![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, con allegati, protocolli, dichiarazioni e atto finale, fatto a Cotonou il 23 giugno 2000, dell'Accordo interno tra i rappresentanti dei Governi degli Stati membri relativo al finanziamento e alla gestione degli aiuti, nonché alla concessione di un'assistenza finanziaria ai Paesi e territori d'oltremare, con allegato, fatto a Bruxelles il 18 settembre 2000 e dell'Accordo interno tra i rappresentanti dei Governi degli Stati membri relativo ai provvedimenti ed alle procedure di applicazione dell'Accordo ACP - CE, con allegato, fatto a Bruxelles il 18 settembre 2000 (Articolo 79, comma 15), che la III Commissione (Affari esteri) ha approvato ai sensi dell'articolo 79, comma 15, del regolamento.
La ripartizione dei tempi è pubblicata nel vigente calendario dei lavori (vedi calendario).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Paoletti Tangheroni.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa ratifica riveste un'importanza notevole; si tratta, infatti, di un accordo che regola i rapporti tra gli Stati dell'Unione europea ed i paesi dell'Africa subsahariana, dei Caraibi e del Pacifico. Tale accordo fu firmato a Cotonou il 23 giugno del 2000 e la sua ratifica è quindi molto urgente.
Credo sia opportuno accennare brevemente a qualche antecedente di tale accordo. Già nel 1957 il Trattato di Roma, che istituiva la Comunità economica europea, poneva le basi giuridiche della cooperazione della nuova entità economica con i paesi che allora erano, per molta parte, ancora colonie degli stati europei. Successivamente, i rapporti di cooperazione tra i paesi dell'allora Comunità europea e quelli dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico furono regolati dalle Convenzioni di Yaoundé e, successivamente, di Lomé. L'importanza di questo accordo risiede anche nell'apertura di una nuova generazione, appunto di accordi, tra gli stati dell'Unione europea e quelli dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico. Infatti, in esso sono contenute alcune innovazioni abbastanza rilevanti. L'ultima Convenzione di Lomé prevedeva una durata di dieci anni e già aveva introdotto numerose innovazioni, alcune delle quali si riconducono alle più importanti conferenze che l'ONU ha tenuto in questi ultimi dieci anni. Infatti, la promozione dei diritti umani, il rispetto della democrazia, sono diventati elementi chiave nel partenariato, mentre nella cooperazione sono stati inseriti nuovi obiettivi, come il potenziamento del ruolo delle donne e la protezione ambientale.
Un'altra importante innovazione è stata la cooperazione decentrata: già nell'ultima convenzione di Lomé si prevedevano tipologie di cooperazione non solo tra Stati, ma anche tra Stati e società civile.
Il nuovo accordo quadro è essenzialmente fondato sul rispetto dei diritti umani. Non solo: la violazione dei diritti umani può diventare addirittura causa di rescissione dell'accordo. Credo, quindi, che questa sia una valutazione interessante, che sicuramente tiene conto del contesto politico dell'Africa degli ultimi anni che, come sappiamo, è stata insanguinata da guerre e genocidi.
In questo accordo è molto importante anche il ruolo centrale che si attribuisce alle organizzazioni non governative delle quali si incoraggia il potenziamento.
La dimensione istituzionale dell'accordo (che si può desumere dagli articoli
14 e 17) grosso modo riprende il quadro della Convenzione di Lomé. Si prevede che l'accordo sia gestito dal Consiglio dei ministri, dal Comitato degli ambasciatori e dall'Assemblea paritetica.
Per quanto riguarda le strategie che devono essere definite, credo valga la pena (dopodiché la disamina degli articoli sarà consegnata al Presidente) porre attenzione a ciò che è scritto nell'articolo 18 del presente accordo, dal momento che, a mio avviso, esso costituisce una sorta di rivoluzione copernicana rispetto alle precedenti convenzioni. Come ho detto, si entra in una nuova generazione di rapporti tra Europa e paesi ACP; l'ombra della colonizzazione sembra affidata alla storia, devo dire, però, sulla carta. Infatti, l'impostazione mira ad accrescere sensibilmente la partecipazione dei paesi ACP all'economia mondiale, soprattutto grazie alla liberalizzazione degli scambi, e nelle precedenti convenzioni l'impostazione del rapporto degli scambi era sempre in chiave protezionistica rispetto ai paesi dell'Unione europea. Invece, in questo caso, registriamo che, per quanto riguarda la cooperazione economica e commerciale, i rapporti regolati dall'accordo di Cotonou prevedono dal 2002 al 2008 la prosecuzione dell'attuale sistema di preferenze...
