Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 181 del 22/7/2002
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CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO LUANA ZANELLA IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2297

LUANA ZANELLA. Paesi di tradizione ben più federalista della nostra, come Stati Uniti d'America, Canada, Australia e Germania, continuano a disporre di leggi federali che regolano su scala nazionale la gestione della fauna migratrice e l'applicazione dei trattati internazionali in materia. Di tutela si tratta non di allargamento delle maglie della disciplina della caccia. E la Costituzione prevede che sia competente lo Stato (articolo 9).
Non è possibile che le regioni esercitino potere di deroga se non entro limiti di spazio e tempo precisi e ristretti ed in modo coordinato, pianificato, controllato. L'avifauna è patrimonio nazionale ed internazionale. Non è assolutamente accettabile una normazione differenziata in materia di deroghe. Non si tratta di ampliare l'attività venatoria, anche se questo è l'obiettivo reale e l'unico che muove evidentemente e in modo così forte e trasversale le forze politiche.
Per questo è necessario emendare il testo (in parte è già stato fatto, ma direi in modo insufficiente, al Senato) per renderlo


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meno dannoso e stravolgente della legge n. 157 del 1992 e più fedele alla direttiva che si dice di voler recepire.
Voglio concludere con quanto affermato dal presidente dell'Arcicaccia, Osvaldo Veneziano, in una sua lettera datata 19 luglio 2002, rivolta al presidente delle associazioni ambientaliste: «il disegno di legge n. 2297, dopo l'approvazione al Senato, ha avuto delle interpretazioni da parte di alcune regioni (accompagnate anche da dichiarazioni di parlamentari da parte di associazioni venatorie) che hanno a che vedere con la corretta applicazione della Direttiva comunitaria e neppure con le richieste del mondo venatorio. Basti leggere il documento UNAVI, sottoscritto dai presidenti delle associazioni venatorie nazionali riconosciute, nel quale sono richiamate le direttive comunitarie esclusivamente per chiederne adeguamenti coerenti al principio di sussidiarietà per tempi e specie di caccia sulla base di indicazioni scientifiche e per sottolineare la necessità di applicarle solo per prevenire i danni all'agricoltura.
«Alcune regioni, purtroppo, ascoltando i "bracconieri di voti e di tessera" hanno, secondo noi strumentalmente, richiamato le direttive comunitarie e le modifiche della Costituzione per allargare l'elenco delle specie cacciabili e tentare di modificare i tempi di caccia. Tempi e specie di cui giustamente richiamate la competenza esclusiva dello Stato.
«Tuttora il Presidente del Consiglio ha la potestà di modificare l'elenco delle specie cacciabili e non risulta che questi abbia assunto decisioni nuove in materia».
Auspichiamo una modifica sostanziale del disegno di legge approvato al Senato per evitare tra l'altro il rischio di riaprire un nuovo e pesante contenzioso presso la Commissione europea, in continuità con i numerosi procedimenti di infrazione a nostro carico.
Sono stati presentati numerosi emendamenti perché ci sia un effettivo adeguamento alla direttiva e non una deregulation della attività venatoria.

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