Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 185 del 3/9/2002
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Sull'ordine dei lavori (ore 12,10).

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, noi prendiamo atto del calendario dei lavori che ha comunicato all'Assemblea. Non abbiamo nulla da eccepire rispetto all'esercizio di prerogative poste in capo al Presidente e prendiamo atto delle decisioni che ha assunto. In sede di Conferenza dei presidenti di gruppo abbiamo espresso - lei lo sa - una valutazione diversa, ma prendiamo atto che l'esercizio delle sue prerogative è stato attuato in questo modo. Pensavamo che il comma 12 dell'articolo 24 del regolamento imponesse una dichiarazione di eccezionale rilevanza politica, ma prendiamo atto di quanto accaduto, vale a dire che lei non ha condiviso questa nostra interpretazione.
Vorrei semplicemente farle notare che lei ha calendarizzato il provvedimento Cirami per il 25 settembre: sappiamo che l'esame nelle due Commissioni non potrà


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cominciare prima della settimana prossima perché l'articolo 30 del regolamento richiede che decorrano quanto meno cinque giorni prima dell'avvio dell'esame della materia assegnata alle Commissioni.
Il regolamento prevede anche che l'esame del provvedimento in Commissione debba concludersi almeno due giorni prima della data stabilita nel calendario dei lavori per l'iscrizione del progetto di legge all'ordine del giorno dell'Assemblea. Nel caso di specie la Commissione ha a disposizione 9 giorni: realisticamente mi pare che non sia possibile.
Secondo il regolamento, si prevedono 60 giorni per l'esame di un provvedimento in Commissione poiché non è stata dichiarata l'urgenza del provvedimento. Diamo atto che la formula «qualora sia concluso il lavoro in Commissione» è rispettosa del lavoro della Commissione stessa e, peraltro, mi pare poco realistico pensare che dopo nove, dieci giorni di lavoro in Commissione si possa prevedere l'inizio dell'esame in Assemblea.
Le do atto che questa formula «qualora sia concluso il lavoro in Commissione» offre certe garanzie rispetto alla necessità che non si ripeta alla Camera ciò che è accaduto al Senato. La Commissione ha tutto il tempo per concludere l'esame di questo provvedimento. Se è giusto riconoscere alla Commissione questo periodo di tempo, mi pare che, forse, non sia opportuno - è però una sua prerogativa - fissare anche la data di riserva del 10 ottobre che scadrebbe esattamente il trentesimo giorno dall'inizio dei lavori in Commissione. Ma i 30 giorni sono previsti nel caso di un provvedimento d'urgenza, e questo non è un provvedimento d'urgenza. Se noi ci vincoliamo anche con la successiva data, quella del 10 ottobre, vuol dire che ci mettiamo nella condizione per cui i lavori delle Commissioni possano trovare una conclusione non corretta, come è avvenuto al Senato. Quindi, mi permetto di sottoporle questo problema perché, a mio avviso, se si può accettare la prima collocazione nel calendario il 25 settembre, qualora siano conclusi i lavori in Commissione, questa condizione mi va bene, ma non dovremmo vincolare il Parlamento alla seconda data, perché potrebbe darsi che la seconda data obbligasse a chiudere in modo non corretto l'esame della Commissione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, mi associo alle considerazioni che ha fatto poc'anzi il collega presidente Castagnetti, e non le ripeto. Le do anche atto della correttezza con cui lei ha affrontato questa questione delicata, su cui c'è un nostro radicale dissenso, ma su cui c'è anche un ruolo diverso che il Presidente della Camera deve assumere. Il nostro dissenso radicale sul piano politico rimane, ma devo anche darle atto positivamente dell'assegnazione del provvedimento in discussione alle Commissioni I e II congiunte, trattandosi di una precisa richiesta che i presidenti dei gruppi dell'opposizione le avevano fatto.
Concludo, signor Presidente, richiamando la sua attenzione su una questione che non riguarda questa materia e che le avevo ripetutamente segnalato come presidente del gruppo Misto, insieme con il presidente della componente delle minoranze linguistiche, il collega Brugger, e cioè l'inserimento nei nostri lavori anche della mozione, presentata come primo firmatario dal collega Brugger, ma sottoscritta da decine e decine di parlamentari sia dell'opposizione sia della maggioranza, relativa alla drammatica situazione dell'Argentina. Poiché lei si è riservato l'inserimento nel calendario anche di altri argomenti, in particolare delle ratifiche, e poiché tale materia ha trovato - almeno nel testo presentato - una convergenza amplissima tra maggioranza e opposizione in Assemblea, la pregherei di considerare l'opportunità di inserire nel nostro calendario anche questa questione, sollevata da


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una componente del gruppo Misto e che vede anche il consenso di numerosi altri colleghi.

