Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 184 del 25/7/2002
Back Index Forward

Pag. 124


...
(Innalzamento delle pensioni minime - n. 2-00431)

PRESIDENTE. L'onorevole Grandi ha facoltà di illustrare l'interpellanza n. 2-00431 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 10), di cui è cofirmatario.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, stiamo parlando di un provvedimento oggetto di grande attenzione, molto discusso, molto atteso e importante nel periodo della campagna elettorale ed anche dopo: l'idea dell'innalzamento a un milione di vecchie lire al mese per i pensionati faceva parte del famoso patto con gli italiani.
Il risultato a cui siamo giunti è che una parte di questi quattrini non sono stati spesi e parte importante di questi pensionati non ha avuto l'aumento promesso.
L'interpellanza ripropone il problema; i conti sono indicati anche nel testo dell'interpellanza (pertanto non li ripeterò) e


Pag. 125

dicono, in sostanza, che ci sono ancora fondi disponibili e ci sono molte persone che ne avrebbero bisogno.
Noi cerchiamo di indicare le modalità con cui si possa arrivare a questo risultato e ci interroghiamo su come il Governo intenda rispondere a questi problemi.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, onorevole Sacconi, ha facoltà di rispondere.

MAURIZIO SACCONI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, gli onorevoli interpellanti ripropongono, nell'atto ispettivo oggi all'attenzione del Governo, il tema dell'innalzamento delle pensioni minime almeno ad un milione di vecchie lire al mese. Per prima cosa vorrei precisare che il piano di Governo prevedeva l'integrazione delle prestazioni più basse (fino ad un milione di lire) precisando che la realizzazione di questo obiettivo sarebbe stata graduale e che si sarebbe tenuto conto, prioritariamente, delle condizioni reddituali, dell'età anagrafica e della tipologia della prestazione. Così come, del resto, si è sempre proceduto all'interno del sistema previdenziale. Pertanto, non si può parlare di promesse disattese né di promesse preelettorali ma solo prendere atto che questo Governo si è concretamente occupato di migliorare le condizioni di una categoria di pensionati disagiata, avviando, in modo consistente, l'iter per il raggiungimento dell'obiettivo che è stato fissato, allora, nella cifra di un milione di vecchie al mese, indicizzato, per 13 mensilità.
Quindi, possiamo affermare che, sulla base dei requisiti anagrafici e reddituali consueti, tutti i beneficiari di prestazioni di base dispongono, oggi, di almeno un milione di vecchie lire al mese.
Nel definire la platea degli interessati al provvedimento si è partiti dal numero delle prestazioni pagate inferiori al milione di lire al mese (che è il nostro target, il nostro obiettivo) che ammontano a 6.600.000 così come risulta dal casellario dei pensionati gestito dall'INPS e non a 10 milioni come indicato nell'interpellanza. A questo numero di prestazioni corrispondono 6.260.000 pensionati poiché, com'è noto, ci sono pensionati che percepiscono due o più trattamenti (il rapporto è 1,35 prestazioni per ogni pensionato, ottenuto dal quoziente tra 21,8 milioni di trattamenti e 16,8 milioni di pensionati).
Considerando poi i limiti di età anagrafica, fissati a 70 anni per i cosiddetti fruitori di prestazioni assistenziali, a 60 per gli invalidi totali e a 70 per i beneficiari di prestazioni previdenziali (cioè con una componente della pensione «a calcolo» relativa ad almeno 15 anni di contribuzione) con l'applicazione a questi ultimi della riduzione del requisito anagrafico di un anno per ogni cinque anni di anzianità contributiva e considerando i requisiti reddituali, cioè pensionati senza altri redditi se non quello da pensione inferiore al milione e la prima abitazione di proprietà, il numero degli interessati diventa pari a circa 2.200.000 secondo i dati forniti al Governo dall'INPS.
La fissazione a 70 anni per i beneficiari di prestazioni assistenziali e l'anticipazione di un anno ogni cinque per i previdenziali consentono di affermare che la norma non equipara, in modo iniquo, come sostiene l'onorevole interpellante, chi ha versato contributi da chi, invece, non ne possiede ma, a nostro avviso, appare in grado di equilibrare le posizioni senza ingenerare eccessive forme di elusione contributiva e senza essere costretti a fissare limiti di età fino a 75 anni come è accaduto nella scorsa legislatura.
Con riferimento agli altri specifici quesiti posti dall'interpellante il Governo intende predisporre una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione dell'articolo 38 della legge n. 448 del 2001 entro la fine dell'anno allorquando saranno disponibili tutti i dati definitivi.
Per quanto riguarda l'applicazione delle disposizioni in questione ai titolari di pensioni in regime internazionale residenti all'estero, sono state impartite le necessarie istruzioni all'INPS e, in tempi brevi, saranno definite le posizioni di tutti gli interessati che dovrebbe ammontare a


