoni, si avvii a concludere.

ELENA EMMA CORDONI. Dispongo di dieci minuti di tempo, Presidente.

PRESIDENTE. Ne ha utilizzato qualcuno di più.

ELENA EMMA CORDONI. Non ho ricevuto la sua segnalazione e pensavo di aver rispettato il tempo a mio disposizione.
L'azione che dobbiamo mettere in campo deve muoversi in più direzioni perché dovrà trattarsi di interventi di carattere generale, finalizzati alla correzione delle politiche economiche del Fondo monetario internazionale, nonché alla riduzione progressiva del debito estero, oltre quelli da porre in essere sul piano dell'emergenza immediata (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo.).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brugger a cui ricordo che ha a disposizione poco più di un minuto di tempo residuo per il suo intervento. Ne ha facoltà.

SIEGFRIED BRUGGER. Signor Presidente, sarò telegrafico anche perché avevamo assunto l'impegno di concludere la discussione e di approvare le mozioni in esame questa mattina. Mi dichiaro molto soddisfatto per la presentazione di una risoluzione unitaria sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari, dopo una discussione sulle linee generali approfondita e molto stimolante. Si potrà esprimere, quindi, un voto unanime su una questione che sta a cuore, credo, a tutti noi.
È stato già detto tutto al riguardo e, pertanto, non devo ripetere niente.
Vorrei solo soffermarmi sull'unico aspetto che mi pare oltremodo importante.
A prescindere dall'Argentina, della quale, giustamente, abbiamo parlato molto, vi sono altri paesi in via di sviluppo che si trovano in situazioni molto simili. Dunque, la crisi è internazionale, è una crisi bancaria, finanziaria internazionale e, pertanto, gli organismi internazionali hanno doveri, obblighi ed anche responsabilità. Vorrei che questo, anche come Parlamento italiano, non ci sfuggisse in questo dibattito.
Grazie per questa risoluzione comune. Ovviamente, con ciò è superata la mozione che porta il mio nome come primo firmatario (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Minoranze linguistiche, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato, che però ha esaurito il suo tempo.
Onorevole Boato, le concedo due minuti di cortesia.

MARCO BOATO. La cortesia sarà ricambiata, Presidente. Signor Presidente, sottosegretari Baccini e Boniver, colleghi, credo che, insieme al collega Brugger, che è il primo firmatario, abbiamo fatto bene durante la Conferenza dei presidenti di gruppo a chiedere di inserire all'ordine del giorno l'esame di queste mozioni. Abbiamo trovato positivo il fatto che anche il collega Volontè, con altri esponenti del centrodestra, abbia assunto un'iniziativa analoga e abbiamo dato una dimostrazione, in questi giorni, a partire dal dibattito di lunedì scorso ed anche nelle dichiarazioni di voto che stiamo facendo ora, del fatto che, su questioni di tale rilevanza, è possibile trovare una positiva convergenza fra le iniziative del centrosinistra - in questo caso delle minoranze linguistiche - e le iniziative del centrodestra.
Condivido ciò che è stato detto dai vari colleghi, da ultimo Brugger, ma vorrei citare anche il collega Benvenuto. Sottolineo, per concludere, l'attenzione su due