PRESIDENTE. Onorevole Boato, se non vi sono opposizioni da parte dei colleghi, mi riservo l'inserimento negli spazi della prima settimana successiva alla ripresa dei lavori parlamentari dell'esame della mozione alla quale ha fatto riferimento.
Non mi sembra vi siano obiezioni e pertanto procederò in questo senso, inserendola dove sarà possibile.

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, noi sentiamo un aspetto non secondario della sua decisione: quello che è stato opportunamente richiamato dal presidente Castagnetti, relativo alla doppia calendarizzazione (quella di settembre e quella di ottobre). Credo che il presupposto sia che le Commissioni concludano l'esame entro il 23 settembre, perché se le Commissioni non lo avranno terminato - come credo avverrà, avendo 60 giorni di tempo per lavorare -, intendiamo utilizzare al massimo tutti i tempi che l'opposizione ha in questa materia così complessa. Qualora il termine saltasse, quindi, salterebbero, evidentemente, tanto la prima quanto la seconda data, perché trattandosi, come si è detto, di un provvedimento che si vota a scrutinio segreto, non è contingentabile, e quindi il contingentamento sarà applicabile solo nel secondo calendario, quello successivo rispetto a quello nel quale questo testo inizierebbe ad essere discusso in aula. Questo punto mi pare sia rimasto leggermente equivoco, ma credo sia da chiarire in questi termini, nel senso che le due date che lei ha indicato presuppongono che le Commissioni a cui il provvedimento è stato affidato concludano i loro lavori entro quei 9 giorni di cui ha parlato il presidente Castagnetti. Credo sia un'opzione difficilmente realistica, ma comunque è questo il punto sul quale dissentiamo dalla sua lettura del calendario.

MARCO RIZZO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO RIZZO. Signor Presidente, intervengo anch'io per manifestare un dissenso rispetto alla vicenda della doppia calendarizzazione. Noi non siamo oggi - io credo - nelle condizioni di determinare le due date in tal modo, anche perché, come opposizione, il nostro dissenso su questa legge è totale e intendiamo utilizzare appieno i 60 giorni previsti. Quindi, ben difficilmente la definizione che lei ha previsto - ove conclusi i lavori - potrà far sì che il provvedimento giunga in aula il 25 settembre, perché i lavori dovrebbero essere ultimati in Commissione il 23 settembre.
Dunque, noi manifestiamo un dissenso rispetto a questa doppia definizione del calendario, per il 25 settembre e per il 10 ottobre, che potrebbe soffocare il lavoro in Commissione.

FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Ovviamente non è questa la sede, signor Presidente, per prospettare la nostra totale e radicale avversione al provvedimento noto come provvedimento Cirami, tuttavia anche noi ci associamo alle richieste che sono state fatte dagli altri capigruppo, perché la seconda convocazione della Camera dei deputati non rispetta i 60 giorni previsti per la discussione del provvedimento nelle due Commissioni congiunte. Siccome non c'è l'urgenza su tale provvedimento, anche noi daremo tutto il nostro contributo e combatteremo la nostra battaglia affinché quel provvedimento resti due mesi nelle Commissioni.
A noi pare del tutto ovvio che, se l'esame del provvedimento non sarà concluso nelle Commissioni il 23 settembre e


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neanche il 10 ottobre, si debba avere un altro mese di tempo per poterlo discutere.

UGO INTINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UGO INTINI. Mi associo alle osservazioni che sono state fatte dai capigruppo dell'opposizione, voglio però insistere - come è stato fatto precedentemente - nel dare atto al Presidente della Camera di aver assunto una posizione equilibrata. Questo aiuterà - io spero - ad evitare risse e scontri «muro contro muro» per l'ennesima volta su un tema così delicato, come quello della giustizia.
Noi faremo un'opposizione ferma alla proposta di legge sul legittimo sospetto, tuttavia penso che la maggioranza e l'opposizione debbano sempre tener presente l'appello continuo del Capo dello Stato, il quale insiste sul punto che in un sistema maggioritario, a maggior ragione, è necessario che maggioranza ed opposizione si legittimino a vicenda e non si delegittimino a vicenda. Sarà responsabilità del Governo cogliere questo spirito ed introdurre le correzioni necessarie nella sua linea sulla giustizia.

