![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Zorzato.
MARINO ZORZATO, Relatore. Signor Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, onorevoli deputati, ringrazio il relatore Zorzato e gli onorevoli Rocchi, Mariotti e Maurandi per gli spunti molto interessanti emersi in questo dibattito.
In realtà, si è dibattuto di due questioni principali: della natura della legge di assestamento nonché delle previsioni governative e degli strumenti di politica economica necessari per realizzarle.
Dunque, la prima questione riguarda la natura di ciò che stiamo discutendo in questa sede. Infatti, stiamo discutendo oltre che del rendiconto generale dello Stato, della legge di assestamento per quest'anno. Quest'ultima, volente o nolente - anche se a mio avviso l'aria di intervento dell'assestamento potrebbe essere estesa, in modo da produrre anche un effetto di carattere sostanziale -, allo stato attuale della legislazione, anche costituzionale, ha una natura puramente formale. Dunque, siamo costretti a restare in questo orto chiuso senza poter, attraverso l'assestamento, porre in essere interventi che, per loro natura, appartengono ad altri tipi di strumenti legislativi.
Ecco perché nel disegno di legge di assestamento possiamo solo registrare l'andamento dei nostri conti, senza poterne modificare la struttura. Ciò non significa che non abbiamo presente quanto sta accadendo, semplicemente non stiamo adottando provvedimenti.
In questa sede è stato più volte evocato il decreto-legge della scorsa settimana, con il quale si cerca di porre nuovamente sotto l'orbita dell'articolo 81, comma 4, della Costituzione, un andamento di spese per certi aspetti erratico. Tuttavia, questo andamento, alla fine, potrà solo essere registrato nel bilancio, senza poter direttamente trasfondere gli effetti di questo decreto-legge immediatamente nell'assestamento, in quanto quest'ultimo lavora al margine rispetto alle grandezze iscritte al bilancio.
Chiaramente quando, legge per legge, si verificherà la copertura reale o carente delle singole disposizioni legislative, allora verranno registrate a conclusione e si riscontreranno nel rendiconto di quest'anno e, ovviamente, nei provvedimenti di copertura che si dovessero presentare per monitorare e controllare la legislazione in itinere.
Dunque, è chiaro che lo strumento dell'assestamento, avendo di per sé piuttosto un carattere giuridico formale, poco si presta ad essere utilizzato per un intervento sostanziale nella legislazione di spesa. Mi sarei aspettato, invece, qualche critica di minore rilievo con riferimento al fatto che, malgrado la spesa pubblica mostri in questo periodo un certo livello di tensione, con l'assestamento abbiamo fatto un'opera di invarianza assoluta dei saldi e di contenimento delle possibilità di espansione della spesa.
Si osserva che le entrate sono in una fase di diminuzione. È ovvio che le entrate rappresentano sempre una previsione. Non siamo assolutamente - come dire - tranquilli e rilassati in materia di entrate. Ci mancherebbe. Tuttavia si tratta di una previsione che può essere verificata compiutamente a fine esercizio. Ciò non vuol dire che si attenderà la fine dell'esercizio per prendere eventuali, ulteriori misure di riequilibrio delle entrate; tuttavia, inevitabilmente, nel corso dell'esercizio possono verificarsi scostamenti che possono essere riassorbiti verso la fine. Sarò più concreto: le entrate al 30 giugno non erano così sfavorevoli come si sono manifestate nel prosieguo per alcuni comparti; mi riferisco principalmente all'autotassazione dell'IRPEG. Anche in questo caso, però, consentitemi un piccolo corollario: queste carenze nelle entrate in relazione all'IRPEG sarebbero state difficilmente prevedibili dal Governo perché fanno riferimento a comportamenti e a scelte di alcune imprese, specificamente di alcune grandi imprese, che hanno utilizzato - potevano farlo o meno - meccanismi legislativi previsti dalla legislazione preesistente.