Pag. 126

circa 200.000 soggetti prevalentemente residenti in Argentina, Canada e Australia.
Il ritardo nell'erogazione della maggiorazione alle pensioni in regime internazionale è essenzialmente imputabile all'esigenza di raccordare la norma in esame con l'assetto previdenziale proprio dei trattamenti pensionistici in regime internazionale.
Vorrei da ultimo precisare che la situazione relativa all'acquisizione dei dati reddituali dei potenziali beneficiari degli aumenti appare ancora estremamente fluida. Non è possibile pertanto, al momento, stimare con esattezza quale sarà il numero effettivo dei beneficiari e, dunque, il costo complessivo dell'operazione a fine anno, anche se non ci si dovrebbe scostare molto dal numero dichiarato, tenendo conto delle pensioni estere, di possibili variazioni nel reddito di coppia e dell'eliminazione degli effetti fiscali che non consentono la fruizione piena del milione al mese.
È certo, come è stato più volte affermato, che le disponibilità residue saranno utilizzate per ampliare la platea dei beneficiari.
Pertanto, appena noti i dati definitivi, le iniziative ed i possibili criteri da utilizzare per la destinazione delle somme residue saranno opportunamente vagliati, formando oggetto di una organica proposta da inserire nella legge finanziaria 2003, tenendo conto, tra l'altro, dei redditi familiari e delle condizioni collegate all'invalidità.

PRESIDENTE. L'onorevole Grandi ha facoltà di replicare.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, non sono soddisfatto della risposta fornita dal sottosegretario. Mi permetta di svolgere brevemente alcune considerazioni. Innanzitutto, lei, signor sottosegretario, ha parlato di promesse disattese. Per la verità, l'interpellanza non aveva l'obiettivo di svolgere un ragionamento di carattere generale sulle promesse disattese. Poiché però la risposta parla di promesse disattese, devo purtroppo confermare che, effettivamente, queste ci sono state, e tra di esse ritroviamo proprio quella del milione al mese. Si tratta di un problema rispetto al quale il Governo e la maggioranza dovranno fornire spiegazioni, e noi cercheremo di dimostrare che si trattava di promesse fatte «a vanvera», che non è un caso siano state disattese. Lasciamo però questo tema, che ho toccato solamente perché la risposta me ne ha dato l'occasione.
Si è parlato di gradualità: benissimo, il Governo afferma di avere un certo quantitativo di risorse finanziarie e di voler andare in una certa e precisa direzione. Accettiamo per un attimo, in punto di ragionamento, il criterio della gradualità. Ciò che cerchiamo di dire con questa interpellanza è semplicemente di spendere tutto ciò che è previsto, cioè i 4 mila 200 miliardi. La risposta che ha letto il sottosegretario Sacconi - non me ne voglia, ma è lui che l'ha letta - parla però di una relazione al Parlamento che, anziché essere presentata entro 30 giorni - come noi chiediamo (non a caso abbiamo presentato un'interpellanza urgente) - sarà presentata solo a fine anno; ebbene, ciò mi lascia pensare che avanzeranno diversi miliardi (abbiamo stimato tale avanzo in circa mille miliardi di vecchie lire, e forse ora tale cifra è anche maggiore, visto che gli ultimi dati hanno leggermente peggiorato le cifre rispetto a quelle esistenti quando abbiamo redatto il testo dell'interpellanza). Penso cioè che rimarranno, per così dire, alcuni soldi in tasca. Il ministro dell'economia, alla ricerca disperata di fondi, ne sarà evidentemente felice. I pensionati sicuramente meno. Immagino che il punto di vista del ministro del lavoro dovrebbe essere, tutto sommato, più vicino a quello dei pensionati che a quello del ministro dell'economia. La nostra richiesta è pertanto quella di spendere tutte le risorse stanziate. Non chiediamo di spendere risorse aggiuntive, bensì solo ciò che era già stato deciso.
Perché una parte soltanto di pensionati ha ottenuto questa provvidenza? Il motivo è che è stata seguita una procedura molto complicata. Di conseguenza, al di là dei