ELIO VITO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, intendo informare, anche in questo dibattito che si è aperto, che noi non condividiamo tutte le decisioni che lei ha assunto nella Conferenza dei capigruppo e che ha comunicato all'Assemblea, ma che noi le rispettiamo per intero, come crediamo sia giusto e doveroso fare da parte dei gruppi parlamentari, di tutti i deputati e da parte degli eletti in ogni ramo del Parlamento per il rispetto che si porta all'Assemblea della quale si fa parte e per il rispetto che si deve portare anche a chi ha il difficile compito di presiederla, e quindi di rappresentare gli interessi di tutte le parti.
Mi auguro che nel corso dell'esame del provvedimento che è stato indicato dai colleghi dell'opposizione ci possa essere un confronto serrato, ma sereno, e che il confronto possa essere sul merito dello stesso e non in astratto sulle date o sul calendario, perché l'opposizione è interessata a confrontarsi sul merito delle norme, e non sul calendario e sulle date. Sono convinto, signor Presidente, che il tempo che è stato assegnato alle Commissioni fino al 23 settembre sia ampio e sufficiente per le due Commissioni alle quali lei ha assegnato il provvedimento per poter approfondire tutte le questioni che sono da approfondire su questo provvedimento, che del resto è anche molto semplice poiché consta di un solo articolo. Sono convinto che nelle settimane nelle quali la Camera dei deputati sarà chiusa, le Commissioni potranno proficuamente esaminare ed approfondire tutte le questioni alle quali è stato fatto cenno.
Ricordo solo, signor Presidente, che la formula che lei ha utilizzato per l'iscrizione nel calendario di questo provvedimento è una formula alla quale si è fatto ampiamente ricorso in questa e nelle scorse legislature, e si tratta di una formula che espressamente dà facoltà alle Commissioni di organizzare i lavori al proprio interno al fine di rispettare quella data che è stata indicata dal Presidente della Conferenza dei presidenti di gruppo. Inoltre, sono parzialmente d'accordo - anche se forse non nella stessa direzione indicata dai colleghi dell'opposizione - sulla prenotazione della seconda data: è evidente che quella prenotazione può essere anche anticipata, qualora i lavori dell'Assemblea lo consentano o qualora non vi siano altri provvedimenti in scadenza nella precedente settimana di ottobre.

MARCO STRADIOTTO. Togliamo la data, Presidente!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come voi sapete, sui tempi relativi all'inizio dell'esame di un provvedimento in Commissione decidono gli uffici di presidenza sulla base di quanto previsto dal regolamento, così come per ciò che riguarda l'organizzazione dei relativi lavori.


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Oggi stesso incontrerò i presidenti delle Commissioni, gli onorevoli Bruno e Pecorella, per assicurarmi il più rigoroso rispetto delle procedure, ma vorrei dire con sincerità che sono sereno, perché conosco l'equilibrio e lo scrupolo istituzionale dei suddetti presidenti; peraltro, l'assegnazione congiunta rafforza la responsabilità ad essi attribuita.
Auspico anch'io un confronto serrato, ma sereno, e mi auguro che, così come le procedure vengono adeguatamente rispettate con riferimento ai diritti dell'opposizione (sono anche garante di ciò), quest'ultima abbia la consapevolezza che esiste anche un diritto della maggioranza.
Auspico, pertanto, che le Commissioni lavorino sul merito, dopodiché staremo a vedere. Qualche tempo fa, inviai una lettera ad un presidente di Commissione con riferimento ad un caso analogo in cui era stata utilizzata l'espressione «ove concluso», precisando ciò che voi tutti sapete: tale formula non implica un obbligo di concludere, bensì solo una possibilità.
Per quanto riguarda l'anticipazione del 10 ottobre, come lo scarno dibattito che si è svolto dimostra, ritengo di aver fatto bene a mettere un punto fermo sulla seconda data. Infatti, l'onorevole Vito ne ha chiesto un'anticipazione, mentre, probabilmente, l'onorevole Castagnetti ne sottintendeva una sorta di dilazione. Come ho affermato, è ovvio che, poiché non vi può essere un contingentamento nel mese di settembre, qualora si giungesse ad ottobre, non si aprirà una sorta di nuova disputa sulla data, ma essa sarà fissata al 10 ottobre.
È chiaro che questa decisione può anche essere rivista, essendo interamente subordinata all'andamento dei lavori in Commissione; ciò, evidentemente, è implicito e non è nemmeno necessario approfondire ulteriormente tale punto.

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