PRESIDENTE. Onorevole Paoletti Tangheroni, il tempo a sua disposizione sarebbe scaduto.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI, Relatore. Si tratta di un accordo importante. Vorrei soltanto concludere dicendo che sicuramente, a partire dal 2008, sulla carta, si prevede questa rivoluzione, che pone in situazione paritetica gli Stati ACP e gli Stati membri dell'Unione europea. È, quindi, un accordo di rilievo ed è urgente ratificarlo perché risale al 23 giugno 2000 ed è importante che prenda corpo davvero (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MARGHERITA BONIVER, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare la relatrice, ma soprattutto la Presidenza e i presidenti di gruppo che hanno reso possibile un così rapido esame di questo disegno di legge di ratifica dell'Accordo di Cotonou che consente all'Italia di completare le proprie procedure di ratifica in tempo utile per l'entrata in vigore dell'accordo stesso a partire dal 1o gennaio dell'anno prossimo.
Sarà così possibile evitare ritardi nell'erogazione delle risorse previste dal FES, il Fondo europeo di sviluppo, di cui tanto hanno bisogno i paesi interessati. La ratifica di questo accordo rappresenta il rispetto di un solenne impegno politico dell'Unione nei confronti dei paesi in via di sviluppo e ribadisce il tradizionale ruolo dell'Italia in ambito europeo a favore del sostegno per le aree più bisognose del pianeta. Esso consente di rendere più attuale ed efficace la politica di aiuti allo sviluppo dell'Unione europea nei confronti dei 77 paesi dell'Asia, dei Caraibi e del Pacifico e sostituisce l'ultima delle quattro convenzioni di Lomé che per quasi trent'anni, a partire dal 1975, hanno dato vita ad un quadro istituzionale Unione europea-ACP per la gestione congiunta delle strategie volte alla crescita economica di una vasta area del pianeta.
L'accordo di Cotonou presenta alcuni rilevanti aspetti di novità sui quali desidero soffermarmi molto sinteticamente. Innanzitutto, l'accordo è fondato sul rispetto dei diritti umani, dei principi democratici, dello Stato di diritto e del buon Governo e fornisce un quadro coerente di sostegno allo sviluppo degli ACP. Esso incoraggia e sostiene, inoltre, i processi di integrazione regionale e subregionale finalizzati all'inserimento degli ACP nell'economia mondiale e prevede la conclusione di accordi di partenariato economico-regionale che daranno vita ad aree di libero scambio tra l'Unione europea e le subregioni ACP.
I negoziati per tali accordi si aprono ufficialmente a Bruxelles il prossimo 27 settembre e, quindi, il voto di questa
mattina, proprio a ridosso di tale importantissima scadenza, riveste anche il significato di un convintissimo appoggio del nostro paese all'azione comunitaria.
Tra le novità introdotte dall'accordo rispetto alle precedenti convenzioni di Lomé particolare rilievo assume in questo momento il previsto impegno delle parti ad esaminare nel quadro del dialogo politico i gravissimi problemi posti dall'immigrazione, soprattutto quella clandestina ed illegale, in vista della definizione di una politica di prevenzione del fenomeno e di sostegno al rimpatrio nel paese di origine degli immigrati irregolari. In tale ottica è stata inserita una clausola di riammissione che consentirà la possibilità automatica di negoziare, su richiesta di una delle due parti, accordi bilaterali che stabiliscono obblighi particolari per la riammissione.
Più in generale gli obiettivi della partnership Unione europea-ACP sono quelli dello sviluppo sostenibile dei paesi in questione, dell'eradicazione della povertà e delle misure da adottare per promuovere la loro reale partecipazione all'economia mondiale e sopperire ai bisogni fondamentali delle popolazioni interessate (stiamo parlando delle popolazioni tra le più povere del pianeta).
Su questi temi fondamentali oggi l'Italia scrive una pagina importante, in piena sintonia con il suo tradizionale e solidale impegno per il sostegno allo sviluppo.
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
![]() |
![]() |
![]() |