Pag. 127

numeri citati, il risultato è che questo miglioramento ha coinvolto una platea più ristretta rispetto a quella che era possibile raggiungere. La nostra interpellanza reca un'ipotesi di allargamento: si può essere d'accordo oppure no, e su questa possiamo discutere. Anzi, invito il Governo a discutere di tale proposta al suo interno e di riferire poi al Parlamento come intenda procedere; vada comunque l'esecutivo in direzione di un allargamento, fintanto che vi è la disponibilità di fondi per poterlo effettivamente fare.
Signor sottosegretario, per quanto riguarda il quoziente pensionati, le debbo dire, anche se in questo caso non ha colpe, in quanto ha letto semplicemente un testo, che questo non c'entra assolutamente nulla, perché è un dato di carattere generale che non riguarda i minimi. Per di più, dobbiamo anche ammettere, e credo che dobbiate farlo anche voi, che, grazie alle politiche del centrosinistra (che hanno incrementato il numero degli occupati) è migliorato il quoziente pensionati-lavoratori.
Ho già detto che mi ritengo insoddisfatto per la relazione che sarà presentata al Parlamento solamente alla fine dell'anno. Vi è infatti urgenza di conoscere i dati ora, per poter adottare i provvedimenti necessari in modo rapido.
L'onorevole Sacconi, che è persona abile (lo conosco da molti anni), nel leggere la risposta concernente le pensioni che, per brevità, potremo definire internazionali, si è accorto che nel testo vi era la parola ritardo e, non a caso, l'ha letta con un tono molto basso. Tuttavia, la parola ritardo l'ho sentita lo stesso, come naturalmente l'hanno sentita coloro che hanno il dovere di registrare i lavori dell'Assemblea. A me basta questo. Non ho affermato che non si vogliono dare le pensioni a coloro che ne hanno diritto fuori dall'Italia; ho semplicemente detto che vi è un ritardo: ponete rimedio a questo ritardo.
Il Governo afferma che questo ritardo è in procinto di essere colmato, ma mi permetto di avere qualche dubbio, dal momento che dalle sedi internazionali ci risultano dati diversi. Naturalmente, sono favorevole al fatto che la gente percepisca i quattrini cui ha diritto; di conseguenza, se avesse ragione il Governo ne sarei lieto. Per il momento, poiché vi è già un'ammissione di ritardo, credo che questo essere lieto non mi sia consentito.
In questa sede formuliamo tre proposte sul modo di andare avanti in tempi rapidi: una relazione entro 30 giorni; applicare al più presto le disposizioni che riguardano le pensioni internazionali; utilizzare le disponibilità esistenti dal punto di vista finanziario in tempi molto rapidi, secondo le modalità che qui sono indicate.
Mi piacerebbe che, al riguardo, si svolgesse una discussione, magari in Commissione lavoro, in tempi abbastanza brevi, in cui il Governo ci dica se intende andare in questa direzione con queste o con altre proposte; poi se ne discuterà; del resto, esso è sostenuto dalla maggioranza e naturalmente può fare approvare anche altri criteri. Ciò che conta è che chi ha diritto a tale beneficio lo percepisca rapidamente, in tempi ragionevolmente brevi e che, con le risorse oggi disponibili nel bilancio dello Stato, le provvidenze promesse vengano estese a chi potrebbe ragionevolmente ottenerle.
Infine, vorrei dire che sono sinceramente preoccupato del fatto che, alla fine del 2002, si avrà una minore spesa per quanto riguarda il capitolo concernente l'elevamento ad un milione di vecchie lire delle pensioni, come è stato giustamente ricordato. Avremo un avanzo che verrà inglobato nei bisogni della legge finanziaria, che sono sempre tanti, e nelle difficoltà del bilancio pubblico e il Governo ne trarrà naturalmente un esito negativo in termini di immagine; ma ciò, al momento, mi interessa meno, perché avremo sempre tempo e modo di indicare i difetti e le pecche delle misure che lo stesso ha immaginato. Ciò che mi preoccupa di più è che pensionati, che potrebbero avere gli aumenti, non li otterranno.
Spero che il Governo tragga adeguate considerazioni e conseguenze da questa interpellanza e provveda a dare a coloro che devono avere e anche a quelli che


Pag. 128

potrebbero avere ma non hanno avuto per errori compiuti nella costruzione della norma.

Back Index Forward