A questo proposito, mi sia consentita una brevissima parentesi: certamente il Governo attuale non può non farsi carico della situazione economica e di finanza pubblica esistente; ma non è detto che il solo passaggio di un anno sia sufficiente a
decongestionare tutti gli effetti accumulatisi nel tempo a seguito delle decisioni legislative preesistenti. Faccio un esempio, perché è stata citata la questione dell'espansione dell'indebitamento complessivo: anche in questo caso, abbiamo dovuto intervenire - per esempio - con coperture di vecchi debiti, dovuti a finanziamenti in disavanzo del servizio sanitario nazionale, che si sono determinati negli anni precedenti e che solo quest'anno sono arrivati - come dire - alla presentazione dei conti ed alla liquidazione cash. Certamente siamo di fronte ad un aumento dell'indebitamento complessivo; però, si tratta di spese che si sarebbero dovute finanziare all'epoca delle loro formazione e che sono state trascinate nel tempo. Quanto all'osservazione dell'onorevole Mariotti, secondo cui restano alcuni problemi da risolvere, quali per esempio le spese per fitti delle caserme, rispondo: certamente, è vero, abbiamo alcune pendenze. Tuttavia, onorevole Mariotti - come ella ha giustamente osservato -, si tratta di pendenze che derivano da un decennio fa. Anche in questo caso, non intendo assolutamente entrare in polemiche pre o postelettorali. Ci mancherebbe! La questione sta nel cercare di risolvere i problemi. Tuttavia, si tratta di vecchie situazioni che è difficile pensare di poter risolvere compiutamente in un anno, soprattutto in un anno che ha visto difficoltà economiche notevoli, come è stato osservato da tutti. E nessuno vuole negarlo. D'altronde, onorevole Maurandi, sulla questione delle previsione dei dati economici si potrà dire che il Governo ha peccato di ottimismo. Può darsi, però, se esaminiamo le previsioni dei principali centri economici interni ed esteri, nazionali ed internazionali, vediamo che c'è stato un cambiamento in corso d'opera: le previsioni originarie relative al 2002 e al 2003 erano ben superiori rispetto ai livelli che si sono realizzati man mano, a seguito di un concatenarsi di eventi. Sicuramente la congiuntura internazionale non può non riflettersi su quella italiana; oltretutto, si tratta di eventi che non hanno le caratteristiche di un mero andamento di bassa ciclica e che presentano un certo livello di eccezionalità. Infatti, quando sommiamo gli effetti dell'11 settembre alla stagnazione, già presente all'epoca negli Stati Uniti America, al caso Enron e a scandali simili, nonché alla situazione dell'America latina, sperimentiamo un meccanismo sostanzialmente diverso da ciò che può essere una crisi ciclica.
Quindi, se qualche peccato di ottimismo il Governo ha fatto - e non siamo qui a non volercene assumere le responsabilità -, sicuramente, l'errore è stato indotto dal meccanismo di questa crisi che si è sviluppata in tutto il globo e dalle previsioni che già, come dicevo prima, erano molto meno pessimistiche di oggi. Questo, ovviamente, non significa che non si debba in qualche modo far fronte a questo tipo di problemi e che il Governo non intenda fare la sua parte.
Pertanto, sotto questo profilo, il decreto-legge adottato in materia di più puntuale applicazione dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, costituisce uno strumento non banale, che comunque fino adesso non era stato mai adottato da nessun Governo precedente. Avremo modo di discutere ampiamente - credo in termini molto ristretti - sul contenuto di questo decreto-legge; ma sicuramente la puntuale applicazione, il puntuale riscontro della copertura (con una verifica della copertura reale), così com'è registrata nei capitoli e nell'unità previsionale di base del bilancio, credo che sia un'opera fondamentale per arrivare ad una pulizia del bilancio che poi potrà consentire anche di avere, non tanto una compressione della spesa, ma una maggiore certezza dei flussi, senza dovere, di giorno in giorno, inseguire aumenti o diminuzioni di spesa.
Un esempio è stato fatto più volte in quest'aula: quello dei crediti d'imposta nel mezzogiorno. Non entro nel merito della bontà dello strumento: gli operatori del settore lo ritengono ottimo; posso condividere che lo sia. Sta di fatto che è uno strumento - come anche quello delle decontribuzioni per i neoassunti nelle aree depresse - che comunque non era stato finanziato adeguatamente nel momento in
cui le relative leggi furono approvate. Questo è un problema che va sicuramente posto, e che va risolto nella sede propria, perché non si può contemporaneamente sostenere la bontà di uno strumento senza porsi anche il problema della sua copertura finanziaria.