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punti fra i molti della risoluzione, che voteremo in modo - spero - unanime, che fanno anche riferimento all'attenzione che il premio Nobel per l'economia 2001, Joseph Stiglitz, aveva tratto sia sulla Handelsblatt di Amburgo, sia sul Corriere della Sera di qualche mese fa, sia sulla stessa la Repubblica di ieri, riguardo alla necessità di superare la crisi argentina anche con il rilancio del libero commercio rispetto all'Unione europea e rispetto agli Stati Uniti d'America, superando le politiche protezionistiche.
Quindi, è giusto che si scriva che bisogna sostenere l'introduzione nel sistema comunitario di preferenze tariffarie generalizzate di una serie di prodotti esportabili dall'Argentina, in modo da favorire la ripresa delle piccole e medie imprese e che da ultimo si dica che è necessario prendere, in particolare, l'iniziativa di proseguire nelle sedi internazionali competenti l'attività di studio di proposte per una nuova architettura finanziaria in grado di sostenere l'economia reale e di evitare bolle speculative e crac finanziari. Sottolineo questi due aspetti oltre a tutti gli altri che i colleghi hanno già sottolineato. Ringrazio anche il Governo per la positiva interlocuzione, annuncio il voto favorevole dei deputati Verdi e mi auguro che questo possa essere un voto favorevole di tutta l'Assemblea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, noi voteremo a favore di questa risoluzione, che è chiaramente ispirata dalla buona volontà e che si propone di sperare che qualcosa si faccia. Non si può negare un voto favorevole a queste intenzioni.
Tuttavia, colgo l'occasione per ricordare come la crisi in Argentina non sia venuta come una catastrofe naturale: la crisi in Argentina è il risultato delle politiche economiche e finanziarie che il Fondo monetario internazionale ha imposto a quel paese. E quando dico imposto, intendo dire imposto, nel senso che ai governi argentini che si sono succeduti nel corso degli anni novanta non è mai stata data nessuna altra possibilità, pena l'essere tagliati fuori da qualsiasi politica di rifinanziamento della loro economia e la caduta verticale della loro economia.
Il risultato è disastroso, è sotto gli occhi di tutti e non credo, fra l'altro, che dovremmo interessarcene solo o prevalentemente perché una parte dei cittadini argentini porta un cognome italiano. Del resto, già il primo periodo delle premesse della risoluzione spiega bene la dimensione del problema finanziario internazionale, sennonché, per raggiungere questo accordo unanime, dimentica di indicarne le responsabilità.
Ed inoltre, nonostante il fatto che esprimeremo voto favorevole su questa risoluzione, vorrei ricordare ai colleghi Volontè e Brugger che, quando si parla di una riconsiderazione della ristrutturazione della quota di debito estero argentino nei confronti del nostro paese, si dovrebbe evitare di scrivere «nell'ambito degli accordi multilaterali con il club di Parigi», esattamente perché ci priva, come Governo, come Parlamento e come paese della possibilità di rinegoziare il debito argentino nei confronti del nostro paese fuori dai Diktat imposti dal cartello dei creditori. Il club di Parigi non è un'associazione benefica, ma un club di strozzini! Sono coloro i quali decidono di negoziare, con un singolo paese debitore, i tassi da applicare a quel debito ed i tempi della restituzione del denaro. Ciò significa che si tratta di un club di strozzini al quale, peraltro, il nostro paese partecipa, mentre, secondo me, non dovrebbe partecipare!
Ho constatato che il collega Brugger ha rinunciato, purtroppo, nella sua mozione a parlare del governo del Fondo monetario internazionale. Si parla, dunque, di una generica ristrutturazione dell'architettura finanziaria internazionale, ma non si menziona il Fondo monetario internazionale, quando persino gran parte degli economisti liberisti, dopo aver riconosciuto i disastri provocati dalla politica del Fondo


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monetario internazionale, ne propongono una riforma. Io personalmente lo distruggerei con i carri armati il Fondo monetario internazionale, perché lo considero un'associazione per delinquere. Ciononostante, non capisco perché si sia voluto rinunciare persino alla sola menzione del Fondo monetario internazionale.
Non si può parlare - in questo caso il Governo non potrà non tenerne conto - di cittadini italiani e del loro rientro nel nostro paese e successivamente metterli in connessione con i flussi migratori. Sono due cose completamente diverse! È assolutamente sbagliato porre in relazione le due questioni! Oltretutto mi sorge un dubbio su questa gestione più razionale e vicina agli interessi nazionali dei flussi migratori: facciamo tornare dei cittadini italiani che hanno tutti i diritti a rimettere piede nel nostro paese, senza entrare in alcuna quota di flussi migratori e chiedere alcun visto e poi li mettiamo in relazione con i flussi migratori. Evidentemente, in questo modo si tradisce un'intenzione da parte dell'estensore di questo capoverso dell'impegnativa per il Governo che, comunque, non potrà trovare alcuna esecuzione nell'azione del Governo perché è infondato sotto tutti i punti di vista.
Infine, come hanno già fatto altri colleghi, vorrei ricordare che, per onorare in modo degno e serio il contributo italiano alla ricostruzione dell'Argentina e per rispettare e sostenere la comunità italiana ivi residente, il Governo italiano dovrebbe chiedere la celebrazione dei processi nei confronti dei massacratori, di coloro i quali fanno fatto sparire svariate centinaia di cittadini e cittadine italiani, prelevati nelle loro case e fatti massacrare dall'esercito e dalla polizia al tempo della dittatura. Secondo notizie fornite da tutta la stampa internazionale, l'apertura, avvenuta pochi giorni fa, di un archivio degli Stati Uniti d'America, ha consentito di prendere conoscenza di documenti che comprovano la diretta partecipazione e la diretta conoscenza di tali responsabilità da parte dell'ambasciata e dei servizi di sicurezza americani.
Evidentemente, attività come andare a prelevare uomini e donne in casa propria, solo perché oppositori del regime, e rapirne i figli per venderli all'asta dei militari affinché fossero adottati (assecondate dal Governo degli Stati Uniti) costituiscono, per molti colleghi, un'opera meritoria. Per noi, in qualsiasi parte del mondo vengano perpetrate, integrano crimini di stampo terroristico dei quale qualcuno, un giorno, dovrà rispondere di fronte all'umanità (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Dobbiamo ora sospendere le dichiarazioni di voto finale sulla risoluzione Volonté ed altri n. 6-00030 poiché l'ordine del giorno prevede lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sulla questione irachena, con la presenza del Presidente del Consiglio, ad un orario prestabilito.
Le dichiarazioni di voto e le votazioni sulle predette mozioni avranno luogo dopo lo svolgimento dell'informativa urgente sull'Iraq.
Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle 10,40.

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