Questa ricognizione a tutto campo che il Governo ha in animo di fare certamente non sarà secondaria nell'azione di contenimento e di controllo della finanza pubblica, che il Governo ha già adottato e continua ad adottare. Rispetto a questo, io credo che l'esclamazione in base alla quale l'attuale Governo avrebbe perso il controllo della finanza pubblica sia proprio contraddetta, non solo dal decreto-legge approvato, ma anche dal comportamento generale che è quello, invece, di tenere sotto controllo i flussi di finanza pubblica e di fare in modo che, perseguendo quegli obiettivi che il Governo non ha modificato nel tempo (anche se qualcuno è forse ottimistico), si possa comunque dare il segno di voler conseguire nei tempi dovuti, i parametri di Maastricht.
Certamente, su questo fronte esistono delle difficoltà, esiste una situazione preesistente - ma non mi voglio soffermare su di essa - che ha portato a qualche criticità alla finanza pubblica. Tuttavia, non credo che un approccio, come è stato rimproverato in questa sede, di carattere ottimistico sia quello che ha provocato danni.
In realtà, le misure che furono adottate da questo Governo, soprattutto nei primi 100 giorni, ma già con la legge finanziaria, avevano un preciso obiettivo politico che era quello di adottare una politica, rispetto a quel momento, anti-ciclica. Se noi a quell'epoca avessimo continuato ad adottare una politica sostanzialmente depressiva, oppure incrementando la pressione fiscale, il risultato sarebbe stato una depressione molto più vasta delle difficoltà della stagnazione nella quale ci troviamo. Si può chiaramente discutere a posteriori di quello che avremmo potuto fare l'anno scorso e nell'ultimo anno, ma sicuramente senza una politica moderatamente espansiva anche quel modesto e, sicuramente, insufficiente e insoddisfacente incremento del PIL che si è realizzato non si sarebbe avuto. Teniamo conto che l'Italia nell'ambito dei paesi europei suoi concorrenti (mi riferisco, principalmente, a Francia e Germania) non si trova in una situazione peggiore rispetto a questi paesi, che pure hanno adottato e continuano ad adottare misure serie di contenimento della spesa pubblica.
Quindi, io credo che il Governo non si vuole sottrarre a nessuna critica: anzi, ben volentieri accoglierà le critiche costruttive di tutto il Parlamento e del paese. Ma in ogni caso la situazione che ci troviamo davanti rappresenta un certo grado di eccezionalità nell'andamento del ciclo, rispetto al quale una risposta con caratteri di classico contenimento della spesa potrebbe ingigantirne gli effetti.
Sicuramente mi sentirei di respingere la critica secondo cui il Governo non è attento alla finanza pubblica avendo creato esso stesso il buco nei conti dello Stato e un meccanismo finanziario che porterebbe il nostro paese allo sfascio. Mi sia consentito di respingere queste osservazioni perché, principalmente, l'azione del Governo è sempre stata rivolta al controllo della finanza pubblica, cercando - come dicevo -, attraverso un modo consentito dalla nostra legislazione (la copertura della legge Tremonti nell'ambito della legge finanziaria ne costituisce un esempio) di far partire tutti gli strumenti per lo sviluppo della nostra economia.
D'altronde, signor Presidente, il Governo non è assolutamente contrario ad accogliere emendamenti, suggerimenti o proposte di modifica che vadano in questa direzione, anche in sede di assestamento. Se vi saranno emendamenti in questa direzione saremo pronti ad accoglierli, tuttavia mi sembra fino ad adesso di non averne visti. Purtroppo, le richieste formulate da molti, anche riguardo alla predisposizione della prossima legge finanziaria, vanno nella direzione dell'espansione della spesa pubblica. Abbiamo anche qualche difficoltà ad operare secondo il canone della dialettica: vorremmo recepire giusti suggerimenti altrimenti, sotto questo profilo, rischieremo di lavorare isolati.
Detto questo ringrazio il relatore e gli onorevoli intervenuti e chiedo, nei limiti del possibile, la più sollecita approvazione di questo provvedimento.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
![]() |
![]() |
![]() |